Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Storie erodoto, Sintesi del corso di Storia Della Filosofia

sunto dettagliato di tutti e 9 i libri delle Storie di Erodoto eseguito dopo un'attenta lettura delle stesse

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015
In offerta
30 Punti
Discount

Offerta a tempo limitato


Caricato il 29/09/2015

Federico_.Michelotti
Federico_.Michelotti 🇮🇹

4.5

(112)

23 documenti

1 / 26

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
ERODOTO
STORIE
Libro primo
[CLIO]
Proemio
Il proemio è brevissimo e dichiara l'intento generale dell'opera: "perché le imprese degli uomini col tempo
non siano dimenticate, né le gesta grandi e meravigliose così dei Greci come dei Barbari non rimangano
senza gloria."La frase conclusiva "per mostrare il motivo per cui vennero a guerra fra loro" serve invece ad
introdurre l'argomento del primo libro, cioè gli antefatti dell'inimicizia fra i Greci ed i Persiani.
Secondo fonti persiane, la causa prima della discordia nacque dai Fenici che spingendo i loro commerci in
terra ellenica commisero ad Argo un ratto di donne fra le quali la figlia del re, di nome Io. Si tratta di un
primo esempio di razionalizzazione del mito in quanto Io, figlia di Inaco, è la stessa della leggenda, amata
da Zeus e trasformata in giovenca da Era. Il racconto di Erodoto costituirebbe quindi un'alternativa possibile
alla fuga in Asiadi Io, perseguitata dai tafani mandati da Era. Io fu deportata in Egitto, i Greci per rivalsa
rapirono donne di Tiro, fra le quali Europa, e successivamente, con una missione in Colchide, sequestrarono
la principessa Medea. Incoraggiato dal fatto che i precedenti rapimenti erano rimasti senza soddisfazione,
Alessandro figlio di Priamo(Paride) rapì la greca Elena. Le ostilità più gravi furono provocate dai Greci che,
per recuperare Elena, portarono in Asia una guerra così tremenda che da quel tempo gli Asiatici
considerarono sempre "ciò che era greco come loro nemico"Fin qui la versione persiana degli eventi. I Fenici
negavano di aver rapito Io che si sarebbe imbarcata sulle loro navi volontariamente per nascondere al padre
di essere incinta a causa di una relazione segreta. Qui Erodotointroduce il personaggio di Creso, re di Lidia,
il primo asiatico ad attaccare la Grecia. Creso, figlio di Aliatte, assoggettò gli Ioni, gli Eoli ed i Dori d'Asia,
stringendo invece amicizia con i Lacedemoni. Questi eventi segnarono il primo caso di sudditanza da parte
dei Greci ad uno stato straniero. Erodoto risale alle origini del potere dei Mermnadi, la stirpe di Creso, potere
che era appartenuto in precedenza agli Eraclidi: alla dinastia degli Eraclidi era appartenuto anche un Lido,
eponimo della Lidia. Ultimo regnante degli Eraclidi (dopo cinquecentocinque anni di potere) fu Candaule,
figlio di Mirso. Si raccontava che Candaule, estasiato dalla bellezza della moglie, volle mostrarla nuda ad un
suo ufficiale di nome Gige al quale ordinò di nascondersi per spiare la donna che si spogliava. La regina si
rese conto di essere osservata e decise di vendicarsi, fece credere a Candaule di non essersi accorta di nulla
ma l'indomani convocòGige e lo convinse ad attentare alla vita di Candaule, minacciandolo di morte. Ucciso
Candaule, Gige sposò la regina ed ottenne il regno, con l'espresso consenso dell'oracolo di Delfi. La Pizia,
per altro, predisse che gli Eraclidi si sarebbero vendicati sul quarto discendente di Gige. Gige offrì
ricchissimi doni al santuario di Delfi, invase i territori di Mileto, Smirne e Colofone e regnò per trentotto
anni. A Gige successe il figlio Ardys, durante il cui regno i Cimmeri occuparono Sardi. Ardys regnò
quarantanove anni, gli successe il figlio Sadiatte (dodici anni) e a questi Aliatte. Aliatte scacciò iCimmeri
dall'Asia, conquistò Smirne ed invase il territorio di Clazomene, ove fu sconfitto. Sadiatte, poi Aliatte,
tentarono di conquistare Mileto per undici anni consecutivi. Nel dodicesimo anno di guerra bruciò
incidentalmente il tempio milese di Atena ed Aliatte si ammalò.
L'oracolo di Delfi attribuì la malattia all'incendio sacrilego, cosa che indusse Aliatte a firmare un trattato di
pace con Trasibulo, tiranno di Mileto. Nella trattativa intervenne Periandro, figlio di Cipselo, tiranno di
Corinto e amico di Trasibulo. Periandro, si narrava, era stato testimone nella sua vita di un grande prodigio:
il salvataggio ad opera di un delfino di Arione di Metimna, famoso citareda. In viaggio da Taranto a Corinto,
Arione era stato imprigionato dai marinai che volevano impadronirsi dei suoi averi. Prima di essere ucciso
Arione aveva ottenuto di poter cantare per l'ultima volta ed il suo canto aveva richiamato un delfino.
Gettatosi spontaneamente in mare, Arione era stato salvato dal delfino che lo aveva portato a Corinto illeso,
arrivando prima dei marinai. Periandro, non credendo al prodigio, aveva trattenuto Arione, ma arrivati i
marinai li aveva interrogati e smascherati. Erodoto definisce Arione il creatore del ditirambo. Morto Aliatte,
ereditò il regno il figlio Creso, che aveva trentacinque anni. Creso assalì la città di Efeso cingendola
d'assedio, quindi prese ad insidiare ad una ad una tutte le città degli Ioni e degli Eoli. Grazie alla mediazione
del filosofo Biante di Priene o a quella di Pittaco di Mitilene, Creso concluse un accordo con gli Ioni delle
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
Discount

In offerta

Anteprima parziale del testo

Scarica Storie erodoto e più Sintesi del corso in PDF di Storia Della Filosofia solo su Docsity!

ERODOTO

STORIE

Libro primo [CLIO]

Proemio

Il proemio è brevissimo e dichiara l'intento generale dell'opera: "perché le imprese degli uomini col tempo non siano dimenticate, né le gesta grandi e meravigliose così dei Greci come dei Barbari non rimangano senza gloria."La frase conclusiva "per mostrare il motivo per cui vennero a guerra fra loro" serve invece ad introdurre l'argomento del primo libro, cioè gli antefatti dell'inimicizia fra i Greci ed i Persiani. Secondo fonti persiane, la causa prima della discordia nacque dai Fenici che spingendo i loro commerci in terra ellenica commisero ad Argo un ratto di donne fra le quali la figlia del re, di nome Io. Si tratta di un primo esempio di razionalizzazione del mito in quanto Io, figlia di Inaco, è la stessa della leggenda, amata da Zeus e trasformata in giovenca da Era. Il racconto di Erodoto costituirebbe quindi un'alternativa possibile alla fuga in Asiadi Io, perseguitata dai tafani mandati da Era. Io fu deportata in Egitto, i Greci per rivalsa rapirono donne di Tiro, fra le quali Europa, e successivamente, con una missione in Colchide, sequestrarono la principessa Medea. Incoraggiato dal fatto che i precedenti rapimenti erano rimasti senza soddisfazione, Alessandro figlio di Priamo(Paride) rapì la greca Elena. Le ostilità più gravi furono provocate dai Greci che, per recuperare Elena, portarono in Asia una guerra così tremenda che da quel tempo gli Asiatici considerarono sempre "ciò che era greco come loro nemico"Fin qui la versione persiana degli eventi. I Fenici negavano di aver rapito Io che si sarebbe imbarcata sulle loro navi volontariamente per nascondere al padre di essere incinta a causa di una relazione segreta. Qui Erodotointroduce il personaggio di Creso, re di Lidia, il primo asiatico ad attaccare la Grecia. Creso, figlio di Aliatte, assoggettò gli Ioni, gli Eoli ed i Dori d'Asia, stringendo invece amicizia con i Lacedemoni. Questi eventi segnarono il primo caso di sudditanza da parte dei Greci ad uno stato straniero. Erodoto risale alle origini del potere dei Mermnadi, la stirpe di Creso, potere che era appartenuto in precedenza agli Eraclidi: alla dinastia degli Eraclidi era appartenuto anche un Lido, eponimo della Lidia. Ultimo regnante degli Eraclidi (dopo cinquecentocinque anni di potere) fu Candaule, figlio di Mirso. Si raccontava che Candaule, estasiato dalla bellezza della moglie, volle mostrarla nuda ad un suo ufficiale di nome Gige al quale ordinò di nascondersi per spiare la donna che si spogliava. La regina si rese conto di essere osservata e decise di vendicarsi, fece credere a Candaule di non essersi accorta di nulla ma l'indomani convocòGige e lo convinse ad attentare alla vita di Candaule, minacciandolo di morte. Ucciso Candaule, Gige sposò la regina ed ottenne il regno, con l'espresso consenso dell'oracolo di Delfi. La Pizia, per altro, predisse che gli Eraclidi si sarebbero vendicati sul quarto discendente di Gige. Gige offrì ricchissimi doni al santuario di Delfi, invase i territori di Mileto, Smirne e Colofone e regnò per trentotto anni. A Gige successe il figlio Ardys, durante il cui regno i Cimmeri occuparono Sardi. Ardys regnò quarantanove anni, gli successe il figlio Sadiatte (dodici anni) e a questi Aliatte. Aliatte scacciò iCimmeri dall'Asia, conquistò Smirne ed invase il territorio di Clazomene, ove fu sconfitto. Sadiatte, poi Aliatte, tentarono di conquistare Mileto per undici anni consecutivi. Nel dodicesimo anno di guerra bruciò incidentalmente il tempio milese di Atena ed Aliatte si ammalò. L'oracolo di Delfi attribuì la malattia all'incendio sacrilego, cosa che indusse Aliatte a firmare un trattato di pace con Trasibulo, tiranno di Mileto. Nella trattativa intervenne Periandro, figlio di Cipselo, tiranno di Corinto e amico di Trasibulo. Periandro, si narrava, era stato testimone nella sua vita di un grande prodigio: il salvataggio ad opera di un delfino di Arione di Metimna, famoso citareda. In viaggio da Taranto a Corinto, Arione era stato imprigionato dai marinai che volevano impadronirsi dei suoi averi. Prima di essere ucciso Arione aveva ottenuto di poter cantare per l'ultima volta ed il suo canto aveva richiamato un delfino. Gettatosi spontaneamente in mare, Arione era stato salvato dal delfino che lo aveva portato a Corinto illeso, arrivando prima dei marinai. Periandro, non credendo al prodigio, aveva trattenuto Arione, ma arrivati i marinai li aveva interrogati e smascherati. Erodoto definisce Arione il creatore del ditirambo. Morto Aliatte, ereditò il regno il figlio Creso, che aveva trentacinque anni. Creso assalì la città di Efeso cingendola d'assedio, quindi prese ad insidiare ad una ad una tutte le città degli Ioni e degli Eoli. Grazie alla mediazione del filosofo Biante di Priene o a quella di Pittaco di Mitilene, Creso concluse un accordo con gli Ioni delle

