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Storia e modelli della TV appunti completi, Sintesi del corso di Storia Della Radio E Della Televisione

Appunti del corso "Storia e modelli della TV" integrati ai libri di testo "La programmazione televisiva. Palinsesto e on demand" di Luca Barra, 2022, e "La lunga serialità televisiva" di Daniela Cardini. Il corso è tenuto dalla professoressa Daniela Cardini, IULM, facoltà "Comunicazione, media e pubblicità".

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

In vendita dal 07/02/2026

Alessandro-Mongiardo
Alessandro-Mongiardo 🇮🇹

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STORIA E MODELLI DELLA TELEVISIONE
Il cambiamento italiano va di pari passo al cambiamento televisivo: se
cambia l’Italia, cambia la TV.
La TV è anche dentro ai cellulari, dentro l’internet, dentro i tablet, non si
definisce quindi solo come oggetto: alcuni dei contenuti che si trovano sulle
varie piattaforme streaming video o live derivano da programmi televisivi,
come ad esempio i “Mai dire” per quanto riguarda diversi contenuti comici
presenti sui social media.
Negli ultimi anni gli universi ‘’cinema’’ e ‘’tv’’ si sono avvicinati moltissimo,
sovrapposti nel linguaggio (con le serie). La differenza tra gli altri media
audiovisivi è la
modalità di fruizione
la televisione è in casa, in una
situazione di estremo relax. La televisione utilizza una serie di forme e
linguaggi che la rendono un mezzo estremamente potente, infatti, essa
impatta molto a costruire l’identità., La televisione crea momenti di
aggregazione.
La sala cinematografica è quindi un luogo che si sceglie di frequentare,
mentre la tv si guarda in modo più distratto e meno concentrato, a volte
facendo altro. Il film, al contrario di un programma televisivo, si può
permettere di non essere un prodotto semplice. In alcuni casi si sceglie di
guardare ciò che la tv propone, ma sempre facendo altro, con un second-
screen.
Guardare contenuti televisivi è molto semplice attraverso la giornata (lo
si può fare in qualsiasi momento attraverso smartphone, tablet, computer…)
Il linguaggio della televisione
deve essere
semplice, quotidiano
e
sempre
comprensibile,
proprio perché la televisione ha una fruizione quotidiana.
È un linguaggio che ha a che fare con tantissimi elementi dell’espressione di
chi costruisce quel programma. La TV deve essere comprensibile a TUTTI (non
come i film), perché la tv c’è SEMPRE. Molto spesso questa leggerezza e
semplicità che attribuiamo alla televisione, non è altro che la sua necessaria
caratteristica espressiva.
C’è sempre una determinata vergogna ad ammettere di guardare programmi
televisivi, poiché la tv è considerata di basso livello, ma quest’ultimo non
esiste più la tv è facilmente stigmatizzabile, ma dal punto di vista
industriale è l’ambiente più ricco e sano che funziona da molti anni e alimenta
inoltre altre industrie mediali (radio, stampa, cinema…).
La televisione nasce negli anni ‘50 ed ha aiutato gli italiani ad imparare la
propria lingua: la tv è stata la scuola di gran parte degli italiani (faceva lezioni
elementari, facili). Il linguaggio televisivo, quindi, per essere efficace
dev’essere semplice.
Un’altra peculiarità della tv è che assume il ruolo di far compagnia, a
differenza del cinema che richiede uno sforzo e non accompagna lo
spettatore. La tv non può richiedere uno sforzo, ma deve intrattenere.,
La televisione si manifesta almeno in tre modalità:
televisione tradizionale
: televisione generalista, schemi domestici, che
si occupa di tutto in maniera trasversale (programmi rai, Mediaset, usufruibili
senza pagare…) La televisione generalista è una televisione che ha delle
caratteristiche di linguaggio molto particolari, che molto spesso si tramutano
in difetti: la tv generalista è facile, estremamente comprensibile, al limite del
banale.
contenuti a pagamento
: mensile: proposti come diversi dalla televisione
generalista, contenuti più pregiati per i quali vale la pena pagare (inizio anni
2000, Sky che portò cinema e calcio)
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Scarica Storia e modelli della TV appunti completi e più Sintesi del corso in PDF di Storia Della Radio E Della Televisione solo su Docsity!

STORIA E MODELLI DELLA TELEVISIONE

Il cambiamento italiano va di pari passo al cambiamento televisivo: se

cambia l’Italia, cambia la TV.

La TV è anche dentro ai cellulari, dentro l’internet, dentro i tablet, non si

definisce quindi solo come oggetto: alcuni dei contenuti che si trovano sulle

varie piattaforme streaming video o live derivano da programmi televisivi,

come ad esempio i “Mai dire” per quanto riguarda diversi contenuti comici

presenti sui social media.

Negli ultimi anni gli universi ‘’cinema’’ e ‘’tv’’ si sono avvicinati moltissimo,

sovrapposti nel linguaggio (con le serie). La differenza tra gli altri media

audiovisivi è la modalità di fruizione → la televisione è in casa, in una

situazione di estremo relax. La televisione utilizza una serie di forme e

linguaggi che la rendono un mezzo estremamente potente, infatti, essa

impatta molto a costruire l’identità. La televisione crea momenti di

aggregazione.

