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Appunti lezioni prof.ssa E.Capuzzo
Tipologia: Appunti
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Indipendenza India: 1947 (primo paese a raggiungerla) →l’Inghilterra è favorevole a concederla perché ormai il movimento indipendentista è un fatto assodato (in Africa e in Asia) ma anche perché Londra teme che negando l’indipendenza il paese si potrebbe avvicinare all’Unione Sovietica (siamo in piena guerra fredda). In un primo momento pensa che l’India possa rimanere uno stato unitario, ma poi cede alle pressioni della lega musulmana con la divisione del paese in India (induismo) e Pakistan (islam). L’indipendenza sancisce la divisione di due stati su base religiosa ma il processo di indipendenza avviene con grandi scontri tra i due che si prolungano fino al gennaio del 1948 quando Gandhi sarà ucciso da un fanatico indù. Successivamente all’indipendenza indiana, in Asia altri paesi raggiungono l’indipendenza: la Birmania (futuro Myanmar) e l’isola di Silon (futuro Sri Lanka). Più conflittuale è il raggiungimento dell’indipendenza della Malesia (colonia britannica) che la raggiunge nel 1957 dopo una lunga lotta portata avanti da formazioni comuniste contro il governo di Londra. In Indonesia olandese il processo di indipendenza si compie attraverso una lotta portata avanti dalla guerriglia locale contro il governo olandese. INDOCINA: potere della Francia + potere dell’Olanda. A seconda dei territori che compongono la colonia i processi di decolonizzazione sono diversi: Laos e Cambogia raggiungono l’indipendenza pacificamente perché la Francia trasferisce il potere a gruppi conservatori locali; in Vietnam viene combattuta tra il 1946 e il 1954 una guerra tra l’esercito coloniale francese e il movimento dei vietminh capeggiato dal leader comunista Ho Chi Minh. Nel 1954 ci sarà la pace e indipendenza vietnamita. Indipendenza da Francia e Inghilterra dei paesi del Medio Oriente: si tratta dei paesi che Francia e Inghilterra avevano ricevuto il mandato dalla Società delle nazioni alla fine della Prima Guerra Mondiale (prima erano dell’impero ottomano): 1946: Indipendenza della Siria 1943: Autoproclamazione indipendenza del Libano 1946: La Francia riconosce l’indipendenza della Transgiordania (attuale Giordania) Nell’ambito dei possedimenti medio-orientali dell’Inghilterra un caso particolare è la Palestina (ex impero ottomano) conquistata nel 1917 con l’arrivo delle truppe britanniche a Gerusalemme; il ministro degli esteri britannico Balfour sancisce il principio che gli ebrei abbiamo diritto ad avere un focolaio ebraico in Palestina → si pongono le basi da un punto di vista internazionale dello Stato di Israele che avverrà alla fine della Seconda Guerra Mondiale, prima di questo gli ebrei vivono una situazione diasporica. Alla fine della Prima Guerra Mondiale,anche in conseguenza dei pogrom, in Palestina cominciano ad arrivare flussi di ebrei provenienti dai paesi dell’est Europa rafforzando la presenza di ebrei ashkenaziti cioè ebrei dell’est facendosi forti della dichiarazione di Balfour. L’emigrazione degli ebrei si rafforza nel corso degli anni 30 perché diversi paesi europei emanano una legislazione anti-ebraica (Germania, Italia, Europa dell’est). Es. Enzo Sereni emigra per questa ragione in Palestina. Gli ebrei italiani formano in Palestina il gruppo degli Italchim. L’emigrazione degli ebrei porta all’acquisizione di terre da parte dei coloni ebrei che le acquistano direttamente
dagli arabi; non c’è un’occupazione di terre ma un vero e proprio acquisto. I coloni ebrei giunti da vari paesi europei in Palestina soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale aumentano in quanto ci sono i cosiddetti “scampati” alla soluzione finale che non vogliono più vivere in Europa e cercano rifugio in Palestina. Tra di loro c’è Ada Sereni, attivista, che aiuta molti ebrei a fuggire. I coloni ebrei e i palestinesi arabi aspirano ad avere uno stato nazionale sullo stesso territorio. L’Inghilterra non riesce a conciliare le diverse posizioni e si rende conto che la soluzione è insostenibile: forze militari iniziano a compiere attentati terroristici da parte delle organizzazioni sioniste e quindi ritira le truppe nel maggio del 1948 lasciando all’ONU di decidere sul conflitto tra arabi e gli ebrei. Il 14 maggio del 1948 viene proclamata l’indipendenza o meglio la creazione dello Stato di Israele. Tuttavia il conflitto tra arabi e ebrei non si conclude e dura fino ai nostri giorni. L’Africa vede avviare il processo di decolonizzazione a partire dalla fine degli anni 50 con l’indipendenza la Costa d’Oro (possedimento britannico ricco di materie prime) che assumerà il nome di Ghana. Il primo paese che è costretto a lasciare le colonie africane è l’Italia con il Trattato di pace di Parigi del 1947 che impone all’Italia di lasciare le colonie in quanto paese sconfitto. L’ONU stabilisce il destino delle ex colonie italiane: alla Libia viene concessa la piena indipendenza; alle colonie del Corno d’Africa cioè Eritrea, Etiopia e Somalia → Eritrea e Etiopia vengono federate in un unico stato provocando un conflitto interno; Somalia attribuita all’Italia in amministrazione fiduciaria fino al 1960 perché le viene attribuito il compito di preparare questo paese all’indipendenza (forma di tutela provvisoria). Anche in Africa ci sono delle colonie francesi, tra cui l’Algeria (colonia più importante in quanto è il possedimento coloniale più antico! Viene conquistata nel 1830 dalla Francia, prima dell’imperialismo nel continente nero). L’Algeria fa parte del territorio metropolitano e in essa è presente una grande minoranza di origine francese costituita dai cosiddetti pieds-noir (a differenza degli algerini vestivano delle scarpe nere). Alla fine della Seconda Guerra Mondiale si sviluppa un movimento indipendentista che si scontra con le posizioni