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Appunti del corso "Storia e modelli della TV" integrati ai libri di testo "La programmazione televisiva. Palinsesto e on demand" di Luca Barra, 2022, e "La lunga serialità televisiva" di Daniela Cardini. Il corso è tenuto dalla professoressa Daniela Cardini, IULM, facoltà "Comunicazione, media e pubblicità".
Tipologia: Sintesi del corso
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Il cambiamento italiano va di pari passo al cambiamento televisivo: se
cambia l’Italia, cambia la TV.
La TV è anche dentro ai cellulari, dentro l’internet, dentro i tablet, non si
definisce quindi solo come oggetto: alcuni dei contenuti che si trovano sulle
varie piattaforme streaming video o live derivano da programmi televisivi,
come ad esempio i “Mai dire” per quanto riguarda diversi contenuti comici
presenti sui social media.
Negli ultimi anni gli universi ‘’cinema’’ e ‘’tv’’ si sono avvicinati moltissimo,
sovrapposti nel linguaggio (con le serie). La differenza tra gli altri media
situazione di estremo relax. La televisione utilizza una serie di forme e
linguaggi che la rendono un mezzo estremamente potente, infatti, essa
impatta molto a costruire l’identità. La televisione crea momenti di
aggregazione.
La sala cinematografica è quindi un luogo che si sceglie di frequentare,
mentre la tv si guarda in modo più distratto e meno concentrato , a volte
facendo altro. Il film, al contrario di un programma televisivo, si può
permettere di non essere un prodotto semplice. In alcuni casi si sceglie di
guardare ciò che la tv propone, ma sempre facendo altro, con un second-
screen.
Guardare contenuti televisivi è molto semplice attraverso la giornata (lo
si può fare in qualsiasi momento attraverso smartphone, tablet, computer…)
È un linguaggio che ha a che fare con tantissimi elementi dell’espressione di
chi costruisce quel programma. La TV deve essere comprensibile a TUTTI (non
come i film), perché la tv c’è SEMPRE. Molto spesso questa leggerezza e
semplicità che attribuiamo alla televisione, non è altro che la sua necessaria
caratteristica espressiva.
C’è sempre una determinata vergogna ad ammettere di guardare programmi
televisivi, poiché la tv è considerata di basso livello, ma quest’ultimo non
esiste più → la tv è facilmente stigmatizzabile, ma dal punto di vista
industriale è l’ambiente più ricco e sano che funziona da molti anni e alimenta
inoltre altre industrie mediali (radio, stampa, cinema…).
La televisione nasce negli anni ‘50 ed ha aiutato gli italiani ad imparare la
propria lingua: la tv è stata la scuola di gran parte degli italiani (faceva lezioni
elementari, facili). Il linguaggio televisivo, quindi, per essere efficace
dev’essere semplice.
Un’altra peculiarità della tv è che assume il ruolo di far compagnia, a
differenza del cinema che richiede uno sforzo e non accompagna lo
spettatore. La tv non può richiedere uno sforzo, ma deve intrattenere.
La televisione si manifesta almeno in tre modalità:
si occupa di tutto in maniera trasversale (programmi rai, Mediaset, usufruibili
senza pagare…) La televisione generalista è una televisione che ha delle
caratteristiche di linguaggio molto particolari, che molto spesso si tramutano
in difetti: la tv generalista è facile, estremamente comprensibile, al limite del
banale.
generalista, contenuti più pregiati per i quali vale la pena pagare (inizio anni
2000, Sky che portò cinema e calcio)
prevedono quasi sempre un abbonamento, che non è però necessario per
tutto. Molti fanno fatica a riconoscere la tv dentro l’internet.
solo narrativa, ma anche e soprattutto di tipo produttivo (ogni programma è
fatto a puntate, anche i telegiornali). È tipica dei palinsesti e della fruizione
quotidiana → serializzazione dei contenuti in modo verticale (serialità nell’arco
della giornata) e in modo orizzontale (arco della settimana)
DUOPOLIO : presenza contemporanea di due soggetti tipica solo del nostro
paese (non è la norma), di due soggetti di uguale peso sul mercato televisivo,
ovvero Rai e Fininvest (l’odierna Mediaset).
