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Riflettere sul dolore manifesta l’intenzione d’indugiare su una dimensione della vita suscettibile di condizionare il divenire personale . Nelle varie fasi della crescita c’è bisogno di far si che eventuali situazioni di sofferenza non impediscano la necessaria spinta interiore alla progettazione esistenziale.
Tipologia: Sintesi del corso
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Domenico Simeone
Linee di consulenza educativa
La sofferenza, la malattia, la morte rappresentano eventi critici della vita. Tale criticità genera sofferenza entrando in maniera imprevedibile, rompendo i normali equilibri emotivi e ostacolandone i diversi progetti futuri. Ciò implica un processo di trasformazione e di cambiamento, non automatico e non necessariamente positivo, che pone il soggetto di fronte a scelte e nuovi interrogativi circa il senso della vita. Lo induce a ridefinire il proprio progetto esistenziale e a rivedere il rapporto che lega l’io all’altro (da qui ci si rende conto della poli-identità della propria identità soggettiva). La stessa scala valoriale viene rimessa in gioco. In questo senso la formula di Eschimo, “imparare attraverso la sofferenza”, assume significato. La crisi allora, diventa almeno potenzialmente, un’occasione di conoscenza e trasformazione.
II^FASE: LA CERTEZZA Dopo la fase caratterizzata dal tentativo di negare la realtà, si apre la possibilità che il dolore venga accolto. In questa fase il soggetto oscilla tra l’accettazione razionale dei dati della realtà e il rifiuto emotivo di ciò che questa verità comporta. I fatti oggettivi si palesano e razionalmente dall’incertezza si passa alla certezza.
III^ FASE: ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO Presa consapevolezza della situazione critica e di ciò che comporta, si ha l’emergere delle emozioni e dei sentimenti che accompagnano tale ammissione razionale. La sofferenza e l’evento che l’ha generata viene vissuta come un’ingiustizia, un’aggressione esterna immotivata, la quale da origine ad una reazione aggressiva verso sé (autodistruzione: isolamento, rassegnazione apatica) o verso gli altri (il nucleo famigliare, operatori). In questa fase è importante saper “con-prendere” tali reazioni emotive e saperli aiutare ad elaborare emotivamente la crisi.
IV^FASE: TRATTATIVA Tutte le energie liberate nella fase dell’aggressione vengono ora incanalate per cercare qualcosa che possa eliminare la sofferenza e ripristinare tutto come era prima. Spesso si cercano rimedi “miracolosi” o di natura religiosi (pellegrinaggi).
V^FASE: DEPRESSIVA L’insuccesso delle strategie ricercate, la consapevolezza reale del dolore porta la persona a essere emotivamente rassegnata o, anche, depressa. Il dolore pervade il vissuto del soggetto, ma è solo questo attraversamento che permette di avere una nuova consapevolezza, una nuova fase.
L’incontro reale con il proprio dolore può creare le condizioni per passare da una situazione subita, ad una situazione governata e vissuta attivamente. La persona, dopo aver preso coscienza del limite che la realtà
comporta, è pronta per imparare a convivere con la malattia/dolore e ciò permette di elaborare la crisi ed accettare l’inevitabile.
VII^FASE: ATTIVITÀ La consapevole accettazione della sofferenza permette alla persona di reinvestire le energie, impiegate fino adesso per combattere il dolore, in maniera realistica ed efficace. Ora è possibile pensare ad un nuovo progetto cercando strumenti congrui alla realtà che possano aiutare la situazione. La persona cambia prospettiva e ridefinisce se stessa.
VIII^FASE: SOLIDARIETÀ Capita che la persona, ora, si renda conto che situazioni analoghe a quelle vissute da lei esistono. Dopo aver riconosciuto che non è possibile essere liberati dalla sofferenza e aver tracciato un nuovo progetto esistenziale, la persona si apre alla solidarietà e cerca di aiutare altre persone che cercano di dare nuovo senso alla propria sofferenza e a sé.
Un esempio di “con -prendere” è quello del “rêverie”. È un linguaggio particolare che la mamma utilizza per comprendere le necessità del proprio bambino. La madre interiorizza le emozioni troppo forti che il figlio non riesce a decodificare, le rielabora e le restituisce riempite di senso, così da essere più facilmente “assimilate”. Questa relazione positiva che si viene ad instaurare permette al bambino di costruire i suoi pensieri, il suo linguaggio, la sua mente. Nella consulenza educativa “Con-prendere” costituisce quello spazio dove il dolore dell’altro viene accolto, rielaborato e poi restituito denso di significato che ora può essere meglio compreso dal giovane.
