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Riassunti dei primi capitoli del libro del Santamaita
Tipologia: Appunti
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Prefazione. Una società si dice “semplice” o “ primitiva ” quando le funzioni che servono a tenerla unita e operante sono poche e non sono tradotte in istituzioni ma consistono in comportamenti e azioni regolate soltanto dal costume. (Funzione di Governo svolta da un capo o un consiglio di anziani, la cura è affidata a maghi o stregoni) Non esistono scuole perché i bambini si educano automaticamente assimilando usi e costumi dagli adulti, partecipando alla vita familiare. Una società si dice “ moderna ” quando vi compaiono già le istituzioni su cui essa si fonda, si moltiplicano le occupazioni (industria,commercio,agricoltura) c’è il bisogno di un governo che operi secondo leggi studiate,discusse e decise, di attività produttive svolte con macchinari e strumenti adeguati, mezzi di comunicazione adeguati e servizi per la tutela della salute. Nasce quindi di conseguenza l’importanza della scuola e dell’istruzione , una scuola che prepari ad entrare nella società con le conoscenze, le capacità, i criteri di azione necessari a viverci. Nessun bambino riuscirebbe da solo a crescere e farsi strada in una società complessa senza guide capaci di fornirgli una cultura necessaria. Le scuole diventano sempre più numerose , durano sempre più a lungo e si differenziano sempre di più nei loro obiettivi finali. Le scuole originariamente avevano un carattere privato ed erano indirizzate solo alle classi dirigenti poi per:
La ricerca universitaria influenzano la scuola (programmi scolastici,formazione insegnanti) e il progresso del paese.
Alle origini della scuola italiana (1815-1859). La situazione dell’istruzione negli stati italiani preunitari era molto differenziato con molte diversità tra uno Stato e l’altro e diverse politiche scolastiche. La situazione più avanzata era quella del Lombardo- Veneto, dove i provvedimenti assunti da Maria Teresa d’Austria e da Giuseppe II a partire dal 1786 avevano dato vita a una buona rete di scuole elementari,professionali e normali. L’istruzione era particolarmente curata anche in base all’economia locale. La regione lombarda risulterà la regione più alfabetizzata del nuovo stato. Anche il Granducato di Toscana si caratterizzava per una diffusa attenzione nei confronti dell’istruzione sia elementare che professionale (la spinta veniva dai proprietari terrieri che si curavano dell’istruzione delle masse rurali,contributo rilevante l’Accademia dei Georgofili.) La scuola invece fu lasciata languire nello Stato pontificio e nel regno borbonico. Tra 700 e 800 la nascente borghesia italiana aveva avviato processi di modernizzazione nell’agricoltura, artigianato, commercio, industria e questa era l’elemento di spinta del rinnovamento scolastico. Dove questi fenomeni erano stati più intensi, Lombardia, Piemonte, Toscana, più vigile era l’attenzione nei confronti dell’istruzione scolastica e dove, al contrario, l’affermazione della borghesia era più lenta (Mezzogiorno,isole,stato pontificio), il ristagno dell’attività economica comportava anche gravi ritardi nello sviluppo dell’istruzione. Eccezioni: figure importanti provenienti anche da piccola nobiltà o dal clero (Ferrante Aporti, Raffello Lambruschini, Cosimo Ridolfi, Gino Capponi, conti Boncompagni, Enrico Mayer..) Regno di Sardegna. Nei primi decenni dell’800 aveva una situazione economica e sociale avanzata rispetto agli altri stati preunitari e questo si accompagnò a un’attenzione verso la scuola. Accoglienza di importanti esuli. L’istruzione elementare così come le scuole tecniche erano molte avanzate, nell’istruzione classica si verificava un allargamento della base sociale (studenti provenienti anche da borghesia bene stante e liberale). Era un sistema scolastico a direzione statale , o comunque pubblica, con un ridimensionamento del ruolo della Chiesa in campo educativo.
