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teologia 1 bonelli unicatt milano, Sintesi del corso di Teologia

appunti lezione completi e dettagliati,

Tipologia: Sintesi del corso

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TEOLOGIA

LEZIONE 1, lezione introduttiva [24.02] Il sapere è un elemento essenziale assieme alla fede, ecco perché la scienza non potrà mai essere in contrapposizione alla fede. La fede tratta di ciò che avviene prima e che avviene dopo. La teologia non è fede ma scienza. L’uomo ha la libertà di scegliere e questa è la sua caratteristica fondamentale rispetto agli altri esseri. ➢ LEZIONE 2 [25.02] Il credere non può non essere collegato al sapere e quindi alla scienza. La bibbia, in particolare l’antico testamento, insiste molto su questo sostenendo che l’uomo che non usa la ragione è uno stolto. Il grande errore che si può trovare nella situazione accademica italiana è che la religione nelle università debba uscire di scena. La religione serve anche per vivere e bisogna farlo capire. Lo scopo dei corsi di teologia è far capire agli studenti il senso della bibbia, interrogarla e non pensare che sia qualcosa che riguarda solo il passato ma è qualcosa che può essere ricollegato al presente ES : Adamo che incolpa Eva di avergli fatto mangiare la mela, di conseguenza Eva incolpa il serpente per averlo mangiato: nessuno ammette che è sua la colpa, si da sempre la colpa agli altri e questo accade anche oggi. Come quando i ragazzi vengono ripresi perché chiacchierano, si tende a incolpare il compagno e non se stessi. Con la religione si può rispondere a degli interrogativi che abbiamo da sempre. Il sapere progredisce nel momento in cui si ha la mente aperta, questo vale non solo per le relazioni ma per ogni cosa che si affronta. Negli adulti la fede c’è e deve avere inevitabilmente un’anima circolare tra l’esperienza (ciò che vivo, a livello sentimentale, emozionale che mi istruisce. Bisogna capire queste emozioni dove ci portano e capire come agire meglio in futuro), ragione e pratica. La teoria è fondamentale ma senza la pratica iniziale non si può fare teoria: prima vivo le cose, poi le studio e poi le metto in pratica per farle funzionare. Ci sono 4 tipi di fede :

  • (^) Fede vissuta che vivo per esperienza: la viviamo quotidianamente (chi va a messa, chi dice il rosario, chi prega…) e si vive la fede perché ci sono delle motivazioni che spingono a farlo;
  • (^) Fede saputa che deve essere studiata.
  • (^) Fede pensata e poi praticata: è necessario sapere com’è pensata quella fede e qui entra in causa la ragione. Come pensare la fede? Lo si può fare attraverso i corsi di teologia, scoprendo chi è Gesù, capire perché la fede è importante sia per la storia che per la religione. Si può anche pensare a delle

Noi siamo animali sociali razionali , in relazione con gli altri. La mancanza di relazione alla quale eravamo abituati senza darne il peso necessario, mi fa rendere conto che non progredisco ma regredisco. Senza fiducia non ci sarebbe nessuna comunità sociale o politica e senza fiducia l’uomo non può esistere. Non può esistere una vita familiare, di amore, di amicizia, di socialità. La fiducia (o fede) è chiamata in causa anche nelle decisioni più importanti della vita. Uno che cerca e si interroga è ovvio che si trova confrontato con la precarietà dell’esistenza per esempio. Il bisogno di dare e di ricevere amore accomuna tutti e soltanto se è amato può dare quanto ha guadagnato in amore. Tutto questo fa sorgere la domanda: esiste un fondamento ultimo da cui le cose e le persone sono un riflesso, quindi una bontà originaria che tutto sorregge? Oppure l’alternativa drammatica: tutto è assurdo, mancanza di senso, gioco beffardo di forze sconosciute? Questo tipo di domanda emerge in ognuno di noi e a cui non possiamo non rispondere. Noi viviamo la nostra vita per un caso? Non ha nessun senso vivere questa vita? Se rispondiamo che si, esiste una bontà originaria, inevitabilmente ci si apre alla figura di Dio (come figura di assoluto, significato ultimo, dimensione di infinito). Se rispondo di si, rispondo con una fiducia senza riserve: io vivo perché c’è un senso ultimo e ovviamente le mie scelte si baseranno su questo senso ultimo. Nel momento in cui io dico: << si esiste una bontà originaria >>, è ovvio che io dovrò vivere una vita sulla base di un senso altrimenti rischio di vivere una vita a caso, senza un fine, senza un senso (senza un gusto). Ma la ricerca di un senso è una ricerca, un percorso. Quale è il bene di fare una vita senza un senso? Il senso del tutto non può essere racchiuso in una sola definizione e soprattutto quando dovrò fare decisioni importanti, dovrò inevitabilmente (in senso di sollecitudine) appigliarmi a una fede, nel senso che nessun uomo può sottrarsi completamente a una fede, in quanto bisogna credere. Ogni cosa che noi facciamo dovrebbe essere legata, ordinata, orientata da un senso che noi diamo alle cose, ne va della responsabilità e maturità della persona: nel momento in cui ci chiedono perché abbiamo fatto una certa cosa, rispondere “ non lo so ” è difficile. Ogni uomo si pone una domanda di senso e questa bisogna affrontarla e cercare di capirla, non si può fare a meno; se invece non ci si pone la domanda del senso, io rimango in balia di tutto quello che mi accade, non c’è un orientamento, sono in balia di quello che mi accade. LA CONOSCENZA PERSONALE: È una dimensione paradigmatica (esempio vero e proprio) per dimostrare come la fede sia una dimensione per conoscer delle cose. La fede paradossalmente è necessaria per conoscere la verità. ES : se la conoscenza della persona che ho davanti non vuole rimanere superficiale, inevitabilmente devo pe- penetrare il mistero dell’individualità dell’altro. L'unica via per poterlo conoscere paradossalmente è avere fede sulla testimonianza che lui mi dà. Io mi devo fidare di quello che lui mi dice, come faccio a conoscerlo. La fede è ciò che spinge tutto. È ovvio che noi conosciamo l’altro per le sue reazioni fisiche e attraverso i suoi atteggiamenti esterni accade che a questo punto io posso capire se lui ha un disappunto, se è interessato ecc. Questo significa come l’altro esprima sé stesso attraverso i suoi atteggiamenti, ma questo atteggiamento gestuale è certamente importante ma tuttavia in realtà la modalità privilegiata tra gli uomini sono le parole, i discorsi. È proprio attraverso le parole dell’altro che la comunicazione diventa totalizzante e profonda. La parola detta è certamente una testimonianza. Attenzione, non è meccanismo che quello che io penso lo dica in automatico. Magari a volte dico una cosa ma ne penso un’altra. Siccome non c’è questo meccanismo,

