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Stato e anarchia è la summa del pensiero di Michail Bakunin, un testo di teoria politica, analisi storica, invettiva e critica contro il marxismo, l'imperialismo, lo statalismo. Gli antipodi dialettici che sostengono l'argomentazione bakuniana sono lo Stato da un lato, la rivoluzione sociale anarchica dall'altro.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L’Associazione Internazionale dei lavoratori ha esercitato una grande influenza sulle questioni economiche e sociali europee. Essa fa paura ai borghesi i quali, poiché gli Stati sono fra loro rivali per natura, han trovato accordo fra di loro asservendo le masse lavoratrici. Questo asservimento è lo scopo principale degli Stati. Il mondo borghese riesce ad avvertire la propria fine imminente, e perciò si aggrappa a qualunque cosa possa prolungare la sua esistenza (idoli del passato, dio, polizia, ecc). Di conseguenza, reazioni all’Internazionale si ebbero in Francia (Gambetta), Germania, Spagna (Sagasta) ed Italia: qui essa fu addirittura maledetta dal papa, e sconfessata persino da Mazzini, il grande rivoluzionario e patriota (in disaccordo con la distruzione dello Stato e la transizione violenta). La situazione italiana è particolare, poiché in Italia vi è un vastissimo proletariato, intelligente ma non istruito. Questa massa è ridotta alla disperazione dalle classi superiori e dal re, e fatto particolare è che in Italia manca una classe privilegiata grazie ad un salario elevato, dotata d’istruzione e di ideali borghesi. Il governo italiano, da parte sua, reagisce con metodi repressivi ma silenziosi, sciogliendo le varie associazioni e confiscandone i beni. La situazione italiana è resa particolare anche dal fatto che l’Italia, pur essendo grande e densamente popolata, non è annoverabile fra le potenze europee: ciò a causa delle divisioni interne, della corruzione e dell’odio che i cittadini nutrono verso lo Stato. La Germania, invece, gode di una sviluppata centralizzazione, di un apparato burocratico ben sviluppato e di un esercito potente e sempre pronto ad attaccare. L’aspirazione è la creazione di un potente ed autoritario stato pangermanico. Persino i socialdemocratici hanno questo obiettivo, e ciò li differenzia dai socialisti rivoluzionari russi, i quali mirano alla completa abolizione dello Stato ed alle ingiustizie che esso, inevitabilmente, porta con sé. Concentriamoci ora sulla Russia. Essa è inoffensiva nei confronti dell’Europa occidentale. L’attuale produzione capitalista e la speculazione bancaria esigono, per sopravvivere, un’immensa centralizzazione statale, la sola in grado di sfruttare milioni di lavoratori. Ciò si sposa alla perfezione col la democrazia rappresentativa, la quale vanta una sovranità da parte del popolo; essa riunisce in sè la centralizzazione dello Stato e la sottomissione del popolo alla minoranza intellettuale che lo governa, lo sfrutta ma pretende di rappresentarlo. Ogni sfruttamento del lavoro umano, pur se lo si abbellisce con costruzioni ideologiche, è sempre amaro per il popolo il quale, seppur docile e sottomesso, mai vi si sottometterà volontariamente. Affinchè ciò avvenga è necessario l’utilizzo della forza e della coercizione permanente, tramite esercito e polizia. Di conseguenza lo Stato moderno è, necessariamente, uno Stato militare, il quale di conseguenza diviene uno stato conquistatore. Se non conquista sarà conquistato, e per sopravvivere deve quindi diventare enorme e potente, ampliando costantemente i propri confini, e creando un’egemonia. Essa, però, per esistere presuppone la debolezza, o l’assoggettamento, degli Stati confinanti. Ce lo dimostra la Francia, che ha dovuto cedere il suo posto alla Germania. Ciò ha portato anche a conseguenze interne, come una progressiva scomparsa dello spirito patriottico, rimpiazzato