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La Nascita e Evoluzione della Televisione Italiana: Generi, Palinsesti, Produzione - Prof., Dispense di Storia Della Radio E Della Televisione

La storia della televisione italiana, dalla sua nascita negli anni '50 fino agli anni '90, quando la legittimazione dell'emittenza privata ha portato a un palinsesto competitivo. Vengono trattati i generi televisivi, la produzione e la regolamentazione. Il testo illustra come la televisione abbia influenzato la nostra cultura e come si sia evoluta attraverso i decenni.

Tipologia: Dispense

2023/2024

Caricato il 17/01/2024

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STORIA E MODELLI DELLA TV
La televisione è viva o morta?
Spesso si tende a pensare che la tv sia morta a favore dei social media. Ma in realtà non è vero, anzi è
molto viva perché aldilà degli ascolti, dei dati e dei contenuti, anche al di fuori della tv questa esiste, è
oggetto di discussione e di discorso ovunque (es: social media). Inoltre i contenuti sono socialmente
condivisi, l’informazione televisiva è indiscutibilmente rilevante per la sua capacità di essere su un evento in
diretta con immagini di alta qualità—> l’autorevolezza della notizia in tv è più rilevante di quella sulla rete. La
tv ha un grande impatto sulla società.
Sicuramente la tv è cambiata notevolmente negli ultimi 10 anni a causa dell’affermazione di altri mezzi di
comunicazione e di un atteggiamento nei confronti dei contenuti televisivi molto diverso.
La televisione è viva perché ha ancora la capacità di raggiungere grandi numeri e raccontare parte della
nostra cultura. Ha anche la capacità di influenzare e farsi influenzare dalla nostra cultura e
rappresenta uno specchio fedele di essa—> attraverso la tv abbiamo il modo di vedere come un Paese si
rappresenta e si racconta. Quindi la parola chiave della tv è il racconto. La tv è una macchina potentissima
di storie e racconta le storie di una cultura: infatti esistono tante realtà televisive quante realtà culturali e
luoghi. Quello che vediamo in tv è il prodotto del luogo in cui viviamo e della sua cultura, e viceversa,
non c’è mezzo di più efficace per raccontare il presente e il passato (società e tv si influenzano
reciprocamente).
La tv è uno specchio e riflette la nostra società e il nostro Paese, la tv racconta, non inventa. La tv non è
responsabile in sé, è responsabile chi la guarda.
La tv oggi si dissemina in numerosi modelli e forme.
Quando parliamo di tv parliamo di molte cose: non ci riferiamo solo alla televisione generalista o di quello
che si vede dal televisore, ma la tv al giorno d’oggi si guarda anche dal cellulare o dal tablet e in numerosi
luoghi diversi.
Le forme in cui si declina il linguaggio della tv è notevolmente cambiato nel tempo, oggi esistono tantissimi
modelli diversi: c’è ad esempio la rete con le piattaforme social che hanno un ruolo di rimediazione, sono un
insieme di linguaggi che si uniscono e non producono contenuti esclusivi: tutto ciò che è esistito dopo la tv
viene espanso sugli altri media con alcune differenze—> tutto ciò va a comporre il sistema dei media (es:
Netflix è tv, ma diversa da quella tradizionale perché non ha un palinsesto e si può fruire dei contenuti
quando si vuole. Oggi però ci si proietta di più verso la pubblicazione settimanale e non più al binge
watching, il quale porta allo spoiler e dopo poco tempo non si parla più di quella determinata serie).
Oggi inoltre esistono tanti contenuti e generi diversi.
A cosa mi serve studiare tv se non la guardo?
Guardare la tv serve per capire tanti aspetti della vita quotidiana e anche per appassionarci ad un campo
che, dal punto di vista economico, è uno dei comparti più sani e ricchi dell’ambiente mediale, senza
dimenticarci che le industrie televisive danno lavoro a tantissime persone.
La storia della televisione serve moltissimo per capire come è cambiato in nostro Paese e la sua cultura.
Serve per capire quanta complessità e creatività c’era all’inizio della storia della tv, in un Paese che è molto
diverso da quello che ci aspettiamo: la televisione è nata negli anni ‘50, e l’Italia era un Paese
completamente diverso da ora, e capiremo come la tv lo ha cambiato.
DI COSA TRATTEREMO?
Storia della televisione
Generi televisivi
Serialità
Palinsesti, ascolti e pubblici
Produzione
Oltre la tv: perché gli influencer e i creator vanno in tv?
LE ORIGINI DELLA TELEVISIONE
La tv nasce nel 1954. Nella televisione italiana ci sono 3 momenti storici fondamentali, in cui si alternano
modelli diversi di tv:
La paleotelevisione (1954-1975): termine coniato da Umberto Eco (ha partecipato alla creazione della tv).
La neotelevisione (1975-fine anni ‘90)
Gli anni 2000: le nuove forme (pay tv, ott)—> momento in cui si affermano le nuove tecnologie.
1. NASCITA E SVILUPPO
Nel 1929 in Gran Bretagna nasce il primo programma sperimentale.
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Scarica La Nascita e Evoluzione della Televisione Italiana: Generi, Palinsesti, Produzione - Prof. e più Dispense in PDF di Storia Della Radio E Della Televisione solo su Docsity!

STORIA E MODELLI DELLA TV

La televisione è viva o morta? Spesso si tende a pensare che la tv sia morta a favore dei social media. Ma in realtà non è vero, anzi è molto viva perché aldilà degli ascolti, dei dati e dei contenuti, anche al di fuori della tv questa esiste , è oggetto di discussione e di discorso ovunque (es: social media). Inoltre i contenuti sono socialmente condivisi, l’informazione televisiva è indiscutibilmente rilevante per la sua capacità di essere su un evento in diretta con immagini di alta qualità—> l’autorevolezza della notizia in tv è più rilevante di quella sulla rete. La tv ha un grande impatto sulla società. Sicuramente la tv è cambiata notevolmente negli ultimi 10 anni a causa dell’affermazione di altri mezzi di comunicazione e di un atteggiamento nei confronti dei contenuti televisivi molto diverso. La televisione è viva perché ha ancora la capacità di raggiungere grandi numeri e raccontare parte della nostra cultura. Ha anche la capacità di influenzare e farsi influenzare dalla nostra cultura e rappresenta uno specchio fedele di essa —> attraverso la tv abbiamo il modo di vedere come un Paese si rappresenta e si racconta. Quindi la parola chiave della tv è il racconto. La tv è una macchina potentissima di storie e racconta le storie di una cultura: infatti esistono tante realtà televisive quante realtà culturali e luoghi. Quello che vediamo in tv è il prodotto del luogo in cui viviamo e della sua cultura , e viceversa, non c’è mezzo di più efficace per raccontare il presente e il passato (società e tv si influenzano reciprocamente). La tv è uno specchio e riflette la nostra società e il nostro Paese, la tv racconta, non inventa. La tv non è responsabile in sé, è responsabile chi la guarda. La tv oggi si dissemina in numerosi modelli e forme. Quando parliamo di tv parliamo di molte cose: non ci riferiamo solo alla televisione generalista o di quello che si vede dal televisore, ma la tv al giorno d’oggi si guarda anche dal cellulare o dal tablet e in numerosi luoghi diversi. Le forme in cui si declina il linguaggio della tv è notevolmente cambiato nel tempo, oggi esistono tantissimi modelli diversi: c’è ad esempio la rete con le piattaforme social che hanno un ruolo di rimediazione , sono un insieme di linguaggi che si uniscono e non producono contenuti esclusivi: tutto ciò che è esistito dopo la tv viene espanso sugli altri media con alcune differenze—> tutto ciò va a comporre il sistema dei media (es: Netflix è tv, ma diversa da quella tradizionale perché non ha un palinsesto e si può fruire dei contenuti quando si vuole. Oggi però ci si proietta di più verso la pubblicazione settimanale e non più al binge watching , il quale porta allo spoiler e dopo poco tempo non si parla più di quella determinata serie). Oggi inoltre esistono tanti contenuti e generi diversi. A cosa mi serve studiare tv se non la guardo? Guardare la tv serve per capire tanti aspetti della vita quotidiana e anche per appassionarci ad un campo che, dal punto di vista economico, è uno dei comparti più sani e ricchi dell’ambiente mediale, senza dimenticarci che le industrie televisive danno lavoro a tantissime persone. La storia della televisione serve moltissimo per capire come è cambiato in nostro Paese e la sua cultura. Serve per capire quanta complessità e creatività c’era all’inizio della storia della tv, in un Paese che è molto diverso da quello che ci aspettiamo: la televisione è nata negli anni ‘50, e l’Italia era un Paese completamente diverso da ora, e capiremo come la tv lo ha cambiato. DI COSA TRATTEREMO?