La televisione nasce in Gran Bretagna nel 1929 → in quest'anno viene
realizzato il primo prodotto sperimentale. Nel 1936 la BBC inizia le
trasmissioni pubbliche (1939 diretta dell’incoronazione di Re Giorgio,
momento importantissimo). Nello stesso anno la televisione arriva anche in
Germania: in quest’anno, infatti, Hitler voleva mostrare la potenza della
Germania a più persone possibili e vennero trasmesse in diretta le olimpiadi
di Berlino. La televisione, però, può anche essere un mezzo controproducente
per la propria immagine: nella finale dei 100 metri vinse Jesse Owens, atleta
di colore e Hitler decise di non voler premiare in diretta televisiva: la
televisione si mostra come lo specchio della realtà.
La televisione è un mezzo estremamente potente che unisce alla radio la
potenza enorme dell’immagine e allo stesso tempo dimostra di essere uno
strumento politicamente potente.
La televisione ha uno sguardo sulla realtà, che trasmette determinati
momenti ma non tutti. Il montaggio permette alla televisione di mostrare i
momenti più interessanti e lasciare da parte i momenti più noiosi.
Negli Stati Uniti e in Italia le prime trasmissioni sperimentali cominciano nel
in aree urbane.
La Seconda Guerra Mondiale ferma la sperimentazione della tecnologia. Dopo
la fine del conflitto, si verifica una veloce e massiccia diffusione degli
apparecchi televisivi. Negli Stati Uniti, nel 1946 le famiglie che possiedono un
televisore sono lo 0,02%: nel 1955 sono il 78%. In Italia, nel 1954 sono attivi
88.000 abbonamenti RAI: nel 1964 sono diventati 4.300.000.
Nel 1946 in Italia si vive in una situazione drammatica e di estrema povertà
dovuta alla Seconda Guerra Mondiale: è proprio per questo che la diffusione
dei programmi televisivi tardano ad arrivare anche sul suolo italiano.
solamente audio, con la televisione anche visivo) da un’emittente a molti.
Solitamente questa modalità da uno a molti non è bidirezionale → chi
riceve il segnale non ha possibilità di interagire con l’emittente (determina i
contenuti della programmazione). Questo modello è quello che ha
caratterizzato per anni la trasmissione radiofonica, come televisiva. Esso può
tutti avevano il televisore, ce n’erano di pubblici.
contenuti che potessero essere
di aiuto a una popolazione che era in forte difficolta sia economica che
educativa.
il secondo canale. Alla fine di
questo periodo nasce RAI 3. Questo palinsesto rigido esiste per il fatto che
non esiste concorrenza (si avrà all’arrivo delle tv private alla fine di questo
periodo). La giornata televisiva non era di 24h --> iniziava alle 4 del
pomeriggio fino alle 24, poi nero (il monoscopio, un’immagine fissa o
intervallo, una sequenza di immagini statiche in bianco e nero che
raffiguravano dei paesi italiani sulle note di un clavicembalo)
televisione e le famiglie (che non
avevano disponibilità economica) hanno accolto la pubblicità, senza però
darle un peso eccessivo. Parlava di prodotti, senza metterli troppo in
evidenza. Si creavano storie in cui il prodotto arrivava alla fine (non si
sottolinea il prodotto in modo eccessivo anche per avere una sorta di
sensibilità per le famiglie poco abbienti). Si confinava la pubblicità in una
piccolissima parte della giornata, la si nascondeva dentro a delle storie.
Periodo di creatività altissima.
ibridazioni di genere (ex:
Infotainment…), ma di generi precisi e definiti.
(situazione di monopolio fino all’arrivo delle tv commerciali alla fine di questo
periodo).
C’è però una misurazione del gradimento (siccome quella quantitativa non
serve, gli ascolti sono bassi): si chiede a delle famiglie campione di scrivere su
un diario dei giudizi/pareri sui programmi trasmessi.
L’auditel misura la presenza di quel programma in casa tua per un certo
periodo di tempo. A cosa serve quindi? La pubblicità (non più il carosello)
passa e arriva anche quando si è distratti.