da idee borghesi e da interessi reali. Nemmeno nella popolazione rurale è possibile rintracciare qualche residuo di patriottismo. Il contadino ha smesso d’essere patriota nel momento in cui è divenuto proprietario. Ciò che invece ispirava il proletariato delle città non era puro patriottismo: esso, per quanto nobile, è un sentimento antiumano ed esclusivistico. Patriota è colui che, pur amando la propria patria, odia allo stesso modo tutto ciò che non le appartiene. E nel proletariato francese, quest’odio non è presente, bensì pare essersi sviluppata una specie di solidarietà nei confronti del proletariato di altre nazioni. Questo senso di fratellanza fu consolidato dalla guerra fra Francia e Germania, ed in seguito ad essa Liebknecht, capo dei socialdemocratici tedeschi, si recò a Vienna per incontrare gli operai, che stoltamente sottoscrissero il suo programma. All’epoca, inoltra, andava di moda il motto della Rivoluzione francese (Libertà, fraternità, uguaglianza). Questo slogan è servito da base per la nuova passione rivoluzionaria degli operai francesi, andando ad inficiare altresì il risultato delle azioni: gli operai francesi hanno poca concretezza, agiscono in base a puri ideali ed alla convinzione di star preparando una rivoluzione per il mondo intero. La loro ribellione contro le truppe tedesche causò massacri, dai quali deduciamo che qualunque esercito è sempre e comunque nemico del proletariato. Questo massacro fu salutato con entusiasmo dalla classe dirigente, fatto che portò ad uno strappo definitivo fra essa ed il proletariato. Si tratta ora di una guerra per la vita, che porterà o alla totale e
violenta repressione delle classi lavoratrici, o ad un rovesciamento definitivo e all’abolizione dello Stato. Questa tensione fra due poli è visibile in tutta Europa, ma specialmente in Francia, e proprio per questo motivo essa non tornerà mai fra le grandi potenze. Nella situazione di insicurezza per lo Stato, l’unica soluzione è la centralizzazione militare e burocratica, indipendentemente dalla forma di governo (fra monarchia e repubblica, ad esempio, l’unica cosa che cambia è in nome di chi la maggioranza viene sfruttata). Nessuno Stato, per quanto democratico, potrà mai garantire al popolo ciò che esso vuole: la libera organizzazione dei suoi interessi dal basso all’alto. Per le classi proprietarie è quindi impossibile soddisfare le passioni popolari, e al popolo rimane solo la violenza per abbattere lo Stato…violenza che, guarda caso, è la base dello Stato stesso! Abbiamo detto in precedenza che la Francia ha perso il suo ruolo di prestigio. Ma allora, quale altro Stato potrà arginare la supremazia del nuovo impero germanico? Di certo non la Gran Bretagna. Essa, innanzitutto, più che uno Stato (centralizzazione militare, poliziesca e burocratica), costituisce una federazione d’interessi privilegiati. Inoltre, in essa si fan sempre più forti le tensioni fra massa lavoratrice e borghesia sfruttatrice, che la porterà presto alla Rivoluzione Sociale. Spagna e Italia sono da escludere, non sono grandi potenze né mai lo saranno. La Spagna cercò, durante i secoli, di stabilire una monarchia universale. L’invasione napoleonica la scosse dal torpore monarchico portato dai Borboni; tuttavia, le masse popolari resistettero all’esercito, in quanto animate da un’unica, comune passione. La rivolta popolare, per sua natura, è istintiva, caotica e spietata. Le masse rappresentano una forza brutale e selvaggia, in grado di compiere grandi gesta; ciò è causato dal fatto che le masse, possedendo pochissimo, non sono affatto corrotte dall’istinto di proprietà. Ciò ovviamente è in contrasto con la coscienza borghese, basata sul culto fanatico della proprietà divinizzata. Compiamo un breve excursus: la ribellione tedesca a Napoleone fu sporadica e disorganizzata; ciò a causa