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Svolto per copiare e studiare, Appunti di Lingue e letterature classiche

Tutti gli argomenti trattati sono stati riassunti attraverso un libro

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 28/11/2023

studente_disperatissimo
studente_disperatissimo 🇮🇹

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La Vita di Galileo Galilei
Nacque a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia
fiorentina. Egli studiò nel convento fiorentino di
Santa Maria di Vallombrosa e successivamente
all’Università di Pisa. In questo periodo
risalgono i suoi scritti di critica letteraria anche
se condusse soprattuto studi scientifici. Nel
1585 abbandonò l’università senza aver
concluso alcun corso di studi regolare per poi
diventare docente di matematica. Gli andarono
meglio gli anni trascorsi all’Università di
Padova, in cui conobbe Paolo Sarpi e
Francesco Sagredo.
Nel settembre del 1610 si trasferì poi a Firenze,
come “primario matematico e filosofo del
granduca di Toscana”, ebbe esiti positivi,
soprattuto poiché lo portarono alla scoperta dei
satelliti di Giove, decise pertanto di creare degli
scritti in volgare per permettere a un pubblico
più vasto di studiosi e tecnici di partecipare al
dibattito.
Nel 1615 Galilei fu denunciato dai Domenicani
all’Inquisizione poiché la teoria eliocentrica fu
condannata come incompatibile con la fede
cristiana e l’opera di Copernico, fu sospesa;
inoltre Galilei fu solennemente ammonito dal
tribunale del Santo Uffizio ma nonostante ciò
non rinunciò mai al proposito di persuadere il
mondo con la nuova visione scientifica
dell’universo, pur consapevole, appunto, dei
rischi che comportava una tale perseveranza.
Nel 1623 Galilei portò a termine un’opera a cui
lavorava da anni, ovvero il celebre Dialogo
sopra i due massimi sistemi del mondo,
scrivendo in volgare e in uno stile piano e
lineare che rendeva il testo accessibile anche
al pubblico, proponeva il contrasto tra le
opposte tesi cosmologiche tolemaica e
copernicana.
Il pontefice, tuttavia, premuto da circostanze
politiche interne e internazionali dovette
reprimere e usare particolare rigore contro ogni
pozione sospetta per l’istituzione ecclesiastica,
lasciò che i Gesuiti condannassero le tesi di
Galilei e mandato in tribunale, tenuto in
condizioni di assoluto isolamento, trascorrendo,
così, gli ultimi anni della sua vita segregato.
Nonostante ciò prosegui le sue ricerche per poi
morire nel 1642.
Il metodo Galileiano e le epistole
Il metodo galileiano è una sintesi di
ragionamento matematico (da cui il nome
“Scienza Nuova”, perché per la prima volta la
matematica diventa uno strumento di realtà) e
sperimentazione concreta. Egli sosteneva con
certezza la veridicità della teoria eliocentrica
mentre la Chiesa rifiutava quest’ultimo.
Il processo a chi egli sottopone la realtà passa
attraverso l’osservazione del fenomeno,
successivamente l’elaborazione dei dati e infine
approda a un esperimento.
Per sostenere questa verità e difendere le sue
idee, utilizzò le lettere come occasioni per
avere un dialogo più aperto e diretto con i suoi
allievi e colleghi, in breve stiamo parlando di
una corrispondenza epistolare che nell’insieme
formano le così dette lettere “copernicane” o
“teologiche”.
Il Sidereus nuncius
Con il Sidereus nuncius annunciò al mondo le
sconvolgenti scoperte effettuate. Quest’ultimo
contraddiceva la cosmologia tradizionale,
rendendo evidente che il modello tolemaico
tradizionale non sarebbe valso a spiegare le
nuove realtà rivelate all’osservazione.
Il Saggiatore
La comparsa di tre comete nel 1618 fu
l’occasione di uno scontro con i Gesuiti, risolto
da Galilei con il Saggiatore. Si tratta di
un’epistola scientifica, in cui lo scienziato
rispondeva alla Libra del gesuita Orazio Grassi,
il quale intendeva confutare le teorie di Galilei
sulla natura delle comete.
