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Lezione sugli studioli rinascimentali e gallerie
Tipologia: Appunti
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Gli studioli rappresentano la definizione dei canoni e dei principi che si erano formati nel corso del 400 all’interno delle differenti corti. LO STUDIOLO DI ALESSANDRO FARNESE IN PALAZZO FARNESE A CAPRAROLA 1563- Quello che viene considerato come lo studiolo più completo ed armonico dal punto di vista della sua collocazione all’interno dell’edificio e dal punto di vista della sua decorazione è il complesso di studioli all’interno di palazzo Farnese a Caprarola. Siamo all’interno di un palazzo privato anche se non più legato a una famiglia nobiliare di figure di gestione del potere di un territorio ma siamo all’interno del palazzo di una famiglia cardinalizia. Siamo all’interno degli appartamenti del cardinale Farnese. La struttura architettonica è molto particolare. Si tratta di un edificio su progetto di Antonio da Sangallo il giovane completo dal Vignola. Si tratta di un edifico a pianta pentagonale che si pone al termine della via che attraversava il paese. Quindi fa da fondo scenografico all’allestimento urbano. La facciata principale è quella dritta, base del pentagono. In pianta il fronte al centro di questa ala si trova la scalinata che conduce al salone centrale. L’angolo di sinistra occupata dalla scala principale altre scale di servizio sempre a chiocciola sono distribuite nelle mura interne che circondano il cortile mentre nella parte opposta si trovava la CAPPELLA PRIVATA del palazzo. Nelle ali diagonali si trovavano le sale di rappresentanza, più grandi rispetto agli ambienti. Di conseguenza capiamo che sul fondo nella parte più privata della struttura, nei due bracci che vanno a creare la punta che affaccia sul retro del giardino si trovavano gli appartamenti privati. La punta è poi completata da un torrione a pianta quadrata che si innesta all’interno del vertice del pentagono stesso. Gli appartamenti sono due, uno dedicato ai mesi invernali e uno ai mesi estivi. Si sfrutta il calore del sole nei mesi invernali e lato più riparato nei mesi estivi. La caratteristica di questi appartamenti è che la decorazione di queste sale fu studiata con molta attenzione da Annibal Caro a cui si rivolsero i Farnese per realizzare il programma iconografico. Noi conosciamo il programma iconografico grazie alla lettera dello stesso Annibal Caro che va a descrive i soggetti selezionati per ogni singolo ambiente. A questa descrizione si aggiunge un resoconto di viaggio avvenuto nella seconda metà del 50 che ricorda il soggiorno effettuato all’interni di questo palazzo e descrive gli ambienti riportandone la destinazione d’uso dell’epoca. A cosa servivano in quel periodo gli ambienti stessi. Grazie a questi documenti e al programma iconografico che si è conservato perfettamente, noi siamo in grado oggi di identificare le singole sale e capirne la consequenzialità e il programma generale. I due appartamenti sono speculari. L’appartamento incomincia quello invernale con la SALA DEGLI ANGELI sulla sinistra mentre quello estivo con la SALA DEL CONCILIO , siamo agli angoli del pentagono e questi due ambienti rappresentavano l’anticamera che immetteva nella camera del letto. La decorazione della camera da letto si lega al tema del sonno e della notte tanto è vero che la prima si chiama SALA DEI SOGNI e la seconda SALA DI AURORA. La camera mediana prende il nome di GIUDIZI per l’inverno e LANIFICI per l’estivo e da queste due stanze parte una passerella che scavalcava il fossetto e consentiva di accedere direttamente al giardino del palazzo. In questo ambiente era possibile ottenere quel rapporto diretto con la natura già visto negli studioli quattrocenteschi. La presenza il contatto con la natura, avviene non attraverso lo studiolo vero e proprio ma attraverso una delle stanze. La parte conclusiva di queste stanze corrisponde a