di diversi fattori di cruciale importanza, che vedremo in seguito. Serio fu, invece, il modo in cui il socialismo si diffuse in Spagna. La Rivoluzione sociale si spande, le varie regioni rivendicano autonomia, non esistono più finanza, esercito e polizia, ma solo il popolo, animato da una feroce passione. Occupiamoci ora dell’Italia. Essa ha da tempo perduto le tradizioni centralizzatrici romane, arrivando ad una situazione di assoluta eterogeneità interna. Tuttavia, gli interessi materiali sono comuni a tutte le province italiane. La “consorteria” (classe militare, poliziesca, burocratica, ecc) impone con la violenza l’unità statalista, creando disunità sociale. Tuttavia, nemmeno la situazione di miseria così creatasi porta il popolo alla ribellione. L’uomo, per natura, è dotato di un’enorme pazienza…che cede, però, di fronte alla disperazione: essa spinge l’uomo alla morte o all’azione. Ma nemmeno disperazione e miseria congiunte portano alla Rivoluzione sociale; potranno, al limite, creare sommosse locali. Perché la rivoluzione sia universale è necessario che il popolo possegga un ideale comune, basato su amare ed ingiuste esperienze comuni. Nel popolo italiano è presente tutto questo, e il suo ideale presuppone l’abolizione della miseria, la soddisfazione delle necessità tramite il lavoro collettivo (obbligatorio per tutti), la libera organizzazione della vita in base alle necessità, la libera associazione dei lavoratori. Tornando alla nostra indagine, è chiaro che nessuno dei piccoli Stati (Belgio, Svizzera, Olanda, ecc) potrà mai impensierire l’impero germanico. Forse tale compito spetta all’Austria? Il suo impero è composto da 4 razze (slavi, tedeschi, magiari e valacchi). I tedeschi statalisti e burocrati appoggiano le loro pretese sulla loro “superiorità culturale” e sul diritto storico di conquista. L’impero austriaco si è spezzato in due Stati: quello Cisleitano (slavo-tedesco) e quello Transelitano (magiaro-slavo-tedesco). In entrambi gli stati sono numerose le tensioni, causate principalmente dall’enorme numero di slavi. Essi sono disprezzati dai tedeschi, giacchè han sempre rifiutato la germanizzazione forzata. Gli slavi austriaci, in risposta al pangermanismo dilagante, hanno proposto un aberrante panslavismo, la cui genesi è facile da comprendere. Questa tendenza all’aggregazione è infatti tipica degli slavi, anche se non è da giustificare l’idea di formare un grande regno slavo. La razza slava è nata in una società borhese tedeschizzata, è stata istruita nelle scuole tedesche: proprio per questo non riesce a concepire altri mezzi per emancipare il popolo slavo. Inoltre, gli slavi sono una razza pacifica e agricola, refrattaria allo spirito guerriero. La loro schiavitù inizia a circa metà del decimo secolo, e un risveglio si verifica solo nel XIX. La Boemia è insorta come Paese propriamente
di entrambi gli Stati con una certa alternanza, spartita più volte e più volte riportata all’ordine con la forza bruta. Un’alleanza di Russia e Germania, incredibilmente, conviene a quest’ultimo Stato: per realizzare il suo sogno di diventare una pangermania, essa deve ancora annettere Belgio, Olanda, Svizzera e Danimarca…cosa che non potrà mai fare, se avrà contro tutte le altre nazioni Europee. Ma possiam dire che, allo stesso tempo, la Russia abbia interesse verso questa alleanza. Innanzitutto, notiamo che la Russia, in quanto stato militare, si prefigge l’unico fine di conquistare. Ha due strade per farlo: l’una porta ad occidente ed ad una aperta minaccia nei confronti della Germania, l’altra verso Costantinopoli, la Persia e l’India. La prima strada è, ovviamente, impraticabile: sarà forse appoggiata dalla Francia, stato diviso, eccessivamente religioso e militarmente inferiore alla Germania. Questa via porterebbe, inoltre, alla sollevazione dei popoli slavi contro i