La sala cinematografica è quindi un luogo che si sceglie di frequentare,

mentre la tv si guarda in modo più distratto e meno concentrato , a volte

facendo altro. Il film, al contrario di un programma televisivo, si può

permettere di non essere un prodotto semplice. In alcuni casi si sceglie di

guardare ciò che la tv propone, ma sempre facendo altro, con un second-

screen.

Guardare contenuti televisivi è molto semplice attraverso la giornata (lo

si può fare in qualsiasi momento attraverso smartphone, tablet, computer…)

Il linguaggio della televisione deve essere semplice, quotidiano e sempre

comprensibile, proprio perché la televisione ha una fruizione quotidiana.

È un linguaggio che ha a che fare con tantissimi elementi dell’espressione di

chi costruisce quel programma. La TV deve essere comprensibile a TUTTI (non

come i film), perché la tv c’è SEMPRE. Molto spesso questa leggerezza e

semplicità che attribuiamo alla televisione, non è altro che la sua necessaria

caratteristica espressiva.

C’è sempre una determinata vergogna ad ammettere di guardare programmi

televisivi, poiché la tv è considerata di basso livello, ma quest’ultimo non

esiste più → la tv è facilmente stigmatizzabile, ma dal punto di vista

industriale è l’ambiente più ricco e sano che funziona da molti anni e alimenta

inoltre altre industrie mediali (radio, stampa, cinema…).

La televisione nasce negli anni ‘50 ed ha aiutato gli italiani ad imparare la

propria lingua: la tv è stata la scuola di gran parte degli italiani (faceva lezioni

elementari, facili). Il linguaggio televisivo, quindi, per essere efficace

dev’essere semplice.

Un’altra peculiarità della tv è che assume il ruolo di far compagnia, a

differenza del cinema che richiede uno sforzo e non accompagna lo

spettatore. La tv non può richiedere uno sforzo, ma deve intrattenere.

La televisione si manifesta almeno in tre modalità:

 televisione tradizionale : televisione generalista, schemi domestici, che

si occupa di tutto in maniera trasversale (programmi rai, Mediaset, usufruibili

senza pagare…) La televisione generalista è una televisione che ha delle

caratteristiche di linguaggio molto particolari, che molto spesso si tramutano

in difetti: la tv generalista è facile, estremamente comprensibile, al limite del

banale.

 contenuti a pagamento : mensile: proposti come diversi dalla televisione

generalista, contenuti più pregiati per i quali vale la pena pagare (inizio anni

2000, Sky che portò cinema e calcio)

 televisione in streaming : come Netflix o Prime Video. Piattaforme che

prevedono quasi sempre un abbonamento, che non è però necessario per

tutto. Molti fanno fatica a riconoscere la tv dentro l’internet.

L’idea della serialità è tipica della televisione, non del cinema. Serialità non

solo narrativa, ma anche e soprattutto di tipo produttivo (ogni programma è

fatto a puntate, anche i telegiornali). È tipica dei palinsesti e della fruizione

quotidiana → serializzazione dei contenuti in modo verticale (serialità nell’arco

della giornata) e in modo orizzontale (arco della settimana)

DUOPOLIO : presenza contemporanea di due soggetti tipica solo del nostro

paese (non è la norma), di due soggetti di uguale peso sul mercato televisivo,

ovvero Rai e Fininvest (l’odierna Mediaset).

LE ORIGINI STORICHE DELLA TV

Nascita e sviluppo

La televisione nasce in Gran Bretagna nel 1929 → in quest'anno viene

realizzato il primo prodotto sperimentale. Nel 1936 la BBC inizia le

trasmissioni pubbliche (1939 diretta dell’incoronazione di Re Giorgio,

momento importantissimo). Nello stesso anno la televisione arriva anche in

Germania: in quest’anno, infatti, Hitler voleva mostrare la potenza della

Germania a più persone possibili e vennero trasmesse in diretta le olimpiadi

di Berlino. La televisione, però, può anche essere un mezzo controproducente

per la propria immagine: nella finale dei 100 metri vinse Jesse Owens, atleta

di colore e Hitler decise di non voler premiare in diretta televisiva: la

televisione si mostra come lo specchio della realtà.

La televisione è un mezzo estremamente potente che unisce alla radio la

potenza enorme dell’immagine e allo stesso tempo dimostra di essere uno

strumento politicamente potente.

La televisione ha uno sguardo sulla realtà, che trasmette determinati

momenti ma non tutti. Il montaggio permette alla televisione di mostrare i

momenti più interessanti e lasciare da parte i momenti più noiosi.

Negli Stati Uniti e in Italia le prime trasmissioni sperimentali cominciano nel

  1. L’inizio effettivo delle trasmissioni televisive in Italia avviene nel 1954

in aree urbane.

Diffusione

La Seconda Guerra Mondiale ferma la sperimentazione della tecnologia. Dopo

la fine del conflitto, si verifica una veloce e massiccia diffusione degli

apparecchi televisivi. Negli Stati Uniti, nel 1946 le famiglie che possiedono un

televisore sono lo 0,02%: nel 1955 sono il 78%. In Italia, nel 1954 sono attivi

88.000 abbonamenti RAI: nel 1964 sono diventati 4.300.000.

Nel 1946 in Italia si vive in una situazione drammatica e di estrema povertà

dovuta alla Seconda Guerra Mondiale: è proprio per questo che la diffusione

dei programmi televisivi tardano ad arrivare anche sul suolo italiano.

