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Teoria Del Diritto E Dell'argomentazione
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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La psicologia è lo studio scientifico della mente e del comportamento. E’ un termine greco composto da psyché (anima) + lògos (studio). Si pone l’obiettivo di affrontare mediante metodo scientifico gli interrogativi fondamentali legati ai due oggetti di studio. ● mente : nostra personale esperienza interiore di percezione, pensieri, ricordi e sentimenti che danno forma a un incessante flusso di coscienza. ● comportamento : azioni osservabili degli esseri umani, animali non umani, alle cose che facciamo nel mondo, da soli o con gli altri. Il desiderio di conoscere noi stessi risale a tempi remoti, già Platone (428-347 a.C.) e Aristotele (384-322 a.C.) provarono a capire il funzionamento della mente umana. ● Platone sosteneva l’ innatismo : credeva che certi tipi di conoscenza siano innati o connaturati, cioè presenti sin dalla nascita. ● Aristotele sosteneva l’ empirismo filosofico : riteneva che la mente del bambino fosse una tabula rasa su cui si scrivono le esperienze, tutte le conoscenze si acquisiscono tramite l’esperienza. Le loro teorie scaturivano da osservazioni, intuizioni e riflessioni personali, utilizzavano però un approccio che non prevedeva alcun metodo per la verifica delle teorie proposte perciò non potevano essere ritenute valide e certe. Secondo il filosofo francese René Descartes (1596-1650) corpo e mente sono cose di natura differente: ● corpo : è fatto di sostanza materiale. ● mente : (o anima) è fatta di sostanza incorporea o spirituale. Come interagiscono tra loro? Problema del dualismo, ovvero di come l’attività mentale possa accordarsi e coordinarsi con il comportamento fisico. Il filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679) sosteneva che mente e corpo non sono cose diverse, ma piuttosto la mente è ciò che il cervello fa. Il medico tedesco Franz Joseph Gall (1758-1828) pensava che mente e cervello fossero collegati, l’abilità mentale aumentava con l’aumentare delle dimensioni del cervello e diminuiva se il cervello aveva subito un danno. Forma una nuova teoria psicologica, la frenologia, specifiche abilità e caratteristiche mentali sono localizzate in specifiche aree del cervello (es. ippocampo è collegato alla memoria e l’amigdala è coinvolta nella paura). Spinse la sua teoria troppo oltre, sostenendo che la dimensione delle protuberanze o delle rientranze del cranio riflettessero la dimensione delle aree cerebrali sottostanti, e che tramite la palpitazione di queste fosse possibile stabilire come fosse caratterialmente una persona. Il biologo Marie Jean Pierre Flourens (1794-1867) condusse esperimenti in cui asportava chirurgicamente parti specifiche di cervello di animali e trovò che le loro azioni e movimenti differivano da quelli degli animali con cervello intatto.
Il chirurgo francese Paul Broca (1825-1880) lavorò con un paziente che aveva subito una lesione in una piccola area del lato sinistro del cervello (area di Broca). Il paziente era incapace di parlare e riusciva soltanto a pronunciare un’unica sillaba, ma capiva tutto ed era in grado di comunicare a gesti. Broca capì che il danno subito da una specifica area del cervello comprometteva una specifica funzione mentale, chiaro nesso tra cervello e mente. Flourens e Broca dimostrarono che la mente si fonda su una sostanza materiale, il cervello. Nel XIX secolo la psicologia si evolse grazie al lavoro di scienziati tedeschi con una formazione in fisiologia, ovvero lo studio dei processi biologici in particolare del corpo umano. I fisiologi riuscivano a misurare la velocità degli impulsi nervosi e alcuni se ne servivano per misurare le capacità mentali. Hermann von Helmholtz aveva sviluppato un metodo con cui misurava la velocità degli impulsi nervosi nella zampa di rana e che in seguito adattò allo studio degli esseri umani. Addestrò i partecipanti ai suoi esperimenti a reagire quando uno stimolo, cioè un input sensoriale derivante dall’ambiente, veniva