quello che nel resoconto di viaggio viene definito come vestibolo ma che in realtà è lo studiolo vero e proprio dell’appartamento. Lo capiamo dalla decorazione. Se, infatti, la camera da letto era legata a tematiche notturne, mentre la camera delle attività era legata al tema della vita attiva, i Giudizi rappresentavano scene di giurisprudenza mentre i Lanifici scene di vita di produzione di ana e tessuti. Le stanze finali alla penitenza e alla solitudine. Il tema della solitudine è legato al problema dello studiolo in maniera riservato e intimo. Il tema della penitenza viene raffigurata figure della cristianità divenute celebri per la loro vita da eremita, quindi, ritorna nuovamente il tema della solitudine. Quello che ,invece, veniva identificato dai testi antichi come studiolo effettivo era questo piccolo ambiente che si
trovava adiacente alla camera delle solitudini. Questi piccolo ambiente era un ulteriore studiolo. Vi erano tre studioli, due di maggiori dimensioni e uno più piccolo connesso con la sala delle solitudini e della penitenza. C’è un elemento ulteriore che ci fa caprie che questo piccolo ambiente era uno studiolo a tutti gli effetti ovvero la vicinanza con il torrione dove si trovava la biblioteca. Noi abbiamo un appartamento ancora che presenta il gruppo di stanze formato da anticamera, camera, studiolo e biblioteca. La decorazione pittorica fu affidata a Taddeo Zuccari. Esempio di riquadro della volta presente nella stanza della Solitudine Cristo predica alle gente mentre nella Penitenza Sant’Antonio Abate. Le figure dei santi ruotano intorno all’immagine della croce sollevata dagli angeli e nella decorazione delle specchiature troviamo questo ripudio di decori a grottesca che entrano nel gusto cinquecentesco dell’epoca. STUDIOLO PIU’ PICCOLO è invece dedicato al tema dell’Ermathena è una figura ibrida che unisce insieme la figura di Ermes con quella di Atena ovvero le due figure legate alla sapienza nell’ambito della mitologia classica. Il tema di questa figura androgina non è una invenzione di Zuccari ma viene recuperata direttamente da Platone che aveva utilizzato questa immagine e aveva chiesto la protezione a questa figura della classicità, della mitologia per la propria accademia. Intorno al tondo vi erano tutta una serie di decorazioni tra cui temi legate alle scienze, alla musica, elementi che rimandano al tema dello studio, delle arti, delle scienze. Firenze, nel 1537 Cosimo I diviene granduca di Toscana e la scelta fu quella di lasciare l’appartamento, il palazzo di famiglia Medici Riccardi e trasferirsi in palazzo vecchio con un gesto che sancisce la presa del potere della città. Il trasferimento avviene nel 1540 e la presa di possesso di questo edificio comportò tutta una serie di lavori di ristrutturazione interna degli spazi per consentire di trasformare questo edificio in una residenza adatta alla famiglia. Il progetto però prese forma soprattutto quando Giorgio Vasari venne nominato architetto e decoratore di PALAZZO VECCHIO. I lavori proseguiranno per molti anni in fase alterne e su zone differenti del palazzo. La prima fase vede la realizzazione dell’appartamento situato nel quartiere di Leone X posto al primo piano in rapporto con il salone dei 500. Planimetria di palazzo Vecchio: SALONE CENTRALE DEI 500 che si sviluppa su due livelli e poi i cortili, il primo cortile principale da cui si accede e il cortile più piccolo posizionato sul retro del palazzo. rispetto agli appartamenti di palazzo medici all’interno di Palazzo Vecchio, Cosimo I ha uno spazio maggiore, sono una sequenza di stanze articolate che occupano tutta la porzione di palazzo posta nell’angolo e in questa sequenza è necessario inserire uno studiolo. Vasari sfrutta un piccolo spazio tratteggio adiacente alla stanza n.4. è un ambiente molto piccolo perché si continuava a considerare l studiolo come luogo intimo destinato allo studio e alla raccolta di piccoli oggetti. Di questo ambiente non