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Sociologia secondo semestre, Appunti di Sociologia

Appunti di sociologia completi, secondo semestre (primo anno)

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 09/06/2026

marta-andrini
marta-andrini 🇮🇹

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Sociologia secondo semestre
24 febbraio
INTERAZIONE SOCIALE
Interazione sociale: È quella situazione in cui due o più soggetti orientano reciprocamente la propria
azione sociale.
Per capirla e per capirne l’importanza: l’interazione sociale è il tessuto della società. Per capire bene
l’importanza partiamo dall’ azione sociale, in cui abbiamo però un solo soggetto; quindi, non si parla
ancora si interazione (Weber, Parsons e Schutz).
1. Weber
l’azione sociale è un comportamento volontario e consapevole, orientato verso gli altri e
dotato di un senso soggettivo attribuito dall’attore. L’individuo agisce quindi considerando la
presenza, le aspettative e le possibili reazioni degli altri.
2. Parsons
aggiunge dicendosi di faci delle domande: da dove saltano fuori questi obbiettivi, le persone non
sono liberi di scegliere i propri obbiettivi ma sceglie quelli che la società metta a disposizione e
ce, comunque, l'influenza della società anche sui mezzi per raggiungere gli obbiettivi.
3. Schütz
invece, l’azione dipende dai significati soggettivi attraverso cui le persone interpretano il mondo e
dalle tipizzazioni condivise che rendono possibile l’interazione quotidiana.
Non ci basta parlare di azione sociale perché in realtà la società non è la semplice e giusta posizione di
azione sociale; dunque, non basta studiare le singole azioni sociali per spiegare cosa succede nella
società.
Innanzitutto, non è sufficiente studiare l’azione sociale perché a volte quest'ultima, come l’azione
razionale rispetto allo scopo, non raggiungono i propri obbiettivi:
--> EFFETTI IMPREVISTI DELL’AZIONE SOCIALE.
Perché non si raggiunge l’obbiettivo?
IMPREVISTI ESTERNI
PERSONE CHE SI COMPORTANO DIVERSAMENTE DA QUELLO PREVISTO: Nel calcolo
mezzi-fini consideriamo il fatto che noi entriamo in relazione e calcoliamo il fatto che certe
persone si comporteranno in un certo modo, ma magari quelle persone si comportano in un
modo che non ci aspettiamo.
SBAGLIO DEL CALCOLO: pensavo che quei mezzi fossero abbastanza per il raggiungimento
dell’obiettivi ma non era sufficiente
A volte facciamo delle scelte, e di perseguire un obbiettivo, basandoci su un rischio/azzardo:
prendiamo delle decisioni sapendo che c’è una componente di rischio
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Sociologia – secondo semestre 24 febbraio I NTERAZIONE SOCIALE Interazione sociale: È quella situazione in cui due o più soggetti orientano reciprocamente la propria azione sociale. Per capirla e per capirne l’importanza: l’interazione sociale è il tessuto della società. Per capire bene l’importanza partiamo dall’ azione sociale, in cui abbiamo però un solo soggetto; quindi, non si parla ancora si interazione (Weber, Parsons e Schutz).

1. Weber l’ azione sociale è un comportamento volontario e consapevole , orientato verso gli altri e dotato di un senso soggettivo attribuito dall’attore. L’individuo agisce quindi considerando la presenza, le aspettative e le possibili reazioni degli altri. 2. Parsons aggiunge dicendosi di faci delle domande: da dove saltano fuori questi obbiettivi, le persone non sono liberi di scegliere i propri obbiettivi ma sceglie quelli che la società metta a disposizione e ce, comunque, l'influenza della società anche sui mezzi per raggiungere gli obbiettivi. 3. Schütz invece, l’azione dipende dai significati soggettivi attraverso cui le persone interpretano il mondo e dalle tipizzazioni condivise che rendono possibile l’interazione quotidiana. Non ci basta parlare di azione sociale perché in realtà la società non è la semplice e giusta posizione di azione sociale; dunque, non basta studiare le singole azioni sociali per spiegare cosa succede nella società. Innanzitutto, non è sufficiente studiare l’azione sociale perché a volte quest'ultima, come l’azione razionale rispetto allo scopo, non raggiungono i propri obbiettivi: --> EFFETTI IMPREVISTI DELL’AZIONE SOCIALE. Perché non si raggiunge l’obbiettivo?

