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STUDI PROF.SSA CAMISASCA, Esercizi di Psicologia Giuridica

Il contenuto del documento contiene gli studi che ha svolto la prof.ssa Camisasca, oggetto di esame sia nella prova scritta, ma soprattutto per sostenere la prova orale se si viene convocati.

Tipologia: Esercizi

2023/2024

In vendita dal 26/04/2024

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STUDI PROF.SSA CAMISASCA
1. Adult vs child Related: i risultati di questo studio condotto su famiglie di bambini in età scolare, ha
evidenziato come i conflitti Child-related si configurino più pericolosi per la psiche del bambino,
manifestando comportamenti di internalizzazione (derivati dall’esposizione al conflitto) e di
esternalizzazione (derivati da percezioni di autobiasimo), mentre quelli adult-related caratterizzati da
ostilità frequente, determinano in loro la presenza di elevata preoccupazione, paura e minaccia associati a
loro volta a problematiche di internalizzazione. L’insorgenza di condotte di esternalizzazione a seguito di
vissuti di autobiasimo, è dovuta al senso di colpa e di responsabilità che i figli sentono gravare su di loro
nell’assistere ai conflitti genitoriali, che li porta ad esprimere la loro frustrazione e angoscia sotto forma di
rabbia e atteggiamenti disfunzionali.
2. la conflittualità genitoriale rende i figli vulnerabili all’insorgenza di sintomi post- traumatici? è stato
effettuato uno studio su 90 bambini dagli 8 ai 13 anni. Grazie al modello cognitivo-contestuale e l’ipotesi
della sicurezza emotiva, è stato esplorato il ruolo di mediazione di quattro fattori considerati come
risposta dell’impatto del conflitto con la psiche del bambino:
-minaccia percepita
-autobiasimo
-disregolazione emotiva
-rappresentazioni distruttive della famiglia.
È stato ipotizzato che i bambini esposti a conflitti più gravi e intensi in termini di aggressione verbale e
psicologica tra i genitori sono più esposti al rischio d’insorgenza di sintomi di PTSD. Il livello del conflitto è
stato valutato con gli strumenti di self-report somministrati ai bambini e i genitori. Test utilizzati:
CPCI children’s perception of interparental conflict scale, che valuta la frequenza, l’intensità e la
risoluzione dei conflitti attraverso la proprietà del conflitto, ma anche la percezione della minaccia
percepita, l’autobiasimo.
RCTS Revised conflict tactic scale, scala per l’aggressione psicologica che proviene dall’intensità del litigio
tra la coppia.
SIS Security in the interparental Subsystem, valuta la disregolazione emotive e le rappresentazioni
distruttive della famiglia nei bambini
TSCC-A Self-report trauma symptom checklist for children, per valutare i sintomi di PTSD
Risultati: I conflitti più lievi incidono sui sintomi di ansia e rabbia mentre la disregolazione emotiva e le
rappresentazioni distruttive sono il risultato dell’effetto del conflitto sui sintomi di ansia e rabbia. I
conflitti più intensi che sono predittivi di sintomi depressivi, di ptsd e della dissociazione, mentre il
principale fattore di mediazione risulta essere il senso di minaccia percepita che costituisce il meccanismo
esplicativo di tutti i sintomi post-traumatici considerati e spiega i sintomi di ansia, depressione, ptsd e
dissociativi, oltre che a sollecitare vissuti di paura, preoccupazione, angoscia e impotenza che si
connettono ai sintomi d’ansia, depressione e rabbia. Il conflitto incide sulle traiettorie di internalizzazione
ed esternalizzazione e rileva l’effetto post-traumatico di questi anche se non sono particolarmente
violenti.
3. Esplorazione dei MOI di tipo sicuro, evitante e ansioso-ambivalente in grado di moderare la natura
delle connessioni tra il conflitto tra i genitori (predittore), minaccia percepita, autobiasimo (mediatore
del modello cognitivo-contesuale), reattività emotiva (mediatore sicurezza emotiva) e i comportamenti
di internalizzazione/esternalizzazione nei figli (outcome). Ipotesi: l’attaccamento sicuro può costituire un
fattore protettivo capace di prevenire la comparsa di sintomi di internalizzazione ed esternalizzazione,
mentre nei bambini insicuri, elevati livelli di conflitto favoriscono l’insorgenza di esiti negativi differenziati
e specifici a seconda dei MOI di tipo ansioso-ambivalente ed evitante; nei bambini evitanti si mettono in
atto una serie di strategie di disattivazione, che hanno il fine di evitare la frustrazione e il disagio dovuti
all’indisponibilità del caregiver. Lo studio è stato condotto su 169 bambini in età scolare. Il conflitto
genitoriale, le valutazioni soggettive e la disregolazione emotiva sono stati valutati attraverso il CPIC, i
MOI attraverso la SAT, mentre le condotte di esternalizzazione/internalizzazione con la CBLC.
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STUDI PROF.SSA CAMISASCA