sovrani. Alla Russia mancherebbe l’appoggio, nel caso di spedizione militare contro la Germania: sarebbe infatti sostenuta dai soli slavi, disuniti ed inferiori di numero, rispetto ai tedeschi. Altro problema è che un’eventuale guerra offensiva non riuscirebbe, in Russia, a diventare guerra nazionale. E’ raro infatti che i popoli dimostrino entusiasmo verso guerre fuori dai confini nazionali, specialmente in Russia: c’è troppo divario fra popolo e governo. Da tutto ciò deriva che se il governo russo vorrà mai intraprendere un’azione offensiva a occidente, dovrà contare solamente su se stesso, non sul popolo. In ogni caso, rimarrà sempre inferiore a quello tedesco: una guerra combattuta in Germania sarebbe persa per forza a causa del patriottismo popolare. Altro svantaggio è senz’altro la preparazione degli ufficiali tedeschi: ubbidienti, freddi, sottomessi, sono schiavi per passione, pronti a commettere atrocità solo per obbedire ad un ordine. Essi odiano il popolo, che ai loro occhi deve lavorare, pagar le tasse e, se necessario, combattere ferocemente. Altra caratteristica degli ufficiali tedeschi è il loro odio verso i socialisti, che vengono vessati in ogni modo (Ufficiale tedesco: “boia per vocazione, lacchè per convinzione”). Il loro addestramento forgia fisico e volontà, tramite l’apprendimento a memoria di un codice che insegna l’amore per l’imperatore ed il disprezzo per il popolo. Vediamo, come se tutto ciò non bastasse, un ulteriore confronto fra Germania e Russia. Del milione di soldati Russi, solo circa un decimo potrebbe attaccare la Germania: il resto dovrà difendere lo Stato e occupare Polonia, Lituania ed Ucraina. L’esercito tedesco invece potrà contare su un milione di soldati disponibili, supportati dal popolo, superiori nella scienza militare e più forti nello spirito. INSOMMA, CRISTO, NON S’HA DA FARE. La Polonia, sapientemente terrorizzata e travia da Bismarck, è pronta ad insorgere a suo favore al primo segnale. Essa si trova in una situazione particolare: un tempo, il suo mondo politico era diviso in partiti, basati sul desiderio di restaurare l’antico stato polacco. Altro problema relativo all’eventuale espansione dello stato panrusso è la scarsità degli sbocchi sul mare, condizione necessaria per una grande potenza. Verrà un futuro, senza più Stati, in cui il mare sarà aperto a tutti ed in egual maniera. Per ora, avere sbocchi sul mare significa possedere un enorme vantaggio: vedi Italia, Olanda, Inghilterra e Francia. Durante la storia, son state loro a creare le arti, le scienze, il commercio, ecc. la Germania, invece, è rimasta indietro (se si escludono i settori militare e burocratico), proprio per la mancanza di un grande litorale. Altra differenza fra Russia e Germania (…porcoddio!) è sicuramente la responsabilità. Supponiamo che, in entrambi i Paesi, venga stanziata la medesima somma per un intervento straordinario: in Germania quasi la totalità della somma porterà alla realizzazione dell’opera, che sarà perfetta e puntuale. In Russia, succederà il contrario: parte sarà rubata, parte perduta per negligenza, parte usata per altro, il poco rimasto servirà ad arrangiare qualcosa di precario. Detto tutto ciò, possiamo ipotizzare un patto segreto fra Bismarck ed il governo russo, che resisterà ancora del tempo in quanto nessuno dei due Stati è forte abbastanza da poter affrontare una guerra definitiva. Forse la Russia dovrebbe cominciare con la Cina, per soddisfare la sua sete di conquista. Essa è un Paese ricco,ma costantemente lacerato da guerre civili. Lo stesso discorso non vale per l’India: attaccarla è fuori discussione, in quanto colonia inglese ed in quanto non realmente importante; più senso avrebbe attaccare Costantinopoli, manovra che ridurrebbe di molto l’influenza inglese in Europa. La Germania spacca i culi cazzo, e nessuno, nelle attuali condizioni, potrà mai fermarla. Essa conta su una base popolare istruita, lavoratrice ed ubbidiente, e ha sua disposizione un prezioso jolly: l’istinto comunitario, composto da un’obbedienza a qualsiasi prezzo e da un istinto autoritario, che porta ad