Riaprire il vaso di Pandora: liberare la speranza
Per l’operatore è necessario che sappia stare di fronte alla sofferenza senza però venirne travolto. Egli deve trovare il coraggio per aprire il “vaso di Pandora” e liberare la speranza sepolta dal dolore. Saper accogliere il dolore e darle significato, senza esserne investiti, permette di sviluppare quei fattori preventivi utili per aumentare la resilienza e far accrescere la speranza, la quale permette di affrontare costruttivamente le situazioni critiche della vita. L’educatore per promuovere e sollecitare lo spirito di iniziativa del giovane, deve infondere speranza. Nel resistere insieme alla persona che sta soffrendo, si stabilisce un atteggiamento solidale che le permette di vedere l’esperienza sotto un’altra luce. La speranza riesce a creare quel ponte che permette di uscire dalla solitudine e che mette in relazione chi sta soffrendo con gli altri. Essa fa emergere le parole non dette e le realtà inedite, è una speranza rivelatrice. Il compito dell’aiuto pedagogico consiste proprio nel favorire lo sviluppo della speranza e della fiducia. Attraverso esse è possibile mantenere un atteggiamento di disponibilità al cambiamento interiore non perdendo, così, l’intenzionalità e la progettualità messe in discussione dall’evento critico. Ristrutturarsi costituisce l’elemento chiave per salvarsi dal rischio di una vita priva di prospettive future. La psicoterapeuta Lukas, riprendendo i concetti esposti da Frankl sul dare significato alla propria esperienza di sofferenza, ha elaborato uno schema dove pone le dimensioni del successo e quella della realizzazione del senso della vita l’una perpendicolare all’altra. Può capitare di trovare persone che apparentemente stanno bene, ma che in profondità vivono una crisi del senso della vita e si sentono frustrati. A questa si contrappone una crisi dovuta ad un dolore reale, come per esempio la malattia. In entrambi i casi è possibile dare un nuovo senso all’esperienza che si sta vivendo modificando il proprio atteggiamento, il quale decreterà i valori che mi aiuteranno a realizzare il senso dell’esperienza e più ampiamente il senso della vita. È in questo momento che la speranza entra in gioco. L’esperienza così vissuta può diventare un’opportunità di apprendimento e di crescita che porta ad un arricchimento interiore. I valori dell’atteggiamento possono essere maturati anche quando si ha già un atteggiamento positivo verso la realizzazione del successo della propria vita, i quali si tramuteranno in valori verso il prossimo come la solidarietà. Il senso della sofferenza può essere accettato se verso dato dall’amore di qualcosa o di qualcuno, senza di esso non si trova senso alla sofferenza. Donarsi permette di trovare uno scopo e di liberarsi dalla disperazione le quali ci ancorano al mondo. Infatti il vero dramma nella sofferenza sta nel viversela in solitudine senza prospettive che diano un senso alla propria esistenza.
Breve cenni alla storia di Pandora Pandora, la prima donna del genere umano, venne creata da Efesto su richiesta di Zeus per vendicarsi di Prometeo, e con lui di tutta la stirpe umana, per aver rubato il fuoco e sulla terra. Zeus inviò Pandora sulla terra e sposò Epimeteo, fratello stolto di Prometeo. Pandora aveva con sé, un vaso che gli era stato dato da Zeus dicendole di non aprirlo mai. Fino ad allora la stirpa umana aveva vissuto senza grandi mali in eterno, fin quando Pandora levò il coperchio dal vaso. Uscirono tutti i mali del mondo e, successivamente, lo riaprì per liberare anche la Speranza che era rimasta soffocata in fondo al vaso.
Per far si che il giovane completi questa sua “metamorfosi”, dalla sofferenza alla realizzazione sul senso della vita, è necessario che intorno lui vi sono adulti in grado di saper stare nella crisi accompagnandolo in questo sua ricerca di senso.
Crisi del senso della vitaCrisi dovuta al doloreValori generalizzati dell’atteggiamentoFrustrazione esistenziale: dubbio sul senso della vita
Confronto con il destino: disperazione nel dolore
Collegamento della felicità a un contesto di senso della vita
Inserimento del dolore in un contesto di senso della vita
Crisi del senso della vitaCrisi dovuta al doloreValori dell’atteggiamentoFrustrazione esistenziale: dubbio sul senso della vita
Confronto con il destino: disperazione nel dolore
Collegamento della felicità a un contesto di senso della vita
Inserimento del dolore in un contrasto di senso della vita