della classe dirigente francese e dell’opinione pubblica francese che ritengono l’Algeria come parte integrante della Francia e quindi NON vogliono cedere l’indipendenza. La situazione precipita nel 1954 perché si conclude in quest’anno il processo indipendentista del Vietnam contro la Francia dando forza al movimento indipendentista algerino sostenuto dai paesi africani che avvia una vera e propria insurrezione. Parigi reagisce violentemente e il movimento di contro organizza una serie di attentati non solo in Algeria ma anche in Francia. L'operazione" contro l’indipendenza algerina va dal 1954 al 1962 e questa guerra di fatto trova nella Battaglia di Algeri del 1955 uno dei momenti più cruciali. La guerra franco-algerina è una guerra “sporca” in quanto caratterizzata da massacri e violenze contro la popolazione civile. È una guerra che viene contestata da una parte dell’intellettualità francese capeggiata da Sartre. Nel frattempo, la Francia concede l’indipendenza al Marocco e alla Tunisia. La situazione in Algeria va avanti fino al 1962 ma nel 1958 la situazione precipita perché le autorità francesi presenti in Algeria e i coloni contrari all’indipendenza invocano il ritorno al potere di De Gaulle, considerato come l’unico uomo politico in grado di poter risolvere la situazione. Tuttavia, De Gaulle ritiene sia necessario raggiungere una pace negoziata che si raggiungerà nel 1962 con gli accordi di évian ì a cui seguirà un referendum. L’indipendenza algerina ha come conseguenza anche che i pieds-noir a tornare in patria (lo stesso succede agli italiani in Libia) avranno difficoltà a reinserirsi in Francia perché non sono compresi e
richiede materie prime. Le ultime colonie africane a raggiungere l’indipendenza non pacificamente sono solo l’Angola e il Mozambico che la raggiungono a metà degli anni 70 (colonie portoghesi). La maggior parte degli stati che diventano indipendenti a seguito del processo di decolonizzazione si schierano su una posizione neutrale nei confronti della guerra fredda dando vita al movimento dei “paesi non allineati”: mantengono una certa equidistanza rispetto al blocco occidentale e a quello sovietico e condividono obiettivi propri dell’ONU (cooperazione, autodeterminazione, uguaglianza delle nazioni, sovranità territoriale…). Questi principi sono manifestati dal movimento e trovano una loro consacrazione nella conferenza afro-asiatica di Bandung del 1965 in cui spiccano in particolare India, Egitto e Jugoslavia. A Belgrado nel 1961 si tiene il primo summit dei paesi non allineati. I paesi non allineati costituiscono il cosiddetto “terzo mondo”, definizione coniata da un demografo francese cioè sono paesi che non appartengono né all’occidente capitalista né al socialismo sovietico. Si parla di “terzo mondo” ricordando la posizione del Terzo Stato: gruppo economico-sociale rappresentato dalla borghesia allo scoppio della Rivoluzione Francese che sarà uno degli elementi di guida del processo rivoluzionario. Sono paesi caratterizzati dal sottosviluppo, dall’incapacità di far fronte all’arretratezza economica e al rapido sviluppo demografico. In molti casi lasciano la loro posizione di neutralità per avvicinarsi alle posizioni del blocco sovietico (Cuba e Corea del Nord) o del blocco occidentale. Nel paesi occidentali tra gli anni 60 e 70 si sviluppa un movimento politico noto come “terzo mondismo”: movimento che nasce e si sviluppa tra le forze della sinistra occidentale a sostegno della liberazione dei paesi coloniali o neocoloniali e a sostegno dei movimenti rivoluzionari presenti nel terzo mondo; appoggia le posizioni di stati comunisti come la Cina e Cuba. La fine della dominazione coloniale non cancella in molti paesi i segni della colonizzazione. In molti casi le strutture amministrative continuano a sussistere nella fase post-coloniale, le infrastrutture continuano ad essere utilizzate, la lingua parlata è la stessa dei paesi colonizzatori, anche se si avvia un processo di contestazione da parte di intellettuali locali che spingono all’abbandono della lingua dei colonizzatori per l’adozione dei dialetti locali non solo nella lingua parlata ma anche in letteratura. In Africa, ad esempio, storici africani hanno dato avvio agli “studi post-coloniali”, come avviene anche in India; si cerca di recuperare gli elementi tradizionali dei paesi decolonizzati. La decolonizzazione però non scioglie del tutto i legami tra i paesi colonizzatori e le ex colonie. Nel caso dell’Inghilterra molte ex colonie aderiscono al Commonwealth. Inoltre, si ha il fenomeno dell’immigrazione, uno degli elementi che ancora oggi caratterizza un legame con le ex madrepatrie che non si è spezzato del tutto. Es. in Francia si ha una forte immigrazione dalle colonie dell’Africa settentrionale; in Inghilterra una grande parte della popolazione è costituita da lavoratori provenienti da ex colonie, soprattutto dall’India. Anche in Italia (e in altri paesi europei) si ha un’immigrazione proveniente dal Terzo mondo e che sta modificando il quadro culturale europeo dando vita a una realtà multiculturale che però non manca di suscitare reazioni xenofobe anche perché nella società occidentale continuano ad esserci degli stereotipi razzisti frutto dell’ideologia nazionalista. Ciò che caratterizza la decolonizzazione è un’idea, una realtà che si fa sempre più ricorrente nei decenni successivi al secondo dopoguerra, ossia il fatto che con la fine del colonialismo non solo finiscono i grandi imperi coloniali, non solo c’è una perdita di grandi territori extraeuropei da parte di Francia e Inghilterra ma si ha la scomparsa di un ordine internazionale fondato sul primato europeo che sancisce sul piano globale un ordine che invece è sempre più ripartito tra USA e URSS che sono contrarie al mantenimento degli imperi coloniali; la loro posizione è sostenuta anche dall’ONU che condanna il colonialismo.