inevitabilmente io devo fidarmi di quello che mi stai dicendo. È ovvio che col tempo posso capire che non è così, che non è vero quello che mi hai detto. Ma devo per forza fidarmi. Posso conoscere le cose in due modi: in modo scientifico conoscendo le cose materiali (gli oggetti), ma nel caso delle persone non posso analizzarla nello stesso modo in quanto la persona è mistero, è individualità, siamo tutti diversi. Per questa ragione io mi posso fidare di quello che mi dici. Dell'altro non ti puoi impossessare (come per quanto accade con gli oggetti), lo devi conoscere e per conoscerlo devi continuamente riconoscere il suo mistero che sovrabbonda nelle sue parole. La conoscenza personale è la forma del sapere più piena perché mi dà la possibilità non solo di conoscere l’altro, ma di conoscere sé stessi (discorso fatto all’inizio). Io riesco a comprendere chi sono io nel momento in cui io ho relazione con l’altro e in base anche alle parole che l’altro mi dice: il mio pregio e difetto lo conosco perché è l’altro che mi fa notare che quella cosa che stiamo facendo o dicendo è sbagliata o non è una cosa bella. Dimostrazione di come l’uomo non possa vivere da sola ma soltanto in una società. Una realtà che ci sembra così scontata e che viviamo quotidianamente, nasconda l’importanza della dimensione della fede. Pensiamo alle relazioni tra persone che si conoscono da poco: mi fido della testimonianza di quello che l’altro mi sta dicendo. Dobbiamo capire a questo punto: come faccio a capire che ragione e fede non debbano vivere nella loro unità nell’uomo? C'è un modo controverso e dispositivo di vedere le due dimensioni che invece fanno tutt’uno nell’uomo. L'idea che emerge dall’epoca contemporanea è che la ragione vada per i fatti suoi e la fede vada per i fatti suoi. Invece tutta la mia vita è improntata in atteggiamenti di fede e fiducia. Le due dimensioni sono antropologiche e quindi vivono all’interno dell’uomo. La ragione non si dà forza con la sfortuna della fede e la fede non si dà forza con la sfortuna della ragione. Le due dimensioni sono unite. Per progredire nella conoscenza, dobbiamo non mettere in contrapposizione le due dimensioni perché rimarremmo sempre limitati. ➢ LEZIONE 4 [04.03] Aspetto fondamentale dell’evidenza simbolica è molto complicato, ieri anticipava un fatto fondamentale : verità e libertà sono due dimensioni antropologiche fondamentali senza le quali non si può esistere e vengono spesso usate come sinonimi di ragione e fede. Nel momento in cui si dovesse estremizzare una o l’altra, si arriverebbe alla deriva che non fa bene all’uomo. Partendo dal presupposto che ciò che ci fa essere uomini è la libertà, ne deriva che ogni scelta deve essere libera. Non dev’essere qualcosa di oggettivistico: la verità è guadagnata a monte della libertà, una persona è vera al di là del fatto che lei partecipi o meno ad una certa situazione… questo non è pensabile. La verità è strettamente collegata alla libertà , altrimenti vorrebbe dire accettare la verità così come ci si impone. Ma è possibile giudicare una situazione senza esserne coinvolto? No, è come non aver davvero giudicato e non aver fatto alcuna scelta. Se ci fosse libertà senza verità vuol dire che io divento il criterio di una scelta (estremo soggettivismo) e penso che solo ciò che dico io è giusto. Ma questo non è pensabile. È necessario

