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Una panoramica sull'evoluzione delle serie televisive, analizzando il passaggio dai procedural degli anni '70, focalizzati sull'azione e la risoluzione del caso, alla televisualità moderna, caratterizzata da una maggiore attenzione all'estetica e alla psicologia dei personaggi. Vengono esaminati esempi significativi come "magnum p.i." e "hill street blues", evidenziando come la televisione degli anni '80 abbia segnato un cambiamento radicale verso una narrazione più critica e complessa. Inoltre, viene esplorato l'uso di elementi simbolici e narrativi nelle serie, nonché l'evoluzione delle sigle televisive nel corso del tempo, riflettendo i cambiamenti culturali e sociali dell'epoca. Infine, si discute la nascita dei canali tematici e la crescente sofisticazione delle serie televisive contemporanee.
Tipologia: Appunti
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La struttura del procedural: secondo l’impostazione derivata dagli studi di Propp e Chatman , si basa su quattro fasi fondamentali che organizzano la narrazione in modo funzionale e ricorrente. Queste fasi definiscono il percorso dell’eroe — o del protagonista — e rappresentano un modello narrativo di grande efficacia, soprattutto nelle serie televisive procedural , dove ogni episodio costituisce un ciclo narrativo compiuto. La prima fase è il mandato , ossia il momento in cui viene dato il compito al protagonista. Si tratta dell’avvio della storia, del motivo che mette in moto l’azione : come in Cappuccetto Rosso , nasce da una necessità o da un’assenza di un oggetto di valore (una persona scomparsa, un crimine da risolvere, una minaccia da fermare). Il mandato introduce quindi la missione dell’eroe e stabilisce la funzione narrativa primaria. Segue la fase di competenza , in cui l’eroe mette alla prova le proprie capacità specifiche. È qui che emergono le sue abilità peculiari , che lo differenziano e affascinano il pubblico. Nel contesto dei procedurali, questa fase corrisponde alla raccolta di indizi, all’analisi logica, all’uso della tecnologia o dell’intuito (come nei casi di C.S.I. o Bones ). La competenza prepara il terreno per la performance , la terza fase, ossia il momento della prova vera e propria : “la prova nella caverna più recondita”. È qui che l’eroe affronta l’ostacolo principale, agisce e rischia, come un detective che risolve il mistero o un salvataggio in extremis ( Armageddon ). Infine arriva la sanzione , la conclusione in cui si verifica il risultato dell’azione. Essa può essere positiva o negativa , e segna il passaggio dallo stato di assenza a quello di risoluzione. Nei procedural la sanzione spesso assume un valore sociale o morale , perché la missione dell’eroe è utile alla comunità : come nel caso dell’episodio post–11 settembre di C.S.I. , dove l’indagine ha un valore indiziario e collettivo, volto a ristabilire l’ordine.
Negli anni Settanta, però, i personaggi dei procedural (come in Charlie’s Angels ) non avevano backstories , cioè non venivano caratterizzati da un passato personale approfondito: la trama si concentrava sull’azione e sulla risoluzione del caso, non sulla psicologia. Il Tenente Colombo rappresenta un caso interessante di variazione sul modello del whodunit (“chi è il colpevole?”): in Colombo , infatti, il colpevole si vede all’inizio , e l’interesse non sta nello scoprire chi ha commesso il crimine, ma come il detective riuscirà a smascherarlo. In questo modo, la serie inverte la struttura classica del giallo , ma mantiene intatte le quattro fasi fondamentali del procedural — mandato, competenza, performance, sanzione — applicandole a una narrazione indiziaria che valorizza l’intelligenza e la tecnica come strumenti di giustizia. Il termine reboot indica la ricostruzione di un mondo narrativo con caratteristiche completamente nuove , un vero e proprio nuovo inizio che reinterpreta personaggi e ambientazioni già conosciuti. Un esempio emblematico di questo processo è rappresentato dai fumetti della Marvel , come Spider-Man , in cui le storie vengono ripensate e rinnovate per adattarsi a nuovi tempi, linguaggi e sensibilità del pubblico. Negli anni Settanta , le serie televisive erano caratterizzate da una forte centralità dell’eroe : figure capaci di risolvere ogni situazione con abilità e determinazione, incarnando il modello del problem solver infallibile. Gli eroi di quel periodo rappresentavano la sicurezza e la fiducia nella razionalità, valori tipici della cultura postbellica. Con l’arrivo degli anni Ottanta , però, si verifica un cambiamento radicale. L’eroe tradizionale — quello “ senza macchia e senza paura ” — lascia spazio a una figura più complessa e umana , segnata da contraddizioni, debolezze e conflitti interiori. Nasce così l’ eroe critico , la cui dimensione problematica non riguarda solo la missione o il contesto esterno, ma anche la vita