  1. Adult vs child Related : i risultati di questo studio condotto su famiglie di bambini in età scolare, ha evidenziato come i conflitti Child-related si configurino più pericolosi per la psiche del bambino, manifestando comportamenti di internalizzazione (derivati dall’esposizione al conflitto) e di esternalizzazione (derivati da percezioni di autobiasimo), mentre quelli adult-related caratterizzati da ostilità frequente, determinano in loro la presenza di elevata preoccupazione, paura e minaccia associati a loro volta a problematiche di internalizzazione. L’insorgenza di condotte di esternalizzazione a seguito di vissuti di autobiasimo, è dovuta al senso di colpa e di responsabilità che i figli sentono gravare su di loro nell’assistere ai conflitti genitoriali, che li porta ad esprimere la loro frustrazione e angoscia sotto forma di rabbia e atteggiamenti disfunzionali.
  2. la conflittualità genitoriale rende i figli vulnerabili all’insorgenza di sintomi post- traumatici? è stato effettuato uno studio su 90 bambini dagli 8 ai 13 anni. Grazie al modello cognitivo-contestuale e l’ipotesi della sicurezza emotiva, è stato esplorato il ruolo di mediazione di quattro fattori considerati come risposta dell’impatto del conflitto con la psiche del bambino: - minaccia percepita - autobiasimo - disregolazione emotiva - rappresentazioni distruttive della famiglia. È stato ipotizzato che i bambini esposti a conflitti più gravi e intensi in termini di aggressione verbale e psicologica tra i genitori sono più esposti al rischio d’insorgenza di sintomi di PTSD. Il livello del conflitto è stato valutato con gli strumenti di self-report somministrati ai bambini e i genitori. Test utilizzati: CPCI children’s perception of interparental conflict scale , che valuta la frequenza, l’intensità e la risoluzione dei conflitti attraverso la proprietà del conflitto, ma anche la percezione della minaccia percepita, l’autobiasimo. RCTS Revised conflict tactic scale , scala per l’aggressione psicologica che proviene dall’intensità del litigio tra la coppia. SIS Security in the interparental Subsystem , valuta la disregolazione emotive e le rappresentazioni distruttive della famiglia nei bambini TSCC-A Self-report trauma symptom checklist for children , per valutare i sintomi di PTSD Risultati: I conflitti più lievi incidono sui sintomi di ansia e rabbia mentre la disregolazione emotiva e le rappresentazioni distruttive sono il risultato dell’effetto del conflitto sui sintomi di ansia e rabbia. I conflitti più intensi che sono predittivi di sintomi depressivi, di ptsd e della dissociazione, mentre il principale fattore di mediazione risulta essere il senso di minaccia percepita che costituisce il meccanismo esplicativo di tutti i sintomi post-traumatici considerati e spiega i sintomi di ansia, depressione, ptsd e dissociativi, oltre che a sollecitare vissuti di paura, preoccupazione, angoscia e impotenza che si connettono ai sintomi d’ansia, depressione e rabbia. Il conflitto incide sulle traiettorie di internalizzazione ed esternalizzazione e rileva l’effetto post-traumatico di questi anche se non sono particolarmente violenti.
  3. Esplorazione dei MOI di tipo sicuro, evitante e ansioso-ambivalente in grado di moderare la natura delle connessioni tra il conflitto tra i genitori (predittore), minaccia percepita, autobiasimo (mediatore del modello cognitivo-contesuale), reattività emotiva (mediatore sicurezza emotiva) e i comportamenti di internalizzazione/esternalizzazione nei figli (outcome). Ipotesi: l’attaccamento sicuro può costituire un fattore protettivo capace di prevenire la comparsa di sintomi di internalizzazione ed esternalizzazione, mentre nei bambini insicuri, elevati livelli di conflitto favoriscono l’insorgenza di esiti negativi differenziati e specifici a seconda dei MOI di tipo ansioso-ambivalente ed evitante; nei bambini evitanti si mettono in atto una serie di strategie di disattivazione, che hanno il fine di evitare la frustrazione e il disagio dovuti all’indisponibilità del caregiver. Lo studio è stato condotto su 169 bambini in età scolare. Il conflitto genitoriale, le valutazioni soggettive e la disregolazione emotiva sono stati valutati attraverso il CPIC, i MOI attraverso la SAT, mentre le condotte di esternalizzazione/internalizzazione con la CBLC.