  • IMPREVISTI ESTERNI
  • PERSONE CHE SI COMPORTANO DIVERSAMENTE DA QUELLO PREVISTO : Nel calcolo mezzi-fini consideriamo il fatto che noi entriamo in relazione e calcoliamo il fatto che certe persone si comporteranno in un certo modo, ma magari quelle persone si comportano in un modo che non ci aspettiamo.
  • SBAGLIO DEL CALCOLO : pensavo che quei mezzi fossero abbastanza per il raggiungimento dell’obiettivi ma non era sufficiente
  • A volte facciamo delle scelte, e di perseguire un obbiettivo, basandoci su un rischio/azzardo: prendiamo delle decisioni sapendo che c’è una componente di rischio
  • Piu importante: EFFETTI DI COMBINAZIONE: in alcuni casi possono prendere la forma di effetti perversi. 26 febbraio C'è un altro elemento che può portare al non raggiungimento dell’obbiettivo. Noi possiamo studiare le azioni sociale ma la società è composta da tante persone che agiscono simultaneamente e dunque bisogna considerare più azioni, non solo singolarmente, ma bisogna capire come le azioni fatte da persone diverse vanno ad interfacciatesi. La società è più della somma delle singole azioni sociali. Perché ad esempio si possono verificare gli EFFETTI DI COMBINAZIONE che molto spesso si tramutano in EFFETTI PERFERSI , cioè azioni che puntano al raggiungimento di un obbiettivo, che prese singolarmente sembrano portarmi al raggiungimento dell’obiettivo??? , invece di portarmi a raggiungere l’obbiettivo mi porta ad un esito opposto. Es. Io ho faticato per mettere da parte i risparmi, che sono depositati in una banca e sento dire che la mia banca è in difficolta. Individualmente la cosa più intelligente è andare in banca a disinvestire i soli. Se lo faccio io funziona ma se tutti hanno la stessa idea la banca fallisce e noi perdiamo tutti i soldi. Quindi per studiare la società non basta studiare le singole azioni. Ulteriore elemento che rende complesso lo studio della società e il capire perché sono successe determinate cose: IL CASO. Nello sviluppo dei fenomeni scoiali possiamo cercare di ricostruire le cause-effetto, le decisioni, di prevedere quelli che sono gli effetti di combinazione, ma dobbiamo tenere presente che la realtà sociale è determinata anche dal caso e da quello che viene definito EFFETTO COURNOT Nome di un matematico dell’Ottocento, che ne parla un sociologo che si chiama RAIMOND che spiega l’effetto nel “posto del disordine "che riflette sul caso. L'effetto cournot, fa riferimento al fatto che a volte catene di eventi causalmente determinati, si incrociano tra loro in maniera causale dando vita ad effetti imprevedibili. Catene di eventi causalmente determinati: A-->B-->C-->C-->D e G-->H-->I-->L-->D in una situa del genere il lavoro del sociologo è semplice. A volte può capitare che le catene si incrocino in maniera del tutto causale. Questo incrocio casuale di catene fa sì che non avvenga più I o L ecc ma ... Es. Io posso spiegare perché il professore, il 26 febbraio alle 8.00 è passato in via Trieste perché a 8. ha lezione. Seconda catena causale, posso spiegare perché da uno dei palazzi di via Trieste può cadere una tegola, perché sono vecchie ecc....

Le regole dell’interazione sono socialmente determinate, possono variare nel tempo e da società a società ed è qualcosa che può essere negoziato. Le interazioni sociali possono essere di diverso tipo:

  1. Simmetrica/Asimmetrica : ha a che fare con il potere.
  • Una relazione è simmetrica quando i soggetti che entrano nella relazione hanno più o meno dello stesso potere (potere di indirizzare l’interazione).
  • Una relazione è asimmetrica quando uno dei soggetti che entra nell’interazione ha più potere rispetto agli altri
  1. Interazione cooperativa/ Interazione conflittuale
  • è cooperativa quando i soggetti che entrano in interazione hanno tutti la possibilità, grazie all’interazione stessa, di raggiungere i propri obbiettivi.
  • Un’interazione è conflittuale quando si ha quello che si definisce “un gioco a somma zero”; dunque se io raggiungo un obbiettivo l’altro non lo raggiunge e viceversa (es. Competizione sportiva). Va detto che però anche in un'iterazione conflittuale le persone hanno bisogno di una delle altre, c’è bisogno dell’interazione. C'è un elemento di cooperazione.
  1. Interazione transitoria/ Interazione durevole:
    • l’interazione transitoria: è un’interazione che avviene una volta/due volte per poi non ripetersi più.
    • Interazione Durevole: quando due o più soggetti si ritrovano ad interagire più volte nel tempo. Se un’interazione si ripete nel tempo, si può trasformarne in una relazione, caratterizzata dalla presenza di un legame. Quando io interagisco con una persona, io non interagisco più con un altro generalizzato ma interagisco con una persona che ha caratteristiche specifiche. Per cercare di capire come funziona l'interazione bisogna fare riferimento a due concetti sociologici che sono di STATUS e di RUOLO. STATUS Lo status è la posizione sociale che una persona ricopre all’interno di una società e che gli viene riconosciuta dagli altri. È qualcosa che ha a che fare con la reputazione, la mia posizione sociale che è decisa dagli altri. Lo status è associato a 4 caratteristiche e dipende da queste 4 caratteristiche. Si influenzano a vicenda
  • Potere:
  • La ricchezza
  • Prestigio
  • L'istruzione Questi 4 elementi possono avere pesi diversi. L'elemento discriminante di uno status? Non c’è una risposta unica, ma varia da società a società.
  • Nella società tradizionale Indiana l’elemento che determinava lo status era l’appartenenza alla casta. -.
  • Nella società occidentale contemporanea, l’elemento decisivo nel determinare lo status è la professione di una persona. Quando si parla di status si tende a distinguere tra:
  • Status ascritti
  • Status acquisiti: status che ti conquisti La loro importanza cambia nel tempo e tra le società. Oggi nella società occidentale contemporanea lo status più importante è quello ascritto. Tendenzialmente si dice che nelle società più dinamiche tendono ad esserci una prevalenza di status acquisiti, mentre in una società più statiche ce una prevalenza di status ascritti, che tende ad essere una società più rigida e viceversa una società basata su status acquisiti tende ad essere dinamica. La contrapposizione tra i diversi status non è una contrapposizione netta. Oggi c’è una prevalenza degli status ascritti ma ciò non vuol dire che gli status acquisti non contano più nulla. Lo status è qualcosa che deve essere riconosciuto dagli altri e a questo proposito a volte le persone utilizzano alcuni strumenti per cercare di fare in modo che la propria posizione sociale venga riconosciutagli altri: STATUS SYMBOL e legata a questi CONSUMO VISTOSO. Sono degli strumenti con cui le persone cercano di rendere visibile il loro status. Chi è che ha bisogno di affermare il proprio status? Sono le persone di status incerto in cui la distanza sociale deve essere rimarcata. L’INCONGRUENZA DI STATUS L'abbiamo quando i 4 elementi (Potere, La ricchezza, Prestigio, L'istruzione) non procedono in parallelo. È rilevante parlarne perché l’incongruenza di status ha delle conseguenze a livello sociale e individuale A livello individuale: l’incongruenza di status crea disagio es. Ho studiato tutta la vita e guadagno 1100 euro al mese. Dall'incongruenza di status possono derivare alcuni comportamenti e situazioni che sono dannose per la società es. Se l’istruzione non serve per ottenere ricchezza, perché studiare? Dunque, è un disincentivo Es. se io ho potere ma non ho ricchezza c’è il rischio di corruzione

