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storia del museo e delle collezioni, Appunti di Museologia

appunti della professoressa integrati con le slide

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 09/06/2025

lelenapoli
lelenapoli 🇮🇹

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STORIA DEL MUSEO E DELLE COLLEZIONI
Che cos’è un museo? (Luogo delle muse) luogo pubblico di protezione, conservazione e
comunicazione di un determinato gruppo di opere d’arte, materiali e immateriali
Cos’è una collezione? collezioni ≠* collezionismo – si può definire raccolta selezionata di
oggetti di un determinato ambito (sebbene raccolta non sia il termine più adatto
perché preclude il principio filtrante, cioè il gusto). La collezione può essere sia
pubblica che privata. Quello che studiamo non è “banale” collezionismo, ma è una
storia delle collezioni che si può susseguire a dispersioni. Con storia delle collezioni si
sottolinea la completezza della materia.
Quando nasce il collezionismo? La nascita coincide con il subitaneo interesse che tutta
l’Europa ha avuto per il mondo antico durante il rinascimento, questo fu il motore che
portò le persone ha guardarsi all’indietro sia in ambito letterario che artistico.
K. Pomian, per lo stesso criterio, crede che anche il concetto di museo nacque in questo
stesso periodo, con l’atto di restituzione del 1471 da parte di papa Sisto IV, con il quale
il pontefice consegna al senato (al popolo di Roma, la controparte laica) i grandi bronzi:
la lupa capitolina, arti della statua colossale in bronzo di=Costantino, lo spinario e il
camillus, dando la possibilità al pubblico di ammirarle, cosa non possibile di consueto
perché di bronzi originali se ne erano scoperti pochi. Con questo spostamento di opere
dai palazzi lateranensi, esso perderà sempre più importanza che invece acquisirà il
vaticano. -
Questo gesto fu fatto per prendere le distanze dalla politica intrapresa dal precedente
papa, Paolo II, che per decorare la piazza davanti al suo palazzo (attuale Palazzo
Venezia) con antichità romane, prelevò illecitamente molte opere di proprietà del
populus, tra le quali il sarcofago di Costanza, derubato dal Mausoleo nel 1467. Sisto IV
ordinò la riconsegna del sarcofago e donò al popolo i grandi bronzi per assottigliare i
contrasti tra classe ecclesiastica e laica che fino a quel momento sono sempre stati
molto accesi.
Per Pomian questa donazione sancì la nascita del primo museo pubblico.
(Iscrizione pp1 il papa riconosce la sola appartenenza del popolo di quelle opere).
I bronzi furono posti nella sala del Cavalier d’Arpino, nella quale si voleva dare un forte
accentò alla senso di continuità che si creava tra i bronzi romani e la statua di bronzo in
stile barocco del papa Innocenzo X Pamphilj, pochi anni fa furono spostati nella
cosiddetta “sala del Marco Aurelio” luogo dove furono posti originariamente al tempo
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STORIA DEL MUSEO E DELLE COLLEZIONI

Che cos’è un museo? (Luogo delle muse) luogo pubblico di protezione, conservazione e comunicazione di un determinato gruppo di opere d’arte, materiali e immateriali Cos’è una collezione? collezioni ≠* collezionismo – si può definire raccolta selezionata di oggetti di un determinato ambito (sebbene raccolta non sia il termine più adatto perché preclude il principio filtrante, cioè il gusto). La collezione può essere sia pubblica che privata. Quello che studiamo non è “banale” collezionismo, ma è una storia delle collezioni che si può susseguire a dispersioni. Con storia delle collezioni si sottolinea la completezza della materia. Quando nasce il collezionismo? La nascita coincide con il subitaneo interesse che tutta l’Europa ha avuto per il mondo antico durante il rinascimento, questo fu il motore che portò le persone ha guardarsi all’indietro sia in ambito letterario che artistico. K. Pomian, per lo stesso criterio, crede che anche il concetto di museo nacque in questo stesso periodo, con l’atto di restituzione del 1471 da parte di papa Sisto IV, con il quale il pontefice consegna al senato (al popolo di Roma, la controparte laica) i grandi bronzi: la lupa capitolina, arti della statua colossale in bronzo di Costantino, lo spinario e il camillus, dando la possibilità al pubblico di ammirarle, cosa non possibile di consueto perché di bronzi originali se ne erano scoperti pochi. Con questo spostamento di opere dai palazzi lateranensi, esso perderà sempre più importanza che invece acquisirà il vaticano. - Questo gesto fu fatto per prendere le distanze dalla politica intrapresa dal precedente papa, Paolo II, che per decorare la piazza davanti al suo palazzo (attuale Palazzo Venezia) con antichità romane, prelevò illecitamente molte opere di proprietà del populus , tra le quali il sarcofago di Costanza, derubato dal Mausoleo nel 1467. Sisto IV ordinò la riconsegna del sarcofago e donò al popolo i grandi bronzi per assottigliare i contrasti tra classe ecclesiastica e laica che fino a quel momento sono sempre stati molto accesi. Per Pomian questa donazione sancì la nascita del primo museo pubblico. (Iscrizione pp1 il papa riconosce la sola appartenenza del popolo di quelle opere). I bronzi furono posti nella sala del Cavalier d’Arpino, nella quale si voleva dare un forte accentò alla senso di continuità che si creava tra i bronzi romani e la statua di bronzo in stile barocco del papa Innocenzo X Pamphilj, pochi anni fa furono spostati nella cosiddetta “sala del Marco Aurelio” luogo dove furono posti originariamente al tempo

