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Storia programma quinta superiore, Appunti di Storia

appunti di storia che si studia sempre

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 05/01/2026

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jacopo-stevan 🇮🇹

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RIASSUNTI DI STORIA
IL MONDO E L’ITALIA NEL SECONDO OTTOCENTO
Lo scenario politico europeo
L’Europa, nel secondo Ottocento, era dominata da Francia, Prussia, Inghilterra e
Russia. In Francia la rivoluzione del 1848 si era chiusa con l’instaurazione della
Seconda repubblica e con la vittoria di Carlo Luigi Bonaparte, il quale prese pieni
poteri nel 1851 e cambiò nome in Napoleone III. Sotto il cancelliere Otto von Bismarck
e il re Guglielmo I, la Prussia divenne sempre più una potenza autoritaria, industriale e
militare. L’Inghilterra della regina Vittoria consolidò la propria organizzazione statale,
economica e finanziaria, oltre a potenziare la flotta commerciale. La Russia viveva
ancora in uno stato di arretratezza: non aveva ancora avuto uno sviluppo
industriale e le campagne erano organizzate sul grande latifondo nobiliare.
La seconda rivoluzione industriale
Nella seconda metà dell’Ottocento, il processo di industrializzazione europeo
visse un’importante trasformazione, definita “seconda rivoluzione industriale”. Tra il
1850 e il 1870 questo sviluppo interessò la tecnologia, il sistema finanziario e le
banche, oltre al potenziamento delle infrastrutture e delle vie di comunicazione; tra il
1870 e il 1905, invece, si assistette ad una grossa crescita dell’industria, grazie anche
alla scoperta di nuove tecnologie come petrolio ed elettricità, nuovi metalli e leghe
come acciaio, cromo e manganese e nuovi strumenti produttivi come macchinari e
sistemi di produzione.
Colonialismo ed imperialismo
Il rapido sviluppo economico ed industriale sfociò in concorrenza tra le potenze
europee per lo sviluppo di mercati sempre più ampi e per l’accaparramento di materie
prime. A questo si aggiunsero fattori legati al prestigio e al potere politico che
inasprirono ancora di più le rivalità. Questa situazione alimentò un espansionismo
esagerato che mirava a creare dei veri e propri imperi. Da qui il termine
“imperialismo”. Per evitare il rischio di continui conflitti venne convocata a Berlino
una conferenza internazionali per gli affari africani. Nei fatti, però, la conferenza di
Berlino scatenò una vera e propria corsa alle colonie. In pochi anni l’Inghilterra prese
il controllo di Egitto, Sudan e Sud Africa. La Francia puntò a costruire un impero nel
Sud-Est asiatico, dove dette origine all’Indocina francese (Vietnam, Laos, Cambogia).
La Germania occupò il Togo, il Camerun e ampie zone dell’Africa orientale e sud-
occidentale. Alle potenze europee si affiancarono gli Stati Uniti, che occuparono Cuba,
Portorico e Filippine, e il Giappone, che riuscì a raggiungere la Cina e la Corea.
La situazione italiana
I problemi che l’Italia dovette affrontare, dopo l’unificazione, furono molto diversi tra
loro. C’era un problema di disomogeneità linguistica, aggravato dal diffuso
analfabetismo. Inoltre andava risolta la questione meridionale, cioè il divario tra Nord,
caratterizzato da un’industria in crescita, Centro, che aveva un’agricoltura
all’avanguardia ed un Sud povero. Queste differenze diedero vita al fenomeno del
brigantaggio, affrontato con metodi di repressione moto duri. Nell’ultimo decennio
dell’Ottocento nacque il Partito socialista italiano e si organizzò il movimento
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RIASSUNTI DI STORIA