♦ Nel 1847 con la Regia Lettera Carlo Alberto istituì il Ministero della pubblica istruzione. (Sottolineò che l’istruzione era responsabilità dello Stato)
♦ (^) Nel 1848 fu emanata la legge Boncompagni da Carlo Alberto (senza dibattito parlamentare). Legge Boncompagni: sotto il controllo dello Stato l’istruzione pubblica e provata articolata in tre libelli: elementare (4 anni:biennio inferiore e superiore),secondario (separazione tra studi classici e tecnici,destinati a chi si avviava al lavoro), universitario (tenue autonomia). Limitazione dell’istruzione religiosa, le istituzione ecclesiastiche dovevano dotarsi di un abilitazione statale e i titoli rilasciati non erano validi per accedere all’insegnamento o all’università. Amministrazione scolastica a forma piramidale. Attenzione all’università e all’istruzione classica per la formazione delle future classi dirigenti, meno considerazione per le scuole tecniche e l’elementari.
♦ Nel 1 857 fu emanata la legge Lanza.
-un attestato di moralità rilasciato dal Comune e uno di sanità fisica. E per accedervi occorreva superare un esame di ammissione. Le scuole normali si svilupparono in Europa ma in misura minore negli stati italiani preunitari,così dopo l’unificazione il problema della formazione dei maestri divenne uno dei più urgenti per la scuola elementare che proprio per questo rimase un grado di istruzione svantaggiato. (In molti casi vecchi insegnanti,ai limiti dell’analfabetismo,carenti.) Per colmare queste carenze si ammettevano un sacco di eccezioni ( patente provvisoria,esame senza frequentare,con solo tirocinio,corsi accellerati..). La legge Casati fu il primo tentativo per regolare l’istruzione normale che venne ad assumere l’aspetto di un terzo corso oltre all’istruzione tecnica e classica. Il curriculum degli studi comprendeva varie discipline tra cui la pedagogia e una sorta di tirocinio nelle scuole elementari, per i maschi c’era il corso di agricoltura, diritto e doveri dei cittadini (nel 1861 De Sanctis introdusse gli esercizi ginnici e militari) per il corso femminile c’erano i lavori donneschi. Concezione della donna abile per questo insegnamento: entrata a 15 anni mentre i maschi 16 anni; le ragazze affollarono le scuole normali mentre i ragazzi prediligano le scuole tecniche. L’istruzione elementare. La scuola elementare della legge Casati ha durata di 4 anni ed è suddivisa in due grandi bienni : inferiore e superiore; è gratuita e si accede dove aver compiuto sei anni di età. Le scuole elementari maschili sono separate da quelle femminili e ciascuna ha insegnati dello stesso sesso. (numero di una classe tra 70 e 100) C’era l’obbligo della religione, i bambini che frequentavano erano di norma i bambini più poveri e quindi veniva insegnata la cristiana rassegnazione al proprio stato e la remissività. Fu anche per questo motivo che le famiglie della classi più adagiate disdegnarono la scuola elementare preferendo “ l’educazione paterna ”( = l’insegnamento era impartito dai genitori o da precettori,insegnanti privati e poi,quando decidessero di iscrivere i figli alla scuola pubblica,dovranno superare un esame di ammissione.) L’istituzione della scuola elementare compete ai comuni. Un’accusa della legge Casati è che lo Stato scaricava il peso della scuola elementare ai comuni che dovevano provvedere a tutto quello che occorreva. Nel Nord Italia ,i comuni riuscirono a cavarsela ma nel Mezzogiorno la scuola elementare si diffuse in tempi lentissimi, in condizioni di grande miseria e molte volte le difficoltà finanziarie si univano alle ostilità delle classi dirigenti e alla diffidenza della popolazione. (la classe dirigente preferiva mantenere la popolazione meridionale nell’ignoranza, la popolazione non sempre comprendeva il valore dell’istruzione e inoltre avevano bisogno di braccia giovani per lavorare considerando inutile l’istruzione) L’infanzia e la scuola che non c’è. Nella legge Casati nulla è previsto per la scuola dell’infanzia in quanto ancora non era riconosciuti i diritti di questa età e non era riconosciuta la sua specificità. In Italia nella prima metà dell’800 c’erano numerosi asili d’infanzia e sale di custodia che accoglievano solo bambini poveri,infatti erano le diverse confessioni religiose che ne se ne facevano carico. Per la legge Casati la prima educazione dei bambini compete alle famiglie e quando queste non sono in gradi di assicurarla,intervengono le istituzioni religiose. Si lasciava spazio a iniziative custodialiste e assistenziali,il cui impegno si limitava all’insegnamento di filastrocche e preghiere. Primi che si sono impegnati alla fondazione e allo sviluppo di scuole per l’infanzia:sacerdoti(Aporti,Lambruschini;Pestalozzi,Owen..)