personale e psicologica. Un esempio paradigmatico di questa trasformazione è il dottor House , un personaggio geniale ma tormentato, cinico e autodistruttivo. Da questa evoluzione scaturisce anche la figura dell’ anti-eroe , un protagonista che agisce al di fuori delle regole morali tradizionali. Serie come “I Soprano” , “Gomorra” e “Dexter” ne sono esempi perfetti: i protagonisti non rappresentano più il bene assoluto, ma sono individui ambigui, talvolta criminali, che incarnano le contraddizioni della società contemporanea. Un punto di svolta importante è rappresentato dalla serie “Magnum P.I.” , che introduce diversi elementi innovativi : il protagonista diventa un divo televisivo , un’ icona maschile di fascino e carisma, e la produzione raggiunge un livello qualitativo più alto rispetto alle serie precedenti. “Magnum P.I.” segna così l’inizio della televisualità moderna , in cui la forma e l’estetica diventano tanto importanti quanto la narrazione. Il personaggio di Magnum è inoltre definito da un passato che incombe sul presente — la cosiddetta backstory —, che aggiunge profondità psicologica al racconto. L’eroe non è più invincibile: è segnato da fantasmi interiori , mentre il personaggio di Higgins svolge il ruolo di adiuvante ambiguo, apparentemente antagonista ma in realtà figura di equilibrio. La serie prende ispirazione da Hawaii five Zero del 1968 del quale viene fatto un remake e per girare Magnum P.I viene usato lo stesso set. All’opposto si colloca la serie “Hill Street Blues” , che abbandona l’eroismo e la patina glamour di “Magnum P.I.” per raccontare la vita quotidiana di un turno di poliziotti in modo realistico e corale. Qui non troviamo divi né idealizzazioni: l’estetica è volutamente “al contrario” , con toni cupi e ambientazioni nebbiose nella New York urbana e decadente, in netto contrasto con le Hawaii luminose di “Magnum”. Negli stessi anni emergono produzioni di grandissimi autori , come David Lynch , che con “Twin Peaks” introduce una nuova dimensione estetica e simbolica nella televisione, rendendo la serie un’esperienza visiva e psicologica. Anche “Miami Vice” contribuisce a questa evoluzione, fondendo stile visivo, musica e narrazione in un linguaggio inedito per la TV dell’epoca. Un’altra innovazione riguarda la struttura narrativa: in queste serie, l’ episodio pilota è spesso più lungo e articolato, suddiviso in due parti , a testimonianza della crescente importanza della serialità come forma d’arte. Molti dei protagonisti di queste storie sono inoltre reduci della guerra del Vietnam , un elemento che segna profondamente il carattere degli eroi televisivi del periodo. Questa esperienza diventa un motivo ricorrente che spiega il loro senso di colpa, il disagio interiore e la visione disincantata del mondo, riflettendo le ferite collettive della società americana postbellica. In questo modo, la televisione degli anni Ottanta segna il passaggio da un racconto eroico e rassicurante a una narrazione critica, complessa e psicologica , in cui l’eroe non rappresenta più la soluzione, ma il simbolo delle contraddizioni del proprio tempo. Crossover – Con storia XX secolo (21 ottobre - ) Negli anni Cinquanta e Settanta , alcune opere cinematografiche e televisive come “M A SH”* di Robert Altman , “Grease” (commedia musicale e romantica) e la serie “Happy Days” (di genere familiare) mettono in scena il mondo degli anni Cinquanta , rappresentandolo come un periodo ideale, di ordine e serenità. Queste produzioni si collocano in un contesto culturale in cui gli Stati Uniti cercano di ritrovare un’immagine di sé dopo un periodo di profonde crisi. Negli anni Settanta , infatti, l’America è segnata da eventi traumatici: il presidente Richard Nixon si dimette dopo lo scandalo Watergate e Gerald Ford , nel suo discorso sullo stato dell’Unione , riconosce che il Paese è afflitto da numerosi problemi , tra cui le conseguenze della guerra del
di continuità tra le due produzioni. La serie dà inoltre origine a spin-off e crossover , due pratiche molto diffuse nel mondo televisivo americano. I crossover sono episodi in cui compaiono personaggi provenienti da altre serie , appartenenti spesso allo stesso franchise. Servono a creare collegamenti narrativi tra diverse produzioni, come avviene, ad esempio, nel caso della saga di C.S.I. , dove i personaggi della serie precedente introducono e “inaugurano” le nuove ambientazioni (come CSI: Miami , CSI: New York ). Gli spin-off , invece, consistono nella creazione di una nuova serie dedicata a un personaggio secondario o a un elemento narrativo di una serie già esistente. Un esempio classico è quello dell’ alieno di “Happy Days” , che dà origine alla nuova serie “Mork & Mindy”.