e soprattutto non ti farai mai conoscere fino in fondo dall’altro. Per questo bisogna vivere al 100% senza freni, perché altrimenti non saremo mai felici, sarà una felicità parziale. Questo comporta una fatica enorme, nulla è semplice. Sappiamo che la coscienza è credente, ma per quale motivo può essere ben rispecchiata dalla fede cristiana? La fede cristiana non è così lontana. ➢ LEZIONE 5 [10.03] DALL’ESSERE NELLA FEDE ALL’AVERE FEDE: Angelini, professore di teologia morale, scrive: “ la fede cristiana non è altra cosa rispetto alla fede necessaria in ogni caso per vivere, ma è la forma che tale fede assume a fronte della rivelazione storica di Dio e dunque della rivelazione cristologica (rivelata nell’uomo- Cristo) che manifesta la verità del destino dell’uomo ”. Il significato è che la fede esistenziale che noi abbiamo e la fede cristiana non sono per nulla separate ma addirittura connesse. La specificità della fede cristiana non è semplicemente dissolta in un generico affidarsi al trascendente (non è semplicemente un credo e finisce lì), ma c’è un nesso che viene guadagnato e che fa porre l’attenzione alla distinzione. Ovviamente non possiamo non sottolineare la peculiarità della fede cristiana rispetto ad altre religioni. L'idea è che spesso la fede cristiana è assolutamente uguale a tutte le altre fedi. La differenza sostanziale tra le diverse religioni e la fede ebraico cristiano sta nel fatto che mentre nelle altre religioni, è l’uomo che va alla ricerca di Dio, nella fede ebraico cristiana è Dio che va alla ricerca dell’uomo. Questa distinzione ci fa capire che la fede teologale (cristiana) non è altro che l’accoglienza rivelata di quel Dio, mentre nella credenza delle altre religioni è ancora alla ricerca della verità assoluta e priva quindi di quel Dio che si è rivelato. = la fede teologica accoglie come verità ciò che ha rivelato Gesù cristo. Per quale motivo il simbolo vero e proprio è l'identificazione con Gesù di Nazareth? Perché la coscienza- credenza si identifica con la fede cristiana? La fede innanzitutto dobbiamo considerarla da una decisone : la fede è una decisione. È una decisione che si esamina mettendo in pratica o mettendone a fuoco le dimensioni fondamenti e soprattutto ci fa capire come questa fede sia una scelta che inevitabilmente non fa altro che chiamare in causa l’esistenza di ogni uomo. Proprio perché è una decisione importante, questa fede deve avere un contenuto. Non credo così tanto per credere. Siamo una coscienza credente e viviamo nella fede. Ma a un certo punto devo prendere una decisone in questo senso, dopo averne conosciuto il contenuto. Il contenuto della fede cristiana è persuasivo : il segno posto da Dio non è altro che il figlio inchiodato sulla croce, morto e risorto. Per cercare di capire il segno primario della credibilità cristiana, io devo comprendere il mistero pasquale del crocifisso, cioè il mistero del passaggio dalla vita alla morte (resurrezione) che ha subito Gesù cristo (di Nazareth). Questo mistero dimostra che il vero volto di Dio, il dio della dedizione, dell’abbandono fiduciale, di colui che si dedica totalmente all’altro. Ora, il cristianesimo questo deve insegnare. Come faccio a vedere il cristianesimo sotto una luce negativa? Come faccio a vedere il vero volto di Dio in maniera negativa?

➢ LEZIONE 6 [11.03]

“La fede cristiana non è altra cosa rispetto alla fede necessaria in ogni caso per vivere, ma è la forma che tale fede assume a fronte della rivelazione storica di Dio e dunque della rivelazione cristologia che manifesta pienamente la verità del destino dell’uomo.” – Angelini La fede cristiana non è altro che la fede esistenziale (cioè il fatto di avere fede, il fatto che l'uomo è nella fede), quella fede che l'uomo cerca nell’assoluto, non fa altro che ritrovarla nella fede cristiana, che questa fede assume a fronte della rivelazione storica di Dio, che è appunto la rivelazione che l’uomo riesce ad avere attraverso la reincarnazione del figlio di Dio, cioè Gesù Cristo. Quindi rivelazione cristologia, ecco perché chiamata cristologia, perché è la rivelazione di Gesù Cristo che manifesta pienamente la verità del destino dell’uomo, vale a dire che l’uomo può ritenersi davvero uomo nel momento in cui si riconosce essere come Gesù cristo. Perché il simbolo di questo avere fede è proprio Gesù di Nazareth? Quello che conta è vedere il contenuto di questa rivelazione cristiana, che è questo Dio capovolto, cioè il figlio inchiodato sulla croce morto e risorto. Non si può pensare a dio come un supereroe perfetto senza difetti, perché l’immagine della rivelazione vera di dio dimostra che non è questo, ma è un Dio che assume la tua carne, le tue sofferenze e la tua vita. Eco perché si parla di paradossalità. Allora la rivelazione cristiana non può che far riferimento al mistero pasquale del crocifisso, devo guardare in profondità ciò che è accaduto nell’evento di cristo. Perché “mistero pasquale”, perché Pasqua vuol dire passaggio: dalla morte alla vita attraverso la resurrezione. Quindi per quale motivo il cristianesimo pretende di essere quella fede che l’uomo deve cercare? Se l’uomo ha fede ed è nella fede, è perché dà un senso a tutto e da un fine ultimo a tutto ciò che fa. Questo senso ultimo ti porta ad un assoluto che tu segui: vuol dire che se ho un senso ultimo, ho un assoluto che guida il mio senso ultimo, che è Dio. Questo senso ultimo è un’idea che per certi versi resta inspiegabile però è inaggirabile e in qualche modo ci devi fare i conti. Perché diciamo che in qualche modo nella coscienza originaria c’è comunque un’intenzionalità teologica? Perché se io parlo di assoluto e mi riferisco a quello che noi chiamiamo Dio, vuol dire che in qualche modo, quando io faccio delle scelte, c’è una radicale alternativa. Devo scegliere tra il vero volto del Dio vero, e il volto sbagliato - le immagini false che l’uomo si crea di Dio. Ecco perché il prof insiste sempre sul fatto che dobbiamo conoscere il vero volto di Dio. L’impressione oggi è che sono troppe le opinioni che emergono senza approfondimenti reali. Se lanciamo solo opinioni, rischiamo di non capire. Se c’è questa consapevolezza che si possano creare delle false immagini di Dio, rispetto al vero volto di Dio e al Dio vero, qual è questo volto di Dio e qual è la sua intenzionalità più profonda? Come direbbe Sequeri: “ Chi è realmente questo Dio e cosa vuole da me ?” Domanda profonda da farsi che rimanda inevitabilmente all’assoluto. Quali sono i criteri per riconoscere il Dio vero? È l’incontro con il reale che mi porta a farmi questa domanda di conoscenza, perché questo Dio piuttosto che un altro? Oltre a questa domanda, perché è giusto questo Dio? La conoscenza non può rimanere da sola, deve essere accompagnata dall ’etica. Chiedersi perché è giusto questo, perché è sbagliato questo. L’uomo non deve limitarsi al dato, ma deve dargli un senso

