Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Special needs, Appunti di Didattica Pedagogica

pedagogia e didattica inclusiva per bambini con disabilità

Tipologia: Appunti

2011/2012

Caricato il 23/12/2012

poldo82
poldo82 🇮🇹

4.4

(46)

4 documenti

1 / 24

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Special needs a scuola.
Pedagogia e didattica inclusiva per alunni con disabilità
di Tamara Zappaterra
INTRODUZIONE
In Italia si è andata affermando negli ultimi 30 anni una prospettiva culturale e sociale ampiamente
inclusiva. È ormai condivisa da tutti l'idea che le persone con deficit non siano dei malati ma delle
persone con dei vissuti, problematiche e conflitti esistenziali di ogni persona. Di qui la necessità di
interventi educativi individualizzati. Lo strumento principe in ambito pedagogico è la relazione
fondata sull'ascolto attivo e la comunicazione empatica. Le persone con disabilità presentano bisogni
peculiari, special needs appunto, i quali necessitano risposte educative e modalità di approccio
sofisticate e differenziate.
PARTE 1
DIDATTICA E PRATICHE DI INCLUSIONE NELLE DISABILTA' TRADIZIONALI
1- L'INCLUSIONE NEI CASI DI DISABILITA' UDITIVA
L'orecchio è l'organo che ci permette di ascoltare. Esso è composto da 3 parti dette orecchio esterno,
orecchio medio e orecchio interno attraverso le quali l'energia meccanica delle onde sonore
provenienti dall'esterno si trasforma in energia nervosa.
-orecchio esterno: composto dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno, le cui funzioni
sono quelle di individuare la direzione di provenienza e di condurre i suoni alla membrana del
timpano.
-orecchio medio: formato da una cavità in cui si trova la catena degli ossicini: martello, incudine,
staffa che hanno la funzione di trasmettere i suoni.
.orecchio interno: è composto da due apparati, il vestibolo e la coclea. Il vestibolo è l'organo
dell'equilibrio; ha un ruolo di controllo sui movimenti del corpo e sul tono muscolare e posturale che
serve ad assicurare l'equilibrio. La coclea è una cavità ossea a forma di conchiglia, contiene al suo
interno l'organo del Corti che è una formazione nervosa deputata all'ascolto delle vibrazioni
acustiche. Le onde sonore muovono, in modo differente, a seconda dei suoni, i liquidi della coclea.
Inoltre determinate frequenze stimolano determinate aree di cellule del Corti.
La riduzione di udito viene definita con il termine ipoacusia. A seconda della sede in cui si localizza
il danno si parla di sordità:
1-di trasmissione: l'orecchio interno risulta essere funzionante e quindi in grado di trasformare i
suoni ricevuti in segnali, ma viene a mancare il meccanismo dell'amplificazione, c'è quindi una
perdita di volume del messaggio sonoro.
2-percettive e neurosensoriali: la sordità deriva da alterazioni della coclea (orecchio interno) o del
nervo acustico.
3-centrali: la sordità deriva da danni localizzati nell'area temporale ad es. tumori. Chi è affetto da
questo tipo di sordità, pur riuscendo a percepire suoni e rumori non riesce ad attribuire loro nessun
significato.
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18

Anteprima parziale del testo

Scarica Special needs e più Appunti in PDF di Didattica Pedagogica solo su Docsity!

Special needs a scuola.

Pedagogia e didattica inclusiva per alunni con disabilità

di Tamara Zappaterra

INTRODUZIONE

In Italia si è andata affermando negli ultimi 30 anni una prospettiva culturale e sociale ampiamente inclusiva. È ormai condivisa da tutti l'idea che le persone con deficit non siano dei malati ma delle persone con dei vissuti, problematiche e conflitti esistenziali di ogni persona. Di qui la necessità di interventi educativi individualizzati. Lo strumento principe in ambito pedagogico è la relazione fondata sull'ascolto attivo e la comunicazione empatica. Le persone con disabilità presentano bisogni peculiari, special needs appunto, i quali necessitano risposte educative e modalità di approccio sofisticate e differenziate.

PARTE 1

DIDATTICA E PRATICHE DI INCLUSIONE NELLE DISABILTA' TRADIZIONALI

1- L'INCLUSIONE NEI CASI DI DISABILITA' UDITIVA

L'orecchio è l'organo che ci permette di ascoltare. Esso è composto da 3 parti dette orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno attraverso le quali l'energia meccanica delle onde sonore provenienti dall'esterno si trasforma in energia nervosa. -orecchio esterno: composto dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno, le cui funzioni sono quelle di individuare la direzione di provenienza e di condurre i suoni alla membrana del timpano. -orecchio medio: formato da una cavità in cui si trova la catena degli ossicini: martello, incudine, staffa che hanno la funzione di trasmettere i suoni. .orecchio interno: è composto da due apparati, il vestibolo e la coclea. Il vestibolo è l'organo dell'equilibrio; ha un ruolo di controllo sui movimenti del corpo e sul tono muscolare e posturale che serve ad assicurare l'equilibrio. La coclea è una cavità ossea a forma di conchiglia, contiene al suo interno l'organo del Corti che è una formazione nervosa deputata all'ascolto delle vibrazioni acustiche. Le onde sonore muovono, in modo differente, a seconda dei suoni, i liquidi della coclea. Inoltre determinate frequenze stimolano determinate aree di cellule del Corti. La riduzione di udito viene definita con il termine ipoacusia. A seconda della sede in cui si localizza il danno si parla di sordità: 1-di trasmissione: l'orecchio interno risulta essere funzionante e quindi in grado di trasformare i suoni ricevuti in segnali, ma viene a mancare il meccanismo dell'amplificazione, c'è quindi una perdita di volume del messaggio sonoro. 2-percettive e neurosensoriali: la sordità deriva da alterazioni della coclea (orecchio interno) o del nervo acustico. 3-centrali: la sordità deriva da danni localizzati nell'area temporale ad es. tumori. Chi è affetto da questo tipo di sordità, pur riuscendo a percepire suoni e rumori non riesce ad attribuire loro nessun significato.