L’opera è importante per le considerazioni di
Galilei sulla metodologia della ricerca
scientifica. In particolare egli sostiene che lo
scienziato nelle sue indagini deve attenersi
all’esperienza derivata dai dati sperimentali.
Galilei distingue le qualità oggettive (le uniche
ad avere valore) e le qualità soggettive (non
possono essere utilizzate per raggiungere una
verità scientifica).
Dal punto di vista della strategia, vi è
l’inserimento di una favola per rendere il tutto
più gradevole. Galilei però lo trasforma in un
dialogo serrato e pieno di ironia, segnalando
errori madornali e contraddizioni logiche.
Dialogo sopra i due massimi sistemi del
mondo
Geli lei terminò la composizione del Dialogo
sopra i due massimi sistemi del mondo nel
1630. Due anni dopo, nel 1632, l’autore ottone
l’autorizzazione alla pubblicazione, accettando
però, di proporre le due tesi come teorie
“astratte”. Il Dialogo è suddiviso in quattro
giornate e ambientato a Venezia, mentre gli
interlocutori sono delineati come veri e propri
personaggi, ciascuno con una personalità ben
definita. Vi abbiamo Simplicio, ammiratore di
Aristotele ed emblema della paura di affrontare
il terreno ignoto della conoscenza confidando
solo nella ragione. A lui si contrappongono
Salviati, difensore della teoria copernicana, e
Sagredo, terzo “attore” neutrale della
discussione, animato dalla curiosità e assetato
di conoscenza.
La scelta di proporre l’avversario come uomo
limitato ma non del tutto privo di qualità
dimostra che vi è una divisione sul piano
intellettuale e ideale, cioè tra due visioni del
mondo e della vita.
Stile
Innovativo, con una lingua vicina all’uso
comune. Utilizza il volgare per una questione di
praticità nella divulgazione. Il linguaggio è
quello piano e lineare che si addice
all’argomentazione scientifica logica e
razionale.
L’età della ragione
Situazione politica e economica
Il settecento si apre con lo scontro tra la
Francia e l’Inghilterra. Con la pace di Parigi
(1763) si conclude una lunga guerra che segna
il passaggio dei possedimenti francesi bela
mani degli inglesi. Le colonie inglese del Nord
America si ribellano presto al regime fiscale
imposto dalla madrepatria e proclamano la
secessione; in seguito ad una guerra durata
otto anni, l’indipendenza viene sancita dalla
pace di Versailles (1783). Poco dopo esplode in
Francia la Rivoluzione (1789) che segna la fine
della monarchia assoluta e porta alla
proclamazione della Repubblica (1792).
A partire dal 1799 il panorama politico europeo
è caratterizzato dal l’espansione francese
guidata da Napoleone Bonaparte che si fa
proclamare Imperatore. Dal punto di vista
economico, il XVIII secolo è caratterizzato dalla
cosiddetta Rivoluzione industriale, che prende
l’avvio in Inghilterra e presto viene considerato
come un modello.
Le nazioni più dinamiche cominciano a
coordinare le attività produttive e commerciali:
La Francia introduce severe norme per favorire
le esportazioni (mercantilismo), mentre
l’Inghilterra lascia ampio spazio all’iniziativa
privata e alla libertà di commercio (liberismo).
l’Italia rimane nelle mani degli Asburgo
d’Austria e i Borbone di Spagna, i quali
inaugurano una serie di riforme in campo
economico e giudico, definito “assolutismo
illuminato”.
Organizzazione di cultura
Nel settecento si afferma una fiducia nei
confronti del metodo scientifico e del progresso
e tutti gli sforzi intellettuali sono compiuti nella
convinzione di poter intervenire sul reale
attraverso l’azione.
In Italia la prima parte del secolo è
caratterizzata dall’aspirazione degli intellettuali
ad affermare l’autonomia della cultura nei
confronti del potere politico; l’iniziativa più
efficace parte da Ludovico Muratori, il quale
fonda la “Repubblica dei letterati d’Italia”,
un’accademia nazionale finalizzata alla
discussione e alla risoluzione dei problemi
pratici del paese. Si avvia in questo modo una
serie di studi di tipo storico-giuridico che sono
finalizzati alla ricerca di soluzioni praticabili per
le istituzioni.
