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Sociologia, Teorie e Problemi, Appunti di Sociologia

<span style="color: rgb(51, 51, 51); font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; ">Schemi del testo &quot;Sociologia, Teorie e Problemi&quot; di Vincenzo Cesareo</span>

Tipologia: Appunti

2010/2011
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SOCIOLOGIA. TEORIE E PROBLEMI
V. Cesareo
____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
Le due tradizioni del pensiero sociologico
1.1 I TERMINI DEL DILEMMA
Come devono essere analizzati i fenomeni sociali?
Due approcci:
1. La sociologia deve studiare delle totalità i fenomeni sociali possiedono natura diversa rispetto alla somma
delle componenti individuali e delle loro interazioni, i singoli riflettono la struttura sociale esistente.
L’attenzione è riservata al sociale nella sua globalità.
2. La sociologia deve concentrarsi sui comportamenti individuali (anche se interconnessi ed aggregati) i
fenomeni sociali sono conseguenze di azioni individuali. L’individuo è unità di riferimento, in esso vanno
ricercati i principi esplicativi dei fenomeni sociali.
I sociologi possono essere distinti in due gruppi:
1. Coloro per i quali i fenomeni sociali si verificano secondo modalità proprie, in base una propria natura e leggi
specifiche, in cui gli individui sono semplici esecutori.
2. Coloro che considerano i fenomeni sociali come effetti complessi e non sempre evidenziabili direttamente,
dell’agire degli esseri umani.
Sociologia dell’azione: nell’analisi dei fenomeni sociali il primato è riconosciuto all’azione del soggetto, slegato dal
sistema sociale.
VS
Sociologia dei sistemi: il primato è riconosciuto al sistema che prescinde dai singoli individui che ne fanno parte.
Alcune categorie antinomiche riflettono il nodo concettuale di fondo costituito dalla contrapposizione sociologia olistica
(oggettivistica) VS sociologia individualistica (soggettivistica). Questi rappresentano due possibilità di risposta alla
domanda sulla natura dei fenomeni sociali:
1. Se hanno un’autonomia intrinseca orientamento oggettivistico: primato della struttura sull’attore.
2. Se sono prodotti dell’agire individuale orientamento soggettivistico: primato dell’attore sulla struttura.
1.2 I FONDAMENTI DELLE DUE SOCIOLOGIE A CONFRONTO
1.2.1 IL FATTO SOCIALE DI DURKHEIM
L’impostazione olistica di E. Durkheim riconosce il primato della società sull’individuo e ricerca una spiegazione
autonoma dei fenomeni sociali. Solo così la sociologia si configura come disciplina scientifica.
a) Definizione
Fatto sociale = ogni modo di fare, fissato, capace di esercitare sull’individuo una costrizione esterna, un modo
di fare generale nell’estensione di una società data, pur avendo esistenza propria, indipendentemente dalle
manifestazioni individuali. Questi modi di fare vengono appresi e praticati dai singoli individui.
b) Concezione del fatto sociale
Bisogno di concepire i fatti sociali come cose, essendo simili alla realtà naturale e possedendo proprietà che non
possono né essere conosciute direttamente tramite l’intuizione immediata né plasmati dalle singole volontà.
c) Caratteristiche del fatto sociale
Tratti distintivi:
1. Esteriorità perché l’individuo nasce in una società che lo precede e rappresenta solo un elemento
della totalità delle relazioni costitutive della società.
2. Coercizione costrizione morale con gradi diversi d’incidenza sugli individui e ricorso a sanzioni.
3. Generalità il fatto sociale deve valere solo per i membri di una determinata società, non presenta
universalità.
d) Metodo
Quattro regole:
1. Ricercare separatamente la causa che produce un fenomeno e la funzione che svolge.
2. Causa determinante cercata tra i fatti sociali antecedenti.
3. Funzione cercata nel rapporto in cui si trova con qualche scopo sociale.
4. Origine di ogni processo ricercata nella costituzione dell’ambiente sociale interno.
Non è sempre facile stabilire i nessi di causa-effetto, e le spiegazioni causali vanno integrate da spiegazioni
funzionali.
L’approccio di D. si caratterizza in quanto empirico e induttivo (rifiuta ogni influenza filosofica e psicologica),
oggettivo, esclusivamente sociologico.
1.2.2 L’AZIONE SOCIALE DI WEBER
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SOCIOLOGIA. TEORIE E PROBLEMI V. Cesareo


Le due tradizioni del pensiero sociologico

1.1 I TERMINI DEL DILEMMA Come devono essere analizzati i fenomeni sociali? Due approcci:

  1. La sociologia deve studiare delle totalità  i fenomeni sociali possiedono natura diversa rispetto alla somma delle componenti individuali e delle loro interazioni, i singoli riflettono la struttura sociale esistente. L’attenzione è riservata al sociale nella sua globalità.
  2. La sociologia deve concentrarsi sui comportamenti individuali (anche se interconnessi ed aggregati)  i fenomeni sociali sono conseguenze di azioni individuali. L’individuo è unità di riferimento , in esso vanno ricercati i principi esplicativi dei fenomeni sociali.

I sociologi possono essere distinti in due gruppi:

  1. Coloro per i quali i fenomeni sociali si verificano secondo modalità proprie , in base una propria natura e leggi specifiche, in cui gli individui sono semplici esecutori.
  2. Coloro che considerano i fenomeni sociali come effetti complessi e non sempre evidenziabili direttamente, dell’agire degli esseri umani. Sociologia dell’azione : nell’analisi dei fenomeni sociali il primato è riconosciuto all’ azione del soggetto , slegato dal sistema sociale. VS Sociologia dei sistemi : il primato è riconosciuto al sistema che prescinde dai singoli individui che ne fanno parte.

Alcune categorie antinomiche riflettono il nodo concettuale di fondo costituito dalla contrapposizione sociologia olistica (oggettivistica) VS sociologia individualistica (soggettivistica). Questi rappresentano due possibilità di risposta alla domanda sulla natura dei fenomeni sociali:

  1. Se hanno un’autonomia intrinseca  orientamento oggettivistico : primato della struttura sull’attore.
  2. Se sono prodotti dell’agire individuale  orientamento soggettivistico : primato dell’ attore sulla struttura.

1.2 I FONDAMENTI DELLE DUE SOCIOLOGIE A CONFRONTO

1.2.1 IL FATTO SOCIALE DI DURKHEIM

L’impostazione olistica di E. Durkheim riconosce il primato della società sull’individuo e ricerca una spiegazione autonoma dei fenomeni sociali. Solo così la sociologia si configura come disciplina scientifica. a) Definizione Fatto sociale = ogni modo di fare, fissato, capace di esercitare sull’individuo una costrizione esterna, un modo di fare generale nell’estensione di una società data, pur avendo esistenza propria, indipendentemente dalle manifestazioni individuali. Questi modi di fare vengono appresi e praticati dai singoli individui. b) Concezione del fatto sociale Bisogno di concepire i fatti sociali come cose, essendo simili alla realtà naturale e possedendo proprietà che non possono né essere conosciute direttamente tramite l’intuizione immediata né plasmati dalle singole volontà. c) Caratteristiche del fatto sociale Tratti distintivi:

  1. Esteriorità  perché l’individuo nasce in una società che lo precede e rappresenta solo un elemento della totalità delle relazioni costitutive della società.
  2. Coercizione  costrizione morale con gradi diversi d’incidenza sugli individui e ricorso a sanzioni.
  3. Generalità  il fatto sociale deve valere solo per i membri di una determinata società, non presenta universalità. d) Metodo Quattro regole:
  4. Ricercare separatamente la causa che produce un fenomeno e la funzione che svolge.
  5. Causa determinante cercata tra i fatti sociali antecedenti.
  6. Funzione cercata nel rapporto in cui si trova con qualche scopo sociale.
  7. Origine di ogni processo ricercata nella costituzione dell’ambiente sociale interno. Non è sempre facile stabilire i nessi di causa-effetto, e le spiegazioni causali vanno integrate da spiegazioni funzionali.