Si distinguono 4 gradi di sordità: -lieve, con soglia tra 20 e 40 decibel -media, con soglia tra 40 e 70 decibel -grave, con soglia tra 70 e 90 decibel -profonda, con soglia uguale o superiore ai 90 decibel. All'interno di questa sordità c'è un'ulteriore suddivisione in 3 gruppi in base alle frequenze. Metodo orale e/o metodo mimico-gestuale? Il bimbo che nasce sordo o diventa tale in età prelinguistica non può apprendere il linguaggio tramite la via dell'udito e se non viene educato all'apprendimento della parola parlata per mezzo di metodi speciali è destinato a diventare sordomuto. Tali disabili in passato venivano visti non come sordi ma come muti e i termini che venivano utilizzati erano muto, inutile, ottuso, vuoto. Solo recentemente si è potuto giungere all'affermazione che chi non sente, non parla. Secondo Trisciuzzi si apprende a parlare quando sussistono 3 condizioni: -aspetto neurologico: necessaria è la maturazione del sistema fonatorio e la capacità discriminatoria dell'udito -aspetto intellettivo: necessaria è la maturazione intellettiva, la formazione del pensiero simbolico e dell'immagine mentale. Chi parla e chi ascolta devono rappresentarsi mentalmente ciò a cui il termine si riferisce. -l'aspetto sociale: riguarda il linguaggio come strumento di comunicazione che permette l'interazione sociale tra individui che usano lo stesso codice linguistico. La storia dei sordi si può far risalire ad uno scritto si Bartolo della Marca d'Ancona del 300 che afferma la possibilità di educare i sordomuti o con il linguaggio parlato o con quello dei segni; ma l'opera non fu presa in considerazione. Le prime testimonianze documentate di educazione di sordomuti risalgono al 16 sec. Il monaco Pedro Ponce istruì due bimbi sordi tramite il metodo orale: il suo metodo si fondava sull'apprendimento della scrittura e sulla produzione della parola in seguito all'imitazione dei movimenti delle labbra. Tuttavia il merito del metodo orale va a Bonet. Tale metodo però venne sopravanzato in Inghilterra da quello mimico-gestuale di cui i fautori Wollis che ritenevano più idoneo l'utilizzo della mimica spontanea e della scrittura. Tra il 600 e il 700 si affermarono in Europa due scuole: -quella tedesca rappresentata da Corrado Amman che comprese che la parola è una qualità innata ma non può passare all'atto se non viene stimolata dall'udito -quella francese rappresentata da Charles De l'Epèe ideatore del metodo epeano o dei segni metodici basato sulla mimica. Nel 1880 ci fù il Congresso Internazionale per il miglioramento della sorte dei Sordomuti che esaltò la lingua orale a discapito di quella gestuale e ciò provocò una frattura tra sordi e udenti. La cosa positiva del congresso fu il riconoscimento del diritto all'educazione dei sordi. 1-Metodo orale: consiste nel sollecitare il bimbo all'apprendimento della parola tramite la parola stessa distinguendo tra lettura labiale (momento ricettivo) e l'atto fonatorio (momento eiettivo). I sostenitori del metodo orale vedono come necessità primaria quella di rendere il sordo un integrato sociale, importante per loro è recuperare il residuo uditivo. 2-Metodo dei segni: utilizza i gesti spontanei che i sordi utilizzano per interagire tra loro, a questi movimenti gli educatori ne aggiunsero altri.(uso gesti, mani:dattilologia). Non s tratta di un linguaggio universale, noi in Italia abbiamo il LIS ma in altri posti ne esistono diversi. I sostenitori del metodo dei segni intendono prima di tutto salvaguardare l'equilibrio emotivo del bimbo sordo, educarlo in un gruppo di coetanei simili a lui e, soprattutto, ad un linguaggio semplice e più veloce da imparare rispetto all'articolazione della parola.

deve imparare a fare una conversazione allargata. Spesso il ragazzo vive momenti di impasse dovute a insufficienti competenze linguistiche e cognitive che non consentono una rapida elaborazione delle informazioni, che portano a esperienze limitate di dialogo con altri. Tutti questi fattori sono le cause più frequenti di difficoltà che possono portare a frustrazione, isolamento. Difficoltà: lentezza nell'apprendimento, mancanza di fluidità verbale, lettura difficoltosa, linguaggio scritto difficoltoso, omissione di parole, frasi incomplete, confusione. Si possono utilizzare così strategie comunicative quali: -scegliere l'argomento del discorso in base a conoscenze condivise, utilizzando parole già conosciute -accettare e verificare la comprensione -sollecitare il contributo personale del bimbo -lavorare sulla capacità del bimbo di segnalare esplicitamente la non comprensione -prolungare i tempi di attenzione alla conversazione imparando ad inserirsi -utilizzare un codice linguistico appropriato e supportare il linguaggio orale attraverso l'uso di immagini, rappresentazione mimica e motoria -smettere di parlare quando si è girati a scrivere alla lavagna -utilizzare il linguaggio del corpo per accompagnare consegne e istruzioni -parlare a turno e segnalare con la mano quando qualcuno interrompe e interviene nel discorso -toccare sul braccio l'alunno per richiamare la sua attenzione, mai all'improvviso e alle spalle -renderlo partecipe di tutto quello che avviene in classe e che a lui può sfuggire. (fare alla lavagna una scaletta degli argomenti, usare foto). Un'importanza fondamentale le hanno le tecnologie informatiche, sono importante ai fini valutativi, laddove i colloqui o le prove scritte non garantiscono, vista la natura del deficit, pari opportunità. Le tipologie più comuni d ausili didattici sono: -programmi che permettono di utilizzare le caratteristiche acustiche della voce, per offrire al soggetto un feedback in base al quale auto-correggersi. Forniscono informazioni visive circa l'intonazione, l'intensità, la durata, la sonorità. -programmi finalizzati alla costruzione di testi, attraverso lavori di completamento, di produzione -programmi finalizzati ad incrementare la competenza linguistica dei soggetti audiolesi, in grado di creare sinergia con le acquisizioni delle sedute logopediche per implementare la capacità di strutturare frasi corrette -programmi che servono a mettere in comunicazione ragazzi sordi inseriti in diverse scuole -programmi di riconoscimento vocale, realizzati con l'obiettivo di rendere i non udenti partecipi di occasioni di rilevante interesse sociale e culturale, riducendo la distanza che li separa dal mondo degli udenti es. progetto voice studia l'utilizzo del riconoscimento vocale applicato a varie situazioni per realizzare sullo schermo di un computer ciò che viene detto in simultanea. La didattica speciale per l'alunno ipoacusico Le condizioni più favorevoli all'inclusione sembrano verificarsi nella scuola primaria dove il tempo più ampio destinato alle attività ludiche, manuali e creative consente alla classe numerosi scambi comunicativi non verbali. Il gioco, il disegno, la manipolazione, l'esplorazione dell'ambiente richiedono l'uso di un capitale-parole essenziale di cui il bimbo sordo è fornito. Con l'aumentare dell'età viene chiesto al bimbo scambi comunicativi più ricchi e strutturati e il bimbo che ha una produzione povera e stentata rischia di venire estromesso dagli scambi comunicativi spontanei nella classe. La didattica nell'area psicomotoria: la psicomotricità è una scienza che si fonda sull'assunto che il movimento faciliti il sorgere del pensiero e contribuisca a creare apprendimento; si occupa di costruire l'identità del soggetto, a partire da quella corporea. Il ragazzo è osservato e sono decodificati i significati della sua postura, del suo corpo, della sua comunicazione non verbale. Favorisce il manifestarsi dell'espressività, della creatività. Si effettua in spazi e tempi definiti attraverso un progetto che si modifica in base all'evoluzione del bimbo. La musicoterapia è molto utilizzata poiché stimola gli aspetti percettivi e di discriminazione dei suoni e valorizza gli aspetti espressivi nell'ambito del sonoro, sollecita l'autostima, diminuisce l'ansia da prestazione. Anche la