Tema importante da tanti punti di vista ancora oggi perché, nonostante siano stati fatti tanti passi in avanti, questo organismo è ancora molto fragile. Processo di integrazione europea → si pongono le basi nel secondo dopoguerra. L’idea di un’integrazione europea non è nuova → nasce nel secondo ‘800, nell’età degli stati nazionali (quando gli stati acquisiscono una piena e totale sovranità). Ci sono una serie d intellettuali europei che concepiscono l’idea di un’Europa unita, anche italiani → tra loro ci sono Giuseppe Mazzini e Carlo Cattanio che hanno partecipato al risorgimento. Mazzini → concepisce l’idea degli Stati Uniti d’Europa. Cattanio → ricordato perché riteneva che la storia italiana si fondasse sula storia delle città. Anche Hugo vagheggia l’idea di un’associazione dei popoli del vecchio continente. Questa idea di unificazione passa dall’essere un’elaborazione di tipo teorico a trasformarsi in un vero e proprio progetto politico alla conclusione della WWI. Un nobile austriaco, Coudenhove Kalergi, che elabora un progetto di un’Europa unita, unificata sotto forma di federazione molto ampia (escludendo Turchia e Russia che invece venivano ammesse in una sorta di unione doganale e anche UK). Il progetto di Kalergi presenta contenuti sia di carattere politico che economico → lui concepisce questa idea perché ritiene, nel primo dopoguerra, che un’Europa unita possa essere una garanzia di pace e che possa essere un modo per mantenere la supremazia dell’Europa sulla scena globale. Questo movimento a cui dà vita Kalergi prende il nome di ‘pan Europa’ e trova accoglienza in larga parte dell’opinione pubblica europea, uscita stremata dalla guerra e che rigetta (ancora) i nazionalismi. Questo movimento però, con il tempo, a partire dagli inizi degli anni ’30, in conseguenza della crisi di Wall Street (che genera forma di nazionalismo economico), inizia a dividersi e a vivere dei contrasti che ne determinano lo scioglimento. Con lo scoppio della WWII, gli stati europei che non appartengono allo schieramento della potenze dell’Asse, non soggetti a regimi autoritari, si riunificano n nome di un europeismo per rifiutare il nuovo ordine che Hitler vuole imporre all’Europa. Di questo rifiuto si avvale la resistenza (secondo il manuale). Ancora prima della resistenza, nel caso italiano, è l’antifascismo che contribuisce a elaborare un’idea di unificazione europea, che nasce all’interno di un gruppo inviato al confino nell’isola di Ventotene.
USA → favorevoli perché ritengono che un’Europa integrata e unita possa essere uno strumento per il mantenimento della pace. Dopoguerra → dopo la gestazione della WWII, è diffusissima l’idea della necessità di mantenere la pace. Anche il turismo sociale viene utilizzato alla fine degli anni ’40 negli anni ’50 come uno strumento per la pace e per la convivenza pacifica dei popoli. USA → pensano che l’unificazione possa permette all’Europa di risollevarsi economicamente e che si possa contenere in questo modo il diffondersi del comunismo tra le popolazioni europee. Come si realizza l’integrazione europea? Attraverso la creazione di alcune organizzazioni a carattere economico come: Organizzazione europea per la cooperazione economica → OECE, che ha competenze in campo economico e che successivamente sarà sostituita dall’OSCE. Organizzazioni create nel campo della difesa attraverso il sistema della NATO. Consiglio d’Europa. OECE → la sua creazione viene fortemente voluta dagli USA per permettere all’Europa d utilizzare al meglio i fondi del piano Marshall. Nonostante ciò, però, per una serie di contrasti dovuti al fatto che i vari paesi europei rimangono attaccati ai loro interessi nazionali, i vari paesi Fanni sì che l’organizzazione perda efficacia nel tempo. Un altro momento importante è il Congresso del 1948 che si tiene alla Aia → ad esso partecipano i delegati di una ventina d paesi europei. Questo congresso vede nel dibattito che si apre, la contrapposizione tra coloro che sostengono l’idea federalista europea (promuovendo una cessone di sovranità nazionale) e coloro che sostengono l’idea di un’unione fondata su accordi di carattere economico tra i vari paesi (che sarebbero rimasti detentori della loro sovranità). 1949 → contrasto sanato con la firma, a Londra, lo Statuto per il Consiglio d’Europa. Consiglio d’Europa → organo finalizzato all’unione dei vari paesi europei per favorirne il progresso economo e sociale e per promuovere gli ideali di un comune patrimonio europeo. La sede del consiglio è Strasburgo (Alsazia). Il Consiglio a sua volta si compone da due altri organi → l’assemblea e il comitato dei ministri. Il Consiglio d’Europa non riesce a realizzare i processo di interazione europea perché i suoi poteri sono molto ridotti → può emanare della raccomandazioni ai vari paesi che però non hanno un carattere vincolante.