aspetta che alcune persone vengano trattate diversamente dagli altri (da un amico ci si aspetta che tratti i suoi amici in maniera diversa dagli altri.

  • Diffusione - specificità --> un ruolo è caratterizzato da specificità : Quando le attese collegate a quel ruolo sono in un numero limitato e sono chiaramente definite. Un ruolo è caratterizzato da diffusione: è un ruolo rispetto al quale le attese sono molteplici, non chiaramente definite.
  • Affettività - neutralità affettiva --> un ruolo affettivo è un ruolo nei confronti di cui ho la mia attesa è quando ho un rapporto affettivo e viceversa. Queste prime tre coppie e soprattutto i tre termini da una parte e dall’altra, sono strettamente collegate tra loro.
  • Ascrizione – acquisizione --> ascrizione : il ruolo in qualche modo è dato, non è deciso o conquistato dalla persona che ricopre quel ruolo. Acquisizione: Il ruolo è stato deciso- raggiunto più o meno volontariamente dalla persona che lo ricopre (es. io non ho deciso di essere figlio, mi ci sono trovato). Questioni relative al concetto d ruolo: abbiamo detto che ognuno di noi non ha soltanto un ruolo, ne abbiamo di più e in particolare si tiene a identificare questi ruoli con l’espressione ROLE SET : insieme del ruolo che ricopre una persona. Simmel spiega il fatto che le persone hanno tanti ruoli: i nostri ruoli sono associate alle nostre cerchie sociali. Caratteristica dell’evoluzione delle società: le cerche sociali che prima erano sovrapposte, ora, tendono a differenziarsi e non essere più sovrapposte. Il problema che sorge quando si hanno ruoli diversi legati a cerchie sociali diverse: IL CONFLITTO DI RUOLO (quando gli altri hanno attese nei miei confronti che sono inconciliabili). Es. Io in quanto padre, i miei parenti si aspettano che io alle 16:00 vada a vedere la partita di basket di mio figlio. Poi però ho anche un lavoro e ci si aspetta che alla stessa ora partecipi alla riunione ecc.... dunque non si riesce a fare tutto insieme. Questa è una situazione fortemente ambivalente perché ha per il singolo ha degli aspetti negativi ma anche degli aspetti positivi. L'aspetto negativo è che devo fare la fatica di scegliere e ho la certezza che farò arrabbiare qualcuno e che poi dovrò gestire l’arrabbiatura. L'aspetto positivo è che questo mi da spazi di libertà. Il fatto che ci possa essere conflitto di ruolo, aumenta la mia libertà, mi dici e dice a tutti che nessun ruolo può condizionarmi totalmente. Ciò è a livello individuale. Però, i conflitti di ruolo posson avere imbatto anche in ambito sociale e ci sono alcune situazioni in cui la società deve farsi carico d alcuni conflitti di ruolo che possono avere impatto negativo sulla società stessa. Es. C’è un concorso pubblico, e noi società ci aspettiamo che gli esaminatori trattino tutti nello stesso modo, ma se al concorso si presentano mio figlio, mia moglie e via dicendo, però essendo parenti sono tenuto a trattarli in maniera speciale e dunque la società cerca di proteggersi e deve prevedere queste possibili situazioni e prender delle contromisure, in questo caso che la persona non può essere commissario di concorso con presone con cui ha rapporti stretti. 5 marzo