drammatizzazione è efficace per l'integrazione in quanto è un mezzo espressivo. Conduce il bimbo alla capacità di immaginare. È la riproduzione consapevole di gesti, espressioni del volto, del corpo, di movimenti; favorisce il passaggio da realtà a finzione e viceversa; porta il ragazzo ad esprimersi liberamente e a liberare i suoi contenuti interiori. Tutto ciò favorisce la socializzazione. La didattica nell'area grafico-pittorica: importante stimolare il bimbo nelle produzioni grafiche e a esplicitarne i contenuti e le risonanze emotive. L'immagine è lo strumento privilegiato di comunicazione e di conoscenza della realtà. La didattica nell'area logico-matematica: la mate è uno strumento per interpretare la realtà e per allenare al senso critico, al ragionamento, alla capacità di classificare, di ordinare, di astrarre. Gli alunni sordi incontrano difficoltà nella mate nei rapporti tra pensiero, simboli e linguaggi, nella capacità di ragionare dovuto a carenze esperienziali, difficoltà nel linguaggio specifico, nelle formule. Necessario è rinforzare i concetti matematici all'interno di un gioco-problema. La didattica nell'area linguistico-espressiva: l'alunno ha difficoltà in ambito linguistico: vocabolario limitato, rigidità lessicale, minore padronanza, errori di omissione e di sostituzione. Importante è fare in modo che prediliga le descrizioni, riassunti, lettere che coinvolgono la grande capacità che ha di osservazione. Spiegare termini astratti e fare canzoncine con termini uguali, sotto forma di gioco. Il caso di Chiara Ha 11 anni ed è affetta da ipoacusia percettiva bilaterale profonda. Gli è stata diagnosticata al 2 anno di vita. Non utilizza appieno le informazioni uditive che riceve in quantità ridotta e con percezione distorta. Carattere chiuso, umore costante, si isola, è insicura. Ha difficoltà sul piano relazionale, ha l'insegnante di sostegno. Asse psicomotorio: statura media, gracile, portamento rigido. Non ha coscienza dell'io corporeo, chiusura delle scapole. Motricità compromessa. Sguardo vivo e vivace mimica facciale. Capacità di coordinazione oculo-manuale. Asse affettivo-relazionale: atteggiamento corretto con docenti e compagni, difficoltà di relazionarsi, quando un compagno le si rivolge lei cerca la persona che in quel momento è il suo punto di riferimento. Asse dell'identità e dell'autonomia personale: precisa, ama lavorare, si cura nell'abbigliamento, attraversa la strada sola, lavori domestici, mangia da sola, conosce la propria storia personale, il suo deficit, sa leggere l'ora. Asse cognitivo: buono ma l'apprendimento è ostacolato, buone capacità di memoria visiva e a breve termine, difficoltà in memoria a lungo termine. Buona capacità attentiva. Area linguistico-espressiva: il riconoscimento fonetico e linguistico primario delle produzioni orali sono compromesse. Con l'apparecchio acustico ottiene miglioramenti nella capacità di ricezione. Riconosce bene le produzioni scritte, per comprendere il linguaggio orale si avvale della lettura labiale. Difficoltà a comprendere linguaggi specifici, lessico limitato. Area logico-matematica: esegue comparazione tra figure, capisce la logica degli insiemi, riconosce i numeri arabi. Espressione grafico-pittorica: disegna volentieri e spontaneamente.