IL MONDO E L’ITALIA NEL SECONDO OTTOCENTO

Lo scenario politico europeo L’Europa, nel secondo Ottocento, era dominata da Francia, Prussia, Inghilterra e Russia. In Francia la rivoluzione del 1848 si era chiusa con l’instaurazione della Seconda repubblica e con la vittoria di Carlo Luigi Bonaparte, il quale prese pieni poteri nel 1851 e cambiò nome in Napoleone III. Sotto il cancelliere Otto von Bismarck e il re Guglielmo I, la Prussia divenne sempre più una potenza autoritaria, industriale e militare. L’Inghilterra della regina Vittoria consolidò la propria organizzazione statale, economica e finanziaria, oltre a potenziare la flotta commerciale. La Russia viveva ancora in uno stato di arretratezza : non aveva ancora avuto uno sviluppo industriale e le campagne erano organizzate sul grande latifondo nobiliare. La seconda rivoluzione industriale Nella seconda metà dell’Ottocento, il processo di industrializzazione europeo visse un’importante trasformazione, definita “seconda rivoluzione industriale”. Tra il 1850 e il 1870 questo sviluppo interessò la tecnologia, il sistema finanziario e le banche, oltre al potenziamento delle infrastrutture e delle vie di comunicazione; tra il 1870 e il 1905, invece, si assistette ad una grossa crescita dell’industria, grazie anche alla scoperta di nuove tecnologie come petrolio ed elettricità, nuovi metalli e leghe come acciaio, cromo e manganese e nuovi strumenti produttivi come macchinari e sistemi di produzione. Colonialismo ed imperialismo Il rapido sviluppo economico ed industriale sfociò in concorrenza tra le potenze europee per lo sviluppo di mercati sempre più ampi e per l’accaparramento di materie prime. A questo si aggiunsero fattori legati al prestigio e al potere politico che inasprirono ancora di più le rivalità. Questa situazione alimentò un espansionismo esagerato che mirava a creare dei veri e propri imperi. Da qui il termine “imperialismo”. Per evitare il rischio di continui conflitti venne convocata a Berlino una conferenza internazionali per gli affari africani. Nei fatti, però, la conferenza di Berlino scatenò una vera e propria corsa alle colonie. In pochi anni l’Inghilterra prese il controllo di Egitto, Sudan e Sud Africa. La Francia puntò a costruire un impero nel Sud-Est asiatico, dove dette origine all’Indocina francese (Vietnam, Laos, Cambogia). La Germania occupò il Togo, il Camerun e ampie zone dell’Africa orientale e sud- occidentale. Alle potenze europee si affiancarono gli Stati Uniti, che occuparono Cuba, Portorico e Filippine, e il Giappone, che riuscì a raggiungere la Cina e la Corea. La situazione italiana I problemi che l’Italia dovette affrontare, dopo l’unificazione, furono molto diversi tra loro. C’era un problema di disomogeneità linguistica , aggravato dal diffuso analfabetismo. Inoltre andava risolta la questione meridionale, cioè il divario tra Nord , caratterizzato da un’industria in crescita, Centro , che aveva un’agricoltura all’avanguardia ed un Sud povero. Queste differenze diedero vita al fenomeno del brigantaggio , affrontato con metodi di repressione moto duri. Nell’ultimo decennio dell’Ottocento nacque il Partito socialista italiano e si organizzò il movimento

sindacale: nacquero così le prime Camere del lavoro , finalizzate alla tutela dei diritti dei lavoratori. DALLA BELLE EPOQUE ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE La Belle Époque Alla fine del XIX secolo, l’Europa venne interessata da uno sviluppo tecnologico ed industriale. Tali sviluppi favorirono la crescita demografica : la popolazione mondiale raggiunse il miliardo e mezzo di individui. Questo aumento demografico venne favorito soprattutto dalle scoperte in campo medico come le ricerche su batteriologia e microbiologia di Louis Pasteur e di Robert Koch. Inoltre le abitazioni iniziarono ad essere fornite con servizi igienici (docce, gabinetti, lavabo) e di illuminazione con lampadine a corrente elettrica. Un altro settore che beneficiò dello sviluppo tecnologico fu quello delle comunicazioni : venne messo a punto il telefono, ideato da Antonio Meucci; sulle navi si iniziò ad utilizzare il radiotelegrafo, ideato da Guglielmo Marconi; nel 1876 , in Germania, venne inventato il motore a scoppio. Questo motore a scoppio permise ai fratelli Wright di progettare il primo aeroplano. La Belle Époque fu anche il periodo in cui si svilupparono le attività del tempo libero. Con i fratelli Lumière si sviluppò il cinema. Si sviluppò, inoltre, il grammofono. Con il turismo nacquero le prime stazioni balneari. Anche lo sport divenne un fenomeno di costume con il calcio, il ciclismo e l’automobilismo. Questo clima di euforia e di fiducia nel progresso definì la Belle Époque. Primato della nazione e mito della razza Nel frattempo, però, si andava affermando un movimento che esaltava l’azione violenta ed istintiva e che ebbe come residui il nazionalismo , il razzismo , la xenofobia e l’ antisemitismo. In questo clima si sviluppò il pangermanesimo , orientamento che mirava a riunire sotto un unico potere tutti i paesi di origine germanica e che, dopo l’ascesa di Guglielmo II si trasformò nell’esaltazione della stirpe germanica. Questa situazione spinse Teodor Herzl a fondare il movimento sionista, che mirava a creare uno Stato ebraico in Palestina. Le suffragiste inglesi Gli sviluppi che aveva avuto l’Inghilterra in campo economico e sociale, spinsero le donne a rivendicare un ruolo più attivo nella società e nella vita politica. Così, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, iniziò ad affermarsi un movimento femminile che divenne particolarmente incisivo, quando, nel 1903 , Emmeline Pankhurst fondò il Women’s Social and Political Union con lo scopo di conquistare per le donne il diritto di voto. I metodi adottati per la lotta furono proteste con cartelli , comizi , scritte sui muri e conferenze. Molto spesso, però, queste manifestazioni venivano disperse con la violenza e con l’arresto delle partecipanti. Presto il movimento approdò anche all’estero, ma dovettero aspettare solo la fine della Prima Guerra Mondiale per vedere accolte le loro richieste. Triplice Intesa e Triplice Alleanza Nel 1904 l’Inghilterra aderì all’accordo militare franco-russo del 1893 trasformato nel 1907 in Triplice Intesa. L’accordo tra Francia e Russia venne stipulato in seguito alla negazione da parte della Germania di concedere all’industria russa prestiti e manodopera. D’altro canto, l’Italia si alleò con la Germania nel 1882 raggiungendo una tappa fondamentale nella formazione in Europa di due blocchi contrapposti. Gli USA tra crescita economica ed imperialismo