Ariès : Nell’età moderna si inizia a considerare il bambino non più come un uomo in miniatura ma un essere dotato di una specificità propria. Nasce così il sentimento
dell’infanzia. Scelta precisa per vari motivi: -E’ giusto che la Chiesa si faccia carico di educare bambini di famiglie povere, la religione è la migliore educazione per i poveri che insegna precetti morali e comportamenti sociali.
La scuola italiana tra XIX e XX secolo (1861-1911). Nei decenni successivi all’Unità,l’ analfabetismo era uno dei problemi più gravi del nostro paese. ( Censimento del 1861:74%,1901:48%. Lenta discesa dell’analfabetismo) Realtà ancora più drammatica nelle diverse aree: nel Mezzogiorno si dovrà arrivare al 1921 per scendere al di sotto del 50%. Differenza tra nord e sud. Sviluppo disuguale dell’istruzione che aumenta il divario (questione meridionale) Differenza con gli altri paesi europei. L’Italia era all’ultimo posto in Europa per presenza di cittadini in grado di leggere e scrivere. Nei paesi di cultura protestante la volontà di favorire la lettura della Bibbia e una propria interpretazione ha contribuito allo sviluppo della scolarizzazione con importanti effetti su tutti i campi mentre nei paesi di cultura cattolica , la scolarizzazione è stata poco diffusa causa anche l’atteggiamento della Chiesa di Roma che pensava che all’istruzione dovessero accedere solo pochi. La scuola della Destra storica. 1861- La politica scolastica della Destra storica,classe dirigente che aveva realizzato l’Unità, sarà piuttosto deludente : pochi stanziamenti, inchieste non messe in pratica, poco impegno contro l’analfabetismo e nessun obbligo scolastico. Le inchieste. Vennero fatte varie inchieste sull’istruzione ma la più importante è la Grande inchiesta del 1864 ovvero una relazione del Consiglio superiore della pubblica istruzione che mostrava le condizione della scuola nel regno: condizione pessima. Ne scaturì una serie di suggerimenti e proposte che tuttavia rimasero incompiute. La Destra lasciò languire la pubblica istruzione: diminuzione di maestri laici, incremento delle maestre,l’istruzione elementare rimase il punto debole del sistema scolastico,diminuzione degli iscritti all’università. L’analfabetismo. Era strettamente collegato sia alla questione sociale che alla questione meridionale,rappresentava la somma di tutte le difficoltà dello Stato unitario. Infatti la mancanza di un livello minimo di istruzione base rappresentava delle ripercussioni negative anche sul piano economico : la diffusione dell’industria, la finanza e il commercio richiedeva una manodopera qualificata. L’obbligo scolastico. Questo era già stato leggermente affermato dalla legge Casati e i vari tentativi successivi furono senza esiti ma anzi con proteste contro la pretesa dello Stato di imporre l’istruzione. Motivazione ideologiche: spettava alla famiglia o alla Chiesa educare e guidare i figli,lo Stato non poteva intromettersi. Motivazione sociale: prima di pensare all’istruzione del popolo si doveva garantire un’esistenza dignitosa,lo Stato non poteva sanzionare i genitori che già avevano delle difficoltà economiche. Gli stanziamenti. L’istruzione universitaria e quella classica assorbivano il 60% delle somme stanziate per l’istruzione,alla scuola elementare andava poco più del 10% della spesa scolastica. La politica scolastica della Destra era preoccupata si accrescere
