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La Tipografia: Dall'Invenzione di Gutenberg all'Evoluzione del Libro, Appunti di Archivistica

Tutti gli appunti registrati, trascritti e integrati con slides del docente. Programma: analizzare il libro dal sia dal punto di vista materiale sia dal punto di vista del messaggio in esso contenuto, comprendere le dinamiche del mercato editoriale e i processi evolutivi dei mezzi di comunicazione che hanno determinato il mutamento della forma libro (dal manoscritto all’e-book). Argomenti: si veda l'indice.

Tipologia: Appunti

2014/2015

In vendita dal 07/10/2015

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STORIA DEL LIBRO E DELL’EDITORIA
Indice
- SUPPORTI E STRUMENTI SCRITTORI
- LE FORME DEL LIBRO
- MANOSCRITTO MEDIEVALE
- DAL CARATTERE AL LIBRO: LA TIPOGRAFIA
- JOHANNES GUTENBERG (1400-1468) E L'ARS ARTIFICIALITER SCRIBENDI
- ELEMENTI COSTITUTIVI DEL LIBRO E CORRETTORI Rivoluzione del libro
- LA STAMPA IN ITALIA NEL XV SECOLO Invenzione della stampa
- ALDO MANUZIO
- IL LIBRO NEL XVI - I secc. XVI-XIX
- LA PROPRIETÀ LETTERARIA IN ITALIA E IN EUROPA
- CENSURA E I LIBRI PROIBITI
- IL SECOLO XVII IN ITALIA
- IL SECOLO XVIII IN ITALIA
- EVOLUZIONE DELLE TECNICHE DI STAMPA
- SECOLI XIX E XX
- L’EDITORIA AL TEMPO DEL FASCISMO
- E-BOOK LA FINE DEL LIBRO?
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Anteprima parziale del testo

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STORIA DEL LIBRO E DELL’EDITORIA

Indice

  • SUPPORTI E STRUMENTI SCRITTORI
  • LE FORME DEL LIBRO
  • MANOSCRITTO MEDIEVALE
  • DAL CARATTERE AL LIBRO: LA TIPOGRAFIA
  • JOHANNES GUTENBERG (1400-1468) E L'ARS ARTIFICIALITER SCRIBENDI
  • ELEMENTI COSTITUTIVI DEL LIBRO E CORRETTORI – Rivoluzione del libro
  • LA STAMPA IN ITALIA NEL XV SECOLO – Invenzione della stampa
  • ALDO MANUZIO
  • IL LIBRO NEL XVI - I secc. XVI-XIX
  • LA PROPRIETÀ LETTERARIA IN ITALIA E IN EUROPA
  • CENSURA E I LIBRI PROIBITI
  • IL SECOLO XVII IN ITALIA
  • IL SECOLO XVIII IN ITALIA
  • EVOLUZIONE DELLE TECNICHE DI STAMPA
  • SECOLI XIX E XX
  • L’EDITORIA AL TEMPO DEL FASCISMO
  • E-BOOK – LA FINE DEL LIBRO?

I. SUPPORTI E STRUMENTI SCRITTORI

SUPPORTI :

a) tavolette cerate: di solito in legno e i più ricchi possedevano in avorio. I bordi erano leggermente spuntati ed erano costituite da una cavità nella parte centrale dove veniva spalmata la cera e creare la superficie piana. Le tavolette erano fra loro legate da un fascio di cuoio e potevano essere più tavolette e non solo 2.

DITTICO= 2 tavolette POLITTICO= più di 2 tavolette (Chiese)

Affreschi di Pompei: “Paquio Proculo e la moglie” (ante 79 d.C.)  POLITTICO “Fanciulla con stilo e polittico”  DITTICO

Per scrivere sulle tavolette si utilizzava lo stilo: bastoncino di solito in legno con la punta da una parte e la spatola dall’altra. Tavolette usate dagli scolari.

b) papiro: supporto utilizzato per depositare la scrittura e per ricordare. Pianta con una elaborata preparazione:  venivano recisi gli steli della pianta  veniva tolta la corteccia  la corteccia veniva tagliata in striscioline di carta (SCHEDE)  le schede di carta venivano assemblate perpendicolarmente su un graticcio e incollate per definire il foglio  le schede incollate venivano coperte da una pezza di lino e pressate con un sasso o una mazza.  Infine il foglio veniva essiccato al sole. Il foglio veniva avvolto al rotolo o volumen (lat. volvo= avvolgo)

I rotoli venivano avvolti a loro volta attorno al bastone di legno: umbilicus, che veniva aperto e chiuso da un lato. La scrittura era disposta per colonne.