Elementi essenziali ed elementi non essenziali per avere un gruppo Elementi essenziali:

  • Due o più persone
  • Interazione ripetuta nel tempo
  • Senso di appartenenza al gruppo Elementi non essenziali:
  • Ruoli: ci possono essere ma non è detto che ci siano. I ruoli tendono ad esserci nei gruppi più grandi. Troviamo anche il concetto di gerarchia, ma non è detto che sia essenziale. Tendono a formarsi nei gruppi più grandi.
  • Obbiettivi comuni : persone diverse possono stare nel medesimo gruppo anche se hanno obbiettivi diversi tra di loro e può esserci un obbiettivo diverso da quello dichiarato
  • Esistenza di un obbiettivo dichiarato del gruppo
  • Norme esplicite : delle norme ci sono sempre, sono un pre requisito, però un gruppo può avere norme esplicite, come lo statuto, ma generalmente riguarda sempre i gruppi più grandi
  • Vicinanza fisica : ci sono soprattutto gruppi piccoli in cui è prevista la vicinanza fisica, ma nei gruppi grandi non è necessario. Collegato a questo c’è anche la conoscenza reciproca di tutti i membri del gruppo
  • Conoscenza reciproca : in un gruppo piccolo ci si conosce tra tutti e si interagisce con tutti, al contrario del gruppo grande. Non sono un gruppo le categorie sociali (es. I giovani non sono un gruppo) I gruppi possono essere di diversi tipi e si possono individuare alcune coppie ideal tipiche (le coppie sono situazioni estreme Contrapposizione tra:
  • gruppi primari – gruppi secondari. Gruppo primario
  • è un gruppo in cui i legami appartenenti al gruppo sono di tipo affettivo.
  • la conseguenza è che un gruppo primario tende ad essere piuttosto piccolo (es. Famiglia), sono gruppi in cui ce conoscenza e interazione reciproca con tutti; tendono a non esserci regole scritte ed esplicite e tendono d'esserci ruoli diffusi. Gruppo Secondario
  • i rapporti tra gli appartenenti sono di tipo non strumentale. Poi si collegano altre caratteristiche.
  • possono essere grandi o piccoli, tendono ad avere ruoli più specifici e quando sono grandi tendono ad avere norme espliciti, una gerarchia e non richiedono la conoscenza reciproca di tutti gli appartenenti. Queste sono due situazioni estreme, in realtà ci possono essere situazioni intermedie. Il confine tra i due gruppi non è nettissimo.
  • Il gruppo espressivo non ha una finalità esterna, è fine a sé stesso. (es. Il fine di un gruppo di amici è stare insieme). La distinzione riguarda i gruppi anche da un altro punto di vista ovvero la distinzione dei ruoli delle persone che fanno parte del gruppo. (come Parsons) I ruoli strumentali sono i ruoli che permettono al gruppo di raggiungere il suo obbiettivo esterno. Vale solo per i gruppi che hanno però un obbiettivo esterno. Concetto di gruppo di riferimento autore che ci parla di ciò: Merton I gruppi a cui apparteniamo tendono ad influenzare la nostra vita, un gruppo totale la determina, i gruppi segmentali di cui facciamo parte, non la determinano completamente la nostra esistenza, ma in qualche modo la influenzano. In realtà, la nostra vita può essere influenzata anche da gruppi di cui non facciamo parte, ma di cui vorremmo fare parte : gruppi di riferimento (merton). Influenzano la nostra esistenza perché ci spingono ad agire in una maniera tale che immaginiamo possa facilitare il nostro futuro ingresso in quel gruppo. L'autore che ci parla di dimensioni del gruppo è simmel. Simmel parte dalla diade, che è un gruppo composto da sole due persone. In una diade tutti glia appartenenti ad un gruppo sono essenziali, perché se uno va via, alla diade non esiste più, inoltre bisogna mettersi d’accorso; ciò vuol dire che non esiste una maggioranza, bisogna mettersi d’accordo. In una triade invece ci si può dissociare dalle scelte del gruppo. Ci sono, in termine di continuità, c’è differenza tra gruppi grandi e gruppi piccoli. Più i gruppi sono grandi e c’è meno probabilità che le persone si conoscano tutti e che interagiscano tutti tra di loro. Al crescere del gruppo diventa necessario precisare i ruoli e regole che siano espliciti e formale, si iniziano a creare delle gerarchie. Quando un gruppo diventa grande si possono formare al suo interno dei partiti. A questo proposito c’è un autore, Roberto Michels, che parla della “ legge ferrea dell’oligarchia”: nei gruppi grandi tendono a formarsi dei partiti che sono dei sottogruppi che operano per cercare di prendere il controllo di quel gruppo. Michels ci dice che in un gruppo succederà sempre, ci sarà sempre una minoranza che riuscirà ad ottenere il potere del gruppo. SOCIALIZZAZIONE, IDENTITA’ E DEVIANZA Precisazione: quando in sociologia parliamo di socializzazione usiamo questo termine con un’accezione diversa dal linguaggio comune. Partiamo dalla constatazione di un fatto: le società vedono un susseguirsi delle persone che ne fanno parte. In ogni società ci sono persone che entrano (che nascono) e persone che escono (che muoiono). Es. Negli anni la società italiana è completamente cambiata: dal 1910 al 2026 i suoi componenti sono completamente cambiati rispetto a prima, ma comunque la società è sopravvissuta. Rispetto a prima, la