isole. Col passare del tempo, Creso assoggettò molte popolazioni. La città di Sardi, sempre più fiorente, divenne sede di molti sapienti. Fra questi Solone di Atene che aveva lasciato la sua città dopo aver fatto giurare solennemente ai propri concittadini di non abrogare o cambiare per dieci anni le leggi da lui istituite. L'occasione serve ad Erodoto per esprimere il contrasto fra il pensiero greco ed il modo di vivere degli orientali.Creso, avendo sentito parlare dei viaggi di Solone e della sua proverbiale saggezza, lo convoca per chiedergli quale sia il più felice degli uomini. Solone cita casi di Greci che dopo una vita serena e dignitosa sono morti gloriosamente. Creso è indignato di non essere considerato - nonostante le sue immense ricchezze - il più felice degli uomini, ma Solone gli risponde che solo quando una vita è finita si può valutare se quell'uomo sia stato veramente felice, quindi si limiti Creso, per il momento, a considerarsi fortunato. Dopo la partenza di Solone, Creso, che aveva due figli, sognò la morte di uno dei due, Atys. Era Atys un giovane valoroso che soleva comandare l'esercito del padre, ma poiché nel sogno Creso lo aveva visto morire per un colpo di lancia, lo fece sposare e lo allontanò da ogni attività pericolosa. Poco dopo giunse a Sardi Adrasto, discendente dalla dinastia dei re frigi detronizzati dai Lidi, che per aver ucciso involontariamente un fratello era stato cacciato dalla sua famiglia. Adrasto chiese a Creso di sottoporlo ad un rito purificatorio. Qualche tempo dopo gli abitanti della Misia, sudditi di Creso, chiesero al re di aiutarli a catturare un feroce cinghiale che devastava le loro campagne. All'impresa volle partecipare Atys nonostante i timori del padre. "Come può un cinghiale, chiese Atys, uccidermi con una punta di ferro?". Davanti a questa argomentazione Cresoconcesse ad Atys il permesso di andare ma chiese ad Adrasto di accompagnarlo e proteggerlo. Durante la caccia al cinghiale, Adrasto sbagliò un colpo ed uccise Atys. Creso tuttavia lo perdonò riconoscendo negli eventi un intervento divino, ma Adrasto si uccise, sconvolto dal rimorso. Il lutto di Creso durò due anni e terminò quando dovette preoccuparsi di fronteggiare la crescente potenza diCiro re di Persia che aveva già abbattuto Astiage, re dei Medi e cognato di Creso. Creso decise di mettere alla prova vari oracoli per stabilire a quale affidare le sorti del suo regno. Ordinò che cento giorni dopo aver lasciato Sardi i suoi ambasciatori chiedessero cosa stesse facendo il re dei Lidi in quel momento. La risposta esatta venne da Delfi: egli stava cuocendo carni di tartaruga e di agnello in un lebete di bronzo. Cresodecise di agire seguendo l'oracolo di Delfi, anche l'oracolo di Anfiarao aveva comunque dato una risposta attendibile. Creso ordinò grandi sacrifici propiziatori e fece fondere in oro la statua di un leone, animale sacro a Cibele, con molti doni votivi che Erodoto dice di aver visto in vari musei dove furono trasportati dopo l'incendio del tempio diDelfi (548 a.C.). Altri ricchi doni Creso inviò al santuario di Anfiarao. Entrambi gli oracoli decretarono che se Creso avesse marciato contro i Persiani ne avrebbe distrutto l'impero e consigliarono di cercare alleanze fra i Greci. Felice del responso, Creso inviò doni in denaro a tutti i cittadini di Delfi, questi ricambiarono concedendo ai Lidivari privilegi nell'accesso al santuario ed offrendo loro la cittadinanza onoraria. Creso consultò di nuovo l'oracolo di Delfi sulla durata del proprio regno. Il responso fu che sarebbe dovuto fuggire "quando un mulo diventerà re dei Medi". Erroneamente Creso ritenne felice il responso ignorando che il termine "mulo" si riferiva alle origini oscure di Ciro. Quindi Creso cercò di stringere alleanza con i Lacedemoni e con gliAteniesi. Erodoto considera gli Ateniesi discendenti dai Pelasgi (che per lui sono la stirpe autoctona della Grecia) e i Lacedemoni discendenti dei Dori che erano parte del flusso migratorio che costituì la popolazione ellenica. Elleni e Pelasgi si fusero e la lingua degli Elleni, prevalendo, divenne quella di tutti i Greci. Governava Atene il tiranno Pisistrato. Si raccontava che un prodigio (un lebete che aveva preso a bollire senza fuoco) avesse preannunciato ad Ippocrate, padre di Pisistrato, la tirannia del figlio. Pisistrato aveva preso il potere mettendosi a capo dei "montanari", cioè dei pastori e contadini dell'Attica che abitavano la zona montuosa e costituivano la parte più povera della popolazione. Gli altri due partiti (mercanti e possidenti) ostacolaronoPisistrato che subì un primo esilio ma riuscì a tornare ad Atene accordandosi con il capo dei mercanti, Megacle, del quale sposò la figlia. Venuto in contrasto con Megacle, fu di nuovo costretto ad allontanarsi dalla città. Pisistrato ed i suoi figli si organizzarono per riconquistare la tirannide, impiegarono dieci anni, al termine dei quali con le forze messe a loro disposizione da città amiche, prima tra tutte Tebe, marciarono su Atene e presero il potere, questa volta in modo definitivo. Dal canto loro i Lacedemoni, o Spartani, erano appena usciti da una lunga guerra contro Tegea. Essi erano governati dalla famosa costituzione emanata da Licurgo, tutore del giovane re Leobote. Per un periodo avevano conosciuto pace e prosperità ma quando avevano tentato di riconquistare la città di Tegea erano stati