analfabeti e di studenti universitari questo perché le ingenti spese necessarie a mantenere le sedi universitarie andavano a sfavore degli altri gradi di istruzione. L’istruzione secondaria classica. L’impianto di fondo non cambiò nonostante i provvedimenti e,insieme all’università, rimase il canale privilegiato per formare i dirigenti delle moderne società,infatti gli studenti che intraprendevano quel percorso appartenevano a gruppi sociali medio-alti. Vennero aggiustati i programmi, potenziando lo studio della letteratura italiana, per un più saldo sentimento di identità nazionale, e la conoscenza della lingua latina e greca come veicoli della cultura classica. Tutto questo a discapito delle materie scientifiche che rimasero marginalizzate. Acquisì sempre più importanza la filosofia perché vista sempre più educativa nel piano dell’etica e della morale. L’istruzione tecnica. Era un corso di studi destinato ai giovani provenienti da gruppi sociali medio-bassi, ai quali si voleva fornire sia una cultura generale che speciale. Si cerca,invano, di fargli avere a questo corso una duplice funzione : acquisizione di competenze pratiche e operative nei vari settori, e assicurare una conveniente cultura generali a giovani che comunque avevano bisogno di essere educati. Nella realtà comunque l’istruzione tecnica stentava a dare sia le abilità richieste dal mondo della produzione sia la cultura generale. Nonostante le difficoltà, gran numero di iscrizioni (eccesso di studenti,scarsità di insegnanti) Le scuole professionali. Vengono articolate nei primi anni del 900 per fornire una preparazione orientata al lavoro e ai mestieri. Queste si distinguevano dalle scuole tecniche per il fatto che il loro obiettivo era di fornire conoscenze, tecniche e gli strumenti di un determinato mestiere senza porsi il problema di assicurare una cultura generale.
L’istruzione normale. Occorreva risolvere il problema del salto tra la fine della scuola elementare (10 anni) e l’inizio della scuola normale (15/16 anni). Per superarlo De Sanctis nel 1880 istituì un corso preparatorio biennale che successivamente diventò un corso complementare triennale per quegli studenti che volevano andare oltre l’istruzione primaria. Novità importanti: - abolizione della patente inferiore -introduzione di una tassa per li iscritti come succedeva nell’istruzione classica e tecnica -istituzione di un corso speciale per le maestre degli asili d’infanzia. Comunque persisteva la crisi magistrale,pochi insegnanti e tra l’altro non abilitati,così nel 1910 il ministro Credaro emanò una legge per la quale tutti gli istituti di istruzione potevano essere trasformati in scuole normali. L’istruzione elementare. La novità più importante per questo grado fu la legge Orlando del 1904 sotto Giolitti , “Provvedimenti per la scuola e pei maestri elementari”. Questa prevedeva:
♦ innalzamento dell’ obbligo scolastico fino a 12 anni (no effetti reali)
♦ la formazione di classi miste dove necessario
♦ avvio di una serie di corsi serali e festivi rivolti agli adulti
♦ abolizione delle differenza retributiva fra gli insegnati del corso inferiore e quelli del corso superiore
♦ istituzione del corso popolare che rappresentava l’elemento più significativo ovvero,al termine della quarta classe elementare, gli alunni non intenzionati a proseguire gli studi in un’istruzione secondaria, potevano frequentare una
quinta e una sesta classe al termine della quale conseguivano la licenza di scuola primaria.