assoggettare sistematicamente chi è più debole. Questo istinto è stato influenzato dalla storia e dalla letteratura di matrice tedesca: Goethe, Fichte, Hegel, Kant. La letteratura tedesca ha sempre conservato un carattere astratto e panteistico, che ha portato la vita tedesca a dividersi in due sfere: l’una rappresentava un umanesimo astratto, l’altra un mondo vile e volgare. Nel 1805-1807 si ebbe un’importante insurrezione popolare antifrancese, che per la prima volta portò ad emergere un comune spirito patriottico tedesco. In seguito a ciò ci fu la liberazione dei contadini dalla schiavitù della terra, nonché l’abolizione dei privilegi nobiliari, una riorganizzazione amministrativa e militare. Tutto ciò portò ad una paralisi di pensiero ed azione mascherata da aumento del benessere, e fu talmente efficace che Metternich tentò di esportare il modello in tutta Europa. Questo sistema portò allo sviluppo, in tutta la Germania, di un ideale di dispotismo ragionevole ed illuminato, che guidò la Prussia sino al 1848. In questo periodo vi fu una forte crescita del liberalismo tedesco, che può essere suddivisa in 5 periodi principali...ma visto che noi siamo per uno studio del disimpegno, ce ne sbatteremo altamente le palle (si prega di cogliere la citazione). Inizialmente, il liberalismo era incarnato dalla Santa Alleanza (Russia, Prussia ed Austria): tre monarchi consacrati da dio proclamarono il trionfo della volontà divina e della fratellanza. In realtà, ciò significava che avrebbero condotto una guerra senza quartiere contro il liberalismo europeo, difendendo le istituzioni medievali. In questi Paesi, era diffuso un istinto di ribellione armata, prontamente soffocato dai governi (ad esempio, tramite la sistematica soppressione di società segrete). In tutto questo periodo, si verificarono in Germania due eventi significanti. Il primo fu l’assemblea di Wartburg (1817), che chiedeva una qualsiasi costituzione, un unico parlamento tedesco ed un imperatore pangermanico. I presupposti, seppur motivati, presentano un problema di fondo: non consistono in una rivendicazione di potenza ed unità nazionale, unita ad una buona dose di libertà. I tedeschi non han mai dimostrato di avere bisogno di maggior libertà. Si trattava, a tutti gli effetti, di una loro segreta ma costante aspirazione, la creazione di uno Stato pangermanico. Altri fatti di natura diversa (assasinii di spie, ecc), seppur basati su una passione sincera, furono isolati e senza conseguenze. In definitiva, il liberalismo tedesco non fu nient’altro che una manifestazione del servilismo tedesco. Altro periodo importante fu attorno al 1840. I tedeschi concentrarono il loro odio sui russi, e presero i francesi come esempio. In seguito alle sommosse di quel periodo, il timore si diffuse fra i governi di tutta Europa, compreso quello di Prussia…almeno sino all’avvento di Bismarck. L’odio nei confronti del governo tedesco rimase forte, comunque: esso era motivato dalla supremazia nobiliare nell’esercito e nella burocrazia, unito ad una diffusa arroganza aristocratica nei confronti della borghesia. I borghesi godevano del solo diritto di pagare ed obbedire, cosa che ovviamente li scontentava. La situazione era una polveriera: in caso di buon esito della rivoluzione polacca, sarebbe scoppiata una rivolta anche in Germania. L’happy ending ovviamente balzò, e la situazione tornò alla consueta calma. L’unico evento significativo di quegli anni fu la sagra di hambach (1832): trentamila persone spesero parole, e solo parole, a favore di una centralizzazione pangermanica. Questo avvenimento