con iLidi. Attaccò gli Assiri ed assediò Ninive ma fu cacciato dall'Assiria dall'invasione degli Sciti. Questi occuparono una vasta zona dell'Asia occidentale e la tennero per ventotto anni, infine Ciassare riuscì a respingerli. Ciassarecombattè ancora contro gli Assiri e conquistò Ninive (612 a.C.) con l'aiuto dei Babilonesi, morì dopo quaranta anni di regno. A Ciassare successe il figlio Astiage. Astiage sognò che la figlia Mandane orinava fino a sommergere l'Asia. In base all'interpretazione che gli indovini fecero del sogno, Astiage fece sposare Mandane non ad un nobile medo ma ad un persiano di nome Cambise. Mandane partorì Ciro. Astiage, in base ad un altro sogno premonitore, ordinò di uccidere il bambino ad un suo servitore di nome Arpago, questi a sua volta affidò l'infanticidio ad un pastore che, però, espose al posto di Ciroun bambino che sua moglie aveva appena partorito, nato morto. Ciro crebbe dunque allevato dal pastore e da sua moglie. Dopo dieci anni Ciro era un ragazzo di grande carattere. Lo notavano i suoi compagni che gli attribuivano volentieri il ruolo di re nei giochi. Una volta il ragazzo punì duramente un compagno che aveva violato le regole del gioco. Il ragazzo punito era figlio di un nobile che si lamentò presso Astiage. Convocato il bovaro e suo figlio per interrogarli, Astiage finì per intuire la verità e ne estorse conferma al pastore minacciandolo di tortura. Anche Arpago confessò di aver affidato, dodici anni prima, il neonato ad un pastore. Astiage finse di perdonarlo e lo invitò ad un banchetto ma, fatto sgozzare l'unico figlio di Arpago, ne imbandì le carni e gliele fece mangiare. Con il parere favorevole dei suoi consiglieri, Astiage decise di risparmiare Ciro e lo rimandò in Persia dai suoi veri genitori, Cambise e Mandane. Così la situazione fu capovolta ed i Medi da dominatori divennero sudditi dei Persiani. Si ribellarono, più tardi, sotto Dario, ma furono di nuovo sconfitti. I costumi religiosi dei Persiani non consentivano di innalzare statue agli dei, che erano ritenuti non antropomorfi.Erodoto non parla del dualismo fondamentale della religiose persiana e confonde il dio persiano Ahura Mazda conZeus. Confonde inoltre il dio solare Mitra con una divinità femminile affine ad Afrodite. I sacrifici non erano offerti su altari ma all'aperto, in luoghi considerati puri e sempre alla presenza di un sacerdote detto Mago. Al persiano non era lecito chiedere benefici personali ma sacrificava sempre a nome di tutti i Persiani e del loro re. I Persiani celebravano solamente il proprio compleanno con banchetti più o meno ricchi a seconda delle possibilità di ognuno. Erano raffinati a tavola e grandi bevitori, usavano prendere le decisioni importanti in stato di ebbrezza e ripensarle da sobri o viceversa. Socialmente avevano classi rigide e la nobiltà aveva grande importanza. La loro civiltà risentiva influssi dei Medi, degli Egiziani e dei Greci. Poligami, praticavano spesso anche la pederastia. I bambini venivano allevati dalle donne fino a cinque anni senza mai essere portati al cospetto paterno. Giuridicamente erano piuttosto tolleranti, raramente veniva applicata la pena capitale. Nel loro codice morale la più grave colpa era la menzogna. Anche i debiti erano considerati disonorevoli. I Persiani praticavano l'inumazione dopo aver cosparso il cadavere di cera. In alcuni casi i morti venivano esposti ai cani ed agli avvoltoi con misteriosi rituali. Ai Magi era concesso uccidere qualsiasi animale ad eccezione dell'uomo e del cane, sacro ad Ahura Mazda. Gli Ioni e gli Eoli, ex sudditi dei Lidi, inviarono ambasciatori a Ciro per sottomettersi pacificamente ma Ciro , che aveva in precedenza cercato la loro alleanza senza successo, rifiutò di trattare. Contro la minaccia persiana, gli Ioni formarono una lega di dodici città (segue una breve descrizione del territorio e della popolazione della Ionia). Alla lega ionica si unirono alcune città doriche e tutte decisero di chiedere aiuto a Sparta. I Lacedemoni rifiutarono di intervenire contro i Persiani e si limitarono ad inviare una delegazione a Ciro per intimargli di non molestare le città greche. Ciro non tenne conto della minaccia spartana e tornò a Ecbatana per occuparsi di questioni insorte con i Babilonesi. Dopo la partenza di Ciro il lido Pactyes provocò una rivolta a Sardi. Ciro inviò a sedarla il suo luogotenente Mazaree Pactyes fuggì a Cuma. Ricercato da Mazare, Pactyes si spostò a Mitilene poi a Chio dove venne catturato e consegnato ai Persiani. Mazare compì varie azioni punitive contro le città che avevano aiutato la rivolta, quindi morì di malattia. Gli successe il medo Arpago, che aveva aiutato Ciro nella conquista del potere. Arpago assalì Focea, i cui abitanti fuggirono in massa via mare alla volta di Chio. Non trovando ospitalità a Chio ripartirono e raggiunsero la Corsicadove, vent'anni prima, avevano fondato una colonia di nome Alalia. Alla fine della campagna condotta da Arpago tutte le città della Ionia erano sottomesse ai Persiani.

Biante di Priene e Talete di Mileto avevano consigliato agli Ioni di unirsi in un unico stato, Biante inoltre suggeriva di emigrare in Sardegna per eludere il dominio persiano. Entrambi i sapienti rimasero tuttavia inascoltati. I Persiani passarono quindi a sottomettere altri popoli: I Cari, i Cauni ed i Lici. I Cari, secondo le fonti di Erodoto, erano arrivati sulla terraferma proveniendo dalle isole dominate dai Cretesi. I Cari stessi - tuttavia - si dichiaravano autoctoni del loro Paese. Viceversa i Cauni dichiaravano di provenire da Creta, abitavano a sud est della Caria, alla frontiera con la Licia. I Lici provenivano da Creta ed erano giunti sulla terraferma in epoca antichissima. Nel mito il loro antico signoreSarpedone (antenato dell'omonimo eroe dell'Iliade) era stato vinto e cacciato da Creta da Minosse. Eponimo dei Lici era però Lico, figlio di Pandione, mitico re di Atene. Egli, espulso dal fratello Egeo, riparò presso Sarpedone e rimase con il suo popolo. Fra i popoli sottomessi da Arpago erano gli Cnidi che avevano tentato di difendersi scavando un canale per impedire l'accesso alla loro penisola. Glielo aveva proibito l'oracolo di Delfi, definendo l'opera contraria alla volontà di Zeus ed essi si erano arresi ai Persiani senza combattere. I Pedasei avevano una sacerdotessa cui cresceva una gran barba nell'imminenza delle sciagure. Preavvertiti dal singolare prodigio si erano organizzati ed erano stati l'unica gente della Caria capace di resistere per qualche tempo ai Persiani. Anche i Lici furono sottomessi e la loro capitale Xanto fu conquistata nonostante la strenua resistenza dei cittadini. Mentre Arpago conquistava tutti i territori dell'Asia Meridionale, Ciro conduceva personalmente campagne per estendere i confini settentrionali. Dopo aver assoggettato tutta l'Asia Minore, Ciro si volse agli Assiri. (Erodoto comprende, con il termine Assiria, anche la Babilonia). Sede del re degli Assiri era la città di Babilonia di cui Erodoto fornisce una descrizione che in molti punti è stata confermata dai ritrovamenti archeologici presso Hilla, in Iraq. A pianta quadrangolare, la città era difesa da una doppia cinta di mura e da un ampio fossato. Le mura erano state costruite con mattoni realizzati con la terra dello scavo e legati insieme con asfalto caldo. La città di Babilonia era divisa in due parti dal corso dell'Eufrate. Nella città si trovavano la reggia ed il tempio di Bel-Mardouk che Erodoto definisce "Zeus-Belo". In mezzo al tempio di ergeva una torre composta da otto torri sovrapposte di larghezza decrescente. Si tratta di una Ziggurat, tipica dell'architettura assiro-babilonese: ne rimane memoria anche nella Bibbia con l'episodio della Torre di Babele. Sulla sommità delle torri si trovava un tempio al quale potevano accedere solo i sacerdoti (che i Greci chiamavano Caldei), famosi come astronomi ed astrologi. I Babilonesi ritenevano che il dio visitasse realmente il tempio. Un altro tempio di Babilonia, situato non sulla torre ma a livello del suolo, era accessibile ai fedeli e conteneva altari d'oro ed una colossale statua d'oro di cui si impadronì Serse. Tra i sovrani di Babilonia si contarono due donne di cui la prima, Semiramide (Schammuramat, madre del re diAssiria Adad-Nirari III, 810-783) fece costruire gli argini del fiume. La seconda regina fu Nitocris (non identificata, probabilmente un errore di Erodoto). Questa regina avrebbe compiuto opere di deviazione del corso del fiume per rendere la navigazione più difficile, ostacolando eventuali invasioni per quella via da parte dei confinanti Medi. Nitocris fece inoltre costruire un ponte sull'Eufrate in città e dispose varie opere di pubblica utilità. Un aneddoto narrava che la regina aveva fatto incidere sulla sua tomba un'iscrizione che concedeva ai suoi successori di aprire la tomba stessa e prelevare il denaro in essa custodito in caso di necessità. Ne approfittò Dario ma trovò solo una scritta che biasimava l'avidità del profanatore. Ciro mosse contro il figlio di Nitocris, Labineto (identificato con Nabonido che regnò dal 556 al 538 a.C.) ma durante il viaggio si fermò a lungo presso il fiume Ginde. Il motivo della pausa nel racconto di Erodoto è singolare: nel tentativo di guadare il fiume Ciro aveva perduto uno splendido cavallo, per punire il fiume aveva quindi ordinato di dividerlo in trecentosessanta canali rendendone la corrente debolissima. Erodoto parla qui di un lungo assedio di Babilonia ad opera di Ciro, ma documenti babilonesi parlano invece di resa spontanea della città. Comunque Ciro entrò in Babilonia prendendo il potere ed il re spodestato fu mandato in esilio. La terra babilonese viene descritta ricchissima. La campagna, nonostante le scarse precipitazioni è

