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La diffusione della Carboneria in Sud Italia e la figura di Giuseppe Mazzini, che promuoveva l'unità d'Italia attraverso la Giovine Italia. la divisione tra lingua scritta e parlata in Italia, la partecipazione popolare ai moti del 1848 e la creazione del senso di pericolo di una rivoluzione mazziniana. Vengono inoltre discusse le origini comuni delle diverse fazioni italiane e la loro continuità, nonostante le diverse interpretazioni del Risorgimento.
Tipologia: Appunti
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Secondo gli storici intellettuali non possiamo spiegare la rivoluzione francese senza conoscere l'illuminismo. L'idea di Italia viene anche dalle idee del periodo dell'illuminismo. In alcuni casi c'è un'imitazione della Francia tra gli illuminsiti e poi tra gli intellettuali che iniziano a costruire il processo di risorgimento. I primi intellettuali dell'illuminismo italiano sono quelli che cercano di risolvere i primi problemi politici e sociali dell'Italia (legame molto forte tra intellettuale e stato -> assolutismo illuminato: gli stati dell'epoca che incorporano gli intellettuali nelle discussioni sulle riforme e come migliorarne le loro condizioni). Questo movimento intellettuale non parla ancora di Italia unita e indipendente, ma promuove un senso di rinnovamento sociale e per esempio, dopo secoli in cui problemi come la carestia erano interpretati come segni divini (punizioni), a questo punto invece vengono studiati come il risultato di scelte governative sbagliate, quindi riportate ad un livello terreno. Da qui discussioni sulla miglior forma di governo, in tutti gli stati italiani (centri principali a Milano e Napoli in cui intellettuali di tutta Europa si trovavano a discutere). Gli stati stessi iniziano ad affrontare i problemi in questo modo, a cercare di risolverli con alcune riforme, che derivano dalle idee degli illuministi francesi. L'interesse secolare è quello più importante: i gesuiti vengono espulsi da tutti gli stati, nel 1773 il papato dissolve l'ordine dei gesuiti; in Piemonte l'esenzione fiscale per gli ordini religiosi viene eliminata; l'esercito si espande; l'istruzione e i sussidi per i poveri vengono messi nelle mani dello stato e tolti dai religiosi; la servitù viene abolita; le riforme agraria vengono promesse in Sardegna, parte dello stato dei Savoia; in Lombardia, sotto gli Asburgo (imperatrice Maria Teresa) gli intellettuali come Verri e Beccaria prendono parte a queste discussioni (ruolo degli intellettuali illuministi nelle riforme statali); in Toscana riforma terriera ed ecclesiastica (si dissolvono i monasteri e vengono diminuiti i giorni festivi religiosi). Questi attacchi alla religione non sono sempre benvoluti, soprattutto tra le masse popolari (all'interno della chiesa). Le masse contadine, ad esempio, si rivoltano contro questi tentativi (ad esempio di abolire i pellegrinaggi religiosi) e qui abbiamo un primo momento (che poi sarà continuo e fondamentale durante il risorgimento) di scollamento tra gli intellettuali e la massa contadina. Nel 1789, anno della Rivoluzione francese, gli intellettuali italiani non sono contenti dei limitati progressi che avvengono in Italia (soprattutto dopo aver visto ciò che è successo in Francia). Queste nuove idee arrivano anche nello stato della chiesa dove i giovani aristocratici si trovano a discutere nei salotti, nei palazzi aristocratici, nei caffè. Si parla di nazione, la cui idea implica che l'Italia diventi unita e indipendente e a questo punto non è un obiettivo realistico perciò tutti questi intellettuali che parlano di nazione sanno che non è il momento e cercano comunque di costruire un'idea di nazione almeno dal punto di vista cultura. Tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800 c'è un proliferare di storia della letteratura italiana, vista come letteratura nazionale e parlano di una cultura italiana nazionale che va dalle alpi alla Sicilia. Quando dicono nazione non intendono a questo punto un risultato politico, ma una condizione culturale che viene vista come comune a tutto il popolo italiano. La strategia politica è ciò che fa la differenza tra il 1700 e il 1800 (De Sanctis, progetto politico). In questo momento di cambiamento Verri e Beccaria danno un grande contributo: Verri crea l'accademia dei pugni, Beccaria pubblica la più importante rivista italiana 'il caffè' (1764), anno in cui viene pubblicato anche il famoso libro di Beccaria sulla tortura. La stampa in questo periodo ha un'espansione molto rapida in tutta Europa e soprattutto dalla 2° metà del 1700. Il proliferare di questi giornali mostra l'esistenza di un'opinione pubblica ben informata su quello che succede anche fuori dall'Italia (la rivoluzione americana, i moti in Sicilia) e mostra anche il circolare di parole nuove come virtù, patriottismo, repubblica, democrazia e rivoluzione, parole che iniziano a