loro applicato a parti diverse della gamba. Somministrato lo stimolo registrava il tempo di reazione, ovvero la quantità di tempo necessario a rispondere allo stimolo, osservò anche che c’erano diversi tempi di reazione a seconda di dove si posizionasse e ciò gli permise di valutare il tempo necessario perchè un impulso nervoso arrivasse al cervello. Wilhelm Wundt (1832-1920) tenne nel 1867 all’università di Heidelberg il primo corso di psicologia fisiologica, a lui è attribuito il merito per la nascita della psicologia. Nel 1879 aprì all’università di Lipsia il primo laboratorio dedicato agli studi psicologici, avvenimento che segna la nascita della psicologia come campo d’indagine indipendente. Wundt riteneva che la psicologia dovesse concentrarsi sulla coscienza, l’esperienza soggettiva che ogni persona fa del mondo e della mente. Sviluppò un approccio, lo strutturalismo ossia l’analisi degli elementi fondamentali che costituiscono la mente (consisteva nel scomporre la coscienza in emozioni e sensazioni elementari). Cercò di analizzare tutto in maniera sistematica utilizzando il metodo dell’introspezione , implica l’osservazione soggettiva dell’esperienza personale. Cercò anche di descrivere le sensazioni associate alle percezioni elementari, analizzando il rapporto tra emozioni e sensazioni percettive sperava di svelare la struttura fondamentale dell’esperienza cosciente. Cercò di ottenere stime oggettive dei processi di coscienza misurando i tempi di reazione e iniziò a indagare la distinzione tra percezione e interpretazione di uno stimolo. I partecipanti venivano istruiti a premere un pulsante non appena udivano un certo suono. I soggetti che si concentrarono sul suono reagirono con circa 1/10 di secondo di ritardo rispetto a quelli che si concentrarono solo sull’atto di premere il pulsante. I partecipanti dovevano registrare il suono a livello di coscienza ma solo i più lenti dovevano anche interpretare il significato del suono e poi premere il pulsante, i più veloci reagirono più velocemente perchè non si impegnarono sull’interpretazione.
I medici francesi Jean-Martin Charcot (1825-1893) e Pierre Janet (1859-1947) osservarono pazienti che rappresentavano una condizione chiamata isteria caratterizzata da perdita temporanea delle funzioni cognitive o motorie di solito in seguito a esperienze emotivamente sconvolgenti. I pazienti venivano sottoposti a ipnosi, stato di trance in cui sintomi cessavano momentaneamente, ma una volta usciti da questo stato non ricordavano niente. Questo suggeriva che ci potessero essere molti “sé” consci ma inconsapevoli dell’esistenza degli altri. William James pensava che questi disturbi avessero implicazioni sulla possibilità di chiarire i malfunzionamenti e la struttura della mente umana. Sigmund Freud (1856-1939) tornato a Vienna, dopo aver fatto visita alla clinica di Charcot a Parigi, continuò a lavorare con pazienti isterici con il dottor Joseph Breuer (1842-1925). Teorizzò che all’origine di molti problemi vi fossero esperienze infantili dolorose che la persona non riusciva a ricordare e ciò rivelava l’esistenza di una mente inconscia. L’ inconscio è la parte della mente che opera al di fuori della consapevolezza cosciente e tuttavia influenza le azioni, i pensieri e i sentimenti consci. Sulla base di ciò elaborò la teoria psicoanalitica, un approccio che sottolinea l’importanza dei processi mentali inconsci nel plasmare sentimenti, pensieri e comportamenti. E’ importante far riemergere quelle prime esperienze e mettere in luce ansie, conflitti e desideri inconsci della persona. Sulla sua teoria psicoanalitica sviluppò una terapia che chiamò psicoanalisi , la quale ha come scopo quello di far riemergere il materiale inconscio e portarlo a livello della consapevolezza cosciente, così da chiarire i disturbi psicologici che affliggono il paziente. Nel corso della psicoanalisi, i pazienti riportavano alla memoria le esperienze passate e riferivano sogni e fantasie. Questa teoria suscitò molte controversie in quanto sosteneva che per comprendere pensieri, emozioni e comportamenti di una persona si