L’approccio di D. si caratterizza in quanto empirico e induttivo (rifiuta ogni influenza filosofica e psicologica), oggettivo , esclusivamente sociologico.

1.2.2 L’AZIONE SOCIALE DI WEBER

M. Weber pone al centro della ricerca l’individuo poiché capace di pensare, sentire, partecipare, al contrario della collettività. Le diverse strutture sociali sono costruzioni artificiali elaborate da studiosi sociali, di conseguenza l’analisi deve essere fatta dagli attori sociali singoli o da “individui storici” collettivi. Assume l’ azione sociale dei singoli individui come punto di partenza della propria costruzione teorica. a) Azione sociale

  1. Agire in termini generali  atteggiamento umano al quale è congiunto un senso soggettivo.
  2. Agire in termini specifici  atteggiamento di altri individui e orientato in base a questo. Conseguentemente  Non tutto l’agire si qualifica come azione, ma solo quello “dotato di senso”, guidato da una motivazione individuale. Gli esseri umani creano e necessitano di senso e di interpretazioni: esigenza di rapportarsi con il mondo esterno. A spingere gli uomini ad agire sono gli interessi:
  3. materiali  riguardano la “fortuna”, i bisogni materiali tendenti al conseguimento di beni esteriori;
  4. ideali  riguardano la “salvezza”, i bisogni spirituali finalizzati a perseguire beni interiori.  L’azione è sociale quando gli individui tengono conto dell’agire di altri , ha sempre come riferimento l’atteggiamento di altri individui, possiede un significato per chi agisce e verso chi si agisce. Il soggetto deve produrre segnali.  Condotta oggettivamente osservabile che il soggetto attua, dimostrando di aver compreso e di rispondere adeguatamente alle attese degli altri. Ogni azione sociale è influenzata dalla percezione che il soggetto agente ha dell’agire concreto, proprio e altrui. Non è sufficiente che siano presenti altri soggetti, occorre anche che sia presente il requisito del senso. b) Tipologie dell’agire Il senso dell’agire individuale varia in base al grado di decrescente razionalità:
  5. Agire razionale rispetto allo scopo  scegliendo i mezzi più efficaci per conseguire un determinato scopo e cercano di prevedere le conseguenze dell’azione.
  6. Agire razionale rispetto al valore  scelta razionale dei mezzi migliori per conseguire un determinato scopo che non viene scelto ma viene assunto come tale.
  7. Agire affettivo  chi soddisfa il proprio prescindendo da valutazioni di tipo razionale con riferimento a fini e mezzi da impegnare.
  8. Agire tradizionale  le azioni sono guidate da modelli di comportamento che si tramandano nel tempo (direttamente connessa alla comprensione /interpretazione del senso dell’agire stesso). L’azione razionale rispetto allo scopo presenta una superiore intelligibilità e accessibilità all’interpretazione e alla comprensione rispetto agli altri tipi di agire il cui grado di evidenza risulta essere minore. Inoltre rispetto al valore possiede un’evidenza per quanto attiene la connessione tra mezzi e scopo dell’azione. c) Il metodo I principi metodologici sono:
  9. la comprensione del senso dell’agire;
  10. la spiegazione che individua la causa dell’agire. L’agire umano è influenzato dalla percezione che i soggetti possiedono in merito alle loro opportunità e costrizione. Quindi si deve distinguere tra Intendere attuale : si coglie il senso della proposizione. VS Intendere esplicativo : si coglie il significato che il soggetto agente associa al proprio agire con riferimento a un preciso atto  costituisce una tappa dell’intero procedimento di comprensione-spiegazione e consente di conseguire l’evidenza, risultato dell’interpretazione. Non basta quindi comprendere il motivo di un singolo agire, ma occorre comprendere il motivo/causa di una serie uniforme di agire.

Le scienze sociali presentano duplice metodo e obiettivo:

  1. Comprendere l’essere umano quale portatore di senso, che attribuisce un significato soggettivo alla sua azione.
  2. Spiegazione portante all’adozione di metodi simili a quelli delle scienze naturali per formulare leggi causali correlanti causa ed effetto.

1.2.3 UN CONFRONTO TRA DURKHEIM E WEBER Weber Durkheim

Concetti centrali Azione sociale Fatto sociale Elementi distintivi Senso inteso come significato che il soggetto agente associa al proprio agire  Azione dei singoli individui dotata di senso.

Esteriorità e coercizione  Riferimento al fatto sociale , che presenta caratteri di esteriorità ed obbligatorietà quindi non prodotti dalla volontà individuale.

Elemento qualificante Denaro Potere Norma Valori Principali istituzioni Industrie, banche … Partiti politici, burocrazia statale …

Scuole, chiese, mass media …

Matrimonio, famiglia … Tratti distintivi e generali della sociologia funzionalista: a) Realtà concepita in termini di sistema , insieme di parti tra loro interconnesse, formano un tutto unico; il sistema costituisce l’unità d’analisi e le singole parti sono comprese solo in funzione del loro contributo. b) Concentrare l’attenzione sulle condizioni necessarie , i “bisogni fondamentali” che consentono al sistema do funzionare e vivere. c) Agire del singolo attore , che appare dominato dal sistema e dalle sue esigenze funzionali. L’ agire dell’uomo è plasmato dalla struttura sociale o dal sistema sociale, per cui l’essere umano è concepito come prodotto dell’uno e dell’altro.

1.4 APPROCCI INDIVIDUALISTICI Individualismo = assume come oggetto iniziale di studio l’agire degli individui e le loro interazioni, i fenomeni sociali sono sempre il risultato di azioni e interazioni umane: supremazia del soggetto. Due orientamenti fondamentali

  1. Interazionismo simbolico Sviluppo dagli anni ’30 negli USA, elaborato dalla “Seconda scuola di Chicago” (influenze da Mead e dalla “Prima scuola di Chicago”); noto e coerente sostenitore H. Blumer. L’ interazione è l’unità minima degli scambi sociali, mette a fuoco una situazione in cui ciascuno agisce e si comporta in funzione dell’altro. Interazioni fra pochi soggetti, azione umana come realtà che nasce da azioni reciproche di più individui.

L’uomo è l’essere creatore del proprio ambiente e costruttore del proprio mondo di oggetti, viene rifiutata la visione di un essere umano che risponde solo alle aspettative del sistema normativo della società. B. distanze dalle prospettive deterministiche: a) struttura della società costituisce solo la cornice dell’azione senza rappresentare la determinante fondamentale; b) ogni manifestazione strutturale è sempre il risultato dell’attività di singoli soggetti. Emersione di una prospettiva idealistica , quando di solito l’agire umano si costruisce e definisce processualmente solo in base a ciò che i soggetti compiono interagendo tra loro.

L’essere umano possiede un in grado di comportarsi nei confronti di se stesso nello stesso modo in cui affronta la realtà esterna: ciò permette di agire in modo attivo e non solo di subire passivamente. Sé = Io + Me Componenti costitutive: a) Io  tendenza istintiva e spontanea dell’individuo, risposte immediate agli atteggiamenti degli altri; b) Me  derivazione sociale, prodotto dall’insieme degli atteggiamenti prevalenti all’interno del gruppo che vengono interiorizzati e fatti propri. L’azione non è mai solo determinata dell’esterno, ma è preceduta da una impostazione operata dall’individuo in base alle sue intenzioni. Gli individui sono concepiti come agenti attivi nel creare l’ambiente sociale che li circonda, influenzante a sua volta il loro comportamento. Essenza delle azioni umane è la comunicazione.