ebbe importanti conseguenze in campo politico; infatti incoraggiò i nazionalisti, spingendoli sempre di più contro il governo, considerato debole e indeciso. Inoltre si creò una spaccatura all’interno del Partito socialista; il congresso di Reggio Emilia espulse i riformisti Bissolati e Bonomi, che diedero vita al Partito socialista riformista italiano. Nel partito socialista prevalse la linea più rivoluzionaria, guidata da Mussolini. LA PRIMA GUERRA MONDIALE La rottura degli equilibri Nel primo decennio del Novecento l’Europa, divisa nei due blocchi contrapposti di Triplice Intesa e Triplice Alleanza , era caratterizzata da una situazione diplomatica molto delicata. Le relazioni internazionali erano influenzate negativamente soprattutto dalla Germania. La Francia, infatti, era animata da un forte senso di rivalsa nei confronti della Germania. L’Inghilterra sentiva minacciato il suo predominio navale e la Russia si stava avvicinando a Francia ed Inghilterra. La rivalità coloniale tra Germania e Francia e Inghilterra causò le due “crisi marocchine”. Un’altra grave crisi si manifestò nei Balcani, dove riprese forza l’espansionismo dell’Austria, che irritò la Serbia, la quale aspirava a riunire in un unico Stato gli iugoslavi (serbi, bosniaci, sloveni e croati). La penisola balcanica era soggetta anche al dominio dell’impero ottomano contro cui si scatenarono nel 1912 e nel 1913 le due guerre balcaniche condotte da Serbia, Grecia, Montenegro, Bulgaria e Romania. L’inizio del conflitto e il fallimento della guerra-lampo In seguito all’uccisione a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando , l’impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia. Il sistema delle alleanze allargò immediatamente il conflitto: la Germania scese a fianco dell’Austria contro Russia e Francia, che si schierarono con la Serbia. L’esercito tedesco cercò di ottenere una rapida vittoria in Belgio (neutrale), per prendere alle spalle la Francia ( 4 agosto 1914 ). Da quel momento l’Inghilterra entrò in guerra a fianco della Francia, legate dalla Triplice Intesa. La difesa belga distrusse l’illusione di una “guerra-lampo” , che diede tempo ai francesi di organizzare una valida difesa sulla Marna. Da una guerra di movimento si passò ad una guerra di posizione. Nel frattempo i tedeschi avevano scatenato anche una guerra marina, attaccando le navi che portavano rifornimenti dall’America e dalle colonie. Successivamente entrarono in guerra l’impero ottomano a fianco dell’Alleanza e il Giappone a fianco dell’Intesa. 1915: l’Italia dalla neutralità alla guerra All’inizio del conflitto l’Italia si dichiarò immediatamente neutrale. Da quel momento all’interno del Paese si ebbero accese discussioni tra interventisti (nazionalisti, irredentisti, alcuni socialisti e liberali) e neutralisti (cattolici, socialisti, giolittiani). Il 26 aprile 1915 , Sidney Sonnino firmò il patto di Londra, che obbligava l’Italia ad intervenire entro trenta giorni in cambio di territori come Trentino-Alto Adige, Trieste, Gorizia e l’Istria. Questo accordo rimase segreto fino al 1917. Subentrato a Giolitti nel 1914 , Salandra ottenne pieni poteri e dichiarò guerra all’Austria il 24 maggio 1915. 1915-1916: la guerra di posizione Nel 1915 , sul versante orientale, la ritirata delle truppe zariste e la capitolazione della Serbia avevano permesso la creazione di un fronte ininterrotto dall’Egeo al Baltico. Nel frattempo, l’esercito italiano, sotto il comando di Cadorna, entrò in azione avanzando oltre il confine austriaco ma dovettero arrestarsi all’altezza di Gorizia a causa della