dell’atto di restituzione, ma che così facendo si perde il valore che si voleva dare a queste colossali opere. L’allestimento (display) è un fattore importantissimo, che ci aiuta a capire il contesto che chi lo ha creato ci voleva far arrivare. Se un’opere si trova o trovava nel deposito museale il motivo molto probabilmente è che non rispecchia l’occhio delle società che la guardano. Maerten Van Heemskerk fu un pittore olandese che riportò moltissime vedute di Roma che ci possono aiutare a comprendere meglio come era il collezionismo al suo tempo. Una delle opere rappresenta come era agli inizi del ‘500 piazza del campidoglio, con lo spostamento della statua equestre di Marco Aurelio già avvenuta, grazie alla spinta di Michelangelo e l’aiuto del papa Paolo III. 1517 Lutero affigge le 95 tesi a Wittenberg, andando anche contro le collette che si stavano organizzando per racimolare soldi per le modifiche di san Pietro. La chiesa per limitare la diffusione della fede protestante elesse come papa Adriano VI, un olandese amico di Erasmo da Rotterdam (il quale professava un cristianesimo meno ortodosso). Il cortile ottagono è un ala del … nel quale erano costudite delle opere classiche. Adriano VI chiuse al pubblico l’accesso che era consentito ad un numero limitato di persone. grazie agli ambasciatore abbiamo testimonianze scritte delle bellezze che ammiravano per riportarle ai padroni ed essi avevano la possibilità di entrare nel cortile (PPT 1 - 12 testimonianza scritta). Sappiamo così quale era la forma e l’allestimento originale. Come erano le collezioni antichi? Le opere erano all’aria aperta, anche se ovviamente protette per evitare furti. Sempre Maerten Van Heemskersk ci mostra collezioni di famiglie romane, come ad esempio quella di Jacopo Galli, un banchiere fiorentino che possedeva molta liquidità e la offriva ai romani, i quali avevano solo proprietà fondiarie. Galli riuscì così a mettere su una cospicua collezione. Nell’incisione si

L’inventario era più “loquace” quando si basava sui libri del guardaroba, essa era una figura delle famiglie sei-settecentesche che sapeva dove si trovavano tutti gli oggetti della casa, fu una figura importantissima nei palazzi nobiliari romani. Jan Breughel il giovane e P. P. Rubens, Allegoria della Vista , 1617, Madrid, Prado Prima di questo quadro l’allegoria della vista veniva rappresentata con dei paesaggi. Con il ‘600 l’arte diventa un fenomeno globale, ed è proprio essa che muove e cambia il senso di come vediamo le cose e della figura del conoscitore d’arte. con i sensi si potrebbe sentire qualsiasi cosa, Breughel e Rubens hanno deciso di rappresentare una galleria d’arte e non solo… Lettura  Il dipinto rappresenta una collezione ideale, che si basa su opere reali, molti sono dipinti degli stessi Breughel e Rubens, ma anche copie di quadri famosi come “l’estasi di santa cecilia” di Raffaello. Il ritratto nel quadrato a sinistra rappresenta Alberto d’Austria e la moglie Isabella, sotto vincolo dell’impero asburgico, sono i potenti signori delle fiandre, dei grandi committenti. Le figure in primo piano sono Venere e Cupido che simboleggiano l’amore per ciò che si guarda. Sulla destra di Amore un ritratto di uomo a cavallo, egli è Ferdinando II, re di Spagna di quel periodo. Nel quadro non ci viene mostrata l’arte come la intendiamo tradizionalmente e quindi solo quadri e sculture, ma anche molti altri oggetti che interessano il collezionismo: numismatica, tappezzeria, strumenti scientifici.