Il corso popolare, cioè le due classi finali durava tre ore al giorno con fini sia sulla cultura generale sia sull’avviamento professionale, finirà per dare risultati deludenti. Il corso era stato tanto voluto dai socialisti come scuola del popolo per coloro che non avrebbero continuato a studiare,ai quali si voleva offrire qualcosa in più. Il corso popolare segnava ancora una volta la mancanza di una scuola media,cioè di un grado di istruzione intermedio fra l’elementare e il secondario. L’avocazione della scuola elementare E’ possibile vedere come nei primi anni del XX secolo alcuni studiosi e politici si siano interessati a questo grado di istruzione ritenendolo l’arma più importante contro l’analfabetismo e per il riscatto dei ceti popolari. La scuola elementare era ancora sotto la gestione dei Comuni e si creò così un fronte avocazionista impegnato nel tentativo di ricondurre la responsabilità della scuola elementare allo Stato. Motivazioni: i comuni non sono in grado di sostenere le spese della scuola primaria, c’è la necessità di creare un popolo italiano unitario e questo non è possibile con la lenta espansione della scuola primaria che dovrebbe insegnare valori e lingua del nuovo Stato. A favore: Gentile, Turati, l’UMN (unione magistrale nazionale), forze liberaldemocratiche,esponenti della cultura laica, socialisti,repubblicani. Contro: mondo cattolico (teme la laicizzazione di tutto l’insegnamento e minore possibilità di influire sulle scelte rispetto alla gestione comunale),amministratori locali, notabili,galantuomini. Salvemini (il quale denuncia sia i comuni ma ha anche una profonda sfiducia nello Stato) Legge Daneo-Credato 1911 sotto Giolitti: sostegno finanziario da parte dello Stato per l’edilizia scolastica e per gli stipendi di maestri e direttori. Rappresenta un punto di importante svolta per l’istruzione elementare e per la scuola italiana nel suo complesso. Maestri e professori. La questione degli insegnanti è un importante punto della scuola italiana, molti professori erano privi di titolo di studio,la qualità era davvero scadente. “non-preparazione pedagogica” e “non formazione professionale”. Prima della scolarizzazione la categoria degli insegnanti non esisteva,l’insegnamento non era considerato un lavoro e fatto da pochi precettori provati o dal clero. Femminizzazione degli insegnanti (molte ragioni: stipendio più basso,si occupava meno di politica,meno comportamenti devianti, maggiore sottomissione, visione vantaggiosa anche per le donne,..) I professori avevano le stesse ideologie e gli stessi valori delle famiglie medio-alte dei suoi alunni. Egli si sentiva depositario di un sapere alto e spesso passava a insegnare all’università: un carica massima di grande prestigio per un professore. I maestri invece,al contrario, i suoi alunni venivano dai ceti popolari in quanto i figli della borghesia e anche della piccola borghesia non frequentavano la scuola elementare ma curavano loro stessi la prima istruzione dei figli. Fra gli ultimi decenni dell’800 e i primi del 900 la figura del maestro si inizio a diffondersi sul piano quantitativo e a crescere sul piano qualitativo. Il maestro si stava organizzando e rivendicava i proprio diritti. I maestri infatti si unirono in associazioni , a carattere un po’ professionale un po’ sindacale, che avanzavano rivendicazioni sindacali come stipendi,pensioni (ecc.) e riuscirono faticosamente a farsi ascoltare dall’opinione pubblica e dai governi. Diventa così una figura che ha un qualche rilievo nella comunità. Questo associazionismo di maestri nacque all’inizio come piccole società di mutuo soccorso che si occupavano di migliorare la preparazione del maestro. Poi si trasformò
