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Tipologia: Appunti
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La Vita di Galileo Galilei Nacque a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia fiorentina. Egli studiò nel convento fiorentino di Santa Maria di Vallombrosa e successivamente all’Università di Pisa. In questo periodo risalgono i suoi scritti di critica letteraria anche se condusse soprattuto studi scientifici. Nel 1585 abbandonò l’università senza aver concluso alcun corso di studi regolare per poi diventare docente di matematica. Gli andarono meglio gli anni trascorsi all’Università di Padova, in cui conobbe Paolo Sarpi e Francesco Sagredo. Nel settembre del 1610 si trasferì poi a Firenze, come “primario matematico e filosofo del granduca di Toscana”, ebbe esiti positivi, soprattuto poiché lo portarono alla scoperta dei satelliti di Giove, decise pertanto di creare degli scritti in volgare per permettere a un pubblico più vasto di studiosi e tecnici di partecipare al dibattito. Nel 1615 Galilei fu denunciato dai Domenicani all’Inquisizione poiché la teoria eliocentrica fu condannata come incompatibile con la fede cristiana e l’opera di Copernico, fu sospesa; inoltre Galilei fu solennemente ammonito dal tribunale del Santo Uffizio ma nonostante ciò non rinunciò mai al proposito di persuadere il mondo con la nuova visione scientifica dell’universo, pur consapevole, appunto, dei rischi che comportava una tale perseveranza. Nel 1623 Galilei portò a termine un’opera a cui lavorava da anni, ovvero il celebre Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, scrivendo in volgare e in uno stile piano e lineare che rendeva il testo accessibile anche al pubblico, proponeva il contrasto tra le opposte tesi cosmologiche tolemaica e copernicana. Il pontefice, tuttavia, premuto da circostanze politiche interne e internazionali dovette reprimere e usare particolare rigore contro ogni pozione sospetta per l’istituzione ecclesiastica, lasciò che i Gesuiti condannassero le tesi di Galilei e mandato in tribunale, tenuto in condizioni di assoluto isolamento, trascorrendo, così, gli ultimi anni della sua vita segregato. Nonostante ciò prosegui le sue ricerche per poi morire nel 1642. Il metodo Galileiano e le epistole Il metodo galileiano è una sintesi di ragionamento matematico (da cui il nome “Scienza Nuova”, perché per la prima volta la matematica diventa uno strumento di realtà) e sperimentazione concreta. Egli sosteneva con certezza la veridicità della teoria eliocentrica mentre la Chiesa rifiutava quest’ultimo. Il processo a chi egli sottopone la realtà passa attraverso l’osservazione del fenomeno, successivamente l’elaborazione dei dati e infine approda a un esperimento. Per sostenere questa verità e difendere le sue idee, utilizzò le lettere come occasioni per avere un dialogo più aperto e diretto con i suoi allievi e colleghi, in breve stiamo parlando di una corrispondenza epistolare che nell’insieme formano le così dette lettere “copernicane” o “teologiche”. Il Sidereus nuncius Con il Sidereus nuncius annunciò al mondo le sconvolgenti scoperte effettuate. Quest’ultimo contraddiceva la cosmologia tradizionale, rendendo evidente che il modello tolemaico tradizionale non sarebbe valso a spiegare le nuove realtà rivelate all’osservazione. Il Saggiatore La comparsa di tre comete nel 1618 fu l’occasione di uno scontro con i Gesuiti, risolto da Galilei con il Saggiatore. Si tratta di un’epistola scientifica, in cui lo scienziato rispondeva alla Libra del gesuita Orazio Grassi, il quale intendeva confutare le teorie di Galilei sulla natura delle comete. L’opera è importante per le considerazioni di Galilei sulla metodologia della ricerca scientifica. In particolare egli sostiene che lo scienziato nelle sue indagini deve attenersi all’esperienza derivata dai dati sperimentali. Galilei distingue le qualità oggettive (le uniche ad avere valore) e le qualità soggettive (non possono essere utilizzate per raggiungere una verità scientifica). Dal punto di vista della strategia, vi è l’inserimento di una favola per rendere il tutto più gradevole. Galilei però lo trasforma in un dialogo serrato e pieno di ironia, segnalando errori madornali e contraddizioni logiche. Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Geli lei terminò la composizione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo nel