ci è rimasto praticamente nulla. Quindi abbiamo le descrizioni di Vasari stesso e l’unica cosa che so è conservata è il dipinto collocato sulla volta al centro del soffitto raffigurante Cesare mentre è nel suo studio intento a scrivere i Commentarii. Il soggetto quindi si prestava perfettamente all’idea dello studiolo, un imperatore come avevano visto nello studiolo del figlio minore in Palazzo Medici, imperatore noto perché non soltanto condottiero ma anche intellettuale. È inserito in STUDIOLO DI COSIMO I DE MEDICI di sapore rinascimentale, 1540-1559: vediamo un timpano ribassato sulla finestra e mobili scolpiti con questo putto che funge quasi da cariatide. Tutto funzionava per riportare il proprietario, colui che viveva e abitava nello scrittoio in un contesto di raccolta, di silenzio, intimità con l’exempla di figure della storia. Al piano superiore, la planimetria è la stessa ma abbiamo una distribuzione leggermente differente di alcuni ambienti e per quanto riguarda l’appartamento che si trovava al di sopra dell’appartamento di sotto, che prendeva il nome di QUARTIERE DEGLI ELEMENTI , LO STUDIOLO , 1556 non è più ubicato in corrispondenza dell’ultima stanza bensì all’inizio o al fondo dell’appartamento stesso. Si viene a inserire in un piccolo spazio compreso tra la stanza e il muro perimetrale che confina con la sala dei 500 a livello
su questa parete, questa nicchia più grande è la finestra, illuminazione naturale. All’interno di questo ambiente venivano conservati i documenti, era un archivio per tenere i documenti di stato che servivano poi durante le udienze. Accanto alla stanza 1 tesoretto ci sono delle scale che permettevano di scendere a una STANZA posizionata esattamente al di sotto del tesoretto della stessa dimensione che conteneva una scrivania e una cassa murata destinata a contenere del denaro, quindi, era il luogo dove una volta presi i documenti, poteva scendere per leggerli e studiarli. Mentre la presenza di questa cassa al di sotto in un luogo ancora più complesso da raggiungere rappresentava un ulteriore indice della riservatezza di questo luogo. Fotografia del tesoretto : si vedono gli armadi coperti da porte lignee mentre la parte delle pareti vengono decorate con modanature in pietra. Si vede la parete con la finestra. La volta è decorata da Vasari che organizza un progetto iconografico preciso dal forte significato simbolico. Più complesso rispetto a quello di prima. Non abbiamo una sola immagine ma si creano 4 specchiature quadrate, 4 ovali più una centrale. Al centro colloca i 4 evangelisti che sostengono una sfera, il globo è la rappresentazione della sfera celeste ed è un gioco di parole tra Cosmo e Cosimo. Oltre al fatto che la palla era uno dei simboli della famiglia Medici. Negli ovali, negli angoli erano invece raffigurate le allegorie delle arti, pittura, scultura, architettura e musica. Nei riquadri quadrati che creano la croce c’erano scene legate a temi scientifici, filosofia, astronomia, poesia e geometria. Filosofia e poesia erano le scienze legate al logos mentre astronomia e geometria rimandavano alle scienze matematiche. In questo modo attraverso l’allegoria delle arti e delle scienze nelle sue varie sfaccettature veniva rappresentato il mondo delle arti e delle scienze ovvero ciò che veniva raffigurato simbolicamente al centro della volta stessa. ricchezza anche negli elementi classici e delle dorature, tripudio di colori, luci in contrasto con la parte sottostante molto più rigorosa con accostamento tra il legno e la pietra. Al piano di sopra siamo nella parte opposta indicata dal tratteggio e n. 19, corrisponde al cosiddetto SCRITTOIO DEL TERRAZZO O CAMERINO DI BIANCA CAPPELLO, ultimato nel 1562. Il problema di Palazzo Vecchio è che non ha giardino, affaccio sull’esterno se non sulla piazza e su altri edifici, viene a mancare il rapporto con l’aria aperta e la presenza di questo blocco doveva servire a risolvere almeno in parte questo problema