Inoltre, c’è un paese contrario al processo di unificazione → UK, sostenuto in questa sua posizione, anche dai paesi scandinavi che non accettano le limitazioni che si vogliono imporre all’autonomia dei vari governi e non vogliono cedere quote della sovranità nazionale. Nonostante i limiti, il Consiglio riesce a mettere in campo la ‘convenzione europea dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali’, firmata a Roma nel 1959. Questa convenzione prevede la creazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che entra in vigore nel 1959 → è un tribunale al quale i cittadini europei si possono rivolgere quando sentono che i diritti umani e le libertà fondamentali sono state violate. Diritti umani → dalla fine delle WWII avranno una parte sempre più importante nei rapporti tra le nazioni. Uomini politici sostenitori dell’idea d’Europa → Alcide de Gasperi, Konrad Adenauer (cancelliere tedesco). Questi uomini politici, annoverati tra i fondatori dell’Unione, sono accomunati da esperienze politiche sostanzialmente simili. Provengono dal mondo cristiano cattolico, si sono formati politicamente nel periodo precedente alla WWI, hanno vissuto in regioni di frontiera (terre caratterizzate da forti tensioni nazionali). Sull’idea di un’Europa Unita nel solco della pace, della democrazia e della cooperazione economica, si affiancano a loro altri uomini politici → Churchill (conservatore), Bloom (socialista). Questa convergenza di uomini politici provenienti da fazioni e paesi diversi, contribuisce a rafforzare l’dea di un’unione europea, il cui ‘primo step’ è quello della formazione della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. CECA → nasce a Parigi grazie a un politico francese (Schuman) che, appoggiato da de Gasperi e Adenauer, lancia l’idea id mettere in comune le due maggiori produzioni europee, il carbone e l’acciaio. Questa idea è un’idea che ha un obiettivo politico immediato → non ha solo una finalità strettamente economica. L’obiettivo politico immediato della CECA è quello di riportare in Europa la Germania Federale e di eliminare quella che è la rivalità che c’è tra Francia e Germania in un’area strategicamente sensibile (bacini minerari della Ruhr e di Farh, oggetti di grandi contrasti alla fine della WWI). CECA → considerata come il primo passo verso un processo federale di integrazione europea. Ha lo scopo di regolamentare l’industria europea e i suoi prezzi, ma anche di creare un’area di libero scambio. CECA → ha una funzione strettamente economica e manca dell’idea di creare un’Europa politicamente unita.
1952 a Parigi → trattato firmato che non vede più la presenza di un Ministro della Difesa Europea comune. Tutt’oggi questa figura non esiste → ci sono i ministri dei vari paesi (28). Comunità Europea di Difesa → non ha un esercito comune né un ministro comune ma è un sistema che viene integrato all’interno dello schieramento atlantico (e quindi della NATO). Articolo 38 del trattato → prevede anche la costituzione di un organismo soprannazionale che però non viene accolta dalla Francia. Con la firma del trattato di Parigi della CED del 1952 viene meno la possibilità di una comunità politica europea che però viene lanciata nel 1955 in Italia, in una conferenza a Messina. Nella conferenza non s giunge a delle collusioni definitive ma viene dato al ministro belga l’incarico di mettere in atto una commissione composta da rappresentati dei vari paesi, che studi le iniziative per giungere al processo d integrazione europea, considerando soprattutto gli aspetti di carattere economico. Questa commissione elabora due progetti: Di carattere economico → prevede la creazione di un mercato economico comune europeo, quello che diventerà il MEC. Creazione della comunità per l’energia atomica → EURATOM. Questi due progetti vengono entrambi approvati dalla Francia → questo perché in Francia c’è stato un cambiamento politico al governo. È venuto meno il governo di De Gaulle (conservatore) e il suo successore (socialista) è molto più aperto e disponibile. I due progetti saranno ratificati da due trattati firmati a Roma nel marzo del 1957 → questi due trattai segnano la nascita della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità per l’energia atomica (EURATOM). I trattai entrano in vigore il 1 gennaio del 1958 e testimoniano la chiara volontà politica dei paesi di date vita all’integrazione europea. A cosa serve il MEC? Serve per abbassare le difese doganali tra i vari paesi, per permettere la libera circolazione della forza lavoro, per realizzare il coordinamento delle politiche industriali e agricoli. Contribuisce ad adottare delle politiche favorevoli alle aree depresse e sottosviluppate (come aveva già richiesto più volte l’Italia). Il MEC ha l’obiettivo di realizzare un’unione sempre più stretta tra i vari popoli europee → grazia al MEC l’economia europea, tra gli anni ’50 e ‘60 sarà in forte sviluppo (del quale godrà anche l’Italia).
Ci sono altri passaggi che contribuiscono la cammino verso l’unificazione europea come la creazione della PAC (politica agricola comune) nel 1962. Gli obiettivi della PAC sono sostenere gli agricoltori e migliorare la produttività agricola, garantendo un approvvigionamento stabile di alimenti a prezzi accessibili. 1967 → i capi di governo di stato dei paesi che aveno firmato i trattai del 1957, si riuniscono nuovamente a Roma per firmare un nuovo tratto che portava alla fusione della CECA e dell’EURATOM, prevedendo anche la creazione della Commissione Europea e la creazione di un unico parlamento europeo. A questo punto, l’unica cosa che mancava era una moneta unica → il processo sarà lungo, circa 30 anni. Il cammino per giungere a una moneta unica europea inizia negli anni ’70 → in questi anni, negli USA succede qualcosa che ha riflessi in Europa. Nel 1971 il presidente pone fine agli accordi di Bretton-Woods che prevedevano l’aggancio del dollaro all’oro. Da questo momento, i paesi europei si pongono il problema di giungere ad avere una moneta comune. Inoltre, nel 1972 la Comunità Europea accoglie un importante paese che fino a quel momento ne era rimasto fuori → UK, che malgrado la sua iniziale ritrosia, aveva cercato già negli anni ’60 di entrare a far parte della Comunità Europea, ma la sua richiesta era stata fortemente contrastata dalla Francia. A partire dagli anni ’80 la Comunità Europea inizia ad ingrandirsi con l’entrata della Grecia, del Portogallo, della Spagna e di altri paesi. Nel 1991, a Maastricht, il Consiglio d’Europa emana un trattato sull’Unione Europea che entra in vigore nel 1993 → a partire da questo anno, la Comunità Economica Europea diventa Unione Europea, UE. La volta scorsa abbiamo parlato dell’integrazione europea che comincia a svilupparsi in maniera progettuale e non solo teorica a partire dalla fine degli anni 40. Adesso vediamo cosa succede in Europa nel corso degli anni 50-60 con riferimento agli aspetti di carattere economico e sociale, aspetti importanti che concorrono a definire la storia del continente europeo nei decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Nel giro di pochi anni si riescono a superare le difficoltà del dopo guerra, soprattutto nei paesi dell’Europa occidentale dove le economie capitaliste si aprono a una fase di crescita molto impetuosa, che ha tra le sue conseguenze il miglioramento delle condizioni di vita delle persone. I decenni successivi alla seconda guerra mondiale, in particolare gli anni 50-60 per lo sviluppo economico, sociale e culturale sono stati definiti da uno storico che abbiamo già incontrato, Erik Hobsbawm, età dell’oro, proprio per questa dimensione così ampia della trasformazione della vita economica, sociale e culturale di questi decenni.