girare attraverso la penisola. Tra una nuova generazione di intellettuali cresciuta sotto influenza dell'enciclopedia, di Diderot e Delambert, quindi dell'illuminismo francese. Molti di questi intellettuali cercano di promuovere questi ideali politici in contrasto con quelli della controriforma che aveva dominato il secolo precedente. Cercano di combattere le superstizioni, le credenze popolari: c'erano degli almanacchi apposta per combattere il mondo magico. LA RIVOLUZIONE FRANCESE E NAPOLEONE IN ITALIA L'eredità della Rivoluzione francese e di Napoleone L'arrivo di Napoleone, accolto con grande aspettative, è visto simbolicamente come un nuovo inizio per l'Italia, come un liberatore. Attraversa il Po', Piacenza, sconfigge gli austriaci a Lodi e rientra a Milano. Il 1796 è l'inizio del periodo delle repubbliche giacobine. Francesco Melzi d'Eril era un patriota testimone dell'arrivo di Napoleone e trovarono anche il suo libro su Napoleone e Milano. Il momento in cui arriva Napoleone coincide con la celebrazione della Pentecoste. Descrisse l'arrivo di Napoleone che coincideva con la Pentecose. D'Eril dice: 'il popolo accoglie l'arrivo fuori da porta romana più come un giorno di festa, non c'era molto il senso di cosa avrebbe portato il nuovo ordine'. Il popolo può leggere un proclama affisso in città in francese e in italiano, è interessante vedere come i francesi si presentano agli italiani per poi vedere come gli italiani interpretano l'arrivo dei francesi e come poi saranno anche disillusi dal fatto che le aspettative andranno incontro a dei cambiamenti dovuti soprattutto al passaggio della Francia dalla Repubblica a Impero. La repubblica francese che ha giurato 'odio i tiranni' e che ha anche giurato fraternità ai popoli della rivoluzione francese che entrano in Milano; il tiranno che ha oppresso la Lombardia così a lungo ha causato anche molto male alla Francia. Ma i francesi sanno che la causa dei re non è quella dei popoli. I francesi si rendono conto che stanno appellandosi a una popolazione in gran parte religiosa (cosa che gli illuministi cercavano di cambiare). -Nel 1798 l'esercito francese entra nello stato della chiesa e dichiara la fine del potere temporale. -Nel 1799 arriva a Napoli e in Toscana. -Nel 1797 aveva invaso l'intero territorio della repubblica veneziana (il libro che si trova sulla statua del leone di san Marco della piazza principale di Venezia porta l'iscrizione 'Pax tibi marce evangelista meus': questa iscrizione fu sostituita dalla dichiarazione dei diritti umani, quasi a voler sottolineare 'siamo passati dalla religione ai diritti umani', la democrazia sostituisce la religione, un segno dei tempi nuovi). A Venezia le speranze dei patrioti vennero presto distrutte perchè con il trattato di Campoformio Napoleone consegnò Venezia agli austriaci. Nessuno spiegò così bene come Foscolo nelle ultime di Jacopo Ortis la delusione dopo aver sperato nell'arrivo di Napoleone. Con l'eccezione del Veneto tutta l'Italia era sotto il controllo di autorità rivoluzionari francesi che portano leggi francesi, sistemi amministrativi francesi, atteggiamenti francesi verso la proprietà, la religione. Il triennio giacobino dal 1796 al 1799, i tre anni delle repubbliche 'sorelle' giacobine: la repubblica cisalpina (Lombardia e ducati della valle padana) la repubblica ligure, la repubblica romana (che sostuitì lo stato della chiesa) la repubblica partenopea (sosituì i borboni) la repubblica cispadana (Emilia Romagna): queste non durarono molto, che dipendevano molto dalle esperienze militari di Napoelone, ma fu fondamentale la pratica della democrazia ovvero la nuova classe politica che metterà poi in moto il processo del risorgimento nazionale.Questa pratica della democrazia si sviluppa anche con la creazione delle costituzioni (che fu obiettivo durante tutto il risorgimento). La costituzione nasce negli stati italiani in questo periodo. Concetti come nazione, uguaglianza, libertà vengono interpretati come diritti tra sezioni abbastanza larghe dell'opinione ppubblica italiana.Durante queste repubbliche c'è la nascita di quella che verrà poi adottata come bandiera italiana. A Milano
analizza i motivi della sconfitta repubblicana e il ritorno dei borboni a Napoli nel 1799. Il suo libro 'saggio storico sulla rivoluzione napoletana nel 1799' elabora una teoria della rivoluzione passiva e della rivoluzione attiva. La rivoluzione attiva è quella portata dalle necessità della maggioranza della popolazione; la rivoluzione passiva marcia con un esercito straniero ed è solo voluto da una minoranza della popolazione e questo è il caso della rivoluzione napoletana. I borboni, dopo essere tornati al potere, scateneranno una repressione feroce contro i repubblicani finché tornò Napoleone. Le trasformazioni politiche più rilevanti: -la repubblica cisalpina diventa il regno d’Italia, con la sua capitale a Milano di cui Napoleone è re. -il Piemonte viene annesso alla Francia -il regno di Napoli prima va sotto il controllo del fratello, poi del cognato di Napoleone -gli stati della Chiesa vengono riannessi alla Francia (1809) il potere ritorna all’aristocrazia e ci sono dei grandi cambiamenti anche rispetto al progresso degli anni precedenti: -la stampa viene censurata -le assemblee rappresentative rappresentano solo le elitè aristocratiche -rivolte contadine, soprattutto contro le tasse e il reclutamento militare. In questo periodo nascono le Società Segrete, come la Carboneria, creata nel Sud Italia, aveva dei giuramenti e rituali molto complicati. Società che dovevano essere clandestine e cospirare, con la partenza dei francesi, con la sconfitta di Napoleone (1814) pensano sia arrivato il momento di combattere per l’indipendenza e per l’unità d’Italia. Napoleone lasciò un’eredità molto importante: -il sistema amministrativo portato da Napoleone rimane. Durante il controllo francese, le decisioni erano prese da ufficiali dello stato, una classe sociale urbana istruita, spesso avvocati che governavano in base a regole fisse, codici poenali moderni portati dai francesi