Soltanto nella seconda metà del Settecento si
realizzerà poi quella collaborazione tra gli
intellettuali progressisti e i sovrani assoluti che
darà vita a una politica di intervento riformatore
dall’alto.
L’arcadia
L’accademia di Arcadia viene fondata a Roma
nel 1690. Il suo programma, volto a sostenere
una poesia d’evasione elegante, lontana dal
barocco ed estranea al dibattito politico e
sociale del tempo, mostra chiaramente la
volontà di separatezza e di autonomia
“professionale” dei colti letterali italiani.
L’arcadia costituisce un’esperienza positiva
sotto molto punti di vista: favorisce la creazione
di un circuito di scambio e di corrispondenza tra
i letterati a livello nazionale, rappresentano un
centro di elaborazione culturale alternativo
all’ambiente delle corti, contribuisce alla
formazione di un ampio pubblico omogeneo e
consente l’elaborazione di una lingua poetica
“neutra”, funzionale alle esigenze della
comunicazione.
I fondatori dell’armadio sono due intellettuali:
•GianVincenzo Gravina: Sgradito alla curia
romana, promuoveva il classicismo con un
ritorno dei modelli di Dante;
•Giovanni Mario Crescimberi: Era molto legato
alla curia romana, desiderava un ritorno al
petrarchismo e promuoveva la poesia idillica e
il melodramma.
La lirica arcadica e la letteratura
La poesia del Settecento è caratterizzata dal
rifiuto delle “stravaganze” barocche e dal
recupero dei modelli classici, secondo le linee
guida indicate dall’Accademia d’Arcadia. Il
classicismo arcadico è ammirata come modello
di “buon gusto” e come espressione di
sentimenti sani e morali. Tuttavia, essa di rivela
piuttosto ripetitiva e stereotipata nei temi e nei
moduli espressivi.
Il razionalismo arcadico e i canoni classicisti
influenzano profondamente l’evoluzione dei
generi drammatici. A Pietro Metastasio si deve
una riforma del melodramma mirante a
restituire dignità letteraria e ad immettervi temi
eroici oppure legati all’esplorazione delle
passioni che agitano l’animo umano. Un inizio
di riforma di registra anche a proposito della
tragedia.
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La Vita di Galileo Galilei Nacque a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia fiorentina. Egli studiò nel convento fiorentino di Santa Maria di Vallombrosa e successivamente all’Università di Pisa. In questo periodo risalgono i suoi scritti di critica letteraria anche se condusse soprattuto studi scientifici. Nel 1585 abbandonò l’università senza aver concluso alcun corso di studi regolare per poi diventare docente di matematica. Gli andarono meglio gli anni trascorsi all’Università di Padova, in cui conobbe Paolo Sarpi e Francesco Sagredo. Nel settembre del 1610 si trasferì poi a Firenze, come “primario matematico e filosofo del granduca di Toscana”, ebbe esiti positivi, soprattuto poiché lo portarono alla scoperta dei satelliti di Giove, decise pertanto di creare degli scritti in volgare per permettere a un pubblico più vasto di studiosi e tecnici di partecipare al dibattito. Nel 1615 Galilei fu denunciato dai Domenicani all’Inquisizione poiché la teoria eliocentrica fu condannata come incompatibile con la fede cristiana e l’opera di Copernico, fu sospesa; inoltre Galilei fu solennemente ammonito dal tribunale del Santo Uffizio ma nonostante ciò non rinunciò mai al proposito di persuadere il mondo con la nuova visione scientifica dell’universo, pur consapevole, appunto, dei rischi che comportava una tale perseveranza. Nel 1623 Galilei portò a termine un’opera a cui lavorava da anni, ovvero il celebre Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, scrivendo in volgare e in uno stile piano e lineare che rendeva il testo accessibile anche al pubblico, proponeva il contrasto tra le opposte tesi cosmologiche tolemaica e copernicana. Il pontefice, tuttavia, premuto da circostanze politiche interne e internazionali dovette reprimere e usare