Un aspetto distintivo della serie è l’uso di elementi ricorrenti e simbolici che danno profondità alla narrazione. L’ anello di Magnum , ad esempio, rappresenta l’appartenenza alla squadra militare di cui il protagonista faceva parte durante la guerra del Vietnam , e diventa il simbolo del legame con il passato , del senso di responsabilità e del senso di colpa che motivano le sue azioni. La serie mostra anche il mondo affascinante delle Hawaii , luogo di bellezza e contraddizioni , che fa da sfondo a storie di azione , dramma e memoria personale. La sigla gioca un ruolo importante nella definizione dell’identità della serie: quella del pilota è provvisoria , ma la versione definitiva diventa iconica grazie alla musica innovativa e al montaggio dinamico , che mostra in sequenza tutti gli elementi distintivi della serie. Vengono infatti utilizzati frame tratti dal primo episodio , costruendo una sorta di mini-racconto visivo che anticipa lo stile narrativo degli episodi successivi.
Nel corso del tempo, le sigle delle serie TV hanno subito un’evoluzione profonda. Negli anni Settanta , la sigla serviva soprattutto a mostrare le azioni dei personaggi , come accade in serie come Charlie’s Angels. Negli anni Ottanta , invece, l’attenzione si sposta sul mondo della serie : la sigla non mostra solo cosa fanno i personaggi, ma anche come vivono , dove si muovono , e che atmosfera li circonda. Negli anni Novanta , con serie come Twin Peaks , la sigla acquista una funzione simbolica e metaforica : il mondo rappresentato diventa il vero protagonista , e la musica e le immagini creano un tono emotivo e concettuale che prepara lo spettatore all’esperienza narrativa. Nelle serie contemporanee come True Detective , True Blood e The Walking Dead , la sigla assume un valore introduttivo e poetico , quasi cinematografico, diventando parte integrante dell’identità artistica della serie stessa.
Negli anni Ottanta la televisione americana attraversa un’importante trasformazione, passando dal modello di broadcasting a quello di narrowcasting.
Il broadcasting si basa su un generalismo dei contenuti , rivolto a un pubblico ampio e indifferenziato : è la TV tradizionale delle grandi reti nazionali. Il narrowcasting , invece, nasce con la diffusione dei canali via cavo e propone una programmazione specializzata , rivolta a pubblici specifici con interessi o gusti particolari. In questo periodo nascono emittenti come CNN , Disney Channel , MTV , Family Channel e Paramount Network , che segnano l’inizio della segmentazione tematica dei contenuti televisivi. Negli anni Novanta , la tendenza si consolida: emergono canali di ogni tipo , dedicati a generi o argomenti specifici , dando origine ai canali tematici a pagamento , noti come Cable TV. Questo modello, analogo al moderno Sky , si basa sulla trasmissione via cavo ottico , definita “ ultimo miglio ”. La conseguenza di questa specializzazione è la nascita di prodotti più complessi e raffinati , destinati a pubblici culturalmente più esigenti. Non tutte le produzioni sono pensate per essere comprese da un pubblico di massa: nasce così una nuova forma di televisione definita “Quality Drama”. I Quality Drama , sviluppatisi dagli anni Ottanta in poi , si distinguono per una complessità narrativa e per una struttura ibrida tra modello orizzontale (trama che si sviluppa nel tempo) e modello verticale (episodi autoconclusivi). Queste serie puntano a una televisualità più sofisticata , pensata per competere con il linguaggio del cinema e per offrire narrazioni profonde, simboliche e psicologicamente ricche.