Excultet: rotolo che veniva di solito usato per le figure, soprattutto gli episodi della resurrezione. Veniva fatto srotolare dall’alto verso il basso.

c) pergamena: deriva da Pergamo, città dell’Asia Minore, dove nel II secolo a.C. la pergamena veniva sostituita dal papiro. Pergamo aveva una grande biblioteca che era in competizione con la biblioteca di Alessandria, la più famosa al mondo. L’Egitto smise di esportare il papiro per evitare l’espansione di Pergamo. Pergamo allora si inventò un nuovo supporto derivato dalle pelli animale.

secondo Plinio

La distanza delle vergelle e dei filoni con la filigrana permette di stabilire varie forme di carta secondo dei protocolli.

 Terminata la disposizione del foglio, veniva pressato sotto il torchio per far uscire l’acqua in eccesso.  Avviene il processo di collatura per assicurare la compattezza con la colla animale.

Carta assorbente: assorbiva i getti di inchiostro ed evitava macchie e sbavature.

 Fase asciugatura e satinatur, in cui i fogli venivano passati con la pietra per rendere la superficie regolare.  Il foglio pronto veniva pressato una seconda volta prima di essere esposto in magazzino.

STRUMENTI :

a) stilus= stilo: strumento che gratta e striscia la cera per scrivere.

b) penna e calamo: penna  di origine animale; veniva prima sgrassata e poi veniva prodottala punta  a seconda della punta cambiava anche il tratto, più o meno spesso.  calamo  di origine vegetale.

c) inchiostro: preparato con: nero fumo metallo gomma noce di galla  provocata dalla puntura di insetti/parassiti nei germogli creando un rigonfiamento la cui sostanza è la galla solventi.

d) Atramentarium o calamaio: è l’antenato della boccetta di plastica usata nelle scuole di solito in ferro o metallo utilizzato per contenere l’inchiostro.

Raschietto: veniva utilizzato per fare la punta sia per correggere gli errori di trascrizione nella pergamena.

II. LE FORME DEL LIBRO.

 Rotoli o volumi (lat. “volvo”= avvolgo)  papiro  Codici (lat. “codex”= tronco)  pergamena

Cortecce alberi dopo i primi secoli d.C.

DA ROTOLO A CODICE.

Rotolo usato sempre meno con il periodo medievale

  1. Ragioni di carattere pratico  forma maneggevole  rapidità di consultazione

  2. Ragioni di carattere ideologico  codice come supporto d’uso quotidiano (annotazioni, brogliacci)  codice come libro dei cristiani  codice come libro delle discipline tecniche

  3. Nella tarda latinità (3°-4° secolo d.C.)  codice d’élite per la conservazione dei testi classici “Il Virgilio romano” Vat. lat. 3867

Vangelo, rivolto verso tutti soprattutto alle classi più basse.

PERGAMENA O PAPIRO?
  • La pergamena era utilizzata per i testi di carattere pratico d’uso quotidiano, per gli appunti, o annotazioni o per testi di carattere pratico o tecnico.
  • Il papiro era invece il materiale “giusto” (G. Cavallo) per i testi dei grandi autori classici studiati dalla aristocrazia romana.

 libri di formato medio o piccolo libri da bisacca: breviari e libri d’ore, libri di letteratura popolare, confessionali. libri da mano: formato aldino in 8°.

d. Scrittura: dal Medioevo al Rinascimento. Nel corso dei secoli anche la scrittura si trasforma:  Carolina (IX-XII sec.)  Gotica ( basso Medioevo)  Umanistica ( dai primi del ‘400)

Tra i copisti ci sono i CALDERINI

Copiavano per PERICOPE= imparando parti della frase, dei pezzetti.

IV. DAL CARATTERE AL LIBRO: LA TIPOGRAFIA

UMANESIMO = ricerca della nuova forma espressiva grafica (PETRARCA).

nel 1400 a Firenze: aspirazione al recupero di testi antichi, si voleva tornare ai testi originali

1° fase leggere l’Eneide ma simile da Virgilio. 2° fase: studio

Recupero dell’antichità anche per forme grafiche: elaborazione di un modello simile che cerca di rifarsi a quello.