perché lo scrittoio si affacciava proprio su un piccolo cortile doppio e a lato c’erano delle terrazze aperte che si affacciavano sul cortile interno. Era quindi un espediente per cercare di avere uno spazio dove poter uscire fuori e simulare quel rapporto on la natura che Palazzo Vecchio non consentiva. Questo ambiente però si trova slegato da tutto. Da una parte affaccia sulla sala dei 500, dall’altra sul cortile e dalle altre due parti sul terrazzo. Viene meno il legame con l’appartamento. Non abbiamo più un luogo direttamente connesso con una camera da letto e l’eventuale idea di collegarlo alla cappella n. 11 non è corretta perché la cappella faceva riferimento all’appartamento di Eleonora da Toledo, moglie di Cosimo. Quindi questo terrazzo doveva essere legato a qualcos’altro. Il 19 va a legarsi alla stanza n. 20 definita SALA DELLE CARTE GEOGRAFICHE abbiamo una situazione più complessa. Uno dei terrazzi mostra il paramento murario dipinto con una decorazione a trompe l’oeil che imita la presenza di un porticato ed elementi naturali in modo da dare la sensazione di un ambiente più ampio. Piccolo scrittorio del terrazzo con decorazione che insiste solo sulla volta con una ricca decorazione a grottesche. Le due porte laterali immettono verso i due terrazzi, la porta finestra fa vedere è rivolta verso il cortile e poi dall’altra parte c’era una piccola finestrella bucherellata che consentiva di osservare senza essere visti la sala dei 500, di osservare e ascoltare quello che accadeva nella sala delle udienze. Questo ambiente era di utilizzo di Cosimo I durante la sua vita e nella fase seguente durante il granducato del figlio Francesco I era riservato alla moglie Bianca Cappello. Sala delle carte geografiche: ambiente di grandissime dimensioni decorato con il tema delle carte geografiche per quanto riguarda il livello inferiore. La bouserie contiene all’interno dei pannelli con le varie mappe fino a quel momento conosciute. I busti che stanno sopra la mensola della bouserie sono ritratti di uomini condottieri e sovrani che hanno dominato sulle terre raffigurate nella parte inferiore mentre i ritratti
sono circa 300 sono ritratti di uomini illustri, altro tema tipico degli studioli. La volta, il soffitto invece riproduce costellazioni, il tema del tempo. Qui veniva conservato la collezione più importante, ricca di Cosimo I, è il luogo dove la maggior parte delle opere che facevano parte della collezione che arrivavano anche da Palazzo Medici. Cosimo si ritirava all’interno delle sale delle carte geografiche scegliesse alcuni degli oggetti che voleva studiare e trasferendosi nello scrittoio del terrazzo trovava il posto più riservato per lo studio e la visione di questi oggetti. Ultimo STUDIOLO DI FRANCESCO I 1570-1572. Quando diviene nuovo granduca uno degli interventi che fa fare a Palazzo Vecchio fu la trasformazione della camera adiacente al tesoretto per avere anche lui uno studiolo. Quindi lo studiolo non è più legato all’appartamento ma studiolo di rappresentanza e di lavoro perchè direttamente raggiungibile dalla sala dei 500. Per la realizzazione di questo studiolo il progetto generale è sempre frutto della direzione di Vasari mentre per la scelta dei soggetti ci si rivolse a Vincenzo Borghini, era il direttore benedettino dell’ospedale degli innocenti una delle figure importanti della vita sociale e culturale della Firenze della seconda metà del 500. A lui si deve la decisione dei temi che poi gli artisti alle dipendenze di Vasari andarono a realizzare per la decorazione delle pareti e della volta. Presenta di nuovo questa forma lunga e stretta con volta a botte come nel 400’. La decorazione copre completamente ogni superficie, gli unici due dipinti che esulano dal tema generale sono quelli posizionati nei tondi sotto la volta, nella parete minore e maggiore, rappresentano i genitori di Francesco I, Cosimo ed Eleonora da Toledo. Nella parte sotto erano presenti 8 nicchie con