Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


sofferenza e riprogettazione capitolo6, Sintesi del corso di Pedagogia

Riflettere sul dolore manifesta l’intenzione d’indugiare su una dimensione della vita suscettibile di condizionare il divenire personale . Nelle varie fasi della crescita c’è bisogno di far si che eventuali situazioni di sofferenza non impediscano la necessaria spinta interiore alla progettazione esistenziale.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 01/04/2019

marianna-sardini
marianna-sardini 🇮🇹

4.1

(13)

19 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Domenico Simeone
Dalla sofferenza alla riprogettazione esistenziale
Linee di consulenza educativa
La sofferenza, la malattia, la morte rappresentano eventi critici della vita. Tale criticità genera sofferenza
entrando in maniera imprevedibile, rompendo i normali equilibri emotivi e ostacolandone i diversi progetti
futuri. Ciò implica un processo di trasformazione e di cambiamento, non automatico e non necessariamente
positivo, che pone il soggetto di fronte a scelte e nuovi interrogativi circa il senso della vita. Lo induce a
ridefinire il proprio progetto esistenziale e a rivedere il rapporto che lega l’io all’altro (da qui ci si rende
conto della poli-identità della propria identità soggettiva). La stessa scala valoriale viene rimessa in gioco. In
questo senso la formula di Eschimo, “imparare attraverso la sofferenza”, assume significato. La crisi allora,
diventa almeno potenzialmente, un’occasione di conoscenza e trasformazione.
1. La sofferenza come occasione di apprendimento trasformativo
Nella prospettiva educativa, l’evoluzione della crisi viene vissuta come un’opportunità per apprendere. È un
processo che ha inizio con l’elaborazione della crisi esistenziale indotta dalla sofferenza. La pedagogista
tedesca Erika Schuchardt, partendo dall’analisi di più di 500 storie di vita, progetta un percorso di
riprogettazione del dolore suddiviso in 8 fasi.
I^FASE: LA NEGAZIONE
All’inizio della crisi vi è lo shock, c’è un rifiuto di credere che ciò che sta accadendo sia reale. La negazione
è una reazione inconscia, un meccanismo di difesa che ci permette di difenderci da emozioni forti che,
altrimenti, ci bloccherebbero. La reazione negativa ha una funzione adattiva, ovvero rappresenta quel
periodo dove il soggetto o la famiglia, pian piano diventa maggiormente consapevole di quanto sta
accadendo, adattando i vecchi stili di vita alla nuova realtà. Come aiutare a superare ciò? Stando vicini alla
persona in difficoltà creando un clima di fiducia e aspettando che siano pronte per parlarne.
II^FASE: LA CERTEZZA
Dopo la fase caratterizzata dal tentativo di negare la realtà, si apre la possibilità che il dolore venga accolto.
In questa fase il soggetto oscilla tra l’accettazione razionale dei dati della realtà e il rifiuto emotivo di ciò che
questa verità comporta. I fatti oggettivi si palesano e razionalmente dall’incertezza si passa alla certezza.
III^ FASE: ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO
Presa consapevolezza della situazione critica e di ciò che comporta, si ha l’emergere delle emozioni e dei
sentimenti che accompagnano tale ammissione razionale. La sofferenza e l’evento che l’ha generata viene
vissuta come un’ingiustizia, un’aggressione esterna immotivata, la quale da origine ad una reazione
aggressiva verso (autodistruzione: isolamento, rassegnazione apatica) o verso gli altri (il nucleo
famigliare, operatori). In questa fase è importante saper “con-prendere” tali reazioni emotive e saperli aiutare
ad elaborare emotivamente la crisi.
IV^FASE: TRATTATIVA
Tutte le energie liberate nella fase dell’aggressione vengono ora incanalate per cercare qualcosa che possa
eliminare la sofferenza e ripristinare tutto come era prima. Spesso si cercano rimedi “miracolosi” o di natura
religiosi (pellegrinaggi).
V^FASE: DEPRESSIVA
L’insuccesso delle strategie ricercate, la consapevolezza reale del dolore porta la persona a essere
emotivamente rassegnata o, anche, depressa. Il dolore pervade il vissuto del soggetto, ma è solo questo
attraversamento che permette di avere una nuova consapevolezza, una nuova fase.
VI^FASE: ACCETTAZIONE
L’incontro reale con il proprio dolore può creare le condizioni per passare da una situazione subita, ad una
situazione governata e vissuta attivamente. La persona, dopo aver preso coscienza del limite che la realtà
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica sofferenza e riprogettazione capitolo6 e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