CAROLINA  POGGIO BRACCIOLINI

 Nel Basso Medioevo si assiste all’introduzione in Europa della carta che consente una maggiore disponibilità di supporti materiali e apre la strada a un aumento dei ritmi di produzione

tutto simile alla CAROLINA: lettere staccate  scrittura alta  interlinea  poche abbreviazioni  maiuscole in carattere CAPITALE (nel Virgilio Romano; scolpito in monumenti dell’antica Roma)

1) Prima dei caratteri mobili: cenni sulla stampa tabellare e xilografica :

Xilografia: stampi/tavolette di legno che venivano incise con un coltellino (BULINO) lasciando in rilievo i contorni della figura. Profilo inchiostrati e poi impressa la tavoletta su un foglio.

Si potevano riprodurre più velocemente anche frasi (di santi o di preghiera): parole lasciate in rilievo. Si arriva a intera pagina scritta.

2) Fondere caratteri: creazione della matrice.

Le singole lettere tutte in stampini, così bastava solo cambiare ordine.

1° fase: costruzione PUNZONI= parallelepipedo in metallo con inciso sulla testata il simbolo della lettera (=CONTROPUNZONE) per imprimere la sagoma.

2° fase: il punzone viene inserito in una FORMA PER MATRICI di rame  Con un martello si colpisce la CODA PUNZONE, imprimendo con forza sulla lettera su matrice di rame

Scrittura alta con mantelli, “bastardo” origine francese

IN QUARTO: 8-5 1-4 IN OTTAVO: 9-8-5-12 15-2-3-

Le pagine da stampare venivano inserite nel telaio nella posizione e nella direzione indicate dallo stemma e dal formato.

Le forme sono disposte e ordinate secondo gli schemi in foglio, in quarto, in ottavo.

I compositori segnavano l’inizio e la fine delle forme sul manoscritto base, per regolarsi con il manoscritto da comporre.

5) Il torchio

È in legno nella sua struttura portante. Costituito fondamentalmente da:

2 montanti : travi in legno che fissavano la struttura al soffitto alla base sul pavimento.

carro : ospitava il telaio e su cui appoggiava la forma, era mobile.

timpano : asse di legno, legato al carro su cui veniva depositato il foglio di carta bianco

fraschetta : membrana di pergamena o di cartone, fissata al timpano con 4 puntine, aveva 4 finestre.

Una volta adagiato il foglio, la fraschetta si piegava su di esso e lasciava scoperte solo le sezioni da stampare  SPECCHIO DI SCRITTURA.

scopo: proteggere le parti del foglio di scrittura da inchiostrare dagli schizzi/sbavature di inchiostro.

  1. Timpano + fraschetta venivano ripiegate sulla forma (del carro).
  2. Timpano + fraschetta + carro venivano spinti sotto il torchio.

platina : tavola/lastra di metallo, collegata alla vite indirettamente scopo: schiacciare/imprimere il foglio sulla forma.

vite : corpo/scatola di legno le cui estremità inferiori hanno 4 ganci che collegano con 4 cordicelle le estremità della platina.

leva : collegata alla vite.

Per azionare il torchio si tirava la leva che, collegata alla vite la faceva girare, la vite si abbassava leggermente e premeva la platina, abbassandola anche lei.

  1. Carro veniva spinto sotto la platina e con una manovella si tirava la leva, la platina si abbassava e colpiva timpano + fraschetta + foglio schiacciandole sotto la forma di stampa del carro.

6) Inchiostrare le forme: il tampone

Prima di creare i foglio bisognava inchiostrare la forma, essa veniva messa sul carro e la si inchiostrava con il TAMPONE = strumento a forma di imbuto di legno con una CAVA nella parte superiore veniva riempita con della bambagia e rivestita con del cuoio.

Si passava poi alla BATTITURA:

1. il battitore immergeva il tampone in una bacinella con l’inchiostro liquido (diverso da quello di stampa che è viscoso) 2. il battitore eseguiva l’azione di battitura della forma in modo che si inchiostravano i caratteri azione precisa (per non pestare troppo ed evitare di creare buchi sui fogli) e precisa (per non far sì che l’inchiostro uscisse dalla forma)

o Torchio tipografico: stampa in rilievo stampa a caratteri mobili o Torchio calcografico: stampa le immagini calcografiche no uso della vite ma dell’ARGANO no stampa a caratteri mobili, ma a carro

1. Si incideva il disegno su una lastra di rame 2. Si inchiostrava tutta la lastra 3. La lastra veniva ripulita e il torchio lasciava solo i solchi 4. Foglio + lastra sotto il carro 5. Il torcoliere tirava l’argano e i rulli giravano, la lastra avanzava e l’immagine veniva impressa.