“Il Contemporaneo” nel 1954
impatto minore (essa pensava ad altro, come a ricostruire le case). Nelle
campagne invece il problema principale era cosa fare dopo lavoro: la
soluzione fu guardare la tv tutti insieme.
programmi sono debitori al teatro (ex: studio, messa in scena…). Lo
sceneggiato girato in diretta molto spesso dentro uno studio che riproduceva
un palco teatrale.
Non è mai troppo tardi (1960-1968)
Condotto da Alberto Manzi (che rappresentava la figura di maestro delle
scuole elementari), andava in onda tutti i giorni feriali, nella fascia preserale,
per consentire a chi tornava a casa dal lavoro di seguirlo. Vennero realizzate
484 puntate realizzate in collaborazione col Ministero dell’Istruzione.
Possiamo considerarlo come il primo tutorial della tv italiana. Il programma
abbassò notevolmente il tasso di analfabetismo in Italia, allora parecchio
elevato: più di un milione e mezzo di persone conseguirono la licenza
elementare. Il programma ebbe oltre 72 versioni internazionali e nel 2004
venne realizzato un remake con Gianni Ippoliti.
La rai trasmettendo questo programma si assume un ruolo faticoso. Manzi
utilizzava una lavagna con foglio di carta scrivendo le lettere con un gessetto
nero. La funzione educativa era al suo massimo livello per un programma di
questo tipo. La tv si è fatta carico dell’istruzione delle masse con questo
programma
Lascia o raddoppia (1955-1959)
Lascia o raddoppia viene considerato come il capostipite di tutti i telequiz.
Un altro personaggio che contribuì ad insegnare la grammatica a milioni di
italiani fu Mike Bongiorno. Mike Bongiorno fu un personaggio molto
avventuroso, con un’intraprendenza fuori dal comune. Bongiorno inventa un
nuovo genere in Italia, ovvero il telequiz. Il capostipite di tutti i telequiz fu
“Lascia o raddoppia?”, programma che ha fatto scoprire la televisione agli
italiani. È stato il primo avvenimento televisivo capace di incidere sul
costume, radunando la gente davanti ai pochi televisori allora disponibili,
sconvolgendo la programmazione dei cinema, imponendo nuove abitudini alla
vita sociale.
Per comprendere il successo del programma, si era arrivati a chiedere che le
sale cinematografiche venissero dedicate alla trasmissione di lascia o
raddoppia anziché un film. Nell’Italia che si affacciava al periodo del boom
economico, il messaggio era chiaro. “Lascia o raddoppia?” mette in evidenza
come la televisione sia lo specchio della società, questo perché per vincere
dei soldi bisognava studiare e quindi essere preparato, dovevi sapere il
l’ultima parte di cui il Carosello si articola. Nella parte del racconto
precedente a volte si parla di tutt’altro, di argomenti che non hanno alcun
legame col prodotto. Col passare del tempo, però, il prodotto viene
implementato nel prodotto.
Il Carosello crea luoghi di racconto che crea personaggi importanti (veri e
fittizi), che poi popolavano l’immaginario del pubblico italiano.
Carosello andava in onda alle 20.50 di sera, tra il telegiornale e il programma
che sarebbe andato in onda durante la serata → prende il posto dell’access
prime time. Carosello segnava il momento dopo il quale i bambini andavano a
dormire. Non si parla ancora di prima seconda serata, la giornata televisiva
non era occupata per tutte le 24 ore.
Carosello è un momento molto particolare della nostra televisione, che segna
un cambiamento fondamentale nella costruzione del tempo sociale degli
italiani: diventa un rito, un momento della giornata condiviso dalla collettività
intera: “E dopo Carosello, tutti a nanna!”.
Attorno alla giornata televisiva si costruiscono gli spazi e i tempi degli italiani.
È una funzione che la tv generalista svolge ancora oggi. Si crea senso di
comunità. La tv con Carosello e TG costruisce il tempo sociale.
Il Carosello catturò fin da subito l’attenzione delle famiglie e soprattutto dei
bambini, contribuendo fortemente a trasformare la TV da oggetto di consumo
occasionale, collettivo e limitato, in un medium domestico di massa.