resistenza austriaca. Tra il 1915 e il 1916 vennero combattute le prime quattro battaglie dell’Isonzo. In Francia l’esercito tedesco sferrò un duro attacco a Verdun. In seguito gli anglo-francesi contrattaccarono sulla Somme. In risposta al blocco navale imposto da Inghilterra e Francia, la Germania affrontò gli avversari presso la penisola dello Jutland. Il fallimento, però, spinse i tedeschi ad intensificare la guerra sottomarina. Nel maggio 1916 , gli austriaci sferrarono in Trentino una spedizione punitiva ( Strafexpedition ) che però venne sventata grazie anche all’aiuto dei russi. Di fronte a questo episodio il governo Salandra si dimise. Subentrò allora il governo Boselli che dichiarò guerra anche alla Germania, dopo la conquista di Gorizia ( 9 agosto ). Fronte interno ed economia di guerra Per la prima volta l’Europa si misurava con una “guerra totale” , ovvero una situazione in cui tutti i contendenti erano disposti ad utilizzare fino all’ultima risorsa per risultare vincitori. La guerra comprendeva anche i “fronti interni” , dove non si combatteva ma dove si creavano armi ed equipaggiamento per la guerra; le industrie furono convertite alla produzione bellica, i consumi alimentari erano stati razionati e i prezzi sottoposti a rigidi controlli; per la scarsità di manodopera, si dovette ricorrere ad un massiccio impiego di forza lavoro femminile : da quel momento le donne si ritrovarono a svolgere mansioni impensabili fino ad allora come guidare bus, fare le operaie e mandare avanti le campagne. In tutti i paesi sorsero organismi statali preposti a dirigere l’economia bellica; si richiesero inoltre prestiti di guerra ai cittadini. Nonostante la propaganda e il controllo sulle informazioni, furono numerosi gli episodi di ammutinamento e di diserzione, e tra i civili e le manifestazioni di protesta e gli scioperi per il cibo e la pace. 1917-1918: verso la fine del conflitto Il 1917 fu l’anno decisivo. Quell’anno lo zar Nicola II abdicò ed i comunisti guidati da Lenin presero il potere con la rivoluzione d’ottobre e stipularono con la Germania e con l’impero austro-ungarico l’armistizio di Brest-Litovsk. Il ritiro russo fu un duro colpo per l’Intesa poiché gli austro-tedeschi poterono concentrare le forze sul fronte occidentale, tanto che sfondarono le linee italiane a Caporetto ( 23-24 ottobre 1917 ). Dopo le dimissioni di Boselli, si costituì un governo di unità nazionale presieduto da Vittorio Emanuele Orlando. Da quel momento le truppe erano guidate da Armando Diaz che, grazie ai veterani e ai “ragazzi del ‘99” , riuscì a fermare l’invasione. Nel frattempo, nell’aprile 1917 , gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania. L’intervento americano fornì all’Intesa un notevole apporto di uomini e mezzi mettendo in crisi Austria e Germania. L’Alleanza scatenò due offensive: una contro gli anglo-francesi nella seconda battaglia della Marna ( luglio 1918 ) e una contro gli italiani sul Piave, seguita da una controffensiva a Vittorio Veneto vinta dagli italiani ( 24 ottobre 1918 ) e dalla firma dell’armistizio di Villa Giusti. Nel novembre 1918 anche la Germania firmò l’armistizio a Compiègne. Dopo queste sconfitte, l’impero tedesco e austro-ungarico si trasformarono in repubbliche. L’EUROPA E IL MONDO DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE I trattati di pace e la Società delle Nazioni

videro i loro risparmi erosi dall’inflazione. Grazie agli avvenimenti russi, si rafforzavano i movimenti operai, distinti in socialisti riformisti e comunisti rivoluzionari. Intanto negli Stati Uniti l’ideologia isolazionista portò a provvedimenti contro l’immigrazione straniera e a un clima di ostilità caratterizzato da una violenza xenofoba e razzista ( Ku Klux Klan ). Gli anni Venti: benessere e nuovi stili di vita Il conflitto aveva, in un certo senso, abbattuto le barriere culturali e sociali. Da questa situazione è derivata una società più egualitaria, dinamica e più aperta alle novità. I sentimenti di paura e depressione che aveva portato il dopoguerra, vennero sostituiti da un nuovo ottimismo e una nuova voglia di vivere. Uno dei segnali più evidenti si ebbe nel ruolo sociale femminile : durante la guerra erano uscite dall’isolamento domestico che portò nel dopoguerra un nuovo modo di pensare, conquistarono una nuova femminilità e cambio anche il loro modo di vestire. Furono questi i cosiddetti “anni ruggenti” , in cui si delineò lo “stile di vita americano” : era contraddistinto da un alto tenore di vita, dal consumismo, dalla ricerca di svaghi e divertimenti, che rimaneva comunque una prerogativa per le famiglie agiate. La crisi del 1929 e il New Deal Tutto questo benessere creò negli Stati Uniti una crisi di sovrapproduzione. Questo ebbe conseguenze molto gravi come il crollo della Borsa di Wall Street ( 24 ottobre 1929 ), le banche fallirono e le fabbriche chiusero, crebbe la disoccupazione e la povertà. Vennero ritirati i capitali in Europa e la crisi si propagò. Ad avviare una risoluzione della crisi americana fu il presidente Roosevelt, che varò il New Deal , destinato a segnare il passaggio da un’economia libera ad un’economia guidata. Venne adottato un sistema di inflazione controllata (svalutando il dollaro per rialzare i prezzi, immettendo cartamoneta, controllando banche e Borse). Realizzò inoltre lavori pubblici per combattere la disoccupazione e concesse aiuti alle aziende in crisi. Per finanziare queste riforme, vennero tassate in modo più pesante le classi abbienti. La seconda presidenza Roosevelt confermò il pieno consenso delle masse e dei sindacati. IL REGIME FASCISTA IN ITALIA Le trasformazioni politiche nel dopoguerra Nel difficile contesto del dopoguerra, lo schieramento liberale andò perdendo influenza. Nel 1919 don Luigi Sturzo fondò il Partito popolare che proponeva l’adozione del sistema elettorale proporzionale, l’ampliamento del suffragio elettorale anche attraverso il voto delle donne e un maggior decentramento amministrativo ed un’importante riforma agraria per riscuotere l’interesse dei ceti rurali. Ci furono gravi dissidi nel Partito socialista; intanto una terza linea proposta da Gramsci, Bordiga e Togliatti, puntava alla creazione di un partito rivoluzionario basato sul modello di quello di Lenin in Russia. In questo clima Mussolini fondò il movimento dei Fasci di combattimento ( 23 marzo 1919 ). La crisi dello stato liberale Un altro fattore di instabilità era legato al mancato rispetto del patto di Londra. Allo stesso tempo, nel settembre del 1919 , D’Annunzio marciò su Fiume instaurando un governo provvisorio e proclamò l’annessione all’Italia. Nel 1919 si ebbero anche le elezioni politiche che videro vincitori socialisti e cattolici. Tra il 1919 e il 1920 si ebbero sommosse e scioperi nelle campagne ( biennio rosso ); nelle aree più