Due modelli di sviluppo

Broadcasting : forma di trasmissione di un segnale (inizialmente

solamente audio, con la televisione anche visivo) da un’emittente a molti.

Solitamente questa modalità da uno a molti non è bidirezionale → chi

riceve il segnale non ha possibilità di interagire con l’emittente (determina i

contenuti della programmazione). Questo modello è quello che ha

caratterizzato per anni la trasmissione radiofonica, come televisiva. Esso può

tecnica poco evoluta in questi primi vent’anni (bianco e nero), e inoltre non

tutti avevano il televisore, ce n’erano di pubblici.

funzione pedagogica, educativa: si prende sulle spalle l’onere di veicolare dei

contenuti che potessero essere

di aiuto a una popolazione che era in forte difficolta sia economica che

educativa.

palinsesto rigido: c’era un solo canale fino almeno al ’61, anno in cui nasce

il secondo canale. Alla fine di

questo periodo nasce RAI 3. Questo palinsesto rigido esiste per il fatto che

non esiste concorrenza (si avrà all’arrivo delle tv private alla fine di questo

periodo). La giornata televisiva non era di 24h --> iniziava alle 4 del

pomeriggio fino alle 24, poi nero (il monoscopio, un’immagine fissa o

intervallo, una sequenza di immagini statiche in bianco e nero che

raffiguravano dei paesi italiani sulle note di un clavicembalo)

pubblicità limitata (Carosello). Il Carosello è stato il modo con cui la

televisione e le famiglie (che non

avevano disponibilità economica) hanno accolto la pubblicità, senza però

darle un peso eccessivo. Parlava di prodotti, senza metterli troppo in

evidenza. Si creavano storie in cui il prodotto arrivava alla fine (non si

sottolinea il prodotto in modo eccessivo anche per avere una sorta di

sensibilità per le famiglie poco abbienti). Si confinava la pubblicità in una

piccolissima parte della giornata, la si nascondeva dentro a delle storie.

Periodo di creatività altissima.

Generi definiti: intrattenimento, fiction, informazione. Non si parlava quindi di

ibridazioni di genere (ex:

Infotainment…), ma di generi precisi e definiti.

Indice di ascolto: l’auditel (che nasce nel 1980) in questo periodo non serve

(situazione di monopolio fino all’arrivo delle tv commerciali alla fine di questo

periodo).

C’è però una misurazione del gradimento (siccome quella quantitativa non

serve, gli ascolti sono bassi): si chiede a delle famiglie campione di scrivere su

un diario dei giudizi/pareri sui programmi trasmessi.

L’auditel misura la presenza di quel programma in casa tua per un certo

periodo di tempo. A cosa serve quindi? La pubblicità (non più il carosello)

passa e arriva anche quando si è distratti.

L’auditel quantificava il costo di un passaggio di uno spot nel tempo di un

programma

Estratto di La televisione in risaia, articolo scritto da Italo Calvino su

“Il Contemporaneo” nel 1954

“Da qualche mese, nella vita dei piccoli paesi della risaia vercellese, è entrato

un elemento nuovo: la televisione, e si può già dire che essa incida sul costume

paesano più di quanto non abbia fatto in tanti anni il cinema. Infatti, nei paesi

dove esiste una sala cinematografica gli spettacoli sono saltuari o limitati ai

giorni festivi, e assistervi assume un carattere di eccezionalità.

Invece la televisione c’è tutte le sere, e vi si assiste in un ambiente tradizionale

e tipico della vita paesana: l’osteria; e non c’è da pagare lo spettacolo, ma solo

la consumazione, che poi non è dappertutto obbligatoria […].

I quattro locali pubblici di Lignina (paese di 1350 abitanti, nella quasi totalità

braccianti) hanno messo uno dopo l’altro la televisione. Al circolo ENAL di

Ronsecco (1700 abitanti, braccianti e salariati agricoli) alla sera, da quando c’è

la televisione, la sala è tanto piena che hanno dovuto mettere un cartello: si

prega di lasciare libero il passaggio fra i tavolini.

Mentre nella vita delle nostre città la televisione ha ancora un peso irrilevante,

nella vita paesana si può già dire che essa eserciti un’influenza sulle abitudini

sociali: e, al contrario di quanto può parere a prima vista, la sua fortuna si

adatta particolarmente ad una situazione di povertà e isolamento, dove altri

svaghi sono inaccessibili e le possibilità di spostamento limitate”.

Contrapposizione tra città e campagna: la televisione in città ha avuto un

impatto minore (essa pensava ad altro, come a ricostruire le case). Nelle

campagne invece il problema principale era cosa fare dopo lavoro: la

soluzione fu guardare la tv tutti insieme.

La grammatica televisiva proviene da altri mezzi di comunicazione: molti

programmi sono debitori al teatro (ex: studio, messa in scena…). Lo

sceneggiato girato in diretta molto spesso dentro uno studio che riproduceva

un palco teatrale.

I PROGRAMMI E I GENERI SIMBOLO DELLA PALEOTELEVISIONE

Non è mai troppo tardi (1960-1968)

Considerato come il “primo tutorial” della tv italiana, Non è mai troppo tardi

fu un tentativo riuscito della Rai per insegnare l’italiano a milioni di analfabeti.