portò a sporadiche rivolte ed azioni di protesta, che non ebbero seguito, se non quello di aumentare la stretta da parte dei reazionari. Vennero create commissioni speciali, e ci fu un’ondata di arresti. Ora la Prussia, dopo aver rinunciato all’unificazione di tutta la Germania per mezzo di riforme liberali, voleva ottenere almeno quella morale e materiale, e perseguì lo scopo con due mezzi: l’università di Berlino e l’unione doganale. A Berlino vennero riunite le più brillanti menti dell’epoca, ed essa divenne fulcro della vita scientifica e spirituale della Germania. Importantissimo fu l’avvento della filosofia hegeliana, che portò a seguaci dell’idea della necessari età dello Stato, così come a suoi oppositori; in ogni caso essa alimentò il mondo di idee astratte e di idealismi di cui molti tedeschi, all’epoca si nutrivano. Questo astrattismo porta anche ad un approccio errato alle rivoluzioni, che non debbono scaturire da sistemi metafisici, idealistici o da influenze di correnti di pensiero, bensì nascere spontaneamente dal popolo distruggendo tutto ciò che si oppone alla crescita del suo benessere. Metafisici e positivisti, invece, si fanno paladini di una scienza divinizzata. Essi sono dei reazionari, in maniera più o meno conscia: infatti l’accesso alla scienza è riservato solo ad un’esigua minoranza, e dunque, come può essa determinare le leggi della vita di milioni di uomini? Si tratta forse di un’elitaria ed esclusivissima scienzatocrazia? Dopo la Rivoluzione Sociale, anche lo statuto accordato alla scienza
popolo, sollevatosi sua sponte, e la forza bruta militare. L’onore militare fu lavato col sangue, e Cavaignac sperava di esser riuscito a togliere alle masse la tentazione di insorgere. Il suo risultato, tuttavia, è stato un altro: ha ucciso il liberalismo borghese e la repubblica, instaurando una dittatura militare. Gli ufficiali ed i nobili tedeschi presero coraggio, dopo questo episodio, e intanto l’assemblea nazionale tedesca votò i diritti fondamentali e la nuova costituzione pangermanica, non prima di aver offerto al re di Prussia la corona imperiale. Molti governi respinsero i diritti e la costituzione, e ciò portò ad un trionfo diffuso della reazione. Ma perché ci fu questo fallimento? Cause furono senz’altro inesperienza politica ed inettitudine pratica, la repulsione tedesca per le azioni rivoluzionarie e l’aspirazione dei politici tedeschi alla creazione di uno stato pangermanico. I lavoratori tedeschi obbediscono ciecamente ai loro dirigenti, i quali li conducono direttamente sotto il giogo dello stato pangermanico. Ciò è dimostrato da un avvenimento, ovvero il fatto che i democratici tedeschi chiesero maggiori libertà a Federico Gugliemo IV, il quale aveva appena rifiutato la costituzione e i diritti fondamentali…non si tratta di miopia politica, bensì di un accordo previo! Il liberalismo tedesco, quindi, tramonta definitivamente attorno al 1849 (p 196-198: mi rifiuto). Dal partito democratico si staccò una parte, che prese il nome di partito progressista. Tutti questi avvenimenti meritano una riflessione. Un sovrano fedele ai propri doveri monarchici mai e poi mai accetterebbe un trono offertogli da un popolo in rivolta che ne avesse scacciato il legittimo sovrano. Riterrà invece suo diritto conquistare quel trono e quel popolo, purchè dio abbia benedetto le sue armi, la sua causa e purchè possegga un buon pretesto per dichiarare guerra. Veniamo ora alla figura di Bismarck: egli prese lezioni di truffe di governo da Napoleone III, e affermò una decisa supremazia della forza sul diritto. Egli, sagacemente, avvertì che i tedeschi non volevano la libertà, ma uno stato forte; per realizzare questo obiettivo, era necessario un esercito più potente, e di conseguenza nuove imposte. Nel frattempo, le istituzioni democratiche si legavano con le forme monarchiche