Nel 1786 fu così fondato a Parigi l'Istituto Nazionale di Ciechi, 1a scuola per l'educazione dei non vedenti. Johann Wilhelm Klein fu l'inventore del metodo di scrittura in rilievo con punteruolo. Esso veniva utilizzato per evidenziare il margine delle lettere, cosicché il cieco potesse percepirle con il tatto. Klein aveva operato sostituendo la linea continua delle lettere con una linea tratteggiata, punteggiata con il punteruolo. Ma un tale sistema risultava troppo laborioso, faticoso. Bisognava procedere con un metodo che consentisse la lettura grazie ad un numero minimo di atti motori. Un altro metodo fu quello del cubaritmo di Maurice Ballu, un sistema di lettura e scrittura che prevedeva l'accostamento di cubetti di piombo recanti ciascuno una lettera in rilievo. L'applicazione di questi metodi, visto il grande dispendio di tempo e di energia, non si diffusero molto. Il codice linguistico che si affermò fu il Metodo Braille, inventato da Braille, uomo non vedente. A 3 anni divenne cieco per una punta di ferro rimbalzata in un occhio. Intuì la necessità di un codice dove ogni lettera fosse percepita simultaneamente e si rese conto che a tale percezione si prestava il punto e non l alinea. Questa idea la riprese da Barbier che aveva inventato un codice con punti in rilievo ma aveva scopo militare; ogni segno si componeva di 12 punti, ma erano troppi così Braille li ridusse a 6. il Braille è un codice linguistico in rilievo che con 64 segni esprime il sistema alfabetico, il sistema numerico e la segnografia musicale. Ciascuna lettera è espressa da un numero variabile da 1 a 6 puntini in rilievo racchiusi in uno spazio rettangolare di 6mm di altezza per 3mm di larghezza. I puntini sono disposti su 3 righe per un massimo di 2 per ciascuna riga. Per leggere è necessario un solo atto motorio, basta appoggiare il polpastrello. Per scrivere si fa uso di una tavoletta, consistente in una lastra di metallo scanellata. La dimensione della tavoletta è di 24cm di larghezza per 35 di altezza; le scanellature sono 3 per ogni centimetro. Sulla tavoletta è accomodato un telaio di legno leggero, che si alza e si abbassa, ed è unito dalla parte sinistra alla tavoletta mediante cerniere. Questo telaio, nelle due aste verticali, porta a uguale distanza dei piccoli fori. In questi fori, mediante due piccole punte, viene assicurata una guida metallica, che ha una doppia fila di aperture in forma di quadratelli, posti gli uni simmetricamente sopra gli altri. Queste aperture rappresentano lo spazio nel quale devono essere scritte le lettere. Ogni quadratello abbraccia nell'altezza tre scanellature del fondo, permettendo quindi l'impressione di 3 punti verticali, ed è largo meno, non richiedendosi in linea orizzontale che lo spazio necessario per scrivere due punti. Quando si vuole scrivere, si pone la carta tra il telaio alzato e il fondo della tavoletta; quindi si abbassa il telaio, e la carta resta in tal modo fissa al suo posto. Poi si prende un punteruolo, con punta metallica, e, cominciando da destra a sinistra, si imprimono in ogni quadratello, nella volta posizione, tutti i punti corrispondenti alle lettere e alle parole che si vogliono scrivere. La carta, compressa dalla punta del punteruolo, si abbassa sul fondo della scanellatura, producendo un punto in rilievo. Finita la prima linea, si scrive la seconda; finita anche questa, si leva la guida dai fori nei quali era infissa, e si mette nei due fori successivi, venendo verso il basso. Quando si è scritto una pagina intera, la carta viene girata e si possono leggere le lettere scritte, cominciando da sinistra a destra. Il metodo di scrittura non è altro che uno strumento per la strutturazione del pensiero e per la formazione della personalità. La storia della tiflopedagogia in Italia vede la nascita dei primi istituti anteriore all'invenzione del metodo Braille: napoli 1818, padova, milano, genova, roma. La didattica speciale per l'alunno ipovedente Talvolta gli interventi educativi fanno leva solo sull'udito; questa ipervalorizzazione del canale uditivo sta alla base di molti comportamenti patologici ad es i monologhi egocentrici, l'utilizzo di termini a prescindere dal significato, l'inadeguatezza della modalità mimico-gestuale, dondolii stereotipati, spostamenti in tondo che vengono detti blindismi o ciechismi tra cui vi sono il camminare in un certo modo, il dondolarsi. Occorre quindi fare leva sulla stimolazione tattile, in quanto l'esplorazione degli oggetti per il non vedente non è spontanea. Egli ha paura del mondo esterno e ha bisogno di una guida. L'atteggiamento educativo deve tendere all'autonomia e ad evitare l'atteggiamento iperprotettivo. Per incrementare l'organizzazione spaziale bisogna guidare il bimbo alla conquista dello spazio topologico, sopra-sotto, dentro-fuori. Al bimbo non vedente bisogna

insegnare tutto perché non può apprendere per imitazione. Una volta acquisita la percezione dello spazio e del rapporto tra sé e gli oggetti, si potrà passare alla percezione del rapporto spaziale degli oggetti tra loro. Un'attenzione particolare va data alla cura dell'avvicinamento del bimbo alla lettura per la formazione delle capacità immaginative del bimbo. Le illustrazioni tattili dei libri sono un importante medium culturale attraverso cui vengono veicolati molteplici contenuti che coinvolgono la crescita cognitivo-affettiva e relazionale del bimbo. Gli obiettivi di apprendimento nella quale sono tesi a formare e consolidare: -l'acquisizione dello schema corporeo e l'educazione posturale -l'acquisizione delle fondamentali relazioni spaziali -l'orientamento dinamico -la capacità di compiere percorsi in spazi delimitati e saperli descrivere graficamente -orientamento temporale e la collocazione di eventi -osservazione di un ambiente per evidenziare le caratteristiche morfologiche (es: montagne) Si possono proporre vari percorsi, esercizi-gioco con tracciati in rilievo. Il materiale didattico deve rispondere alle esigenze della percezione tipica della persona non vedente, che è percezione aptica e non ottica. Bisogna che tale materiale sia rapportato alla grandezza della mano, deve essere fedele alla realtà e resistente al tocco maldestro dei principianti. Inoltre è importante che renda l'idea della complessità della realtà e che sia smontabile, manipolabile. La percezione aptica va guidata e affinata attraverso quella che Romagnoli chiamava l'educazione della mano, importante al fine della formazione delle idee concrete e della loro rappresentazione mentale. La difficoltà sta nel fatto che la rappresentazione è muta, cioè non porta nomi. Importante è che i rapporti intrapersonali siano soddisfacenti. Uno dei problemi è la difficoltà di reperire materiale didattico speciale. Il contributo delle nuove tecnologie Esistono oggi in commercio numerosi software e ausili per rispondere ai vari bisogni educativi per ipovedenti e non vedenti. Per la scrittura al computer la persona non vedente scrive usando la tastiera. Esistono in effetti software per l'apprendimento della scrittura senza bisogno di guardare i tasti come il software 10 dita che esercita all'uso della tastiera utilizzando le 10 dita. Gli ipovedenti usano tastiere adattate con caratteri più grandi. Vi sono terminali in Braille che funzionano su computer, consentendo nello stesso tempo una scrittura alfabetica su video per i vedenti e una in Braille sul terminale per i non vedenti. Tali computer vengono collegati sia ad una stampante tradizionale, sia in scrittura Braille per il cieco. I vantaggi offerti da tale apparecchiatura sono molteplici: la maggiore rapidità e precisione con cui il non vedente è in grado di scrivere; la rapidità di controllo di quanto ha scritto; la correzione di eventuali errori; la condivisione del lavoro didattico con i compagni vedenti. Lo screen reader è un software per ciechi e ipovedenti per utilizzare il computer; esso trasferisce i dati che compaiono nel video ad una periferica. Inoltre ad esso è associata una sintesi vocale il cui uso è facoltativo. Il sistema videoingrandente è un software che consente agli ipovedenti di ingrandire i caratteri sullo schermo del computer e di variare i contrasti cromatici. Il videoingranditore è un ausilio dotato di telecamera e di video che ingrandisce qualsiasi supporto cartaceo secondo le necessità del singolo utilizzatore ipovedente. Si può anche invertire i colori bianco-nero. Il sintetizzatore di voce che collegato al computer consente la presentazione a voce o in sistema Braille di ciò che è scritto sul video. Il lettore automatico è un blocco unico composto di uno scanner e di una sintesi vocale che permette tutto ciò che è riprodotto a stampa. L'Optacon è una minuscola telecamera che riprende i caratteri a stampa o presenti su un video e li trasmette su una stazione di lettura costituita da 114 bastoncini in forma vibrante che possono essere esplorati con il tatto. Il pregio è che si può fruire personalmente di materiale cartacee prodotto