Il paesaggio al di fuori della finestra rappresenta Bruxelles, il palazzo di Isabella e Alberto con un giardino all’italiana. Sulla parte destra vi è una galleria (il corridoio è vuoto) tipica del Seicento all’interno sono allestiti quadri su più livello e statue su piedistallo, il soffitto presenta decorazioni pittoriche. Si tratta di una galleria molteplice, è spazio di collezione ma anche spazio di decorazione. I tendaggi sull’angolo in alto a destra richiamano la tendina di Taftà, che coprivano i quadri importante così da generare curiosità. I quadri sono incorniciati, le cornici danno più impatto nell’allestimento di un quadro, quelle che si vedono all’interno del quadro sono “alla salvator rosa” e di ebano (tipiche fiamminghe). In basso vi è una scimmia che rappresenta una presa in giro ai conoscitori d’arte, essa infatti tiene in mano degli occhiali e si avvicina al quadro davanti per osservarlo meglio. In questa galleria troviamo tutti i generi della pittura – quali sono? Ritratti, pittura di stori (soggetti sacri, mitologici e storici), paesaggi (genere affermatosi nelle fiandre e poi arrivato in tutta Europa alla fine del ‘500), natura morta, le marine, pittura prospettica. Fino al 500 le opere avevano due destinazioni

  • Per decorazioni devozionali (ambito spirituale)
  • Per decorazione di palazzi (ritratti, storie legati alla famiglia, paesaggi) Dopo il 500 il campo dell’arte pulsa di nuovi generi, e cresce l’impulso dei signori di ampliare le proprie gallerie ed essi entreranno in competizione su chi avrà la collezione più ricca e bella. Ora i pittori non devono solo creare pale d’altari, ma si trovano a realizzare quadri per arricchire queste gallerie di grandi signori (quadri da stanza). Queste opere hanno una diversa funzione rispetto le opere che venivano fatte fino a questo momento, principalmente estetica , nuovo ruolo dell’opera d’arte che è rimasto anche a noi. Le città più importanti con un grade impulso artistico sono: Roma (Pontefice e le famiglie cardinalizie), Firenze (i medici investono tanto in questo campo), Genova (città banchiera che gestisce i soldi dalle Americhe), Venezia (collezionismo dogale o dei giureconsulti), Napoli. All’interno del quadro troviamo un quadro che chiaramente non è da stanza. Dietro il mappamondo si può vedere un trittico che prima aveva chiaramente una destinazione sacra.

A Roma non sempre tutte le gallerie venivano usate come spazio espositivo, alcune erano solo decorate, come la galleria dei Carracci di galleria farnese. Possiamo vedere una riproduzione dal disegno di Francesco Panini 

GALLERIA GIUSTINIANI

Sviluppo delle collezioni e delle quadrerie con un epicentro speciale a Roma. Discorso sopra la scrittura su goodnotes  lettere a Teodoro Amideni, un nobile olandese Vincenzo Giustiniani (1564-1637) è un banchiere romano a servizio del papa di origine genovese, da clemente VIII fino Urbano VIII Barberini. Fu un collezionista sfegatato e a tutto tondo, acquisterà moltissime opere e si impegnerà a costruire un catalogo illustrato delle opere che possiede, così da poter mostrare la sua collezione a più persone possibili senza che loro vengo fino a Roma. la famiglia Giustiniani è importantissima non solo per Vincenzo stesso, ma anche per il fratello Benedetto che fu uno dei più importanti cardinali. Vincenzo scriverà il suo modello della pittura (i dodici modi di far pittura) La collezione Giustiniani è purtroppo andata dispersa, la dispersione è iniziata nel ‘700 e avendo un apice nell’ ‘800 con le tasse napoleoniche, che non potendo pagare, vennero vendute molte opere per ricevere velocemente liquidità. Molti pezzi vennero acquistati dalla famiglia Torlonia e altri dal re di Prussia, ma molti andarono distrutti dai bombardamenti di Berlino. Nicolas Régnier, Il pittore al Cavalletto (con ritratto di Vincenzo Giustiniani) (1626 ca) Autoritratto del pittore con una tavolozza ancora sporca per porre gli ultimi dettagli al ritratto di Vincenzo Giustiniani. Viene messo in evidenza l’artista che ormai è affermato e il mecenate ormai anziano. Palazzo Giustiniani ora appartenente al senato della repubblica. Nel ‘500 il piano nobile era diviso ai due fratelli, non era quindi un grande appartamento come altri palazzi importanti, verrà allargato alla morte di Benedetto e Vincenzo assorbirà la collezione del fratello, ma la galleria è sempre stratta e lunga non ha grandi dimensioni.