Ancora sulla geografia dell'Egitto: Erodoto divide il Paese in due parti, a Sud e al Nord del punto in cui il Nilo si divide in tre braccia ed inizia le diramazioni del suo delta. Erodoto indaga sulle cause delle piene periodiche del Nilo, dopo avere elencato e rifiutato le teorie correnti ai suoi tempi propone una sua opinione in merito basata sull'attrazione esercitarta dal sole quando in inverno "si allontana dal suo antico corso". Fra le tesi respinte la più vicina alla realtà era quella sostenuta da Anassagorache attribuiva la piena al disgelo primaverile. Misteriosissime le sorgenti del Nilo delle quali Erodoto dice di aver trovato confusa traccia solo in antiche fonti egiziani. Si diceva fossero di insondabile profondità. Erodoto quindi affrontò personalmente l'impresa lunga ed avventurosa di risalire il fiume alla ricerca delle sorgenti. Entrò in territorio etiope, vide Meroe (oggi Merawi), capitale degli Etiopi stanziali. Attraversò quindi il paese degli Automoli (disertori) discendenti da una colonia di dissidenti che ai tempi del faraone Psammetico aveva abbandonato l'Egitto per rifugiarsi in Etiopia. Non raggiunse comunque le fonti perché dopo quaranta giorni di navigazione il corso del fiume si inoltrava in una regione desertica "dal calore bruciante". Durante il viaggio, tuttavia, Erodoto venne a sapere di un'antica spedizione di esploratori Nasamoni (una popolazione libica) che dopo aver attraversato il deserto del Sahara erano stati catturati dai pigmei e trattenuti per qualche tempo in luoghi situati presso la primissima parte del corso delNilo. Passando a descrivere più ampiamente i costumi degli Egiziani, Erodoto ricorre ad un famoso paradosso che li vuole contrari a quelli di tutti gli altri popoli. Le donne egiziane mercanteggiavano mentre la tessitura toccava agli uomini, le figlie avevano l'obbligo di mantenere i genitori ma i figli maschi ne erano esentati e così via. I sacerdoti si radevano i capelli mentre lasciarsi crescere le chiome e la barba era segno di lutto. Praticavano la circoncisione, si nutrivano di cereali tipici delle loro campagne, disponevano di due lingue: la sacra e la demotica. Avevano abitudini igieniche molto evolute, in particolare i sacerdoti erano tenuti ad avere la massima cura degli indumenti (sempre di lino bianco) e della persona. La loro religione comprendeva il culto del bue Api. Un sacerdote esaminava minuziosamente i tori da sacrificare, il cui manto doveva essere immacolato, e contrassegnava quelli privi di difetti. I tori sacrificali venivano sgozzati e decapitati. La testa costituiva un feticcio sul quale gli scongiuri dei sacerdoti intendevano deviare ogni maledizione. Il corpo, farcito di pane, miele ed uva passita, veniva arrostito per il banchetto sacrificale. Le vacche, sacre ad Iside, non potevano essere sacrificate. Nel nomo di Tebe si sacrificavano capre, in quello di Mendes, pecore. Gli Egiziani adoravano un dio che Erodoto identifica con Eracle, anzi ritiene che il culto di Eracle sia giunto inGrecia dall'Egitto in tempi antichissimi. Il maiale era considerato impuro e così quanti si occupavano di allevarlo. Non era lecito offrire maiali in sacrificio se non a Selene (Iside) e a Dioniso (Osiride). Erodoto non chiarisce le ragioni di questa eccezione. Nelle feste di Dioniso si svolgeva una processione nella quale le donne recavano statuette falliche. Questo rito, come altri, era condiviso dai Greci che lo appresero, in età arcaica, dai Pelasgi. Molto, secondo Erodoto , avrebbero preso i Pelasgi dagli Egiziani in materia religiosa, fra l'altro i nomi di numerose divinità. Erodoto ritiene che la religione greca sia stata "ordinata" da Omero ed Esiodo, che considera contemporanei, e che siano stati loro ad indicare definitivamente nomi, aspetto e prerogative delle singole divinità. In effetti esagera la funzione delle opere omeriche ed esiodee in questo senso in quanto quei poeti produssero una sorta di canone letterario di un patrimonio mitologico già presente nella tradizione. Una leggenda che Erodoto dice di aver appreso dai sacerdoti del tempio tebano di Amon Ra narrava che un tempo i Fenici avevano rapito due sacerdotesse e le avevano vendute l'una in Grecia e l'altra in Libia ove le due donne avevano istituito rispettivamente l'oracolo di Zeus a Dodona (Epiro) e quello di Zeus Libico. Nel tempio di Dodonalo storico aveva invece appreso un altro mito che parlava di miracolose colombe nere dotate della parola, anch'esse provenienti dall'Egitto. Erodoto tenta di razionalizzare la seconda versione e collegarla alla prima, conferma comunque l'affinità fra le pratiche oracolari dei templi di Dodona e della Libia con quella in uso in Egitto. Gli Egiziani celebravano grandi feste religiose a carattere nazionale come quelle in onore della dea Bastit (corrispondente ad Artemide) che si teneva nella città di Bubasti (Basso Egitto, odierna Tell Bast) e quella a Busiride (oggi Baudir) dedicata ad Iside che i Greci identificavano con Demetra.

A Sais (oggi Saelhagar) si festeggiava la dea Neith, corrispondente ad Atena, ad Eliopoli si adorava Helios (il Sole = Ra), a Buto, oggi Ebtou, la dea-cobra Outo (Uadjet), corrispondente a Latona, a Paprenis (forse Pelusio) un dio corrispondente ad Ares (forse Seth). La festa di Bubasti consisteva in una grande processione fluviale a cui partecipavano, si diceva, oltre settecentomila persone che navigavano su grandi barche cantando e suonando. A Busiris i fedeli piangevano per la morte di Osiride ucciso dal fratello Seth e risuscitato da Iside. Nella festa di Sais si ricordava Iside in cerca delle membra di Osiride accendendo lucerne per tutta le notte. Nella festa di Papernis i fedeli portavano in processione una statua e all'entrata del tempio venivano ostacolati da altri fedeli, ne nasceva una rissa rituale i cui partecipanti si ferivano gravemente. Questa cerimonia rappresentava una leggenda in cui il dio corrispondente ad Ares si recava in visita alla madre ed i servi di lei, che non lo conoscevano, tentavano di ucciderlo. La religione egiziana considerava sacri numerosi animali e si svolgevano offerte rituali di cibo alle bestie considerate alla stregua di sacrifici per il dio corrispondente. L'ibis e lo sparviero erano particolarmente venerati e chi li uccideva veniva condannato a morte. Anche cani e gatti erano sacri e la loro morte era presagio di disgrazia. Gli animali morti venivano sepolti, spesso imbalsamati. I coccodrilli, molto numerosi nel Nilo, erano sacri in alcune regioni mentre in altre venivano trattati da nemici.Erodoto descrive rapidamente il coccodrillo ed il modo egiziano di dargli la caccia usando esche vive. Anche l'ippopotamo era venerato solo in alcune regioni, Erodoto ne fornisce una descrizione del tutto fantastica. Un animale leggendario era la Fenice, uccello grande quanto un'aquila, dal piumaggio dorato. Si diceva vivesse in Arabia e che venisse in Egitto solo ogni cinquecento anni per seppellirvi il corpo del padre che trasportava in un grande uovo di mirra. Una leggenda egiziana parlava di serpenti alati che ogni anno dall'Arabia tentavano di migrare in Egitto ma giunti al confine venivano affrontati ed uccisi dagli ibis. Con una breve descrizione degli ibis si chiude l'argomento degli animali sacri. Gli Egiziani avevano precise abitudini igieniche e godevano, in generale, di ottima salute. Mangiavano pane di spolta, pesce, cacciagione, carne bollita ed arrostita. Non avendo viti bevevano "vino d'orzo". Gli Egiziani avevano tradizioni antichissime, fra queste un inno religioso dedicato a Lino, un giovane innamorato di una dea, morto prematuramente che come Persefone aveva ottenuto di trascorrere parte dell'anno sulla terra. Questo canto era in usa anche in Grecia ed in Fenicia. Come in Grecia, tributavano grande rispetto agli anziani. Vestivano tuniche di lino e mantelli di lana. Praticavano la divinazione e l'atrologia, ed avevano nel loro Paese famosi oracoli. A questo punto vengono descritte le famose pratiche di imbalsamazione dei defunti. Erano di tre tipi a seconda della cifra che i parenti erano disposti a pagare. La prima, la più cara, prevedeva l'asportazione chirurgica delle viscere, un processo di imbalsamazione che durava settanta giorni, quindi la mummificazione con bende di lino imbevute di gomma. La seconda prevedeva la macerazione del cadavere con nitro e olio di cedro, la terza "che toccava ai poveri" prevedeva che il cadavere fosse tenuto sotto sale per settanta giorni dopo un lavacro dell'intestino. Il racconto continua con diversi particolari sulle abitudini degli Egiziani e sulla loro vita, tutta basata sul fiume che ogni anno inonda la pianura e solo le città ne emergono, come isole nel mare. In generale gli Egiziani rifugivano dall'adottare usi e culti stranieri, tuttavia esisteva un tempio dedicato a Perseoche si sarebbe recato in Egitto dopo aver ucciso la Gorgone in Libia. Il primo re egiziano fu Min ( Narmer-Menes, vissuto nel III millennio, fondatore di Menfi ed iniziatore della prima dinastia) che costruì grandi argini e deviò il corso del Nilo per proteggere la sua città dalle inondazioni. Dopo Min i sacerdoti egizi enumeravano trecentotrenta re, fra i quali una sola donna, la regina Nitocris (forse Net-Aker-ti o Nitokerty, della VI dinastia, intorno al 2200 a.C.). Fra questi re nessuno fu storicamente rilevante fino aSesostri (Senosret III, della XII dinastia - 1878-1841 a.C.) che sottomise i popoli che abitavano lungo il Mare Eritreo. Secondo Erodoto, i Colchi sarebbero discesi da una parte dell'esercito che Sesostri distaccò per presidiare le terre conquistate, l'idea si basa su alcune abitudini dei Colchi affini a quello degli Egiziani, come la circoncisione e la coltivazione del lino. Oltre che per le sue imprese belliche, Sesostri era ricordato per grandi opere di canalizzazione e per aver riformato il sistema tributario. A Sesostri seguì il figlio Ferone (non identificabile, probabilmente il nome deriva da "Pharaon") sul quale si