7) Dal foglio di stampa al libro.

a) Revisione delle bozze: lavoro che sta scomparendo, perché ora le case editrici sono professionali. Allora c’erano anche revisori dei quotidiani. POLIGRAFI: insegnavano e scrivevano, e in più correggevano bozze/testi.

1. Il correttore estraeva il foglio dalla platina/torchio e lo leggeva controllando la presenza di eventuali errori.

b) Tiratura definitiva:

2. I tiratori tiravano i fogli corretti dal correttore definitivamente

Quando si cambiano le parole per correggerle, la forma rimane sempre la stessa. BAGNANTI DI STATO = differenze tra un foglio e l’altro (parole, ecc.); stati differenti dello stesso foglio, modifiche senza ricomposizione della forma.

3. inserita la modifica, il torchio viene fatto ripartire (Promessi Sposi – 1840 MI  nessun exemplara ha tutti i fogli corretti) non tutti i fogli però sono corretti perché sono stati mescolati dopo la tiratura. 4. Il compositore disfa la forma e componeva i fascicoli a 2.

c) Battitura :

5. Dopo la tiratura definitiva, si aspettava che si asciugasse l’inchiostro dai fogli. 6. I fogli venivano raccolti come in una risma. 7. I fogli a risma venivano pressati sotto il torchio per far passare l’aria in modo da schiacciare la risma. 8. I fogli slegati venivano portati in magazzino.

8) Rilegare il libro.

1. I fogli venivano appoggiati su una tavoletta di legno. 2. I fogli venivano forati con un ago e uniti dallo spago. 3. Venivano infine rilegati i margini superiore e inferiore con una fettuccina che terminava la rilegatura  CUFFIA. 4. A sua volta anche la fettuccina veniva fissata sul dorso. 5. Alla rilegatura finita si poteva aggiungere un rivestimento di cotone o di cuoio.

V. JOHANNES GUTENBERG (1400-1468) E L'ARS ARTIFICIALITER

SCRIBENDI (= l’arte artificiale dello scrivente)

Monaco e orafo, sostiene che i caratteri mobili erano già stati inventati in Italia prima di lui da Panfilo. Vennero rinvenuti dei documenti a Ragusa (Dalmazia) di 2 codici del 1460 ca. che attestavano l’uso dei caratteri mobili.

a) Documenti e testimonianze dei contemporanei

1) Strasburgo 1439: il processo dei fratelli Jorge e Claus Dritzehn contro Gutenberg (“Arte nuova”, forme di “piombo”, “pezzi” e strumenti relativi all’arte di pressare).

Gutenberg di professione orafo, con alcuni soci produsse degli specchietti (che venivano attaccati soprattutto sulla fronte), che avevano lo scopo di catturare la luce riflessa dalle risme.

2) Il ritorno a Magonza: 1448-1454 la società con Johann Fust e Peter Schöffer.

A Magonza, intanto, probabilmente continuava il progetto iniziato a Strasburgo, il quale poi lo porterà ai caratteri mobili ed era finanziato da Fust in questi esperimenti.

3) La lettera di Piccolomini a Juan de Carvajal (marzo 1455): «Non ho visto Bibbie complete, ma un certo numero di fascicoli di cinque fogli di svariati libri [della Bibbia], di scrittura molto chiara e corretta, senza errori da nessuna parte, che Sua Signoria avrebbe letto senza fatica e senza occhiali [...]. mi sforzerò se possibile di ottenere una di queste Bibbie in vendita e di acquistarla.» (Braida, p. 15)

1455 Bibbia forse non ancora finita.

(Gutenberg Digital – www.gutenbergdigital.de/gudi/eframes/index.htm)  l’atto

b. Il torchio

c. I caratteri mobili.

La società si divide: Fust e Schöffer insieme e Gutenberg per conto suo. Caratteri mobili di Gutenberg (ricostruzione)  faciēdi.

Per distinguere i caratteri mobili.