Tanti prodotti del carosello dovevano essere spiegati e raccontati alle famiglie
italiane, oltre ad essere pubblicizzati —> uno dei primi esempi fu il detersivo
per le lavatrici.
Focus : Lavatrice come “status symbol”
La lavatrice diventa un oggetto di emancipazione, dato che in quegli anni i
panni si lavavano a mano. La lavatrice comincia ad essere vista in Italia
tramite il cinema e la televisione, diventando a tutti gli effetti uno oggetto che
certifica che la famiglia che la possiede gode di determinate possibilità
economiche.
Le prime lavatrici non avevano l’oblò, si caricavano dall’alto. In Italia vennero
vendute poche lavatrici, non tanto per il costo, ma per il fatto che le famiglie
italiane erano molto attaccate al proprio corredo: le mogli non si fidarono
perché avevano paura di ritirare il corredo usurato allora venne introdotto
l’oblò per colmare questa sfiducia che veniva provata dalle famiglie italiane in
quegli anni.
Il posizionamento in quel punto del palinsesto all'interno della giornata
televisiva evidenzia uno dei grandi poteri e caratteristiche della tv italiana: la
La ritualità si vede anche nei generi che ogni sera si alternano della serata
principale:
Giovedì telequiz
Sabato varietà
Domenica sceneggiato
Mercoledì sport
Nella striscia quotidiana alle 20.50 la ritualità è costituita da 10 minuti di
Carosello → si alterna un certo quantitativo di porzioni narrative il cui obiettivo
è quello di pubblicizzare un prodotto senza pubblicizzarlo, metterlo in
evidenza.
In Italia di anni 50-60 siamo in situazione economica particolare, la ricchezza
è poco diffusa, il paese è economicamente molto in difficoltà. Compare
oggetti di consumo non era abitudine e possibilità. l'esigenza di pubblicizzare
prodotti di consumo non era forte come oggi. La pubblicità aveva pudore nel
sollecitare degli acquisti. Intorno a primi anni 60 si verifica il boom economico:
il consumo diventa allora un'attività da sollecitare.
Il Carosello questo passaggio da economia povera a economia vivace lo segna
benissimo.
35 secondi (il cosiddetto codino pubblicitario) in maniera avulsa dalla storia
raccontata nei minuti precedenti, c'è separazione netta. Come se la tv si
vergognasse di pubblicizzare.
La fisionomia della pubblicità in questo periodo è il racconto di qualcosa che
non si sa come raccontare → si prova a raccontare qualcosa che non c'entra
con il prodotto ma che funga da gancio per la memoria. Diventa qualcosa di
facile da ricordare.
Se andiamo avanti con gli anni cambia moltissimo il racconto del prodotto,
che ingloberà in maniera sempre più evidente il prodotto all'interno di esso.
Il Carosello rappresenta:
Prima forma breve del linguaggio audiovisivo italiano.
Due minuti durante i quali si racconta qualcosa che non si vuole raccontare.
Creatività senza precedenti, non c'era nulla di simile.
Filmati che vanno da 1.45 minuti a 2.15 circa. Solo i 35 secondi finali possono
essere dedicati alla pubblicità vera e propria del prodotto. Il resto è occupato
da scenette, filmati o cartoni animati slegati dal prodotto. Struttura della
sigla: c'è tutto il teatro, si entra in uno spazio in cui accadono delle cose, dopo
di che si chiude il sipario e si passa ad altro.
Alcuni dei più celebri Caroselli:
CARMENCITA X Lavazza (1965)
Cartone animato con serializzazione altissima nato in seguito all’incontro tra
Armando Testa, uno dei pionieri della pubblicità italiana, e Emilio Lavazza. Le
storie di Carmencita cambiavano come se fosse una serie. Ogni x tempo la
storia si modificava, andava avanti con situazioni diverse. Interessante vedere
come viene presentato il prodotto: la lattina non si paga. Esprime la
modernità del prodotto in quegli anni, tentativo di convincere a comprare
qualcosa di nuovo.
CALIMERO X Ava detersivo (1963)
Mostra tutto ciò che ora come ora non è più accettabile moralmente.