Influenza di Mead nel superamento dello schema stimolo – risposta (proprio del comportamentismo): non esiste cambio sociale se lo stimolo non viene anche interpretato soggettivamente , ogni attività sociale consiste in un comportamento significativo orientato verso gli altri. L’agire consiste anche nelle reazioni alle intenzioni degli altri , da qui il considerare in contemporanea l’esperienza soggettiva e il comportamento manifesto. Superamento dello schema stimolo – risposta , sostituito dal nesso stimolo – interpretazione – risposta , dove l’elemento principale è l’interpretazione. In tale processo assumono rilevanza essenziale i gesti simbolici (riflessi automatici di risposta diretta a stimoli esterni, interpretazione azione e intenzione) VS gesti non simbolici. L’individuo deve interpretare continuamente le azioni altrui cercando di coglierne il significato per predisporre il proprio agire, a sua volta fonte di segnale per l’agire altrui.

Assunti base individuati da B. :

  1. Significati come guida dell’azione  gli individui agiscono nei confronti delle cose in base ai significati che le cose stesse assumono.
  2. Genesi dei significati delle cose  da ricercarsi nelle modalità con cui altri interagiscono nei confronti di un individuo in riferimento ad una specifica cosa, agire degli altri per aiutare il singolo a definire tale cosa.
  3. Interpretazione dei significati  singoli significati simbolici delle cose modificati e manipolati attraverso un processo interpretativo, adottato dal soggetto nell’affrontare ciò che incontra.

Ogni esperienza e ogni pensiero umano sono sociali proprio perché gli individui interagiscono mediante simboli , il più rilevante dei quali è il linguaggio. Il nesso interazione – dimensione simbolica è dovuto dal fatto che il mondo è costituito da oggetti significativi e i loro significati sono elaborati tramite interazione sociale. Nell’interazione si attuano processi di generazione dei significati e di condivisione da parte dei membri della società: in condizione di collaborare tra loro tramite azioni associate (azioni interdipendenti, comportamenti significativi verso gli altri). Siccome gli individui danno vita a significati che dirigono le azioni, per comprendere l’azione è necessario interpretare il significato che gli altri danno al loro agire. B. risalta il processo di costruzione del ruolo , che nasce dall’esperienza creativa e dinamica degli individui.

  1. Individualismo metodologico Non teoria, ma modello in base al quale i fenomeni sociali non possono spiegarsi se non a partire dall’individuo. Principale sostenitore R. Boudon. Tre principali nuclei ispiratori: a) Sociologia dell’azioneWeber : azione intenzionale dell’essere umano fa nascere qualsiasi fenomeno sociale. b) Utilitarismo dell’economia classica

 Ferguson  due elementi interpretativi:

  1. essere umano creatore della realtà sociale che lo circonda , risultato del suo operare;
  2. effetti dell’agire non corrispondono a quelli consapevolmente desiderati e non potrebbero nemmeno essere immaginati da menti umane; da ciò si può desumere che gli esseri umani non sono coscienti di fondare le istituzioni.

 Dilthey  a causa dei risultati intenzionali dell’agire, il futuro non può essere previsto: occorre

limitarsi a cogliere ogni singola configurazione sociale.

 Menger  sono gli individui sociali a creare inintenzionalmente le istituzioni, tramite

l’interazione e spinti da motivazioni di utilità personali. Uomo come un essere proteso a soddisfare i bisogni di benessere individuale. c) Prospettive epistemologiche

 Von Hayek  le scienze sociali devono occuparsi solo dei fatti e non delle teorizzazioni intorno ai

risultati dell’azione.

 Popper  necessario cercare di comprendere ogni fenomeno collettivo come qualcosa derivante

dalle azioni di singoli individui e dalle loro tradizioni. Necessità che le scienze sociali si impegnino ad analizzare le conseguenze inintenzionali provocate da azioni umane inintenzionali.

Tratti distintivi del pensiero di B. : a) Carattere intenzionale delle azioni individuali, nonché la loro intrinseca razionalità  attori sono impegnati in una situazione le cui caratteristiche sono condizionanti, perseguono dei fini per raggiungere i quali manipolano risorse e danno luogo ad azioni significative. L’individuo agisce consapevolmente e fornisce al proprio agire precise finalità da raggiungere: agisce intenzionalmente. Poiché l’azione è opera di un essere pensante ed è finalizzata, possiede una qualche razionalità: ogni azione si basa sul calcolo di piaceri e pene. b) Effetto di aggregazione  ogni fenomeno sociale è sempre conseguenza di azioni individuali, può essere spiegato solo in base all’aggregazione di queste. Le azioni individuali e di gruppo presentano un carattere casuale, a livello individuale e collettivo. Per spiegare i fenomeni sociali in termini di aggregazione di azioni individuali, utilizza una serie di esempi storici letti in chiave di “effetto di aggregazione”.

Postulati dell’individualismo metodologico: a) esistenza di atti intenzionali orientati a servire i propri interessi , che si attuano attraverso decisioni “ragionevoli” in base a vincoli posti dal sistema; b) produzione di un effetto di aggregazione dovuto alla combinazione di azioni individuali autonome e indipendenti tra loro. Il sociale è da considerarsi sempre come risultante dell’agire individuale. La società, per B. , non è costruita solo da sistemi di interdipendenza, sono presenti anche sistemi funzionali.

M = Mm SM’ Il fenomeno sociale ( M ) è funzione delle azioni individuali ( Mm ) che, a loro volta, dipendono dalla situazione ( S ), influenzata da elementi macrosociali ( M’ ).

con ricorso all’ interpretazione : ricercatore entrare nella realtà del soggetto studiato tramite introspezione simpatetica.

Approcci olistici Approcci individualistici Metodologie e tecniche per cogliere cosa condiziona i membri di un gruppo sociale e come ciò si verifica.

Metodologie e tecniche per approfondire le intenzioni dei singoli. Stabilire nessi causali significativi. Mettono in relazione il vissuto del singolo con la percezione e interpretazione della popolazione. Ricorso a: dati statistici per stabilire i nessi; fonti storiche per evidenziare regolarità macrosociologiche; studi di contesto per individuare cause di un fenomeno.

Tecniche d’indagine quali: storia di vita; studio di casi; osservazione, intervista, colloquio.

1.7 DUE PREMESSE ANTROPOLOGICHE E DUE SINTESI A CONFRONTO

Le premesse antropologiche possiedono una propria visione dell’uomo reale e della sua natura. Vi sono due diverse visioni dell’uomo:

  1. Pessimistica ( approccio olistico )  esseri umani come creature che, se lasciate a se stesse, creano solo disordine caos e anarchia. Per la sopravvivenza loro e della società è necessario che ciascuno reprima i propri impulsi adottando comportamenti coercitivamente imposti: occorre l’intervento di un’ entità esterna. i. Relazione individuo – società: la società determina i fini da perseguire, netta superiorità. ii. Problema centrale dell’analisi: ordine sociale , il suo mantenimento.
  2. Ottimistica ( approccio individualistico )  esseri umani come entità attive, autonome, orientate finalisticamente sia per sé che per la società.  Relazione individuo – società: l’ individuo prevale, vita e sviluppo dipendono dalle capacità insite nelle risorse umane.  Problema centrale dell’analisi: controllo , modalità per non perdere o recuperare il controllo delle manifestazioni che possono sfuggire di mano. Sforzo per tenere sotto controllo le istituzioni, perché operino a favore di chi le ha create. Olismo e individualismo possono essere concepiti come due diverse risposte all’ambiguità dell’esperienza umana.