società è completamente cambiata ma ci sono delle cose comuni, ad esempio la lingua, si parla sempre italiano, anche se probabilmente un po' diverso, ma sempre italiano. Ci sono dunque alcuni elementi che continuano a caratterizzare una società, anche se questa ultima cambia. Sono i fatti sociali esterni, ovvero che sono indipendenti dalle persone che fanno parte della società. Da qui, dunque, deriva un’esigenza per ogni società, ovvero mantenere le sue caratteristiche nel tempo e per fare ciò c’è bisogno di una trasmissione, devono essere tramandate da generazione in generazione, perché le caratteristiche non sono innate. Gli elementi che caratterizzano una società devono essere appresi e ce, dunque, bisogno di qualcuno che li insegni. Dunque, si arriva ai processi di socializzazione: sono questi processi di trasmissione da una generazione all’altra di quelli che sono i tratti fondamentali di una data società o meglio, possono essere definiti da due punti di vista differenti, ovvero in chiave macro, dal punto di vista della società oppure in chiave micro, ovvero dal punto di vista del singolo individuo. Macro : sono i processi attraverso cui la società si mantiene nel tempo, passando da una generazione all’altra i suoi tratti fondamentali. Micro : dal punto di vista individuale la socializzazione sono processi di apprendimento; dunque, il processo attraverso cui le persone apprendono quelli che sono gli elementi essenziali della società in cui si trovano a vivere. In sociologia i processi di socializzazione (ora sulla prospettiva individuale) tendono ad essere letti in due chiavi interpretativa diverse:

  • Prospettiva del condizionamento (Parsons): i processi di socializzazione sono dei processi asimmetrici anzi fortemente unidirezionali. MANCA UN PEZZO
  • Interazione (Mead): l’idea è che sicuramente nei processi di socializzazione ci siano della simmetria ma ce l'idea che sia un processo bidirezionale in cui si ce qualcuno che insegna ma la persona che apprende non è un recettore passivo; dunque, che abbia delle capacità di negoziazione e che dunque possa retroagire da chi insegna. Anche hi ha il compito di insegnare apprender qualcosa attraverso un processo di negoziazione. La famiglia è il luogo in cui inizia la socializzazione di tutti noi, ovvero dove si impara la lingua ecc.… il rapporto tra genitori e figli è un rapporto asimmetrica a vantaggio dei genitori ma è anche vero che l’asimmetria non significa unidirezionalità. I genitori insegnano ai figli come si vive in società ma è anche vero che i genitori, interagendo con i figli imparando ad esser genitori. Glia autori che fanno propria una prospettiva dell’interazione sottolineavano come sia il gioco uno strumento fondamentale. In particolare, si tengono a distinguere due fasi per quanto riguarda il gioco:
  • Gioco semplice : è la fase in cui un bambino copia i ruoli degli adulti (bambino gioca a fare la mamma o il papa, il maestro ecc.). Questa è una fase importante nella costruzione dell’identità di una persona perché attraverso il gioco semplice i bambini cominciano a capire che nella società ci sono ruoli diversi e comincia a capire che in situazioni diverse ci sono punti di vista diversi.
  • Gioco organizzato: in questa fase avviene un cambiamento. Si passa al gioco organizzato quando un bambino, nel gioco, inizia a tenere conto degli altri, ovvero non solo considerare il fatto che gli altri ci sono ma anche il fatto che gli altri mi vedono e che hanno delle attese nei miei confronti.
  • Nella socializzazione primaria impariamo le competenze di base necessarie per vivere nella società in cui ci troviamo cioè impariamo quelle cose che sicuramente ci serviranno nella vita indipendentemente da quelli che diventeremo da grandi. Esempio: il linguaggio, che diventa uno strumento di socializzazione. Si imparano poi le regole base dell’interazione: con gli altri si comunica parlando, che alcuni contatti fisici sono accettabili e alcuni no, si impara il senso della proprietà, il senso del pudore ec...
  • Nella socializzazione secondaria si imparano competenze, regole, linguaggi ecc. che sono collegati a specifici ruoli che andrò ad assumere e che dunque non sono uguali per tutti. Es. Come si pilota l’aereo interessa a chi ne deve pilotare uno Non finisce mai perché nel corso della nostra vita entriamo in nuovi contesti di interazione in cui dobbiamo comprendere come comportarci. 3. Rispetto alle modalità di apprendimento
  • Nella socializzazione primaria c’è una prevalenza di apprendimento inconsapevole.
  • Nella socializzazione secondaria c’è una prevalenza di apprendimento consapevole. Es. Social. Primaria: Apprendimento della lingua: il neonato impara l’italiano senza accorgersi che sta imparando una nuova lingua Es. Social. Secondaria: Quando decidiamo di studiare una nuova lingua li ce la consapevolezza di star imparando una nuova lingua DOMANDA ESAME: SOCIALIZZAZIONE Essendo la socializzazione un processo di apprendimento, ce uno che impara ma deve esserci anche qualcuno che insegna: agenzie di socializzazione. Le agenzie di socializzazione nella socializzazione primaria sono:
  • la famiglia,
  • la scuola,
  • gruppo dei pari (amici)
  • Mezzi di comunicazione Socializzazione secondaria --> agenzie di socializzazione:
  • Religione
  • Politica
  • Esercito (in passato di più)
  • Lavoro Tutti noi veniamo socializzati da una pluralità di agenzie di socializzazione. Cosa può accadere quando sono tanti e diversi i soggetti che ci dicono cosa dobbiamo fare, come dobbiamo comportarci ecc.…?