sculture in bronzo mentre le parti basse i tondi erano in realtà decorazioni delle ante che nascondevano gli armadi all’interno dei quali si trovava la collezione di Francesco I. si vede poi la porta che conduce al tesoretto di Francesco I. il tema è quello dei 4 elementi naturali aria, acqua, fuoco e terra. Nella volta sono rappresentati sotto forma di allegorie mentre nelle pareti sono rappresentate le attività umane legate agli elementi, ad esempio, la pesca delle perle fa riferimento all’acqua, la miniera dei diamanti fa riferimento alla terra, la bottega dell’orefice al fuoco. Sono immagini che mostrano l’uomo in grado di trasformare gli elementi naturali e non è un caso se le opere contenute nello studiolo erano riconducibili alle categorie dei naturalia e artificialia. GALLERIE E COLLEZIONI PRINCIPESCHE Il termine GALLERIA è frutto di una trasformazione delle necessità e delle esigenze dei committenti di questi luoghi. La galleria come struttura architettonica è la rielaborazione in chiave moderna degli ambulacri di epoca classica quindi di queste strutture coperte che di solito si muovevano intorno ad un cortile o a uno spazio aperto e che servivano da raccordo tra interno ed esterno anche se le gallerie in realtà non nasce ispirandosi direttamente gli ambulacri. La galleria nasce in Francia all’inizio del 500 come spazio lungo e stretto e coperto di raccordo tra edifici separati tra loro. Un qualcosa che non aveva nulla a che fare con luogo per esporre una collezione d’arte di statue e di dipinti ma è un luogo funzionale di raccordo, di passaggio. Trattandosi di un elemento architettonico tipico dei palazzi, dei castelli francesi, questo modello non era presenta in Italia e nel corso del 500 iniziano ad arrivare le prime testimonianze di questa struttura architettonica che in Italia non aveva un corrispettivo vero e propri. Una delle prime testimonianze è un breve passaggio contenuto in una LETTERA CHE JACOPP PROBO D’ATRI aveva inviato ad Isabella d’este come resoconto del suo viaggio in Francia siamo intorno al 1510: Castello di Gaillon, Normandia : "La fazata… dove sono le camere deputate per la persona dil re, et similmente una galaria, sive loggia, che va da la capella alla sala, che più bella non se ne potria fare; dove per maggiore ornamento sono messe tre statue de marmora; una dil re [Luigi XII], l’altra de monsignore legato et l’ultima del grande maestro di Franza [Charles d’Amboise], de la cintura in su facte dil naturale". All’interno di questa lettera Jacopo parla di una galleria sive loggia. Jacopo per cercare di far capire alla marchesa di che cosa si sta parlando, lo paragona a qualcosa che assomiglia nella forma alla galleria francese ovvero la loggia, il porticato aperto posizionato o al piano terreno o al primo piano presente all’interno dei palazzi italiani e utilizzato come affaccio verso il cortile o il giardino. La differenza è che la
Questo passaggio viene sancito in maniera ufficiale dal VOCABOLARIO DELL’ARTE DI FILIPPO BALDINUCCI, 1681. La definizione di Galleria è: "Fabbrica di stanze, o terrazzi nobili, fatte per tenervi ogni sorta di cose dilettevoli all'occhio; ma particolarmente statue, pitture": sul finire del 600 quindi è ormai di abitudine immaginare, collegare il termine galleria a un luogo espositivo per la collezione delle statue e la collezione dei dipinti. Tappe che hanno portato dalla galleria francese a quella italiana. È il risultato di una forma tipicamente francese e di una destinazione d’uso tipicamente italiana. Da qui poi nel corso del 600 iniziano a diffondersi nel corso dell’Europa all’interno delle residenze principali, nobiliari. GALLERIA DI FRANCESCO I, CASTELLO DI FOINTABLEAU, 1528-1530: esempio francese considerato l’esempio più importante, più utilizzato come riferimento dagli stessi collezionisti, architetti e decoratori italiani nel corso del 500. Ci troviamo in Francia alla corte di Francesco I è stato uno dei re francesi più