  • Storia della televisione
  • Generi televisivi
  • Serialità
  • Palinsesti, ascolti e pubblici
  • Produzione
  • Oltre la tv: perché gli influencer e i creator vanno in tv? LE ORIGINI DELLA TELEVISIONE La tv nasce nel 1954. Nella televisione italiana ci sono 3 momenti storici fondamentali, in cui si alternano modelli diversi di tv:
  • La paleotelevisione (1954-1975) : termine coniato da Umberto Eco (ha partecipato alla creazione della tv). - La neotelevisione (1975-fine anni ‘90)
  • Gli anni 2000: le nuove forme (pay tv, ott)—> momento in cui si affermano le nuove tecnologie. 1. NASCITA E SVILUPPO Nel 1929 in Gran Bretagna nasce il primo programma sperimentale.

Nel 1936 la BBC inizia le trasmissioni pubbliche—> primo momento in cui la tv nasce e diventa quello che conosciamo adesso. Nel 1939 viene trasmessa in diretta dalla BBC l’incoronazione di Re Giorgio: si tratta di un evento molto importante sia a livello politico per la Gran Bretagna dell’epoca, e anche perché l’evento in sé in passato non era ancora conosciuto (a differenza di oggi)—> ci fu un forte impatto delle immagini che ha creato un’emotività, una condivisione e una comunità estremamente forte, unendo la forza del messaggio radiofonico (unica forma di comunicazione di massa del tempo) con l’impatto delle immagini in movimento. Sempre nel 1936 la Germania trasmette le Olimpiadi di Berlino: anche questo fu un grande evento perché permise di raccontare il mondo attraverso lo sport —> la telecronaca ha avuto un impatto fortissimo sulla società , permettendo a Hitler di stabilire un primato (era la prima volta che un evento sportivo veniva trasmesso in tv a livello mondiale). È importante ricordare che tutto ciò che accade durante la tv delle origini è in diretta —> la diretta diventa la cifra linguistica della televisione di questa epoca, diversamente dagli altri media presenti (cinema e radio). Nel 1939 negli USA iniziano alcune trasmissioni sperimentali, così come in Italia, in cui la fase sperimentale tecnologica si avvia inizialmente in area urbana, ma l’inizio effettivo delle trasmissioni avviene solo nel 1954.

2. SVILUPPO Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si blocca la fase di sperimentazione della tecnologia televisiva: per creare un apparato per trasmettere delle immagini in diretta erano necessari grandi investimenti economici, che non potevano essere sottratti all’apparato bellico. Dopo la fine del conflitto, si verifica una veloce e massiccia diffusione degli apparecchi e della tecnologia televisiva: gli USA, che escono dal conflitto come vincitori e con grandi risorse economiche, diversamente dall’Europa, riescono a sviluppare prima e meglio degli altri un sistema televisivo pervasivo e funzionante (nel 1946 le famiglie che possiedono una tv erano solo il 0,02%, ma già nel 1955 erano il 78%). L’Italia, uscita sconfitta dal conflitto ed economicamente e politicamente devastata, non aveva risorse per sviluppare una rete televisiva ottimale, e nel 1954 sono attivi solamente 88 mila abbonamenti RAI (molto pochi, troppe difficoltà). 10 anni dopo, questi abbonamenti sono diventati 4.5 milioni—> enorme differenza tra il nostro Paese, gli USA e la Gran Bretagna: il sistema televisivo deve fare i conti con l’Italia del dopoguerra. 3. DUE MODELLO DI SVILUPPO I due modelli di broadcasting televisivo sono gli stessi di quello radiofonico, e si tratta di due modelli distinti dal punto di vista tecnologico strutturale e socioculturale: 1)Modello commerciale : caratteristico degli USA, e si finanzia totalmente sulla raccolta pubblicitaria (vendita di spazi pubblicitari alle aziende per pubblicizzare i loro prodotti). Questo tipo di modello ha finalità commerciali ed economiche. La strada più veloce per vendere più spazi pubblicitari è l’intrattenimento del pubblico, dunque deve attrarre non insegnare. Infatti, i programmi più rilevanti della storia commerciale della tv americana sono le soap operas , la sitcom e i quiz (primi programmi contenitori per gli spot pubblicitari), in quanto erano programmi con contenuti che andavano ad attirare e intrattenere gli spettatori, così che fossero stimolati a comprare i prodotti pubblicizzati—> es: la soap opera nasce per vendere prodotti della casa, e andavano in onda in momenti della giornata in cui le casalinghe stavano a casa a pulire, mentre l’uomo andava a lavorare (oggi non si fa più, ma in realtà all’epoca era un’intuizione intelligente). Le storie principali di questi programmi erano le lunghe storie d’amore tormentate. In questo modello abbiamo la nascita dei grandi network—> ACB , CBS E NBC. 2)Modello statale : caratteristico dell’Europa, in particolare della Gran Bretagna. In questo caso la tv non viene vista come uno strumento di vendita di beni, ma è uno strumento educativo e pedagogico (servizio di servizio)—> è uno strumento che usa il Governo per diffondere un servizio educativo, informativo e di intrattenimento alla popolazione. Questo tipo di modello è finanziato attraverso un canone pagato da tutti i cittadini. Il network più importante di questo modello è la BBC. LA PALEOTELEVISIONE (1954-1975) È un’epoca che riguarda prettamente la cultura italiana. La paleotelevisione nasce il 3 gennaio del 1954 e continua fino al 1975. Tutta quest’epoca è caratterizzata da una vivacità a livello sociale, economico e culturale perché in questo periodo l’Italia esce dalla crisi del dopoguerra e negli anni ‘60 ci fu il boom economico (esplode la produttività e il benessere)—> periodo ottimista. Negli anni ‘70 poi si ritorna nuovamente in un periodo di crisi, i cosiddetti anni di piombo. La paleotelevisione è l’epoca del monopolio , detenuto dalla RAI (non ci sono altri soggetti concorrenti). La tecnologia era poco evoluta e c’era la tv in bianco e nero.

Mike Bongiorno iniziò la sua carriera nella tv italiana con il programma “ Arrivi e partenze ” (3 gennaio 1954), cominciando prima come reporter e poi dedicandosi ai tele-quiz. Nel programma “ Arrivi e partenze ”, Bongiorno intervistava le persone che partivano o arrivavano nell’aeroporto di Milano—> format estremamente moderno all’epoca. Bongiorno intervistava personaggi principali del mondo dello spettacolo del tempo (una sorta di rotocalco del gossip)—> aveva un forte impatto sulla nostra cultura di quel tipo di mondo. Mike Bongiorno ha inaugurato un linguaggio semplice, interpretando il ruolo del “ middle man ”(l’uomo medio). Importa dall’America il genere del tele-quiz che ha avuto un enorme successo in Italia. Il tele-quiz di Bongiorno lo vedeva come persona comune, un po’ ingenua (lo avvicinava alla gente), ma la persona da ammirare era il concorrente , perché era una persona di cultura superiore rispetto al pubblico a casa, e come tale si portava meritatatamente a casa del denaro. “ Lascia o raddoppia ” (1955-1959) è stato il primo tele-quiz italiano, che ha fatto scoprire e amare la tv agli italiani. È stato il primo programma che ha saputo incidere sul costume, radunando la gente davanti ai televisori, sconvolgendo la programmazione dei cinema e imponendo nuove abitudini alla vita sociale. Il fattore che contraddistingue questo programma è il messaggio chiaro che manda: per vincere del denaro dovevi essere preparato, dovevi sapere e studiare. Tutti coloro che vincevano questi quiz erano persone comuni ma specializzati in materie molto complesse, e queste persone erano una sorta di divi di ispirazioni per la popolazione. Questo è il primo programma che deriva da un format americano ( The $64000 Dollar Question , che a sua volta si ispirava al programma francese Quitte ou Double ), decenni prima che il format diventasse una prassi comune nella produzione televisiva internazionale. *Negli anni 50/60 i consumi e gli oggetti provenienti da un altro luogo impattano sulla nostra cultura: es—> lavatrice : si avevano grandissime aspettative, ma quando venne importata in Italia non funzionava, nessuno la comprava. Le donne dissero che non la volevano utilizzare perché non si fidavano: avevano timore che il loro corredo (status simbolo della famiglia) si rovinasse. Il secondo problema era che la lavatrice doveva essere comprata dal marito, e una volta che il lavaggio veniva fatto da una macchina, come le donne impiegavano questo tempo vuoto? Quindi esistono due ostacoli, uno dal punto di vista femminile, e l’altro maschile: l’ostacolo femminile venne risolto dall’invenzione dell’oblò, dando la possibilità di vedere cosa succedesse al proprio bucato (aumenta la fiducia nella macchina, aumentano le pubblicità dei caroselli sui detersivi). Il problema da punto di vista maschile invece è più difficile da risolvere, però si risolve alla metà degli anni ‘50 tramite la logica del “tenere il passo con quello che succede al vicino”—> se il vicino la aveva, la dovevo avere pure io (tipo di comunicazione orizzontale). Dunque le donne erano il simbolo e la dimostrazione della spesa del marito (la sua ricchezza lavorativa). Lo stesso meccanismo accade per la diffusione della televisione. IL CAROSELLO Carosello è un unicum perché nessuna tv pubblica ha mai inserito un contenitore simile per diffondere pubblicità. Nasce nel 1957 (finirà nel 1977). Il contenuto pubblicitario non era spalmato nell’arco di un’intera giornata, ma occupava una posizione precisa nel palinsesto: tra il telegiornale e il programma serale (andava in onda ogni giorno alle 20:50). La caratteristica principale del Carosello è che nasconde il prodotto e costruisce intorno ad esso una storia. All’inizio la storia era completamente slegata dal prodotto, non aveva necessariamente a che fare con il prodotto. Ciò accadeva perché la pubblicità non era un’abitudine in quegli anni in televisione e non era una necessità sentita dalla tv pubblica (c’era il canone che finanziava la produzione), dunque la pubblicità era un accessorio. A ciò, si aggiunge anche il fatto che siamo in un periodo storico in cui i consumi erano molto limitati , dunque c’era una sorta di pudore nell’esporre in modo ostentato dei prodotti da acquistare ad una popolazione che non aveva delle grandi capacità di spesa. Nel Carosello all’inizio la presentazione del prodotto occupava pochissimo tempo nella parte finale, mentre la maggior parte del tempo era occupato dalla storia. Negli anni poi, la forma del contenuto cambia, anche in relazione all’aumento del benessere della popolazione, e il prodotto diventa sempre più centrale della narrazione. Il Carosello rappresenta un passaggio estremamente importante nella vita sociale : agendo sul tempo sociale, omogeneizza e scandiva gli orari e i momenti della giornata degli italiani. Il Carosello rappresentava anche un momento di aggregazione , un momento della giornata condiviso dalla collettività. Ciò aumenta anche la socialità, in quanto dopo aver visto il programma, il giorno seguente si poteva discuterne e parlarne insieme (elemento che continuerà negli anni). Inoltre, la tv ha creato un linguaggio e una lingua : insegna l’italiano, non il dialetto, contribuendo ad un aumento di cultura.