industrializzate gli operai occuparono le fabbriche. Il governo Giolitti, per evitare una guerra civile, si oppose alla richiesta di utilizzare la forza e appoggiò i sindacati. Con questo si acuirono le divisioni all’interno del Partito socialista che, in occasione del congresso di Livorno, diede vita al Partito comunista ( 21 gennaio 1921 ). Nel novembre 1920 venne firmato il trattato di Rapallo che dichiarava Fiume “città libera”. Per la stessa ragione di non accendere tensioni internazionali, Giolitti riconobbe l’indipendenza dell’Albania. L’ascesa del fascismo Intanto i Fasci di Mussolini raccoglievano l’appoggio delle forze conservatrici, rassicurate dalle ostilità contro i socialisti, ostilità che però, molto spesso, si tramutavano in spedizioni punitive di bande armate ( squadrismo ). In vista delle elezioni del 1921 , Giolitti strinse un’alleanza con fascisti e nazionalisti, detta blocco nazionale; questo facilitò l’avanzata dei fascisti, che entrarono in Parlamento. Nel novembre 1921 Mussolini fondò il Partito nazional fascista (Pnf). Oltre che della grande borghesia, il Pnf raccolse i consensi di ceto medio e piccola borghesia. A quel punto Mussolini decise che era arrivato il momento di prendere il potere: ordinò quindi ai suoi fedelissimi di marciare su Roma ( 28 ottobre 1922 ). Il Presidente del Consiglio presentò al re il decreto che proclamava lo stato d’assedio, per impedire l’entrata dei fascisti in città, ma il re non lo firmò e invitò Mussolini nella capitale per formare il nuovo governo ( 29-30 ottobre ). Mussolini diede vita ad un governo di coalizione. Per limitare il potere parlamentare istituì il Gran consiglio del fascismo e trasformò le squadre d’azione in Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn). Per assicurarsi il consenso delle masse cattoliche, Mussolini perseguì una politica di riavvicinamento alla Chiesa. Nell’ aprile 1924 la lista nazionale di Mussolini ottenne la maggioranza, anche grazie a brogli e intimidazioni, che suscitarono la protesta dell’opposizione. Uno di questi, Giacomo Matteotti, venne assassinato. Il 3 gennaio 1925 si dichiarò responsabile del delitto Matteotti e instaurò una dittatura. La costruzione dello stato fascista Una tappa fondamentale del regime fascista fu la promulgazione delle “leggi fascistissime” ( 1925-1926 ). A livello locale vennero ampliate le prerogative dei prefetti e alle cariche elettive entrò quella del podestà. Per reprimere le attività antifasciste venne istituito il Tribunale speciale. In questo modo instaurò una dittatura personale, basata su un partito unico. Per consolidare il regime, il duce ricorse ad una martellante propaganda portata avanti con i nuovi metodi di comunicazione (radio, cinegiornali, cinema) ma anche con la stampa e con le organizzazioni di partito. Anche la scuola divenne mezzo di propaganda. Allo scopo di pianificare a fascistizzare il tempo libero vennero istituiti organi come l’ Opera Nazionale Balilla (ONB) , i Gruppi universitari fascisti e l’ Opera nazionale dopolavoro. Venne inasprita inoltre la repressione delle attività antifasciste, attraverso l’ Ovra. Inoltre, per far tacere il dissenso cattolico, vennero firmati i Patti lateranensi che riconoscevano la sovranità del papa sullo Stato della Città del Vaticano. La politica sociale ed economica Il regime soppresse le libere associazioni sindacali e istituì le corporazioni, che univano lavoratori e datori di lavoro sotto un'unica organizzazione mirata a completare obiettivi nazionali; pubblicò inoltre la Carta del lavoro che ribadiva la collaborazione tra le classi in nome di interessi superiori. Dalla fase liberista si passò al protezionismo mediante un incremento dei dazi sui cereali e una creazione di ostacoli di ogni tipo per evitare l’investimento di capitali esteri in Italia. La rivalutazione della lira , che