di Azoto (Ashoud, città dei Filistei). A Psammetico successe il figlio Neco (Nekao), continuatore dello scavo del canale fra il Mar Eritreo ed il Nilo.Neco regnò per sedici anni durante i quali combattè contro Israele (battaglia di Megiddo, ricordata anche nella Bibbia) e contro Caditi, città della Siria. Gli successe il figlio Psammi (Psamtik II, regnò per sei anni dal 594 al 588 a.C). A Psammi successe Aprie, suo figlio, che regnò venticinque anni e combattè contro i Fenici. (Ouahbra, secondoErodoto, regnò dal 588 al 563, secondo Manetone fino al 569 a.C., la differenza è dovuta al fatto che Manetonenon considera gli ultimi sei anni durante i quali si svolse la rivolta di Amasi e Psammi regnò solo nominalmente). Socialmente gli Egiziani distinguevano sette classi: sacerdoti, guerrieri, bovari, porcari, interpreti, mercanti e nocchieri. Ai guerrieri era vietato esercitare altre professioni, come si usava anche a Sparta. Guerrieri e sacerdoti godevano in Egitto di privilegi terrieri ed esenzioni fiscali. Amasi spodestò Aprie e lo fece giustiziare. Amasi regnò dal 569 al 526 a.C., era nativo di Sinf, attuale Es- Saffeh.Amasi, che era di origine popolare, seppe acquistare grande prestigio. Legò la sua memoria ad imponenti opere architettoniche nella città di Sais ed in altre città. Fu inoltre ricordato per la fiorente economia del suo regno e per la giustizia delle sue leggi. In ottimi rapporti con la Grecia, Amasi stabilì che i Greci che volevano soggiornare in Egitto abitassero nella città di Naucrati che divenne importante porto commerciale. Inoltre Amasi contribuì generosamente per la costruzione del Santuario di Delphi. Amasi sposò una donna greca di nome Ladice. Non riuscendo ad unirsi a lei la minacciò di morte ma un voto fatto ad Afrodite dalla moglie servì a risolvere la situazione. Amasi inoltre conquistò Cipro, assoggettandola al pagamento di un tributo.

Libro terzo [TALIA]

Contro Amasi dichiarò guerra Cambise, figlio di Ciro. Il motivo, secondo Erodoto, era il rifiuto di Amasi di concedere la propria figlia in moglie a Cambise. Secondo la tradizione Amasi avrebbe tentato di spacciare per sua figlia un'altra ragazza, figlia del suo predecessore Aprie, di nome Niteti, ma questa qualche tempo dopo avrebbe svelato l'inganno scatenando l'ira di Cambise. La tradizione egiziana attribuiva invece l'episodio a Ciro e considerava Cambise figlio di Niteti, ma Erodoto la respinge considerandola motivata da spirito nazionalista. Cambise sarebbe stato aiutato nella sua impresa dal mercenario greco Fanete, già al servizio di Amasi che, quindi, conosceva vari e importanti segreti militari egiziani. Per giungere indisturbato in Egitto, Cambise concluse con gli Arabi un patto di sangue: il fatto è per Erodoto occasione di descrivere il patto di sangue presso gli Arabi. In virtù del patto gli Arabi aiutarono i Persiani ad attraversare il territorio desertico. Nel frattempo Amasi morì dopo aver regnato per quarantaquattro anni (569-525 a.C.) e gli successe Psammenito(Psamtik III, regnò per pochi mesi nel 525 a.C.) L'esercito persiano ebbe rapidamente ragione di quello egiziano. Erodoto dice che ai suoi tempi le ossa dei caduti erano ancora visibili, accatastate in mucchi separati su campi di battaglia. Poco dopo Cambise assediò ed espugnò Menfi, conquistando l'Egitto. I popoli limitrofi, Libici e Cirenei si arresero volontariamente. Cambise fece prigioniero Psammenito e lo trattò umanamente finché l'ex-faraone non fu scoperto a cospirare contro i Persiani e venne giustiziato. A Sais Cambise profanò la tomba di Amasi e ne fece bruciare il cadavere dopo averlo oltraggiato. Dopo aver conquistato l'Egitto Cambise progettò azioni militari contro i paesi limitrofi. Cambise inviò ambasciatori presso gli Etiopi proponendo amicizia. In realtà gli ambasciatori avevano il compito di spiare la situazione militare, ma il re degli Etiopi lo comprese e li respinse. Comunque il re fece visitare il proprio paese agli ospiti e dal racconto di Erodoto traspare l'antica credenza che gli Etiopi fossero eccezionalmente longevi.

Al ritorno della legazione Cambise mosse guerra agli Etiopi, senza aver svolto alcun preparativo. La spedizione fallì miseramente per mancanza di viveri e Cambise fu costretto a richiamare le sue truppe devastate dalla fame. Tornato a Menfi, Cambise ebbe occasione di assistere alle cerimonie connesse al culto del bue Api. Fraintendendo il significato del rito, Cambise lo vietò e commise il sacrilegio di ferire il vitello. Quando poco dopoCambise perse la ragione la sua pazzia fu da tutti motivata con gli atti sacrileghi commessi contro le divinità egiziane. Temendo che tramasse contro di lui, fece uccidere il fratello Bardiya (per i Greci Smerdi), dando inizio ad una lunga serie di crimini ed omicidi. L'uccisione di Smerdi è storicamente attestata ma sembra sia stata precedente alla conquista dell'Egitto. Fra le vittime di Cambise fu anche Meroe, una delle sue mogli-sorelle, aveva infatti sposato due delle sue tre sorelle (Atossa, Meroe e Artistone). Pare che la pazzia di Cambise derivasse dall'epilessia di cui soffriva fin dalla gioventù. Erodoto descrive varie atrocità compiute dal re folle a danno dei suoi sudditi e della sua corte, nonché numerosi sacrilegi contro le tombe ed i templi egiziani. Nel periodo in cui Cambise svolgeva la sua spedizione in Egitto, i Lacedemoni attaccarono Policrate, tiranno diSamo. Costui aveva conquistato il potere a Samo in seguito ad una rivolta ed aveva governato per un periodo insieme ai fratelli che aveva poi eliminato, rimanendo unico signore dell'isola. Policrate aveva stretto ottimi rapporti con il faraone Amasi il quale, nella sua corrispondenza, lo esortava a non abusare della buona fortuna. Erodoto narra che, su esortazione di Amasi, Policrate gettò in mare un suo prezioso anello, a scopo scaramantico, ma l'anello venne rinvenuto nel ventre di un pesce che un pescatore, qualche giorno dopo, offrì al tiranno. Amasi, interpretato il prodigio, decise di rompere il trattato di amicizia con Policrate. In effetti è storico che fraSamo e l'Egitto i rapporti, prima amichevoli, si deteriorarono, tanto che Policrate partecipò alla spedizione diCambise. Secondo Erodoto, Policrate inviò una flotta a Cambise per liberarsi dei cittadini sediziosi contro il suo governo. Esuli e sediziosi chiesero aiuto a Sparta contro il tiranno, provocando così la spedizione lacedemone contro Samo. Periandro, tiranno di Corinto, aveva ucciso la moglie Melissa credendo ad ingiuste calunnie. Per questo motivo era odiato dal figlio Licofrone che egli aveva esiliato a Corcira. Qualche anno dopo Periandro aveva richiamatoLicofrone ma, prima di tornare, il giovane venne ucciso dai Corciresi. A seguito di questi eventi anche i Corinzi si allearono ai Lacedemoni contro i Sami, alleati dei Corciresi. In ogni caso Samo riuscì a resistere ed i Lacedemoni abbandonarono l'impresa. Per finanziare l'impresa, Policrate aveva saccheggiato l'isola di Sifno, nelle Cicladi Occidentali. Durante la permanenza di Cambise in Egitto, in Persia i suoi ministri congiuravano contro di lui per impadronirsi del potere. L'episodio narrato si riferisce ad una reale rivolta dei sudditi medi e persiani contro Cambise, rivolta che fu capitanata dai Magi, sacerdoti della religione zoroastrista. Cambise morì dopo sette anni e cinque mesi di regno a causa di una ferita accidentale, senza lasciare figli (529-522 a.C.). Il potere rimase in mano ai Magi che lo avevano usurpato senza che Cambise facesse in tempo ad intervenire. Cambise morì sulla via del ritorno e prese il potere un mago di nome Smerdi (Gaumata) , spacciandosi per il suo omonimo, il fratello di Cambise che questi aveva fatto segretamente assassinare. Il nobile Otane, scoperto con vari espedienti lo scambio di persone, organizzò una congiura alla quale prese parte anche il giovane Dario. Erodoto racconta in maniera piuttosto romanzata lo svolgersi degli eventi: i Magi tentano di corrompere Pressaspe, esecutore materiale dell'assassinio del vero Smerdi, ma questo svela la verità al popolo e, subito dopo, si suicida. I sette congiurati - tutti nobili ed illustri - entrano improvvisamente a palazzo, qui prendono a combattere ed uccidono l'usurpatore. Seguì una sollevazione popolare nel corso della quale molti Magi vennero trucidati. Erodoto inserisce qui una discussione fra i congiurati vittoriosi a proposito della forma di governo migliore fra democrazia, oligarchia e monarchia, argomento tipico della filosofia politica del suo tempo. Prevale la tesi monarchica ma Otane, sostenitore della democrazia, propone la sua rinuncia alla competizione per il potere pur di essere esentato dal subire il comando altrui. La proposta è accettata e da allora la sua