Non ha mai toni vittimistici. Gli piace raccontare le proprie esperienze. Denomina con precisione gli oggetti. Da un'immagine ricostruisce un racconto. Nella produzione scritta ha una corretta impugnatura del mezzo grafico anche se esercita una leggera pressione sul foglio, superiore alle necessità. Si rifiuta di utilizzare il computer in classe (10dita). Ha difficoltà del controllo dello spazio nella pagina e la scrittura è sollevata al di sopra del rigo e inclinata verso destra. Legge meglio in stampato maiuscolo dimensione 18 times new roman in grassetto. Rifiuta il video ingranditore in classe. Area logico-matematica: possiede il concetto di uguale-diverso, grande-piccolo, lungo-corto. Riconosce le quantità: molti, pochi, niente. Conosce la successione dei numeri, frazioni, numeri decimali sa fare le operazioni, metterle in colonna, sa fare calcoli mentali non complessi, buona capacità in geometria. Area espressivo-motoria: non disegna volentieri e considera le sue produzioni sempre errate e imperfette, tratto discontinuo e di spessore e intensità diversa, impugna colori con l'intera mano ed esercita una pressione a volte eccessiva. È in grado di riprodurre oggetti in modo verosimile, utilizza i colori in modo realistico, tende a collocare gli elementi al centro del foglio. I suoi disegni sono cupi e malinconici usa il nero e il viola. Ha capacità creative e idee originali. Sa manipolare vari materiali. Area musicale: riconosce diversi battiti e diversi suoni, voci.

3- L'INCLUSIONE NELLE DISABILITA' COGNITIVE: LA SINDROME DI DOWN

La sindrome di Down è una condizione genetica, la più comune associata a ritardo mentale. Si trova in qualsiasi etnie e status sociale sia nei m che nelle f. La storia della sindrome di Down ha inizio nel 1846 con Seguin che ne dette una definizione completa. Ma il nome sindrome di Down si deve 20 anni dopo al medico Down che collegò la sindrome alla razza mongola. Shutterlworth nel 1886 definisce invece il bimbo Bown come un bimbo incompleto in quanto conserverebbe le caratteristiche di quando era un feto al secondo trimestre di gravidanza. Nel 1959 Lejeune in Francia provò che l'eziologia è nella presenza di un cromosoma soprannumerario nella coppia 21 dei cromosomi dei tessuti dei soggetti Down (trisomia 21). le persone con sindrome Down sono assistite dall'ANFFAS che è sorta nel 1958. la sindrome di Down dipende da un'anomalia di tipo cromosomico per la quale si vengono a trovarsi tre cromosomi anziché la coppia, nella disposizione 21. la presenza dei 3 cromosomi può derivare:

  • da un fenomeno di non-disgiunzione, nel senso che uno dei 2 genitori ha nella sua cellula riproduttiva 2 cromosomi 21 anziché uno come in norma. Tale condizione frequente viene detta trisomia 21 libera. Non è ereditario
  • da un fenomeno di traslocazione, cioè il trasferimento di un cromosoma 21 su altri cromosomi, in articolare il 14, ma comunque con un numero di cromosomi 21 uguale a 3. caso meno frequente. Può essere famigliare, ereditario.
  • il restante è costituito da misaici: per cui solo una parte delle cellule dell'individuo possiede un extra-cromosoma 21 libero. Tali casi sono dovuti: a)ad una non disgiunzione in una delle cellule derivate dalla prima o dalle successive divisioni della cellula uovo fecondata dallo spermatozoo; b) alla perdita di un cromosoma 21 nella prima divisione o nelle successive di uno zigote concepito trisomico. Così nello stesso embrione si formano cellule a 46 e a 47 cromosomi, per cui il mosaico riguarda più tessuti e più organi oppure solo alcuni o uno solo di essi. L'unico fattore a cui si riconosce una certa importante nell'eziologia della sindrome è l'età materna avanzata. Anche se il cromosoma 21 non è sempre di origine materna ma anche paterna. Caratteristiche:
  • facies tipica: brachicefalia(+largo che lungo), cranio piccolo rispetto alla mandibola, macroglossia, oligodonzia (ritardo nella dentizione, problemi di deglutizione e fonazione), padiglioni auricolari piccoli, occhi con epicanto, capelli radi e sottili, collo largo
  • pelle secca
  • bassa statura, brevità degli arti inferiori
  • mani piccole e tozze
  • accumolo di tessuto adiposo
  • malformazioni cardiache
  • problemi alla vista
  • fertlità nelle ragazze, sterilità nei ragazzi
  • ritardo cognitivo (medio-grave)
  • piccata socievolezza e affettività. Aspetti neuropsicologici Lo sviluppo del soggetto Down avviene normalmente ma con uno sfasamento temporale rispetto alla norma (nelle varie funzioni: motricità, linguaggio, sviluppo mentale) ciò si chiama eterocronia. Hanno una maturazione motoria lenta e irregolare e uno sviluppo del linguaggio che si arresta ad un eloquio povero di vocaboli e disarticolato. Pertanto non è necessaria una riabilitazione specifica, ma bisogna creare un ambiente educativo ricco di stimoli. Il tratto peculiare è l'apatia, l'inerzia, unita al ripiegamento su degli automatismi, degli stereotipi difficili da abbandonare. Dopo gli anni dell'infanzia si manifesta un declino nell'andamento dello sviluppo intellettivo.

PARTE SECONDA

VOLTI NUOVI SUI BANCHI DI SCUOLA.

