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Il mito di edipo e la sua evoluzione nella tragedia greca, con particolare focus sulla reinterpretazione di freud del complesso di edipo e sull'analisi della tragedia di sofocle. Vengono esplorati i temi della peste, del μίασμα (contaminazione) e del φαρμακος (capro espiatorio), nonché il ruolo di edipo come re carismatico e razionalista. Inoltre, il documento approfondisce l'edipo a colono, considerato il testamento spirituale di sofocle, e la morte di edipo, vista come un evento sacro e miracoloso. Vengono infine discusse le novità introdotte da euripide nel genere tragico, come il prologo informativo e l'ironia tragica.
Tipologia: Appunti
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Il mito di Edipo oggi è considerato il mito per eccellenza per la reinterpretazione che Freud da di questo mito. Il complesso di Edipo è l’impulso inconscio del bambino a eliminare il padre e quindi ad avere un rapporto ambivalente di amore e odio con il padre e amare la madre. Non solo ma il mito di Edipo è il mito fondativo della psicanalisi, e sulla via aperta da Freud si muoveranno tutti i psicanalisti da Jung a Hillman perché per loro i miti sono i modelli fondamentali capaci di illustrare la vita inconscia dell’anima. Nell’Edipo a Colono si ricava il mito di Laio. Nell’opera Sofocle presenta Edipo padre terribile che maledice i figli maschi come era stato suo padre Laio. Quindi una paternità violenta e patologica in cui i padri bloccano la strada ai figli e vengono meno la loro funzione di padri. Quindi il complesso di Laio è quando il padre odia il figlio e fa tutto per umiliarlo e prolungare così la sua virilità ed il possesso della donna che dopo il parto deve dividere le attenzioni tra padre e figlio. Al di là di queste riflessioni della psicanalisi se si guarda la tragedia di Sofocle la natura dei rapporti tra Edipo e Giocasta è diversa perché essa non è un’amante ma una mediatrice di potere. Quindi il rapporto tra Edipo e Giocasta non è la realizzazione di una morbosa sessualità: Edipo non desidera Giocasta e Giocasta non desidera Edipo. I due si congiungono per volontà sociale perché Giocasta è la regina di Tebe quando il trono è vacante. Il senso del loro matrimonio non è l’eros ma la regalità. Edipo: la tragedia si apre con la peste che fa riferimento alla peste che infestò atene nel 330- Anche l’iliade ebbe inizio con una pestilenza inviata da un dio adirato veniva consultato un indovino perché le stragi naturale venivano attribuite ad un μίασμα ossia una contaminazione da espiare con sacrifici e riguardi Ciò che il pubblico sa e che Edipo ignora è che la causa del male è proprio Edipo che nel prologo esce dalla reggia solennemente e si rivolge ai tebani chiamandoli τέκνα quindi l’inizio della storia è ολβος felice. Infatti Edipo oscilla tra due poli: re carismatico salito al trono per la sua intelligenza. La saga tebana non conosce il motivo della peste e non solo, mentre l’indagine di Edipo procede e si incentra prima sull’omicidio di Laio e poi sulla propria identità, il tema della peste sbiadisce, l’epidemia ha già cessato di infierire quando Edipo scopre che è lui il μίασμα colui che deve pagare. Edipo, da re medico che di fronte alla malattia che devasta la sua terra assume il ruolo di responsabile che deve trovare la causa del male e il modo di guarigione, diventa morbo. Il μίασμα nel mondo greco arcaico è qualcosa di primordiale, una contaminazione che si espande nello spazio coinvolgendo l’intera comunità e nel tempo investendo i discendenti di Edipo. Quella dell’Edipo Re è una peste flagello che si abbatte sul regno animale e vegetale, provoca abortiti, sterilità. Sofocle ricorre a moduli letterali tradizionali ma abbiamo anche analogie lessicali e testuali con la descrizione storica della peste di Atene di Tucidide. Edipo è anche il φαρμακος in cui entra in gioco l’interpretazione di Vernant. Nella scena iniziale ci sono dei giovani che hanno in mano dei ramoscelli con la funzione di allontanare il contagio. Vernant individua una analogia tra la festa ateniese delle Targhelie, una festa annuale per annullare i mali accumulati durante l’anno. Nel corso della festa venivano introdotti in città due φαρμακοι prima umani poi capri scelto per la loro particolare bruttezza. Essi venivano colpiti con un lancio di frutta o di radici e poi espulsi; durante questa festa avveniva una processione in cui i giovani portavano ramoscelli ornati di frutti e di dolci che
simboleggiavano la rinascita della natura e servivano di scacciare la carestia. A teatro il pubblico ateniese riconosceva questo rituale e riconosceva in Edipo il contaminatore da esiliare. Edipo è dunque re e capro espiatorio, ed entrambi i volti sono responsabili della vita dei cittadini e cambiano una nell’altra. Ovviamente Sofocle dà al rovesciamento della natura di Edipo un valore universale. Edipo è il modello dell’uomo simile al dio e al nulla, il φαρμακος deve essere cacciato affinché la città viva. Edipo è un condensato di contaminazione di essere segnato dal destino. SCONTRO CON TIRESIA PAG 199 Scontro in cui sono segnati i modi in cui si legge la realtà: Tiresia profeta cieco che rappresenta un sapere religioso e oracolare che è legato a una sapienza arcaica e tradizionale. Edipo rappresenta il sapere Laico e razionalistico riconducibile alla