Bretton-Woods. Poi abbiamo le politiche pubbliche che mettono in atto i governi dei paesi per sviluppare le economie dei propri paesi che puntano agli investimenti attraverso la crescita della spesa pubblica che è uno dei fattori che contribuisce a sviluppare le economie dei singoli paesi. In Italia tra gli anni 50-60 vengono create delle opere pubbliche e infrastrutture pubbliche, pensiamo al grande raccordo anulare o all’avviarsi del processo di costruzione della grande arteria stradale che collega l’Italia meridionale a quella settentrionale, ovvero l’autostrada del sole. In questo quadro di sviluppo a svilupparsi è soprattutto l’industria, mentre il peso dell’agricoltura comincia a diminuire sempre di più anche in termini occupazionali perché nei vari paesi europei il numero degli occupati nell’industria comincia a superare il numero degli occupati nell’agricoltura, questo succede anche nelle aree più arretrate dell’Europa, succede nei paesi dell’est ma anche nei paesi mediterranei dove si passa da un’economia agricola a un’economia incentrata sui servizi e sul terziario, questo succede anche nel nostro paese. Un’altra caratteristica dell’età dell’oro è costituita dai flussi migratori, sono anni caratterizzati da un forte spostamento all’interno del continente europeo di un gran numero di persone che si spostano dal loro paese di origine verso altri paesi per trovare un lavoro, espatriano per migliorare le loro condizioni di vita e per cogliere le nuove opportunità che sono offerte dallo sviluppo dei vari paesi europei. A guidare il processo di industrializzazione del secondo dopo guerra, quindi a diventare paesi di accoglienza dei lavoratori stranieri sono soprattutto il Regno Unito, il Belgio, la Francia e la repubblica federale tedesca che attirano milioni di lavoratori che provengono dai pesi mediterranei in particolare dalle regioni meridionali del sud Italia ma anche dalla Spagna, dalla Grecia e dal Portogallo. In un proseguo di tempo questi flussi migratori verso i paesi più industrializzati provengono non solo dall’Europa meridionale ma anche da altri paesi come la Iugoslavia, l’Irlanda; e un fenomeno migratorio del tutto particolare è quello che coinvolge i tedeschi della repubblica democratica che si spostano nella repubblica federale tedesca che rappresenta ai loro occhi una sorta di grande attrattore. Questi spostamenti di lavoratori da un paese europeo all’altro sono agevolati anche da una serie di accordi che i paesi europei siglano con altri in una sorta di accordo bilaterale che prevede uno scambio tra forza lavoro e materie prime. L’Italia è uno dei paesi che sigla diversi accordi con altri paesi dando manodopera a basso costo contro materie prime. I lavoratori che emigrano costituiscono una forza lavoro a basso costo, perché vanno a svolgere tutti i lavori più bassi e più umili che i lavoratori autoctoni non vogliono più svolgere. Questo fa si che negli incidenti di lavoro che caratterizzano gli anni 50 in vari paesi europei, molte delle vittime saranno proprio lavoratori stranieri, in Germania chiamati come “lavoratori ospiti”. Questo da vita a forme migratorie temporanee, quando migra un uomo solo, la migrazione è temporanea, perché quell’uomo risolta la sua situazione economica ritornerà al paese di origine ricongiungendosi con la sua famiglia. Quando invece a emigrare sono famiglie intere, li ci troveremo di fronte a una migrazione definitiva, perché si rompono i legami con il paese di origine. L’Italia è, nei decenni che stiamo considerando, il paese da cui provengono i flussi migratori maggiori, l’Italia abbiamo detto che è un paese sconfitto, presenta moltissime distruzioni, a fronte di una grande massa di disoccupati i governi italiani (guidati da Alcide de Gasperi) individuano nell’emigrazione un elemento strategico della ricostruzione del paese favorendo gli espatri al fine
di diminuire la disoccupazione e quindi di allentare anche le tensioni sociali. Del resto l’Italia pone più volte sul piano internazionale la questione della libera circolazione della manodopera e lo fa davanti all’Onu e nelle varie sedi in cui si stanno ponendo le basi per l’integrazione europea. L’Italia sigla degli accordi con paesi europei per i propri lavoratori migranti, i primi accordi sono stipulati con la Francia e il Belgio tra il 1946 e il 1948. Il Belgio purtroppo rimarrà tristemente famoso nella storia dell’emigrazione italiana per la tragedia della miniera di Marcinelle nel 1956, all’interno di questa miniera di carbone ci furono diversi crolli che determinarono la morte di oltre 130 italiani. L’italia sigla anche degli accordi con altri paesi come il Regno Unito, l’Olanda, il Lussemburgo e la repubblica federale tedesca con cui sigla un accordo nel 1955. L’emigrazione italiana all’estero è un’emigrazione non spontanea, ma è un’emigrazione (proprio per gli accordi) pianificata e controllata