con un governo efficiente, però straniera. A questo punto diventa realistico l’obiettivo dell’indipendenza italiana. 15/ NAZIONE E NAZIONALISMO Le società segrete sono un momento tra l’820/830/840, anni in cui questo progetto inizia ad essere messo in pratica con tentativi falliti e l’importanza del fallimento è un momento cruciale perché poi crea i modelli per cosa andrebbe fatto dopo. Alcuni esempi di società segrete:
Tradizione di secoli: il melodramma, il teatro di strada, i menestrelli (portavano la letteratura ad un livello popolare), la musica unita alla poesia (portata già dai tempi delle Signorie nelle strade) → perciò si capisce perché quando arriva l’opera nell’800 viene così diffusa tra il popolo, perché c’è una lunga tradizione preesistente. -Giovani generazioni → sono i giovani che decidono di ribellarsi, di far parte dei movimenti sovversivi. -Un romanzo fondamentale di questo periodo è quello di Ippolito Nievo, ‘confessioni di un italiano’, che contribuì, forse ancor più di Manzoni alla costruzione del discorso nazionale. Nievo, nasce a Padova, i personaggi del suo romanzo si muovono tra Lombardia, Veneto e Friuli. Aveva studiato sotto gli Asburgo, nel regno lombardo-veneto, e aveva partecipato alla lotta politica contro gli austriaci. Nel ‘48 era un mazziniano e aveva anche fatto parte di alcuni tentativi falliti di rivoluzione (per es. a Mantova); aveva rifiutata una carriera da avvocato sotto gli austriaci, aveva scelto di diventare scrittore, giornalista. Nel 1860 aveva partecipato alla spedizione dei mille e durante il viaggio in nave da Palermo in Piemonte nel 1861 per portare alcuni documenti sulla spedizione, essa si inabissò e Nievo morì. Nievo scrisse questo romanzo quando aveva circa 30 anni, ma finge di essere un ottuagenario ( anni) e narra tutta la sua vita tra 700 e 800 e qui troviamo tutti gli ingredienti del romanzo storico → ci sono castelli, guerra, rivoluzione, una bellissima storia d’amore: tutto questo ricorre nella maggior parte dei romanzi storici del risorgimento, molti dei quali sono rimasti sconosciuti. -Le donne e i bambini prendono anche parte a questo processo. La famiglia è vista come cellula primaria della nazione da molti intellettuali come Mazzini, Foscolo. Foscolo scrisse ‘la esule’ nel 1828 sul London Magazine, scrive le donne di Italia, un articolo in cui condanna la pratica della chiesa e dell’artistocrazia di mantenere le donne nei conventi. Chiarisce che l’Italia non poteva aspirare a diventare una nazione senza ridefinire il ruolo della donna, nella famiglia e nella società. Mazzini si appella alle donne italiane come capi della famiglia patriottica, il cuore della patria. La famiglia, la madre sono spesso un sostegno di molti martiri ed eroi. -Un libro su questo periodo è quello di Federico De Roberto ‘I vicerè’, pubblicato nel 1894 ci parla di questo processo visto dalla Sicilia. Descrive il carattere patriottico di Lorenzo, il protagonista, dicendo che era un brav’uomo, studioso, testa calda, infiammato dalle idee liberali dello zio e che bruciava d’amore per l’Italia e quando scrisse alla sua ragazza le disse di avere tre passioni: lei stessa, sua madre e la patria, che doveva essere redenta. Ricorre molto nei romanzi anche minori nel Risorgimento l’amore per la donna, l’amore per la madre e l’amore per la patria e a volte si trovano costretti a scegliere quale privilegiare. Questa tensione tra amore famigliare e nazione è un ingredientefondamentale del romanticismo di questo periodo. -Simonetta Soldani, storica che ha scritto dei testi molto interessanti sulle donne e all’interno del movimento nazionale, spesso influenzati dall’ideologia moderato-cattolica e che diedero un contributo per esempio alla liturgia politico-reliogiosa (il culto dell’eroe risorgimentale), organizzando molte delle cerimonie di ringraziamento o di lutto per gli eroi. Da diverse parti di Italia Simonetta ricostruisce corrispondenze sia private sia pubbliche di donne da diverse parti d’Italia che si ringraziano l’un l’altra ad esempio le donne lombarde che hanno accudito i figli delle donne toscane. L’ITALIA VERSO IL 1848: ROMANTICISMO E RISORGIMENTO La letteratura romantica arriva in Italia dalla Francia: la scrittrice romantica Madame De Staël scrive questo testo 'Sulla maniera e la utilità delle traduzioni', pubblicato sul periodico 'la biblioteca italiana'.