dovesse esplorare le sue prime esperienze sessuali e i suoi desideri sessuali inconsci. La diminuita influenza di Freud è legata alla sua visione negativa della natura umana, una prospettiva che poneva l’enfasi sui limiti e problemi piuttosto che su possibilità e potenzialità. Per Freud le persone erano ostaggi di esperienze infantili dimenticate e di impulsi sessuali primitivi. Questa visione era contraria a quella ottimistica che si stava sviluppando soprattutto in America dopo la Seconda Guerra Mondiale; a ciò si aggiungevano le difficoltà di sottoporre a verifica le idee di Freud. Abraham Maslow (1908-1970) e Carl Rogers (1902-1987) svilupparono la psicologia umanistica , un approccio alla comprensione della natura umana che attribuisce importanza soprattutto alle potenzialità positive delle persone. Al centro dell’attenzione vi erano le aspirazioni più elevate delle singole persone. Vedevano le persone come liberi agenti dotati di un bisogno innato di evolversi, crescere e realizzare a pieno il proprio potenziale. I terapeuti umanistici cercavano di aiutare le persone a realizzarsi e le trattavano come “clienti”, il rapporto era paritario. Lo sviluppo della prospettiva umanistica fu una delle ragioni del declino delle teorie di Freud.
Le scuole di pensiero presenti agli inizi del XX secolo condividevano un approccio che cercava di capire il funzionamento della mente esaminandone i contenuti coscienti oppure cercando di far affiorare materiale in precedenza inconscio attraverso quanto riferivano i partecipanti a esperimenti o i pazienti. Con l’avanzare del XX secolo si sviluppò un nuovo approccio, sviluppato da psicologi i quali mettevano in discussione l’idea stessa che la vita mentale dovesse essere al centro dell’indagine della psicologia. Il comportamentismo affermava che gli psicologi dovessero limitarsi allo studio scientifico del comportamento oggettivamente osservabile. John Broadus Watson (1878-1958) riteneva che l’esperienza individuale fosse troppo vaga e soggettiva per costruire l'oggetto dell'indagine scientifica, la scienza richiedeva misurazioni oggettive e replicabili di fenomeni accessibili a qualunque osservatore. Propose che il lavoro dello psicologo fosse volto allo studio del comportamento, cioè su quello che fanno anziché su quello che esperiscono, perchè il comportamento può essere osservato e misurato in maniera oggettiva. L’obiettivo della psicologia scientifica era prevedere e controllare il comportamento in modi che fossero utili e vantaggiosi per la società. Aveva studiato il comportamento e il modo di apprendimento di animali in cui inferire la presenza di una mente era opinabile. Ivan Pavlov (1849-1936) fece una ricerca sulla fisiologia della digestione. Si concentrò sui cani e concluse che non salivavano solo alla vista del cibo ma anche nel vedere gli inservienti che portavano loro il mangiare. Sviluppò una procedura in cui ogni volta che si dava loro da mangiare i cani udivano anche un suono, gli animali iniziarono a salivare al solo udire il suono. Il suono fungeva come stimolo, un input sensoriale proveniente dall’ambiente, capace di influenzare la salivazione dei cani, che costituiva la risposta cioè un’azione o una modificazione fisiologica evocata dallo stimolo, formò la psicologia stimolo-risposta. Watson applicò le teorie di Pavlov ai bambini piccoli, ritenendo che il comportamento umano fosse fortemente influenzato dall’ambiente fin dalle prime fasi della vita. Non si pensava però che l’ambiente fosse l’unica forma di influenza sul comportamento. Burrhus Frederic Skinner (1904-1990) elabora un nuovo genere di comportamentismo, si chiese se fosse possibile sviluppare dei principi comportamentali in grado di spiegare in che modo gli animali apprendono ad agire in quelle situazioni. Costruì una camera di condizionamento, la Skinner box in cui i ratti premendo una leva ottenevano del cibo, il topo continuava a premere sulla leva fino a quando si sentiva sazio. Dimostrò il principio del rinforzo secondo cui le conseguenze di un comportamento determinano le maggiori o minori probabilità di riprodurlo. Iniziò a cercare di applicare le idee sul rinforzo per migliorare la vita quotidiana, si rese conto che avrebbe potuto migliorare l’insegnamento scomponendo un compito complicato in piccole parti e poi, sfruttando il principio del rinforzo, insegnare ai bambini ogni singola parte; sviluppò le macchine da insegnamento le quali ponevano una serie di domande di