Condotto da Alberto Manzi (che rappresentava la figura di maestro delle

scuole elementari), andava in onda tutti i giorni feriali, nella fascia preserale,

per consentire a chi tornava a casa dal lavoro di seguirlo. Vennero realizzate

484 puntate realizzate in collaborazione col Ministero dell’Istruzione.

Possiamo considerarlo come il primo tutorial della tv italiana. Il programma

abbassò notevolmente il tasso di analfabetismo in Italia, allora parecchio

elevato: più di un milione e mezzo di persone conseguirono la licenza

elementare. Il programma ebbe oltre 72 versioni internazionali e nel 2004

venne realizzato un remake con Gianni Ippoliti.

La rai trasmettendo questo programma si assume un ruolo faticoso. Manzi

utilizzava una lavagna con foglio di carta scrivendo le lettere con un gessetto

nero. La funzione educativa era al suo massimo livello per un programma di

questo tipo. La tv si è fatta carico dell’istruzione delle masse con questo

programma

Lascia o raddoppia (1955-1959)

Lascia o raddoppia viene considerato come il capostipite di tutti i telequiz.

Un altro personaggio che contribuì ad insegnare la grammatica a milioni di

italiani fu Mike Bongiorno. Mike Bongiorno fu un personaggio molto

avventuroso, con un’intraprendenza fuori dal comune. Bongiorno inventa un

nuovo genere in Italia, ovvero il telequiz. Il capostipite di tutti i telequiz fu

“Lascia o raddoppia?”, programma che ha fatto scoprire la televisione agli

italiani. È stato il primo avvenimento televisivo capace di incidere sul

costume, radunando la gente davanti ai pochi televisori allora disponibili,

sconvolgendo la programmazione dei cinema, imponendo nuove abitudini alla

vita sociale.

Per comprendere il successo del programma, si era arrivati a chiedere che le

sale cinematografiche venissero dedicate alla trasmissione di lascia o

raddoppia anziché un film. Nell’Italia che si affacciava al periodo del boom

economico, il messaggio era chiaro. “Lascia o raddoppia?” mette in evidenza

come la televisione sia lo specchio della società, questo perché per vincere

dei soldi bisognava studiare e quindi essere preparato, dovevi sapere  il

l’ultima parte di cui il Carosello si articola. Nella parte del racconto

precedente a volte si parla di tutt’altro, di argomenti che non hanno alcun

legame col prodotto. Col passare del tempo, però, il prodotto viene

implementato nel prodotto.

Il Carosello crea luoghi di racconto che crea personaggi importanti (veri e

fittizi), che poi popolavano l’immaginario del pubblico italiano.

Carosello andava in onda alle 20.50 di sera, tra il telegiornale e il programma

che sarebbe andato in onda durante la serata → prende il posto dell’access

prime time. Carosello segnava il momento dopo il quale i bambini andavano a

dormire. Non si parla ancora di prima seconda serata, la giornata televisiva

non era occupata per tutte le 24 ore.

Carosello è un momento molto particolare della nostra televisione, che segna

un cambiamento fondamentale nella costruzione del tempo sociale degli

italiani: diventa un rito, un momento della giornata condiviso dalla collettività

intera: “E dopo Carosello, tutti a nanna!”.

Attorno alla giornata televisiva si costruiscono gli spazi e i tempi degli italiani.

È una funzione che la tv generalista svolge ancora oggi. Si crea senso di

comunità. La tv con Carosello e TG costruisce il tempo sociale.

Il Carosello catturò fin da subito l’attenzione delle famiglie e soprattutto dei

bambini, contribuendo fortemente a trasformare la TV da oggetto di consumo

occasionale, collettivo e limitato, in un medium domestico di massa.

Tanti prodotti del carosello dovevano essere spiegati e raccontati alle famiglie

italiane, oltre ad essere pubblicizzati —> uno dei primi esempi fu il detersivo

per le lavatrici.

Focus : Lavatrice come “status symbol”

La lavatrice diventa un oggetto di emancipazione, dato che in quegli anni i

panni si lavavano a mano. La lavatrice comincia ad essere vista in Italia

tramite il cinema e la televisione, diventando a tutti gli effetti uno oggetto che

certifica che la famiglia che la possiede gode di determinate possibilità

economiche.

Le prime lavatrici non avevano l’oblò, si caricavano dall’alto. In Italia vennero

vendute poche lavatrici, non tanto per il costo, ma per il fatto che le famiglie

italiane erano molto attaccate al proprio corredo: le mogli non si fidarono

perché avevano paura di ritirare il corredo usurato  allora venne introdotto

l’oblò per colmare questa sfiducia che veniva provata dalle famiglie italiane in

quegli anni.

Il posizionamento in quel punto del palinsesto all'interno della giornata

televisiva evidenzia uno dei grandi poteri e caratteristiche della tv italiana: la

ritualità. La ritualità vuol dire che la tv entra nella vita degli italiani a

scandire i momenti in cui la giornata si suddivide.

La ritualità si vede anche nei generi che ogni sera si alternano della serata

principale:

Giovedì telequiz

Sabato varietà

Domenica sceneggiato

Mercoledì sport

Nella striscia quotidiana alle 20.50 la ritualità è costituita da 10 minuti di

Carosello → si alterna un certo quantitativo di porzioni narrative il cui obiettivo

è quello di pubblicizzare un prodotto senza pubblicizzarlo, metterlo in

evidenza.