Ogni famiglia importante aveva più proprietà, quella dei Giustiniani è quella al Laterano, ora Casino Massimo, la facciata presenta ancora rilievi che la famiglia aveva fatto affiggere. Un'altra residenza era a Bassano romano, con affreschi di Francesco Albani Benedetto non comprava molti dipinti, ma scelti, la collezione presenta dei Caravaggio, Tiziano, Baglione e bolognesi; soprattutto pittura. Il fratello Vincenzo, invece, si concentra sulla scultura, es. Atena Giustiniani, vuole essere il grande collezionista di sculture antiche. Vincenzo Giustiniani è il committente sicuro dell’amore vittorioso di Caravaggio, eros che esce dal letto sfatto, amore carnale, e ai piedi molti simboli, tra i quali un compasso che con un bastone formano la V e la I (vincentius Iustinianus) che mostra il rapporto diretto tra il mecenate e l’artista – amor vincit omnia Vincenzo amava Caravaggio, infatti quando fu realizzata la pala d’altare di san Matteo e l’angelo per la cappella Contarelli a san Luigi dei francesi, Giustiniani si precipitò ad acquistarlo, entrò quindi a far parte della collezione, ma fu uno dei quadri che venne perduto nell’incendio delle flakturm. Un altro dipinto è l’incredulità di san Tommaso Luigi Salerno trovò l’inventario di morte di Vincenzo Giustiniani, in cui sono descritti minuziosamente i quadri – inizio su goodnotes “nella sala grande dell’appartamento nobile” Nel catalogo di Giustiniani, la studiosa Christina Strunck ha capito come era allestita la gallerie, che non era simmetrica, ma studiata nei minimi dettagli, le statue non erano posizionate a caso, la galleria ‘600 era mescolata e voleva mandare un messaggio preciso. Le gallerie nel ‘600 e ‘700 erano visitabili e anche questa, da come notiamo da dei disegni fatti da artisti che fanno capire che la minerva l’hanno visti dal vivo. Abbiamo anche una copia di Fragonard del san Matteo e L’angelo di Caravaggio.

Opera attribuita con dubbio a Caravaggio, ma se così fosse il legame tra artista e mecenate si consoliderebbe ancora di più, perché la famiglia Barberini è grande collezionista dell’artista. Altri artisti che la famiglia protesse sono: Bernini, Algardi, Borromini e Pietro da Cortona, quest’ultimo è colui che dipinse il soffitto del salone nobile Francesco  intellettuale e bibliografo (raccoglie libri rari, 40000 volumi, ma ha anch’essa una dispersione e verrà venduta alla BAV) come segretario Cassiano dal pozzo, raccoglierà un museo cartaceo, copie di oggetti dall’antichità fino al 400 che sono in pericolo di conservazione. Taddeo  il secondo genito, a cui era indicato di continuare la genealogia. Diventa principe di palestrina, il feudo più importante dei Barberini, ma diventa anche prefetto di Roma, una delle più alte cariche Antonio  cardinale, vive nella cancelleria. È considerato il mistico della famiglia, egli sostenne la costruzione della cripta dei cappuccini di via Veneto. La famiglia in questo periodo, fino al 1644 (morte di Maffeo), ha una grande influenza perché da loro vengono ricoperte le più alte cariche politiche della città Si può definire lo stile barberiniao  uno stile che comprende il classicismo, ma anche il barocca, --- da contrasti Quali sono gli spazi Barberini in cui sono poste le collezioni?