Oltre il dilemma olismo – individualismo

2.1 LA SOLUZIONE VOLONTARISTICA

2.1.1 TALCOTT PARSONS

Vuole ricondurre a un disegno interpretativo unitario i contributi di:

 E. Durkheim  centralità della norma e centralità dei valori comuni quale fondamento della società , solo

tramite l’adesione è possibile fornire una base all’ordine sociale. Il consenso ai valori comuni diventa principio integratore di ogni società e i valori forniscono indicazioni su ciò che è desiderabile e perseguibile da parte dei membri.

 M. Weber  concetto di intenzionalità dell’azione sociale , come orientamento di un soggetto nei confronti

di una situazione. Duplice conseguenza:

1. Interazione quando due o più soggetti si orientano reciprocamente uno verso l’altro.

2. “Doppia contingenza”, ciascuno dei soggetti interagenti deve tener conto dell’agire dell’altro durante la

propria azione. L’agire fondato solo sul principio della “doppia contingenza” sarebbe caotico se non venisse stabilizzato tramite “ complementarietà delle aspettative ” ( aspettative = attesa di un evento al verificarsi del quale concorre il soggetto agente, che lo sviluppa nei confronti dei vari oggetti presenti) e l’esistenza di modelli culturali condivisi dai membri della società. L’ interazione sociale si qualifica come insieme di orientamenti vicendevoli in vista della situazione. Altro elemento è lo status – ruolo : a) Status = posizione che un soggetto occupa in una struttura ; b) Ruolo = aspetto relativo all’attività che il soggetto svolge, in relazione ad altri, per il fatto di occupare una determinata posizione. Ogni soggetto agente non solo è oggetto di orientamento per gli altri soggetti, ma è anche orientato in vista di altri soggetti: è attivo e ha funzione di soggetto (ciò che s’intende quando si dice che ha un ruolo). Gli status – ruoli nel loro insieme costituiscono il sistema sociale, sono le unità del sistema sociale.

Interpenetrazione dei sistemi Nell’ interpenetrazione dei sistemi P. individua il punto d’interconnessione tra polo individualistico e polo olistico. I tre sistemi che vanno tenuti presente sono:

  1. Sistema sociale  penetra nel secondo tramite lo status – ruolo.
  2. Sistema della personalità  (vedi sopra)
  3. Sistema culturale  penetra sia nel primo, con l’interiorizzazione dei modelli di valore, che nel secondo, con l’istituzionalizzazione delle aspettative. Fattore unificante, su cui si fonda l’integrazione dei tre sistemi d’azione, è il sistema culturale , che funge da connettore tra individuo e sistema sociale. A questo si accosta il prevalere di uno dei quattro elementi fondamentali dell’azione sociale:
  4. Soggetto agente
  5. Scopo  stato futuro di cose verso cui si dirige l’agire.
  6. Situazione  comprende elementi controllabili e non da parte dell’attore.
  7. Orientamento normativo  inducendo a scegliere tra determinati mezzi, garantisce la connessione tra i precedenti elementi e si pone come sovraordinato. La dimensione volontaristica dell’azione resta centrale, sono gli uomini a dar vita a valori che tendono a configurarsi come pre-esistenti rispetto agli individui: la volontà è, quindi, sempre e comunque “orientata”. Problema principale è il mantenimento dell’ordine : il senso dell’agire deve sottostare all’esigenza integrativa del sistema, questa è assicurata se gli attori agiscono in modo conforme alle norme. L’intenzionalità dell’agire si riduce a orientamento normativo dell’azione, portando P. a sbilanciarsi verso l’olismo funzionalistico, privilegiando la centralità dell’esigenza del sistema. Concepisce il sistema come caratterizzato da continui flussi di energia e informazione , che danno vita ad ogni genere di sistema e alle azioni. Adottando il principio cibernetico , individua nell’organismo dell’individuo agente la fonte energetica per il sistema della personalità, che procura energia al sistema sociale e al sistema culturale. Il sistema in cui il soggetto agente è incorporato, opera tramite il flusso d’interscambio tra energia e informazione, propria dei fattori di controllo.

2.1.3 JEFFREY C. ALEXANDER

Lavoro finalizzato al superamento delle interpretazioni “unidimensionali” dei fenomeni sociali per giungere ad un approcciomultidimensionale ”. Attribuisce importanza fondamentale alla questione epistemologica , dalla quale non si può prescindere per affrontare il rapporto azione – struttura sociale. La soluzione del problema (della conoscenza dei fenomeni sociali) implica

b) La struttura, come entità esteriore dell’attore, come ordine sociale, costituisce una condizione dell’azione. Il principio unificatore dei diversi elementi dell’azione è individuato nella volontà , quindi A. individua la soluzione del dilemma azione – struttura nel carattere volontaristico dell’azione umana e sociale. Accoglie il paradosso per il quale un individuo è libero soltanto quando ubbidisce ad una norma da lui ritenuta giusta: concezione di “libertà di” (libertà di autodeterminazione) piuttosto che di “libertà da” (libertà da vincoli).

2.2 LA SOLUZIONE COMUNICATIVA JÜRGEN HABERMAS Ciò che definisce l’essenza dell’uomo è la capacità di linguaggio. L’elemento linguistico qualifica: a) azione umana come simbolica  costituita da segni che possiedono un significato; b) interazione come comunicazione  orientamento reciproco di due o più soggetti umani, fondato su espressioni linguistiche. Il divenire delle società umane si realizza attraverso la produzione simbolica (trasmissione linguaggio e tradizione culturale) e la riproduzione materiale delle condizioni di vita. L’uomo agisce: a) cooperativamete  uso comunicativo del sapere, azione come interrelazione con gli altri; b) isolatamente  uso non comunicativo del sapere, azione come interrelazione con oggetti non umani.

Ermeneutica Il soggetto umano, in quanto capace di linguaggio, realizza il controllo della situazione utilizzando lingua e tradizione culturale: gli uomini costruiscono il mondo e la situazione mediante interpretazione. Per H. si parla di teoria ermeneutica perché caratterizza l’agire in termini di interpretazione. Fonti:

  1. Fenomenologia sociale  realtà sociale come “costruzione” del mondo quotidiano, emerge dall’opera interpretativa dei soggetti.
  2. Etnometodologia  modo in cui (mediante interpretazione delle situazioni) vengono coordinate le azioni, modificate le norme, rinnovate le forme di vita sociale.
  3. Ermeneutica filosofica  interpretazione di un testo tramandato e spiegato come ricerca del “con-testo”.

Razionalità comunicativa La razionalità si manifesta con l’appropriazione di una tradizione culturale, con l’assunzione di un atteggiamento riflessivo, con l’esercizio della critica. Due ingredienti fondamentali:

  1. Comunicare in forma di argomentazione  costituita da a) espressione linguistica problematica (sollevata pretesa di validità); b) “ragione” (stabilita tale pretesa).
  2. Comunicare come discorso sul mondo  uso di un’espressione linguistica riferita a uno dei tre tipi di mondo: a) mondo dei fatti ( oggettivo ) b) mondo delle norme ( sociale ) c) mondo delle esperienze vissute ( soggettivo ) Le espressioni linguistiche ad essi riferite sono razionali, legate a una pretesa di validità suscettibile di critica. La comunicazione consiste in espressioni linguistiche e razionali diverse , a sua volta la comunicazione diventa razionale quando è sottoposta a critica.