dalle autorità italiane per risolvere la questione della disoccupazione e per evitare tensioni di carattere sociale. Il tipo di emigrazione a cui noi abbiamo sino adesso fatto riferimento, si può definire a carattere internazionale o transnazionale, ma accanto a questo tipo di emigrazione c’è anche un altro fenomeno, quello delle migrazioni interne che percorrono due direttrici fondamentali, abbiamo gli spostamenti che partono dalle aree rurali e dai piccoli centri e si dirigono verso le grandi città, dall’altra parte abbiamo i flussi migratori che partono dalle regioni più arretrate di un paese verso le regioni più sviluppate. Questi due flussi migratori hanno per conseguenza un fenomeno che è quello dell’urbanesimo, dell’aumento della popolazione delle città e questo avviene nelle aree dell’Europa mediterranea e scandinava, aree meno interessate dall’industrializzazione. Lo sviluppo dell’industrializzazione ha come conseguenza l’immigrazione di lavoratori dai piccoli centri o dalle campagne, ci sono milioni di persone che tra il 1955 e il 1970 si spostano dalle regioni meridionali verso Roma o anche verso le città del cosiddetto triangolo industriale, Genova, Torino e Milano dove contestualmente nello stesso periodo giunge anche un’altra migrazione, che ha provenienza diversa e che è costituita dai flussi migratori che provengono dal nord est, dal Veneto, che in questi anni non è ancora la regione economicamente sviluppata che sarà. Questo è un processo che in via generale investe diversi paesi europei e questi flussi determinano una forte spinta verso l’urbanizzazione, e infatti in questi anni molte grandi città europee, ma anche città di medio livello vedono aumentare la loro popolazione, così succede a Roma, a Madrid, a Parigi e anche in città di media grandezza come Torino, Genova e Milano. Come affrontano i governi dei vari paesi questo aumento della popolazione urbana? È un fenomeno nuovo, e viene affrontato con diverse capacità, mettendo in campo strumenti di pianificazione urbanistica diversi tra loro, nei paesi dell’Europa centro settentrionale il fenomeno dell’urbanesimo vede una migliore regolamentazione pubblica, che guida lo sviluppo urbanistico diversamente dai paesi dell’Europa mediterranea dove la crescita urbanistica non è guidata dall’alto, ma si fonda su interessi privati e su una incontrollata speculazione edilizia che porta alla diffusione dell’urbanizzazione spontanea e quindi dell’urbanizzazione abusiva, nascono per esempio a Roma una serie di borgate caratterizzate da costruzioni abusive che accolgono quanti si sono spostati a Roma dall’Italia meridionale e che si affiancano alle borgate del fascismo. Lo sviluppo incontrollato della crescita urbana ha conseguenze negative, incide negativamente sulle possibilità di uno sviluppo razionale del territorio e anche sulla vivibilità dei territori stessi. Questo viluppo della popolazione urbana incide anche su un altro problema, il problema della casa che la guerra ha messo a tappeto, perché i bombardamenti sono stati effettuati soprattutto sulle
anni troviamo televisori, lavatrici, frigoriferi e molti cittadini europei cominciano ad acquistare le automobili. A svilupparsi non ci sono solo i paesi dell’Europa occidentale ma anche se con ritmi più lenti, anche le società dell’Europa orientale che conoscono tra gli anni 50 e gli anni 70 un processo di modernizzazione, pur rimanendo sempre all’interno delle economie pianificate. A svilupparsi tra i paesi a economia non capitalistica abbiamo un paese che non è allineato al blocco sovietico e che è la Iugoslavia di Tito, un paese a guida comunista che però tra gli anni 60-70 si apre a una parziale liberalizzazione degli scambi e dei prezzi che invece nei paesi che aderiscono al blocco sovietico sono rigidamente stabiliti dall’alto. La Iugoslavia si apre al commercio con l’Occidente e al turismo straniero, da questo punto di vista la Iugoslavia a partire dagli anni 60 diventa un pericoloso competitore del commercio balneare. Anche in Iugoslavia questo sviluppo consente un aumento dei consumi, che è sconosciuto agli altri paesi comunisti e determina anche la diminuzione della disoccupazione ma al tempo stesso anche l’emergere di forme di disuguaglianza sociale. Al di là di quelle che sono le debolezze e gli squilibri delle economie socialiste caratterizzate da una forte arretratezza tecnologica e anche dalla lentezza della crescita della produttività sono caratterizzate da una vitalità economica che porta all’aumento del pil e quindi anche a una diffusione di un moderato benessere, perché le persone che abitano in questi paesi vedono aumentare la disponibilità di beni di consumo, vedono migliorare le aspettative di vita. Anche nei vari stati dell’Europa orientale si assiste allo stesso fenomeno dell’Europa occidentale, ovvero si verificano flussi migratori dalle campagne verso le