Struttura

In Italia di anni 50-60 siamo in situazione economica particolare, la ricchezza

è poco diffusa, il paese è economicamente molto in difficoltà. Compare

oggetti di consumo non era abitudine e possibilità. l'esigenza di pubblicizzare

prodotti di consumo non era forte come oggi. La pubblicità aveva pudore nel

sollecitare degli acquisti. Intorno a primi anni 60 si verifica il boom economico:

il consumo diventa allora un'attività da sollecitare.

Il Carosello questo passaggio da economia povera a economia vivace lo segna

benissimo.

I primi Carosello nascondono quasi il prodotto, che compariva solo negli ultimi

35 secondi (il cosiddetto codino pubblicitario) in maniera avulsa dalla storia

raccontata nei minuti precedenti, c'è separazione netta. Come se la tv si

vergognasse di pubblicizzare.

La fisionomia della pubblicità in questo periodo è il racconto di qualcosa che

non si sa come raccontare → si prova a raccontare qualcosa che non c'entra

con il prodotto ma che funga da gancio per la memoria. Diventa qualcosa di

facile da ricordare.

Se andiamo avanti con gli anni cambia moltissimo il racconto del prodotto,

che ingloberà in maniera sempre più evidente il prodotto all'interno di esso.

Il Carosello rappresenta:

 Prima forma breve del linguaggio audiovisivo italiano.

 Due minuti durante i quali si racconta qualcosa che non si vuole raccontare.

 Creatività senza precedenti, non c'era nulla di simile.

Formato

Filmati che vanno da 1.45 minuti a 2.15 circa. Solo i 35 secondi finali possono

essere dedicati alla pubblicità vera e propria del prodotto. Il resto è occupato

da scenette, filmati o cartoni animati slegati dal prodotto. Struttura della

sigla: c'è tutto il teatro, si entra in uno spazio in cui accadono delle cose, dopo

di che si chiude il sipario e si passa ad altro.

Alcuni dei più celebri Caroselli:

CARMENCITA X Lavazza (1965)

Cartone animato con serializzazione altissima nato in seguito all’incontro tra

Armando Testa, uno dei pionieri della pubblicità italiana, e Emilio Lavazza. Le

storie di Carmencita cambiavano come se fosse una serie. Ogni x tempo la

storia si modificava, andava avanti con situazioni diverse. Interessante vedere

come viene presentato il prodotto: la lattina non si paga. Esprime la

modernità del prodotto in quegli anni, tentativo di convincere a comprare

qualcosa di nuovo.

CALIMERO X Ava detersivo (1963)

Mostra tutto ciò che ora come ora non è più accettabile moralmente.

Capacità della paleotelevisione di farci vedere davvero il cambiamento

sociale.

Storia della lavatrice: arriva in Italia a metà anni 50 attraverso il cinema di

Hollywood. Sbarca facendo vedere una realtà composta da oggetti che per

l'epoca erano incredibili. Oggetti che in un paese poverissimo come l'Italia

erano il progresso, un miraggio, la novità. Le prime lavatrici sono senza oblò,

chiuse. Le famiglie borghesi che potevano permettersi di acquistarle vedono

che le donne sono diffidenti, hanno una resistenza forte.

fosse in grado di meravigliare il pubblico. Di grande rilevanza sono le colonne

sonore, le interpretazioni dei cantanti, la conduzione e le scenografie. Il

varietà è il momento in cui la tv fa festa. Momento in cui il pubblico in sala

rispecchia la volontà di quello a casa, è un pubblico elegante, che si veste

bene per andare in tv.

STUDIO UNO (1996)

Grandissimo regista del varietà: Antonello Falqui (Studio Uno) → a

disposizione aveva dei fuoriclasse che non andavano in tv per promuovere ma

solo per fare ciò che sapevano fare. Riempivano il tempo mostrando la loro

bravura.

Studio Uno può considerarsi come l’inventore del genere varietà, un vero e

proprio punto di svolta. Abbiamo una tecnica di regia che detta delle regole

del genere che valgono ancora oggi. La regia di Antonello Falqui rilegge le

regole dello spettacolo televisivo, riducendo al minimo la scenografia,

giocando con il bianco e nero in maniera essenziale ed elegante, e inglobando

per la prima volta nelle inquadrature anche gli apparati tecnici e tecnologici

(telecamere, luci, microfoni). Falqui non si preoccupa di nascondere quindi

camere e luci, e fa ciò con un motivo: vuole mostrare la modernità del mezzo

televisivo, la capacità che possiede la televisione di utilizzare la tecnologia 

idea di tecnica è idea di progresso.

Falqui lavora per sottrazione: toglie invece di aggiungere. Studio uno aveva

una durata relativamente breve, ovvero di un’ora. In un’ora si potevano

vedere ospiti di livello eccelso, dato che partecipavano i più grandi attori,

cantanti, e altre figure appartenenti al mondo dello spettacolo. L’ospite

d’onore svolgeva un ruolo narrativo. Questi ospiti erano lontani dagli ospiti

contemporanei della televisione di oggi che vengono chiamati per

promuovere qualcosa: gli ospiti del varietà andavano a partecipare alla

scrittura del programma.

Nasce la figura della soubrette straniera con le gemelle Kessler.