Il romanticismo italiano rifiutò il simbolismo tipico delle varianti inglesi o tedesche e fu molto più interessato dal razionalismo dell’illuminismo lombardo. Nel testo Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo, Giovanni Berchet, poeta e patriota milanese, scrisse che il poeta doveva essere capito dal popolo, unica classe di individui predisposta all'emozione, scrisse che l'unica poesia vera sia quella popolare. Perciò gli scrittori avevano bisogno di una lingua che fosse capita dal popolo (popolo borghese, istruito, non contadini). Il romanticismo italiano si identifica con la lotta per l'indipendenza nazionale: è una letteratura impegnata e didattica, rivolta alla classe borghese, classe che doveva diventare 'nazione'. Lo slogan di Mazzini a questo punto era 'pensiero e azione', dove l'azione era da intendersi come attività illegale, che poteva portare alla prigione. Nello stato della chiesa c'era anche la ghigliottina. Molti seguirono l'esempio di Mazzini e andarono in esilio. Bisogna guardare agli scrittori minori anche per capire quelli maggiori. I fratelli Ruffini furono mazziniani e Jacopo Ruffini andò in prigione dove commise suicidio per paura di non reggere all'interrogatorio, per paura di essere costretto a rivelare i nomi dei compagni di congiura. Giovanni Ruffini invece riuscì a scappare in Inghilterra. Scrisse un romanzo in parte autobiografico 'Lorenzo Benoni, ovvero scene nella vita di un italiano', dove parla di un giovane patriota che prese parte alle prime cospirazioni mazziniane e al tempo stesso è presente una storia d'amore romantica. Ci sono tutti gli elementi del romanticismo risorgimentale: l’autobiografia, la condanna, l’esilio e l’amore. Poi scrisse una storia, ‘Dottor Antonio’, che ritroviamo negli anni ‘30 pubblicata in serie dal giornale fascista in Inghilterra ‘fascio italiano di Londra’ dalla comunità italiana. Questa storia narra le vicende di un altro esule italiano che ritorna in patria e si trova a dover scegliere se andare con la donna amata, una donna inglese che lo aveva seguito in Italia per amore o se scegliere il suo amore per la patria, poiché andando a combattere per la sua patria sapeva che molto probabilmente sarebbe morto. Tra la donna e la patria, sceglie la patria e ad un certo punto viene imprigionato; la donna poi muore di malinconia guardando al castello in cui lui è imprigionato. Concetto: sacrificare la vita per un ideale molto alto, come battersi per la propria patria. Stesso concetto lo troviamo in Garibaldi che scrive ad un parente nel 1860, prima di partire per la Sicilia, ‘non ho altro desiderio che morire per l’Italia; anche nei Viceré di De Roberto, Lorenzo decide di diventare garibaldino e scrive alla fidanzata in cui le dice di non piangere nel caso in cui morisse perché morirà in nome dell’Italia. Tutti questi tentativi falliti creano martiri → di martiri ve ne sono tanti (Carlo Pisacane): essi creano la religione della patria. I martiri sono protagonisti della poesia patriottica che celebra l’eroe caduto (altra espressione culturale del Risorgimento). I martiri più importanti:
la rivoluzione a Venezia. Scrisse una poesia/canzone ‘Risorgimento’ (1836) e anche vari libri di poesie pieni di commenti sui martiri per la causa dell’Italia e sulle glorie passate dei grandi italiani.