Capacità della paleotelevisione di farci vedere davvero il cambiamento
sociale.
Storia della lavatrice: arriva in Italia a metà anni 50 attraverso il cinema di
Hollywood. Sbarca facendo vedere una realtà composta da oggetti che per
l'epoca erano incredibili. Oggetti che in un paese poverissimo come l'Italia
erano il progresso, un miraggio, la novità. Le prime lavatrici sono senza oblò,
chiuse. Le famiglie borghesi che potevano permettersi di acquistarle vedono
che le donne sono diffidenti, hanno una resistenza forte.
fosse in grado di meravigliare il pubblico. Di grande rilevanza sono le colonne
sonore, le interpretazioni dei cantanti, la conduzione e le scenografie. Il
varietà è il momento in cui la tv fa festa. Momento in cui il pubblico in sala
rispecchia la volontà di quello a casa, è un pubblico elegante, che si veste
bene per andare in tv.
Grandissimo regista del varietà: Antonello Falqui (Studio Uno) → a
disposizione aveva dei fuoriclasse che non andavano in tv per promuovere ma
solo per fare ciò che sapevano fare. Riempivano il tempo mostrando la loro
bravura.
Studio Uno può considerarsi come l’inventore del genere varietà, un vero e
proprio punto di svolta. Abbiamo una tecnica di regia che detta delle regole
del genere che valgono ancora oggi. La regia di Antonello Falqui rilegge le
regole dello spettacolo televisivo, riducendo al minimo la scenografia,
giocando con il bianco e nero in maniera essenziale ed elegante, e inglobando
per la prima volta nelle inquadrature anche gli apparati tecnici e tecnologici
(telecamere, luci, microfoni). Falqui non si preoccupa di nascondere quindi
camere e luci, e fa ciò con un motivo: vuole mostrare la modernità del mezzo
televisivo, la capacità che possiede la televisione di utilizzare la tecnologia
idea di tecnica è idea di progresso.
Falqui lavora per sottrazione: toglie invece di aggiungere. Studio uno aveva
una durata relativamente breve, ovvero di un’ora. In un’ora si potevano
vedere ospiti di livello eccelso, dato che partecipavano i più grandi attori,
cantanti, e altre figure appartenenti al mondo dello spettacolo. L’ospite
d’onore svolgeva un ruolo narrativo. Questi ospiti erano lontani dagli ospiti
contemporanei della televisione di oggi che vengono chiamati per
promuovere qualcosa: gli ospiti del varietà andavano a partecipare alla
scrittura del programma.
Nasce la figura della soubrette straniera con le gemelle Kessler.
La trasmissione godeva di una certa teatralità, con una costruzione
geometrica dell’immagine.
Studio Uno presenta un senso di festività con l’eleganza del pubblico in studio
come simulacro del pubblico a casa.
Visione Mina incisione su due piste audio viene spiegato allo spettatore
come un suono viene prodotto. Ai tempi Mina era una vera e propria icona in
Italia, estremamente popolare.
Tutte le serate del varietà erano in diretta → orchestra dal vivo in parete: sul
fondo, tentativo di creare simmetria visiva. Questa disposizione è stata anche
adottata da un Sanremo di qualche anno fa. Quinte fatte di luci.
La scenografia è fatta dall'orchestra, idea unica. Il balletto che apre un varietà
diventa poi la norma qualunque spettacolo di questo genere si apre con un
numero.
Siamo sempre nel 1966, sono l'immaginario erotico in Italia, dove la parola
erotismo non si poteva neanche dire o contemplare, la censura era sempre in
agguato. Le loro gambe sono in punto focale del loro personaggio, ma non
sono mai volgari → in questo video possiamo notare come ci siano pochissimi
stacchi, è quasi tutto un piano sequenza in bianco e nero. È il racconto di
questi corpi che si muovono nello spazio. Le gemelle Kessler si esibivano con
abiti succinti ma in maniera elegante.
Numero tra due giganti della tv italiana. L'ospite, Celentano, viene chiamato
per fare ciò che sa fare, ovvero cantare e intrattenere il pubblico insieme a
microfono, la tecnologia non vengono nascosti. Ci sono errori ma vanno
avanti lo stesso senza problemi, è tutto in diretta.