La trasmissione godeva di una certa teatralità, con una costruzione

geometrica dell’immagine.

Studio Uno presenta un senso di festività con l’eleganza del pubblico in studio

come simulacro del pubblico a casa.

Visione Mina incisione su due piste audio  viene spiegato allo spettatore

come un suono viene prodotto. Ai tempi Mina era una vera e propria icona in

Italia, estremamente popolare.

Tutte le serate del varietà erano in diretta → orchestra dal vivo in parete: sul

fondo, tentativo di creare simmetria visiva. Questa disposizione è stata anche

adottata da un Sanremo di qualche anno fa. Quinte fatte di luci.

La scenografia è fatta dall'orchestra, idea unica. Il balletto che apre un varietà

diventa poi la norma  qualunque spettacolo di questo genere si apre con un

numero.

GEMELLE KESSLER

Siamo sempre nel 1966, sono l'immaginario erotico in Italia, dove la parola

erotismo non si poteva neanche dire o contemplare, la censura era sempre in

agguato. Le loro gambe sono in punto focale del loro personaggio, ma non

sono mai volgari → in questo video possiamo notare come ci siano pochissimi

stacchi, è quasi tutto un piano sequenza in bianco e nero. È il racconto di

questi corpi che si muovono nello spazio. Le gemelle Kessler si esibivano con

abiti succinti ma in maniera elegante.

MINA E CELENTANO

Numero tra due giganti della tv italiana. L'ospite, Celentano, viene chiamato

per fare ciò che sa fare, ovvero cantare e intrattenere il pubblico insieme a

Mina. Vengono fuori tantissimi numeri in maniera spontanea, non provata. Il

microfono, la tecnologia non vengono nascosti. Ci sono errori ma vanno

avanti lo stesso senza problemi, è tutto in diretta.

*Mina nel 1961 venne cacciata dalla Rai perché ebbe un figlio fuori dal

matrimonio, era un clima molto particolare.

Ciò che mancava alla paleotelevisione era la sfera privata ( C’è posta per te

non poteva esistere, i fatti personali non erano un tema rilevante e non erano

contemplati, i protagonisti non dovevano essere persone comuni in

quel tipo di televisione ).

Ballando con le stelle :

Prodotto che si avvicina di più al vecchio varietà.

c'è quota di intrattenimento presente

c'è dimensione festiva pronunciata, si basa sulla danza, sul ballo

Ci sono ospiti che fanno qualcosa che non è la loro attività professionale

normale

Pubblico elegante e in situazione non quotidiana

Ma non è l’unico (programmi tipo ‘’one man show’’ come quelli di Fiorello,

vestito in smoking, o come il programma di Bolle). Pensare oggi ad un

programma condotto da Mina è quasi impossibile da immaginare, non si ha

quell’impatto artistico e culturale degli anni 60, in cui fare televisione era un

valore in una società difficilissima da gestire.

LO SCENEGGIATO

È considerato come l’antenato della moderna serialità , della così detta

fiction della tv generalista; Parlare di sceneggiato e serie non è però la stessa

cosa.

Lo sceneggiato nasce con uno scopo pedagogico.

La Rai si fa carico di adattare per il piccolo schermo la letteratura italiana e

non solo.

Nello sceneggiato (romanzo sceneggiato) la tv si fa carico della dimensione

narrativa di quello di cui si occupava il maestro Manzi (‘’non è mai troppo

tardi’’); lo sceneggiato era la volontà di far leggere/conoscere un romanzo

a chi non sapeva leggere , e quindi adattare un testo e renderlo

disponibile a chi non avrebbe mai potuto avvicinarsi a quest’ultimo leggendo

(Italia molto arretrata in ambito culturale all’epoca)

La Rai mette qui in luce le competenze di professionisti che derivavano dal

cinema e dal teatro; i padri della TV italiana sono stati infatti protagonisti di

questi campi, e lo vediamo chiaramente nella costruzione dell’immagine, che

risulta molto teatrale.

Il potere dell’immagine: si fa carico di tradurre le parole che la gente comune

non era in grado di decifrare, si riusciva quindi a far conoscere un’opera

fondamentale.

Andando avanti con gli anni lo sceneggiato diventa molto più brillante nel

ritmo, nei contenuti e comincia a diversificarsi in due rami dal punto di vista

narrativo dalla metà degli anni ’60:

  • da un lato riadattamento delle forme letterarie, romanzo sceneggiato
  • dall’altra parte parallelamente si producono gli originali televisivi: dei

prodotti narrativi scritti appositamente per la tv.

La televisione è una macchina di racconti in tutti i generi che pratica. La

televisione macina storie fin dall’inizio della sua vita e lo sceneggiato ne è una

conferma. In televisione è tutto un raccontare. La forma più pura del racconto

televisivo è proprio lo sceneggiato (A PUNTATE).

Belfagor – il fantasma del

Louvre: 1965

Era una storia gialla, horror. Era una novità che la tv raccontasse questo tipo di

storie, non erano le classiche storie tranquillizzanti.

inizio moderno e ritmato, con una buona attrattiva ancora adesso. Dopodiché

la camera stringe e va sui protagonisti (inizio classico, cinematografico e

parigino)

Storie che intrattengono come e più del cinema

GENERE DELL’INFORMAZIONE

L’informazione nel telegiornale è sempre stata molto rigida , segue regole

molto rigide dove il ruolo delle donne è stato marginale per decenni.

