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In questo schema si parla delle classi sociali di Sparta e di com'era organizzata la sua società; il mito di Atene; la popolazione divisa e la società; Dracone, Solone, Pisistrato e i suoi figli, Clistene e la sua democrazia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Nel corso dell’età arcaica (750 a.C. – V secolo) si affermarono due città con due culture differenti: Sparta , città dorica, con un regime aristocratico oligarchico e Atene , città ionica, con un regime “democratico”. Le informazioni sulla storia di Sparta che gli studiosi hanno trovato derivano da autori dell’epoca animati da spirito polemico nei confronti della città rivale, e resti archeologici scarsi , che hanno consentito di fare poche deduzioni. Secondo il mito, nella Laconia era sorta la città di Lacedemone (governata da Menelao, fratello di Agamennone), ma verso il XIII secolo a.C. venne abbandonata. Nell’anno 1000 a.C. dei Dori “Eraclidi”, discendenti di Eracle, ripopolò la regione e sot- tomise la popolazione indigena, fondando poi Sparta. Intorno al 750 a.C. gli Spartani si espansero nella Messenia in seguito alle guerre messeniche , e avendo risolto il problema dei rifornimenti, avviarono una politica di mantenimento. La società era divisa in 3 classi che popolavano la città in modo squilibrato. Erano gli spartiati , i perieci e gli iloti. Gli iloti erano i più numerosi di tutti, e i perieci erano più numerosi degli spartiati. Gli spartiati ( homóioi , “uguali” siccome avevano la stessa origine) erano i discendenti dei Dori conquistatori , e gli era riconosciuto il diritto di cittadinanza per nascita. Avevano diritti e doveri uguali e per mantenere stabile questa struttura sociale cercarono di limitare l’arrivo degli stranieri , facendo isolare la città. Il pezzo di terra (coltivato dagli iloti della famiglia) che avevano poteva essere dato in eredità solo al primogenito maschio. Gli spartiati si occupavano delle attività militari. Avevano una vita dura sottoposta a regole. Alla nascita solo i neonati robusti e in salute avevano diritto di vivere, mentre quelli deboli o malformati venivano abbandonati sul monte Taigeto. A 7 anni , venivano educati in gruppo (scalzi e con il dovere di procurarsi il cibo per sopravvivere) dopo essere stati sottrati dalle famiglie, e il loro addestramento finiva con il kryptèia (caccia agli iloti). A 19 anni diventavano combattenti e a 30 potevano partecipare all’ assemblea. Anche dopo il matrimonio, gli spartiati dovevano consumare un pasto al giorno con i compagni ( sissízi ), e continuare gli addestramenti fino ai 60 anni. I perieci erano gli abitanti delle città e dei villaggi attorno a Sparta. Dovevano combattere affianco agli spartiati e non avevano diritti politici. Potevano eseguire attività commerciali o artigianali. Gli iloti , infine, non hanno diritti civili e politici e dovevano coltivare a loro spese le terre degli spartiati. Forse erano discendenti degli indigeni sottomessi dai Dori. Sparta era governata da due re ( diarchia ) in carica fino alla morte e si succedevano per discendenza dinastica. Gli spettava il comando dell’esercito. Dalla metà del VII secolo a.C., Licurgo emanò la “ rhétra ”, una costituzione che introduceva un’ assemblea popolare ( apèlla ), un consiglio degli anziani ( gherusìa ) e 5 magistrati di controllo ( éphproi ). Era un tentativo di equilibrare i poteri della città. I re ebbero il potere esecutivo e militare. L’ apèlla era l’assemblea che riuniva tutti gli spartiati adulti. Aveva il compito di eleggere le cariche della polis e decidere in merito alle discussioni per la successione al trono. Aveva quindi il potere legislativo. La gherusía era composta dai 2 re e da 28 “ gheronti ” (spartiati con almeno 60 anni), eletti, uno per uno all’ apèlla , in base all’intensità degli applausi ricevuti. Il com- pito del consiglio era giudicare il tradimento , i crimini , imporre multe e condannare all’esilio e alla morte. Aveva quindi il potere legislativo e giudiziario. Anche gli efori erano eletti dall’ apèlla , ma su scelta della gherusía. Erano 5 magistrati che rimanevano in carica un anno e avevano il compito di amministrare la giustizia , e avevano quindi il potere giudiziario. L’ eforo eponimo aveva anche il compito di dirigere l’ apèlla e la gherusía. Durante l’età arcaica si affermarono Sparta e Atene. Le poche informazioni sulla storia di Sparta derivano da autori polemici o da resti scarsi. Secondo il mito la città venne abbandonata e i Dori Eraclidi la ripopolarono. Gli Spartani si espansero nella Messenia e poi avviarono una politica di mantenimento. La società era divisa in 3 classi: spartiati: discendenti dei Dori conquistatori che cercavano di limitare l’arrivo degli stra- nieri per mantenere stabile la loro struttura sociale. Si occu- pavano delle attività militari: potevano vivere solo i neonati robusti. A 7 anni venivano strappati via dalla famiglia e a 19 diventavano combattenti. A 60 finivano l’addestramento perieci: abitanti della città che non avevano diritti politici. iloti: non avevano nessun diritto. Sparta era una diarchia, e Licurgo introdusse poi un’assembla popolare, un consiglio degli anziani e dei magistrati. L’ apèlla doveva eleggere le cariche della polis. La gherusìa giudicava tradimenti e crimini, imponeva multe e condannava. Gli efori amministravano la giustizia.