celebra il caduto perché esso semina per quello che verrà dopo Poesia in musica → testo di Goffredo Mameli, l’inno di Italia ‘Canto degli italiani’ 1847. Mameli era giovanissimo all’epoca, era nato a Genova nel 1827 ed, era cresciuto intellettualmente in circoli mazziniani, aveva una forte cultura romantica. Morì a 22 anni in difesa della repubblica romana con Garibaldi, quindi lui stesso è il martire.
identificato. Qui abbiamo il ricordo di una patria perduta e di un tempo passato, cruciale in tutti gli scritti nel periodo risorgimentale (Inno di Mameli, Foscolo, ecc…). EFFETTI POLITICI DELL’OPERA DI VERDI: dovuti alla popolarità dell’opera in Italia. Anche le origini di Verdi fanno sì che gli italiani si identifichino: viene da una famiglia di contadini da Busseto, vicino a Parma. Spesso quando il pubblico andava a sentire l’opera cantava e cambiava le parole. In questo modo era più facile eludere la censura che distribuendo volantini : era più difficile per gli austriaci controllare tutto questo. Riferimento a Lione di Castiglia di Ernani, dove il pubblico cantava il leone di san Marco portando in Italia il significato dell’opera. Mazzini ha scritto questo testo nel 1836 ‘la filosofia della musica’ dove dedica spazio all’opera e a Verdi il quale secondo lui isipirò eventi drammatici, una fede politica e divenne un linguaggio universale per gli individui e per le comunità ;quindi Mazzini riconosce l’importanza in questo mezzo di espressione. Riconosce la novità dei cori nei testi di Rossini. Uno storico, Piero Brunello ha parlato della proclamazione della Repubblica veneziana da parte di Manin nel marzo 1848 come se fosse modellata sul coro dell’Ernani di Verdi. Brunello parla dell’opera come della colonna sonora del 1848. Analizza il rapporto tra i capi-popolo, i rivoluzionari e il loro pubblico, il popolo, quasi fosse modellato su un rapporto tra cantanti dell’opera e il pubblico; una specie di relazione per esempio tra il tenore ed il coro maschile, fa dei paralleli tra la relazione tra i rivoluzionari e il popolo e l’opera. I rivoluzionari facevano giuramenti innalzando delle spade, proclamavano la lotta e la tirannia, tutti elementi che poi si trovano in queste opere. Come nella letteratura risorgimentale, i temi sono quelli della prigione, dell’esilio delle battaglie politiche e delle rivoluzioni. L’esilio fu fondamentale nella crescita del discorso nazionale degli intellettuali e italiani che si incontrano a Parigi, Londra e producono un vasto numero di traduzioni in italiano di scrittori romantici dal francese, dall’inglese, dal tedesco (traducono Balzac, Scott, Byron, Goethe, Shakespeare…). Questo mostra anche lo spirito romantico e il suo rapporto con il sentimento nazionale nella letteratura del risorgimento che poi si combina nel romanzo storico. Il romanzo storico come un genere molto popolare soprattutto in questo periodo fino all’unità. Un altro modo espressivo, come il romanzo storico, l’opera, molto popolare in questo periodo fu la scrittura di memorie e in questo caso la letteratura si esprimeva tramite la storia, la politica. L’esempio più famoso ‘Le mie prigioni’ di Silvio Pellico , anche tra i fondatori di un giornale ‘Il Conciliatore’ (continuazione del giornale il Caffè, pubblicato dal 1818), quindi porta avanti le idee illuministe nel Romanticismo. Pellico scrisse questo libro, come un libro di memorie, basato sulla sua esperienza: fu arrestato e condannato al carcere duro. Il libro non è direttamente politico, ma racconta la sua esperienza personale. Fu pubblicato parecchie volte e tradotto in molte lingue, forse il libro italiano più letto nel 1800. Metternich, cancelliere austriaco, disse che questo libro aveva danneggiato l’Austria più di una battaglia persa, perché aveva fatto conoscere le condizioni dei prigionieri sotto l’Austria. Le origini intellettuali delle mie prigioni sono nell’esperienza milanese e in parte sono un prodotto del razionalismo, dell’illuminismo del 700. Non era un testo che si preoccupava molto della forma, ma della missione pedagogica. I promessi sposi di Manzoni : Renzo e Lucia ,due innamorati che vivono a Milano sotto gli spagnoli nel ‘600 → periodo e oppressore diverso, in cui però il pubblico rivede la condizione presente degli
italiani dell’800. Gli spagnoli sono identificati con gli austriaci dell’800. Il romanzo contiene un messaggio patriottico. Manzoni era un cattolico moderato, e il romanzo contiene anche un messaggio religioso. Troviamo qui un intreccio tra la Storia e la storia individuale: storia delle vittime e degli umili, e di come riescano con la fede in Dio a sopravvivere. Una storia d’Italia degli oppressi, di persone che con molta dignità riescono a sopravvivere agli eventi in cui sono coinvolti. Grazie alla lingua il romanzo riesce a non essere provinciale, non essere in dialetto contribuisce alla sua popolarità in tutto il Paese. L’arte : -neoclassicismo e archeologia, fondamentali per le scoperte fatte nell’800 soprattutto del passato classico italiano -scultura, area della storia dell’arte dove