inferiore e superiore) più 3 anni di liceo. Anche per Gentile questa doveva essere una scuola estremamente severa e selettiva e i pochi che ne uscivano sarebbero stati la classe dirigente del Paese. Gentile rafforzò le lingue classiche, la storia e la filosofia e trasformò questo percorso in una vera e propria via crucis difficilmente praticabile: scuola d’élite. Gentile creò inoltre due scuole medie superiori,prive di grado inferiore, destinate entrambe a scarsa fortuna: -liceo scientifico (4 anni) al quale si accedeva dopo 4 anni di scuola media inferiore. -licei femminili (3 anni) soppresso dopo poco. L’istituto tecnico durava 8 anni ed era diviso in un grado inferiore e superiore (4 e 4) articolato a sua volta nelle diverse sezioni (commercio,agrimensura..) Nel grado inferiore era previsto lo studio del latino a testimonianza dell’importanza della cultura classica nella formazione. L’istruzione tecnica era ancora rivolta ai giovani della piccola e media borghesia. L’istituto professionale restò affidato al Ministero dell’Economia nazionale nella convinzione che si trattasse di una formazione troppo pratica, senza alcun valore culturale per interessare il Ministero della pubblica istruzione. L’istruzione magistrale conobbe delle novità: nacque infatti l’istituto magistrale di 7 anni (4 anni per il corso inferiore e 3 per quello superiore) quindi con un anno in meno rispetto all’istruzione classica e tecnica. Tra le discipline previste c’era “ filosofia e pedagogia ” che era un ampliamento della riflessione filosofica nel campo educativo. Gentile infatti non considerava la pedagogia come scienza e non apprezzava la didattica infatti soppresse la pratica del tirocinio in quanto portatore della concezione idealistica che per lì insegnante è importante conoscere le materie da insegnare “chi sa, sa insegnare”. L’università non fu risparmiata dalla riforma ma mantenne l’impianto della legge Casati. La libertà e l’autonomia degli atenei erano confermati ma al tempo stesso subordinati alla concezione etica dello Stato infatti era tutto in mano del re che nominava le autorità accademiche. Rispetto alle polemiche sui numerosi iscritti, Gentile non assunse provvedimenti in quanto erano sufficienti le norme selettive introdotte nella scuola secondaria e il controllo statale. Commenti e sviluppi. Favorevoli: pedagogisti e intellettuali vicini a Gentile. Opposizione: socialisti, radicali, riformisti, Salvemini, Gobetti, Amendola. Posizione diversa nel mondo cattolico: favorevoli per l’educazione religiosa e oppositori per i programmi di filosofia. La riforma Gentile provocò delle turbolenze nel movimento fascista , in quanto si credeva che la riforma fosse punitiva per la piccola e media borghesia ma Mussolini per mettere tacere le proteste e l’occupazione delle università dichiarò che “la riforma Gentile era la più fascista fra tutte quelle approvate dal suo governo” sebbene questo non fosse vero perché la riforma scolastica era ispirata alla corrente idealistica e non alla dottrina fascista. Ma le ragioni per il quale Mussolini difese la riforma erano politiche. Sul piano storico-educativo va sottolineata la longevità della riforma dove alcuni impianti sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Dai “ritocchi” alla Carta della scuola. Il delitto Matteotti nel 1924 portò importanti ripercussioni infatti nel Giugno di quell’anno, Gentile si dimise per poca fiducia nei confronti del capo del governo e poiché da tempo voleva lasciare l’incarico ministeriale,convinto di avere portato a termine la missione per cui aveva accettato. Mussolini accettò le dimissioni di Gentile,sostituito alla pubblica istruzione con Alessandro Casati (pronipote).
