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Sunto e Commento dell'Antigone di Sofocle, Schemi e mappe concettuali di Filosofia del Diritto

Sunto e commento dell'Antigone di Sofocle dal punto di vista del giurista (concetto di diritto positivo e contrapposizione con il diritto naturale)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 12/11/2022

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marta-monni-1 🇮🇹

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Antigone
Riassunto e commento
Riassunto
La tragedia narra la vicenda che conduce alla morte di Antigone, figlia di
Edipo e Giocastra. Questa, pur di non sottostare a leggi che ritiene arcaiche
basate esclusivamente sull’onore, si rivela un personaggio emancipato con
una forte sensibilità morale tanto da rinunciare alla propria vita.
Da Edipo e Giocastra nacquero quattro figli: Antigone, Ismene, Polinice ed
Eteocle. Dopo la morte del padre il governo di Tebe sarebbe dovuto passare ai
due fratelli, ma Eteocle, abusando del suo potere, esilia il fratello. Questa
azione provoca in Polinice un forte sentimento di vendetta, che lo porta ad
organizzare lontano dal paese natale una guerra contro Eteocle. Da questo
scontro entrambi muoiono e sale al potere Creonte, fratello di Giocastra, che
ordina subito di far seppellire Eteocle, ma non Polinice, ritenuto oramai
traditore della patria.
Quando Antigone viene a conoscenza delle intenzioni dello zio rivela alla
sorella di essere contraria alla disparità di trattamento dei corpi dei due
fratelli e decide di assumersi la responsabilità della sepoltura di Polinice.
Ismene, che al contrario di Antigone è freddamente razionale e rispettosa
dell’autorità, cerca di dissuadere la sorella e si rifiuta di partecipare alle
esequie del fratello.
Successivamente una guardia di Creonte scopre Antigone, che viene portata al
cospetto del sovrano. In questo momento avviene il dialogo che rappresenta il
fulcro della tragedia: Antigone accusa lo zio di essersi elevato con la sua
decisione al di sopra del volere degli dei, poiché questi concedevano il rito
funebre a tutti gli uomini e neppure il sovrano poteva opporsi. Questa
discussione inasprisce ulteriormente i sentimenti di Creonte che, ferito
nell’orgoglio, condanna a morte la nipote.
Interviene allora Ismene, dichiarando di voler seguire la sorella nel suo
destino, ma verrà poi successivamente dichiarata non colpevole.
Nonostante il popolo fosse dalla parte della giovane, neppure il figlio di
Creonte, Emone, innamorato e promesso sposo di Antigone, riuscì a
persuadere il padre, che di tutta risposta decise di non uccidere la nipote, ma
di imprigionarla in una grotta per tutto il resto della sua vita. Questo perché
pensava che uccidere un membro della sua famiglia sarebbe stato contro
natura e avrebbe scatenato l’ira degli dei. Il sovrano, però, si era già
macchiato di tale crimine, colpa che gli viene ricordata dall’indovino Tiresia e
che gli tormenterà la mente.
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Antigone