sono state fatte le opere maggiori in questo periodo: Antonio Canova (1757-1822), vicino a Napoleone, ne ha scolpito diversi busti→ il più interessante è il monumento a Vittorio Alfieri nel 1810, prima della caduta di Napoleone. Rappresenta un’immagine coronata che sta a rappresentare l’Italia. L’opera fu molto discussa dai suoi contemporanei perché molti vi videro un messaggio patriottico (Italia sopra la tomba di Alfieri). Senza questo sfondo culturale non si spiegherebbe la partecipazione popolare ai moti del 1848 L’ITALIA E IL 1848 Durante il fascismo ci fu uno storico, Gioacchino Volpe che scrisse un libro ‘l’Italia in cammino’ per arrivare all’Italia fascista. Le Italie in cammino poiché le Itale erano molte perché molte erano le idee di Italia e non si sapeva quale avrebbe trionfato: c’era un’Italia anticlericale, una neoguelfa, una democratica, una moderata, una repubblicana, una monarchica, una unitaria e una federalista. Tutte queste idee diverse di Italia che vengono dibattute, vengono scritti libri, creano disaccordo, dividono il movimento per l’unificazione d’Italia, spariscono quando andiamo a vedere quello che fanno i sostenitori delle rivoluzioni del ‘48, quello che Banti ha chiamato ‘la morfologia elementare del discorso nazionale’ spiegò che ci fosse un discorso nazionale che andava oltre le divisioni politiche. Secondo Mazzini era ovvio che esisteva l’Italia come nazione: secondo Mazzini l’Italia era una cultura letteraria comune. Avere una comune cultura letteraria giustificava, secondo Mazzini, il diritto all’autogoverno, all’indipendenza. Secondo Mazzini il nemico principale dell’Italia non erano solo gli austriaci, ma era il papato. Secondo lui la capitale dell’Italia doveva essere Roma (Roma repubblicana, non quella del papa). Inoltre Mazzini credeva fortemente in un’educazione secolare, istruzione statale. Per molti leader del Risorgimento, cattolici o non, la questione di Roma è fondamentale. Era inevitabile un contrasto tra il movimento per l’unità nazionale e il papato. Ci furono tentativi comunque di inserire il cattolicesimo in quella più ampia del risorgimento. Mazzini credeva in Dio, credeva che l’unità di Italia fosse voluta da Dio. La religione doveva essere civile, politica. Per Mazzini fondamentale era che l’insurrezione arrivasse al popolo (classe istruita, media, urbana, non considera i contadini). Questo riferimento al popolo è considerato pericoloso da altri leader di quel periodo, che credevano che il movimento sarebbe dovuto esserecontrollato da un’èlite, sia essa papale o per esempio da parte dei Savoia. Mazzini era democratico quindi voleva arrivare al popolo e coinvolgerlo. Contrasto con i liberali o liberale-cattolici, più dinastici.
La rivolta inizia in città e poi si riversa nelle campagne con l’organizzazione di gruppi armati, si estende in tutte le zone della Sicilia e poi nel sud continentale. Esistevano già scontenti e rivolte sociali prima del 48: c’era un livello alto di disoccupazione sotto i borboni. La partecipazione è sociale, non solo nazionale. Ci sono diversi obiettivi a seconda dei ceti sociali. C’è un momento di alleanza temporanea fra classi popolari urbane, artigiane, intellettuali e attivisti politici. Tra i contadini scoppia una rabbia a lungo repressa tra i proprietari terrieri dei grandi feudi. Ferdinando II di Borbone è costretto a concedere una costituzione, che ispira una novità politica temporanea ed entusiasmo, ottimismo. Giornali democratici, liberali, prima clandestini vengono pubblicati. A Palermo viene dichiarato un nuovo governo autonomista che inizia a preparare una costituzione democratica e la separazione da Napoli. Il movimento separatista siciliano era molto diviso al suo interno: non tutti i liberali erano favorevoli al separatismo, elemento che mina al suo interno la rivoluzione. I moderati volevano un compromesso con una monarchia e con il parlamento, avevano paura di una mobilitazione di massa, mentre i democratici volevano il suffragio universale e il legame con le masse. → Nell’entusiasmo generale del movimento e della rivoluzione c’è sempre un conflitto generale tra democratici e moderati. La rivoluzione ha una dimensione europea che si riversa poi sull’Italia. Quando la rivoluzione scoppia a Vienna, gli italiani rispondono con rivolte anti-austriache (soprattutto Milano e Venezia). A Venezia il patriota Manin fu il leader della rivoluzione veneziana, furono liberati i prigionieri politici, fu organizzata una guardia nazionale e fu dichiarata la rinascita della repubblica di San Marco nel 1848. Poco dopo la rivolta a Venezia, la rivolta arrivò a Milano il 18 marzo e il popolo di Milano inizia uno degli eventi piu entusiasmanti, le 5 giornate di Milano. Una partecipazione di massa, delle donne, di bambini, di preti: un’insurrezione tale che sconfigge l’esercito austriaco. Il secondo giorno della battaglia il generale austriaco Radetzky ammette che a Milano vi erano più di mille barricate nella città, barricata che simbolo della difesa collettiva contro le armi del potere, un’espressione