I Persiani che avevano accompagnato Democede sulla via del ritorno furono fatti prigionieri dai Tarantini poi liberati. Quei Persiani furono i primi ad esplorare la Grecia (tutta la vicenda di Democede serve come introduzione alla narrazione delle guerre fra Greci e Persiani). La prima azione di Dario in Grecia fu la conquista di Samo. Dario infatti accettò di vendicare Policrate eliminato daOrete. Dopo la morte di Policrate, a Samo, aveva preso il potere un certo Meandrio che aveva inteso dichiarare l'uguaglianza dei diritti politici di tutti i cittadini. Davanti all'ostilità dei suoi avversari politici la linea di Meandrio, tuttavia si era fatta più dura ed egli aveva assunto la tirannide. All'arrivo dell'esercito di Dario comandato da Otane, Meandrio accettò di trattare, ma suo fratello provocò incidenti nei confronti dei Persiani. Otane, contravvenendo agli ordini di Dario, attuò gravi rappresaglie contro iSami e prese la città infliggendo forti perdite alla popolazione. Meandrio fuggì a Sparta presso Cleomene ma ne fu presto allontanato. Nel frattempo i Babilonesi organizzarono una rivolta antipersiana (fonti persiane parlano di due rivolte babilonesi domate da Dario e non è chiaro a quale delle due Erodoto si riferisca). Dario assediò Babilonia ribelle per un anno e sette mesi. Qui l'autore introduce un altro racconto leggendario: un babilonese, sfidando i Persiani, aveva predetto che la città sarebbe caduta solo quando una mula avesse partorito ed al ventesimo mese di assedio questo prodigio si avverò. Zopiro, figlio di uno dei sette autori del colpo di stato che aveva portato Dario al potere, venuto a conoscenza del fatto straordinario, decise di farsi autore della vittoria. Dopo essersi orrendamente mutilato, Zopiro svelò a Darioil suo piano che consisteva nel presentarsi ai Babilonesi dicendo di essere stato storpiato da Dario e di cercare vendetta, per conquistare la loro fiducia, quindi congegnò con Dario una serie di azioni truccate volte a far sperare i Babilonesi nella vittoria. Il finto disertore si presentò quindi a Babilonia e qui conquistò la fiducia dei cittadini. Nelle settimane seguenti Zopiro riportò sui Persiani la vittoria "truccata" concordata con Dario e divenne capo dell'esercito babilonese. Quando però Dario sferrò l'attacco decisivo Zopiro aprì le porte della città consegnandola agli assedianti (519 a.C.).

Libro quarto [Melpomene]

Dopo la presa di Babilonia, Dario condusse una spedizione contro gli Sciti (probabilmente fra il 514 a.C. ed il 511 a.C.). Gli Sciti per primi avevano aperto le ostilità ed avevano dominato per ventotto anni sui territori che erano stati dei Medi. Erodoto apre una lunga digressione sugli Sciti e sul loro paese. Nomadi e pastori non praticavano l'agricoltura ma l'allevamento equino. Lavoravano il latte di cavallo impiegando gli schiavi che avevano la barbara abitudine di accecare (ma probabilmente si tratta di un fraintendimento diErodoto). Gli schiavi, mentre il grosso degli uomini si dedicavano alla conquista militare dell'Asia, finirono per unirsi alle donne scite, ne nacque una generazione ribelle che tentò di impedire il rientro in patria dell'esercito. Gli Sciti dicevano di discendere dall'eroe Targitao, figlio di Zeus e di una ninfa figlia del fiume Boristene (Dnepr). Da fonte greca, invece, Erodoto trae il mito di un altro eroe progenitore di nome Scite. Eracle aveva traversato il paese recando con se le mandrie di Gerione. Mentre riposava gli animali gli furono trafugati da una divinità metà donna e metà serpente che volle unirsi a lui per restituirli. Dal connubio nacquero tre figli ed Eracle, prima di partire, dispose che quello dei tre che da adulto sarebbe riuscito a tendere il suo arco regnasse sul paese. I tre figli si chiamavano Agatirso, Gelono e Scite, quest'ultimo vinse la prova divenendo eponimo della Scizia e progenitore del suo popolo. Gli Sciti invasero la costa meridionale del Mar Nero cacciando i Cimmeri che vi abitavano. Un antico autore di nome Aristea di Proconneso scrisse un poema epico sugli Issedoni (abitanti degli Urali Meridionali) e sugliArimaspi, popolo della Siberia i cui membri, si diceva, avevano un solo occhio. Secondo Aristea erano stati gli Issedoni, incalzati dagli Arimaspi, ad invadere il paese dei Cimmeri. Di Aristea - divaga Erodoto - si dicevano strane cose, come fosse in grado di cadere in una trance simile alla

morte e di volare con l'aspetto di un corvo. Questi particolari fanno pensare che Aristea (vissuto vel VII o VI sec. a C.) fosse una sorta di sciamano. Nel poema di Aristea non si diceva nuella delle terre al di là del paese degli Issedoni, tuttavia Erodoto procede raccontando le notizie apprese su quelle terre lontane, ed elencando i popoli della Scizia, della costa verso l'interno: i Callippidi, gli Alizoni, i Neuri. La Scizia arrivava fino al fiume Tanai (odierno Don). Oltre il Tanai vivevano i Sauromati, quindi i Budini. Questi ultimi confinavano con una regione desertica oltre la quale vivevano i Tissageti e gli Iirci, popoli selvaggi, dediti alla caccia. Ancora oltre viveva lo strano popolo degli Argippei, tutti calvi, si cibavano del succo e della polpa del frutto di un albero detto "pontico", probabilmente un ciliegio selvatico. Erano non belligeranti e venivano consiederati sacri ed inviolabili dalla altre popolazioni (si trattava probabilmente di una tribu calmucca). Fin qui le informazioni raccolte da Erodoto sulle vie commerciali degli Sciti, più oltre il territorio impervio impediva di procedere e si favoleggiava di tribu di uomini dai piedi caprini. Tutto il territorio della Scizia è caratterizzato dal clima rigidissimo con otto mesi di inverno glaciale e quattro di estate piovosa. Sugli Iperborei, mitico popolo orientale confinante con la Scizia, Erodoto si dimostra scettico. Si diceva che le loro offerte, avvolte nella paglia, venissero fatte viaggiare di regione in regione fino a raggiungereDelo. Questa tradizione si collegava, secondo l'autore, ad alcuni riti del santuario di Delo ed ai versi del leggendario poeta Olen. A questo punto Erodoto divaga sulla forma e sulla dimensione di quelle che chiama le "tre parti del mondo" ( Libia, Europa, Asia), ed introduce la storia di Sataspe, figlio di Teaspi (Teispe), achemenide che era stato condannato da Serse per violenza carnale, la madre aveva ottenuto che la pena fosse commutata in un viaggio obbligato per circumnavigare l'Africa. Sataspe non compì la missione e tornato da Serse raccontò di aver visto i pigmei che abitavano, allora, lungo le coste africane. Raccontò anche di essere tornato perché la sua nave si era prodigiosamente bloccata, impedendo gli dei di procedere, ma Serse non gli dette credito e lo fece impalare. L'Asia fu esplorata, invece, per volere di Dario che inviò il suo ammiraglio Sciliace di Carianda in cerca della foce dell'Indo. Tornando agli Sciti, Erodoto si sofferma sul loro diffuso nomadismo, favorito anche dalla ricchezza di fiumi della loro terra. La Scizia è infatti percorsa da molti fiumi, il maggiore è l'Istro (Danubio) che raccoglie le acque di molti affluenti. Gli dei degli Sciti sono identificati da Erodoto con Zeus, con la Terra, con Apollo, Afrodite Urania, Eracle ed Ares. Si offrivano loro sacrifici animali cuocendo le carni con il fuoco prodotto dalle ossa della vittima. Ad Ares si offriva anche di sacrificare dei prigionieri di guerra. Si descrivono alcuni costumi barbarici degli Scriti, come quello di ricavare trofei dalla cute e dal cranio dei nemici uccisi. Alla morte di un re il cadavere veniva trasportato in processione per tutto il paese, quindi sepolto insieme a concubine, servitori e cavalli appositamente sacrificati. Per gli altri cittadini le esequie consistevano in un corteo di quaranta giorni, durante i quali i parenti offrivano banchetti, e culminavano con un rito di purificazione (un bagno di vapore) prodotto cospargendo di semi di canapa alcune pietre roventi. Gli Sciti rifiutavano di adottare costumi stranieri. Per dimostrarlo, Erodoto racconta l'episodio di Anacarsi che fu ucciso per aver tentato di introdurre nel paese il culto di Cibele, conosciuto a Cizico durante i suoi viaggi. Molti anni dopo l'uccisione di Anacarsi, il re Ariapite ebbe un figlio di nome Scile, nato da una donna istriana che lo introdusse alla lettere greche. Scile successe al padre quando questi fu ucciso. Preferendo i costumi greci a quelli sciti soleva trascorrere senza seguito, lunghi periodi nella città di Boristene (colonia milesia) vestendo e comportandosi da greco. Ma quando Scile arrivò a professare riti dionisiaci il suo popolo gli si ribellò, sotto la guida di suo fratello Octamasade. Scile si rifugiò in Tracia ma il re Sitalce lo consegnò a Octamasade che lo fece giustiziare. Erodoto dice di non conoscere il numero degli Sciti ma racconta una leggenda per cui il re Ariante fece consegnare ad ogni suddito una punta di freccia e con il metallo fece fondere un grandissimo cratere che si conservava nella città di Esampeo, cratere sei volte più grande di quello dedicato da Pausania alle porte del Ponto. Dopo la digressione sugli Sciti, Erodoto ritorna alla narrazione. Dario preparava l'attacco contro gli Sciti, organizzando l'esercito e la flotta. Giunto alle Simplegadi, Dario

ucciso a tradimento da Erisso, vedova di Arcesilao. Prese il potere a Cirene Batto III lo Zoppo. Durante il suo regno i Cirenei chiamarono da Mantinea il legislatoreDemonatte che riformò la costituzione, diminuendo il potere del re e formando un governo più liberale. Arcesilao III, figlio di Batto lo Zoppo, tentò di abrogare le riforme di Demonatte, ma fu vinto ed esiliato a Samo. Arcesilao riuscì per breve tempo a riprendere il potere ma venne ucciso e sua madre Feretime assunse la reggenza. Poiché Arcesilao era stato ucciso a Barce, mentre era in visita al suocero, Feretime invocò l'aiuto diAriande per attaccare Barce. Erodoto razionalizza il racconto dichiarando che la richiesta di Feretime fu in realtà un mero pretesto per gli obiettivi espansionistici di Ariande che voleva includere la Libia nei propri domini. Descrizione dei popoli libici, divisi in due gruppi prendendo come riferimento il fiume Tritone. I popoli ad Ovest del fiume erano dediti all'agricoltura, quelli orientali erano nomadi. Erodoto elenca varie tribu descrivendoli brevemente, fra esse i Nasamoni, gli Psilli, i Garamanti, i Maci, i Gindani, i Lotofagi, i Macli ed altri. Dopo la digressione si torna alla vicenda di Ariande che assediò Barce per nove mesi. Infine la città fu presa e consegnata a Feretime che agì crudelmente nei confronti della popolazione. Tornata in patria Feretime morì di un'orrenda malattia, una punizione degli dei per la sua vendetta troppo spietata.