questo, grazie anche alle pressioni di industriali, agrari e militari, nel 1933 Hitler venne nominato cancelliere. La costruzione dello stato totalitario Il 27 febbraio 1933 venne incendiato il Parlamento di Berlino. Venne data la colpa ai comunisti ed iniziò una vera e propria persecuzione. Il 28 febbraio venne emanato un decreto straordinario che limitava le libertà politiche e civili. Nelle elezioni del 5 marzo 1933 il Partito nazista non ottenne la maggioranza, così Hitler si affrettò a varare una legge delega che gli dava pieni poteri per quattro anni. Infine, il partito nazista venne riconosciuto come partito unico. Venne istituita la Gestapo che permetteva di controllare le rivolte. Nella scalata al potere Hitler trovò anche ostacoli interni al partito che sistemò con la “notte dei lunghi coltelli”. Da allora Hitler ebbe potere assoluto creando il Terzo Reich. Il consolidamento del regime avvenne attraverso un’azione di propaganda, mentre i buoni risultati in campo economico ottenuti con un’economia autarchica gli assicurarono un ampio consenso. L’ideologia nazista e l’antisemitismo L’ideologia nazista si basava su due elementi fondamentali: la razza e l’ineguaglianza tra razze. Da questi punti derivava la teoria della superiorità della razza ariana (razza germanica), la necessità di difenderla da ogni contaminazione e l’antisemitismo. Con le leggi di Norimberga ( settembre 1935 ) iniziò una spietata persecuzione contro il popolo ebraico, ritenuti una razza impura. A partire dal 1938 si ebbero anche i primi episodi di sterminio fisico, come la notte dei cristalli, e i primi ebrei condotti nei campi di concentramento. La politica estera aggressiva di Hitler Appena nominato cancelliere, Hitler ritirò la Germania dalla Società delle Nazioni. In seguito alla riannessione della Saar, iniziò a ricostruire l’esercito ( la Wehrmacht ) e nel marzo 1936 invase la Renania. Nel frattempo si avvicinò a Mussolini il quale, dopo la guerra d’Etiopia, si trovò isolato e scelse di allearsi con la Germania; venne quindi creata l’Asse Roma-Berlino (1936). Successivamente si unì anche il Giappone andando a formare così l’Asse Roma-Berlino-Tokyo. Nel marzo 1938 i tedeschi occuparono l’Austria. Nel marzo 1939 invasero la Cecoslovacchia dopo aver conquistato, nel 1938 , il territorio dei Sudeti. Solo quando i tedeschi rivendicarono il “corridoio di Danzica” , le potenze europee stipularono una serie di alleanze con i Paesi che confinavano con la Germania, ma il 22 maggio gli Stati Uniti siglarono il Patto d’acciaio, che li impegnava a prestarsi aiuto reciproco in caso di guerra. Il 3 agosto venne anche firmato il Patto Molotov-Ribbentrop , che prevedeva la spartizione della Polonia tra Russia e Germania. L’URSS DI STALIN L’ascesa di Stalin e l’industrializzazione sovietica Nel 1924 , alla morte di Lenin, si aprì un periodo di crisi nel partito bolscevico, la cui direzione era nelle mani di Stalin, Zinovev e Kamenev, ma che era insidiato dalla sinistra guidata da Trotskij. Le due linee difendevano rispettivamente il “socialismo in un paese solo” e una “rivoluzione permanente”. Stalin riteneva che fosse necessario avviare un processo di industrializzazione. Promosse per prima cosa la collettivizzazione forzata della terra, sterminando i kulaki (i contadini più ricchi). In seguito vennero favorite sia l’industria siderurgica ed elettrica, sia quella mineraria ed