Risultati. Il conflitto tra i genitori incide sul benessere psicologico dei figli in modo differenziato a seconda del MOI con il caregiver. Nei bambini sicuri l’intenso conflitto attiva percezioni ed emozioni negative relative all’evento stressogeno, ma non sembrano incidere sui problemi di internalizzazione/esternalizzazione, in quanto il tipo di attaccamento permette di usare strategie efficaci di tipo auto ed eteroregolatorio. I bambini evitanti, invece mettono in atto strategie di minimizzaazione e inibizione che permettono di non percepire il conflitto genitoriale come un evento particolarmente minaccioso e di non esprimere il loro distress. I bambini ansioso-ambivalenti, manifestano un incremento della sensazione di minaccia percepita e della reattività emotiva a loro volta associate ai sintomi di internalizzazione/esternalizzazione. In questo caso il conflitto ha serie ripercussioni negative sull’adattamento psicologico attraverso la mediazione della minaccia percepita e della reattività emotiva. Il tipo di MOI in questo caso, oltre a produrre un’amplificazione del distress e quindi alla possibilità che possano insorgere condotte disadattive, predispone i bambini ad attivare strategie di regolazione delle emozioni di “iperattivazione” che aumentano il loro disagio, predisponendoli a notare i segnali di minaccia nel mondo fisico e sociale, e di conseguenza anche di ciò che ne conseguirà.

