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Disturbi dell'Apprendimento: Dislessia, Disgrafia, Discalculia e ADHD, Appunti di Pedagogia

esame pedagogia clinica, sindromi , deficit uditivi/visivi; DSA, riabilitazioni e software per l'apprendimento

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 02/02/2015

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SPECIAL NEEDS A SCUOLA.
PEDAGOGIA E DIDATTICA INCLUSIVA PER ALUNNI CON
DISABILITA'
Nel 1999 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato un
nuovo strumento, l'ICF (International Classication of Functioning,
Disability and Health) per descrivere e misurare la salute e le
disabilità della popolazione.
La “Classicazione Internazionale del Funzionamento e della Salute”
lascia in secondo piano le concettualizzazioni di handicap e
disabilità, per puntare su parole chiave quali “partecipazione
sociale” e “funzionamento” di individui con situazioni di salute
particolare. Distingue i concetti di menomazione, disabilità e
handicap, ponendo la valenza sociale di quest'ultimo.
MENOMAZIONE qualsiasi perdita o anomalia permanente a
carico di una struttura anatomica o di una funzione psicologica,
siologica o anatomica (esteriorizzazione).
DISABILITA qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a
menomazione) della capacità di compiere un’attività di base (quale
camminare, mangiare, lavorare) nel modo, nell’ampiezza
considerati normali per un essere umano (oggettivazione).
HANDICAP condizione di svantaggio, conseguente ad una
menomazione o ad una disabilità, che un certo soggetto limita o
impedisce l’adempimento di un ruolo sociale considerato normale in
relazione all’età, al sesso, al contesto socio-culturale della persona.
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SPECIAL NEEDS A SCUOLA. PEDAGOGIA E DIDATTICA INCLUSIVA PER ALUNNI CON DISABILITA'

Nel 1999 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato un nuovo strumento, l'ICF ( International Classification of Functioning, Disability and Health ) per descrivere e misurare la salute e le disabilità della popolazione. La “Classificazione Internazionale del Funzionamento e della Salute” lascia in secondo piano le concettualizzazioni di handicap e disabilità , per puntare su parole chiave quali “partecipazione sociale” e “funzionamento” di individui con situazioni di salute particolare. Distingue i concetti di menomazione, disabilità e handicap , ponendo la valenza sociale di quest'ultimo. MENOMAZIONE → qualsiasi perdita o anomalia permanente a carico di una struttura anatomica o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (esteriorizzazione). DISABILITA’ → qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un’attività di base (quale camminare, mangiare, lavorare) nel modo, nell’ampiezza considerati normali per un essere umano (oggettivazione).

HANDICAP → condizione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una disabilità, che un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento di un ruolo sociale considerato normale in relazione all’età, al sesso, al contesto socio-culturale della persona.

I soggetti che presentano menomazioni, deficit o condizioni di salute particolati possono versare in

  1. L'inclusione nei casi di disabilità uditiva L'orecchio consta di 3 parti denominate orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno, attraverso le quali l'energia meccanica delle onde sonore provenienti dall'esterno si trasforma in energia nervosa che fornisce stimoli al cervello.

L 'orecchio esterno è composto dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno , le cui funzioni sono quelle di individuare la direzione di provenienza e di condurre i suoni alla membrana del timpano. Dalla membrana del timpano ha inizio la sezione detta orecchio medio , formata da una cavità in cui si trova la catena degli ossicini: il martello , l'incudine e la staffa. Questa cavità contiene aria in quanto comunica con la faringe tramite la tromba di Eustachio e ciò permette all'elastica membrana del timpano di avere la stessa pressione atmosferica da ambo i lati. La catena degli ossicini ha la funzione di trasmettere i suoni: le vibrazioni della membrana del timpano, cui aderisca al martello, arrivano alla staffa che, spostando direttamente la membrana della finestra ovale, sulla quale appoggia, agisce come uno stantuffo, sui liquidi dell'orecchio interno, i cui movimenti vanno a stimolare le cellule sensoriali uditive immerse in tale liquido.