DISTURBI E PATOLOGIE DI RECENTE ANALISI

1- LA SINDROME DI WILLIAMS

Il primo paziente Williams fu individuato da Fanconi nel 1952, presentava un aumento dei livelli ematici del calcio(ipercalcemia)e un restringimento dell’aorta. Negli anni 60 William e altri due medici, pubblicano dei dati clinici su dei pazienti con volto simile, con : stenosi aortica, ritardo psicomotorio, Q.I. medio, scarsa crescita occhi azzurri distanziati, guance prominenti, bocca larga, con labbra sporgenti, mento appiattito, mala occlusione dentale. Si pensava che era una sindrome con dimorfismi facciali,e un peculiare ritardo. L’eziologia rimase nascosta fino agli anni 90 quando si scopri che si arrivava a questa malattia per trasmissione genetica, e fu Ewart nel 1993 hanno una microdelezione nel braccio lungo dei cromosomi 7 (gene dell’elastina) Caratteristiche morfologiche e neuropsicologiche E’ una patologia che ha una incidenza di 1:10.000 nati, può venire diagnosticata con un esame del sangue (fish). La malattia proviene da un ovulo o da uno spermatozoo che ha subito una perdita dei geni prima che si crei l’ embrione. Si ha un ritardo mentale, lieve o diversificato, ma non compromettente per una vita relazionaria e con dimorfismi al volto, hanno l’ iride stellato, con strabismo e ipertelorismio, la narice del naso infossata,collo lungo, spalle cadenti, voce roca, bassa statura ritardo nella crescita e anomalie scheletriche , più quelle già accrnate sopra. Hanno l’ aspetto simile a degli elfi, gnomi, folletti, soffrono di ipercalcemia(concentrazione di calcio nel sangue),complicazioni renali e alla vescica, intensa sensibilità al suono. I soggetti Willliams hanno un lessico molto ricco, hanno capacità narrative,impegnano il loro linguaggio nella drammatizzazione. Il loro emisfero colpito è il destro ,legato ai compiti visivo-spaziali, anche se ci sono dei dubbi perché questi soggetti riconoscono bene le figure e volti familiari. Per l’ apprendimento hanno spesso picchi e valli. L’attività didattica educativa Hanno difficoltà con i calcoli e con la lettura, ma si appassionano a cose tanto da farne delle ossessioni. Sono empatici e loquaci e socievoli. Sono dei talenti musicali, non riescono però nelle discipline come italiano e matematica,difficoltà nell’attività quotidiana, nel lavarsi, nel curarsi, nello spazio e nei soldi. A scuola utilizzano computer, macchine calcolatrici, registratori. L’ obbiettivo da porre con loro deve essere graduale,di conoscenze logiche, si deve incentivare l’ autonomia e la concentrazione nei compiti. Sono soggetti che possono lavorare in ambiti di lavori di routine, perché odiano i cambiamenti. A Roma, l’ Associazione italiane sindrome di w. Ha fatto si che con l’aiuto della provincia si siano raggiunti obiettivi importanti per questi ragazzi e vengono aiutati nell’autonomia e hanno elaborato strategie per le difficoltà. Orientamenti e strategie di intervento Recentemente si sta modificando la visione di una sindrome caratterizzata da un profilo neuropsicologico e una dissociazione tra competenze linguistiche e funzionamento cognitivo, per una descrizione più articolata delle funzioni da analizzare. In questi soggetti sembra compromessa la capacità di memoria visuo-spaziale sia a breve che a lungo termine; per loro è difficile rielaborare sequenze visivo-spaziali e difficoltà nel mantenere informazioni a lungo termine. Le caratteristiche della sindrome sono state isolate e accompagnate da relative strategie:

1 scarso livello di attenzione e distraibilità: i bambini non ubbidiscono, a spostarsi dal loro banco , bisogna fare una flessibilità nell’organizzazione del lavoro, frequenti pause , ridurre al minimo le distrazioni uditive e visuali e premiare se sono attenti e lavorare a piccoli gruppi. 2 difficoltà nell’esprimere emozioni: sono eccitati e felici,piangono sono empatici. Aiutarli a mantenere più controllo , ad adattarsi all’ambiente, aiutarlo a rielaborare le frustrazioni. 3 Iperacusia: si spaventano rumori improvvisi, sirene, toni alti di voce, bisogna dire al bambino se possibile se ci sarà un rumore 4 cercare argomenti che li interessano , poi a drammatizzare, cercare argomenti a lui familiari. 5 ansietà per cambiamenti inaspettati nella routine,: ridurre al minimo i cambiamenti, creare calendari a muri, orologi 6 Hanno difficoltà a creare amicizie quindi lavorare su questo, lavorare in team, favorire l’ amicizia di un amico.: strategie di intervento sono 4: 1 favorire la motricità con carta e matita,e ad allacciarsi le scarpe.2 aiutarlo a distinguere destra e sinistra ,imparare a leggere l’ ora Utilizzare il PC per la lettura e per la matematica, incoraggiare il bambino e rinforzarlo. Il caso di Laura Ha 19 anni,secondo la diagnosi funzionale, mostra abilità linguistiche sufficienti per comunicare con gli altri anche se utilizza contenuti ripetitivi, dai test è risultato che ha un età tra i 4-5 anni. I genitori sono consapevoli e non hanno richieste eccessive per lei, la seguono molto, gli hanno cercato un istituto femminile, dove è ben inserita. Presta volentieri le cose ma odia che gli altri gli e le sostino; sa alimentarsi da se anche se la mamma la cura nell’igiene e nelle ordine delle cose. Non sa spostarsi da sola, non sa usare i soldi non sa quando è nata ma conosce il suo nome. Nel disegno è rimasta allo stadio preoperatorio, gli occhi sono dominanti con un accenno all’iride.

essere superato se trova dei compagni che hanno i suoi stessi interessi,anche se i compagni magari possono non tollerarlo. Alcuni casi: Alberto, già all'età di 1 anno era strano faceva sonnellini per pochi minuti ma non dormiva mai, aveva già da piccolo un interesse particolare per un soprammobile e quando piangeva si calmava con questa visione. I genitori provavano a catturar ere la sua attenzione ma niente,amava guardare i gardrail in macchina, faceva girare i coperchi per terra, si fissava a guardare le grondaie, poi imparo da solo le tabelline e calcoli enormi. In quarta elementare sapeva tutte le superfici delle regioni italiane, poi si interesso alla pericolosità dei detersivi. Giovanna, lei voleva volare e avere le ali infatti voleva studiare ornitologia, aveva un professore che si chiamava Orso, e gli disse ridendo è ridicolo che porti il nome di un animale senza esserlo. All'inizio non aveva un buon rapporto con i compagni, poi l’ hanno accettata e ora si preoccupano se un giorno è assente. Strategie didattiche a scuola Bisogna preparare questi ragazzi ai cambiamenti, a minimizzare i cambiamenti, bisogna dargli una routines giornaliera perché così si concentrano sugli obiettivi. Si deve proteggerli dal bullismo e dalle prese in giro,creare apprendimenti cooperativi,accrescere la loro autonomia. Si deve favorire il nascere di interessi, dandogli rinforzi, è necessario suddividere il lavoro scolastico in sessioni temporali,e cercare di focalizzare gli interessi, porre frequentemente delle domande ai soggetti. Sono predisposti alla depressione, prevenire le esplorazioni emotive, insegnare al ragazzo a far fronte allo stress, creare comportamenti rituali che lo possano tranquillizzare,fargli crescere l’ autostima ma soprattutto utilizzare l’ interazione 1:1.