*Mina nel 1961 venne cacciata dalla Rai perché ebbe un figlio fuori dal
matrimonio, era un clima molto particolare.
Ciò che mancava alla paleotelevisione era la sfera privata ( C’è posta per te
non poteva esistere, i fatti personali non erano un tema rilevante e non erano
contemplati, i protagonisti non dovevano essere persone comuni in
quel tipo di televisione ).
Ballando con le stelle :
Prodotto che si avvicina di più al vecchio varietà.
c'è quota di intrattenimento presente
c'è dimensione festiva pronunciata, si basa sulla danza, sul ballo
Ci sono ospiti che fanno qualcosa che non è la loro attività professionale
normale
Pubblico elegante e in situazione non quotidiana
Ma non è l’unico (programmi tipo ‘’one man show’’ come quelli di Fiorello,
vestito in smoking, o come il programma di Bolle). Pensare oggi ad un
programma condotto da Mina è quasi impossibile da immaginare, non si ha
quell’impatto artistico e culturale degli anni 60, in cui fare televisione era un
valore in una società difficilissima da gestire.
È considerato come l’antenato della moderna serialità , della così detta
fiction della tv generalista; Parlare di sceneggiato e serie non è però la stessa
cosa.
La Rai si fa carico di adattare per il piccolo schermo la letteratura italiana e
non solo.
Nello sceneggiato (romanzo sceneggiato) la tv si fa carico della dimensione
narrativa di quello di cui si occupava il maestro Manzi (‘’non è mai troppo
tardi’’); lo sceneggiato era la volontà di far leggere/conoscere un romanzo
a chi non sapeva leggere , e quindi adattare un testo e renderlo
disponibile a chi non avrebbe mai potuto avvicinarsi a quest’ultimo leggendo
(Italia molto arretrata in ambito culturale all’epoca)
La Rai mette qui in luce le competenze di professionisti che derivavano dal
cinema e dal teatro; i padri della TV italiana sono stati infatti protagonisti di
questi campi, e lo vediamo chiaramente nella costruzione dell’immagine, che
risulta molto teatrale.
fondamentale.
Andando avanti con gli anni lo sceneggiato diventa molto più brillante nel
ritmo, nei contenuti e comincia a diversificarsi in due rami dal punto di vista
narrativo dalla metà degli anni ’60:
prodotti narrativi scritti appositamente per la tv.
La televisione è una macchina di racconti in tutti i generi che pratica. La
televisione macina storie fin dall’inizio della sua vita e lo sceneggiato ne è una
conferma. In televisione è tutto un raccontare. La forma più pura del racconto
Belfagor – il fantasma del
Era una storia gialla, horror. Era una novità che la tv raccontasse questo tipo di
storie, non erano le classiche storie tranquillizzanti.
inizio moderno e ritmato, con una buona attrattiva ancora adesso. Dopodiché
la camera stringe e va sui protagonisti (inizio classico, cinematografico e
parigino)
Storie che intrattengono come e più del cinema
L’informazione nel telegiornale è sempre stata molto rigida , segue regole
molto rigide dove il ruolo delle donne è stato marginale per decenni.
Le voci e volti dei telegiornali sono stati per tantissimi anni solo maschili.
Nei
Il ruolo dell’informazione era megafono della politica di quel periodo (lo è
tutt’oggi con sfumature diverse).
Momento dello sbarco sulla luna : 1969, Rai
Tutta l’Italia e il mondo si ferma per guardare l’uomo che per la prima volta
mette piede sulla Luna.
--> Tito Stagno era il giornalista di quel periodo, esperto di spazio. Siamo
durante la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia → lo spazio era il luogo in cui si
giocava la modernità, il potere del mondo.
Nessun altro mezzo di comunicazione è riuscito a far condividere
contemporaneamente a tutto il mondo questo momento. Il potere della
televisione è dunque quello di poter raggiungere chiunque in qualsiasi
momento comunicando un evento di portata storica.