particolare rigore contro ogni pozione sospetta per l’istituzione ecclesiastica, lasciò che i Gesuiti condannassero le tesi di Galilei e mandato in tribunale, tenuto in condizioni di assoluto isolamento, trascorrendo, così, gli ultimi anni della sua vita segregato. Nonostante ciò prosegui le sue ricerche per poi morire nel 1642. Il metodo Galileiano e le epistole Il metodo galileiano è una sintesi di ragionamento matematico (da cui il nome “Scienza Nuova”, perché per la prima volta la matematica diventa uno strumento di realtà) e sperimentazione concreta. Egli sosteneva con certezza la veridicità della teoria eliocentrica mentre la Chiesa rifiutava quest’ultimo. Il processo a chi egli sottopone la realtà passa attraverso l’osservazione del fenomeno, successivamente l’elaborazione dei dati e infine approda a un esperimento. Per sostenere questa verità e difendere le sue idee, utilizzò le lettere come occasioni per avere un dialogo più aperto e diretto con i suoi allievi e colleghi, in breve stiamo parlando di una corrispondenza epistolare che nell’insieme formano le così dette lettere “copernicane” o “teologiche”. Il Sidereus nuncius Con il Sidereus nuncius annunciò al mondo le sconvolgenti scoperte effettuate. Quest’ultimo contraddiceva la cosmologia tradizionale, rendendo evidente che il modello tolemaico tradizionale non sarebbe valso a spiegare le nuove realtà rivelate all’osservazione. Il Saggiatore La comparsa di tre comete nel 1618 fu l’occasione di uno scontro con i Gesuiti, risolto da Galilei con il Saggiatore. Si tratta di un’epistola scientifica, in cui lo scienziato rispondeva alla Libra del gesuita Orazio Grassi, il quale intendeva confutare le teorie di Galilei sulla natura delle comete. L’opera è importante per le considerazioni di Galilei sulla metodologia della ricerca scientifica. In particolare egli sostiene che lo scienziato nelle sue indagini deve attenersi all’esperienza derivata dai dati sperimentali. Galilei distingue le qualità oggettive (le uniche ad avere valore) e le qualità soggettive (non possono essere utilizzate per raggiungere una verità scientifica). Dal punto di vista della strategia, vi è l’inserimento di una favola per rendere il tutto più gradevole. Galilei però lo trasforma in un dialogo serrato e pieno di ironia, segnalando errori madornali e contraddizioni logiche. Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Geli lei terminò la composizione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo nel

  1. Due anni dopo, nel 1632, l’autore ottone l’autorizzazione alla pubblicazione, accettando però, di proporre le due tesi come teorie “astratte”. Il Dialogo è suddiviso in quattro giornate e ambientato a Venezia, mentre gli interlocutori sono delineati come veri e propri personaggi, ciascuno con una personalità ben definita. Vi abbiamo Simplicio, ammiratore di Aristotele ed emblema della paura di affrontare il terreno ignoto della conoscenza confidando solo nella ragione. A lui si contrappongono Salviati, difensore della teoria copernicana, e Sagredo, terzo “attore” neutrale della discussione, animato dalla curiosità e assetato di conoscenza. La scelta di proporre l’avversario come uomo limitato ma non del tutto privo di qualità dimostra che vi è una divisione sul piano intellettuale e ideale, cioè tra due visioni del mondo e della vita. Stile Innovativo, con una lingua vicina all’uso comune. Utilizza il volgare per una questione di praticità nella divulgazione. Il linguaggio è quello piano e lineare che si addice all’argomentazione scientifica logica e razionale. L’età della ragione Situazione politica e economica Il settecento si apre con lo scontro tra la Francia e l’Inghilterra. Con la pace di Parigi (1763) si conclude una lunga guerra che segna il passaggio dei possedimenti francesi bela mani degli inglesi. Le colonie inglese del Nord America si ribellano presto al regime fiscale imposto