Domenico Simeone

Dalla sofferenza alla riprogettazione esistenziale

Linee di consulenza educativa

La sofferenza, la malattia, la morte rappresentano eventi critici della vita. Tale criticità genera sofferenza entrando in maniera imprevedibile, rompendo i normali equilibri emotivi e ostacolandone i diversi progetti futuri. Ciò implica un processo di trasformazione e di cambiamento, non automatico e non necessariamente positivo, che pone il soggetto di fronte a scelte e nuovi interrogativi circa il senso della vita. Lo induce a ridefinire il proprio progetto esistenziale e a rivedere il rapporto che lega l’io all’altro (da qui ci si rende conto della poli-identità della propria identità soggettiva). La stessa scala valoriale viene rimessa in gioco. In questo senso la formula di Eschimo, “imparare attraverso la sofferenza”, assume significato. La crisi allora, diventa almeno potenzialmente, un’occasione di conoscenza e trasformazione.

  1. La sofferenza come occasione di apprendimento trasformativo Nella prospettiva educativa, l’evoluzione della crisi viene vissuta come un’opportunità per apprendere. È un processo che ha inizio con l’elaborazione della crisi esistenziale indotta dalla sofferenza. La pedagogista tedesca Erika Schuchardt, partendo dall’analisi di più di 500 storie di vita, progetta un percorso di riprogettazione del dolore suddiviso in 8 fasi. I^FASE: LA NEGAZIONE All’inizio della crisi vi è lo shock, c’è un rifiuto di credere che ciò che sta accadendo sia reale. La negazione è una reazione inconscia, un meccanismo di difesa che ci permette di difenderci da emozioni forti che, altrimenti, ci bloccherebbero. La reazione negativa ha una funzione adattiva, ovvero rappresenta quel periodo dove il soggetto o la famiglia, pian piano diventa maggiormente consapevole di quanto sta accadendo, adattando i vecchi stili di vita alla nuova realtà. Come aiutare a superare ciò? Stando vicini alla persona in difficoltà creando un clima di fiducia e aspettando che siano pronte per parlarne.

II^FASE: LA CERTEZZA Dopo la fase caratterizzata dal tentativo di negare la realtà, si apre la possibilità che il dolore venga accolto. In questa fase il soggetto oscilla tra l’accettazione razionale dei dati della realtà e il rifiuto emotivo di ciò che questa verità comporta. I fatti oggettivi si palesano e razionalmente dall’incertezza si passa alla certezza.

III^ FASE: ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO Presa consapevolezza della situazione critica e di ciò che comporta, si ha l’emergere delle emozioni e dei sentimenti che accompagnano tale ammissione razionale. La sofferenza e l’evento che l’ha generata viene vissuta come un’ingiustizia, un’aggressione esterna immotivata, la quale da origine ad una reazione aggressiva verso sé (autodistruzione: isolamento, rassegnazione apatica) o verso gli altri (il nucleo famigliare, operatori). In questa fase è importante saper “con-prendere” tali reazioni emotive e saperli aiutare ad elaborare emotivamente la crisi.

IV^FASE: TRATTATIVA Tutte le energie liberate nella fase dell’aggressione vengono ora incanalate per cercare qualcosa che possa eliminare la sofferenza e ripristinare tutto come era prima. Spesso si cercano rimedi “miracolosi” o di natura religiosi (pellegrinaggi).

V^FASE: DEPRESSIVA L’insuccesso delle strategie ricercate, la consapevolezza reale del dolore porta la persona a essere emotivamente rassegnata o, anche, depressa. Il dolore pervade il vissuto del soggetto, ma è solo questo attraversamento che permette di avere una nuova consapevolezza, una nuova fase.

VI^FASE: ACCETTAZIONE

L’incontro reale con il proprio dolore può creare le condizioni per passare da una situazione subita, ad una situazione governata e vissuta attivamente. La persona, dopo aver preso coscienza del limite che la realtà

comporta, è pronta per imparare a convivere con la malattia/dolore e ciò permette di elaborare la crisi ed accettare l’inevitabile.

VII^FASE: ATTIVITÀ La consapevole accettazione della sofferenza permette alla persona di reinvestire le energie, impiegate fino adesso per combattere il dolore, in maniera realistica ed efficace. Ora è possibile pensare ad un nuovo progetto cercando strumenti congrui alla realtà che possano aiutare la situazione. La persona cambia prospettiva e ridefinisce se stessa.