All’indomani della Liberazione, i partiti si affermarono come i nuovi soggetti della vita politica e impegnarono le energie migliori per guidare il paese nel difficile passaggio dalla guerra alla pace,dalla monarchia alla repubblica,ecc. I primi provvedimenti relativi alla scuola furono assunti dagli Alleati specialmente con Washburne , colonnello americano e docente di pedagogia,il quale era convinto che la scuola italiana così come la società dovessero ispirarsi ai principi di libertà e democrazia che regolavano la vita americana. Washburne intendeva defascistizzare e democratizzare la scuola, la sua attività fu ostacolata dalla Chiesa. La scuola della Costituente. L’Assemblea costituente rappresentò il primo terreno di incontro e scontro fra le forze politiche sui problemi dell’istruzione e dell’educazione. Alla fine dei lavori,nell’Aprile del 1947 l’ assemblea approvò gli articoli 33 e 34 del testo definitivo. Democrazia cristiana:rappresentavano la scuola provata cresciuta molto negli anni del dopoguerra. PCI (Partito Comunista Italiano): Togliatti e Marchesi .Si schierarono in difese della scuola pubblica dalla Chiesa,chiedevano il controllo statale sulla privata, la lotta contro l’analfabetismo,il prolungamento dell’obbligo scolastico,la necessità di molte e buone scuole professionali,l’ammodernamento dei programmi. PSIUP (Partito socialista Italiano di Unità Proletaria): chiedeva l’elevamento dell’obbligo a 15 anni,l’autogoverno della scuola e il suo decentramento amministrativo, più considerazione per insegnanti e per la loro formazione, potenziamento scuola materna,attenzione alla scuola elementare per la lotta contro l’analfabetismo, creazione di una scuola media unica senza latino. PRI (Partito Repubblicano Italiano): difesa del carattere laico e democratico,ammodernamento dei programmi,innalzamento dell’obbligo e istituzione di una scuola media unica triennale. Il tema dell’ educazione religiosa nella scuola pubblica fu risolto con l’approvazione dell’articolo 7 che includeva i Patti Lateranensi. Il risultato della discussione e delle votazioni è visibile negli articoli 33 e 34 della Costituzione dedicati alla scuola e all’istruzione, da questi è possibile notare varie cose:
♦ La scuola è entrata nella Costituzione : è stato un atto di sensibilità democratica sancire nella Carta fondamentale del nuovo Stato i principi di fondo destinati a regolare la vita scolastica e educativa; essi infatti rispecchiano il comune sentire del popolo in tutte le sue componenti (diverse provenienze ideali).
♦ La libertà dell’arte e della scienza e del loro insegnamento senza vincoli totalitari,ideologici o confessionali. La libertà della scuola ha un duplice riconoscimento: allo Stato il diritto di gestire la pubblica istruzione,ai privati il diritto di svolgere opera educativa sempre entro le norme generali dettate dallo Stato. Il diritto della Chiesa di esercitare il suo magistero.
♦ La scuola non è soltanto aperta a tutti ma i capaci e i meritevoli,anche se privi di mezzi,hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione anche grazie a provvidenze,borse di studio,ecc.
Gli anni 50. Guido Gonella fu ministro della pubblica istruzione dal 1946 al 1951 ,il primo di una lunga serie di ministri della Democrazia Cristiana che per quasi mezzo secolo ha diretto le sorti del paese e della scuola. Gonella ebbe la funzione di ricostruire la vita scolastica, occupandosi anche della scuola pubblica sebbene i cattolici abbiano sempre difeso quella provata. Infatti le iniziative di Gonella
risentirono di questa dualità di interessi. Egli sosteneva che lo Stato laico non potesse esistere perché il popolo italiano è cristiano, l’educazione allo stesso modo non può essere laica ma ogni educazione deve avere dei contenuti spirituali. Nel 1945 la scuola elementare era stata dotata di nuovi programmi che mostravano una carica innovativa e uno spirito democratico in quanto andavano superati l’analfabetismo strumentale (leggere, scrivere e far di conto) e quello civile (capacità di partecipare alla vita sociale,avere senso civico.) Gli esponenti del mondo cattolico non accolsero con i favore questi programmi, anzi ne depotenziarono la carica innovativa e nel 1955 li sostituirono con i programmi Ermini , dove non solo l’ educazione religiosa era il fondamento di tutta l’istruzione elementare ma la giornata scolastica aveva inizio con la preghiera,canti religiosi e musica sacra. Nel 1947 Gonella esegue un’ inchiesta sull’istruzione pubblica e provata dalla quale nel 1951 propone il disegno di legge “ Norme generali sull’istruzione ” la quale fu un fallimento. Proposte e iniziative di Gonella:
secondario (non postelementare); sarebbe stata unica e gratuita. Le sue finalità erano la formazione dell’uomo e del cittadino e l’ orientamento dell’alunno nella continuazione degli studi e l’esame di licenza si configurava come esame di Stato con la possibilità a tutti di continuare gli studi in qualsiasi direzione senza condizionare con discipline specifiche: latino, tecnica e musica erano facoltative dal secondo anno. (Per passare al Liceo classico dovevano passare un esame di latino --> concessione ai conservatori.) Furono fatte anche varie norme per favorire la diffusione:trasporto gratuito,contributi,libri per bisognosi. Con la nascita della scuola media unica si avviato un processo di scolarizzazione di massa che è l’effetto e la causa di un profondo cambiamento della società italiana. Infatti dopo 1962 ci si accorge che le famiglie avevano un reale bisogno di istruzione (crebbero gli iscritti) ma allo stesso tempo gli insegnanti non erano pronti per la riforma, infatti costituendo la scuola media unica non si erano considerate le implicazioni educative e didattiche ad essa connesse e non si erano preparati gli insegnanti a tale cambiamento. Fino ad allora era stata promossa l’idea di ridurre e contenere le massi di studenti per cui la bocciatura e la selezione erano considerate una cosa normale e positiva per preservare gli studenti meritevoli e il valore della scuola. La funzione della scuola dell’obbligo adesso non era più la selezione ma piuttosto la promozione di una comune formazione di base e l’orientamento per le scelte successive. Questo non fu compreso all’inizio. La scuola materna. La scuola materna è un fantasma che si aggira per quasi un secolo,se ne parla in poche leggi, rimane al di fuori della pubblica istruzione in quanto molti non la considerano scuola ma piuttosto custodia,assistenza. Per quasi un secolo le scuole materne raccoglievano una piccola parte dei bambini dai tre ai cinque anni, la maggioranza era retta da soggetti religiosi e quasi sempre a pagamento , i modelli pedagogici si ispiravano a nomi come:Aporti,Montessori,Agazzi. Nel corso degli anni sessanta si poneva l’esigenza di una scuola per l’infanzia che non custodisse i figli delle famiglie lavorative ma avviasse un primo processo di scolarizzazione. Furono ancora una volta i partiti di sinistra a proporre l’istituzione di una scuola materna statale: Nel 1963 i socialisti presentarono un progetto di legge per l’istituzione della scuola materna statale,nel 1964 fu presentato un secondo dai comunisti. (Lo scontro con i cattolici fu più aspro e più lungo) si concluse nel: 1968 “Ordinamento della scuola materna statale” 1969 “Orientamenti dell’attività educativa nelle scuola materne statali.”
La scuola materna era facoltativa , il personale doveva essere femminile e il suo finanziamento non doveva ostacolare lo sviluppo della scuola materna privata. L’impegno dello Stato per la diffusione della scuola materna pubblica fu molto lento e con riguardo invece all’iniziativa privata. Tuttavia la legge n .444 del 1968 ha introdotto un’importante novità nel sistema scolastico. Scuola e società negli anni 60. Dal 1958 al 1963 l’Italia ha vissuto un rapido processo di sviluppo produttivo e di modernizzazione sociale. Forte
industrializzazione , ristrutturazione dell’agricoltura ,fenomeni migratori, cambiamento dei modelli di vita e di consumo , consumo di massa ,scoperta del tempo libero. Ne scaturì così l’attenzione del mondo economico per il sistema formativo, la formazione veniva così intesa come fattore di crescita economica e civile; si credeva che la scuola dovesse “produrre” operai e tecnici preparati che assicurasse le competenze professionali necessarie. Il tempo della scuola per pochi era finito.
Verso la scuola di massa (1970-1990)