  • Scritti separati
  • Lettere invertite a specchio.
LA BIBBIA

Gutenberg copiava in modo quasi perfettamente uguale al manoscritto originale  processo statico  processo dinamico

Filigrana  carta importata da Caselle di Piedimonte

Gutenberg cambiò le pagine della Bibbia da 40 a 42 righe forse per risparmiare la carta Atto di risparmio: in alcune copie delle righe sono stampate in inchiostro rosso. In corso di stampa il testo viene cambiato sempre per questioni di spazio.

DIFFUSIONE DELLA STAMPA IN EUROPA

1454-1455 diffusione dalla Germania al resto dell’Europa. o 1455 Italia  a Subiaco la prima tipologia o 1460 Francia o 1466 Inghilterra

Modalità di diffusione:

1) Riflessioni di J. F. Gilmont le 3 tipologie di diffusione della stampa  come in Inghilterra (Londra) e Francia (Lione): diffusione in città, ben localizzata;  come in Germania: diffusione più sparsa;  come in Italia: diffusione in paesi molto piccoli.

2) Gli ambienti di diffusione  è possibile ritrovare antiche tipologie in paesi molto piccoli (es. Basilea)  Pogliano (VR)  Treviso: allora molto piccolo  RM-FI-TO-VI-PD: la nascita delle tipografie ingrandì velocemente le città

3) Le categorie interessate  eruditi  prof universitari  ecclesiastici  giuristi  medici umanisti  mercanti

4) Reazioni del mondo culturale: timori ed entusiasmo. + In poco tempo vennero prodotti tanti libri = prezzo più basso

- Problema stampa di copie di un manoscritto con errori + Diffusione della cultura - Processo trascrizione: si facevano errori

7. Lettera di dedica : verso persone che hanno finanziato/contribuito alla stampa del libro.

Il correttore o revisore

Consulenti specializzati, intellettuali anche di scuola superiore (soprattutto studio del latino), maestri e prof. universitari, in certi casi la scelta del correttore dipendeva dalla scelta del tipografo, latinante.

**1. Sceglie il testo

  1. Prepara l’edizione di un testo a partire da un manoscritto o da un’edizione a** stampa eliminando eventuali errori.

Ingresso della lingua volgare

LATINANTE = colui che ha già appreso le nozioni di latino.

3. Svolge opera di regolarizzazione grafica e lessicale.  Corregge la grafia  per la stampa successiva  Prepara gli indici  precisi per il libro  Interviene su scelte linguistico-stilistiche-didattico  volgare  Interviene sulla punteggiatura  es. nel ‘

In Italia il nostro italiano discende dal toscano perché in Italia la letteratura di maggior prestigio è stata prodotta in Toscana: Dante, Petrarca, Boccaccio. Il modello toscano si è imposto come tale. 1525 = canonizzazione del modello toscano “Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo ; una sorta di grammatica della lingua volgare illustra gli esempi da seguire (Dante-Petrarca-Boccaccio) e istituisce delle regole precise per esempio sul plurale. Cristallizza la lingua sul modello del ‘300.

Grammatica scritta da un veneto perché aveva più bisogno di una guida grammaticale (es. omissione delle doppie per i veneti).

Sostanzialmente il nostro italiano è rimasto tale molto simile a quello del ‘ (cristallizzazione, fissazione della lingua).

Tipografie veneziane che dovevano stampare un testo in toscano avrebbero avuto notevoli difficoltà, o un autore non toscano che componeva un testo letterario. Gli autori non toscani erano presi da 1000 dubbi, allora spesso veniva assunto un editore toscano per correggere e rivedere il testo.

Nell’edizione dei testi volgari i tipografi si avvalevano di eruditi per correggere e intervenire sul testo correggendo le storpiature più evidenti.

Esempi di correzione da stampa/1 :

L’edizione di “ Fiore di virtù ” (biografie che mostrano esempi di virtù) Treviso, Michele Manzolo [e Girolamo Bologni ?] 1479.

Ed. 1474 Beretin Convento  1° ed. a VE insiemi libereto Zoane ad dui mi piacqua se apiano “si appigliano”

ed. 1479 Treviso insieme libretto Ioanni (lat. Johannes)  preso in modello la forma latina. Procedimento spesso adottato dai religiosi

Se habiano

interpretato male

tipografo trevigiano che nel 1479 ristampa l’edizione delle virtù, non parte da un manoscritto ma da una stampa perché la composizione era già fatta, capisce che è una realizzazione complessa.