  1. Lo studio vuole analizzare se i MOI possono spiegare la natura delle connessioni tra il distress percepito dai bambini a causa del conflitto tra i genitori, le diverse strategie di coping e la coping efficacy. Strumenti: CPIC per misurare la disregolazione emotiva dovuta al conflitto, i vissuti di coping efficacy e la qualità dei legami di attaccamento; CCSC-R1 per valutare le strategie di coping. Risultati: evidenziano che le strategie di coping utilizzate in condizioni di distress assumono un ruolo distinto sulla percezione di coping efficacy in modo differenziato a seconda dei MOI dell’attaccamento con il caregiver. I bambini sicuri attivano tutte le strategie di coping a loro disposizione, (focalizzato sul problema e ristrutturazione cognitiva, di distrazione, di evitamento e di ricerca di supporto). I bambini evitanti adottano strategie di coping di distrazione dal problema e di evitamento, questo gli permette di allontanare il problema dalla mente, attraverso azioni distraenti, sforzi cognitivi, il distress percepito a causa del conflitto genitoriale. Questo tipo di strategie è utile solo a breve termine in quanto frenano i processi ripetitivi e intrusivi delle emozioni negative connesse all’evento stressogeno, mentre a lungo termine ostacolano l’elaborazione dei contenuti connessi al disagio e manifestano il loro impatto disadattivo. I bambini ansioso-ambivalenti, invece attivano quasi tutte le strategie ma nessuna favorisce un loro senso di coping efficacy. A causa del loro MOI di appartenenza anche qualora cercassero il supporto interpersonale, rischiano di rimanere delusi dal momento che nutrono convinzioni negative circa se stessi e mantengono un’attenzione ipervigilante verso i possibili segni di disapprovazione, mancato interesse da parte del caregiver con un’amplificazione del distress e dei vissuti di impotenza e vulnerabilità. 5. Triangolazione ed età un contributo di ricerca di Di Blasio e Camisasca 2006. Lo studio ha coinvolto 205 bambini dell’età tra i 6 e gli 11 anni a cui è stata somministrata una storia ad hoc avente lo scopo di riprodurre la processualità del conflitto genitoriale. Questa è stata suddivisa in sei fasi, presenta un conflitto in cui un bambino viene progressivamente coinvolto dalla madre a schierarsi dalla sua parte e termina con la descrizione di come il bambino attui un comportamento disattento e disubbidiente non abituale che gli provoca un rimprovero da parte di entrambi i genitori. Ai bambini vengono poste 4 domande, come si sente il protagonista della storia, cosa pensa di uno e dell’altro genitore e cosa intende fare. Nel quarto della storia si evidenziano il dolore e la sofferenza che in un conflitto uno dei due genitori manifestano in modo accentuato e che spesso si accompagna a una propensione ad esprimere sentimenti negativi verso l’altro coniuge. Nel quinto brano Il comportamento della madre implica una netta squalifica del padre e dei suoi impegni abituali nei confronti del figlio che potrebbe avere come effetto il deterioramento del rapporto padre-figlio. I genitori si attivano adottando diverse modalità di coping affinché il clima emotivo familiare torni ad essere quello percepito prima dell’esplosione della situazione conflittuale. I bambini più piccoli assumono il ruolo da consolatore o mediatore in quanto aderiscono al punto di vista di un solo genitore perché non sembrano in grado di utilizzare come strategia quella basata sulla richiesta di ulteriori informazioni che implica competenze cognitive più sviluppate, infatti i più grandi risultano invece protetti perché possiedono abilità di leggere e interpretare ciò che li circonda, che li induce ad adottare strategie attive a partire dalla consapevolezza

ruolo di mediazione dell’alleanza co-genitoriale per le madri e per i padri, mentre non è stato riscontrato alcun ruolo di moderazione. L’adattamento di coppia favorisce una solida alleanza co-genitoriale che riduce i livelli di parenting stress. Una buona alleanza co-genitoriale può garantire ai genitori le risorse emotive e strumentali necessarie ad affrontare i compiti genitoriali senza stress. Unaltro studio ha permesso di esplorare l’effetto esercitato dalla relazione co-genitoriale sia sulle pratiche educative autoritarie sia sul benessere psicologico dei figli.