dalla madrepatria e proclamano la secessione; in seguito ad una guerra durata otto anni, l’indipendenza viene sancita dalla pace di Versailles (1783). Poco dopo esplode in Francia la Rivoluzione (1789) che segna la fine della monarchia assoluta e porta alla proclamazione della Repubblica (1792). A partire dal 1799 il panorama politico europeo è caratterizzato dal l’espansione francese guidata da Napoleone Bonaparte che si fa proclamare Imperatore. Dal punto di vista economico, il XVIII secolo è caratterizzato dalla cosiddetta Rivoluzione industriale, che prende l’avvio in Inghilterra e presto viene considerato come un modello. Le nazioni più dinamiche cominciano a coordinare le attività produttive e commerciali: La Francia introduce severe norme per favorire le esportazioni (mercantilismo), mentre l’Inghilterra lascia ampio spazio all’iniziativa privata e alla libertà di commercio (liberismo). l’Italia rimane nelle mani degli Asburgo d’Austria e i Borbone di Spagna, i quali inaugurano una serie di riforme in campo economico e giudico, definito “assolutismo illuminato”. Organizzazione di cultura Nel settecento si afferma una fiducia nei confronti del metodo scientifico e del progresso e tutti gli sforzi intellettuali sono compiuti nella convinzione di poter intervenire sul reale attraverso l’azione. In Italia la prima parte del secolo è caratterizzata dall’aspirazione degli intellettuali ad affermare l’autonomia della cultura nei confronti del potere politico; l’iniziativa più efficace parte da Ludovico Muratori, il quale fonda la “Repubblica dei letterati d’Italia”, un’accademia nazionale finalizzata alla discussione e alla risoluzione dei problemi pratici del paese. Si avvia in questo modo una serie di studi di tipo storico-giuridico che sono finalizzati alla ricerca di soluzioni praticabili per le istituzioni. Soltanto nella seconda metà del Settecento si realizzerà poi quella collaborazione tra gli intellettuali progressisti e i sovrani assoluti che darà vita a una politica di intervento riformatore dall’alto. L’arcadia L’accademia di Arcadia viene fondata a Roma nel 1690. Il suo programma, volto a sostenere una poesia d’evasione elegante, lontana dal barocco ed estranea al dibattito politico e sociale del tempo, mostra chiaramente la volontà di separatezza e di autonomia “professionale” dei colti letterali italiani. L’arcadia costituisce un’esperienza positiva sotto molto punti di vista: favorisce la creazione di un circuito di scambio e di corrispondenza tra i letterati a livello nazionale, rappresentano un centro di elaborazione culturale alternativo all’ambiente delle corti, contribuisce alla formazione di un ampio pubblico omogeneo e consente l’elaborazione di una lingua poetica “neutra”, funzionale alle esigenze della comunicazione. I fondatori dell’armadio sono due intellettuali: •GianVincenzo Gravina: Sgradito alla curia romana, promuoveva il classicismo con un ritorno dei modelli di Dante; •Giovanni Mario Crescimberi: Era molto legato alla curia romana, desiderava un ritorno al petrarchismo e promuoveva la poesia idillica e il melodramma. La lirica arcadica e la letteratura La poesia del Settecento è caratterizzata dal rifiuto delle “stravaganze” barocche e dal recupero dei modelli classici, secondo le linee guida indicate dall’Accademia d’Arcadia. Il classicismo arcadico è ammirata come modello di “buon gusto” e come espressione di sentimenti sani e morali. Tuttavia, essa di rivela piuttosto ripetitiva e stereotipata nei temi e nei moduli espressivi. Il razionalismo arcadico e i canoni classicisti influenzano profondamente l’evoluzione dei generi drammatici. A Pietro Metastasio si deve una riforma del melodramma mirante a restituire dignità letteraria e ad immettervi temi eroici oppure legati all’esplorazione delle passioni che agitano l’animo umano. Un inizio di riforma di registra anche a proposito della tragedia.