Metastasio Pietro Metastasio (1698-1782), originario di Roma, ha una poetica che è fortemente influenzata dalla formazione cartesiana e dall’impostazione arcadica, infatti costituisce un’originale interpretazione del melodramma seicentesco. Metastasio elimina le parti comiche e privilegia il genere tragico che lo inducono ad indagare con razionalità il mondo dei sentimenti, il tema principale della sua opera, mettendone in luce la complessità attraverso un linguaggio estremamente limpido e lineare. Inoltre attribuisce ai personaggi dei ruoli che divine in modo netto in recitativi, ovvero pronunciati dagli attori, utili per far procedere la storia, e le arie, utili per far emergere i sentimenti dei personaggi attraverso delle parti cantate. La trattatistica e quelli là Nella prima metà del Settecento il dibattito culturale in Italia è ristretto a un gruppo di intellettuali, portatori di un nuovo modello, fondato sulla validità scientifica. Gli studi giuridici, politici risentono di questo nuovo clima, soprattuto con il forte condizionamento ecclesiastico che ostacola notevolmente l’attività ricerca. Un esempio ne è costituito dalla vicenda di Pietro Giannone (1676-1748), autore di fama internazionale ed esponente del giurisdizionalismo napoletano, scrive trattati che documentano la corruzione della Chiesa attraverso la sua opera “Istoria Civile del Regno di Napoli”. Tra gli studiosi che meglio incarnano lo spirito “progressista” troviamo: Ludovico Antonio Muratori (1672-1750): Nasce da un’umile famiglia di Modena, intraprende studi filosofici e di diritto. Egli utilizza una ricerca storiografica molto rigorosa, infatti la sua opera più impegnativa è una raccolta di documenti storici, volta così a ricostruire i periodi della storia politica e sociale ; Giambattista Vico (1668-1744): Originario di Napoli, Vico studiò logica e metafisica presso i gesuiti per poi proseguire come autodidatta. Il filosofo s’impegna nell’elaborazione di un’opera, la Scienza nuova, incentrata sulla storia delle attività umane; egli, infatti, ritiene che l’uomo possa indagare solo l’agire umano di cui è protagonista (la storia). Suddivide pertanto tre età: •Degli Dei, in cui prevale la religiosità; •Degli eroi, in cui prevale la fantasia e l’uso della forza; •Degli uomini in cui prevale la ragione. Vico supera così la tradizionale distinzione tra società primitive e società “civili”, proponendo queste età presso tutti i popoli attraverso una parabola della fertilità che va alla civiltà per ritornare poi a una nuova fertilità. Illuminismo Con termine “Illuminismo” si fa riferimento a quel movimento, sviluppatosi in Europa nella seconda metà del Settecento. Alla base della mentalità illuminista si pongono atteggiamenti di apertura nei confronti di ogni tipo di civiltà, di tolleranza e solidarietà verso tutti gli uomini e di diffidenza nei confronti del dogmatismo e del fanatismo religioso. Per gli illuministi vi deve essere tra natura e ragione equilibrio, non conflitto. Le idee illuministe riscuotono grande successo, anche perché si accordano con le esigenze della borghesia, questo, infatti, permette una rapida circolazione in Inghilterra attraverso la stampa e il romanzo realistico mentre in Francia viene scelto il pamphlet. In seguito però, per iniziativa di Diderot e d’Alembert nasce il progetto dell’Enciclopedia. In Italia l’illuminismo si diffonde principalmente negli Stati guidati da sovrani che attuano una politica di riforme come Maria Teresa d’Austria a Milano e Carlo di Borbone a Napoli. Appunto a Milano e a Napoli si formano gli esponenti più significativi che portano avanti i valori di equità, cosmopolitismo e razionalità elaborati dai philosophes francesi. Per quanto riguarda la lingua, nella prima parte del secolo rimane prevalente la soluzione della Crusca. In generale, però, la situazione rimane confusa: la maggior parte della popolazione è in grado di comprendere e usare soltanto il dialetto, mentre l’italiano resta una lingua precedentemente scritta. Il “Caffè” A Milano il gruppo degli illuministi ebbe l’esigenza di avvicinare un pubblico più ampio di quello accademico che lo induce nel scegliere la rivista come “luogo” per la propria attività culturale sull’esempio del giornalismo inglese. Per iniziativa di Pietro e Alessandro Verri viene fondato a questo scopo il “Caffè”. Cesare Beccaria Proveniente da una nobile famiglia milanese, Cesare Beccaria, nonno di Alessandro Manzoni, fu tra i collaboratori del “caffè” e ricopri importanti incarichi nell’amministrazione dello Stato milanese. La sua opera più famosa fu il saggio Dei delitti e delle pene che propone un’analisi del sistema giudiziario e penitenziario del tempo, mettendo in evidenza le atrocità. Ebbe così tanta importanza che ispirò la riforma della giustizia attuata in Russia da Caterina II.