Tipologia dell’agire comunicativo Agire = interazione di soggetti che cercano una comprensione e un’intesa comunicativa per coordinare, di comune accordo, l’interpretazione delle situazioni in cui vengono a trovarsi, nonché i propri piani di azione e il proprio agire. Tre tipi:

  1. Agire teologico  attore persegue uno scopo mediante la scelta adeguata dei mezzi; mondo oggettivo dei fatti.
  2. Agire regolato da norme  comportamento dei membri di un gruppo sociale che orientano il proprio agire su valori comuni; mondo sociale delle norme.
  3. Agire drammaturgico  attore interagisce con un pubblico dinanzi al quale evoca la propria immagine (soggettività); mondo soggettivo delle esperienze vissute.
  4. Agire comunicativo  usando contemporaneamente i tipi precedenti, multilaterale e attualizza il potenziale comunicativo insito nelle espressioni linguistiche; forma più completa di comunicazione.

Mondo vitale Concetto di mondo vitale attraverso una parziale convergenza e una parziale divergenza rispetto al concetto elaborato dalla fenomenologia sociale. a) Convergenze  Il mondo vitale consiste in una “ riserva di sapere ” (bagaglio di conoscenze) usata nelle interazioni sociali; importante riconoscere che viene costruito sulla base dell’esperienza.  H. : il sapere si attualizza nella misura in cui è diretto a definire una situazione dell’agire, configurata come un insieme di coordinate spaziali, temporali, sociali.

Mondo vitale = _riserva di sapere (componente culturale definente la situazione)

situazione (componente ambientale, oggetto di definizione)_ b) Divergenze

  1. Caratterizzazione linguistico-comunicativa del mondo vitale  Fenomenologia sociale: attenzione teorica su ciò che nel mondo è fisso, stabile, per cui la problematizzazione dellariserva di sapere ” usato nelle interazioni, costituisce un caso limite ;  H. : problematizzazione dellariserva di sapere ” è la questione cruciale.  Fenomenologia sociale: rapporto situazione – mondo vitale presenta un aspetto topografico ;  H. : rapporto situazione – mondo vitale presenta una natura linguistica.
  2. Rifiuto della concezione assolutistica del mondo vitale  Fenomenologia sociale: riduzione della teoria della società al solo mondo vitale;  H. : contesta tale visione in quanto non riconosce l’autonomia della produzione materiale rispetto alla produzione simbolica della società e alla realizzazione dello scopo.

Disgiunzione tra sistema e mondo vitale Alla dicotomia riproduzione simbolica VS riproduzione materiale (divenire della società) corrisponde Mondo vitale  determina la situazione simbolica della società, coordina le azioni secondo modalità riferita alla soggettività degli attori sociali. VS Meccanismi sistemici ( mezzi di comunicazione )  determinano la riproduzione materiale della socialità coordinando le azioni dei membri di una collettività secondo modalità che non si riferiscono alla soggettività degli attori. H. sostiene una razionalizzazione del mondo vitale sotto tre aspetti:

  1. L’ampliamento delle possibilità di esplicitare le ragioni che fondano le argomentazioni nei processi di agire comunicativi;
  2. Differenziazione tra i riferimenti al mondo oggettivo dei fatti, al mondo sociale delle norme, al mondo soggettivo delle esperienze soggettive;
  3. Formazione ambiti di socialità libera da norme etiche nella quale le interazioni sociali sono guidate da norme tecniche. La razionalizzazione del mondo vitale è una fonte di differenziazione che contrappone: Integrazione sociale  azione come agire intenzionale, qualificato dal significato soggettivo. VS Integrazione sistemica  azioni degli attori sociali come mezzi per soddisfare gli imperativi funzionali necessari per assicurare la riproduzione materiale della società. Il divenire della società moderna può essere spiegato attraverso a) teoria dell’evoluzione sociale ; b) teoria della reificazione : nel modo di produzione capitalistico gli uomini appaiono come oggetti e tale reificazione provoca un processo di “colonizzazione del mondo vitale”.

La prospettiva di mediazione tra sistema e mondo vitale La società è contemporaneamente sistema e mondo vitale, sono coessenziali : l’esistenza della società dipende dall’integrazione tra i due poiché a) sistema  portatore di efficienza b) mondo vitale  garantisce gli ancoraggi valoriali e la libera espressione della soggettività degli attori sociali.

Elementi di olismo Elementi di individualismo Sistema caratterizzato da qualità oggettive (struttura)

Mondo vitale caratterizzato da qualità soggettive (azione) Riproduzione materiale della società imperniata su: a) agire razionale rispetto allo scopo di ciascun individuo b) aggregazione di tali azioni c) instaurazione di una connessione- interdipendenza tra le conseguenze di tali azioni d) assunzione di tale connessione-interdipendenza tra azioni individuali , come “prestazioni di funzionali” che soddisfano gli imperativi di integrazione, sopravvivenza e stabilità del sistema.

Produzione e riproduzione simbolica della società imperniata sull’ agire comunicativo , luogo dei processi comunicativi di comprensione e d’intesa, dell’interpretazione delle situazioni (ermeneutica), dell’esercizio della razionalità comunicativa.

Produzione di senso.

b) morali (indicazioni per valutare la condotta); costituiscono il mezzo tramite il quale la vita sociale è prodotta e riprodotta.

  1. Risorse  vantaggio o capacità che gli agenti usano per influenzare la natura o il risultato di un processo d’interazione: strumenti di potere, l’intervento nel corso degli eventi dipende dalla risorse che l’agente può mobilitare; costituiscono il risultato , prodotto e riprodotto , dell’agire degli esseri umani. L’individuo agisce in base a ragioni e motivi specifici (in modo consapevole) ma tramite l’agire concorre a riprodurre la struttura. La struttura è concepita sia come mezzo, sia come risultato dell’agire che si attiva all’interno dei sistemi sociali: dualità della struttura. Tale dualità presuppone controllo riflessivo degli individui durante l’attività sociale quotidiana, ma evidenzia che la capacità di controllo è limitata da sconosciute condizioni dell’azione e impreviste conseguenze che possono verificarsi.

Processi di strutturazione Modalità = elemento di mediazione che permette di collegare l’azione e la struttura nel corso dei processi di riproduzione sociale ; passaggio da una dimensione astratta a una dimensione concreta.

  1. Aspetti semantici delle regole  modalità specificate come schemi interpretativi , elementi standardizzati del bagaglio di conoscenze condiviso dagli attori e da essi utilizzato nel produrre l’interazione. Lo schema interpretativo è una modalità che consente di passare dal senso (astratto) alla comunicazione (concreta) e viceversa.
  2. Aspetti normativi delle regole  modalità relazionante l’aspetto strutturale astratto con quello concreto dell’azione; è costituita dalle norme , procedure applicate nel corso dell’interazione che le danno connotazione morale, e che fanno parte di un ordinamento legittimo, continuamente confermato tramite l’applicazione delle norme stesse. Nonostante l’esistenza di sanzioni sono molteplici i modi di porsi di fronte alla morale, ogni individuo cerca di valutare i rischi connessi all’eventuale trasgressione e si comporta di conseguenza: rilevanza del protagonismo individuale nello svolgimento delle pratiche sociali.
  3. Risorse  a livello d’azione si colloca il potere : esiste uno stretto legame con l’azione in quanto il potere è sempre presente all’interno degli scambi sociali. Sono il mezzo tramite il quale è esercitato, si distinguono in: a) allocative  capacità dell’individuo di esercitare un comando sugli oggetti; b) autoritative  abilità da parte di un attore di utilizzare l’attività di altri attori e di esercitare controllo sopra essi. Vengono evidenziati tre aspetti essenziali propri dell’azione: intervento comunicativo, gioco di potere e dei rapporti etici, correlati tra loro e parti integranti dello scambio sociale; presenza assicurata dagli attori.