Ruolo della televisione in questo periodo: fondamentale dal punto di vista
sociale , non solo megafono del potere, ma anche ruolo di aggregatore sociale.
o signorine buonasera:
Il primo ruolo assegnato alle donne all’interno di questo nuovo medium (che
ricordiamo nasce nel 3 gennaio 1954 con la prima trasmissione Rai , ruolo
esclusivamente femminile).
Il suo compito era elencare e scandire i programmi del palinsesto che
sarebbero andati in onda nel corso della giornata. Quello dell’annunciatrice è
un modello, archetipo, che resta molto presente anche all’interno della
televisione successiva.
Clip di Fulvia Colombo → donna molto elegante, lontani dall’immagine del
corpo femminile a cui siamo abituati: qui c’è ancora una certa eleganza.
personaggi maschili giovani.
Altro ruolo interessante e avanguardistico rispetto a quelli visti finora.
Franca Valeri/Signorina snob – Studio Uno (1966)
Ripropone la classica milanese snob, con tutti gli aspetti positivi, ma
soprattutto negativi. La donna qui parla e contestualizza il suo ruolo per
trattare un determinato ruolo.
Altra grandissima è stata Sandra Mondaini – Studio Uno
Arrivava dal cinema, aveva costruito la sua carriera proprio nel cinema
italiano. Arrivata a Studio Uno affronta quel gigante che sarebbe diventato suo
marito. Dal momento in cui inizia il sodalizio di casa Vianello perde un po’
l’autonomia e identità con la quale si era contraddistinta, e diventa non proprio
una spalla, ma lo stereotipo di moglie un po’ noiosa.
Mina e Giorgio Gaber – Senza Rete (1968-1975)
Mina non ha ruolo di protagonista, anche se è lei stessa che fa da collante, che
in qualche modo è il fulcro attorno cui ruota l’intero programma.
Caterina Caselli e Giorgio Gaber – Diamoci del tu (1967)
Abbiamo una Caterina Caselli diversa dalla Mina elegante e donna, qui
uomo) eppure questa data diventa fondamentale perché comincia a segnalare
Neologismo inventato da Umberto Eco per determinare la televisione che va
dal 76 al 90. In Italia c’è un periodo di grande tensione, con un boom economico
seguito da una fase di grande crisi economica: l’Italia risente di ciò. Questo periodo
di crisi economica sfocia in un periodo di grandi tensioni sociali (rapimento di Aldo
Moro nel 1977).
C'è la rottura di un certo tipo di modello, nel 1975 infatti viene emanata la
legge 103 della Riforma della RAI, che ribadisce il suo monopolio con il controllo
dell’azienda che passa, però, dal Governo al Parlamento. Le forze politiche che
governano il nostro paese allargano il loro raggio di azione e comprendono
anche quelle che non sono al governo.
Tendenza forte di tendere verso il pluralismo, amplia la pluralità di voci
possibili per rispondere alla tensione sociale forte che contrapponeva destra e
sinistra.
Nel 1976 viene istituita la terza rete RAI con relativo telegiornale. Si va ad
affiancare alla prima rete che è nata nel ’54 e alla seconda rete che è del ’62.
Sempre nel 1976 la sentenza della Corte costituzionale n. 202 decreta il
monopolio pubblico ancora legittimo della RAI per quanto riguarda le
trasmissioni radiotelevisive a livello nazionale ma afferma il principio della
libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale. Con ciò, viene permesso ai
privati di trasmettere, consentendo quindi l'emittenza locale.
Questa sentenza è il punto di svolta in cui il sistema tv italiano da monopolista
statale si apre all'impresa privata. Nascono le RADIO LIBERE E LE TV LOCALI. Il
cambiamento parte proprio dalle
Radio; la realtà locale è priva di censure e limiti e si occupa del luogo nel quale
avvengono le trasmissioni. È un periodo difficile ma anche effervescente, pieno
di novità e di stimoli.
In questo quindicennio definibile "età della concorrenza" inizia la competizione
tra l’emittenza locale e quella pubblica.
I cambiamenti televisivi vanno in contemporanea agli sviluppi tecnologici: in
questo periodo si sceglie il sistema che trasmetterà a colori, fino a quel
momento era appunto in bianco e nero. Si rende possibile l’uso del
telecomando, nasce il VCR il telecomando è uno strumento fondamentale, è
svincolandoti dalla rigidità del palinsesto.