estrattiva. Sorsero inoltre grandi città industriali, collegate da una rete di comunicazioni ferroviarie e stradali (piani quinquennali). Il terrore staliniano e i gulag Per portare avanti la sua strategia economica Stalin utilizzò l’arma del terrore e della repressione; si venne quindi a creare una dittatura fondata su un potere personale e tirannico. Dal 1936 al 1938 si ebbe il periodo delle “grandi purghe” , caratterizzato da processi e condanne a morte contro i membri della vecchia guardia bolscevica, dirigenti del partito e alti esponenti dell’esercito. Tra le vittime ci fu anche Trotskij, Zinovev e Kamenev. Milioni di persone, accusate di essere “nemici”, vennero rinchiuse nei gulag, campi di lavoro posti nelle zone più inospitali del mondo, come la Siberia. I detenuti nel gulag venivano impiegati per la costruzione di strutture destinate al popolamento di quelle regioni e per lo sfruttamento delle risorse naturali. Il consolidamento dello stato totalitario Oltre ai metodi di repressione, la dittatura poté accrescere del proprio potere anche grazie alla massiccia propaganda e di esaltazione della figura di Stalin, intorno a cui si costruì un culto della personalità. Nel 1933 l’URSS venne ammessa nella Società delle Nazioni e riconosciuta dagli Stati Uniti, in cambio di un’azione tra borghesia democratica e comunismo contro il fascismo. LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA Agli inizi del Novecento la Spagna si trova in una situazione di grave arretratezza economica, dovuta in gran parte all’incapacità della monarchia di modernizzare il paese. Per ostacolare il movimento democratico e socialista, i ceti conservatori e reazionari, appoggiarono il colpo di Stato attuato da Miguel Primo de Rivera che instaurò un regime dittatoriale ( 1923-1930 ). Successivamente, dopo il successo delle forze democratiche nelle elezioni del 1931 , il re fu deposto e venne proclamata la repubblica. Nel corso del “biennio rosso” ( 1931-1933 ) vennero attuate alcune riforme, come quella agraria, ma la Falange espanola. Nelle elezioni del 1933 le forze di destra ottennero il successo. Iniziò così il “biennio nero” ( 1933-1935 ). I repubblicani si unirono nel Fronte popolare ( 1936 ), che ottenne una vittoria netta alle successive elezioni. Il paese era però ingovernabile e Francisco Franco, con l’aiuto della Falange e dei nazionalisti, diede inizio alla guerra civile ( 1936-1939 ). Francisco Franco vinse la guerra e rimase in carica fino alla sua morte, nel 1975. LA SECONDA GUERRA MONDIALE La guerra-lampo (1939-1940) Sentendosi sicuro sul fronte orientale grazie al patto Molotov-Ribbentrop, Hitler decise di invadere la Polonia. Il 1° settembre 1939 ebbe inizio così la Seconda Guerra Mondiale. Il 3 settembre Francia e Inghilterra aprirono le ostilità. Stati Uniti e Giappone proclamarono la neutralità mentre l’Italia si dichiarò in posizione di non belligeranza. La Germania schierò contro la Polonia una forza bellica propria della guerra-lampo, aiutata anche dalle armate sovietiche ( 17 settembre 1939 ). L’esercitò tedesco occupò poi Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Lussemburgo per avere posizioni più strategiche e per accaparrarsi i rifornimenti. I russi invece assunsero il controllo delle repubbliche baltiche e della Finlandia. Nel maggio 1940 i tedeschi invasero la Francia, superando da Nord la linea Maginot, e instaurarono un governo collaborazionista a Vichy. Nel frattempo Mussolini, viste le numerose e rapide vittorie di Hitler, decise di entrare in guerra ( 10 giugno 1940 ). Dopo la Francia Hitler decise

di battaglia. La lotta contro i nazifascisti venne condotta anche dalla Resistenza, costituita da diversi gruppi di orientamento politico diverso riuniti sotto il Comitato di liberazione nazionale ( Cln ) e nel Corpo volontari della libertà ( Cvl ). Nel settembre 1943 le truppe anglo-americane giunsero a Napoli ma si arrestarono sulla linea Gustav. Dopo aver ripreso l’avanzata nella primavera del 1944 gli Alleati liberarono Roma (4 giugno) e Firenze (11 agosto) ma si arrestarono sulla linea Gotica. La vittoria degli Alleati Durante la conferenza di Teheran, che vide la presenza di Roosevelt, Churchill e Stalin ( 28 novembre-10 dicembre ). Mentre gli anglo-americani sbarcavano in Normandia ( 6 giugno 1944 ), i sovietici lanciavano da Est una controffensiva. Nonostante i vari tracolli militari, Hitler era sempre convinto che la guerra si potesse vincere ma dopo l’occupazione sovietica di Berlino e la liberazione dell’Italia ( 25 aprile 1945 ), la resa della Germania fu inevitabile. Mussolini venne fucilato il 28 aprile , dopo essere stato riconosciuto su un convoglio tedesco in fuga e Hitler si suicidò il 30 aprile. Durante la conferenza di Yalta ( 4-11 febbraio ), Roosevelt, Stalin e Churchill avevano preso importanti decisioni relative agli assetti internazionali da adottare dopo la fine della guerra. Il crollo dei regimi fascisti e nazisti sancì la fine della guerra in Europa ma non in Giappone, dove il 6 e il 9 agosto 1945 vennero sganciate le bombe atomiche sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Anche il Giappone fu costretto a firmare la resa. Le stragi dei civili in Italia Tra i casi di stragi più tristemente noti si ricorda quello delle Fosse Ardeatine avvenuto il 23-24 marzo 1944 : vennero prelevate 335 persone nelle carceri di via Tasso e di Regina Coeli e furono uccise per rappresaglia in seguito alla morte di 32 militari tedeschi, avvenuta nel corso di un attentato. Un’altra strage di innocenti fu quella di Marzabotto i cui abitanti, secondo i fascisti, offrivano aiuto alla brigata partigiana “Stella Rossa”. Il 29 settembre 1944 una colonna tedesca entrò nel villaggio ed uccise 1836 persone. L’eccidio delle foibe I residenti sul confine con la Iugoslavia dovettero subire la violenza dell’esercitò comunista di Tito, che nel corso della guerra di liberazione aveva occupato l’Istria e l’intera Venezia Giulia. Successivamente gli Alleati costrinsero i comunisti a ritirarsi dalla Venezia Giulia ma non dall’Istria, dove ebbe inizio una serie di persecuzioni e azioni di “pulizia etnica”. Nella primavera del 1945, con la resa dell’Italia, i titini, considerando fascista qualunque italiano, procedettero ad esecuzioni di massa gettandoli, vivi o morti, nelle cosiddette “foibe” (cavità naturali scavate dall’acqua nella roccia carsica). LA GUERRA FREDDA USA e URSS: da alleati ad antagonisti La conferenza di Yalta (1945) pose le basi per la spartizione dell’Europa sotto il controllo di Stati Uniti e Unione Sovietica. Già nel 1944 i paesi Alleati si erano incontrati a Bretton Woods per far fronte ai problemi economici causati dalla guerra. Furono quindi istituiti la Banca mondiale , che avrebbe finanziato la ricostruzione dei