“Con ogni diligenza corretto” di Paolo Trovato (Mulino 1991)

individua una campagna di correzioni dall’edizione del 1474 a quella del 1479; si accorge che alcune forme vengono aggiustate/parole “ortopedizzate”: riberezzo  ribrezzo Liberetto  libretto Zoane  Ioanne dal lat. Johannes

I non toscani quando avevano qualche dubbio si rifacevano alla base della parola latina.

1417 Girolamo Bologni collaborava per tipografi trevigiani e latini e si lancia nella cura di un testo in volgare.

1527 alcuni tipografi fiorentini decidono di stampare una nuova edizione del Decameron, per farlo partono da una stampa precedente. Sul testo base hanno fatto numerose correzioni e poi mandate in tipografia per la nuova composizione.

Esempi di correzione da stampa/2 :

Uno valente h uomo y un valente h uomo Con uno motto y un moto

Il correttore interveniva sempre nella direzione del toscano.

N. B. Per quanto riguarda i testi in lingua volgare, le correzioni vanno nel senso di una maggiore aderenza alla lingua toscana considerata la lingua modello in forza della sua tradizione letteraria (Dante, Petrarca, Boccaccio). La sua valenza di modella viene sancita in modo definitivo nelle “Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo ( 1525 ). Il correttore interveniva specialmente quando il manoscritto possedeva una patina linguistica che lo discostava dalla norma toscaneggiante. A volte le correzioni riguardavano errori commessi dai compositori che sovrapponevano la loro “lettura mentale” del manoscritto o della stampa, al testo effettivo.

Invenzione della stampa

VII. LA STAMPA IN ITALIA NEL XV SECOLO

 La stampa in Italia nel Quattrocento: Subiaco 1465 o Bondeno 1463?

L’introduzione della stampa in Italia si faceva risalire fino a pochi anni fa al 1465 con due tedeschi; ma il vero libretto di proprietà provata, considerato il primo stampato in Italia, riguarda una storia della Passione di Cristo molto breve a cui le immagini accompagnano il testo comparso già nel mercato antiquario.

Nel 1926-27 era comparso l’articolo già nella rivista “La Bibliofilia” la più importante rivista scientifica sulla storia del libro. Il primo libro stampato in Italia quando comparve sul mercato antiquario negli anni ’20, alcuni si attivarono per acquistarlo ma non si riuscì a comprarla essendo proprietà di un antiquario Jacques Rosenthal di Monaco di Baviera, venne acquistato da un certo Igna Alexander Parsus , collezionista di volumi che donò in buona parte all’università statunitense.

Nel 1998 il libretto fu messo all’asta e acquistato da un certo Parsons ; l’asta era del 23 ottobre 1998. Il titolo era “Meditazione sulla passione di Cristo”. (Analisi del frammento Parsons-Scheide )

Quando venne messo all’asta Piero Scapecchi venne inviato per un possibile acquisto italiano e valutare il valore del pezzo. Egli studiò da vicino il testo e chiese di confrontarlo con testi analoghi della Passione.

Scapecchi ricostruisce il viaggio di studio e i passaggi compiuti per studiare il testo.

1. Tecniche di stampa  a caratteri mobili poiché le lettere sono tutte separate, e non stilografica 2. La scrittura  gotica italiana soprattutto nei manoscritti prodotti in zona bolognese, non di area tedesca o transalpina. Una tipologia di gotica è la GOTICA ROTUNDA che abbiamo chiamato LITTERA perché si usava particolarmente all’Università di Bologna (littera bolognese). È una gotica che ha un rapporto tra l’asse verticale e l’asse orizzontale molto più equilibrato rispetto alle gotiche transalpine, ossia la O è abbastanza rotonda e non è schiacciata, l’asse verticale non è eccedente, la dimensione della larghezza è di poco inferiore a quella dell’altezza. Il tipo di scrittura riporta ad un ambiente italiano (2° elemento che Scapecchi individua). 3. La lingua  in Italia sono ancora molto attivi anche nella lingua scritta volgari differenti, che erano differenti dagli attuali dialetti. Nel ‘200-‘300-‘400 ci sono volgare di area settentrionale (dal Piemonte al Friuli ed Emilia-Romagna) che si differenziano per molte caratteristiche ma hanno anche elementi comuni come per esempio quello di non pronunciare le doppie. Se si scende sotto l’Appennino c’è la Toscana, la fascia mediana (Marche, Umbria, Abruzzo settentrionale) che ha alcune sue caratteristiche e il Lazio. Nell’Italia centro-meridionale e insulare alcuni elementi sono comuni, altri li distinguono, c’è per esempio il volgare Salentino (Puglia), calabrese, siciliano, sardo,... e all’interno della Sardegna ci sono diverse parlate. Se si legge un testo del ‘200-‘300 si è in grado di capire, grosso modo, da quale area d’Italia esso viene. Osservando la lingua del libretto Parsus, ci sono alcune forme (come si diparta da TI) che collocano il testo in area settentrionale, romagnola. 4. La carta  Scapecchi analizzò la filigrana della carta che riproduce un unicorno rampante e ha filoni distanziati a 33 mm. Egli si è chiesto dove si trovasse quel tipo di carta e giunse