città, questi flussi determinano l’immissione nella modernità di milioni di persone, perché le condizioni di vita delle campagne nei paesi dell’est erano molto arretrate, ancora oggi in molte regioni periferiche della Russia e della Cina le condizioni di vita sono ancora molto arretrate. Nell’Europa orientale questo flusso di popolazioni che si posta dalle campagne verso la città produce gli stessi effetti visti nell’Europa occidentale, quindi spinge le autorità pubbliche a dare vita a quartieri di edilizia popolare. Alla fine degli anni 50 si chiude quella che è la fase più intensa e acuta della guerra fredda, che porta a una coesistenza pacifica tra i due blocchi, anche se non mancano dei contrasti e scontri tra Stati Uniti e unione sovietica, i quali vivono in uno stato di tensione internazionale che si fa più consistente quando scoppia la prima delle due crisi di Berlino. La prima nel 1958, la seconda nel
libertà e di benessere che si ha più in generale nei paesi dell’Occidente e a Berlino ovest, che si trova a più stretto contatto con la realtà comunista. Di più Berlino è una città particolarissima in questi anni dove abbiamo un elevato benessere economico, è un importante centro di spionaggio ed è una città che rappresenta una via di fuga per tutti quei tedeschi che vogliono spostarsi in Occidente. Alla fine del 1958 la dirigenza sovietica guidata dal segretario del partito comunista sovietico (Cruschev) decide di modificare la situazione del secondo dopo guerra, quindi lancia un ultimatum agli alleati occidentali con il quale stabilisce che se gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali non avessero acconsentito a stipulare un trattato sulla Germania i sovietici avrebbero firmato un accordo con la repubblica democratica tedesca risolvendo la questione di Berlino in maniera unilaterale. È un’iniziativa che può sembrare provocatoria, ma che in realtà viene concepita come un qualcosa che possa sbloccare la situazione della Germania occupata e quindi migliorare la posizione politica diplomatica dell’Unione sovietica. Cruschev spera di concludere un accordo con le potenze occidentali che preveda la divisione ufficiale della Germania, che sottoponga a controllo il riarmo della Germania federale e che garantisca l’esistenza della repubblica democratica tedesca. Le cose però non sono così semplici, la Germania ovest guidata da Konrad Adenauer, contrario alla divisione della Germania, mira all’unificazione dei tedeschi nella repubblica federativa, quindi l’ultimatum cade nel vuoto. Il progetto di Cruschev viene rilanciato nel 1961 in un incontro che lui ha con un giovane presidente americano, John Kennedy che respinge questo tentativo di accordo proposto dall’Unione sovietica e dichiara di essere disposto ad utilizzare la forza pur di difendere Berlino. L’unione sovietica reagisce isolando i quartieri occidentali di Berlino e da avvio alla costruzione nel 1951 del famoso muro che divide materialmente le due parti della città, e che diventa agli occhi dell’Unione sovietica un muro di protezione antifascista posto attorno a Berlino est, la creazione di questo muro ha uno shock fortissimo per i tedeschi, per la Germania e per il mondo occidentale. Il muro di Berlino diventa il simbolo della divisione della Germania, dell’Europa e più in generale del mondo secondo quelle che sono le linee della guerra fredda. Il muro di Berlino contribuisce a dare vita a un’immagine della Germania est estremamente triste, in realtà quando si visitavano i paesi dell’Europa dell’est la sensazione che si aveva era di trovarsi in un luogo triste, e in un luogo in cui anche il tempo aveva un valore molto diverso. Il muro di Berlino aveva diviso famiglie, la vita era sottoposta ad un continuo controllo e priva di libertà. Crisi che si chiude con l’elezione nell’agosto 1961 del muro di Berlino. L’erezione del muro di Berlino divide in due la città, ma divide di fatto tutta l’Europa, determina una situazione di frizione e tensione internazionale aggravata nell’ottobre del 62 quando gli stati uniti scoprono che i sovietici stanno allestendo una base militare con missili a cuba (di fronte alle coste della California). Questo agli occhi degli americani rappresenta un enorme pericolo. Cuba è retta dal 59 dal leader della rivoluzione cubana Fidel Castro che ha dato vita ad un regime filosovietico. L’episodio della baia dei porci sembra portare il mondo sull’orlo di una guerra mondiale, che sia questa volta nucleare, che hanno tanto gli stati uniti quanto l’unione sovietica. La situazione si risolve attraverso un accordo tra stati uniti e unione sovietica, in base al quale Kruscev rinuncia ai missili nucleari a Cuba di fronte all’impegno preso dall’amministrazione USA Kennedy di non approntare attacchi militari nei confronti di Cuba. Gli stati uniti romperanno poi relazioni diplomatiche con cuba ripristinate solo qualche anno fa.