VIII^FASE: SOLIDARIETÀ Capita che la persona, ora, si renda conto che situazioni analoghe a quelle vissute da lei esistono. Dopo aver riconosciuto che non è possibile essere liberati dalla sofferenza e aver tracciato un nuovo progetto esistenziale, la persona si apre alla solidarietà e cerca di aiutare altre persone che cercano di dare nuovo senso alla propria sofferenza e a sé.

  1. La consulenza educativa Un utile sostegno alla persona può essere dato dalla consulenza educativa. All’educatore spetta il compito di aumentare la consapevolezza circa le difficoltà che il giovane incontrerà nelle situazioni di sofferenza e cercare di far emergere le dinamiche emotive legate alla revisione del progetto di vita. In particolare, l’educatore deve porsi con atteggiamento di comprensione ed empatia. Ciò può facilitare e sostenere il processo di ridefinizione del progetto di vita messo in discussione dagli eventi critici. Lo scopo della consulenza educativa (o counselling) è racchiusa nella frase “aiutare la persona ad aiutarsi”: ciò che viene offerto è l’opportunità di esplorare maggiormente le proprie dinamiche per accrescere il proprio livello di consapevolezza, facendo un uso migliore delle proprie risorse al fine di raggiungere un maggior benessere. Lo strumento utilizzato nel counselling comprende fondamentalmente abilità comunicative. L’educatore non offre già delle soluzioni ma struttura luoghi (setting) dove discutere liberamente. Il giovane, così facendo, si sentirà corresponsabile nel processo di consulenza. Inoltre, l’educatore, deve mostrare un atteggiamento di “considerazione positiva”: caldo interesse ed accettazione di tutti i sentimenti del giovane, positivi e negativi. L’educatore si pone in ascolto e cerca di capire il giovane sospendendo qualsiasi forma di giudizio che rimanda al suo vissuto personale, cercando di rilevare i sentimenti in questione e di comunicarglieli. Questa dinamica relazionale permette al giovane di diventare più consapevole di se stesso. L’ascolto attivo viene percepito dal giovane che si sente più libero di comunicare il proprio mondo interiore, perché considerato meritevole dell’attenzione altrui. La qualità non giudicante ed accettante del clima empatico permette alle persone di percepire l’autentico interesse da parte dell’educatore e ciò porta ad una maggiore comprensione e valutazione verso i propri sentimenti vagamente percepiti. Tale atteggiamento favorisce la conoscenza e l’accettazione di sé e viene definito “insight”, parallelamente favorisce la congruenza tra le proprie sensazioni, il loro riconoscimento e la loro manifestazione esteriore. Integrare nel processo di crescita educativa quei sentimenti rinnegati dal ragazzo porta alla piena realizzazione di sé e all’accettazione dei propri limiti. Impregnando la relazione di significati esistenziali, la consulenza educativa è in grado di mettere a fuoco il progetto educativo che la persona ha su di sé, oltre che offrire un supporto a chi incontra la sofferenza.
  2. La relazione empatica La relazione d’aiuto ha lo scopo di favorire l’esplorazione dei propri sentimenti da parte del giovane per un’autentica comprensione di sé. Lo strumento relazionale che permette questo percorso è l’empatia. Empatia significa “rendersi conto”, cogliere la realtà dei sentimenti dell’altro, senza immedesimarsi. È questa distanza tra l’Io e l’Altro che permette il reale incontro. Questa relazione autentica, si fonda sull’apertura dell’Io al Tu ma nello stesso tempo sull’irriducibilità dell’Io e sul suo essere autenticamente se stesso. L’apertura costitutiva all’Altro va di pari passo con la libertà dell’Io, nella consapevolezza che la qualità dell’incontro empatico non si riduce nella fusione con l’Altro ma nel riconoscimento reciproco del proprio Io. Lo scopo è quello di costruire un rapporto interpersonale significativo dove aspetti cognitivi e quelli affettivi si intrecciano, in grado di attivare un positivo processo di cambiamento del giovane. Dunque, la comprensione empatica si basa su due capacità contrapposte: la differenziazione e, dall’altro, la “fusione affettiva”, che permette la presa in carico delle emozioni del soggetto, differenti dalle proprie anche in

Un esempio di “con -prendere” è quello del “rêverie”. È un linguaggio particolare che la mamma utilizza per comprendere le necessità del proprio bambino. La madre interiorizza le emozioni troppo forti che il figlio non riesce a decodificare, le rielabora e le restituisce riempite di senso, così da essere più facilmente “assimilate”. Questa relazione positiva che si viene ad instaurare permette al bambino di costruire i suoi pensieri, il suo linguaggio, la sua mente. Nella consulenza educativa “Con-prendere” costituisce quello spazio dove il dolore dell’altro viene accolto, rielaborato e poi restituito denso di significato che ora può essere meglio compreso dal giovane.