  • Casa grande (via dei giubbonari) comprata dallo zio di Maffeo, il primo a essersi inurbato a Roma a fine 500.
  • 1623 (quando diventa pontefice urbano) viene decisa la costruzione di palazzo Barberini. Ora il palazzo è differente rispetto a quando fu inaugurato, l’entrata è 800esca, prima la facciata era sulla piazza Barberini per eccellenza: piazza del tritono. palazzo costruito sotto progetto di Pietro Maderno e aiutato dal “nipote” Borromini.
  • Palazzo della cancellerie (abitazione di Antonio e francesco, si trasferiranno al palazzo solo nel 35) essa era la sede giuridica ed economica dello stato pontificio.
  • Cappella di famiglia (in sant’Andrea della valle) per capire i collegamenti della committenza, la pala d’altare fu opera di Passignano, legato alla tradizione fiorentina da dove i Barberini provengono. Altri artisti sono presenti Costituzione di un arazzeria pontificia, da tradizione fiamminga, gli arazzi sono opere preziosissime, di grande costo, che la famiglia ora può affrontare e che da la possibilità di iniziare un’asse di propaganda per la famiglia.

Fasi di costruzione della collezione La costituzione della galleria inizia prima che Maffeo diventa cardinale, 1602/3, quando viene il sacrificio di Isacco di Caravaggio (da sottolineare che questo quadro insieme ad un altro sono gli unici in cui è presente uno sfondo paesaggistico). In seguito, la famiglia acquistò una scultura di Bernini, uno scultore che in quel momento è ancora vicino alle tecniche manieristiche del padre – san Sebastiano. Non vengono acquistate solo opere contemporanee, ma anche capisaldi del rinascimento come “sacra famiglia Barberini” di Andrea del Sarto. Stanze di quadri politici, non esplicitamente, per esempio acquistando quadri di artisti francesi come Poussin. Essendo la famiglia Barberini appoggiata dalla commissione francese. Il martirio di san Erasmo è un quadro molto politico, esso u commissionato dalla famiglia ed esposto nella basilica di san Pietro, un altro quadro sempre dello stesso artista è la morte di Germanico.  Gli artisti Filippo Lauri e Filippo Gagliardi (esperti di prospettiva) realizzano questo quadro per ricordare la venuta della regina di Svezia a Roma che portava con sé opere. Per accoglierla viene allestito un carosello nella parte posteriore del palazzo nel 1656, sebbene il pontificato finì nel 44, il palazzo rimase comunque ancora utilizzato come sede di manifestazioni sempre filofrancesi. I Barberini non acquisteranno molte opere antiche ricordiamo “l’Era Barberini”. Alcuni artisti: Guido reni – “il sonno”, Valentin de Boulogne – “allegoria dell’Italia”, Tiziano- “ritratto di Pietro Bembo” posto insieme alla fornarina di Raffaello nello studiolo di Antonio. Nota delli musei, librerie, galerie, et ornamenti di statve e pittvre ne’ palazzi nelle case ne giardini di Roma, è un itinerario in ordine alfabetico, sebbene sia un libro adespota è molto probabile che lo abbiano scritto Bellori (critico militante, selettivo) e Fioravante Martinelli (egli era un antiquario romano molto accreditato che scrisse molte guide) Testi su goodnotes

PAMPHILJ

facente parte della borghesia. Il quadro che lo ritrae ci comunica che era un collezionista di strumenti, armi e statue antiche  Molte furono anche le lettere che parlano di Camillo Pamphilj, che le apostrofano con dispregiativi come, asinissimo o cornutissimo. Viene così segnata la consapevolezza degli artisti che vogliono che vengano rispettati i propri diritti. COLLEZIONE ALDOBRANDINI E POI PAMPHILJ I due sposi, Camillo e Olimpia, nel 1647 decisero di andare a vivere nel palazzo di lei, palazzo Aldobrandini, già della rovere, al quale il principe apporrà modifiche di allargamento. Con l’unione delle famiglie ci fu anche l’unione delle collezioni. Con il papato di Clemente VIII, nato Ippolito Aldobrandini, avvenne la devoluzione di Ferrara, i noti camerini d’alabastro di Alfonso I d’Este vennero smantellati e le opere furono donate al cardinal nepote Pietro Aldobrandini (tra le opere le quattro tele con scene di baccanali, di cui una di Giovanni Bellini, il Festino degli dèi , e tre di Tiziano, Bacco e Arianna, Baccanale degli Andrii e Baccanale con la festa di Venere)  dispersione riguardati registrazione I palazzi degli Aldobrandini sono: villa Aldobrandini a magnanapoli, via Nazionale, e la villa fuori porta a Frascati. Il cardinale Pietro Aldobrandini fu uno dei più grandi collezionisti tra la fine del ‘500 e inizio del ‘600, amore per i bolognesi Carracci, il primo acquisto fu “domine quo vadis” di Annibale Carracci e gli commissionò le lunette della cappella privata, che però finì Albani perché Carracci stava diventando cieco. Altri acquisti furono Tiziano, Correggio e Caravaggio. Con la morte di Pietro nel 1621, la collezione passò in mano al nipote Giorgio Aldobrandini e poi alla figlia Olimpia, la collezione sarà poi divisa nelle due famiglie dei mariti, alla borghese e alla Pamphilj. Nel 1621 con la nomina a cardinale di Ludovico Ludovisi, zio dal lato materno di Olimpia Maidalchini, in quanto fratello della madre Ippolita, la donna donò al prelato alcune opere della collezione, tra cui svariati capolavori assoluti come la Madonna del Passeggio di Raffaello (oggi alla National di Edimburgo, il Noli me tangere del Correggio e due dei quattro Baccanali già del camerino d'Este, entrambi di Tiziano (Baccanale degli Andrii e Baccanale con la festa di Venere). I due dipinti saranno poi successivamente donati a loro volta, intorno al 1639, dal Ludovisi al re Filippo II di Spagna (infatti sono oggi