Caratteristica base della teoria della strutturazione : rivedere e trasformare le opposizioni concettuali e riformularle sotto forma di dualità. Il dualismo individualismo e società è risolto come dualismo di azione e struttura. G. non vede la società secondo una concezione “coercitiva”, ritiene che la struttura è sempre permissiva e costrittiva. Non importa quanto severa e autoritaria questa possa essere, stabilisce anche opportunità che consentono agli attori di intervenire nella vita sociale. Le costrizioni non operano mai in termini causali, non sono in grado di “spingere” qualcuno a comportarsi in un determinato modo se costui non ha una predisposizione. Esiste sempre una dose di intenzionalità nell’azione, persino con costrizioni rilevanti.

Azione e struttura

3.1 UN QUADRO DI RIFERIMENTO

Olismo  fenomeni sociali a partire dalla struttura; privilegiando la dimensione oggettiva, struttura concepita come realtà autonoma e l’azione come effetto esclusivo di fattori condizionanti.  Individualismo  fenomeni sociali a partire dal singolo attore; privilegiando la dimensione soggettiva, realtà sociale come prodotto delle azioni, spiegate in base a finalità perseguite e volute dagli attori. Ciascuno di questi approcci non riconosce sufficientemente la coessenzialità di azione e struttura.

Coessenzialità di azione e struttura come prospettiva di analisi: a) Fenomeni sociali sono un prodotto umano  sempre e comunque l’attività umana a creare il mondo sociale e il suo ordine, quindi costituiscono un prodotto dell’uomo. Assumono carattere sui generis e autonomo rispetto al contesto organico ambientale. b) Fenomeni sociali sono una realtà oggettiva  fenomeni sociali identificabili come dotati di una propria esistenza autonoma, oggettiva. c) L’uomo è un prodotto sociale  mondo sociale interiorizzato con processi di socializzazione primaria e secondaria, che forgia l’individuo facendolo apparire come prodotto sociale.

Alcune conseguenze relative al rapporto azione – struttura:

  1. Esistenza di uno stretto nesso tra azione – struttura  esistenza di un rapporto dinamico tra l’uomo e il mondo sociale (nesso manifestazione uomo – manifestazione mondo sociale);
  2. Rapporto azione – struttura dialettico  l’azione crea, produce, modifica, estingue la struttura, che a sua volta condiziona la prima;
  3. Interdipendenza azione – struttura  riferimento a un preciso contesto storico.

3.2 AZIONE SOCIALE

Olismo  azione come comportamento, reazione a stimoli esterni: dipende da elementi condizionali, normativi esterni ed interni; scarsa rilevanza nelle analisi.  Individualismo  azione come atto intenzionale, origine da volontà e desideri dei singoli soggetti; oggetto principale nelle analisi.

Due fondamentali modi di spiegare l’azione sociale:

  1. Spiegazione teologico-intenzionale  importanza primaria la decisione sulla scelta del fine da cui discende l’individuazione e l’impiego dei mezzi; nella misura in cui si coglie l’intenzione si comprende il fine dell’azione.
  2. Spiegazione causale  azione spiegata solo come conseguenza di eventi che la precedono. Azione sociale = agire, dotato di senso (intenzionale, teologico) orientato da forme, riferito ad una situazione, che offre opportunità e pone vincoli. Ampio spazio al protagonismo dell’individuo che agisce, nonostante si muova in coordinate che ne limitano il movimento, è, tuttavia, salvaguardato l’ancoraggio al contesto. Ulteriori precisazioni a partire da Schutz :
  3. Agire (azione nel suo decorso nel tempo presente, vissuti espressi dal flusso della conoscenza) VS azione (agire già compiuto, vissuti passati)  stesso fenomeno considerato in due tempi diversi: l’individuo quando decide di agire, anticipa nella mente ciò che vuole realizzare, si colloca in un tempo successivo (attività mentale di anticipazione definita progetto ).
  4. Motivo finale (fine dell’azione precedentemente immaginato) VS motivo causale (perché si è agito in un determinato modo).

Azione non strutturata  (bassa prevedibilità) presenta almeno una delle seguenti condizioni: a) l’attore ha come riferimento una situazione che include altri soggetti dei quali egli tiene conto (in vista e durante l’azione); b) l’attore è in rapporto con altri attori che hanno risorse in grado di influenzare la sua azione; c) l’attore condivide con altri una cultura.  Azione strutturata  (certo grado di prevedibilità) presenta contemporaneamente tutte e tre le condizioni.

3.3 STRUTTURA SOCIALE  Olismo  struttura particolare rilevanza; insieme di modelli e relazioni sociali con carattere descrittivo (funzionalismo); da essa derivano ragioni e motivi per cui gli individui agiscono, compito esplicativo (strutturalismo).  Individualismo  struttura riferita all’interazione tra soggetti, al centro dell’analisi l’azione.

Struttura = insieme relativamente stabile di elementi , insieme di componenti e il modo particolare in cui sono collegati tra loro. Caratteri essenziali sono:

Mores Tendenzialmente per tutti gli appartenenti ad un particolare gruppo presente nella società.

Elevata

Pratiche Per un singolo individuo e si traducono in azione. (Esterno)

Bassa

Consuetudini Per un singolo individuo e si traducono in azione. (Esterno)

Elevata

Atteggiamenti Forme di pensiero e stati d’animo propri di un individuo. (Interno)

Bassa

Sentimenti Forme di pensiero e stati d’animo propri di un individuo. (Interno)

Elevata

3.5 RUOLI SOCIALI

I ruoli costituiscono mezzi attraverso i quali valori e finalità si declinano in azioni concrete ( Parsons ), determinati insiemi di ruolo danno vita alle istituzioni, il cui grado dipende dalla natura delle singole attività. Catena relazionale: valori – finalità – ruoli – istituzioni. I ruoli traducono e fanno attuare indicazioni generali o specifiche agli attori. H. Blumer li concepisce come una guida all’azione: modalità in base alla quale una persona tende a esprimersi per il fatto di occupare una determinata posizione sociale.

Ruolo = modo in cui si comporta, o si deve comportare, l’attore che occupa una particolare posizione. Genere di azione strutturata che presenta tre caratteristiche:

  1. Posizionesi riferisce sempre a una specifica posizione sociale ; elemento qualificante di ogni struttura sociale, costituiscono il prerequisito affinché si possano definire i ruoli che consistono in ciò che è richiesto.
  2. Doverositàpossiede sempre una dimensione normativa ; si definisce in base alle aspettative esistenti nei suoi confronti, che assumono diverse gradazioni e connotazione normativa, non sempre esplicita. Contravvenire alle aspettative di ruolo può originare sanzioni.
  3. Reciprocopresenta sempre il carattere della reciprocità ; agire di ruolo non può realizzarsi se non in presenza di una “interfaccia” collegata ad esso. Il ruolo non può essere considerato solo in termini di aspettative, ma anche in base a come viene effettivamente svolto. Occorre distinguere tra:
  4. Auto-definizione (idea che un soggetto ha del proprio agire, per il fatto di occupare una determinata posizione);
  5. Etero definizione (attese che gli altri soggetti hanno nei confronti dell’agire di chi occupa una determinata posizione). Nonostante il carattere strutturale e normativo del ruolo, l’agire di ruolo presenta discrezionalità da parte di chi lo svolge e una personalizzazione in base alla diversità degli individui.