Il Carosello ha anche fin da subito catturato l’attenzione delle famiglie e soprattutto dei bambini, contribuendo a trasformare la tv da oggetto di consumo occasionale, collettivo e limitato, in un medium dimestico di casa. IL FORMATO DEL CAROSELLO Ogni filmato dura, a secondo del periodo, da 1,45 a 2,15 (breve). Di questo tempo solo i 35 secondi finali sono dedicati alla pubblicità del prodotto ( codino pubblicitario ). Il resto del tempo è occupato dalla storia, rappresentata da scenette comiche, filmati, cartoni animati, ecc… che deve essere slegata dal prodotto pubblicitario. La serialità era un elemento molto importante nel Carosello: accadeva spesso che la storia di un carosello si stoppasse, per poi riprendere nel carosello successivo, oppure c’erano caroselli che avevano lo stesso protagonista. Il primo carosello della storia: “ Shell, guida a destra o a sinistra? ” (1957)—> l’ambientazione è quella teatrale, in quanto coloro che inventarono la tv provenivano dai campi del cinema, radio e teatro (il linguaggio della tv e le sue forme hanno origine dai media preesistenti). Questo carosello è una sorta di brand content (oggi: sponsorizzazione) del tempo. Da questo esempio possiamo capire che non si inventa niente : si tratta di un carosello a contenuto educativo, ma anche favorevole alla marca stessa. La marca di carburante Shell crea questa sponsorizzazione e si fa carico di spiegare agli italiani qualcosa di molto importante: in quegli anni le automobili iniziavano a diffondersi, e bisognava stabilire delle regole comuni e creare delle abitudini. Questo carosello è una fotografia di un momento storico preciso : iniziavano a diffondersi le auto anche per le persone meno abbienti, di conseguenza aumentò l’importanza dell’industria automobilistica italiana, ci fu un aumento dell’usanza di fare vacanze, e dunque c’era la necessità di costruire nuove strade ed era aumentata anche la commercializzazione del carburante. “ La linea, Lagostina ” (1976): Lagostina era un brand di oggetti per la casa, e in questo carosello un noto disegnatore creò un personaggio che divenne famosissimo, ovvero la Linea, che parlava il grammelot (inventato da Dario Fo). “ Silvestro gatto maldestro ” e “ Calimero ”: si tratta di due cartoni animati che nacquero come caroselli ed attraevano da un lato i bambini, ma erano anche indirizzati agli adulti, in quanto avevano all’interno un product placement. Silvestro all’epoca pubblicizzava una marca di pomodori pelati, invece Calimero la marca di detersivi “Ava”. In particolare, nel carosello di Calimero viene messa in evidenza la dimostrazione del prodotto: alla fine infatti, viene guardato non se il vestito era pulito, ma se era rotto (=il detersivo non rovinava), di conseguenza l’obiettivo era di convincere le donne a comprarlo. “ Brooklyn ”: carosello che pubblizzava una marca di chewing-gum, ed è un tipo di carosello già avanzato, con movimenti di macchina moderni e inoltre viene girato negli USA nel periodo delle manifestazioni studentesche. IL VARIETÀ Il varietà andava in onda il sabato sera, in modo che le persone potessero godersi lo spettacolo in quanto il giorno dopo non andavano a lavorare. Si tratta di un vero e proprio spettacolo , in quanto le tecniche di ripresa, i linguaggi visivi e audiovisivi si erano sviluppati. Il varietà aveva come contenuto principale la musica. Il varietà prende il nome da un genere preesistente, e il suo obiettivo era quello di creare uno spazio di evasione e divertimento , ma senza mai dimenticare la funzione pedagogica che la Rai voleva trasmettere. Nei varietà apparivano grandissimi personaggi del teatro, del cinema, dello spettacolo (es: Mina, gemelle Kessler, Adriano Celentano…) che erano completamente coinvolti nel programma (non erano semplici ospiti, ma conducevano e partecipavano al programma attivamente). Dal varietà prendono le mosse tutti i generi successivi dell’intrattenimento televisivo, di ogni tipo. Inoltre, da questo genere prende vita il linguaggio visivo raffinato, accurato, pieno di stimoli di analisi, che caratterizza tutto l’intrattenimento della tv italiana, raggiungendo livelli altissimi. L’intrattenimento si svolge rigorosamente in diretta , dunque sono previsti errori, ma soprattutto il linguaggio della tv in diretta è la testimonianza della modernità e della originalità della tv rispetto agli altri mezzi di comunicazione: la tv racconta la contemporaneità e anche il futuro, si mostra e mostra tutti i suoi apparati tecnici, attraverso questo genere cardine ( non vuole fingere una realtà diversa da quella che si vede , infatti mostrava l’apparecchiatura tecnologica: operatori, carrelli, fili, microfoni…). Con il tempo poi, queste modalità si azzerano: si nasconde la realtà, non si mostra più il prodotto nel suo farsi (es: reality di oggi). La tv ai tempi era in bianco e nero , e rappresenta un elemento grafico che ha delle possibilità di racconto che il colore non riesce a dare ,e costruisce spazi molto potenti dal punto di vista visivo. Il varietà del sabato sera è un momento di aggregazione per gli italiani, ma è come se fossero nello spazio in cui stanno accadendo questi avvenimenti. Nei varietà infatti era presente il pubblico in studio , ma era un pubblico elegante e festivo, che si era preparato per andare fisicamente ad assistere a questo programma, e rappresentava una sorta di aspirazione per il pubblico a casa (il pubblico in studio è il simulacro del pubblico

NEOTELEVISIONE (ANNI ‘70- ANNI ‘90)