entrambi al Prado di Madrid), tramite l'intercessione del viceré di Napoli, come parte del pagamento per l'ottenimento del Principato di Piombino. Verso la metà del XVII secolo Camillo già possedeva quattro opere di Caravaggio, acquistate sul mercato romano dalla madre Olimpia Maidalchini, stretta confidente e consigliere del Papa, di cui una, dal titolo La buona ventura , fu regalata a Luigi XIV nel 1665 ed è ora al Louvre. In seguito, questi comprò quadri bolognesi, di Claude Lorrain e diverse opere di artisti fiamminghi. La collezione ora aveva bisogno di una collocazione appropriata: venne scelto il palazzo di Via del Corso, già appartenuto ai Della Rovere, che era passato nel 1601 agli Aldobrandini. Nella metà del XVIII con l’unione della famiglia Pamphilj con i Doria, famiglia genovese, ci fu un incremento delle opere, ora divise fra Roma e Genova. Le ultime acquisizioni furono dei primitivi (prima di Raffaello) tra i quali Lippi e Memling. Alla fine del secolo per pagare le tasse napoleoniche le famiglie vendettero molti dei quadri. Il cuore dell’esposizione sono i quattro bracci fatti realizzare da Camillo. Furono ritrovati dei documenti con l’allestimento del ‘700 e le opere sono state riposizionate in quell’ordine, così da entrare nella mente di come nel ‘700 venivano esposti i quadri, con contrasti, classicismo e barocco. In alcuni casi il fidecommesso verrà sospeso come nel 1799, quando Roma fu conquistata dai francesi e il papa fu mandato in Francia, i nuovi capi di stato scelsero di sciogliere il fidecommesso e aumentarono le tasse. I nobili per riuscirle a pagare dovettero vendere quadri e opere per ottenere più velocemente liquidità. Il mercato dell’arte si riattivò, vennero inventate nuove forme di vendita come parti di mosaici, piccoli cammei che vendevano come souvenir. Questo sistema causò

vero, la statuaria antica) grande caso di dispersione. Camillo II Borghese si sposò nel 1803 con Paolina Bonaparte, a lui sono da riferire i capolavori “paolina Borghese come venere vincitrice” di Canova e “Danae” di Correggio. Nel 1833 fu rinnovato il vincolo del fidecommesso, così da preservare l’integrità della collezione. Come le grandi famiglie nobiliari anche i Borghese avevano più palazzi: il palazzo di famiglia detto del Cembalo Borghese e la villa “fuori porta Pinciana”. All’inizio la collezione era divisa, i quadri nel palazzo del cembalo e la statuaria nella villa (!!! molto importante che si decise di costruire la villa come gallerie espositiva e non un luogo di relax in cui sono state posizionate opere). Il guardaroba di famiglia Giacomo Manilli ci da una descrizione delle opere presenti a Villa Pinciana. Fu istituito il fidecommesso dopo la morte di Scipione Borghese nel 1650, ma questo atto non fu voluto dal papa di cui la collezione era, ma dalla stesso Scipione che de facto ne aveva la proprietà e voleva mantenerla integra anche a distanza di eredi. Nel corso degli anni le disposizioni vengono modificate, anche perché molte opere vengono perdute e vanno colmati i vuoti. Nel 1770 la villa fu sottoposta a un radicale rinnovamento, furono chiamati una schiera di pittori per decorare le volte del casino con la direzione dell’architetto Antonio Asprucci. I veri affreschi che vengono realizzati sono stati studiati per poter dialogare con le opere della stessa stanza (celebre la sala egizia che i vaticani copieranno). Studia le sale su goodnotes!!! Si è trovato un disegno che riporta la galleria come era ai tempi di Asprucci, si nota che non ci sono dipinti, ma solo statue in nicchie o su alti basamenti La villa diventa una vera e propria area museale, non più una galleria, incisione che mostra copiste che vengono ad imparare a disegnare copiando dagli affreschi della villa. Dei disegni dell’800 ci mostrano la disposizione delle sculture