  • Ruolo di stress finanziario
  • Effetto dello spillover del distress percepito da un membro della famiglia
  • I lavori che dimostrano come gli individui coinvolti in relazioni co-genitoriali conflittuali possano adottare modalità di parenting disfunzionali. Ipotizzando che lo stress economico percepito possa associarsi sia livelli più accentuati di conflitto co- genitoriale sia a condotte educative autoritarie, lo studio è stato effettuato su un campione di 277 madri di bambini, su cui sono state valutati i dati di:
  • Le associazioni tra stress economico percepito, conflitto co-genitoriale e pratiche educative autoritarie
  • Il potenziale ruolo di mediazione del conflitto co-genitoriale e delle pratiche educative autoritarie nell’associazione tra stress economico e benessere psicologico. Il primo risultato ha confermato parzialmente la prima ipotesi, indicando come lo stress economico percepito dalle madri possa associarsi in modo significativo a livelli accentuati di conflittualità co- genitoriale ma non con l’incremento delle condotte educative autoritarie (effetto spillover). I dati indicano che la tensione economica non risulti connessa all’adozione di condotte educative di tipo autoritario
  1. È stato evidenziato come i conflitti co-genitoriali predicano relazioni caregiver-bambino connotate da minor coinvolgimento e responsività, pratiche educative autoritarie e/o incoerenti e accentuati livelli di stress genitoriale. Uno dei quesiti posti all’interno dello studio (Camisasca 2014) è se l’alleanza co- genitoriale potesse mediare o moderare l’associazione tra adattamento di coppia e stress genitoriale. I risultati hanno evidenziato il solo ruolo di mediazione dell’alleanza co-genitoriale sia per le madri che per i padri, mentre non è stato riscontrato alcun ruolo di moderazione. L’adattamento di coppia favorisce una solida alleanza co-genitoriale che riduce i livelli di parenting stress. Una buona alleanza co-genitoriale può garantire ai genitori le risorse emotive e strumentali necessarie ad affrontare i compiti genitoriali senza stress. Un altro studio (Camisasca 2021) effettuato su 277 madri di bambini in età scolare, si è proposto di esplorare l’effetto della relazione co-genitoriale sia sulle pratiche educative autoritarie sia sul benessere psicologico dei figli, ovviamente evidenziando:
  2. Il ruolo dello stress finanziario,
  3. L’effetto spillover del distress percepito da un membro della famiglia sulla relazione co-genitoriale
  4. I lavori che dimostrano come gli individui coinvolti in relazioni co-genitoriali conflittuali possano adottare modalità parenting disfunzionali. Sono stati analizzati:
  5. Le associazioni tra lo stress economico percepito, conflitto co-genitoriale e pratiche educative autoritarie
  6. Il potenziale ruolo di mediazione del conflitto co-genitoriale e delle pratiche autoritarie nell’associazione tra stress economico e benessere psicologico dei figli È stato ipotizzato e confermato parzialmente che lo stress economico percepito possa associarsi a livelli più accentuati di conflitto co-genitoriale ma non con l’incremento delle condotte educative autoritarie, questo risultato rileva l’effetto dello spillover (tensione economica sulla qualità della relazione co- genitoriale) e i dati indicano che la tensione non risulti connessa all’adozione di condotte educative autoritarie. Il secondo quesito riguarda Il possibile effetto dello stress economico percepito dalle madri sul malessere psicologico dei figli attraverso la mediazione del conflitto co-genitoriale e delle condotte educative autoritarie, i risultati la confermano totalmente, anzi più specificatamente lo stress economico predice l’adozione di condotte autoritarie direttamente associate al malessere psicologico. Lo stress economico sperimentato da alcune famiglie si caratterizza come una condizione di rischio anche per il

benessere dei minori presenti in famiglia. Questo perché attraverso ripetuti processi di spillover innesca una traiettoria di rischio che vede l’instaurarsi di dinamiche relazionali co-genitoriali e di interazioni madri- figlio connotate da livelli accentuati di disregolazione di vissuti di ostilità, criticità e minaccia.