legati allo sviluppo artistico che ha avuto un ruolo fondamentale non soltanto come collezionista ma anche come mecenate. Fu colui che commissionò a Cellini la saliera trovata nel castello di Ambras ma Francesco I fu anche colui che ospitò Leonardo da Vinci dopo la sua fuga da Milano, mise a disposizione del maestro italiano una residenza poco distante dal castello di Fointanbleau per poter dare all’artista la possibilità di lavorare. Francesco I fu anche colui che assunse e chiamò dall’Italia, architetti e pittori per la decorazione del proprio castello, era quindi una figura fondamentale in questo trasferimento di competenze tra un paese e l’altro ed è il responsabile della nascita del manierismo in Francia. Chiamò i principali artisti italiani della corrente manierista oltre a Cellini, Serlio, Primaticcio, Rosso Fiorentino. Il castello si trova a pochi chilometri da Parigi. Era la corte principale dei re francesi. L’immagine è quella attuale, frutto del collegamento di edifici separati. Inizialmente all’epoca di Francesco I nella primissima fase il casello era composto dagli edifici che ruotavano intorno alla corte ovale dove si trovavano gli appartamenti, poi da staccati dall’altra parte c’era la chiesa della Trinità. Quello che fece fare Francesco I fu costruire una galleria per connettere gli appartamenti al vestibolo di accesso alla chiesa. la galleria è quella che sta al centro della struttura attuale e che è rivolta da una parte al cortile che dà verso lo specchio d’acqua e dall’altra verso il giardino di Diana. Incisione della seconda metà del 500 : vediamo di nuovo questo braccio di raccordo tra la corte ovale e la chiesa. da questa parte la galleria presentava una sequenza di finestre come dalla parte opposta perchè in origine la sua caratteristica, una delle caratteristiche ricorrenti nelle gallerie francesi era quella di avere un affaccio da entrambe le parti. Corridoio chiuso coperto con finestre da entrambi i lati. Successivamente la galleria venne raddoppiata, venne costruito un altro blocco identico per contenere degli appartamenti. Oggi si è persa l’idea del doppio affaccio. L’ingresso avveniva per la porte doreè, nel torrione centrale nel Donjon c’erano gli appartamenti del re e da qui direttamente l’accesso alla galleria. LA PORTE DOREE’ ingresso ufficiale del castello, accanto alla facciata dei torricini di palazzo Ducale perché Francesco I chiese all’architetto di corte di inspirandosi all’architettura rinascimentale italiana e il riferimento il fu il progetto di Luciano Laurana. Togliendo i torricini, Gilles Le Breton mantenne la sequenza centrale delle logge sovrapposte e la sequenza delle finestre laterali adattandolo allo stile architettonico tipico francese con i tetti alti con gli abbaini e l’uso a contrasto della pietra, intonaco chiaro e dell’ardesia per i tetti. Questo però già dall’esterno fa caprie come il legame con l’Italia sia per Francesco I molto importante. Inoltre la porte doreeè era caratterizzata dalla presenza nella lunetta superiore alla porta di un rilievo in bronzo raffigurante Diana realizzato da Cellini. LA GALLERIA misura 64 m quindi è una galleria piuttosto lunga, ha uno sviluppo piuttosto ampio dettato dall’esigenza di unire due elementi preesistenti ed è stata allestita e decorata da Rosso Fiorentino con un livello inferiore con boiserie lignee e parte alta con decorazione in stucco e dipinti. Nella boiserie erano presenti gli stemmi della casata di Francia e la F iniziale del sovrano mentre nella