Libro quinto [Tersicore]

Megabazo, comandante delle forze persiane lasciate in Europa da Dario, soggiogò la città di Perinto (Propontide). I Perinti erano stati in precedenza sconfitti anche dagli abitanti della Peonia che avevano agito contro di loro su suggerimento di un oracolo. Megabazo quindi iniziò la conquista della Tracia sottomettendo a Dario tutte le città che incontrava nella sua avanzata. La Tracia (di cui Erodoto per errore esagera le dimensioni) era abitata da molte popolazioni consimili, militarmente deboli per mancanza di unità. Tra le genti della Tracia erano i Trausi che avevano la singolare abitudine di piangere intorno alle partorienti (per le miserie umane che il nascituro dovrà affrontare) e festeggiare chi muore. Un altro popolo trace usava sacrificare sulla tomba degli uomini quella che, fra le numerose mogli, era stata la preferita. Consuetudini di tutti i Traci erano il vendere i figli, sorvegliare la mondanità delle donne sposate ma non delle nubili, portare tatuaggi e considerare disonorevole il lavoro della terra, infine ritenere che "la cosa più bella sia il vivere di guerra e di rapine". I Traci veneravano Ares, Dioniso e Artemide (o divinità equivalenti), i loro re veneravano sopra tutti Ermes e si consideravano suoi discendenti. Per i funerali dei ricchi si tenevano banchetti e giochi funebri. A nord della Tracia, oltre l'Istro (Danubio), si estendeva un territorio sconfinato e sconosciuto. Si diceva vi abitassero i Siginni, simili ai Medi. Dario premiò Istieo tiranno di Mileto e Coe di Mitilene che lo avevano aiutato in precedenza donando territori al primo e rendendo il secondo tiranno di Mitilene. Dario notò una donna molto bella che riusciva a filare mentre camminava con una caraffa d'acqua in testa e conducendo un cavallo ad abbeverarsi. Venne a sapere che questa donna tanto laboriosa era nativa della Peonia, i suoi fratelli avevano volutamente combinato l'incontro per attirare l'attenzione del sovrano. Dario ordinò quindi a Megabazo di trasferire in Asia tutto il popolo dei Peoni. Così avvenne e tutti i Peoni furono deportati ad eccezione di un gruppo che abitava su palafitte sul lago Cecirnide. Quindi Megabazo inviò ambasciatori in Macedonia a chiedere al re Aminta l'offerta di acqua e di terra per Dario. Aminta accettò ma durante il banchetto offerto loro gli ambasciatori persiani si ubriacarono, oltraggiarono le donne presenti e furono massacrati da Alessandro, figlio di Aminta. Alessandro riuscì a far passare sotto silenzio la morte degli ambasciatori corrompendo quanti li vennero a cercare.

Aminta ed Alessandro, macedoni, discendevano da Perdicca che era stato re in Argolide, lo confermarono i giudici di Olimpia quando ammisero Alessandro ai giochi (riservati ad atleti greci). Tornato a Sardi, Megabazo convinse Dario che Istieo costituiva un pericolo: egli infatti stava fortificando la città di Mircino in Tracia che, come si è già detto, aveva ricevuto in dono ed avrebbe potuto accogliere numerosi uomini e risorse per una ribellione. Tuttavia Dario preferì far trasferire Istieo a Susa e renderlo suo consigliere. Dario quindi nominò comandante delle sue truppe di Sardi Otane e partì per Susa con Istieo. Il padre di Otane, il giudice Sisamne, era stato giustiziato e scorticato sotto Cambise per essersi lasciato corrompere. Otane conquistò altre città in Grecia e nella Troade. Intanto Mileto era divenuta molto fiorente dopo essere stata travagliata dalla guerra civile per due generazioni. I Milesi avevano scelto i Parii come conciliatori ed erano riusciti ad ottenere la pace ed un governo stabile. Alcuni aristocratici di Nasso furono esiliati a Mileto. Qui era governatore Aristagora, genero e cugino di Istieo, il quale accettò di aiutare gli esuli di Nasso a riprendere il potere coinvolgendo il satrapo persiano Artaferne. A sua volta Artaferne si compiacque della proposta e, ottenuta l'approvazione di Dario, organizzò una spedizione con duecento navi ed un esercito, al comando di Megabate, cugino suo e di Dario. Megabate ed Aristagora intrapresero la spedizione ma vennero a lite fra loro e Megabate boicottò l'impresa avvertendo gli abitanti di Nasso dell'attacco imminente. Così i Nassi ebbero il tempo di preparare le difese ed iPersiani, dopo quattro mesi di inutile assedio, si ritirarono. Preoccupato per l'esito della spedizione e per le possibili reazioni dei Persiani, Aristagora pensò di ribellarsi, d'altro canto anche Istieo, ancora trattenuto a Susa, aveva maturato la stessa decisione ed aveva mandato un messaggio segreto ad Aristagora ordinandogli di sollevare i Milesi contro i Persiani. Quando si discusse a Mileto la rivolta il solo ad opporsi fu Ecateo, consapevole della disparità delle forze in campo, ma rimase inascoltato. Aristagora aprì dunque le ostilità catturando alcuni comandanti delle navi persiane che tornando da Nasso avevano fatto sosta a Miunte. Istituì a Mileto eguaglianza di diritti per avere il pieno appoggio della popolazione. Inviò inoltre quanti aveva fatto prigionieri alle rispettive città: così Coe, che era stato nominato tiranno di Mitilene da Dario, fu rimandato a Mitilene dove venne lapidato. In cerca di alleanze, Aristagora si recò quindi a Sparta. Qui regnava Cleomene, figlio di Anassandrida. Anassandrida aveva avuto due mogli contemporaneamente, contrariamente all'uso spartano. Cleomene aveva ereditato il regno perché era il figlio più anziano ma si diceva che non fosse sano di mente. Il fratello Dorieo , sdegnato, era partito per fondare una colonia in Libia ma era tornato dopo tre anni, scacciato dai Libici, quindi si era recato in Italia dove aveva aiutato i Sibariti nella guerra contro i Crotonesi. Dorieo aveva quindi combattuto in Sicilia contro i Cartagine, aveva aiutato i Selinuntini a liberarsi del tiranno Pitagora ed aveva a sua volta assunto la tirannide a Selinunte dove, qualche tempo dopo, era stato ucciso in una rivolta. Se Dorieo avesse sopportato di essere suddito di Cleomene, nota Erodoto, sarebbe divenuto re di Spartaperché Cleomene non visse a lungo e non lasciò figli maschi. Aristagora, dunque, si recò in visita a Cleomene: Erodoto descrive con vivacità il modo in cui il tiranno di Miletopropose allo spartano di attaccare i Persiani, sminuendo la capacità bellica del nemico e magnificando le possibili conquiste; aveva portato con se una tavola di bronzo su cui era incisa una mappa geografica, una vera novità per l'epoca. Cleomene prese tre giorni di tempo per decidere, poi rifiutò perché i tre mesi di viaggio in mare per raggiungere "il Gran Re" erano eccessivi e non servirono le grandi offerte di denaro di Aristagora a fargli cambiare idea. A questo punto Erodoto inserisce una descrizione della strada che portava in Persia, delle sue stazioni di sosta, dei ponti presidiati sull'Eufrate e su altri fiumi. Lasciata Sparta senza aver ottenuto nulla, Aristagora si recò ad Atene. La città si era liberata dai tiranni: Ipparcofiglio di Pisistrato era stato ucciso da Aristogitone ed Armodio. Aveva preso il potere Ippia, fratello di Ipparco. Intanto gli Alcmeonidi (potente famiglia ateniese esiliata da Pisistrato) facevano quanto in loro potere per scacciare i Pisistratidi da Atene. Fallita una spedizione militare in questo senso, passarono a corrompere la sacerdotessa di Delfi perché convincesse gli Spartani ad attaccare Ippia. Il primo tentativo degli Spartani fallì, furono battuti dalla cavalleria ateniese e dagli alleati tessali nella piana del Falero e il loro comandante perse la vita. Con una seconda azione comandata da Cleomene, gli Spartani invasero l'