di governo, in un tentativo di ritorno alla situazione dei decenni precedenti. Attorno al 1868, la massa operaia tedesca era suddivisa in tre categorie: la prima, più numerosa, era senza alcuna organizzazione; la seconda comprendeva i circoli per l’istruzione dei lavoratori, mentre la terza aveva fondato un “Partito dell’Unione generale degli operai tedeschi”. Della seconda categoria, giova ricordare il motto: “Aiutati da te”. Esso sarebbe stato perfetto, se non gli si fosse aggiunta la falsa convinzione che l’emancipazione dei lavoratori sarebbe stata possibile, nelle attuali condizioni dell’organizzazione sociale. Contro questa mistificazione si scagliò Ferdinand Lassalle, dimostrando che questa politica pseudo-popolare mirava ai soli privilegi della borghesia. Eppure, ci troviamo parzialmente in disaccordo con Lassalle: egli conclude infatti che, per ottenere una reale libertà, il proletariato dovrà impadronirsi dello Stato e rivolgere la sua forza contro la borghesia. Per fare ciò, si può organizzare una rivoluzione, o l’agitazione legale del popolo in favore di riforme pacifiche; Lassalle scelse questa via. Il programma di Lassalle è quasi uguale a quello di Marx, tanto che quest’ultimo denunziò un plagio (un comunista, che predica la proprietà collettiva anche delle idee, fa una simile lamentela…bah). Nonostante la sua influenza sul proletariato, Lassalle non era un uomo del popolo, in quanto borghese. Punto problematico del suo programma è il seguente: se il proletariato diverrà la classe dominante, su chi dominerà? Dobbiamo innanzitutto capire, nel pensiero marxista, cosa significa “proletariato organizzato in casta dominante”. Marx la fa breve, definendolo il governo del popolo da parte d pochi rappresentanti, eletti dal popolo stesso. Tuttavia, non è forse dire che vi è un governo di una minoranza privilegiata? Non sembra proprio una liberazione. Tuttavia, i marxiani si parano il culo affermando che questa dittatura sarà breve e provvisoria: essa, mantenendo lo Stato, è il mezzo per raggiungere il vero fine, ovvero l’anarchia (libera organizzazione delle masse dal basso verso l’alto). Il problema è che nessuna dittatura può avere altro fine, se non la propria conservazione. Approfondiamo. Punto essenziale nella teoria marxista è l’emancipazione del proletariato tramite lo Stato. Ma affinchè ciò si possa verificare, è necessario che lo Stato accetti di liberare il popolo dal giogo borghese. Per ispirare questa volontà, c’è la rivoluzione, seguita da un rafforzamento e centralizzazione, da parte dei proletari, della macchina dello Stato…secondo noi, invece, bisognerebbe distruggerla. Tutte queste ideologie perdono sostanza, perché il partito radicale vive come cosa a sé, slegato rispetto al popolo: si allea con esso solo perché consapevole della propria impotenza. Lassalle, da parte sua, aveva
ottenuto da Bismarck ciò che voleva: uno stato forte e centralizzato. L’unica richiesta non ancora esaudita era che lo stato aprisse il credito alle associazioni operaie di produzione. Dopo la morte di Lassalle, si formò il partito socialdemocratico degli operai tedeschi, capitanato da Bebel e Liebknecht. Esso ha adottato come programma quello formulato da Marx, e sulla base di esso si ebbe una riconciliazione fra i lavoratori e i radicali borghesi del partito del popolo. Essi si presentarono assieme al congresso della Lega della Pace e della Libertà, tenutosi a Berna, durante il quale vi fu un dissidio fra i socialisti democratici e borghesi e quelli rivoluzionari chiamati Alleanza. Alla domanda “volete l’eguaglianza economica?”, la lega rispose no, separandosi dal proletariato e condannandosi a morte. Altro avvenimento importante: nel 1870, la Francia subì una pesante sconfitta da parte della Germania. Era l’occasione perfetta per agire: la Germania era sguarnita di truppe…e