L' orecchio interno è composto da due apparati, il vestibolo e la coclea , formati da una struttura membranosa detta labirinto membranoso, contenuta in una cavità scavata nello spessore dell'osso temporale, detto labirinto osseo. Il movimento dei liquidi nell'orecchio interno è reso possibile dalla presenza nel labirinto osseo di due finestre, chiuse da membrane elastiche: la finestra ovale, che aderisca alla staffa, e la finestra rotonda, che si apre sulla tromba di Eustachio, contenente aria. Il vestibolo è l'organo dell'equilibrio; ha un ruolo di controllo sui movimenti del corpo e in particolare sul tono muscolare e posturale che serve ad assicurare in ogni istante un atteggiamento di equilibrio. La coclea, cavità ossea a forma di conchiglia, contiene al suo interno l'organo di Corti, formazione nervosa che si snoda lungo le rampe della chiocciola, deputato all'ascolto delle vibrazioni acustiche. Come avvengono la trasmissione e la codifica dei suoni?Le onde sonore muovono, in modo differente a seconda delle caratteristiche fisiche dei suoni, i liquidi della coclea. Questi impulsi meccanici stimolano le cellule sensoriali dell'organo di Corti, o cellule ciliate, immerse nel liquido. Esse si trovano sulla membrana, chiamata basilare, che circonda la spirale ossea percorrendo dalla base al vertice le rampe della chiocciola. Determinate frequenze stimolano determinate e ristrette aree di cellule del Corti. I

piccola zona deputata alla ricezione dei suoni gravi. L'organo del Corti si può paragonare ad una tastiera di un pianoforte, ciascun tato della quale è sensibile ad una particolare frequenza sonora. L'impulso meccanico, trasformato qui in impulso nervoso, raggiunge, attraverso il nervo acustico, l'area temporale della corteccia cerebrale, detta area acustica, dove i suoni vengono analizzati coscientemente. La corretta percezione uditiva richiede un condotto uditivo che consenta l'accesso alle onde sonore, una membrana timpanica integra e n grado di vibrare, una catena degli ossicini perfettamente mobile, senza interruzioni e normalmente collegata alla membrana timpanica da un lato e alla finestra ovale dall'altro, la presenza dei liquidi dell'orecchio interno in quantità idonea, l'integrità funzionale delle cellule ciliate, e l'assenza di alterazioni a livello del nervo acustico che possano impedire al segnale bioelettrico generato dalla coclea di raggiungere i centri nervosi cerebrali.

La sordità e le ipoacusie Riduzione di udito, di qualunque grado e natura → IPOACUSIA Essa può presentarsi come sintomo isolato o associato ad altri sintomi a carico dell'orecchio come ACUFENI, ossia sensazioni acustiche che non provengono dall'esterno, quali ronzio, fischio o altri rumori simili, vertigini e disturbi dell'equilibrio, sensazione di ovattamento auricolare. A seconda della sede specifica in cui si localizza l'alterazione responsabile della sordità, essa viene denominata trasmissiva , percettiva o neurosensoriale e centrale.

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Le sordità di trasmissione La riduzione dell'udito è dovuta ad alterazioni del condotto uditivo, del timpano o della catena degli ossicini. L'orecchio interno è funzionante e quindi in grado di trasformare i suoni ricevuti in segnali bioelettrici comprensibili per il cervello, viene a mancare il meccanismo dell'amplificazione. Essa è infatti caratterizzata da una perdita di volume del messaggio sonoro senza fenomeni di distorsione. Patologie che possono causare una sordità di tipo trasmissivo sono ad esempio le otiti croniche o la perforazione del timpano

  • (^) Le sordità percettive o neurosensoriali Derivano da alterazioni a carico della coclea (orecchio interno) o del nervo acustico. Nel primo caso si tratta di ipoacusia cocleare e la disfunzione può riguardare i liquidi cocleari o le cellule ciliate; nel secondo caso si parla di _ipoacusia retrococleare.
  • Le sordità centrali_ Questo tipo di sordità deriva da gravi danni localizzati nell'area temporale, ad esempio, forme tumorali o lesioni di tipo vascolare. Chi è affetto da questo tipo di sordità pur riuscendo a percepire fisicamente suoni e parole, non riesce ad attribuire loro alcun significato. Si distinguono 4 tipi di sordità: lieve , media , grave , profonda. Questa classificazione sull'aspetto quantitativo della sordità è di fondamentale importanza per l'intervento educativo-didattico, ad personam, perché per ciascuna situazione diversi e specifici sono i problemi riabilitativi, educativi e didattici da affrontare.

delle MANI fra sordomuti e ne aggiunse altri che facevano uso anche dei movimenti delle