  1. Camisasca 2019, verificare se la relazione co-genitoriale svolge un ruolo di linking mechanism tra soddisfazione coniugale a adattamento psicologico dei figli tra ed esaminare se le competenze empatiche dei genitori potessero moderare, ampliare o ridurre gli effetti della soddisfazione di coppia sulla co-genitorialità e sull’adattamento psicologico del bambino. si è ipotizzato che le elevate capacità empatiche dei genitori possano tamponare gli effetti predittivi dell’insoddisfazione di coppia sulla relazione co-genitoriale e sulle condotte di internalizzazione /esternalizzazione dei figli. I risultati hanno dimostrato che gli effetti predittivi dell’insoddisfazione di coppia sull’adattamento psicologico dei figli erano mediati da un deterioramento nella relazione co-genitoriale. Le competenze empatiche di entrambi i genitori moderano gli effetti dell’insoddisfazione coniugale nella relazione co-genitoriale e i nel comportamento dei figli (i genitori denotati da un buon funzionamento empatico e riflessivo sono capaci di mettere da parte i sentimenti negativi inerenti alle difficoltà coniugali per cooperare con i partner come co-genitori),l’insoddisfazione coniugale perderebbe il proprio potere predittivo dell’adattamento psicologico dei figli in caso di livelli accentuati di competenze empatiche dei genitori. L’empatia risulta moderare per i genitori, anche gli effetti di mediazione della relazione co-genitoriale. In presenza di basse competenze empatiche materne, l’insoddisfazione di coppia predice relazioni co-genitoriali disfunzionali, nel caso di alte competenze paterne non si ravvisano effetti predittivi dell’insoddisfazione di coppia sulla relazione co-genitoriale e sulle problematiche dei figli.
  2. Si descriveranno due studi, quello di Camisasca 2016, e Xuan 2018), l’obiettivo è testare il ruolo di mediazione dello stress genitoriale nell’associazione di testare il ruolo di medizione dello stress genitoriale nell’associazione tra conflitto genitoriale e adattamento psicologico dei figli. Xuan propone di investigare se lo stress materno medi le associazioni tra conflitto genitoriale e comportamenti di internalizzazione dei figli considerando anche il possibile ruolo dell’emozionalità negativa dei bambini, in semplici parole se l’emozionalità negativa di questi possa amplificare gli effetti dello stress materno sull’adattamento psicologico dei figli di età prescolare. I risultati hanno confermato il ruolo di mediazione dello stress materno nell’associazione tra conflitto e adattamento psicologico dei figli. Nello studio di Camisasca, si propone di investigare: la relazione tra il conflitto genitoriale e i problemi di internalizzazione ed esternalizzazione; le associazioni tra conflitto e stress genitoriale materno/paterno attraverso la considerazione delle tre componenti (distress genitoriale, interazione disfunzionale genitori/figli e bambino difficile); il ruolo di mediazione di queste nell’associazione tra conflitto e condotte di internalizzazione ed esternalizzazione dei figli. In base alle percezioni di genitori e figli inerenti alle caratteristiche del conflitto genitoriale sono stati definiti 3 gruppi:
    • alto conflitto
    • conflitto moderato
    • basso conflitto I dati segnalano che il conflitto esercita un impatto predittivo sui comportamenti di internalizzazione ed esternalizzazione soltanto nel gruppo ad alto conflitto. Nelle famiglie connotate da moderati e bassi livelli di conflitto i genitori possono essere in grado di utilizzare delle strategie di gestione del conflitto di tipo costruttivo, che possono ridurre l’impatto del conflitto sui figli. Rispetto all’associazione tra conflitto e stress genitoriale nel gruppo ad alto conflitto le discordie genitoriali erano predittive di due componenti dello stress materno e di tutte le componenti per lo stress paterno. Nel gruppo moderato, il conflitto sembrava predire solo la dimensione bambino difficile, mentre nel gruppo a basso conflitto non si registravano associazioni significative. Rispetto al ruolo di mediazione dello stress i risultati hanno rilevato effetti di mediazione nel gruppo ad alto conflitto, la componente dello stress paterno (le percezioni negative dei figli possono indurre i padri ad utilizzare strategie educative ostili e di controllo coercitivo) relativa alla percezione di un bambino difficile è risultata mediare l’associazione tra conflitto e condotte di esternalizzazione a differenza della componente materna (interazione disfunzionale caratterizzata da frustrazioni e disappunto verso i figli che non soddisfano le loro aspettative) che media gli effetti del conflitto sulle condotte di internalizzazione.