COLLEZIONE SPADA

Famiglia il cui collezionismo è attivo nei tre pontificati di cui ci siamo occupati in precedenza. Cardinale Bernardino Spada, il quale lavorò sotto incarico di Poalo V Borghese, successivamente con Gregorio XV Ludovisi e in seguito sotto il papato di Innocenzo X Pamphilj dove la collezione arrivò al suo massimo.

La collezione fu dissipata completamente nel ‘800, ma fu ricomposta poi agli inizi del XX secolo perché comprata dallo stato italiano, ma solo una parte del palazzo ora è adibita a collezione, l’altra fu scelta nel 1926 come sede del consiglio di stato. La famiglia Spada è di origine ravennate e la collezione inizierà da lì, poi si trasferirà a Roma, verrà comunque mantenuto il legame con le origini per questo motivo molti dei quadri sono di quella stessa area geografica. Bernardino acquistò il Palazzo romano Capodiferro, al di fuori molto modesto ma all’interno il cortile raffinatissimo è decorato con stucchi. La collezione si trova in questo palazzo. La famiglia spada assunse importanza con Paolo Spada, un mercante bolognese che ebbe il ruolo di consigliere di stato di papa Paolo V e così consolidò molte relazioni nel panorama romano. All’inizio fu affittato un palazzo presso il Campidoglio in seguito ci sarà l’acquisto di Capodiferro. Paolo ebbe tre figli; francesco, Bernardino e Virgilio, gli ultimi due intraprenderanno la carriera ecclesiastica. A Bernardino fu lasciata tutta la collezione, chiedendo anche al fratello Virgilio di fare lo stesso, il padre capì subito il ruolo decisivo che Bernardino doveva avere all’interno della famiglia (una sorta di fidecommesso). Bernardino Spada ha una formazione giuridica, la sua carriera ecclesiastica ebbe subito molti successi, Urbano VIII lo nominò come sorta di ministro degli esteri, faceva le sue veci nella Francia di Maria de Medici e fu un personaggio importantissimo per l’ultima parte del collezionismo di lei. I primi passi del collezionismo partono dagli anni ’20 in cui il cardinale acquisisce ritratti di personaggi importanti per la sua carriera (non si può parlare ancora di vera e propria collezione). Nel 1627 con il rapporto con Maria de Medici inizia una piccola spinta e inizia ad acquistare dei quadri che porterà in Italia. La collezione inizia a prendere forma da quando tornò a Bologna e si fa dare ritratti da Guercino e Guido Reni con i quali strinse forti contatti. Soprattutto con Guido Reni grazie ad una commissione di Filippo IV di Spagna su cui Bernardino fu supervisore. Con il Guercino, Bernardino fu il supervisore dei lavori per il palazzo di Lussemburgo commissionato da Maria de Medici, nel ciclo la morte di Didone, che il cardinale volle per la sua collezione,