BRACCIA, per rappresentare: i concetti astratti , le coniugazioni verbali , il genere , il numero , i connettivi logici. Completò il metodo con l’integrazione della lettura labiale e lo espose apertamente ai contemporanei. In Italia la prima scuola per sordomuti viene aperta a Roma nel 1784 dal sacerdote Tommaso Silvestri: adottava il METODO EPEANO e insieme la LETTURA LABIALE. Tuttavia quella che ebbe maggiore risonanza in Italia fu quella fondata a Genova nel 1805 dallo scolopio padre Ottavio Gian Battista Assarotti: faceva uso del METODO MIMICO e della SCRITTURA. Un altro sacerdote scolopio, Tommaso Pendola fondò a Siena un Istituto per sordomuti nel 1828. Era a favore del metodo orale. Sempre a Siena il Pendola presiederà nel 1873 al I Congresso Nazionale di Educatori dei Sordomuti. Il Congresso più noto fu quello Internazionale di Milano del 1880, presieduto dall’abate Giulio Tarra, amico del Pendola: i sostenitori dei due metodi diedero luogo ad una accesa polemica, che si concluse con l’affermazione della SUPERIORITÀ del METODO LABIALE su quello dei SEGNI. INDIRIZZO ODIERNO = sfruttare il BILINGUISMO, in quanto il metodo dei segni e il metodo orale posseggono vantaggi e svantaggi diversi.

espressiva, capace di favorire una serena vita di relazione della persona che possa tradursi in

migliore per le sordità medie.

- Metodo verbo-tonale → si basa sull'assunto che il sordo riesce a percepire meglio le basse frequenze. Sono stati costruiti e messi a punto degli amplificatori particolari di dimensioni ridotte, che nel rispetto dei processi fisiologici dell'ascolto, agganciano ogni fonema immediatamente alla parola. L'audiometria tonale determina il campo uditivo dell'orecchio dell'audioleso e ricerca la banda di frequenza percepibile dal soggetto, trasportando, con gli apparecchi modificatori, le parole sulla banda di migliore ricezione acustica del soggetto audioleso. Con tale metodo si opera sull'emissione dei suoni. - Metodo Cued speech (linguaggio completo, integrato) → consiste in un aiuto manuale alla lettura labiale, in quanto la lingua inglese ha un'articolazione molto difficile e, soprattutto, non ha corrispondenza fonemica tra lingua parlata e lingua scritta. La mano, collocata vicino alla bocca, fa lo spelling della parola grazie ad un alfabeto manuale. - Metodo bimodale → utilizza il gesto e la parola contemporaneamente, fin dal primo anno di vita del bambino. L'obiettivo è utilizzare la comunicazione gestuale per giungere ad una maggiore competenza nella lingua sia parlata sia scritta. Per la comunicazione gestuale, viene usato l'Italiano segnato della L.I.S. (Lingua Italiana dei Segni). La L.I.S. Segue regole contenutistiche diverse dalla lingua italiana. Nel metodo bimodale viene utilizzato l'italiano segnato-esatto che segue, nell'espressione dei segni, le regole della sintassi della lingua italiana (rappresenta cioè, gli articoli, le preposizioni, i tempi dei verbi).

La qualità di integrazione dell'alunno con disabilità uditiva dipende da una pluralità di

realizzare momenti alternati di didattica speciale, didattica generale e didattica integrata. Il ragazzo non udente va considerato come gli altri, ma con esigenze specifiche, con bisogni educativi speciali , cui è necessario rispondere attraverso una programmazione educativo-didattica adeguata che prevede gli obiettivi, le metodologie e i materiali più consoni alla sua realizzazione. Sul piano operativo, per l'integrazione è necessario considerare alcuni fattori basilari per la diagnosi funzionale e per la corretta impostazione del piano di lavoro. Innanzitutto bisogna tenere conto di 3 variabili fondamentali: □ il periodo di insorgenza della sordità (congenita o acquisita, prima o dopo la strutturazione del linguaggio verbale se il bambino è diventato sordo dopo aver acquisito e sviluppato le strutture di base della comunicazione orale l'intervento è rivolto alla riabilitazione, al recupero e al mantenimento di una competenza in parte già acquisita; in caso di sordità congenita o preverbale il programma educativo e riabilitativo è mirato a far sperimentare e interiorizzare le esperienze basilari per l'adeguato sviluppo); □ il tipo e grado di sordità, definita in base alla sede del danno e alla capacità uditiva residua; □ la presenza di eventuali patologie associate alla sordità, di tipo neurologico, psicologico, comportamentale o visivo, che limitano ulteriormente le modalità dell'intervento; □ la sordità o normacusia dei genitori (informazioni sul tipo di linguaggio e sulle

modalità comunicative cui il ragazzo è esposto nel contesto