Le voci e volti dei telegiornali sono stati per tantissimi anni solo maschili.

Nei

telegiornali dei primi anni si esibivano giornalisti ‘’mezzi busti’’.

Il ruolo dell’informazione era megafono della politica di quel periodo (lo è

tutt’oggi con sfumature diverse).

Momento dello sbarco sulla luna : 1969, Rai

Tutta l’Italia e il mondo si ferma per guardare l’uomo che per la prima volta

mette piede sulla Luna.

--> Tito Stagno era il giornalista di quel periodo, esperto di spazio. Siamo

durante la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia → lo spazio era il luogo in cui si

giocava la modernità, il potere del mondo.

Nessun altro mezzo di comunicazione è riuscito a far condividere

contemporaneamente a tutto il mondo questo momento. Il potere della

televisione è dunque quello di poter raggiungere chiunque in qualsiasi

momento comunicando un evento di portata storica.

Ruolo della televisione in questo periodo: fondamentale dal punto di vista

sociale , non solo megafono del potere, ma anche ruolo di aggregatore sociale.

LE DONNE DELLA PALEO-TV

ANNUNCIATRICE

o signorine buonasera:

Il primo ruolo assegnato alle donne all’interno di questo nuovo medium (che

ricordiamo nasce nel 3 gennaio 1954 con la prima trasmissione Rai , ruolo

esclusivamente femminile).

Il suo compito era elencare e scandire i programmi del palinsesto che

sarebbero andati in onda nel corso della giornata. Quello dell’annunciatrice è

un modello, archetipo, che resta molto presente anche all’interno della

televisione successiva.

Clip di Fulvia Colombo → donna molto elegante, lontani dall’immagine del

corpo femminile a cui siamo abituati: qui c’è ancora una certa eleganza.

personaggi maschili giovani.

ATTRICI

COMICHE:

Altro ruolo interessante e avanguardistico rispetto a quelli visti finora.

Franca Valeri/Signorina snobStudio Uno (1966)

Ripropone la classica milanese snob, con tutti gli aspetti positivi, ma

soprattutto negativi. La donna qui parla e contestualizza il suo ruolo per

trattare un determinato ruolo.

Altra grandissima è stata Sandra MondainiStudio Uno

Arrivava dal cinema, aveva costruito la sua carriera proprio nel cinema

italiano. Arrivata a Studio Uno affronta quel gigante che sarebbe diventato suo

marito. Dal momento in cui inizia il sodalizio di casa Vianello perde un po’

l’autonomia e identità con la quale si era contraddistinta, e diventa non proprio

una spalla, ma lo stereotipo di moglie un po’ noiosa.

CO-CONDUTTRICI

Mina e Giorgio Gaber – Senza Rete (1968-1975)

Mina non ha ruolo di protagonista, anche se è lei stessa che fa da collante, che

in qualche modo è il fulcro attorno cui ruota l’intero programma.

Caterina Caselli e Giorgio Gaber – Diamoci del tu (1967)

Abbiamo una Caterina Caselli diversa dalla Mina elegante e donna, qui

abbiamo una figura femminile che sembra maschile (cravatta e tailleur da

uomo) eppure questa data diventa fondamentale perché comincia a segnalare

NEOTELEVISIONE

LA RIFORMA DELLA RAI E LA ROTTURA DEL MONOPOLIO, 1975- 1976

Neologismo inventato da Umberto Eco per determinare la televisione che va

dal 76 al 90. In Italia c’è un periodo di grande tensione, con un boom economico

seguito da una fase di grande crisi economica: l’Italia risente di ciò. Questo periodo

di crisi economica sfocia in un periodo di grandi tensioni sociali (rapimento di Aldo

Moro nel 1977).

C'è la rottura di un certo tipo di modello, nel 1975 infatti viene emanata la

legge 103 della Riforma della RAI, che ribadisce il suo monopolio con il controllo

dell’azienda che passa, però, dal Governo al Parlamento. Le forze politiche che

governano il nostro paese allargano il loro raggio di azione e comprendono

anche quelle che non sono al governo.

Tendenza forte di tendere verso il pluralismo, amplia la pluralità di voci

possibili per rispondere alla tensione sociale forte che contrapponeva destra e

sinistra.

Nel 1976 viene istituita la terza rete RAI con relativo telegiornale. Si va ad

affiancare alla prima rete che è nata nel ’54 e alla seconda rete che è del ’62.

Sempre nel 1976 la sentenza della Corte costituzionale n. 202 decreta il

monopolio pubblico ancora legittimo della RAI per quanto riguarda le

trasmissioni radiotelevisive a livello nazionale ma afferma il principio della

libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale. Con ciò, viene permesso ai

privati di trasmettere, consentendo quindi l'emittenza locale.

Questa sentenza è il punto di svolta in cui il sistema tv italiano da monopolista

statale si apre all'impresa privata. Nascono le RADIO LIBERE E LE TV LOCALI. Il

cambiamento parte proprio dalle

Radio; la realtà locale è priva di censure e limiti e si occupa del luogo nel quale

avvengono le trasmissioni. È un periodo difficile ma anche effervescente, pieno

di novità e di stimoli.

CARATTERISTICHE FORMALI

In questo quindicennio definibile "età della concorrenza" inizia la competizione

tra l’emittenza locale e quella pubblica.