Secondo il mito, Atene e Poseidone entrarono in conflitto per l’Attica quando biso- gnava scegliere il dio che avrebbe protetto quella terra. Le due divinità, non riuscendosi a mettere d’accordo, chiesero agli ateniesi di scegliere tra i due, dopo aver offerto un dono alla città: Poseidone fece sgorgare una fonte di acqua salata , mentre Atena fece spuntare dal terreno un albero di ulivo. La popolazione ateniese scelse Atena e promisero al dio del mare che avrebbero innalzato un tempio in suo onore. Sempre secondo il mito, il primo re di Atene fu Cecrope, mentre l’ultimo fu Codro, caduto in battaglia per respingere i Dori. Inoltre l’eroe Teseo aveva unificato i 12 villaggi dell’Attica (con il sinecismo) in una sola città dando origine alla vera e propria polis di Atene. Nel VIII secolo a.C. la popolazione era divisa in tribù , ognuna delle quali aveva un “re”. Ogni tribù era formata da raggruppamenti di famiglie, le “ fratríe ”. Inizialmente servivano per degli scopi militari, ma poi divennero le principali unità organizzative della società. C’erano anche altri raggruppamenti sociali ad Atene, come i ghène , che ne facevano parte solo gli aristocratici discendenti dalle antiche famiglie. Nella città potevano risiedere anche gli stranieri, chiamati “ meteci ”. Essi non avevano cittadinanza e non avevano possesso di terre, ma se un ateniese si rendeva garante per loro, potevano essere giudicati e ascoltati in tribunale e potevano esercitare le loro attività. L'apertura a tutti fece sì che Atene diventasse la città più internazionale e più aperta dell’antica Grecia. Inizialmente Atene era governata da un basilèus (re) che deteneva un potere assoluto, ma gli aristocratici decisero ben presto di affiancargli degli altri magistrati in carica per un anno per limitarne l'autorità. Nel VII secolo a.C. il regime divenne aristocratico. I magistrati principali erano chiamati arconti ed erano l’ arconte basilèus ( antico re ) con le competenze di sacerdote, l’ arconte “ polemàrco ” a cui gli venne affidato l’esercito, e l’ arconte “ epònimo ” che svolgeva funzioni politiche e amministrative. A questi gli vennero affiancati 6 arconti “ tesmotèti ” che controllavano il loro operato. Una volta terminato il loro incarico, gli arconti andavano a far parte dell’ Areòpago , il consiglio degli anziani che si riuniva sulla collina di Ares , che vigilava l’operato dei magistrati e giudicava i crimini più gravi. Questo sistema, chiamato “arcontale” non contribuì al superamento delle tensioni sociali: gli aristocratici avevano il monopolio delle magistrature e avevano concentrato la maggior parte delle proprietà terriere nelle loro mani, così i contadini furono costretti a cedere le proprie terre e poi a vendersi come schiavi. Dracone nel 620 a.C. emanò le leggi sull’omicidio , così che quando qualcuno veniva accusato di omicidio, doveva essere sottoposto a un processo pubblico e non alla vendetta dei familiari della vittima per difendere il loro onore. Inoltre fece distinzione tra omicidio volontario e involontario. Nel 594 a.C. Solone emanò nuove leggi per conciliare le varie classi sociali. Cancellò i debiti dei contadini e proibì che un cittadino potesse diventare schiavo del creditore, ridistribuì le terre usurpate dei nobili a contadini e pastori, e creò un governo basato sulla ricchezza di ciascun cittadino ( timocrazia ):