Riassunto e commento

Riassunto

La tragedia narra la vicenda che conduce alla morte di Antigone, figlia di Edipo e Giocastra. Questa, pur di non sottostare a leggi che ritiene arcaiche basate esclusivamente sull’onore, si rivela un personaggio emancipato con una forte sensibilità morale tanto da rinunciare alla propria vita. Da Edipo e Giocastra nacquero quattro figli: Antigone, Ismene, Polinice ed Eteocle. Dopo la morte del padre il governo di Tebe sarebbe dovuto passare ai due fratelli, ma Eteocle, abusando del suo potere, esilia il fratello. Questa azione provoca in Polinice un forte sentimento di vendetta, che lo porta ad organizzare lontano dal paese natale una guerra contro Eteocle. Da questo scontro entrambi muoiono e sale al potere Creonte, fratello di Giocastra, che ordina subito di far seppellire Eteocle, ma non Polinice, ritenuto oramai traditore della patria. Quando Antigone viene a conoscenza delle intenzioni dello zio rivela alla sorella di essere contraria alla disparità di trattamento dei corpi dei due fratelli e decide di assumersi la responsabilità della sepoltura di Polinice. Ismene, che al contrario di Antigone è freddamente razionale e rispettosa dell’autorità, cerca di dissuadere la sorella e si rifiuta di partecipare alle esequie del fratello. Successivamente una guardia di Creonte scopre Antigone, che viene portata al cospetto del sovrano. In questo momento avviene il dialogo che rappresenta il fulcro della tragedia: Antigone accusa lo zio di essersi elevato con la sua decisione al di sopra del volere degli dei, poiché questi concedevano il rito funebre a tutti gli uomini e neppure il sovrano poteva opporsi. Questa discussione inasprisce ulteriormente i sentimenti di Creonte che, ferito nell’orgoglio, condanna a morte la nipote. Interviene allora Ismene, dichiarando di voler seguire la sorella nel suo destino, ma verrà poi successivamente dichiarata non colpevole. Nonostante il popolo fosse dalla parte della giovane, neppure il figlio di Creonte, Emone, innamorato e promesso sposo di Antigone, riuscì a persuadere il padre, che di tutta risposta decise di non uccidere la nipote, ma di imprigionarla in una grotta per tutto il resto della sua vita. Questo perché pensava che uccidere un membro della sua famiglia sarebbe stato contro natura e avrebbe scatenato l’ira degli dei. Il sovrano, però, si era già macchiato di tale crimine, colpa che gli viene ricordata dall’indovino Tiresia e che gli tormenterà la mente.

Nel frattempo Emone si era recato a liberare Antigone, ma la giovane si era tolta la vita impiccandosi. Dopo aver realizzato il fatto, il giovane innamorato si scaglia contro il padre e decide successivamente di uccidersi con una spada di fronte allo stesso Creonte. Quando la madre di Emone scopre la sorte del figlio si uccide a sua volta per il troppo dolore. La vicenda si conclude con Creonte che supplica gli dei di dargli la morte perché non riesce a sopportare di avere la responsabilità della fine tragica della sua famiglia.

Commento

L’Antigone è una tragedia scritta da Sofocle che mette in risalto aspetti

fondamentali e diversi tra loro: la contrapposizione tra legge naturale e

legge umana, tra il re e il suddito, tra famiglia e stato.

In particolar modo ciò è rappresentato dal conflitto tra Antigone e

Creonte. La prima, stanca di accettare le regole di un mondo fatto dagli

uomini, dopo aver visto morire la sua ultima speranza (i suoi fratelli) è

determinata a onorare la loro memoria fino al dover considerare la

morte come una sorta di ‘guadagno’, decidendo volontariamente di

violare le leggi umane per seguire le leggi di “sangue” in nome del suo

concetto di giustizia, secondo la sua morale. Il secondo, simbolo di

arroganza e strapotere, si spinge oltre il limite terreno, andando contro il

volere degli dei, usando il suo potere di sovrano per emanare editti che

implicassero l’obbligo di obbedienza da parte di tutti, anche se

considerati immorali per il popolo.

L’Antigone può essere vista come un vero e proprio scontro politico e

filosofico che Sofocle riesce a mettere in scena, rappresentando appunto

questo conflitto inconciliabile: legge degli dei (quella morale) e quella

degli uomini (quella politica). Il conflitto tra Antigone e Creonte è

l’emblema storico-ideale che meglio simboleggia questo scontro.

Antigone decide volontariamente di andare contro il potere politico dello

zio, non è obbediente rispetto alle leggi degli uomini, e sceglie di dare al

fratello, contro le volontà del sovrano, una degna sepoltura.

Questa azione incarna lo scontro titanico tra queste leggi. Antigone è

rappresentata come colei che ha la capacità di farsi carico delle leggi

morali rendendo la tragedia dinamica. Infatti questa crea uno scontro

che travolge l’etica greca in un modo del tutto nuovo, poiché questa

dinamica innescata da Antigone è fertile e feconda (per niente statica).

Tutto ciò è determinato dalla scelta di Antigone di impiccarsi, di non

rendere quindi la sua morte statica e di far innescare una serie di eventi