Quindi non basta conoscere ma bisogna far in modo che la verità sia collegata al riscatto dal male del mondo e quindi che venga garantita la stabilità del bene. La parola giustizia indica un’esigenza fondamentale, che chiama in causa la qualità del bene. Allora la giustizia deve essere collegata alla verità. L’interrogativo etico sulla giustizia dell’intero e quello ontologico (quindi dell’essere) sulla verità del tutto, si danno insieme. Etica e noetica devono stare assieme. Noetica —> Verità, pensiero, conoscenza (nus=mente), Etica—> giustizia Perché è importante dire che il Dio capovolto è credibile proprio perchè queste due coordinate di fondo sono fondamentali? Perché la storia di Cristo è la rivelazione della giustizia di Dio come dedizione, dedizione intesa come abbandono fiduciale in tutto per tutto e questa dedizione nei confronti non solo del padre, ma soprattutto nei confronti degli uomini (perché giustamente, come dice la prima lettera di Giovanni: come faccio ad avere Dio se non amo il mio prossimo?). Quindi questa dedizione non è solo ed esclusivamente abbandono fiducia nei confronti di Dio, quello è il punto di partenza, ma il punto di arrivo è la dedizione nei confronti delle persone che mi stanno vicino. Siccome Cristo in ogni suo gesto non fa altro che mostrare questa dedizione il cui culmine è inevitabilmente la croce, d’altra parte non si può negare che Cristo si identifica continuamente (sé stesso, la sua persona, nonché la sua missione) sempre con la volontà del padre, quindi la volontà di Dio. Ecco che la conoscenza è la volontà e la verità di Dio, mentre l'etica è la dedizione che Gesù ha nei confronti degli uomini. I due elementi sono messi insieme e conoscendo l'uomo Gesù (perché Gesù è vero uomo e vero Dio) io conosco il vero volto di Dio. Le due coordinate, cioè noetica ed etica (conoscenza della verità e comportamento/ atteggiamento e Giustizia) il cristianesimo ha queste due coordinate: per quanto riguarda la giustizia di Dio, noi abbiamo visto che la storia di Gesù Cristo di Nazareth e la rivelazione della Giustizia di Dio come dedizione, come dedizione al padre (abbandono fiduciale, che è il punto di partenza) e come dedizione nei confronti degli uomini, quindi delle persone che gli stanno vicino. Allora questa dedizione che arriva fino alla morte in croce lo si vede in ogni gesto di Gesù Cristo, ma nello stesso tempo Cristo stesso non fa altro che identificare la sua persona e la sua missione con la volontà del padre, cioè con la verità di Dio. Ecco i collegamenti, “verità” e “giustizia” stanno insieme, proprio in questa rivelazione della verità di Dio insieme alla giustizia, ecco che a questo punto la fede cristiana si affida a tutto questo.


Risposte alle domande degli alunni : Cosa si intende per giustizia? Con giustizia si intende proprio la dedizione. Qual è il vero volto di Dio? È quel volto che mi dice che gli uomini devono comportarsi con giustizia, è colui che mostra la giustizia tra gli uomini perché il primo ad essere giusto è lui. Quindi se la volontà di Dio è la giustizia vuol dire che il vero volto di Dio è colui che è giusto nei confronti degli altri. La fede cristiana quindi consiste nella dedizione in Dio e negli altri, proprio come aveva fatto Gesù Cristo? Sì. Tu lo fai attraverso Gesù Cristo che era il figlio di Dio, attraverso lui, che è il modello, puoi capire cos’è la giustizia di Dio. Cosa lega verità e giustizia? Verità e giustizia stanno assieme perché l’uomo lega la verità alla