Riaprire il vaso di Pandora: liberare la speranza

Per l’operatore è necessario che sappia stare di fronte alla sofferenza senza però venirne travolto. Egli deve trovare il coraggio per aprire il “vaso di Pandora” e liberare la speranza sepolta dal dolore. Saper accogliere il dolore e darle significato, senza esserne investiti, permette di sviluppare quei fattori preventivi utili per aumentare la resilienza e far accrescere la speranza, la quale permette di affrontare costruttivamente le situazioni critiche della vita. L’educatore per promuovere e sollecitare lo spirito di iniziativa del giovane, deve infondere speranza. Nel resistere insieme alla persona che sta soffrendo, si stabilisce un atteggiamento solidale che le permette di vedere l’esperienza sotto un’altra luce. La speranza riesce a creare quel ponte che permette di uscire dalla solitudine e che mette in relazione chi sta soffrendo con gli altri. Essa fa emergere le parole non dette e le realtà inedite, è una speranza rivelatrice. Il compito dell’aiuto pedagogico consiste proprio nel favorire lo sviluppo della speranza e della fiducia. Attraverso esse è possibile mantenere un atteggiamento di disponibilità al cambiamento interiore non perdendo, così, l’intenzionalità e la progettualità messe in discussione dall’evento critico. Ristrutturarsi costituisce l’elemento chiave per salvarsi dal rischio di una vita priva di prospettive future. La psicoterapeuta Lukas, riprendendo i concetti esposti da Frankl sul dare significato alla propria esperienza di sofferenza, ha elaborato uno schema dove pone le dimensioni del successo e quella della realizzazione del senso della vita l’una perpendicolare all’altra. Può capitare di trovare persone che apparentemente stanno bene, ma che in profondità vivono una crisi del senso della vita e si sentono frustrati. A questa si contrappone una crisi dovuta ad un dolore reale, come per esempio la malattia. In entrambi i casi è possibile dare un nuovo senso all’esperienza che si sta vivendo modificando il proprio atteggiamento, il quale decreterà i valori che mi aiuteranno a realizzare il senso dell’esperienza e più ampiamente il senso della vita. È in questo momento che la speranza entra in gioco. L’esperienza così vissuta può diventare un’opportunità di apprendimento e di crescita che porta ad un arricchimento interiore. I valori dell’atteggiamento possono essere maturati anche quando si ha già un atteggiamento positivo verso la realizzazione del successo della propria vita, i quali si tramuteranno in valori verso il prossimo come la solidarietà. Il senso della sofferenza può essere accettato se verso dato dall’amore di qualcosa o di qualcuno, senza di esso non si trova senso alla sofferenza. Donarsi permette di trovare uno scopo e di liberarsi dalla disperazione le quali ci ancorano al mondo. Infatti il vero dramma nella sofferenza sta nel viversela in solitudine senza prospettive che diano un senso alla propria esistenza.

Breve cenni alla storia di Pandora Pandora, la prima donna del genere umano, venne creata da Efesto su richiesta di Zeus per vendicarsi di Prometeo, e con lui di tutta la stirpe umana, per aver rubato il fuoco e sulla terra. Zeus inviò Pandora sulla terra e sposò Epimeteo, fratello stolto di Prometeo. Pandora aveva con sé, un vaso che gli era stato dato da Zeus dicendole di non aprirlo mai. Fino ad allora la stirpa umana aveva vissuto senza grandi mali in eterno, fin quando Pandora levò il coperchio dal vaso. Uscirono tutti i mali del mondo e, successivamente, lo riaprì per liberare anche la Speranza che era rimasta soffocata in fondo al vaso.

Per far si che il giovane completi questa sua “metamorfosi”, dalla sofferenza alla realizzazione sul senso della vita, è necessario che intorno lui vi sono adulti in grado di saper stare nella crisi accompagnandolo in questo sua ricerca di senso.

Crisi del senso della vitaCrisi dovuta al doloreValori generalizzati dell’atteggiamentoFrustrazione esistenziale: dubbio sul senso della vita

Confronto con il destino: disperazione nel dolore

Collegamento della felicità a un contesto di senso della vita

Inserimento del dolore in un contesto di senso della vita

Crisi del senso della vitaCrisi dovuta al doloreValori dell’atteggiamentoFrustrazione esistenziale: dubbio sul senso della vita

Confronto con il destino: disperazione nel dolore

Collegamento della felicità a un contesto di senso della vita

Inserimento del dolore in un contrasto di senso della vita