I cambiamenti televisivi vanno in contemporanea agli sviluppi tecnologici: in

questo periodo si sceglie il sistema che trasmetterà a colori, fino a quel

momento era appunto in bianco e nero. Si rende possibile l’uso del

telecomando, nasce il VCR  il telecomando è uno strumento fondamentale, è

necessario quando c’è qualcosa da scegliere, è necessario per fare una scelta.

Il videoregistratore ti permette di guardare quello che vuoi quando vuoi,

svincolandoti dalla rigidità del palinsesto.

Fine del monopolio  lo zapping e nuove emittenti televisive iniziano a riempire

fasce televisive rimaste scoperte fino a quel tempo, come ad esempio orari

notturni (3 di notte, 4 di notte, ecc.)

Il palinsesto diventa mobile. Lo spettatore diventa libero di scegliere, diventa

un protagonista attivo. Ha un forte impatto sulla costruzione di esso. Si arriva

alla fine del monopolio e si istituisce un palinsesto a flusso che diventa uno

strumento di competizione e concorrenza, uno strumento strategico. --> si

cerca di presidiare le fasce orarie e se si è una tv concorrente si cerca di

occupare e rubare più spazio possibile nella giornata (si va in onda molto più

tempo).

Il palinsesto diventa verticale, quindi si allungano i tempi di trasmissione, si

occupano degli spazi vuoti progressivamente, sia come allungamento della

serata che colonizzazione di spazi durante la giornata che erano vuoti. I

personaggi televisivi hanno un ruolo importante nel creare contenuti nuovi in

nuove fasce orarie, la Carrà inventa il mezzogiorno televisivo e nasce la tv

della mattina.

Palinsesto a flusso  non ha interruzioni, non ha momenti morti. Un

programma trascina l’altro senza che ci sia continuità. Questo comporta una

serie di ricadute dal punto di vista pubblicitario e dei contenuti.

Pubblicità diffusa : non c'è più solo il Carosello (chiude nel ’77), non ha più

ragione di esistere perché la pubblicità diventa l’arma della concorrenza sia

per la RAI che per le televisioni commerciali (che vivono di pubblicità). Se nella

RAI del monopolio la pubblicità era confinata al Carosello, in un orario

prestabilito, adesso la pubblicità dilaga in tutto il palinsesto, si estende a tutte

le ore. La pubblicità ora accompagna l'espansione del tempo televisivo. La RAI

deve accettare una sfida che la tv commerciale mette in atto, che si basa

proprio su un nuovo linguaggio pubblicitario, lo spot pubblicitario.

Questo periodo ha un impatto forte sui generi televisivi. Se prima avevamo

intrattenimento, informazione e sceneggiato, per occupare lo spazio sono stati

inventati dei contenuti orizzontali, nascono le reti tematiche --> quello che

succede è quel fenomeno che si chiama ibridazione di generi. Dai 3 generi

originali incominciano a nascere delle sovrapposizioni, c’è bisogno di inventare

dei programmi nuovi. Nascono generi come l’infotainment, misto tra

informazione ed intrattenimento e edutainment. Questi nuovi linguaggi

servono ad occupare lo spazio televisivo, che ha un certo costo.

Da questo periodo in avanti la giornata televisiva ha un costo ben preciso

perché entra la pubblicità, soprattutto per finanziare le reti commerciali.

AUDITEL

Fino alla metà degli anni ’70 il sistema pubblicitario era poco rilevante,

confinato al carosello e alla RAI. Le reti commerciali che si basano solo sulla

pubblicità diventano legali, lo spazio televisivo incomincia ad avere un

fortissimo valore economico.

Viene inventato il sistema Auditel  serve solo per determinare il costo di 1

minuto di pubblicità nell'arco della giornata. È una società formata dai

rappresentanti dei grandi inserzionisti pubblicitari delle grandi aziende,

soprattutto dai rappresentanti delle grandi agenzie di pubblicità e dai

rappresentanti delle reti televisive. È una società che raggruppa tutti gli attori

del mercato televisivo, che iniziano a stabilire un costo ai minuti pubblicitari. Il

costo varia in base all'orario, perché gli ascolti cambiano nell’arco della

giornata. Ascolti --> la quantità di persone che guardano la tv.

Al mattino c’è meno gente o un certo tipo di pubblico, nel primo pomeriggio

idem e la sera un pubblico più vasto (costo maggiore).

Auditel è un sistema che misura il costo della pubblicità in un determinato

momento della giornata, per fare in modo che un imprenditore possa investire

in qualsiasi momento della giornata in base alle esigenze.

Questa società doveva servire solo a determinare questo valore economico. Ma

diventa l’unica modalità di definire la bontà di un programma televisivo

Indice di ascolto VS indice di gradimento:

Indice di ascolto : Se io ho la tv accesa mentre svolgo altre attività vuol dire

che non la sto guardando, ma se prima o dopo è inserito uno spot pubblicitario

è molto probabile che anche se sono distratto io riesco a sentire la pubblicità.

Auditel serviva per capire il numero di persone che avevano la tv accesa.

indice di gradimento : quando mi viene chiesto se mi piace il programma,

implicando il fatto che io lo sto guardando. Nel nostro sistema l’indice di

gradimento non esiste, esisteva in RAI prima nel monopolio.