Metastasio Pietro Metastasio (1698-1782), originario di Roma, ha una poetica che è fortemente influenzata dalla formazione cartesiana e dall’impostazione arcadica, infatti costituisce un’originale interpretazione del melodramma seicentesco. Metastasio elimina le parti comiche e privilegia il genere tragico che lo inducono ad indagare con razionalità il mondo dei sentimenti, il tema principale della sua opera, mettendone in luce la complessità attraverso un linguaggio estremamente limpido e lineare. Inoltre attribuisce ai personaggi dei ruoli che divine in modo netto in recitativi, ovvero pronunciati dagli attori, utili per far procedere la storia, e le arie, utili per far emergere i sentimenti dei personaggi attraverso delle parti cantate. La trattatistica e quelli là Nella prima metà del Settecento il dibattito culturale in Italia è ristretto a un gruppo di intellettuali, portatori di un nuovo modello, fondato sulla validità scientifica. Gli studi giuridici, politici risentono di questo nuovo clima, soprattuto con il forte condizionamento ecclesiastico che ostacola notevolmente l’attività ricerca. Un esempio ne è costituito dalla vicenda di Pietro Giannone (1676-1748), autore di fama internazionale ed esponente del giurisdizionalismo napoletano, scrive trattati che documentano la corruzione della Chiesa attraverso la sua opera “Istoria Civile del Regno di Napoli”. Tra gli studiosi che meglio incarnano lo spirito “progressista” troviamo: Ludovico Antonio Muratori (1672-1750): Nasce da un’umile famiglia di Modena, intraprende studi filosofici e di diritto. Egli utilizza una ricerca storiografica molto rigorosa, infatti la sua opera più impegnativa è una raccolta di documenti storici, volta così a ricostruire i periodi della storia politica e sociale ; Giambattista Vico (1668-1744): Originario di Napoli, Vico studiò logica e metafisica presso i gesuiti per poi proseguire come autodidatta. Il filosofo s’impegna nell’elaborazione di un’opera, la Scienza nuova, incentrata sulla storia delle attività umane; egli, infatti, ritiene che l’uomo possa indagare solo l’agire umano di cui è protagonista (la storia). Suddivide pertanto tre età: •Degli Dei, in cui prevale la religiosità; •Degli eroi, in cui prevale la fantasia e l’uso della forza; •Degli uomini in cui prevale la ragione. Vico supera così la tradizionale distinzione tra società primitive e società “civili”, proponendo queste età presso tutti i popoli attraverso una parabola della fertilità che va alla civiltà per ritornare poi a una nuova fertilità. Illuminismo Con termine “Illuminismo” si fa riferimento a quel movimento, sviluppatosi in Europa nella seconda metà del Settecento. Alla base della mentalità illuminista si pongono atteggiamenti di apertura nei confronti di ogni tipo di civiltà, di tolleranza e solidarietà verso tutti gli uomini e di diffidenza nei confronti del dogmatismo e del fanatismo religioso. Per gli illuministi vi deve essere tra natura e ragione equilibrio, non conflitto. Le idee illuministe riscuotono grande successo, anche perché si accordano con le esigenze della borghesia, questo, infatti, permette una rapida circolazione in Inghilterra attraverso la stampa e il romanzo realistico mentre in Francia viene scelto il pamphlet. In seguito però, per iniziativa di Diderot e d’Alembert nasce il progetto dell’Enciclopedia. In Italia l’illuminismo si diffonde principalmente negli Stati guidati da sovrani che attuano una politica di riforme come Maria Teresa d’Austria a Milano e Carlo di Borbone a Napoli. Appunto a Milano e a Napoli si formano gli esponenti più significativi che portano avanti i valori di equità, cosmopolitismo e razionalità elaborati dai philosophes francesi. Per quanto riguarda la lingua, nella prima parte del secolo rimane prevalente la soluzione della Crusca. In generale, però, la situazione rimane confusa: la maggior parte della popolazione è in grado di comprendere e usare soltanto il dialetto, mentre l’italiano resta una lingua precedentemente scritta. Il “Caffè” A Milano il gruppo degli illuministi ebbe l’esigenza di avvicinare un pubblico più ampio di quello accademico che lo induce nel scegliere la rivista come “luogo” per la propria attività culturale sull’esempio del giornalismo inglese. Per iniziativa di Pietro e Alessandro Verri viene fondato a questo scopo il “Caffè”. Cesare Beccaria Proveniente da una nobile famiglia milanese, Cesare Beccaria, nonno di Alessandro Manzoni, fu tra i collaboratori del “caffè” e ricopri importanti incarichi nell’amministrazione dello Stato milanese. La sua opera più famosa fu il saggio Dei delitti e delle pene che propone un’analisi del sistema giudiziario e penitenziario del tempo, mettendo in evidenza le atrocità. Ebbe così tanta importanza che ispirò la riforma della giustizia attuata in Russia da Caterina II.