del romanticismo dell’800. Durante le 5 giornate l’immagine di Milano come vittima di un’occupazione straniera è sostituita con l’immagine di Milano come ciità rivoluzionaria. Il primo giorno della rivolta compare un manifesto sulle mura della città: ‘Popolo di Milano, gli occhi sono puntati su di noi. Tutti si chiedono se il nostro silenzio prolungato fosse dettato da un’intelligenza prudente o dalla paura. Le province aspettano un nostro segnale di comando, il destino dell’Italia è nelle nostre mani. Un solo giorno può decidere il destino di un intero secolo’. Il senso è che ciò che stava accadendo a Milano avrebbe cambiato la storia dell’intero paese. A Milano arrivano da tutta Italia liberali e democratici che vanno a combattere contro l’Austria (lotta del popolo). Elemento di continuità nella storia di Milano: vi è un forte senso della storia di Milano che va indietro alla storia dei comuni, e alla Battaglia di Legnano. Pietro Perego, uno dei democratici che presero parte alla rivolta disse: “Che tornino pure i tedeschi (riferimento tedeschi al periodo delle lotte dei comuni italiani contro l’impero, cotinuità tra quello e l’austriaco dell’800) e noi risponderemo: A Legnano!” C’era poca unità quando si andava a discutere su cosa fare dell’Italia.
L’unità non durò a lungo. Una delle proposte più interessanti fu quella di Carlo Cattaneo. Per rispetto della tradizione delle regioni italiane, propone una soluzione democratica, popolare però federale, non unitaria. Non aveva senso per lui che l’Italia fosse uno stato unificato con capitale a Roma (come voleva Mazzini). Per Cattaneo non era importante che l’Italia fosse comandata da un tiranno nazionale o straniero. Per lui la libertà, la democrazia veniva prima della nazione. PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA (1848) Coincide con le rivoluzione nel ‘48. Carlo Alberto entra in guerra con gli austriaci non per aiutare i rivoluzionari, ma prende l’iniziativa solo per tenere la situazione sotto controllo ed evitare la proclamazione di una repubblica all’interno del Piemonte. Carlo Alberto aveva già pensato ad una guerra contro l’Austria per creare un regno del Nord Italia. L’idea era di una guerra come conflitto dinastico, sostenuto dai moderati, non di una guerra di popolo. Il papa Pio IX si ritirò il 29 aprile del 1848. I volontari comunque arrivano a contribuire alla guerra dell’esercito piemontese da tutta Italia trasformando una guerra della casa dei Savoia nella prima guerra di indipendenza italiana. Abbiamo le prime sconfitte. Custoza (22-27 luglio 1848), seguita dall’armistizio di Salasco il 9 agosto del 8 48. La guerra ripernde e poi nel marzo del 1849 avviene una nuova sconfitta a Novara da parte della casa dei Savoia. A questo punto Carlo Alberto è costretto ad abdicare e abbiamo un nuovo re Vittorio Emanuele II, colui che porterà a compimento l’unità di Italia. LO STATUTO ALBERTINO (4 marzo 1848) Nel 1848 Carlo Alberto, sotto la pressione delle rivoluzioni, aveva concesso una costituzione. Questo statuto rimane in vigore anche dopo la sconfitta del ‘48 e fara sì che il Piemonte rappresenterà l’unico stato che mantiene una costituzione dopo la seconda restaurazione. LA GUERRA DI POPOLO uno degli stereotipi della storia di Italia che troviamo a tutti i livelli (barzellette, storiografia...), anche all’estero, è quello degli italiani che non combattono. Le sconfitte militare dell’Italia contribuiscono a creare questo stereotipo: nel periodo del risorgimento fino ad arrivare a Caporetto, o prima ancora con Crispi, la sconfitta nella seconda guerra mondiale. Stereotipo in parte contraddetto dalla guerra di popolo, dall’entusiasmo e dalla capiacità delle masse popolari di sacrificarsi e di combattere sia nella vittoria che nella sconfitta con coraggio. Poco dopo i giorni di Milano la rivoluzione si espanse in altre parti d’Italia. I tre momenti che portarono alle 3 sconfitte nel 1849 ma che rimasero gloriosi nella storia nazionale:
Haynau, il generale che represse la popolazione, fu definito ‘la iena di Brescia’ → statua di Haynau in centro di Vienna: il nemico da una parte e l’eroe dall’altra. Questi 10 giorni che
interamente dalla presenza militare francese. Quindi il Piemonte è l’unica eccezione al trionfo dell’assolutismo. Circa 100 mila esuli arrivarono in Piemonte dal resto dell’Italia, quindi diventa un microcosmo dell’intera Italia. Gli italiani da tutte le regioni si incontravano, potevano discutere perché protetti dalla costituzione, potevano promuovere la circolazione di giornali e di idee. Crearono una cultura italiana in una regione. Alcuni di questi divennero anche ministri o parlamentari, perché tutti gli italiani, ma non gli stranieri, avevano il diritto di voto o di essere eletti. Molti esuli vennero dal sud Italia. Pisacane, Rosolino Pilo e Calvi, democratici, cercavano di coinvolgere le masse contadine. Invece Crispi vedeva l’unità di Italia come priorità. 22/ Liberalismo in Piemonte: lo Statuto (4 marzo 1848). Tra coloro che volevano questo statuto vi è Camillo Benso conte di Cavour.
culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi. → Il primo articolo viene dal moderatismo cattolico. L’apporto della Chiesa è così importante da apparire nel primo articolo. La costituzione romana invece dava uguaglianza a tutti culti religiosi.
secondo la legge salica. → Cavour, per quanto fosse nemico del mazzinianesimo era anche nemico della monarchia assoluta. Governo monarchico ma rappresentativo, perciò presenta uno stato che ha un parlamento.
Senato, e quella dei Deputati.
comanda tutte le forze di terra e di mare: dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d’alleanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l’interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l’assenso delle Camere.
l’esecuzione delle leggi, senza sospenderne l’osservanza, o dispensarne.
quella dei Deputati; ma in quest’ultimo caso ne convoca un’altra nel termine di quattro mesi.
Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibili alle cariche civili, e militari, salve le eccezioni determinate dalle Leggi. → eco delle idee della Rivoluzione francese.
dello Stato.
giudizio, se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme ch’essa prescrive.
della legge, e nelle forme ch’essa prescrive.
catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del Vescovo. → motivo per cui molti esuli democratici e liberali si spostarono in Piemonte.
leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica. Questa disposizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici, od aperti al pubblico, i quali rimangono interamente soggetti alle leggi di polizia. DAL RISORGIMENTO ALL’UNITA’: Dopo il 1848. Gli anni tra il 1849 e il 1852, primi anni dopo le sconfitte dei tentativi mazziniani e democratici, sono anni di passaggio in Piemonte dal primo ministro D’Azeglio a Cavour, anni in cui si pongono le basi del movimento di unificazione sotto i Savoia. A questo punto il movimento si sposta verso l’unico stato che forse permetterà l’unità. D’Azeglio era un patriota piemontese aristocratico, un liberale moderato, era cugino di Cesare Balbo, aveva sposato la figlia di Manzoni. Era anche un pittore, aveva fatto dei quadri soprattutto riguardanti paesaggi italiani romantici, parte della cultura di quel periodo. Il parlamento piemontese non era formato da veri e propri partiti politici. Si trattava di un gruppo di destra e un gruppo di sinistra, nessun gruppo disciplinato. I deputati votavano liberamente a seconda dei temi proposti. Non c’erano voti di un partito contro un altro partito, il voto era trasversale. Le Leggi Siccardi aboliscono tribunali speciali e separati per gli ecclesiastici e altri privilegi. Questo generò il Connubio , delle alleanze tra parlamentari anche di diversi schieramenti su ciò che si andava a votare di volta in volta. Il Connubio permetteva a un parlamentare di destra di votare assieme a uno di sinistra. Ciò favoriva la corruzione perché i deputati potevano essere convinti in vari modi di votare da una parte o dall’altra. Nel 1852 Cavour sostituì D’Azeglio come primo ministro: era anti-mazziniano e anti-democratico; pian piano si rese garante del liberalismo. Riesce a convincere di questo sia a livello internazionale sia all’interno del parlamento piemontese. Riesce da una parte a creare il senso del pericolo che potrebbe comportare una rivoluzione mazziniana, repubblicana e democratica, basata su fatti storici, quindi mostra che quella via non può più essere intrapresa e che d’altra parte la situazione non poteva rimanere così com’era, con l’Austria che controllava gran parte d’Italia. Presenta quindi una terza via tra l’impero austriaco e le possibilità di rivoluzione