3- LA SINDROME DI ANGELMAN

E’ una patologia di origine genetica, caratterizzata da un grave ritardo intellettivo e motorio, una compromissione del linguaggio, ha un quadro comportamentale simil-autistico. E’ una patologia studiata nel 1965 dopo l’ osservazione di 3 bambini con ritardo psico-intellettivo, crisi convulsive, atassia con movimenti a scatti, assenza di linguaggio e una espressione del viso che ricordava una bambola sorridente. Definiti come ragazzi burattino, e collegati a un difetto genetico, cioè una delezione del cromosoma 15, è una sindrome sottostimata. Le caratteristiche degli Angelman sono: ritardo mentale grave, ritardo nello sviluppo psico-motorio, deambulazione non autonoma prima dei 2 anni, ritardo nell’acquisizione del linguaggio, molti addirittura dicono poche parole e possiedono almeno uno di questi segni:a) segni neurologici:stazione eretta con postura rigida,andatura legnosa, problemi di equilibrio, mani penzolanti, movimenti scoordinati a scatti, tremori. b)segni comportamentali:disponibilità alla felicità,aspetto allegro, riso immotivato, iperattività, scarsa attenzione, disturbi del sonno. c)Almeno un segno neurologico secondario, disordini del movimento, crisi epilettiche che insorgono entro 3 anni, ipotonia/ipertonia d) almeno 2 segni cranio-facciali: testa di dimensioni ridotte rispetto al corpo,bocca larga,denti spaziati,strabismo, sono biondi con occhi azzurri. I rimi stadi sono nella norma, gli sviluppi prenatale e fetale sono nella norma. Hanno difficoltà di alimentazione nei primi mesi,ritardi nello sviluppo, anche loro hanno scoppi di riso. La posizione seduta autonoma viene raggiunta a 6 mesi e i3 anni, il gattona mento a 22 mesi, la stazione eretta tra i 18 mesi e 7 anni, qui si evidenzieranno i tremori e andatura legnosa. Il 10 % dei bambini non riuscirà mai a camminare, linguaggio legato a 6 parole,crisi epilettiche nei primi 6 mesi di vita, anormalità tra sonno- veglia, amano l’ acqua, gli specchi palloncini, giocattoli musicali e sonori, fotografie e televisori. Una diagnosi precoce va fatta tra i 3 e i 7 anni, consente di seguire i soggetti in modo costante, per ottenere miglioramenti generalizzati. Aspetti psicosociali e cognitivi I bambini A. hanno iperattività nel tronco, e negli arti, imparano a camminare tardi tra i 3 e i7 anni con difficoltà. Appaiono come dei robot, con gambe larghe e ben piantate,piedi piatti,braccia sollevate. Oggi per testarli usano delle misurazioni psicometriche dei suoni, che permetto nodi valutare l’ intelligenza non verbale e il livello di comunicazione prelinguistica. Interventi Riabilitativi Si cerca di far leva sul miglioramento dell’area linguistica espressiva e sulla motricità, usa la idroterapia e la musicoterapia. Importante è la fisioterapia,per la mobilità articolare e per la prevenzione dell’artrosi articolare, La logopedia tenta di sviluppare forme non verbali, usa lavagne e immagini. Si deve cercare di promuovere l’ imitazione e il gioco indipendente,usare ausili per sviluppare il linguaggio e i movimenti delle mani e degli occhi; non è una metodologia di riabilitazione ma un approccio specifico alla comunicazione. E’ nata in nord America e in Italia è giunta 20 anni fa, prima si parlava di comunicazione alternativa Il caso di Stefano Stefano è il caso di un bambino integrato, i genitori hanno giuste aspettative, ha iniziato la primaria in ritardo ora è alle superiori. Ha gambe sottili,e busto robusto; conosce le parti del corpo su gli altri ma non su se stesso. Nno riesce a stare in equilibrio,ma si muove bene in piscina. Ha una scarsa coordinazione oculo manuale, ha difficoltà ha riferire situazioni riguardo al tempo e allo spazio. Fa sempre riferimento al suo orologio, a momenti precisi della giornata, ha relazioni con i compagni, sa vestirsi da solo. Non ha una memoria a breve termine,ne uditiva ne di simboli e deve cambiare attività ogni 30 minuti. Sa posizionare le cifre solo in ordine crescente e sa contare fino a 50. Non

4- IL DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITA'