La neotelevisione è un quadro composto da molti elementi. In questi anni parliamo di “ età della concorrenza ”, in quanto si ha una rottura del monopolio , proprio a causa della nascita delle tv libere (che avevano più libertà). Inoltre si ha un’evoluzione tecnologica (nascono il telecomando e il colore VCR), e nasce anche il videoregistratore , che influisce tantissimo sulle abitudini di fruizione della popolazione, che poteva scegliere quando vedere i programmi (idea di palinsesto slegato al tempo sociale ), in quanto è possibile svincolare la propria fruizione dal momento della messa in onda—> determina una maggiore libertà da parte dello spettatore. Inoltre lo spettatore può costruirsi un archivio , con i film e i programmi che più gli piacciono (conserva contenuti che di natura sono volatili)—> permette la visione asincrona. Questa è la sfida che la televisione lancia al cinema. Si ha anche un cambiamento del palinsesto, che si destruttura: non si ha più un palinsesto rigido con degli spazi vuoti a determinate ore, ma nasce il palinsesto a flusso , in cui scorrono i vari contenuti senza una conclusione, senza stacchi netti o spazi vuoti, altrimenti questi sarebbero stati occupati dalla concorrenza. Questa struttura influisce anche sulla pubblicità che diventa più diffusa (punteggiatura del palinsesto), e non è più confinata negli spazi del Carosello (che scompare). Questo scenario si riflette non sono nella struttura dell’offerta, ma anche nei contenuti: nascono i generi ibridi. Inizialmente i generi trattati in tv erano 3 (intrattenimento, informazione e fiction), ma con la neotelevisione si ha un ripensamento e un’espansione dei contenuti ( mix di vari generi ). Nasce ad esempio il contenitore della domenica pomeriggio , con vari generi all’interno di esso, per non lasciare spazi vuoti. A livello creativo, questo è un enorme sforzo, che andrà a creare un nuovo linguaggio televisivo che possa rispondere alle realtà di quegli anni complessi. Con la neotelevisione nasce anche la Fininvest che inizia a fare concorrenza, offrendo una quantità di contenuti tale da non far cambiare canale alle persone. Infatti, l’obiettivo era proprio quello di attirare il pubblico , creando contenuti che non spingessero le persone a cambiare canale. Dunque, cambia il modo di misurare gli ascolti, in quanto c’era la necessità di dare un valore economico al tempo televisivo. Nel 1981 infatti, nasce l’ Auditel (sistema di misurazione del costo del minuto televisivo) che misura il valore di un minuto televisivo, per poterlo vendere agli inserzionisti. Dunque, non si parla più di indice di gradimento, ma di indice di ascolto, ovvero: quante persone stanno guardando quel programma televisivo, senza dire se piace o no. È da ricordare che in questi anni praticamente tutta la popolazione italiana era in possesso di un televisore, ma la tv ha un modello di fruizione distratto , di sottofondo, quindi l’ascolto veniva misurato anche se effettivamente non c’era attenzione. Per gli inserzionisti infatti, l’importante era che i programmi venissero ascoltati, più che recepiti, e più un programma era seguito, più la pubblicità era costosa. IL DUOPOLIO: NASCE LA CONCORRENZA TRA PUBBLICO E PRIVATO. Le tv private , in questi anni, si affermano come realtà concreta nel panorama televisivo italiano. Le tv private però non potevano trasmettere in diretta e avere un tg, ma basavano il proprio palinsesto sull’intrattenimento, un prodotto trasversale con grandi possibilità di inserzioni pubblicitarie. In particolare, i contenuti comici sono quelli che hanno avuto più successo, in quanto erano dotati di grande libertà di espressione, originalità e le performance avevano come protagonisti personaggi che nelle emittenti nazionali non sarebbero mai apparsi (es: Massimo Boldi, Teo Teocoli, Gianfranco D’Angelo). Un programma molto amato dal pubblico è stato “ Mucchio selvaggio ”, in cui non c’erano regole e si raccontavano le diverse realtà locali. Infatti per “ duopolio ” si intende il coesistere di due realtà tipiche del nostro Paese, due realtà televisive di pari rilevanza: concorrenza tra pubblico e privato. Inoltre, con le emittenti private nascono anche programmi legati alla commercializzazione di prodotti (es: televendite, aste). Nei primi anni ‘80 si afferma la Fininvest (futura Mediaset ) di Berlusconi, il quale aveva come obiettivo quello di realizzare un polo concorrenziale rispetto alla Rai: voleva 3 reti come la Rai, infatti comprò ReteMilano (futuro Canale 45), poi le future Rete 4 e ItaliaUno da due editori concorrenti della carta stampata (Mondadori e Rusconi) La RAI negli stessi anni, amplia e rafforza l’offerta: aumenta il numero di programmi nei 3 canali e migliora la tecnologia e nel 1977 adotta il colore (10 anni di ritardo rispetto al resto d’Europa). Nonostante la Rai avesse ancora una maggiore rilevanza, dato che le tv private non potevano avere un tg e trasmettere in diretta, inizia ad avvertire la pressione dell’emittenza privata.

CARATTERISTICHE DELLA NEOTELEVISIONE:

  • Programmazione fondata sull’ intrattenimento , leggero, facile e poco impegnativo.
  • Aumentano le ore di trasmissione : la tv inizia progressivamente a occupare spazi che non erano dedicati al contenuti televisivi—> dilaga nelle 24 ore. Le trasmissioni erano inframezzate da filmati pubblicitari.
  • Si creano contenuti generalisti , trasversali, che potessero piacere al maggior numero di persone (non si cerca la nicchia). In questo modo la tv si mette al servizio della pubblicità.
  • La risata è fondamentale: quando ridi, abbassi le difese e sei più suscettibile ai messaggi.
  • Auditel (1986): società che permette la misurazione quantitativa del pubblico televisivo, al fine di determinare i costi delle inserzioni pubblicitarie (Auditel si è creata dalla pubblicità, non dalla tv).
  • Diffusone del telecomando e del videoregistratore : cambiano la fruizione televisiva, permettendo asincronicità e zapping (timore di ogni televisivo e investitore pubblicitario: di solito si cambia canale quando c’è la pubblicità, dunque la programmazione diventa disordinata).
  • Nasce l’idea della televisione di flusso (Raymond Williams scrisse un brano che definì cosa significa flusso in quegli anni). Strategie della Neotelevisione 1)Ridurre il rischio di insuccesso economico : usando formule e programmi già andati in onda con successo in altri Paesi (risultati già misurati), adattandoli al contesto locale (nasce l’idea di format). Per quanto riguarda la questione dei diritti, quello radiotelevisivo non è un campo regolamentato pienamente in quegli anni. 2)Accentuare la componente spettacolare , sia in termini di intrattenimento leggero, sia enfatizzando i toni drammatici ed emotivi per attirare l’attenzione dello spettatore. 3)Rispecchiare i valori medi della società (medietà): puntando sui buoni sentimenti, sulla facilità di coinvolgimento, sul senso comune. Dunque non si ricerca la nicchia. 4)Costruire una chiara identità di rete : puntando sui volti noti, personaggi amati dal pubblico, contenuti e toni riconoscibili., in modo da distinguersi dalla concorrenza. 5)Fare tesoro degli errori della concorrenza , ricorrendo a tattiche e strategie di palinsesto. 6)Puntare moltissimo sul prime time (orario di maggiori ascolti): che diventa la fascia più pregiata per gli inserzionisti e dove si scatena la concorrenza più agguerrita tra canali. La prima serata diventa il fulcro della programmazione, in cui si concentrano tutti i grandi volti della rete (immigrazione di volti di rete dalla Rai alle tv private), che permettono la creazione di programmi nuovi. DIFFERENZA TRA FORMAT E PROGRAMMA La differenza principale che vi è tra un programma e un format, è che il programma non viene venduto da nessuna parte , e inoltre, se il conduttore rappresenta bene il programma, allora non parliamo di format (es: “ Amici ” o “ C’è posta per te ” sono programmi, e sono presenti all’estero solo perché sono venduti a soggetti consociati a Mediaset; “ Masterchef ” è un format). *Il pubblico non è stupido, magari non sa spiegarsi, ma sa se gli piace qualcosa o no, e se non ti ascolta non è stupido lui, ma sei stupido tu. Considerare il pubblico televisivo incapace di prendere decisioni è uno degli errori più grossi: tutti i programmi nati con questa idea hanno fallito. Il pubblico non è stupido , magari non sa spiegarsi o non è esperto (il pubblico degli anni ‘50 non era esperto, a differenza del pubblico mediale), ma capisce se gli piace qualcosa o no, e deve essere ascoltato. I NOMI FONDAMENTALI DELLA RAI Raffaella Carrà inventò la fascia del mezzogiorno, che non esisteva prima del suo programma “ Pronto Raffaella ” (prima puntata: 1983). La Carrà decide di colonizzare questa fascia perché la concorrenza la rende interessante per gli inserzionisti, ma l’obiettivo della Rai va oltre ciò: voleva creare un legame molto forte con il suo pubblico, utilizzando uno strumento che non era mai entrato nel linguaggio televisivo: il telefono , che diventa la modalità attraverso la quale lo schermo televisivo diventa trasparente e permeabile per il pubblico. Non c’era più separazione con il pubblico a casa, il quale poteva entrare nel programma e parlare direttamente con la conduttrice, un personaggio considerato irraggiungibile. Già in precedenza, con il programma “ Portobello ” di Enzo Tortora, era stato utilizzato il telefono, ma era meno diretto e dunque poche persone chiamavano. Il programma si girava all’interno di un salotto di una casa romana, ricostruito dalla regia con molta attenzione ai dettagli ( green screen che mostravano le terrazze della città e le condizioni meteorologiche del giorno—> utilizzò della tecnologia). Ambientandolo in una casa, è come se la Carrà invitasse il pubblico in casa sua, e per la prima volta ci si rivolge gli uni agli altri con il “tu” (più legame). Qui, ogni giorno da mezzogiorno fino alle 14, la conduttrice presenta diversi elementi (talk show, balletti, pause, telefono, gioco dei fagioli in cui bisognava indovinare quanti fagioli c’erano dentro ad un barattolo…). Il programma si