alla conclusione che si trovava in area ferrarese negli anni 1460-1470. Ma anche un tedesco poteva stampare in italiano su carte italiane. Questi testi erano usati molto e dunque non venivano conservati (come i sussidiari delle elementari), erano testi effimeri.

5. I documenti del 1463: società tra i tedeschi Ulrico Pursmid di Bondeno (tip.) e Paolo Moerich (fin.) per produrre bassorilievi in terracotta con la Madonna e il Bambino e testi stampati a caratteri mobili (Donato, Salterio e una Tabula). La carta dell’atto ha stessa distanza dei filoni di quella del frammento (senza filigrana).

Tutte queste considerazioni erano state tenute presenti da Scapecchi: filigrana, lingua, scrittura riportavano alla zona italiana, ma documentazioni che attestino l’esistenza di tipografia in zona romagnola non ce ne sono. Qualche anno prima nella rivista ferrarese “Anacleta Pomposiana” (dall’abazia di Pomposa) vengono pubblicati documenti concernenti la cultura, la storia antica dell’area romagnola. Un sacerdote studioso di cose locali, trova in archivio un documento che parla di società tipografica tra due tedesca che doveva servire per produrre bassorilievi in terracotta con l’immagine della Madonna, testi stampati a caratteri mobili, una grammatica latina usata nelle scuole (“ Donatuj mina” = riassunto della grammatica), un Salterio (usto per imparare il latino), una “Tabula” (tavoletta, libretto in cui ci si imparava la sillabazione). Ciò rivelava che questa società era stata creata per stampare testi con caratteri mobili (di cui non si conserva nulla). La carta su cui è stato scritto questo documento (atto) trovato in archivio ha la stessa distanza dei filoni del frammento Parsus (senza filigrana). Scapecchi, leggendo la rivista, scopre l’esistenza di questo documento e ne conviene che le tipografie a caratteri mobili in quell’area geografica esisteva; la carta del documento è quantomeno un riferimento comune e dunque è possibile e ragionevole pensare che possano essere state stampate nel ferrarese nel 1460 [Bondeno 1463]  tra parentesi quadre perché è un’ipotesi, se non c’è la certezza si mettono [].

Subiaco e Roma 1465 : Schweynheym e Pannartz, Giovanni Andrea Bussi.

Fino a non molto tempo fa, erano i due tedeschi che detenevano il primato della 1° stampa in Italia, 1465 stampano con un carattere romano non nitidissimo, chiudono la tipografia di Subiaco e si trasferiscono a Roma dove si avvalgono di un nuovo collaboratore che diverrà vescovo: Giovanni Andrea Bussi , che prepara i manoscritti da mandare in stampa.

Sarà soggetto di polemiche: contro Bussi si scaglierà Niccolò Perotti che metterà in guardia la comunità degli studiosi dai rischi che queste nuove invenzioni potevano immettere nella trascrizione dei testi classici moltiplicando il numero degli errori presenti nel testo. Per una mancata revisione faceva riferimento a Bussi che non avrebbe avuto la preparazione tecnica necessaria per editare testi antichi secondo i criteri di competenza filologica che Perotti invece richiedeva. “Testi stampati in centinaia idi esemplari piene di erre, circoleranno e e saranno letti da tutti”, diceva Perotti.

Egli giunge a proporre l’istruzione di un comitato di revisione composto dai maggiori umanisti del suo tempo, che avrebbero dovuto rivedere i manoscritti prima che fossero inviati alla stampa definitiva.

I due tedeschi Schweynheym e Pannartz , stampano testi in latino come Sant’Agostino e dei grandi autori classici Cicerone, Virgilio, Plinio e anche qualche grammatica. Dopo l’approccio romano, la stampa si diffonde in altre aree della penisola.