paesi colpiti, il Fondo monetario internazionale ( Fmi ), che avrebbe vigilato sulla stabilità monetaria basandosi sul dollaro americano, e venne siglato il Gatt , un accordo commerciale che stabiliva la progressiva riduzione delle tariffe doganali e dei limiti alle importazioni. Inoltre, per garantire la pace a livello mondiale, venne fondata l’ Organizzazione delle Nazioni Unite ( Onu ). Venne anche istituito un tribunale militare a Norimberga dove vennero processati i criminali di guerra. Più avanti, durante la conferenza di Potsdam, emersero i primi contrasti, in particolare in merito al principio dell’autodeterminazione dei popoli perché Stalin si dimostrava contrario a garantire lo svolgimento delle libere elezioni in Polonia. Questi contrasti divennero aperte rivalità nel 1947 con la dottrina Truman; Stalin diede quindi vita al Kominform. Le “due Europe” e la crisi di Berlino Nell’Europa occidentale l’influenza americana valorizzò il “modello capitalistico”. La ripresa fu facilitata anche dal “piano Marshall” ( 1948-1958 ). I paesi del blocco sovietico, coordinati dal Comecon, seguirono una via diversa per la ricostruzione. A questo punto l’Europa era divisa in due. Un esempio della rivalità che c’era tra i due blocchi è rappresentabile dal blocco sovietico della città di Berlino, che venne aggirata grazie al ponte aereo predisposto da USA ed Inghilterra. Dopo la fine del blocco, nella Germania Occidentale si costituì la Repubblica federale tedesca, mentre nella parte orientale si venne a costituire la Repubblica democratica tedesca. La Guerra Fredda nello scenario internazionale Nell’aprile del 1949 Stati Uniti, Canada e diversi Paesi dell’Europa occidentale stipularono il Patto atlantico, che diede vita anche alla NATO , un’organizzazione militare che sarebbe intervenuta in caso di attacco sovietico. Negli USA iniziò a prendere forma un anticomunismo persecutorio conosciuto come “maccartismo”. In Cina la vittoria di Mao sui nazionalisti ( gennaio 1949 ) diede vita alla Repubblica popolare cinese. Preoccupati dell’espansione comunista in Asia, gli USA appoggiarono la Corea del Sud. Ne scaturì una guerra conclusasi con un armistizio che divise in due la Corea. Inoltre, in aiuto contro il comunismo, arrivò il Giappone, che divenne un sicuro alleato e fu aiutato a trasformarsi in monarchia parlamentare. Fu anche rafforzata la NATO; in risposta nel 1955 venne siglato il Patto di Varsavia dai paesi dell’Est. Oltre la politica dei due blocchi: il Terzo Mondo Nel 1955 ventinove stati afroasiatici si riunirono a Bandung , in Indonesia. Essi rifiutavano la politica dei blocchi contrapposti e diedero vita al movimento dei paesi non allineati, definito poi “Terzo Mondo”. Proclamarono inoltre la lotta alla discriminazione razziale e al colonialismo; la loro decolonizzazione ebbe l’apice tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nonostante questo molti paesi, essendo in uno stato di arretratezza, dovettero stipulare accordi svantaggiosi con gli stati occidentali, dando vita a forme di colonialismo: infatti per industrializzare il proprio stato, molti paesi si trovarono costretti ad importare materie prime dagli ex colonizzatori. Gli Stati Uniti e la guerra del Vietnam Le decisioni della conferenza di Ginevra del 1954 prevedevano la riunificazione del Vietnam, ma non furono gradite dagli americani, che negarono il consenso. In realtà non si tenne nessuna elezione. Inoltre nel Vietnam del Sud il governo filoamericano di Diem, oltre che autoritario si rivelò anche corrotto. Questo suscitò nel paese una forte opposizione condotta dai vietcong (i “comunisti del Vietnam” ) e dal leader