giustizia, una cosa è vera quando è giusta. Un uomo è vero quando è giusto. Il cristianesimo ha queste due coordinate, la giustizia è la dedizione che ha Gesù nei confronti degli uomini fino ad arrivare in croce, la verità è che appunto Gesù non fa altro che rimandare quotidianamente e continua ad identificarsi con la sua persona e la sua missione è sempre identificata con la verità del padre, quindi con la verità di Dio. La verità di Dio è che ci sia giustizia, quella vera e non retributiva o umana, tra gli uomini. Per essere giusti bisogna anche essere misericordiosi. La giustizia divina è la salvezza di ogni uomo. Se io so che Dio vuole salvare ogni uomo la domanda è: Ma allora perché io non devo essere giusto con l’altro, se la giustizia di Dio è salvare tutti gli uomini? Perché non devo essere giusto con gli altri? (Ma qui stiamo mischiando troppi concetti che poi creano confusione). Concetto di dedizione? Dedicarsi all’altro, pensare non a se stessi in senso egoistico, ma pensare all’altro, che diventerà poi anche la tua felicità. La verità a cosa corrisponde? Alla giustizia. Qual è il vero volto di Dio? Il vero volto di Dio è colui che ama il prossimo come sé stesso e ama Dio con tutta la sua anima e cuore. Colui che è dedito al prossimo, perché viviamo in relazione, ed è giusto nei confronti degli altri. La giustizia deve essere verticale nei confronti di Dio e orizzontale nei confronti degli altri. Verità e giustizia si implicano a vicenda. Concetto di noetica? Deriva dal greco NUS che vuol dire mente e quindi indica la conoscenza, l’uomo oltre a usare il NUS collegandosi al principio di noetica, deve anche usare il principio di etica, perché non si accontenta di constatare, di conoscere, ma vuole capire quello che ha conosciuto perché è giusto e come si dovrebbe comportarsi. Non si 4 giovedì 11 marzo 2021 limita solo a conoscere ma anche a praticare. Non ha senso conoscere la verità, se poi non la metto in pratica. Questi due elementi nella fede cristiana sono a s s i e m e.


Questo contenuto fa nascere una sorta di fenomenologia della decisione. Fenomenologia ovvero ciò che avviene tutti giorni della nostra vita, noi facciamo delle scelte, qual è il criterio che utilizzo per fare le scelte? Questa è la fenomenologia della decisione. Devo interessarmi alla lezione evangelica, l’essere curioso, coinvolto, aderire, avere interesse, decidermi, avere fede e cercare di capire la scrittura (Bibbia, vangelo) e cercare di capire cosa può dirmi in merito ai comportamenti dei personaggi che hanno vissuto con Gesù. Personaggi che hanno avuto fede, ma anche che hanno vissuto nell’incredulità. Il bello della lettura del vangelo è far capire che questi personaggi hanno vissuto le stesse cose che noi viviamo davanti a certe situazioni. Per questo è importante la lettura delle scritture. La fede cristiana è per ogni uomo, nessuno è escluso, ogni uomo è chiamato ad immedesimarsi, a conoscere e a rendersi partecipi. E capire che non c'è solo il comportamento buono nei confronti degli altri che mi permette di capire chi è il vero volto di Dio, ma addirittura mi permette in qualche modo di capire che c’è un di più (la famosa volontà di Dio). -Fine prima parte-

deve essere inevitabilmente collegato all’esperienza divina perché da sola la teoria non va da nessuna parte. Il connubio deve essere tra o studio e la pratica. Spesso e volentieri accade che ci sarà una smisurata ricerca scientifica nella ricerca biblica e questo ha comportato una letteratura scientifica biblica enorme. Lo strumento per fare chiarezza è il libro che ha stilato la pontificia commissione biblica dal titolo “L’interpretazione della bibbia nella chiesa”: l'interpretazione sui testi biblici continua ancora oggi, suscita ancora adesso vivo interesse perché provoca vivaci discussioni. La problematica dell’interpretazione dei testi sacri non è un problema moderno. L'interpretazione della sacra scrittura è un problema che già emerge dalla Bibbia stessa. La bibbia è considerata una biblioteca, cioè formata da tati libri che si richiamano l’uno con l’altro. Il profeta Daniele nella bibbia già si domandava come potesse capire quanti anni potessero passare tra la distruzione di Gerusalemme e il momento in cui il signore aveva detto a Geremia che Gerusalemme sarebbe stata distrutta (Daniele non lo capiva con la lettura della bibbia). Questo è un problema che si verifica sempre nella storia e nell’interpretazione di qualsiasi testo. Poi oggi certo non si può negare che il problema con la bibbia si accentua in quanto aumentano gli anni da quando è stato scritto il primo testo sacro. Proprio per questa ragione è giusto applicare metodi sempre più all’avanguardia per cercare il senso più adeguato della bibbia. (è per questo che il ero volto di Dio si scopre, bisogna usare il senno: frase del prof.). La scienza progredisce e quindi anche i metodi per studiare la bibbia diventano diversi e più nuovi. Sono tre i modi in cui si può accostare la bibbia : è ovvio che l’acceso alla Bibbia per interpetrarla, conoscerla e far emergere i suoi frutti bisogna applicare innanzitutto:

  • (^) metodo scientifico (prima citati): ad esempio il metodo storico critico agisce come l’archeologia, cioè comporta che si scavi nel testo per arrivare alla parte più antica del testo, metodo però che a livello interpretativo è limitante. Ci si rende conto che questo metodo deve essere aiutato dai metodi profani della letteratura. Il metodo è quello che decido di utilizzare dall’inizio alla fine.
  • (^) un approccio (sempre scientifico): utilizzando un metodo decido di utilizzare un approccio. Oltre a far emergere il senso a livello narrativo, mi piacerebbe anche capire come vivevano gli abitanti dell’epoca (approccio sociologico). Scoprirò che nel momento in cui vive a Gesù, gli abitanti vivevano con certi costumi. A livello sociologico quale era la mentalità? L'approccio si aggiunge al metodo (possiamo utilizzare un approccio psicologico, educativo ecc). Quindi, ad esempio, quindi il metodo narrativo può utilizzare anche un approccio sociologico.
  • (^) una lexio , ossia una letteratura che ha uno scopo di meditazione e di preghiera (modo non scientifico). Tutto ciò il professore lo spiega per sottolineare la difficoltà dello studio.

A livello biblico quello che importa è fare esegesi (“tirar fuori”), ossia tirar fuori il senso della scrittura. Ma per farlo abbiamo visto quanta fatica bisogna fare. (L'esegesi può avvenire tramite i vari metodi e approcci). ➢ LEZIONE 8 [18.03] La bibbia può essere studiata per diversi motivi:

  • (^) per conoscere la lingua ebraica;
  • (^) può essere studiata come opera d'arte letteraria; l0 sviluppo e la storia ebraica, anche lo sviluppo che ha avuto la lingua ebraica, anche la lingua greca. Studiare per la storia della letteratura;
  • (^) per conoscere come viveva il popolo dei filistei (nemici del popolo o di Israele) e dei gebusei (di Gerusalemme), dei canabei (di Cana). Tutti e tre i popoli sono dell'antico testamento. Quelli del periodo di Gesù cristo: i romani, greci, filos, territori della decapoli. Il termine bibbia da dove deriva? Dal termine " biblia ". " Biblion " vuol dire libro e deriva da " bublos " o " byblos " che significa corteccia del papiro. Il fusto del papiro veniva usato come foglio per scrivere e da ciò si capisce perché' biblion deriva byblos. Byblos o biblion (ormai sinonimi) se inizialmente si riferiva alla superficie su cui si scrivevano i testi, si dà poi come significato a tutto il testo, non solo la superficie (il pezzo di carta su cui sono scritti testi) o il testo. All'interno del testo sacro non si trova mai il termine " ta biblia " ma egrafe (=grafia). Il termine biblia e' stato coniato in un'epoca tardiva rispetto a quando sono stati scritti i testi biblici. La bibbia è il testo sacro della religione ebraica e cristiana. È formata da libri differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione e stile letterario, scritti in un ampio lasso di tempo, preceduti da una tradizione orale piu' o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era. ➢ LEZIONE 9 [24.03] La bimba è il testo più tradotto, abbiamo già visto le motivazioni. Questa traduzione che la Chiesa vuole che sia tradotta deve essere fatta nelle lingue moderne (partendo dai testi originali dei sacri libri). Dobbiamo capire che l’antico testamento non è solo tradotto nelle lingue moderne, ma ha subito varie traduzioni. Quello che abbiamo noi è la famosa Bibbia ebraica, definita dalla tradizione araba come Tanakh. Il nostro antico testamento ha una base che è l’antico testamento ebraico, formato da altri libri. Questo antico testamento ha subito molte traduzioni: l’ebraico non si parlava più, ma si parlava l’aramaico (come Gesù) per cui la bibbia ebraica intorno al IV-V secolo è stata soppiantata da questa nuova lingua. (Come il latino, che oggi non è più usato, ma in alcuni casi viene considerata una lingua dotta e alcuni studiasi ancora lo usano.)

Il nostro ANTICO TESTAMENTO si rifà alla bibbia ebraica, ma c’è una differenza: la bibbia cristiano cattolica si divide in 4 parti, mentre l’ebraica in 3. LE 4 PARTI DELL’ANTICO TESTAMENTO:

  1. Pentateuco : in greco penta= cinque Eucos= astuccio : noi lo chiamiamo in maniera greca, se dovessi invece andare a vedere il nome del pentateuco nella bibbia ebraica si chiama Tora = insegnamento/istruzione, perchè questi 5 libri insegnano a vivere al servizio di Dio. Dio si rivela al popolo di Abramo ( ebraico) e quei libri servono per indirizzare la via al popolo (primi 5 libri del antico testamento ebraico = bibbia ebraica). Questi libri sono: Genesi; Esodo; Levitico; Numeri; Deuteronomio.
  2. Libri storici : viene raccontata la storia del popolo di Israele da quando entra nella terra promessa (terra di Caanan), fin quando la perde con l’esilio babilonese (a livello storico siamo tra il 1100a.c. al 586 a.c.). Questi libri sono: Giosuè; Giudici; Rut; 1 Samuele; 2 Samuele; 1 Re; 2 Re; 1 Cronache; 2 Cronache; Esdra; Neemia; Tobia; Giuditta; Ester; 1 Maccabei; 2 Maccabei.
  3. Libri sapienzali o poetici : libri scritti in versi come le poesie e hanno lo scopo di insegnare all’uomo a vivere bene e insegnano la sapienza. Per capire cosa significhi davvero la sapienza, che non è solo conoscere e studiare, ma l’arte di saper vivere e l’esperienza. Tramite il vissuto delle situazioni si diventa saggi, infatti per noi i saggi sono gli anziani, non perchè hanno studiato di più, ma perché hanno vissuto una vita per avere una saggezza tale da poter dire agli altri come comportarsi in situazioni da loro già vissute. Questi libri sono: Giobbe; Salmi; Proverbi; Qoèlet ; Cantico dei Cantici; Sapienza; Siracide.
  4. Libri profetici : hanno il compito di far in modo che il popolo si ravveda degli errori morali affinché quando arriverà il messia saranno pronti ad essere salvati. Il profeta oltre a far in modo che il popolo non sbagli, annuncia la venuta di un messia che per noi cattolici sarà Gesù Cristo. Ultimo libro dei profeti è quello di Malachia che annuncia proprio la venuta del messia. Questi libri sono: Isaia; Mentre tipo l’Omero ne ha meno di 1000 (643 circa) ed è uno di quelli che ne ha di più. Dal 40 al 100 d.c è stato redatto il nuovo testamento e la copia più antica risale al 125 d.c. cioè sono passati dai 35 ai 40 anni dal possibile originale. Se invece andiamo a vedere le opere antiche passano dai 700 anni ai 1600 anni. Un’eternità in confronto alla B i b b i a. N o n s i p u ò m e t t e r e i n discussione la Bibbia dopo aver letto questi dati.

Geremia; Lamentazioni; Baruc; Ezechiele; Daniele; Osea; Gioele; Amos; Abdia; Giona; Michea; Naum; Abacuc; Sofonia; Aggeo; Zaccaria; Malachia. Significato di “profeta” : Deriva dal greco pro-fetes, pro è una preposizione mentre fetes è un sostantivo che vuol dire parlare/colui che parla. La preposizione pro cosa significa? Ha più significati:

  • (^) Pro = a favore (del popolo);
  • (^) Pro = si sostituisce al Signore (come il pro-curatore che si sostituisce a un giocatore);
  • (^) Pro = davanti (procedere più avanti, parlare davanti al popolo);
  • (^) Pro = avanti quindi il profeta parla di cose che avverranno più avanti, in futuro. MANOSCRITTI ANTICHI : I libri della bibbia non sono le copie originali, non possediamo gli originali come detto prima. L’unica cosa che abbiamo sono tanti esemplari giunti a noi con infinite trascrizioni dagli originali. All’epoca non c’era la stampa, ai tempi dovevano copiarle i libri per tramandarli, la copiatura non è mai perfetta, ci sarà sempre qualche correzione o modifica. Il biblista deve cercare di capire quale testo si avvicina di più all’originale, perché magari alcuni scribi possono aver fatto errori consci o inconsci. A nessuno interessava cambiare il significato/il senso, ma magari alcuni hanno sostituito delle parole difficili con alcune più semplici. Ma in questo modo si cambia a volte anche il significato di ciò che si scrive. Nel secolo scorso alcuni studiosi sono riusciti a trovare gli scritti più vicini all’originale, attraverso dei criteri scientifici. Hanno preso tutti i manoscritti e li hanno datati, elencando tutte le varianti confrontandole e cercando di capire qual è la più attendibile. Così da eliminare alcune cose non valide e tenendone delle altre: è un lavoro molto complicato, ma è l’unica cosa che si può fare. Per definire quale variante è la più vicina al testo originale bisogna metterle assieme e applicare un metodo che è possibile attraverso i criteri interni ed esterni:
  • (^) Criteri esterni si rifanno ai codici e ai papiri più antichi ed autorevoli (importanza dell’autorevolezza dei codici più antichi);
  • (^) Criteri interni: si rifanno alla sintassi: La lezione più difficile è da preferire a quella più facile, perché solitamente chi ricopia tende a semplificare; La lezione più breve è quella reale, spesso si amplia la più breve perché possa essere più comprensibile rispetto all’originale spiegata in poche righe. Dopo questo grande lavoro è uscito che il testo biblico fu particolarmente rispettato, infatti hanno trovato pochissime differenze. Tutti questi papiri sono identici nella sostanza, le varianti sono tante, ma non sono varianti sostanziali. I MANOSCRITTI PIÙ ANTICHI DELL’ANTICO TESTAMENTO: La storia dei manoscritti antichi dell'antico testamento si divide nettamente in due fasi:
  • (^) Fino a poche decine di anni fa, i codici più antichi del testo ebraico risalivano al X secolo d.C., ciò voleva dire che tra il testo iniziale e la prima copia erano trascorsi quasi 2000 anni. Per avere
  • (^) Lezionari : a partire soprattutto dal IV secolo invalse l'uso di copiare i testi della Bibbia per uso liturgico in appositi volumi detti lezionari. Contengono i passi da leggere durante i riti (quindi sono solo alcune parti dei libri); i ezionari sono identificati con una "l" in corsivo seguita dal numero arabo.
  • (^) Traduzioni : accanto alle copie greche dei testi, si rese necessario tradurre il testo nelle varie lingue locali. Anche queste traduzioni interessano per la ricostruzione degli originali in quanto presuppongono originali antichi da cui si è proceduto. Le traduzioni più famose sono la Vetus Latina (prime traduzioni latine, II-IV secolo) , la Vulgata (traduzione latina di Girolamo, fine IV secolo- inizio V secolo), la Vetus Syra (traduzione siriaca, terzo-IV secolo), la Peshìtta (traduzione siriaca del V secolo), e poi le traduzioni copte, armene (V secolo), georgiane (VI-VII secolo), ecc.
  • (^) Citazioni : infine non vanno trascurate le citazioni testuali fatte dagli antichi scrittori cristiani, specialmente quelli tra il II e il IV secolo (Giustino, Ireneo, Clemente Alessandrino, Origene), perché presuppongono testi greci antichi allora letti e usati. Il NUOVO TESTAMENTO si forma con diverse parti:
  1. Vangeli e Atti : in ordine ci sono il Vangelo di Matteo, poi di Marco, Luca e infine gli Atti degli apostoli (continuazione del vangelo di luca che racconta la nascita delle prime comunità cristiane)
  2. Lettera di San Paolo e agli Ebrei : sono 12+2 - Romani; 1 Corinzi; 2 Corinzi; Galati; Efesini; Filippesi; Colossesi; 1 Tessalonicesi; 2 Tessalonicesi; 1 Timoteo; 2 Timoteo; Tito; Filemone; Ebrei.
  3. Lettere cattoliche : Giacomo; 1 Pietro; 2 Pietro; 1 Giovanni; 2 Giovanni; 3 Giovanni; Giuda.
  4. Apocalisse : parla della Gerusalemme celeste dove ci sono cieli ed erba nuova, il primo libro della bibbia richiama l’ultimo libro della bibbia. Nel nuovo testamento sono in totale 27, mentre nell’antico sono 46: totale 73 libri nella Bibbia. ➢ LEZIONE 10 [25.03]