Fine del monopolio lo zapping e nuove emittenti televisive iniziano a riempire
fasce televisive rimaste scoperte fino a quel tempo, come ad esempio orari
notturni (3 di notte, 4 di notte, ecc.)
un protagonista attivo. Ha un forte impatto sulla costruzione di esso. Si arriva
cerca di presidiare le fasce orarie e se si è una tv concorrente si cerca di
occupare e rubare più spazio possibile nella giornata (si va in onda molto più
tempo).
occupano degli spazi vuoti progressivamente, sia come allungamento della
serata che colonizzazione di spazi durante la giornata che erano vuoti. I
personaggi televisivi hanno un ruolo importante nel creare contenuti nuovi in
nuove fasce orarie, la Carrà inventa il mezzogiorno televisivo e nasce la tv
della mattina.
Palinsesto a flusso non ha interruzioni, non ha momenti morti. Un
programma trascina l’altro senza che ci sia continuità. Questo comporta una
serie di ricadute dal punto di vista pubblicitario e dei contenuti.
Pubblicità diffusa : non c'è più solo il Carosello (chiude nel ’77), non ha più
ragione di esistere perché la pubblicità diventa l’arma della concorrenza sia
per la RAI che per le televisioni commerciali (che vivono di pubblicità). Se nella
RAI del monopolio la pubblicità era confinata al Carosello, in un orario
prestabilito, adesso la pubblicità dilaga in tutto il palinsesto, si estende a tutte
le ore. La pubblicità ora accompagna l'espansione del tempo televisivo. La RAI
deve accettare una sfida che la tv commerciale mette in atto, che si basa
proprio su un nuovo linguaggio pubblicitario, lo spot pubblicitario.
Questo periodo ha un impatto forte sui generi televisivi. Se prima avevamo
intrattenimento, informazione e sceneggiato, per occupare lo spazio sono stati
inventati dei contenuti orizzontali, nascono le reti tematiche --> quello che
originali incominciano a nascere delle sovrapposizioni, c’è bisogno di inventare
dei programmi nuovi. Nascono generi come l’infotainment, misto tra
informazione ed intrattenimento e edutainment. Questi nuovi linguaggi
servono ad occupare lo spazio televisivo, che ha un certo costo.
Da questo periodo in avanti la giornata televisiva ha un costo ben preciso
perché entra la pubblicità, soprattutto per finanziare le reti commerciali.
Fino alla metà degli anni ’70 il sistema pubblicitario era poco rilevante,
confinato al carosello e alla RAI. Le reti commerciali che si basano solo sulla
pubblicità diventano legali, lo spazio televisivo incomincia ad avere un
fortissimo valore economico.
Viene inventato il sistema Auditel serve solo per determinare il costo di 1
minuto di pubblicità nell'arco della giornata. È una società formata dai
rappresentanti dei grandi inserzionisti pubblicitari delle grandi aziende,
soprattutto dai rappresentanti delle grandi agenzie di pubblicità e dai
rappresentanti delle reti televisive. È una società che raggruppa tutti gli attori
costo varia in base all'orario, perché gli ascolti cambiano nell’arco della
giornata. Ascolti --> la quantità di persone che guardano la tv.
Al mattino c’è meno gente o un certo tipo di pubblico, nel primo pomeriggio
idem e la sera un pubblico più vasto (costo maggiore).
Auditel è un sistema che misura il costo della pubblicità in un determinato
momento della giornata, per fare in modo che un imprenditore possa investire
in qualsiasi momento della giornata in base alle esigenze.
Questa società doveva servire solo a determinare questo valore economico. Ma
diventa l’unica modalità di definire la bontà di un programma televisivo
Indice di ascolto VS indice di gradimento:
che non la sto guardando, ma se prima o dopo è inserito uno spot pubblicitario
è molto probabile che anche se sono distratto io riesco a sentire la pubblicità.
implicando il fatto che io lo sto guardando. Nel nostro sistema l’indice di
gradimento non esiste, esisteva in RAI prima nel monopolio.