Ippiaconfidando che il tiranno, riprendendo il potere con il loro aiuto, si sarebbe in futuro dimostrato amichevole. Erodoto racconta un dibattito su questo argomento e la partecipazione di un oratore corinzio gli fornisce l'occasione per una digressione sulla storia di Corinto e dei suoi tiranni. Cipselo era figlio di Eezione e di Labda, quest'ultima appartenente alla casata dei Bacchiadi che da tempo dominavano Corinto e tradizionalmente praticavano l'endogamia. Poichè Labda era zoppa, tuttavia, nessuno dei parenti la volle sposare ed ella andò in moglie ad Eezione, membro di un'altra famiglia politicamente alleata dei Bacchiadi. L'oracolo avvertì che il figlio nato da questo matrimonio sarebbe stato fonte di sciagura per i Corinzi ed i Bacchiadidecisero di eliminare il neonato ma i sicari, impietositi dal sorriso del bambino, non riuscirono ad ucciderlo. Divenuto adulto, Cipselo prese il potere a Corinto abbattendo i Bacchiadi ed instaurando una tirannia repressiva e sanguinaria. Morì dopo trent'anni di governo lasciando il potere al figlio Periandro. Inizialmente più mite del padre, Periandro divenne altrettanto crudele quando Trasibulo tiranno di Mileto gli consigliò di mettere a morte tutti i cittadini che si distinguevano. Come esmpio degli eccessi di Periandro Erodoto racconta che una volta costrinse tutte le donne di Corinto a spogliarsi ed a bruciare gli abiti in onore della memoria di sua moglie Melissa che egli stesso aveva fatto morire. La proposta spartana fu respinta dagli alleati e Ippia non riottenne il potere e tornò al Sigeo, suo possedimento sull'Ellesponto. Di qui entrò in contatto con i Persiani e cercò di convincere Artaferne ad attaccare Atene. Artaferne ordinò agli Ateniesi di riaccogliere Ippia ma ottenne un secco rifiuto. Aristagora di Mileto, che non aveva ottenuto aiuto da Cleomene di Sparta, parlò agli Ateniesi in assemblea e li convinse ad armare una flotta contro i Persiani. Intanto Aristagora inviava un messaggio ai Peoni deportati in Frigia per organizzare la loro fuga, assicurando che una volta giunti al mare avrebbero ricevuto aiuto. Alle venti navi inviate da Atene si aggiunsero cinque triremi degli Eretriesi: queste forze giunsero nel territorio di Efeso e da qui proseguirono via terra, raggiunsero Sardi e la occuparono mentre Artaferne rifugiava nell'Acropoli con molti uomini. Sardi, le cui case erano prevalentemente di canna, fu incendiata e distrutta ma i Persiani delle satrapie limitrofe attaccarono gli Ioni e li sconfissero duramente. Successivamente gli Ateniesi negarono il loro aiuto agli Ioni ma questi continuarono la lotta contro i Persiani trovando nuove alleanze in Caria e a Cipro. Interrogato da Dario sull'insurrezione degli Ioni, Istieo declinò ogni responsabilità e pregò il re di lasciarlo tornare in patria per ristabilire l'ordine. Lasciandosi ingannare, Dario gli concesse di partire. Intanto Onesilo, re di Salamina, veniva informato che un grande esercito persiano stava muovendo contro Cipromentre via mare l'isola sarebbe stata attaccata da una flotta di Fenici. Gli Ioni accorsero per fronteggiare la flotta mentre i Ciprioti si preparavano ad affrontare l'esercito. I Persiani vinsero la battaglia e riconquistarono Cipro, ne saccheggiarono la città e si volsero contro le colonie dell'Ellesponto prendendo Abido, Percote, Lampsaco e Peso. Le forze persiane proseguirono la loro azione in varie regioni della Grecia, intanto Aristagora progettava di lasciare Mileto e di fondare una colonia in Tracia. Mosse con un esercito contro la Tracia ma qui giunto venne sconfitto e ucciso.

Libro sesto [ERATO]

Istieo si recò a Sardi e da qui riprese i suoi intrighi ma Artaferne, intercettando alcuni messaggi, venne a conoscenza del suo comportamento. I Milesi non vollero riaccogliere Istieo ed egli cercò di riprendere il potere con la forza cercando aiuti prima aChio poi a Mitilene. Intanto i Persiani riunivano una grande flotta per attaccare Mileto e gli Ioni organizzavano la difesa concentrando le proprie navi presso l'isola di Lade, di fronte a Mileto. Contro le seicento navi persiane gli Ioni schierarono trecentocinquantatre triremi. Prima di combattere i Persianiproposero la resa agli Ioni tramite i vari tiranni che Aristagora aveva scacciato, ma gli Ioni rifiutarono.

Lo stratega Dionisio di Focea, in vista dello scontro, impose agli equipaggi durissimi addestramenti ma dopo alcuni giorni i marinai, stremati dalla fatica, rifiutarono di obbedirgli. Quando iniziarono le manovre di schieramento davanti alla flotta nemica i contingenti di Samo e di Lesbo fuggirono, si distinsero invece per il loro coraggio i Chii che combatterono valorosamente perdendo molte navi. Anche Dionisio di Focea fuggì e si diresse verso la Sicilia dove in seguito si dedicò alla pirateria. Vinta la battaglia navale i Persiani assediarono Mileto e nel sesto anno dalla rivolta di Aristagora la conquistarono (autunno 494 a.C.). I Milesi che furono catturati vivi furono deportati a Susa mentre molti Ioni di altre città fuggivano in Sicilia per evitare la schiavitù. I Sami occuparono la colonia di Zancle (Messina) approfittando del fatto che gran parte degli abitanti erano assenti per assediare Locri Epizefiri. Quando gli Zanclei tornarono chiesero aiuto al tiranno di Gela Ippocrate , ma questi si era intanto accordato con i Sami per spartire il bottino. Da parte sua Istieo organizzò insieme ai Lesbi un attacco all'isola di Chio, che aveva subito gravi perdite nella battaglia di Lade, e la sottomise. Tentò anche la conquista di Taso ma quando seppe che una flotta fenicia stava per attaccare la Ionia fuggì nel continente con il suo esercito. In Misia si scontrò con un esercito comandato dal persiano Arpago e venne fatto prigioniero. Ritenendo che Dario avrebbe perdonato Istieo, Artaferne ed Arpago decisero di eliminarlo immediatamente: lo fecero impalare e mandarono la testa a Susa. Il re, infatti, li rimproverò e fece seppellire la testa con tutti gli onori dovuti ad un benefattore dei Persiani. Dopo aver svernato presso Mileto, nel 493 a.C., la flotta persiana riprese la conquista delle isole della Ionia: Chio,Lesbo, Tenedo e altre città del Chersoneso. L'unica città del Chersoneso a non essere conquistata fu Cardia, governata fino a quel momento dal tiranno Milziade, figlio di Cimone. Costui era imparentato con un altro Milziade, che era stato il primo tiranno di Cardia e vi si era stabilito in precedenza con una colonia di Traci Dolonci. Cittadino di Atene, membro di una famiglia potente, ma stanco della tirannide di Pisistrato, Milziade il Vecchioaveva accettato volentieri di guidare i coloni quando questi, su indicazione di un oracolo, glielo avevano richiesto. Raggiunto il Chersoneso vi fondò la sua colonia e la fortificò, combattè contro i Lampsaceni e fu fatto prigioniero, poi rilasciato per intervento di Creso di Lidia che era suo amico. Morendo senza figli lasciò il potere a Stesagora, figlio del fratellastro Cimone, ma Stesagora venne ucciso prima di potersi recare a Cardia e la tirannide passò all'altro figlio di Cimone, di nome Milziade. All'arrivo della flotta Milziade fuggì verso Atene con cinque navi, una delle quali venne catturata. Metioco, figlio di Milziade che comandava la nave catturata, fu portato al re Dario ma questi non gli fece alcun male, Metioco si stabilì in Persia, ebbe una casa ed una moglie del luogo, mentre il padre riusciva a mettersi in salvo raggiungendo Atene. I Persiani cessarono le ostilità verso la Ionia fino alla primavera successiva quando inviarono una nuova flotta ed un nuovo esercito comandati da Mardonio, genero di Dario. La missione di questa spedizione era punire Atene ed Eretria che avevano aiutato i ribelli ma, durante il percorso, i Persiani sottomisero altre città finché la flotta non venne distrutta da una tempesta nei pressi del Monte Athos. Mardonio dovette ritirarsi riportando in Asia i resti della sua armata. L'anno successivo Dario ordinò la distruzione delle mura ed il sequestro della navi da guerra della città di Taso, i cui abitanti erano sospettati di tramare una rivolta, quindi inviò messaggeri in tutta la Grecia per chiedere l'offerta di acqua e di terra, atto formale di sottomissione al re di Persia. Fra quanti si sottomisero furono gli Egineti contro i quali reagirono duramente Ateniesi e Spartani. Il primo intervento spartano fu un tentativo di Cleomene di trarre in arresto i cittadini di Egina ritenuti responsabili dell'atto di sottomissione, tentativo che venne abbandonato a causa di disaccordi fra Cleomene e l'altro re di Sparta, Demarato. Erodoto inserisce qui una digressione sulle due famiglie della diarchia spartana. Aristodemo re di Sparta, discendente di Eracle, morì di malattia subito dopo la nascita di due figli gemelli: Euristene e Procle. Non riuscendo a stabilire quale dei due fosse il maggiore, gli Spartani riconobbero entrambi come re, tuttavia tributarono maggiori onori ad Euristene perché questi, durante la prima infanzia, riceveva sempre per primo le cure della madre. La discordia ed il rancore che corsero fra i due fratelli persistettero nelle generazioni successive. Quando