!! Al prof interessa come sono suddivisi antico e nuovo testamento!!

Del nuovo testamento bisogna sapere quali sono i 4 vangeli ovvero quelli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni :

  • (^) Giovanni e Matteo sono apostoli/evangelisti di Gesù;
  • (^) Marco è discepolo/evangelista dell’apostolo San Pietro;
  • (^) Luca è discepolo/evangelista dell’apostolo San Paolo. San Paolo non ha vissuto con Gesù, viene definito apostolo perché ha incontrato Gesù nel suo cammino verso Damasco (era andato per “uccidere i cristiani”), dove ha avuto la sua grande conversione. Dell’Antico testamento invece bisogna sapere che la Genesi fa parte del Pentateuco ed è il primo libro, mentre il secondo è l’Esodo. Gli apostoli sono coloro che Gesù ha inviato ad annunciare il suo vangelo, hanno vissuto tutto il tempo di Gesù assieme e vicini a lui, mentre i discepoli sono tutte le persone che lo seguivano - termine discepolo in greco vuol dire imparare - cioè i discepoli sono tutti coloro che imparano. Prima di Gesù il discepolo andava a cercarsi il maestro che riteneva più bravo. Con Gesù cambia questo aspetto perché non è il discepolo che cerca Gesù, ma è Gesù che lo chiama. ISPIRAZIONE E CANONICITA’: La Bibbia è il libro di Dio e dell’uomo, capiamo cosa significa ispirazione : il credente ritiene che la Bibbia sia stata ispirata cioè scritta da Dio e dall’uomo. È un testo unico al mondo e antico che ha due autori, Dio e l’uomo. Prima di arrivare a capire cosa significa ispirazione, dobbiamo capire l’importanza dello scritto: la scrittura nasce come un cammino che va dalla tradizione viva a quella scritta. È importante mettere per iscritto. Il testo scritto fa in modo che la tradizione viva e orale rimanga nel tempo. Diventa un perenne punto di riferimento/ stabilità, tuttavia bisogna ammettere che questo è un pregio, ma anche un suo limite: il fatto che lo scritto rimanga fermo e che se vuole parlare deve diventare predicazione. La scrittura (che è congelata), perché possa cominciare a vivere, va riportata nel suo ambiente vitale, in modo che recuperi la forza viva. Per raggiungere il suo obiettivo deve tornare ad essere tradizione viva. La scrittura deve parlare in continuazione. Io devo vivere ciò che c’è scritto ed esserne testimone nella mia vita. Non può rimanere solo scritto. Ispirazione : se il credente pensa che la scrittura sia un testo scritto da Dio e dall’uomo va capito in che modo la riflessione teologica è giunta a questo. Dio si è servito di autori umani nel rispetto più ampio della loro libertà, intelligenza e della loro capacità umana e letteraria. Hanno cooperato a produrre la scrittura del testo sacro. Per questo la Bibbia è simile (perché scritta dagli uomini) e diversa (perché ha anche come autore Dio) rispetto agli altri testi. Dio ha scelto questi uomini che hanno operato nel rispetto delle loro qualità umane. Questo è ciò che intendiamo per ispirazione, che non si limita solo allo scritto (anche oggi posso dire che spesso sono ispirato e mi lascio guidare dall’ispirazione). Non è una cosa che si ferma allo scritto, ma continua nei confronti dei credenti. Bisogna però evitare due estremi/derive:
  • (^) non possiamo pensare che Dio ha dettato le scritture e l’uomo le ha trascritte per filo e per segno, perché la concezione cristiana parla di vero autore umano che ha giudicato, pensato e valutato prima di scriverla.