parte superiore si trovano queste cornici in stucco con una attenzione plastica e all’interno dipinti dai temi piuttosto particolari e complessi. PLANIMETRIA con l’indicazione dei dipinti non abbiamo Muse, figure mitologiche ma episodi di vario genere tratti da racconti e da episodi storici e biblici che avevano come scopo quello di raccontare le virtù e i valori del sovrano. Esattamente come per la Calliope di Vasari non in maniera diretta ma criptica tanto è vero che conosciamo una lettera della sorella di Francesco I che chiese al sovrano delle delucidazioni sui soggetti e significati perché sarebbe dovuta venire in visita con dignitari stranieri e voleva raccontare questi episodi e il loro significato. Al centro della galleria da una parte e dall’altra troviamo due tondi raffigurati da una parte la ninfa di Fontainebleau, Diana tema della caccia mentre la ninfa faceva riferimento alla mitica fondazione del castello avvenuta in seguito alla scoperta della ninfa nelle campagne di Fontainebleau da parte di un gruppo di cacciatori quindi avendo scoperto una fonte d’acqua e questa ninfa si iniziò a costruire un piccolo casinò di caccia trasformato poi nel castello. In corrispondenza dei tondi vi erano al di sotto delle porte i due gabinetti, uno realizzato destinato a contenere il dipinto di Primaticcio raffigurante Giove e Selene e l’altro mai realizzato. Questo è il primo dei dipinti che inizia la sequenza con il tema dell’ignoranza cacciata anche detto illuminazione di Francesco I. Sullo sfondo è pronto ad entrare nel tempio della Sapienza proprio Francesco I in abiti da condottiero. Il primo e il secondo dipinto sono gli unici due in cui troviamo raffigurato il sovrano sempre legato a temi di sapienza e di conoscenza. Nel primo entra da eletto nel tempio della sapienza mentre gli altri sono bendati e quindi non riescono, nel secondo, invece, è al centro pronto a dispensare consigli sia ai militari sia ai dotti della città. I Fratelli di Catania raccontano un episodio storico legato alla città di Catania dove il significato dell’episodio diventa rappresentazione della Virtù di Francesco I. E’ la cura dei figli nei confronti dei genitori che un po' come Enea li caricano sule proprie spalle fuggendo dalla città. Francesco I vuole sottolineare la sua attenzione verso la famiglia, genitori e altri membri della famiglia reale. La galleria diventa il modello di riferimento anche per gli italiani. La prima GALLERIA DEGLI STUCCHI vera e propria venne costruita all’interno del PALAZZO CAPODIFERRO-SPADA per volontà del cardinale Girolamo Capo di Ferro, siamo entro il 1559, data di morte del cardinale e questa fu realizzata prima della corte del cardinale perché vi sono dei riferimenti biografici che indicano la conclusione dei lavori durante la vita attiva del cardinale. La galleria era di 64 m, questa ne misura 13. Vediamo già una differenza tra le due. Abbiamo una galleria più intima, contenuta rispetto al modello francese. Il secondo punto di distanza tra i due modelli è legato alla mancanza del doppio affaccio. La galleria italiana è quasi sempre costituita da una parete cieca e da una parete dotata di finestre che danno verso la corte interna perché la galleria in questo caso è stata realizzata chiudendo una loggia preesistente quindi l’idea del cardinale per riuscire ad ottenere nel suo palazzo una galleria è stata quella più semplice cioè chiudere le arcate della loggia aperta. Le finestre si vanno ad inserire nelle aperture delle arcate e il ritmo è in qualche modo determinato dalla preesistente architettura a loggia. L’altra parete è piena perché vi erano le stanze dell’appartamento del palazzo. Il riferimento è evidente a Fontainebleau. La decorazione realizzata riprende lo schema e la struttura inventata da Rosso Fiorentino , cornici in stucco con figure quasi tridimensionali e all’interno di quadrati i dipinti. Sappiamo che il riferimento è Fontaneibleau perché sappiamo che il cardinale era stato un nunzio apostolico, in Francia, aveva visto con i suoi occhi il risultato del progetto di Rosso Fiorentino. La differenza ulteriore è che in corrispondenza delle finestre non abbiamo le porte ma inserisce delle sorta di edicole architettoniche con al centro una nicchia circolare e all’interno busti antichi. Quindi la collezione di sculture. Già da questo primo esempio italiano abbiamo il legame tra edificio, galleria e collezione.