Il problema della presenza del loro moltiplicarsi è che il soggetto riceva info. Che sono in contraddizione tra di loro e questo fenomeno viene chiamato CONFLITTO DI SOCIALIZZAZIONE. La presenza di questi conflitti è tipiche delle società tipiche contemporanee, mentre nelle società primitive le persone ricevevano messaggi fortemente coerenti anche perché questi attori erano di fatti sovrapposti. Cera dunque una forza coscienza collettiva. Gli esiti del conflitto di socializzazione:

  • Si riduce l’autorevolezza delle agenzie di socializzazione. Nel momento in cui si riduce l’autorità tendiamo a mettere in discussione ciò che dicono queste agenzie
  • Le persone diventano più libere (Durkheim direbbe che in questa condizione di creerebbe l’anomia), però porta ad un potenziale disorientamento. Socializzazione primaria e secondaria La socializzazione è un percorso che inizia quando nasciamo e termina con la vita dunque dura per tutta la nostra esistenza; tuttavia, dal punto di vista della società la socializzazione raggiunge un suo importante traguardo quando le persone diventano adulte. Dunque, noi siamo o non siamo adulti? Segnalazione: La socializzazione segna u momento importante quando diventano adulti e diventare adulti non è solo una questione individuale perche la persona quando diventa adulta, diventa un successo per la società. Per questo motivo, cioè che non è un fatto individuale ma un fatto sociale, in molte società il passaggio all'età adulta (acquisire una serie di diritti e di doveri, come votare, prendere la patente ecc.…) viene celebrato pubblicamente attraverso i riti di passaggio, dunque il compimento di una tappa significativa dei processi di socializzazione. Es. di riti di passaggio: matrimonio, esame di maturità ecc.... Che cosa nella nostra società ci fa diventare adulti? C’è un passaggio formale ovvero il compimento della maggiore età, ma oggi si ritiene che non basti per far sì che una persona sia ritenuta adulta. In letteratura sono state individuati cinque passaggi importanti per segnare il passaggio all'età adulta e sono divise in 2 gruppi (3+2) (modello di riferimento alle società occidentali contemporanea) 1. Prima soglia: finire gli studi. 2. Seconda soglia: iniziare a lavorare 3. Terza soglia: uscire dalla casa dei genitori Sono ciò che fa sì che si possa dire che una persona è diventata adulta raggiungendo la propria autonomia e indipendenza. Ma alla società questo non basta perche come ci insegna Parsons ogni società vuole mantenersi nel tempo e queste 3 cose non sono sufficienti a garantire il mantenimento nel tempo., la società è fatta di persone che prima o poi muoiono quindi per motivi fisiologici , che porta alla disgregazione del tessuto sociale quindi la società deve continuamente creare tessiti sociali che sono

Nella lettura marxista, un autore è Ivan Illich, si è focalizzato sul ruolo della scuola nei processi di socializzazione: ruolo della scuola per criticare l’istituzione scolastica. Per parlare del sistema scolastico parla di un programma occulto della scuola. Questa accezione negativo della scuola lo porta alla proposta o meglio all’idea che sia meglio descolarizzare la società anche se mentre sul lato critico è molto convincente, sul lato pratico lo è meno. Ha un programma dichiarato e esplicito della scuola: insegnare a parlare la lingua del paese e poi la letteratura, la matematica, geografia ecc.… questo è il programma esplicito della scuola. Ma Illich dice che è molto più rilevante il p rogramma implicita della scuola, ovvero le cose che si insegnano senza essere esplicitatamene dette, detto il programma occulto della scuola: impara a rispettare gli orari e a vivere rispettando gli orari, impara ad obbedire, imparare il rispetto dell’autorità, impara ad eseguire le mansioni che gli sono stati assegnati. Dunque, a scuola si impara a diventare dei bravi operai sottomessi. Concetto di risocializzazione Si ha quando le norme, i valori, gli stili di comportamento e tutto quello che abbiamo imparato nella socializzazione primaria, perde valore e deve essere sostituito da qualcos'altro. I processi di socializzazione si hanno in 3 situazioni:

  1. Situazione di ingresso di una istituzione totale (es. Setta, carcere ...in cui le regole che valevano fuori non valgono più e quindi devo imparare nuove regole e nuovi stili di comportamento.)
  2. Sono vittima di un evento traumatico che cambia in maniera radicale quella che è la mia condizione (es. Incidente invalidante e la mia vita cambia perche alcune cose che facevo non posso più farle)
  3. Sono necessari a seguito di un’ esperienza migratoria , in particolare quando mi sposto in un contesto culturale molto diverso da quello in cui ero prima. Differenza tra processi di socializzazione primaria e risocializzazione
  4. I processi di socializzazione primaria: Sono un processo di apprendimento; dunque, io devo imparare qualcosa si nuovo. Nella risocializzazione, il processo è doppio, non solo devo imparare qualcosa di nuovo ma prima devo dimenticare qualcoaltreo
  5. Mentre i processi di socializzazione primaria sono largamente inconsapevoli. Nei processi di risocializzazione i processi sono consapevoli. Socializzazione anticipatoria Che fa riferimento al concetto di gruppi di riferimento (merton). I gruppi di riferimento sono gruppi di cui non facciamo parte ma, nonostante ciò, influenzano la nostra esistenza e ciò è dati dal fatto che non facciamo parte di quel gruppo ma ne vogliamo fare parte e comincio ad apprender gli elementi del gruppo per agevolare la mia entrata nel gruppo. IDENTITA’ La socializzazione contribuisce anche alla costruzione dell’ identità , cioè l’insieme di caratteristiche che rendono un individuo unico e distinguibile dagli altri.

Che cosa è l’identità di una persona? “L'identità è un insieme di caratteristiche che nella loro specifica combinazione rende unica una persona rispetto ad un’altra.” (simmel e le cerchie sociali) È quella cosa che permette di individuare una continuità nell’esperienza di vita di una persona. La nostra identità è fatta di elementi che possono cambiare nel tempo , la nostra identità si trasforma nel tempo, ma c’è qualcosa che da continuità alla nostra esperienza. Nel definire chi sono conta la mia idea, conta l’idea che io ho di me ma conta anche l’idea che gli altri hanno di me. Dunque, l'identità è definita in parte da me stesso ma in parte anche degli altri. L'idea che ho di me stesso e quella che gli altri hanno sono due elementi che si influenzano a vicenda per cui come gli altri mi vedono influenzano il modo in cui io mi vedo ma io posso anche impegnarmi ad orientare la visione che gli altri hanno di me. In questo intreccio tra autopercezione e riconoscimento sociale si costruisce l’identità personale, che permette all’individuo di vedere nella propria vita un filo di continuità , pur attraverso i cambiamenti di ruoli, caratteristiche e contesti. Chi decide l’identità? L’identità nasce da due componenti:

  • autopercezione : come io vedo me stesso;
  • eteropercezione : come gli altri mi vedono. Parlando di identità è fondamentale fare una distinzione, esiste:
  • Identità formale: ( nella società italiana la nostra identità formale è dato dal codice fiscale). Si ha in tutte le società complesse e ci permette di avere l’erogazione di servizi, avere dei diritti e anche dei doveri. Nelle società tradizionali non è rilevante.
  • Identità come riconoscimento personale: è data dai nostri status e dai nostri ruoli. È poi data dalle nostre appartenenze, (es. il nostro essere componenti della famiglia, il fatto di essere italiani ecc..). l’identità è data da un sistema di uguaglianza e di diversità, cioè noi siamo noi, in quanto simili a qualcuno e diversi da altri. E poi anche da peculiari cerchi3 sociali che sono appartenenze che definisco una somiglianza e una diversità. Sono uguale da chi è dentro la cerchia sociale e dalla diversità di che è fuori dalla cerchia sociale. DEVIANZA Il punto di partenza è che ogni società per poter stare in piedi ha bisogno di norme, che sono di diverso tipo come informali o formali ecc.... C’è bisogno di norme che permettano di coordinare la vita di tutti noi, ma non è sufficiente e anche necessario che le norme debbano essere rispettate (L schema AGIL). Con i processi di socializzazione impariamo le norme ma dobbiamo anche imparare che quelle norme debbano essere rispettate.

Es. Sono su una strada deserta e c’è il semaforo rosso, e vedo che non c’è nessuno e attraverso lo stesso. Sto commendo un crimine ma se qualcuno mi vede non pensa che io sia un criminale. Dunque, questo è un atto criminale ma che non consideriamo deviante. Sempre parlando di devianza: La devianza è un concetto relativo, o meglio, è un concetto socialmente costruito. Ciò vuol dire che un atto non è per sua natura deviante, un atto è deviante perché è considerato tale dalla società. La devianza è un fatto socialmente costruito perche le norme sono socialmente costruite , che significa che le norme sono stabilite dalle società e noi sappiamo che società diverse, hanno norme diverse e che nella stessa società con il passare del tempo le norme si modificano e dunque si modifica l’idea di casa sia deviante o no. Es. Uso della violenza fisica a scuola: oggi è considerato deviante, 100 anni fa no.