GLI ANNI ‘90 - L’ETÀ DELL’ABBONDANZA

  • Nascono le nuove tecnologie (satellite, cavo, pay tv)
  • Legittimazione dell’emittenza privata (1990: Legge Mammì) - Palinsesto competitivo
  • Tre modelli di rapporto economico: canone, pubblicità e pay per view (nasce la pay tv)
  • Importanza dei **generi ibridi
  • Indice di ascolto e nascita di Auditel 1990: LEGGE MAMMÌ** Nel 1990 venne emanata la Legge Mammì , in cui si definiscono una serie di regole: 1)Rai e Fininvest possono possedere tre reti ciascuna (si ufficializza ciò che c’era già). 2)Chi è proprietario di tre reti non può possedere quotidiani (evita l’eccesso di potere). 3)Tutte le reti che hanno la possibilità di trasmettere a livello nazionale devono necessariamente trasmettere anche il telegiornale (comprese le tv commerciali). 4)Anche le reti commerciali possono trasmettere in diretta (prima lo poteva fare solo la Rai). 5)Viene stabilito un tetto massimo per la pubblicità : per la Rai era del 12% ogni ora, per la Fininvest il 18% (si mette fine alla situazione caotica della pubblicità). la legge mammì provoca due effetti importanti sulla tv privata degli anni ‘90 in poi: 1) Diretta 2) Notiziario Il primo telegiornale di Fininvest fu “ Studio Aperto ” (1991), condotto da Emilio Fede (giornalista). Questo giornalista, per primo, annunciò in diretta l’inizio della prima Guerra del Golfo del 1991. Ciò è molto importante perché per la prima volta Fininvest arriva prima della Rai, migliorando la sua immagine, la sua veridicità e aumentando l’importanza della notizia e dell’informazione (si preferisce l’ attimo , dare la notizia prima degli altri). La Rai invece arrivò 20 minuti in ritardo con un’edizione speciale del TG3 mostrando le immagini dell’accaduto. Nel 1992 nasce TG4 la cui conduzione passò a Emilio Fede. Nello stesso anno nasce anche il TG5 con Enrico Mentana (oggi conduce La7). Nel 1996 infine la Fininvest diventa Mediaset e si quota in borsa, quando l’apparato televisivo di Fininvest era oramai consolidato e viene riconosciuto e ufficializzato a livello nazionale quello che noi conosciamo come “ duopolio televisivo ”. Gli anni ‘90 rappresentano quella che viene definita l’ età dell’abbondanza , per varie motivazioni. Innanzitutto, la nascita di nuove tecnologie , oltre alle frequenze analogiche, aumentano le possibilità di espandersi. Arriva il satellite, la tecnologia via cavo (che in Italia non prenderà mai piede ma è una delle più importante negli USA) e la pay tv. In questi anni viene emanata anche la Legge Marrone. Dopodiché nasce l’idea del palinsesto competitivo : fino a quel momento, senza la legittimazione dell'emittenza privata, c'era una competizione piuttosto blanda. Con la nascita del duopolio inizia la vera e propria guerra degli ascolti televisivi. Parliamo quindi di palinsesti competitivi dove le emittenti televisive (Rai e Fininvest, le altre non entravano in gioco, non erano pregnanti), per competere tra di loro, creano nuovi generi e programmi. Infatti ci si avvia verso un’ ibridazione di generi : se prima ogni programma aveva un'anima rigida e intoccabile, negli anni ‘90 nascono i generi ibridi (es—> emotainment: intrattenimento emotivo, talk show e reality show). Inoltre, nel 1984 (ma prende avvio nell'86) nasce Auditel , l’agenzia con sede a Milano che ha il compito di raccogliere e pubblicare i dati sugli ascolti televisivi. Per indice di ascolto si intende la somma dei contatti per ogni minuto di trasmissione. Rileva dunque la percentuale di pubblico che ha seguito quel programma televisivo. Per rilevare l’indice di ascolto, Auditel si affida alla Nixel , un’agenzia che fornisce ad alcune famiglie campione (in Italia 500 famiglie) un meter che veniva collegato al televisore. Ogni meter era collegato anche ad un telecomando su cui sono impostati i profili di ciascun membro della famiglia, e ogni volta che si accendeva il televisore, bisognava schiacciare il proprio profilo. Auditel non è un sistema totalmente attendibile, in quanto non sempre l’utente si ricordava di accedere al proprio profilo, oppure la tv veniva accesa solo come sottofondo. Nonostante ciò, è un mezzo attraverso cui le emittenti consorziate potevano stabilire i programmi che potevano attirare gli inserzionisti a pagare per mostrare i propri spot negli intervalli. Dopo la Legge Mammì, Fininvest poteva trasmettere in diretta, e iniziò ad occupare, come aveva fatto in precedenza la Rai, delle fasce orarie sperimentali con programmi in diretta: tra i primi programmi a riscuotere grande successo c’è “ Non è la Rai ”, scritto da Gianni Boncompagni e Irene Ghero (autori anche di Pronto Raffaella) e condotto da Erica Bonaccorti. Il programma inizialmente occupava la fascia del mezzogiorno (prima del tg su Canale 5), ma poi diventa un programma che va in onda alle 15 su ItaliaUno, perché la

prima fascia oraria non consentiva ai ragazzi di vedere il programma in quanto erano a scuola. Dunque viene cambiata anche la conduttrice, che diventa Ambra Angiolini , che all’epoca aveva 15 anni, e per la difficoltà di condurre un programma in diretta per più di un’ora, veniva seguita tramite un’auricolare in cui le veniva suggerito cosa dire. “ Non è la Rai ” è un programma completamente in diretta , che univa momenti molto diversi tra di loro (stacchi musicali, interviste, esibizioni, giochi). Il pubblico entrava a far parte della trasmissione tramite un gioco, chiamato “ Cruciverbone ”. Come in Pronto Raffaella, anche in questo programma venivano utilizzate molte telecamere. Il programma ottenne un grande successo in quanto era innovativo rispetto ai precedenti, perché si interessa al target dei giovani , mai considerato fino ad allora. Infatti, in quegli anni i giovani iniziavano ad avere una grande importanza, in quanto vedevano nei programmi un modo di rappresentazione. In questi anni quindi Fininvest cerca di sperimentare il più possibile, infatti sono stati creati molti altri programmi pensati per un target giovanile, come ad esempio “ Amici ” di Maria De Filippi , che era molto diverso da quello che conosciamo oggi: era un salotto in cui i ragazzi raccontavano le proprie vicende personali e dibattevano di tematiche vicine al loro target. Andava in onda il sabato pomiggio alle 15:00. In questo contesto la conduttrice inizia a costruire il suo personaggio: è colei che si siede in mezzo al pubblico di giovani, che da per la prima volta la parola ai ragazzi per parlare dei loro problemi. Dunque, non si tratta più di intrattenimento, ma si mettono in luce i problemi reali. I programmi simbolo degli anni '90 (si iniziano ad occupare tutte le fasce) 1)Nuovo intrattenimento

  • Karaoke ” (1992-1995): condotto da Fiorello , andava in onda su ItaliaUno. Il karaoke inizia a portare la tv nelle piazze: la gente diventa lo spettacolo. Si proiettava su un grande schermo il testo di una canzone, e a turno, una persona del pubblico saliva sul palco a cantare.
  • Anima mia ” (1997): condotto da Fabio Fazio e Claudio Baglioni , andava in onda su Rai. 2)Access part-time
  • Striscia la notizia ” (1988): va in onda su Canale 5.
  • Il fatto ” (1995-2002): condotto da Enzo Biagi. Rappresenta il tentativo della Rai di superare la forza di Striscia la notizia, fallendo. Solo nel 2003 la Rai riuscirà a contrastare la forza di Striscia la notizia, in quella fascia oraria, con “ Affari tuoi ”. 3)Pre-serale
  • Tira e molla ” (1996-1998): condotto da Bonolis e De Laurentis , andava in onda su Canale 5. Si tratta di un quiz sulla falsa riga dell’odierno “ Avanti un altro ”.
  • Passaparola ” (1999-2008): condotto da Gerry Scotti , andava in onda su Canale 5. Si tratta anche in questo caso di un quiz, che vede anche l’ascesa di altre figure conduttrici che affiancano Gerry Scotti. 4)Seconda serata
  • Maurizio Costanzo Show ” (1982-2005): condotto da Maurizio Costanzo , andava in onda su Canale 5. Si tratta di uno dei talk show più importanti della storia della tv italiana, che è riuscito a tenere banco in una fascia oraria molto importante e richiesta. Al programma partecipavano molti personaggi fuori dalle righe.
  • Porta a porta ” (1996): condotto da Bruno Vespa , andava in onda su Rai1. Rispetto a quello di Maurizio Costanzo, era un talk show molto più sobrio, in cui si raccontano casi di cronaca e in cui intervengono anche molti ospiti politici. Un altro programma cult, che porta la tv nelle strade come karaoke, è “ Stranamore ” (precursore di “ C'è posta per te ”). Il conduttore Alberto Castagna raccoglie la testimonianza di una persona, e poi un operatore raggiunge il destinatario mostrando il messaggio del mittente. Il destinatario poi deciderà se accettare o rifiutare di presentarsi in trasmissione. Questo programma getta le basi dell’ emoteaiment , ovvero l’intrattenimento basato sulle emozioni, che ancora oggi muove molto programmi televisivi. GLI ANNI ‘90: LE ALTRE TV Gli anni ‘90 sono caratterizzati dalla nascita della: 1) Televisione tematica : in Italia era rappresentata da MTV (1981), una tv musicale rivolta ad un pubblico giovane, che poi si trasformerà in Videomusic (1984); confluisce infine con TeleMontecarlo nell’esperienza di TMC2 fino al 2002. 2) Pay tv : negli anni 1990-1991 ci fu Telepiù (cinema e calcio), che anticipa la tv streaming nata nel 1998 (Mediaset, Grande Fratello), e infine nel 2003 entrambe si fondono con l’avvento di Sky. GLI ANNI 2000 Gli anni 2000 sono anni molto complessi, che si aprono su due grandi momenti fondamentali:

in scena e racconto della vita quotidiana delle persone comuni; drammatizzazione delle esperienze delle persone comuni). Con il tempo poi la situazione si capovolge: il vip viene messo in situazioni anomale rispetto alla sua quotidianità e le persone comuni si ritrovano a spiare la vita dei famosi, soprattutto in Italia (nella nostra cultura il gossip è sempre stato amato). Questo cambiamento è avvenuto anche per questioni economiche: nel nostro Paese esistono gli agenti dei personaggi famosi (sono molto pochi) che gestiscono il portafoglio dei vip. La Mediaset utilizzava moltissimo i vip nei programmi di intrattenimento. Ma come funziona la logica degli agenti rispetto ai programmi? Ad esempio, se io voglio nel mio programma Paolo Bonolis, che ha un cachet molto alto, l’agente che ha in gestione la sua immagine mi permette di pagare e avere il personaggio nel programma, ma insieme a lui devo affiancare dei pesonaggi di calibro medio-basso. E dato che gli agenti sono pochi, le scuderie delle reti si riempiono di contratti con persone di calibro medio- basso che vengono proposte insieme alle teste di serie. Queste persone, che devono lavorare, vengono fatte lavorare nei reality, facendole diventare vip. Si tratta di un’ economia di scala. I GENERI I generi televisivi : sono delle forme codificate e ricorrenti che etichettano il contenuto di un programma e predispongono lo spettatore alla fruizione (creano delle aspettative). Permettono di rendere facilmente riconoscibile un contenuto di un programma da parte di uno spettatore. Nell’industria culturale, la forza del genere sta nel sapere costruire un ponte solido tra il mondo della produzione e quello del consumo: un’interfaccia tra produttori e consumatori di testi mediali; un patto, un codice di interpretazione che aiuta lo spettatore ad orientarsi nella scelta dei contenuti. A cosa servono e a chi servono?

  1. Apparati produttivi industriali (emittenti e case di produzione): i generi servono per ridurre i margini di rischio dei contenuti, perché permettono di rivolgersi ad un bacino di consumatori i cui gusti, aspettative e comportamenti sono conosciuti attraverso dati di vendita o ricerche di mercato. Consentono anche di creare routine produttive basate sulla standardizzazione e replicabilità di prodotti, instaurando economie di scala che permettono di armonizzare i costi (es: costumi, scenografie)—> es: “ Affari tuoi ” ha una formula semplice e non richiede grandi risorse produttive, infatti ha una scenografia molto semplice, ma nonostante ciò funziona da 20 anni.
  2. Creativi : i generi permettono di utilizzare formule e schemi realizzativi consolidati su cui posso operare delle variazioni—> es: “ Masterchef ”, i giudici nel format originale sono sempre stati 3, ad un certo punto ne fu aggiunto un quarto, scelta che poi si rivelò sbagliata perché il numero dispari permetteva di rendere l’utilimo voto decisivo. Inoltre i generi permettono di garantire, grazie alla ricorrenza dei modelli realizzativi, una produzione costante e cospicua di opere in grado di soddisfare contemporaneamente le esigenze degli apparati produttivi e del pubblico. Solitamente i generi funzionano perché garantiscono una riduzione dei costi decisiva.
  3. Sistema distributivo (es: canali satellitari): i generi permettono di creare canali tematici segmentando il pubblico di riferimento, e permettono di rendere riconoscibile immediatamente l’offerta di un nuovo canale e aiutarlo a costruire il suo target (identificare il pubblico che guarderà il mio contenuto televisivo)—> as: Sky lanciò molti canali tematici come “ Food network ”, un canale di cucina che lanciava pubblicità sul cibo e prodotti di cucina che potevano interessare al pubblico target del canale; oppure Discovery lanciò “ Dmax ”, un canale principalmente per un pubblico maschile, al quale si contrapponeva “ Real Time ” che invece era dedicato di più al pubblico femminile. Oggi hanno cambiato la loro identità, ora Real Time non è solo per donne, ma è factual , cioè presenta storie di persone comuni che hanno delle difficoltà (es: “ Dottoressa schiaccia brufoli ” o “ Vite al limite ”). Ciò è accaduto perché i costi di produzione erano troppo alti, e dunque hanno deciso di acquistare i format stranieri perché costavano meno.
  4. Spetttaore : i generi permettono di orientarsi all’interno di una produzione e di un’offerta sempre più ampia e variegata, selezionando di volta in volta i prodotti che rispondono meglio ai loro bisogni. I generi permettono anche di partecipare attivamente (attraverso associazioni, fan club, social…) o diventare parte di un target di riferimento per i media.

I MACROGENERI

I macrogeneri televisivi sono tre:

  1. Fiction : comprende tutti i prodotti audiovisivi in cui prevale il principio di verosimiglianza (di fantasia), reso possibile dal non utilizzo dello sguardo in macchina da parte degli attori.
  2. Informazione (es: telegiornali, approfondimenti)
  3. Intrattenimento : genere molto ampio che contiene una serie di prodotti che mirano ad intrattenere e divertire il pubblico, tramite spettacoli, esibizioni, giochi, quiz…; prevede al suo interno un’ulteriore distinzione: programmi in diretta e programmi registrati.
  4. Poi ci sarebbe una quarta area, quella dei contenuti psicopedagogici , che però nell’ambito televisivo è un’area molto combattuta e controversa. Tuttavia, a partire dagli anni ‘90 i generi sono cambiati, hanno iniziato ad ibridarsi :
  • Fiction+informazione: docudrama —> Netflix ultimamente sta puntando molto sulle docuserie perché costano meno rispetto ad una serie tv, perché ci sono i materiali d’archivio che danno vita ad un racconto.
  • Informazione+intrattenimento: infotainment
  • Intrattenimento+fiction: fictionality I SOTTOGENERI E I FORMATI 1)Fiction Include al suo interno un ampio spettro di sottogeneri e formati che hanno contenuti di finzione che hanno sfaccettature diverse:
  • Serie
  • Episodi
  • Telefilm
  • Puntate
  • Serial
  • Telenovela: ha dei punti in comune con la soap opera ma ha una fine.
  • Soap opera: tende all’infinito
  • Sitcom: genere molto complesso perché ha una formula standardizzata, infatti di solito si apre con un evento che fa da miccia e motore narrativo dell’episodio stesso, per poi andare a concludersi alla fine; nelle sitcom ogni episodio è autoconclusivo e di norma i vari episodi non sono collegati tra di loro.
  • Film tv
  • Miniserie 2)Intrattenimento All’interno di esso convergono tre sottogeneri: Realtà , Gioco , Spettacolo. Queste anime vanno ad inserirsi all’interno di ulteriori contenuti:
  • Varietà (spettacolo puro)
  • Musicale (gioco e spettacolo)
  • Emotainment (realtà e spettacolo)
  • Talent show (spettacolo e gioco)
  • Programma contenitori (gioco, realtà e spettacolo)
  • Shockumentary (realtà pura)
  • Reality show (gioco, realtà e spettacolo)
  • Quiz (gioco puro) 3)Informazione Presenta due anime diverse tra di loro che molto spesso riescono a coesistere: realtà e spettacolo. Più vicini alla realtà sono:
  • Notiziari (realtà pura)
  • Inchieste (realtà con una componente spettacolare; nel senso che c’è un’organizzazione del caso, che viene raccontato dalle inchieste, con ad esempio interviste e testimonianze).
  • Reportage Quelli più vicino allo spettacolo sono :
  • Talk show
  • Newsmagazine

cosiddetto “ superpanel ”. Ovviamente non tutte le emittenti sono obbligate ad aderire al superpanel di Auditel (es: Netflix non ha aderito). Auditel reperisce i dati da un campione rappresentativo della popolazione italiana , formato da più di 16 mila famiglie (41 mila persone) selezionate su una popolazione che va dai 4 anni in su. Ad ogni famiglia viene fornito un meter (piccolo apparecchio simile a un decoder) che viene installato nelle case e connesso alla tv; il meter viene attivato ogni volta che un membro della famiglia guarda la tv. Una volta che il meter acquisisce i dati, essi vengono elaborati con dei modelli statistici e viene fatta una stima sui comportamenti (non gradimento e gusti) degli italiani davanti alla tv. È importante che le famiglie selezionate rimangono anonime e non sono retribuite , ma vengono ricompensate con piccoli buoni spesa (premio mediocre, infatti la maggior parte delle volte non sono interessate a partecipare). Auditel come azienda è stata spesso criticata per una serie di ragioni: spesso viene messo in dubbio il campione scelto perché non considerato davvero rappresentativo, in quanto la maggior parte delle persone rifiuta di farsi installare in casa il meter. Un’altra motivazione è perché vi è un alto rischio di errore nella rilevazione del dato: può accadere che un membro della famiglia sbagli a premere il pulsante relativo al suo profilo, o si dimentichi di accendere il meter. A ciò si aggiunge il fatto che il meter non rileva la presenza fisica davanti alla tv, e dunque può accadere che una persona non stia davvero guardando la tv. Un’altra accusa fatta all’azienda, soprattutto dalle reti più piccole, è stata quella di favorire il duopolio Mediaset-Rai. Tra le aziende più criticate c’è stata Sky, che però qualche anno fa è stata ammessa nel Consiglio di Amministrazione della società insieme a Discovery. I PRINCIPALI INDICATORI I principali indicatori per stilare i dati del comportamento degli italiani davanti alla tv sono:

  • Totale ascolto : il numero medio di telespettatori davanti alla tv accesa (su qualsiasi canale) in un dato intervallo di tempo.
  • Copertura o contatti : il numero di individui che hanno visto almeno 1 minuto di un certo programma su una data rete. La copertura netta misura la capacità di attrazione di un programma. Nella copertura 1 vale 1 , nel senso che se guardo 20 minuti di tv vengo conteggiato una sola volta, invece nei contatti se guardo 20 minuti di tv vengo conteggiato 20 volte.
  • Ascolto medio : il numero medio di spettatori che hanno visto un programma (si calcola dividendo la copertura lorda per la durata).
  • Share : ascolto medio di un programma in percentuale. Misura l’ascolto nello scenario competitivo, in una data fascia oraria.
  • Permanenza : indica la percentuale dei minuti visti di un programma. È un indice di fedeltà e di tenuta. IL PALINSESTO Il palinsesto è fondamentale per la tv generalista e, in qualche misura, anche per le forme televisive più recenti che, nonostante non abbiano un vero e proprio palinsesto, hanno iniziato a scomporre i loro contenuti in segmenti sempre più piccoli. Lavorare sul palinsesto significa lavorare sull’ organizzazione , sulla messa in ordine e la disponibilità del tempo. Il termine palinsesto deriva dal greco “ palimpsestos ”, e letteralmente significa “ raschiato di nuovo ”; significa scrivere e riscrivere continuamente : infatti il contenuto non è dato una volta per tutte, ma è soggetto a continui cambiamenti, aggiustamenti, riscrizioni, cancellature, sostituzioni anche in corso d’opera. L’idea alla base del concetto di palinsesto non è quella di uno schema rigido, ma è quello di uno strumento che ordina i contenuti, ma allo stesso tempo deve essere flessibile. Ciò perché la flessibilità diventa un dato, soprattutto nel momento in cui la tv conosce la concorrenza (anni ‘80). Il palinsesto è un oggetto contraddittorio, instabile e multiforme , che opera su tre livelli: 1)Dimensione sintattica : legata alla disposizione degli elementi in un ordine secondo regole e strategie; modo con il quale gli elementi che lo compongono sono ordinati. 2)Dimensione semantica : legata ai contenuti; la disposizione degli elementi testuali influenza i contenuti. 3)Dimensione pragmatica : gli elementi testuali sono disposti in modo da stabilire e mantenere un contatto con gli spettatori. Il programma di un palinsesto deve soddisfare tutte e tre le dimensioni. Il palinsesto è:
    • Macro-testo : un grande contenitore di testi-programmi più piccoli, che lo compongono; contiene e trascende i testi-programmi.
  • Mosaico : mette insieme contenuti diversi che si devono incastrare l’uno con l’altro, producendo un’immagine che abbia senso.
  • Principio ordinatore : regola e da ordine al caos di testi diversi, altrimenti non sarebbero fruibili.
  • Catalogo : elenco ordinato di possibilità tra cui lo spettatore può scegliere; permette ai fruitori di orientarsi all’interno di una vasta offerta.
  • Discorso : omogeneizza contenuti diversi tra di loro, dandogli un senso comune; ogni rete, attraverso il palinsesto, costruisce il discorso di se stessa e la sua immagine nei confronti del suo pubblico.
  • Strategia : è capace di rendere stabile il legame con gli spettatori.
  • Manuale di istruzioni : orienta le scelte in un’offerta ampia.
  • Supermercato : presenta i programmi di tutte le reti; concorrenza, varietà, esposizione.
  • Strumento : un oggetto operativo sia per l’emittente, sia per il pubblico.
  • Arma : permette di operare scelte tattiche e/o strategiche per combattere la concorrenza.
  • Gioco : è come una scacchiera rispetto alla concorrenza.
  • Drammaturgia : presenta personaggi, ruoli, racconti e rituali.
  • Forma di potere : attraverso il palinsesto, una rete esprime la sua identità, la sua forza rispetto alla concorrenza e alle scelte che gli spettatori possono operare; è forse il luogo principale dove, in tv, si manifesta il potere. Definizione Il palinsesto è una sequenza ordinata di programmi e altri materiali (es: spot, televendite, bumper di rete) che vanno a comporre il suo contenuto, che sono disposti entro una griglia temporale che copre le 24 ore, che va a costituire la forma, secondo differenti logiche (editoriali, commerciali, professionali), mediante l’impiego di specifiche tattiche (ha a che fare con le decisioni di breve perimetro) e strategie (progetti di ampio respiro), sulla base di obiettivi di lungo, medio e breve termine. Il contenuto del palinsesto Formato da tre grandi materiali: 1) Programmi —> esistono varie tipologie di programmi:
  • In studio : di cui fanno parte generi come i quiz e i talk show (es. “Verissimo”, “Amici”, “Uomini e donne”, “Xfactor” ).
  • In esterna : (es. “Casa a prima vista”, “Pechino express” ).
  • Misti (con parti in studio e altre in esterna): di cui fanno parte generi come i telegiornali e i reality (es. “Striscia la notizia”, “Tu si que vales”, “Isola dei famosi” ). Per quanto riguarda i costi dipendono dal programma: ci sono programmi in studio, come “ Sanremo ” e “ Xfactor ”, che sono molto costosi; poi ci sono programmi in esterna molto costosi come “ Pechino express ” che cono molto costosi; esistono programmi in esterna meno costosi come “ Casa a prima vista ”; e programmmi in studio meno costosi come “ Uomini e donne ”.
  • In diretta
  • Registrati
  • In differita : quando c’è una porzione di tempo di scarto tra quando una cosa accade effettivamente e quando noi la vediamo.
  • A utilità ripetuta (seriali): il programma è diviso in più episodi (es. “ Amici ”, “ Uomini e donne ”).
  • A utilità istantanea : il programma va in onda una volta sola, o al massimo può avere poche puntate (es. “ Sanremo ”).
  • Produzioni (anche adattamenti): un programma che viene realizzato da una rete o da una casa di produzione che non ha adattamenti di fomat esistenti, sono produzioni originali (es. “ Amici ”); oppure ci sono reti che acquisiscono un format e lo adattano (es: “ Grande fratello ”).
  • Diritti (ready made): si tratta di un programma già pronto, che viene solo doppiato.
  • Eventi : vengono preparati per situazioni particolari e speciali, che esulano dal palinsesto tradizionale (es: “ Sanremo ”). Generalmente vanno in onda una sola volta, o al massimo può avere poche puntate. Normalmente è più costosa una produzione, ma spesso anche i ready made lo possono essere. 2) Spazi pubblicitari —> esistono vari tipi di spazi pubblicitari:
  • Spot classico : ha una durata media di 30 secondi. Per legge, un messaggio pubblicitario non può durare meno di 3/5 secondi, perché non da allo spettatore la possibilità di scegliere di non vederlo (imposizione scorretta: pubblicità subliminale ). C’è anche una durata massima da rispettare, determinata dalle scelte di costo dell’emittente e del palinsesto.
  • Sponsorizzazioni : modo attraverso cui un brand paga il programma, appropriandosi dei suoi contenuti, e comunica questo accordo economico come se fosse un’ offerta che l’azienda fa al pubblico (“ questo programma é offerto da… ”). Il tipo di prodotto che offre la sponsorizzazione va ad influenzare la percezione del programma , infatti non tutti i brand possono sponsorizzare specifici programmi.