3.6 AUTONOMIA RELATIVA DELL’AZIONE E DELLA STRUTTURA Potere = possibilità del soggetto di conseguire le proprie finalità superando eventuali ostacoli, la sua dimensione è connessa alle interazioni sociali, sotto qualunque forma. Differenti sono le sue fonti: forza, ricatto, affetto, prestigio … a) legittimo  chi lo esercita occupa una posizione che gli permette di agire imponendo determinate azioni; b) non legittimo  chi lo esercita si impone ricorrendo esclusivamente alla forza.

Quanto più l’interdipendenza tra gli uomini aumenta , tanto più diminuisce la possibilità che un individuo possa prendere delle decisioni per conto proprio. Con il crescere delle interdipendenze aumentano anche i fenomeni sociali imprevisti o opposti alle intenzioni dei singoli. Si può riconoscere relativa autonomia alla struttura , che però non va generalizzata. Ciò non significa condividere la tesi secondo cui questa ha un carattere di sovra-ordinazione : la struttura non vive di vita propria, è alimentata dall’ agire di singoli individui. La struttura rappresenta la risultante di molteplici intrecci di relazioni che si consolidano nel tempo: a) interdipendenze  rapporti che sussistono indipendentemente dalla volontà dei singoli individui; b) interazioni  rapporti che implicano una qualche volontà dei singoli individui coinvolti.

Rapporto azione – struttura inteso come processo nel quale si realizza un condizionamento strutturale dell’azione e si attualizzano gli effetti dell’azione della struttura. Problema della libertà di agire dell’uomo: nonostante l’opposizione dominanza del libero volere ( individualismo ) VS inesistenza del libero volere ( olismo ), tutti gli esseri umani sono interdipendenti fin dalla nascita e questa interdipendenza impone limiti e vincoli alla libertà d’agire: la libertà è sempre limitata.

3.7 IMPLICAZIONI RECIPROCHE DI AZIONE E STRUTTURA

 Thomas e Znaniecki  situazione = insieme di valori e atteggiamenti con cui l’individuo o il gruppo ha

rapporti in un processo di attività , rispetto ai quali vengono valutati i risultati. Comprende tre tipi di dati:

  1. Condizioni oggettive entro le quali devono agire individuo o società che influenzano lo stato cosciente di individuo o gruppo.
  2. Atteggiamenti preesistenti che esercitano un’influenza reale sul comportamento.
  3. Definizione di situazione. Elementi qualificanti: a) atteggiamenti individuali  predisposizione all’agire in vista di un oggetto che non si riduce a un puro stato psichico; b) oggettivi valori sociali  dati che presentano un contenuto empirico accessibile ai membri di un gruppo sociale. L’implicazione reciproca fra azione e struttura si specifica nel tipo di relazione che si stabilisce tra atteggiamenti individuali e valori sociali : l’atteggiamento costituisce una sorta di corrispettivo individuale al valore sociale, della struttura. A collegare tali elementi intervengono le attività umane. T. e Z. riconoscono l’incidenza dei condizionamenti prendono le distanze dalle interpretazioni nelle quali le persone sono in balia di forze nei confronti delle quali non esercitano alcun controllo: eventualità contrastata da un momento di valutazione e decisione che precede qualsiasi azione, “ definizione della situazione ”. Tale concetto pone al centro dell’attenzione le modalità in cui gli individui filtrano, personalizzandoli, i dati percepiti dai loro sensi. La società è indispensabile poiché depositaria di valori e schemi che il bambino non potrebbe accumulare da solo. A sua volta l’individuo è indispensabile alla società essendo che tramite il suo operare egli cerca la cultura (intero modo di vivere di una società).

 Dahrendorf  per approfondire il tema della libertà, riprende il concetto di chance (occasioni offerte dalla

struttura sociale dell’individuo – Weber ) specificando che le chances di vita sono funzioni di: a) opzioni (possibilità offerte all’individuo dalla struttura); b) legature (vincoli posti dalla struttura, indispensabili per fornire coordinate all’individuo). Implicazione reciproca fra azione e struttura: l’individuo precisa le proprie azioni in base alle chances (elemento strutturale) le quali, a loro volta, trovano attuazione solo tramite l’agire dell’uomo.

3.8 LA SOCIALIZZAZIONE: NESSO AZIONE – STRUTTURA

Nella specie umana il patrimonio genetico è scarsamente rilevante, incide solo nel condizionare le potenzialità dell’agire e non il contenuto effettivo dell’azione. Nell’uomo il comportamento si basa su conoscenze apprese che costituiscono parte della cultura. Cultura = creazione umana, insieme organizzato di simboli e modelli, senza i quali il gruppo sarebbe ingovernabile. Per poter disporre dei contenuti di conoscenza, l’uomo deve apprenderli: capacità di apprendimento , prerequisito affinché si possa attuare il processo di socializzazione. Socializzazione = processo mediante il quale l’individuo, da essere biologico, diventa membro di un determinato gruppo sociale ; funzione mediatrice tra l’individuo e la società. a) Socializzazione primaria  nei primi anni di vita, quella attraverso cui si ha la formazione della personalità. Tramite i legami affettivi viene acquisito dall’individuo il mondo circostante e viene interiorizzata una prima visione della realtà: unica e aproblematica. b) Socializzazione secondaria  acquisizione delle conoscenze relative a diversi ruoli e ambiti esistenziali , ciascuno dei quali rispecchia e assicura la divisione del lavoro esistente nella società (“sottomondi” istituzionali). Senza la socializzazione gli esseri umani non riuscirebbero a possedere un linguaggio per comunicare e mezzi per affrontare i rapporti col proprio ambiente naturale e umano. Va concepita come un condizionamento verso l’uomo , come strumento per la costruzione della sua personalità e l’esercizio della sua libertà.

Il processo di socializzazione consente di approfondire il nesso azione – struttura, superandone la dicotomia. Tramite la socializzazione gli esseri umani sono condizionati da fattori strutturali e indotti a operare in modo congruente con le esigenze della struttura , dipendente dall’agire di individui socializzati che la creano e modificano tramite l’attività quotidiana. La socializzazione induce un individuo, con potenzialità, a restringerle in ambiti coincidenti con le esigenze della società. Trascurare le resistenze individuali induce a concepire la socializzazione in termini di conformismo automatico. Non è possibile limitarsi a concepire il rapporto individuo – struttura sociale nei termini di un adattamento statico del primo alle richieste della seconda, quanto di adattamento dinamico : messa in atto di nuove ansietà e impulsi nel socializzando, che costituiscono a loro volta spinte innovatrici verso la struttura.

Prima di parlare di azione fatale , occorre chiarire la distinzione tra Azioni problematiche : incertezza di esito positivo. VS Azioni consequenziali : definizione di concetto di consequenzialità come capacità di un risultato di andare oltre i confini dell’occasione e di esercitare influenza obiettiva sulla vita di chi scommette. L’azione fatale ha due proprietà strettamente connesse:

  1. Soggettiva  possesso di virtù morali caratterizzanti l’attore come individuo avente carattere;
  2. Oggettiva  rischio, dipende dall’incertezza dell’esito positivo e dalla rilevanza delle conseguenze. L’azione più significativa è quella che presenta una “celebrazione dell’autodeterminazione” assieme al possesso delle virtù morali, che nel loro insieme danno luogo alla capacità di mantenersi di fronte a pressioni inattese. Presenta quindi caratteristiche riconducibili a quelle dell’azione storica:
  3. Esercita un impatto, sul corso degli accadimenti del mondo e sulla biografia dell’attore, che produce modifiche in entrambi.
  4. Incide sulla personalità dell’attore, è una rivelazione inaspettata della personalità.
  5. Esercizio di una volontà “eccellente” che diventa modalità esistenziale, si configura come esercizio di virtù morali.
  6. Assume il connotato di decisione, rompe uno stato di incertezza e può produrre conseguenze irreversibili e illimitate. Queste caratteristiche condividono la proprietà della novità non effimera , che fa nascere qualcosa di nuovo nel mondo.