ovviamente, i lavoratori tedeschi rimasero a grattarsi le palle. Predominava il sentimento del trionfo militare e nazionale, rafforzato dalla completa adesione popolare. Tuttavia, lo stato centralizzato tedesco presentava già chiari segni di dissociazione interna: il possesso del denaro era divenuto inseparabile dalla speculazione di borsa, e ha fatto scomparire la virtù borghese del risparmio, della sobrietà e del lavoro: con ciò,andava a puttane anche la famosa onestà tedesca. I contadini non colsero quanto lo Stato lo stesse fottendo, e gli operai erano traviati dai capi di partiti ed organizzazione, che incanalavano il loro malcontento in forme di protesta legali e pacifiche. Il tedesco ragiona sulle autorità fino alla nauesa….ma in tutto questo ragionare, si perde l’impeto, necessario alla rivoluzione.
APPENDICE La scienza non può individuare le future forme della vita sociale, ma solamente definirne le condizioni negative deducendole dall’analisi della società. In Russia si stavano formando i cosiddetti educatori di popolo: essi si suddividono in due categorie. I ciarlatani (dogmatici, furbi e poco risoluti) e alcuni giovani onesti, scesi in campo per disperazione. Ma cosa vuol dire istruire il popolo? Di sicuro non infarcirlo di nozioni e teorie: affinchè esse siano comprensibili bisogna capovolgere le condizioni economiche dell’esistenza del popolo. Se dunque sul popolo si può agire solamente in maniera pratica, è consigliabile formare collettivi di lavoratori e cooperative di prestito, finalizzate ovviamente all’emancipazione del lavoro dal capitale borghese. Da parte sua, l’Internazionale ha formulato le seguenti conclusioni: la cooperazione è una forma giusta della futura produzione, ma affinchè essa sia efficace, occorre che la terra ed il capitale divengano di proprietà collettiva. Di conseguenza, la cooperazione non può funzionare nelle presenti condizioni dell’economia sociale; in esse son stati fatti esperimenti di cooperazione, assolutamente legittimi ed apprezzabili…ma non ci si è mai illusi, né mai ci si illuderà, sui risultati. Veniamo ora al popolo russo: in esso vi sono due elementi indispensabili per la rivoluzione sociale, ovvero l’estrema miseria ed il servaggio. Perché allora non avviene questa rivoluzione? Perché manca un comune ideale popolare, che il popolo deve forgiare autonomamente; non può essere imposto dall’esterno (esempio del borghese: per quanto buono ed intelligente, non capirà la proposta di ridistribuire equamente i beni, poiché gli mancano le istintive aspirazioni rivoluzionarie). I più grandi ingegni non hanno apportato contributi alla società, ma han solo dato forme al preesistente contenuto. Il popolo russo invece ha, nel suo codice genetico, un bagaglio comune di esperienze dure, nonché un insieme di idee: la terra appartiene al popolo, il suo godimento spetta all’intera comunità, il mir deve avere autonomia assoluta. Questi ideali sono oscurati dal sistema patriarcale, dall’assorbimento dell’individuo nel mir, dalla fede dello zar e dal cristianesimo, il quale distrae il popolo dalla vera questione, quella della rivoluzione sociale. Il sistema patriarcale, residuo storico, ha inferto gravissimi danni: il padre russo ha come signori il mir e lo zar, di cui è servo, pur essendo un despota in casa propria. Ogni comunità rurale forma un microcosmo, che blocca l’organizzazione comune con altre comunità: l’unico loro ponte di collegamento è, guarda caso, lo zar, ovviamente coadiuvato dallo stato militare, poliziesco e burocratico. Se, da una parte, sarebbe bello e poetico immaginare che, organizzando la propria vita domestica sulla base della libertà individuale, le comunità possano opporsi al sistema patriarcale, dall’altra ciò è sicuramente infattibile. Rimane solo la lotta, la rivolta: occorre sollevare in blocco tutta la campagna.