doppio affaccio con finestra da un lato e dall’altro. È una galleria, però, atipica per la situazione italiana perché non si trova all’interno del palazzo della villa ma è un corpo costruito lateralmente che si innesta alla villa e infatti è la parte bianca senza decorazioni in facciata. Era riservata esclusivamente alla statuaria antica Dall’incisione di Pietro Ferrerio, 1655: si vede che il corpo di fabbrica è libero su entrambi i lati e in testa, non è di raccordo, è uno spazio autonomo raggiungibile dalla villa direttamente ma anche da una porta che dà sul giardino e da una scala posteriore che dà sul parco quindi tre accessi indipendenti. Altra particolarità la galleria era su due livelli, due piani: la galleria è una galleria costruita fin da subito come spazio per esporre la collezione di Ferdinando de Medici di statue e in questa incisione nella didascalia viene riportata il contenuto della galleria, ci dice infatti che la galleria conteneva 24 statue antiche e sopra ogni nicchia una testa quindi nicchie circolari con dentro teste di busti antichi. Purtroppo non abbiamo più la collezione né l’allestimento originario. Oggi è usato al primo piano come biblioteca per l’accademia di Francia mentre al piano inferiore come luogo espositivo per le mostre temporanee. Un disegno però di Jacopo Zucchi: ci dà un’idea di come doveva essere la decorazione delle pareti. Sopra le porte finestre i tondi con i busti e nelle parti laterali, negli spazi tra una finestra e l’altra, decorazioni in stucco e le statue poste su piedistalli all’interno della galleria. Il progetto della galleria non prende piede solo a Roma ma si diffonde anche nelle corti italiane ad esempio Mantova. Accanto nel lotto di terra che si trovava sulla destra vengono costruiti prima l’appartamento di Troia e poi viene costruito abbracciando e inglobando l’appartamento di Troia, un appartamento che prende il nome di appartamento grande di castello con il cortile interno e una sequenza di varie stanze. Fanno parte di questi appartamenti la loggia di Eleonora che dà verso l’esterno e inizialmente la loggia dei mesi che aveva una dimensione ridotta. La parete della sala di Troia continuava dritta e arrivava fino alla parete di chiusura della loggia. C’è questa parte di muro più larga infatti. Era una loggia aperta. Poco tempo dopo venne raddoppiata nelle sue dimensioni, venne costruito un ulteriore spazio cona altre tre finestre simmetriche rispetto alla struttura precedente. La loggia venne poi chiusa e trasformata in galleria. GALLERIA DEI MESI O DEI MARMI, 1572 detta per la rappresentazione della volta che rappresenta i 12 mesi. Si vede una sequenza di finestre, di fronte si trova la porta che conduce alla sala di Troia, inizialmente al centro della sequenza ora spostata in una delle estremità e poi di fronte nella parete chiusa tutta una serie di nicchie per contenere le statue. Nicchie più grandi per le statue di grandi dimensioni e tondi distribuiti in maniera asimmetrica all’interno dello spazio sopra le porte e le finestre per i busti. Arcate a parete che servono per equilibrare le arcate dell’altra parete aperta che erano state tamponate e poi aperte con delle finestre. Cartolina degli anni 60: dove vediamo un allestimento che era simile a quello che era stato allestito e preparato durante il periodo Gonzaga Seconda galleria costruita sempre per il PALAZZO DUCALE DI MANTOVA : galleria che affaccia sul cortile della Cavallerizza denominata PRATO DELLA MOSTRA perché era il prato dove venivano mostrati i cavalli appartenenti alle scuderie dei Gonzaga. La galleria dei mesi venne raccordata con un altro braccio che prese il nome di GALLERIA DELLA MOSTRA la struttura architettonica è l medesima da esterno, stessa sequenza di arcate interrotte da finestre, quindi abbiamo lo schema arcata, finestra perché lo spazio è molto più dilatato quindi richiedeva una scansione ritmica più ampia e per lo stesso motivo è una galleria molto più alta. Le finestre sono tamponate perché qui c’è il contro soffitto. Per organizzare meglio lo spazio e la profondità è necessario anche alzarsi in altezza e quindi vengono inglobate anche le finestre della parte alta e il soffitto è un soffitto piano non più a volta. Galleria di ormai fine 500 che lascia alle spalle i modelli romani e francesi con una dilatazione spaziale nelle scelte architettoniche più evidente.