La serialità nasce in ambito letterario, cambiando il modo di raccontare. La formula seriale arriva in un medium, quando questo medium raggiunge la diffusione di massa. La serialità è l’espressione della maturità di un mezzo di comunicazione. Dal punto di vista del contenuto culturale, l’espressione seriale si può riassumere in 3 termini:

1. Produttiva (catena di montaggio) 2. Narrativa (contenuto in porzioni ripetibili) 3. Fruizione (determinata dal modo, tempo e modalità in cui viene fruita) La serialità si modifica in base caratteristiche del medium che la veicola. La serialità: narrativa e stampa

  • 1820 : la macchina a vapore permette la velocizzazione; quello che veniva prodotto a mano, ora lo produce la macchina, permettendo la moltiplicazione delle copie.
  • 1814 : nasce la rotativa , vennero inventate le biblioteche circolanti, che permettevano la diffusione e la distribuzione dei libri. In questo modo il libro inizia a circolare, e ci si rese conto che è più proficuo dividere il libro in tre parti, perchè si facilitava la lettura, creando attesa.
  • 1836 : il primo best seller della storia “ Il circolo pichwick ” di Charles Dickens. È il primo romanzo scritto in progresso, senza che l’autore sapesse come finirlo (da 400 a 40.000 copie). Dopo “Il circolo pichwick”, il romanzo viene considerato un lavoro seriale, basandosi sulla reazione del pubblico. L’editore aveva chiesto a Dickens di scrivere un libro che avrebbe catturato l’attenzione di molte persone. La lettura del romanzo era collettiva, basata sullo scambio e sulla condivisione. Da qui si crearono i fandom , da cui l’autore riceve delle osservazioni e delle domande, da cui agisce di conseguenza. Ripetizione e Variazione sono le chiavi del prodotto seriale. Sì inizia ad adottare la tecnica del cliffhanger (arrampicarsi sulla scogliera), ovvero il momento narrativo topico in cui l’azione si interrompe sul più bello, lasciando lo spettatore con la voglia di saperne di più. È considerata negativamente dalla critica in quanto snatura l’unicità dell’opera, ma è fortemente apprezzata dal pubblico. Dalla seconda metà dell’800, questa tecnica, che si era affinata con la letteratura, si diffonde ad altri mezzi di comunicazione. Si passa dal romanzo a puntate, al fumetto ( Yellow Kid ), al feuilleton (incontro tra letteratura e stampa di consumo), al cinema seriale. Dal 1836 , con la fondazione del quotidiano francese “ La Presse ” di De Girardin, con la collaborazione di Victor Hugo, Lamartine e Tocqueville, nasce un nuovo modo di scrivere che usa le secondarie, personaggi numerosi e colpi di scena. La serialità entra nella storia della letteratura e della stampa e da origini a capolavori, come: “I misteri di Parigi ” di Eugene Sue, che narra la vita quotidiana nella metropoli con forte immedesimazione dei lettori; “ I tre moschettieri ” (1844) e “ Il conte di Montecristo ” (1945) di Alexandre Dumas. Questi romanzi dovevano essere avvicenti seriali: una storia divisibile in segmenti, in maniera sinusoidale, con situazioni che possono essere sfoltite, che nel foilleton han ragione di esistere. IL CINEMA SERIALE Ha un legame molto profondo con le coordinate della metropoli : i Nickelodeon erano dei luoghi in cui si recavano gli operai che uscivano dalla fabbrica, e pagando un nickel potevano assistere alle immagini in movimento, divertendosi dopo una giornata di lavoro. Il Nickelodeon diventa un momento in cui si riprende la struttura a puntate del romanzo. La ripetizione diventa la chiave economica del cinema, che racconta pezzi della medesima storia o una storia con lo stesso attore. A qui nasce il divismo. La metropoli è un meccanismo che vive una sua vita al di la delle persone che le compongono, e ha dei luoghi che danno vita alla metropoli stessa: la fabbrica (cuore della metropoli), la ferrovia e il cinema. La sceneggiatura viene vista come trasformazione della letteratura. La serialità nei vari paesi
  • USA : la serialità cinematografica si lega al fenomeno del divismo, quindi la serializzazione del personaggio.
  • Francia : c’erano due modi di produzione, ovvero Gaumont che utilizzava una scrittura a cottimo, in cui le sceneggiature erano scritte in serie da tanti autori, e i contenuti derivavano da suggestioni e contenuti letterari messi in forma audiovisiva (sceneggiatura che trasforma il racconto). Pathè invece utilizzava una scrittura a puntate.
  • Italia : ebbe un grande ritardo storico, economico e cultuale rispetto agli altri Paesi, e ciò si è riflesso anche nella produzione seriale. La serialità in Italia fa fatica a dimostrarsi, in quanto all’industria cinematografica mancavano soldi; inoltre vi era anche una diffidenza culturale per quanto riguarda la centralità dell’opera e la sua unicità. La serialità è stata un’acquisizione lenta dal punto di vista produttivo ed economico. In Italia infatti la serialità nascerà da un capitalismo familiare (paternalismo) e connotata dal punto di vista del giudizio, e assume le forme del romanzo rosa (romanzo d’appendice appetibile per le donne). La serialità è legata alla figura femminile , e diventa un genere per le donne. Da qui nacque il fotoromanzo , ovvero delle storie rosa o drammatiche, con foto corredate da didascalie, da cui si crearono fenomeni di fandom e divismo. Su ogni uscita della rivista vie era una puntata del fotoromanzo (prodotto italiano che ha avuto un successo notevole). SERIALITÀ RADIOFONICA NEGLI USA Nel 1926 nacque la NBC; nel 1927 nacque la CBS (nascita nei network). Il cinema iniziò ad abbandonare la dimensione seriale, a favore dello sviluppo dell’autorialità e la delega del racconto seriale passa alla radio , poiché con la crisi economica del 1929 essa diventò un buon investimento per le famiglia perchè ha costi contenuti. La serialità diventa un investimento. È proprio la radio che, entrando nella quotidianità, porta la serialità alla forma più vicina a quella che conosciamo oggi, la sua voce tende a coprire la giornata senza interrompersi. La serialità fa tornare alle persone la voglia di ascoltare. I vari contenuti ripetuti hanno bisogno di generi, e sopratutto di far guadagnare chi li produce. La soap opera è la chiave dello sviluppo del mezzo di comunicazione radiofonico. Essa rappresenta un genere nuovo, inventato dalle agenzie pubblicitarie per riempire i vuoti di programmazione: si proponeva a delle aziende di pubblicizzare i loro prodotti inserendoli in un contenuto narrativo; i prodotti più pubblicizzati erano quelli per le donne, in particolare prodotti per la pulizia. LA PRODUZIONE TELEVISIVA Lavorare in tv richiede diverse diverse competenze ed esperienze. È divisa in varie fasi: 1) Ideazione : si tratta di trovare uno spunto, un’idea che può essere originale o una variante di un programma già noto. L’idea deve fare i conti con alcuni elementi:
  • Budget disponibile (i programmi in studio in genere sono meno costosi).
  • Tempi
  • Praticabilità tecnica o legale : bisogna verificare che il programma sia libero da diritti. Se è un format di diritti bisogna pagare chi li detiene; se non ci sono diritti bisogna verificare se il format appartiene a qualcuno che si è iscritto in SIAE, e nel caso si deve pagare tale soggetto.
  • Linee editoriali : l’idea deve corrispondere alla linea editoriale della rete o dell’editore. Ideare un programma originale significa rischiare molto, perché essendo nuovo non esisteva prima, e dunque non ci sono dei termini di paragone né economici (quanto può rendere) né di ascolto. Un programma originale aveva senso in un panorama televisivo poco competitivo. Nel momento in cui la concorrenza si sviluppa (anni ‘90), e diventa l’unica logica del mercato televisivo, c’è la necessità di creare un prodotto sicuro dal punto di vista economico. Un prodotto sicuro può essere realizzato comprando un programma che ha già avuto successo altrove, adattandolo alle proprie esigenze (format). Ci sono mercati, come gli USA, dove i format vengono utilizzati perché il mercato è più ampio, di conseguenza hanno più budget, e possono sperimentare maggiormente (in Italia questo non si fa quasi mai). Se un format circola e si adatta in culture diverse, significa che ha una potenza culturale enorme perché riesce ad intercettare delle invarianti culturali (es: canto, ballo e cibo sono temi trasversali a tutte le culture, che poi possono essere interpretati in maniera diversa). I format che funzionano hanno sempre un meccanismo chiaro, la maggior parte delle volte un meccanismo di gioco, che permette la serializzazione (es: Grande Fratello c’è l’eliminazione dei concorrenti). 2) Progettazione operativa : questa fase più concreta inizia qualche mese prima della realizzazione effettiva della produzione. L’idea inizia a prendere forma tramite alcuni step:
    • Pitch : presentazione dell’idea in breve tempo (3/5 min) in cui bisogna esporre i temi forti dell’idea, ovvero il concept.
    • Studio di fattibilità : viene definito un crono-programma (cosa si deve fare).
    • Definizione dello staff : definito in base al crono-programma (incide sui costi). Ogni operatore ha dei ruoli diversi.
    • Definizione del budget 3) Pre-produzione : fase molto delicata e accurata in cui si pianificano e si progettano nel dettaglio tutte le risorse umane e materiali che andranno a comporre il programma.
    • Scelta dei mezzi tecnici e degli spazi : studi, sale di registrazione e di montaggio, sale prova, location esterne, etc.
    • Allestimento dell’impianto scenico : scene fisse e variabili, pavimentazioni (da pulire tutti i giorni o no), arredi (sono già pronti o sono da fare) macchine di scena, etc.