sofistica di allora. I due rappresentano due sistemi di pensiero dell’epoca e inconciliabili. Tra loro si accende un diverbio: fin dall’inizio della tragedia Edipo affronta l’emergenza della peste con razionalità e determinazione: si informa sui fatti, invia Creonte a consultare l’oracolo, avvia le indagini raccogliendo indizi. Edipo è l’incarnazione di una razionalità laica che si muova in autonomia e afferma nello scontro con beffardo orgoglio di aver sconfitto la sfinge contando sull’intelligenza senza conoscere gli uccelli. Il dialogo è impossibile poiché i due sono segnati da ironia e sarcasmo. Tiresia usa un linguaggio oscuro, reticente. (vs 380) Edipo pensa che Creonte stia bramando per prendersi il potere e si sente minacciato credendo che Tiresia partecipi a una congiura. Momento di esempio di ironia tragica poiché pubblico e personaggio sono diversamente informati su quanto accade nella scena. Alla fine del colloqui dopo che Edipo ha più volte sottolineato cioè che comprende e vede Tiresia gli ha detto che “ha la vista ma non vede” (vs 413) che parla a sproposito, non sapete tutti quanti (vs 328), (vs 366) non vedi la disgrazia in cui ti trovi. Dopo queste affermazioni ambigue nella sua ultima lunga battuta, Tiresia rivela con chiarezza il presente, il passato e futuro di Edipo ma egli non è più in grado di associare a se stesso la persona di cui l’indovino parla. Noi abbiamo un evidente allusione alla cultura contemporanea a Sofocle e quindi pensiero di Protagora per cui l’uomo è misura di tutte le cose ma per Sofocle è una creatura effimera che non può arrivare alla vera sapienza. Non è la sapienza diurna buona a rispondere indovinelli la vera sapienza. Ma essa è quella notturna profonda e rivelata di Tiresia. (vs 316) c’è una battuta di Tiresia che è determinate “è tremendo sapere quando non giova a chi sa” che demistifica l’intelligenza laica. La tragedia è divisa in 2 parti e il passaggio dall’una all’altra avviene tramite l’entrata in scena di Giocasta. Nel tentativo di placare Edipo Giocasta dice qualcosa che svia i pensieri di Edipo ossia gli racconta che Laio fu ucciso in un tempo lontano all’incrocio di 3 vie e questo illumina la mente di Edipo che ricorda un episodio cioè l’omicidio di un uomo che l’aveva aggredito a un crocicchio. Da questo momento Edipo cessa di essere τύραννος e inizia a scavare dentro di sé, è angosciato da un pensiero che non l’abbandona malgrado il tentativo di Giocasta di calmare le sue ansie. Prima Edipo era αυθάδης =sicuro di se, ora inizia l’itinerario verso il dolore e alla fine verso la conoscenza. Anche lui ha una verità da raccontare: la sua infanzia.
di Edipo e alla morte di Sofocle nonché alla situazione drammatica di Atene alla fine della guerra e alla speranza di una salvezza per la città. Per Del Corno ci sono due riferimenti espliciti:
Sofocle ricorre spesso a un lessico anche formulare di matrice omerica. L’altra influenza è la tragedia eschilea però lo stile di Sofocle è solenne ma piano. Sofocle è capace di ritrarre i personaggi con il loro modo peculiare di esprimersi: Antigone e le sue continue negazioni. L’ultimo Sofocle ricorre maggiormente ai canti degli attori sulla scena e ai dialoghi che si chiamano lirico-epirrematici perché la stessa cosa di trova in Euripide perché siamo di fronte a nuove forme musicali alla moda che si affermano sul finire del quinto secolo. EURIPIDE: Siamo nel momento più fiorente di Atene. Euripide testimone fedele degli eventi del suo tempo. C’è un lui un’analisi lucida della società ateniese avviata verso la crisi tanto che alla sua epoca non fu apprezzato dai contemporanei. In circa quarant’anni di attività vinse solo cinque volte di cui una postuma. Nel quarto secolo quando diventa abitudine alle grandi Dionisie portare sulla scena una tragedia dei grandi tragici del quinto secolo, Euripide diviene molto apprezzato tanto che di lui ci arrivano 17 tragedie più una spuria è un dramma satiresco. Euripide anticipa un gusto estetico di età ellenistica e le sue tragedie sono modello della commedia nuova di Menandro e sono modello del romanzo ellenistico. In comune con le tragedie di Euripide, la commedia nuova e il romanzo ellenistici hanno: 1.umanizzazione del mito: la tragedia va verso il quotidiano, le situazioni teatrali si imborghesiscono 2.l’attenzione per il privato e la psicologia per i personaggi 3.il gusto per l’avventuroso, peripezie VITA: pag 251 Dati poco sicuri perché tendono a ridicolizzarlo. I comici antichi come Aristofane fanno delle malevoli insinuazioni su Euripide e lo stesso ad esempio gli attribuiscono la fama di misogino. Le tradizioni biografiche ne fanno il figlio di un bottegaio e di un’erbivendola. La prima moglie pare lo tradisse con lo schiavo a cui dettava le sue opere. Viene rappresentato come un asociale che si ritira in una grotta per comporre i suoi versi. Leggendaria è la sua morte perché si dice che venne sbranato da cani oppure da donne invasate e che un fulmine venne scagliato sulla sua tomba perché era ateo. Quindi la tradizione aneddotica sottolinea misoginia, scontrosità, ateismo. I tratti reali: nel Marmor Parium nasce nel 485-484, probabilmente di famiglia aristocratica tanto che fu uno dei pochi a possedere una biblioteca privata. Fu aperto alla cultura sofistica ma diversamente da Eschilo e Sofocle non ricoprì cariche civili o militari