Il disturbo da Deficit di Attenzione/iperattività indica un problema che interessa sia bambini sia adulti che manifestino difficoltà nel mantenere l’ attenzione nel tempo,nel controllare l’ impulsività e nel regolare il proprio livello di attivazione fisiologica. Il DDAI è una patologia complessa che comporta disfunzioni a carico di diverse aree: quella comportamentale-relazionale(impulsività)quella cognitiva(disattenzione),quella motoria(iperattività). I primi dati di conoscenza risalgono alla metà dell’Ottocento con il pediatra Hoffman, poi Still nel 1902 una osservazione su un gruppo di bambini che presentavano un deficit nel controllo morale e una eccessiva vivacità. Molti nomi vengono associati a questi bambini all’inizio del secolo:impulsivi, iperattivi,definiti affetti da sindrome ipercinetica. Caratteristiche generali Molti dicono che le cause sono dovute a dei microdanni cerebrali,ad anomalie biochimiche,dalle complicanze neonatali a fattori genetici come dai fattori ambientali. Non si è mai trovato un rimedio immediatamente efficace e valido e spesso si è ricorsi alla terapia farmacologica. Negli Stati Uniti, ADHD, viene sottostimato, e associato a una diagnosi sbagliata. I medici americani non tengono conto dei criteri del DSM-IV, e spesso a quei bambini che viene diagnosticata ADHD hanno solo difficoltà temporanee. In Europa,questa patologia viene raramente diagnosticata e trattata ancor meno in maniera efficace. Il disturbo si può osservare a età scolare all'età adulta e può compromettere aree dello sviluppo e del funzionamento sociale. I bambini con DDAI hanno problemi persistenti a mantenere l’ attenzione sia a casa che a scuola, a concentrarsi, a stare fermi, a passarla rapidamente da un compito all’altro. Questo disturbo si deve verificare per sei mesi, sia a scuola che a casa, in maniera continuata,questo disagio deve diventare una vera compromissione delle attività scolastiche, relazionali, familiari. Le cause e l'evoluzione Negli anni 60, negli stati uniti è stato considerato un disturbo da deficit d’attenzione, e successivamente, negli anni 80, disturbo da deficit d’ attenzione con o senza iperattività. Qui focalizzavano l’ attenzione sulle difficoltà di comportamento ed adattamento sociale,senza considerare le cause organiche. Negli US.A., negli ultimi anni questa è la diagnosi psichiatrica più frequente dell’età evolutiva. In Europa negli anni 70 si diceva che era una sindrome ipercinetica marginale, non molto frequente, scarsamente trattabile e classificabile tra i disturbi pervasivi dello sviluppo. Secondo i criteri diagnostici dell’OMS del 97, viene considerato simile al “disturbo da Deficit attentivo con iperattività di tipo combinato”(DDAI), cioè costituito da inattenzione con iperattività/impulsività secondo il DSMIV del 97. La differenza tra i due criteri consiste nel fatto che ICD tende a non ammettere diagnosi associate (comorbilità), ma descrive ogni patologia per paziente, quindi non è più DDAI, ma Sindrome Ipercinetica della condotta. Nel DSM IV i canoni sono meno restrittivi dell'ICD-10,per questo nel DSM si considera l’ esistenza di 3 sottotipi di DDAI:

  • bambini con problemi attentivi (disattento)
  • iperattività- impulsività (iperattivo-compulsivo)
  • con tutti i disturbi (combinato) Il disturbo appare da 6 a 8 volte nel maschi con una incidenza di casi con disordini simili, ipotizzando così una forma di ereditarietà. CRITERI PER DIAGNOSI SEGNALATI DAL DSM IV:
  • Persistente modalità di disattenzione o iperattività- impulsività
  • Insorgenza sintomi entro i 7 anni
  • I sintomi devono essere presenti sia a casa che a scuola
  • Non deve presentarsi esclusivamente durante un disturbo generalizzato dello sviluppo,di schizofrenia. I sintomi sono: mancanza di attenzione in almeno 6 dei 9 contesti e che si presentano con una intensità da essere incompatibili con il livello di sviluppo: 1 Incapacità di prestare attenzione ai particolari,disattenzione nei compiti scolastici,dare l’ impressione di non ascoltare mentre si viene interpellati,difficoltà ad organizzare attività,manca di memoria nelle attività quotidiane 2 Iperattività/ impulsività con almeno 6 dei seguenti atteggiamenti ripetuti per 6 mesi a un grado tale da essere incompatibili con il livello di sviluppo. IPERATTIVITÀ Incapacità a stare fermi con le mani o con i piedi, alzarsi dal proprio posto,correre arrampicarsi,difficoltà a partecipare ad attività ludiche tranquille. IMPULSIVITÀ
  • Rispondere in modo affrettato,non rispetta il proprio turno interrompe spasso. La neuro psicologia ci permette di individuare le aree del cervello responsabili dell’ secuzione di determinati comportamenti (corteccia prefrontale, parte del cervelletto e almeno due gagli basali.) Per studiare questa patologia hanno usato la Risonanza magnetica, la tomografia, la risonanza magnetica funzionale, elettroencefalogramma). Applicate sui bambini risultano negative. SI è visto che possono influenzare anche i fattori genetici al 70 % mentre il 30 è legato a fattori non genetici e si distinguono in 3 momenti precisi
  • prenatali(alcool, fumo, ansia della madre)
  • perinatali(peso basso indice di Asperger nel primo minuto di vita, emorragie)
  • postnatali( lesioni cerebrali, piombo) Il bambino caratterizzato da DDAI, si sente frustrato,e ha disturbi comportamentali. L’età media di insorgenza è tra i 3 e i 4 anni, si manifestano difficoltà comportamentali,il disturbo persiste in età adolescenziale e adulta, qui il disturbo si fa irrequietezza, hanno perciò difficoltà nell’organizzare le attività scolastiche e sociali. Ci sono 3 tipi di evoluzione
  1. 30% aveva un disturbo nello sviluppo delle funzioni attentive, scomparso con l’ età adulta
  2. 40 %hanno in alterazione e iperattività anche in età adulta 30%oltre a inattenzione e iperattività in età adulta sono preda dell’alcool e delle droghe. Il caso di Luca Evidenzia il problema in 3 elementare, ha problemi dell’apprendimento, in ambito logico- matematico, espressivo-linguistico. Il consiglio di classe decide anche per la sua memoria a breve e lungo termine di nominare un insegnante di sostegno. Ora è in 1 media va volentieri, ma non è autonomo, non riesce ad ascoltare e ad rielaborare,si alza ,disturba,interrompe egocentrico .E’ un ragazzo robusto, voce alta, cammina con le spalle curve, testa bassa, mani sempre in movimento, non distingue bene destra, sinistra e i punti cardinali, anche nei concetti prima, dopo. E’ attaccato alle sue cose e le presta malvolentieri, preferisci i maschi e i rapporti a due,con l’ insegnate è in conflitto. Luca ha difficoltà di memoria a breve, ha bisogno di ripetere ciò che viene letto ed ascoltato, è scarsa la sua astrazione, scrive in corsivo con una grafia piccola e incomprensibile, ha una lettura meccanica, senza intonazione. Calcola con le mani, disegna figure riuscendo anche a rappresentarle graficamente. Luca disegna volentieri,anche se va stimolato, ha un segno schematico, la figura umana è poco evoluta, manca proporzione. La didattica nei casi DDAI L’INSEGNATE può favorire attivando strategie: . Offrire informazioni di ritorno . Instaurare delle routines . Stabilire regole, chiare e condivise . Utilizzare sempre strategie positive