1. Teorie biologiche: La devianza è un fenomeno presente in tutte le società e ha rilevanza in tutte le società e ci sono studiosi che hanno cercato di spiegarla. Ci sono più spiegazioni. Una prima spiegazione della devianza è la spiegazione biologica e l’autore di riferimento è: Cesare Lombroso (1835-1909). Le spiegazioni biologiche della devianza dicono che esisterebbe un’inclinazione genetica a commettere atti devianti. Le persone devianti sono persona che per natura hanno un’inclinazione a commettere atti devianti. Lombroso, riteneva che le persone con questa devianza, avessero dei tratti fisici comuni: egli andava a fotografare i carcerati, i condannati a morte ecc. Confrontando queste foto pensava di aver trovato delle caratteristiche fisiche comuni. Oggi queste teorie sono abbastanza screditate anche perche va in contrapposizione con il fatto che la devianza è un concetto socialmente costruito, dunque questa cosa non combacia. Il merito di Lombroso è quello di aver approcciato la tematica in maniera scientifica e sistematica che per l’epoca era piuttosto inusuale. L'altra cosa è che se dal punto di vista scientifico la visione di Lombroso è screditato, dall'altra parte siamo un po' tutti lombrosiani, cioè che guardando una persona, solo guardandola cerchiamo di capre i loro tratti caratteriali. Lombroso non era un sociologo ma un medico. 2. Spiegazioni più sociologiche della devianza: teoria della scelta razionale. Gli autori di riferimento sono Cornish e Clarke (anni 80 del Novecento). Premessa: la teoria della scelta razionale non è solo una teoria che spiega la devianza, ma spiega l’agire umano. In relazione alla devianza: parte dal modello della scelta razionale rispetto allo scopo di Weber (ovvero che la persona si pone un obbiettivo, valuta i mezzi che ha a disposizione, scegliendo i più adatti e considera anche le conseguenze del perseguimento di quell’obbiettivo con quei mezzi e se si accorge che perseguire quell’obbiettivo, con quei mezzi comporta dei costi troppo elevati può decidere di abbandonare o modificare il suo obbiettivo).

In ambito dello studio della devianza I teorici della scelta razionale dicono: Che sia devianza quando una persona si pone un obbiettivo, valuta i mezzi che ha a disposizione e si accorge che il mezzo che gli permette più facilmente di raggiungere il suo obbiettivo è un mezzo deviante, illegale, calcolando anche le conseguenze, calcolando il fatto che le probabilità di subire delle conseguenze è minimo. Questa teoria contrasta l’idea del controllo interno , cioè questa teoria della scelta razionale sembrerebbe dire che le persone hanno solo il controllo esterno e che dunque quando hanno l’opportunità di commettere un atto deviante si pongono solo il problema di essere beccati/non essere beccati, in realtà sappiamo che c’è anche il controllo interno.

3. Le teorie funzionaliste

  • Durkheim Secondo Durkheim se ci sono atti devianti è perche nelle società non è presente una sufficiente regolazione morale. Ciò vuol dire che la colpa degli atti devianti, secondo li non è del deviante ma della società e quindi da una sua prospettiva per combattere la devianza dobbiamo agire sulla società, contrastando l’anomia.
  • Robert Merton Egli per spiegare la devianza sviluppa la teoria della tensione ( di stampo funzionalista). Parsons, Contesta alcuni elementi di Durkheim, egli aveva l’idea e la pretesa che fosse possibile costruire una teoria che fosse capace di spiegare l’intero funzionamento della società, con lo schema AGIL. Merton è più prudente e dice che la società è qualcosa di troppo complesso per essere compresa da un’unica teoria ma ciò non significa che la sociologia non debba andare oltre a piccoli fenomeni. La sua idea è che la sociologia potesse arrivare alle teorie di medio raggio, teorie non capaci di spiegare la società nel suo complesso ma di spiegare un aspetto significativo della società. La sua teoria della devianza viene definita teoria della tensione. Nel definire la sua teoria, parte dalla teoria dell’azione di Parsons. Parsons complessifica e problematizza il modello di weber, aggiunge gli elementi del contesto normativo ma poi riflette anche sui mezzi e sui fini. Weber dice una persona si pone un obbiettivo, ma Parsons dice: ma perche una persona si pone quell’obbiettivo? Una persona si pone un obbiettivo e l’idea di Parsons è che le persone scelgono i loro obbiettivi tra quelli proposti dalla società come desiderabili. Ciò riguarda anche i mezzi, noi non scegliamo i mezzi più adeguati in base a tutti quelli disponibili, ma tra quelli che la società ci propone come accettabili. Abbiamo la società che propone dei fini e suggerisce i mezzi adeguati per raggiungere i fini. Di fronte a queste due proposte le persone possono reagire in modo diverso: 1. La persona accetta i fini e i mezzi: la persona è chiamata conformista. Questa situazione non è deviante.