Nota delli musei – testo goodnotes Non parla solo di collezioni d’arte, ma anche scientifiche, una di queste più importanti è quella del collegio romano dei gesuiti che, soprattutto nel ‘600, sono figure importanti essendo che sono insegnanti delle grandi élite. La nota delli musei in questa sezione si divide in due parti: in cui para dei libri passati che ora fanno parte della biblioteca del collegio e la collezione vera e propria. Museo Kircheriano al collegio romano Athanasius Kircher è colui che attivamente mise insieme la collezione scientifica. Nacque a Fulda nel 1602, in un area già convertita al protestantesimo lui è stato un gesuita cattolico, filosofo, storico e scienziato. Pubblicò moltissime opere in campi di studi orientali (decifrò i geroglifici, e scrisse un enciclopedia della Cina, nella quale nota la presenza di cristiani siriaci, con cui tentò di stabilire contatti, in un periodo dove era difficile arrivarci, da poco esistono le compagnie delle indie), studi geologici (vulcani e fossili, fu il primo a studiare i microbi al microscopio e quindi fece le prime scoperte sulla peste e propose misure per prevenirne la diffusione), e tecnologici (invenzioni, tra le quali l’orologio magnetico, automi, lanterna magica e l’organum matematicum che permetteva di fare molti calcoli). Egli è stato molte volte paragonato a Leonardo, sebbene non fu un “tuttologo”, ma ebbe comunque competenze in molte materie. Ingegnò al collegio romano dove allestì il Wunderkammer La prima parte della collezione viene da Alfonso Donnini che nel 1651 che donò al Collegio Romano il suo “gabinetto delle curiosità”, Kicker successivamente si occupò di questa collezione e la trasformò in un museo delle antichità, aggiungendo anche oggetti di storia naturali ottenute dalle sue spedizioni, per studiare meglio i campi di cui è interessato. Collezionò anche strumenti musicali e macchine di sua invenzione. Su tutto il soffitto sono affrescate immagini che esprimono la concezione filosofica del gesuita tedesco e in corrispondenza dei cinque ovali dipinti sul soffitto sono collocati altrettanti piccoli obelischi. L’intera composizione ha un chiaro significato gnoseologico legato all’ermetismo: il passaggio simbolico, attraverso gli obelischi, dall’Assoluto, enunciato in ogni singolo ovale, al molteplice, rappresentato dai vari

oggetti esposti lungo le pareti del museo. Al di sotto di ogni singolo ovale vi è una frase tratta da diverse culture (caldea, egizia, ebraica, latina, etiope), proprio a significare il desiderio di ogni civiltà di voler riunificare tutto quello che sembra diviso. Tramite i contatti con i gesuiti all’estero impegnati nelle spedizioni missionarie riuscì a farsi arrivare oggetti esotici da tutto il mondo, creando una raccolta etnografica. La collezione aveva il compito di istruire i futuri missionari studiando le varie culture, così da evangelizzare al meglio il popolo. Per promuovere l’istruzione e renderla fruibile fu necessaria la creazione del vero e proprio museo. All’interno del museo la vicinanza di oggetti, che a prima vista possono sembrare accatastati alla rinfusa, come accade spesso nelle Wunderkammern, in realtà, esprime una concezione del sapere visto come un tutto inscindibile ed inseparabile. Il museo divenne subito popolare e ospitò molti visitatori, che ci evidenzia anche un indicatore sociale poiché coloro che possono partecipare al privilegio di vederle in funzione ed intuirne il loro meccanismo, fanno parte di una certa élite sociale. Chi non è in grado di capire l’artificio meccanico appartiene alla massa incolta. Un primo catalogo venne pubblicato nel 1678 da Giorgio de Sepibus e comprendeva alcune tavole illustrate, oggi unica testimonianza dell'allestimento. Così da creare uno spazio che crea meraviglia (wunder) a chi la visita. Gli oggetti del museo erano divisi in “artificialia” (automi, macchine, telescopi e microscopi) e “naturalia” (minerali, cristalli, fossili) i prodotti dell’uomo e della natura. Dopo la morte di Kircher nel 1680, il museo attraversò un periodo di abbandono. Ci fu una ripresa grazie alle attività di Filippo Bonanni che pubblicò un secondo catalogo nel 1709, confrontando le due schede si può constatare che molti oggetti erano scomparsi, ma grazie a delle donazioni si arricchì nuovamente. Il curatore successivo fu Orazio Borgondio che riallestì un intera sala secondo il pensiero illuminista, quindi ogni campo diviso a compartimenti stagni. Allestimento tipologico. Proprio questo genere di oggetti differenzia il museo romano dagli altri contemporanei esistenti in Italia; alcune di queste macchine sono fantasiose ricostruzioni di famose invenzioni dell’antichità, tutte creature dello stesso Kircher. COLLEZIONE DELLA REGINA DI SVEZIA La regina Cristina di Svezia si converte dal protestantesimo al cattolicesimo, decise in seguito di abdicare nel 1654 e trasferirsi a Roma, per non farsi