4.3.3 NESSO AZIONE STORICA – STRUTTURA SOCIALE Il nesso azione storica – struttura si qualifica per una relativa indipendenza dell’agire nei confronti delle strutture. A causa di tale indipendenza l’azione storica è in grado di intervenire attivamente sulla struttura in modo innovativa. L’azione storica può produrre nuove strutture di tipo sia religioso che politico.

4.4 AZIONE TEOLOGICO-NORMATIVA 4.4.1 DEFINIZIONE ED ESEMPI Azione teologico-normativa = azione conforme a norme e orientata al perseguimento di una meta che comporta sempre una proiezione nel futuro. a) La dimensione normativa prevale su quella teologica nelle attività in cui i consociati si conformano alle norme che guidano l’agire economico-politico. b) La dimensione teologica prevale su quella normativa nelle iniziative dell’operatore economico, dell’uomo politico.

4.4.2 AUTORE EMBLEMATICO DI RIFERIMENTO: TALCOTT PARSONS Teoria dell’azione volontaristica caratterizzata sotto un duplice profilo per l’elemento: a) della progettualità ; b) della normatività. Lo schema di riferimento dell’azione è individuato in questi elementi:

  1. Attore  colui che compie l’atto; rilevanza per le facoltà mentali che lo sopraelevano rispetto alla situazione.
  2. Fine dell’azione  a schema dell’azione definizione di stato futuro, anticipato mentalmente dall’attore; termine di un processo di realizzazione destinato a tradursi in realtà empirica.
  3. Situazione  luogo in cui l’azione si svolge, comprende a) condizioni (elementi che l’attore non è in grado di controllare); b) mezzi (porzione di situazione su cui l’attore esercita controllo e su cui opera per raggiungere un fine).
  4. Orientamento normativo  mette in relazione i primi tre e assume una certa superiorità. Rilevanza della soggettività. L’aspetto essenziale dell’azione è nella conoscenza oggettiva che l’attore possiede della realtà empirica inclusa nella situazione, quindi la parte attiva dell’attore sta nella comprensione della situazione e alla previsione di un possibile futuro. I fini dell’azione vengono assimilati dalle condizioni della situazione. La teoria volontaristica è una risposta alle sfide della teoria positivistica che concepisce l’azione come mero adattamento a situazione o ambiente, che non riconosce spazio né all’orientamento normativo né al conseguimento del fine. P. dà rilievo a norma e fine che chiamano in causa la volontà dell’attore conferendole rilevanza prioritaria.

4.4.3 NESSO AZIONE TEOLOGICO-NORMATIVA – STRUTTURA SOCIALE

Duplice processo di interiorizzazione dà luogo ad una interpenetrazione , l’individuo interiorizza la struttura e la struttura integra il soggetto: a) tramite l’ interiorizzazione il soggetto si appropria della struttura; b) mediante la socializzazione la struttura si appropria del soggetto.

4.5 AZIONE ADATTIVA 4.5.1 DEFINIZIONE ED ESEMPI

Azione adattiva = rapporta un soggetto a una realtà situazionale a lui esterna in modo tale da eliminare lo squilibrio insorto in questo rapporto. Tende a conformarsi a regole che cambiano in relazione alle esigenze mutevoli dell’ambiente: elevato automatismo e condizionamento dall’ambiente. L’ adattamento è la relazione che un soggetto instaura con il mondo esterno, che si esprime nel conformarsi del primo al secondo. Caratteristiche:

  1. Attenzione prioritaria per il rapporto soggetto – ambiente  importanza agli elementi che si qualificano per il riferimento diretto al rapporto attore sociale – ambiente: a) conseguenze dell’azione (modificano l’ambiente); b) condizioni dell’azione (esercitano condizionamento).
  2. Tendenziale distinzione tra mondo e ambiente  mondo esterno all’attore sociale distinto in: a) mondo come universo; b) mondo circostante l’attore
  3. Rilevanza delle circostanze esterne nel determinare l’azione  attore sociale concepito come centro originario dell’azione stessa, sopraelevato rispetto all’ambiente e capace di esercitare un certo controllo; tuttavia per le teorie adattive l’azione è compiuta dall’attore a causa di uno stato di necessità.
  4. Superiorità della facoltà di apprendimento  nel compiere e scegliere l’azione, l’attore è guidato dalla conoscenza. Il processo di adattamento si articola nelle fasi di apprendimento e acquisizione di abitudini , che hanno entrambe carattere cognitivo : basta che l’attore sociale non cada nell’ignoranza e nell’errore quando valuta l’ambiente che deve fronteggiare perché l’azione di adattamento si verifichi automaticamente.

4.5.2 AUTORE EMBLEMATICO DI RIFERIMENTO: NIKLAS LUHMANN

I concetti basilari sono quelli di I^ sistema sociale che definisce caratteristiche ed articolazioni in base al rapporto con l’II ambiente. La struttura viene intesa come “generalizzazione delle aspettative” dei comportamenti, ovvero l’acquisizione, da parte del sistema, di una indifferenza nei confronti dei movimenti ambientali tale da compensare gli influssi. Il sistema è oppresso da problemi e si qualifica come adattivo poiché reagisce al cambiare delle condizioni e degli eventi ambientali ricorrendo a prestazioni volte a mantenere invariata la propria struttura. Soluzione: mutamento delle funzioni che il problema ha dimostrato essere disfunzionali e nell’ apprendimento di nuove. Generalizzare le aspettative significa valorizzare tipi particolari di norme di comportamento che costituiscono insiemi integrati di diritti e doveri riferiti a una persona.

a) Distinzione tra mondo e ambiente  complessità di un sistema sempre inferiore a quella del mondo e del proprio ambiente; la rappresentanza che il sistema ha del proprio ambiente coincide con ciò che il sistema coglie come possibilità. b) Il concetto diconfine ”  sistema e ambiente sono concepiti come entità complementari e poste sullo stesso piano; tuttavia il sistema si trova subordinato all’ambiente che lo assilla di problemi, la “soggettività” del sistema (autonomia) è esercitata in forma reattiva, non attiva: l’iniziativa spetta all’ambiente. c) Predominanza della facoltà conoscitiva  azioni a prestazioni possiedono natura cognitiva: i sistemi sociali apprendono a sopravvivere tramite le informazioni derivanti dall’ambiente; l’azione dei sistemi complessi è guidata da regole di attenzione e decisione, deve fronteggiare problemi che richiedono sforzo cognitivo per elaborare unità di conoscenza. Rappresentazione collettività: Individui / microcomunità a base affettiva ( ambito microsociologico )  limitato margine d’attenzione e capacità di esperienza e d’azione; costituiscono i componenti della società, rappresentano l’ambiente dei sistemi sociali. VS Sistemi organizzativi ( ambito macrosociologico )  riduzione della complessità dell’ambiente, il criterio delle prestazioni è strumentale, svincolato da implicazioni affettive; in grado di sviluppare una compressione della complessità.

4.5.3 NESSO AZIONE ADATTIVA – STRUTTURA L’azione adattiva ristabilisce un equilibrio che si è alterato tra attore e ambiente. L’assunzione di una norma etica non è un mezzo per conseguire un risultato utile, ma un mezzo per affermare valore. Il rapporto tra azione adattiva e struttura sociale rispetta il criterio di conformarsi alla richiesta della struttura per:

  1. abitudine ;
  2. non rinunciare a un vantaggio ;
  3. non subire un danno. Agendo in modo adattivo l’attore, nei rapporti con la struttura, tende a stabilire una situazione di equilibrio.