atomica, gli euromissili, danno vita al cosiddetto scudo spaziale, messo in campo dall’amministrazione americana di Roland Regan. Questa azione scatena una nuova corsa agli armamenti da parte dell’unione sovietica. Si giunge ad un accordo tra usa e Urss che viene realizzato nel 1991, da parte del presidente sovietico Gorbaciov e George Bush. Sarà seguito nel 93 da un altro accordo, “Start 2”. Con questi accordi si pone fine alla guerra fredda. La distensione che abbiamo visto realizzarsi attraverso gli accordi se porta a un miglioramento delle relazioni militari tra stati uniti e Urss, blocco occidentale e blocco sovietico, fa si che la contrapposizione tra i due blocchi si trasferisca da un piano prettamente militare a un piano di carattere economico e tecnologico. Con riferimento a questa situazione occorre leggere quello che realizza l’unione sovietica nel 1957, dando vita alla corsa allo spazio. Nel i1957 l’unione sovietica lancia in orbita il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik. Nel 1961 a questo lancio seguirà quello di un satellite al cui interno ci sarà il primo essere umano, che sarà l’astronauta Yuri Gagarin. Quanto viene realizzato nell’unione sovietica porta Kruscev ad affermare la superiorità del sistema comunista a quello capitalista dato i risultati raggiunti. Questo fatto viene superato da quanto realizzano gli stati uniti, che nell’estate del 1969 lanciano un satellite nello spazio che sarà il primo satellite che compirà l’allunaggio, l’atterraggio sulla luna dei primi esseri umani, saranno gli americani a piantare la prima bandiera americana sulla superficie lunare. Sono anni in cui si allentano i contrasti tra i paesi dell’Europa occidentale e orientale, che danno vita a relazioni diplomatiche distese che realizzano forme di dialogo e collaborazione in campo economico e commerciale. Parallelamente l’unione sovietica accetta in una partnership industriale tra Italia e Urss il fatto che la Fiat impianti una fabbrica di automobili a Togliattigrad, nominata così in omaggio al partito comunista capitanato da Togliatti, che aveva trovato rifugio proprio lì. Sono anni in cui i rapporti tra i paesi dell’Europa occidentale si stringono per i flussi turistici che caratterizzano i due paesi, sia da est verso ovest e viceversa. Nell’estate del 1960 quando a Roma si svolgono le olimpiadi, significativo è il numero dei turisti che proviene dall’URSS, DDR, Cecoslovacchia, Jugoslavia di Tito, che però ricevono visti solo per 15 giorni da parte del ministero degli esteri e sono sottoposti a rigidi controlli, perché si tratta di persone che provengono da paesi comunisti e si ritiene che si possano infiltrare delle spie. Negli anni della distensione un elemento importante ci sono mutamenti nella politica estera della Germania federale. Sollecitati da Willy Brant, che in quel momento è sindaco di Berlino, il quale dà vita ad una nuova formula politica, che è quella della Ostpolitik, politica fondata sulla realtà, che si basa su quelli che sono gli assetti postbellici che vedono la Germania divisa in due parti come anche l’Europa. Lo scopo della Realpolitik è produrre un riavvicinamento delle due Germanie e parti del continente europeo attraverso il dialogo e gli scambi tra i paesi. La realpolitik avrebbe dato frutti significativi soprattutto dal momento in cui Brandt sarebbe diventato ministro degli esteri della Germania federale e poi capo del governo nel 1969. Altro elemento la posizione assunta dal Pontefice, da Papa Giovanni XXIII° che ha indotto il secondo Concilio Vaticano nel ‘62, morirà nel 63, emana un’enciclica: un documento papale che si intitola “Pacem in Terris” con il quale il pontefice lancia un appello a chi ha responsabilità politiche affinché attuino un’azione politica che sia finalizzata effettivamente alla distensione a ridurre gli
armamenti, non diversamente da quella che è la posizione assunta da papa Bergoglio nei confronti di quello che sta accadendo adesso. Sempre negli anni 60 si modificano i rapporti all’interno del blocco occidentale, tra stati uniti e vari paesi europei che hanno aderito alle posizioni proprie degli USA. Si verifica perché rispetto al passato i paesi europei godono di economie molto floride da un punto di vista economico, sono anni del boom economico, questo miglioramento dell’economia dei vari paesi europei porta a sganciarsi dalla dipendenza degli stati uniti, in più ci sono paesi della Francia che non accettano più una dipendenza così stretta con gli stati uniti e non accettano di adeguarsi alle direttive che provengono da Washington. Con De Gaulle, la Francia si distacca dall’USA per rilanciare una politica economica tanto da uscire fuori dalla NATO pur rimanendo nel patto atlantico. Questi rapporti con la nato saranno ripresi a età anni ‘90 sotto la presidenza di Chirac, la Francia rientra nella NATO nel 2009 con la presidenza di Sarkozy. la posizione della Francia è isolata, gli altri paesi europei rimangono nella NATO. Negli anni 60 nell’Europa orientale, i paesi che appartengono al blocco sovietico vivono una condizione di miglioramento economico, che migliora le condizioni di vita delle popolazioni. Rimane comunque il divario economico USA – URSS, e i paesi del blocco occidentale – orientale. L’economia rimane abbastanza arretrata, perché scarsamente caratterizzata da innovazioni tecnologiche, e anche perché l’economia del blocco sovietico risente di una forte burocratizzazione del sistema amministrativo ed economico. Tutto ciò fa si che ci siano tutta una serie di difficoltà nella distribuzione dei prodotti sia industriali sia agricoli, e ci siano anche difficoltà nel rifornimento delle persone di generi alimentari. Spesso si traduce in file lunghissime davanti ai negozi e difficoltà di approvvigionamento. Si dà vita ad una forte corruzione, a partire dagli anni 60 cominciano ad essere aperti i negozi per turisti dove si compra in dollari prodotti dell’occidente ai quali la popolazione normale non poteva accedere. Il benessere occidentale non poteva essere accettato dai paesi comunisti, che si diffondono soprattutto tra i giovani. Kruscev in 20 anni mostra un progresso che avrebbe equiparato le loro condizioni a quelle occidentali, rimane un atto teorico, perché nel ‘64 Kruscev che ha avviato il processo di destalinizzazione, dopo che ha annunciato i crimini che ha commesso in due congressi è costretto a lasciare la carica di segretario del partito comunista. Al suo posto sale Leonid Breznev dà vita ad una politica completamente diversa da quella del suo predecessore, lui rassicura la dirigenza del partito comunista e assicura ai sovietici pace e tranquillità. Vengono attivate una serie di misure che vedono la popolazione migliorare le proprie condizioni. L’economia civile, non legata alle esigenze militare, rimangono compressi tuttavia da quelle che sono le spese per il riarmo, che nonostante i trattati continua a sussistere. Cerca di imporre nuovamente non solo alla società sovietica una politica che restringa fortemente le libertà. Di fronte a questa politica non tutti i paesi del blocco sovietico aderiscono senza difficoltà: alcuni paesi cominciano a diversificare la loro politica. Tra questi troviamo la polonia, Ungheria e Germania democratica che danno vita ad un lento processo di liberalizzazione dell’economia, che cerca di innalzare il tenore di vita dei propri cittadini, determinando l’aumento dei propri consumi. STASI – polizia segreta, riferimento al film Le Vite Degli altri