Si originò un nuovo approccio, la psicologia cognitiva , ovvero lo studio dei processi mentali, comprendenti la percezione, il pensiero, la memoria e il ragionamento. Donald Broadbent (1926-1993) fu il primo a studiare che cosa accade quando si cerca di prestare attenzione a più cose nello stesso momento. Dimostrò che la capacità limitata nel gestire il flusso di informazioni in ingresso è una caratteristica fondamentale della cognizione umana. George Miller (1920-2012) rilevò che i limiti della capacità mentale restavano straordinariamente costanti in situazioni diverse: è possibile prestare attenzione e trattenere in memoria per breve tempo solo sette pezzi di informazione. Il computer è costituito da un hardware e da un software a cui si paragonano cervello e mente; per questo cominciarono a scrivere programmi per computer per vedere quali tipi di software riuscissero a imitare il linguaggio e il comportamento umani (Newell e Simon). Skinner pubblicò Verbal Behavior che proponeva un’analisi comportamentista del linguaggio. Noam Chomsky (1928) pubblicò una critica di quel libro, il linguaggio si basa su regole mentali che ci consentono di comprendere e produrre parole e frasi nuove. La capacità che persino un bambino possiede di generare frasi nuove si scontrava con la teoria comportamentista, infatti Chomsky fornì un’interpretazione interamente cognitiva. Ulric Neisser (1928-2012) pubblicò Cognitive Psychology che fu fondamentale per lo sviluppo della psicologia cognitiva. Gli psicologi studiavano il software (mente) ma avevano poco da dire sull’hardware (cervello) dimenticando l’importanza del rapporto secondo cui ciascun elemento ha bisogno dell’altro per funzionare. Le nostre attività mentali dipendono da complesse operazioni del nostro cervello. Karl Lashley (1890-1958) fece esperimenti in cui addestrava dei ratti a percorrere un labirinto, rimuoveva chirurgicamente parti del cervello ma non riuscì a individuare l’esatta area cerebrale in cui ha sede l’apprendimento. Scoprì che maggiore era l’area asportata, maggiori erano le difficoltà del ratto a percorrere il labirinto, nacque la psicologia fisiologica. Nacquero le neuroscienze del comportamento, un approccio che collega i processi psicologici alle attività del sistema nervoso e ad altri processi organici. Vennero introdotte tecniche non invasive che permettevano di osservare cosa accade nel cervello in azione e rilevare quali parti sono coinvolte nelle varie operazioni. Si sviluppa un nuovo campo d’indagine, le neuroscienze cognitive che sono il campo di ricerca che tenta di comprendere i nessi tra processi cognitivi e attività cerebrale. Si sviluppa la psicologia evoluzionistica , spiega la mente e il comportamento in termini di valore adattivo delle abilità conservate nel corso del tempo ad opera della selezione naturale. Affonda le sue radici nella teoria dell’evoluzione per selezione naturale di Charles Darwin. Gli psicologi evolutivi vedevano la mente suddivisa in “moduli” specializzati che hanno il compito di svolgere e affrontare i problemi che i nostri antenati non erano in grado di fare, il cervello era visto come un computer capace di fare bene alcune cose e tutte le altre non farle affatto.
Gli psicologi non perdono mai di vista che gli essere umani sono fondamentalmente animali sociali. La psicologia sociale è lo studio delle cause e conseguenze della socialità. Questo indirizzo della psicologia rimane dedicato alla comprensione del cervello quale organo sociale, della mente quale adattamento sociale e dell’individuo quale essere sociale. La nascita della psicologia sociale si deve a un esperimento condotto nel 1895 da Norman Triplett (1861-1931) che dimostrò che la semplice presenza di altre persone può influenzare la prestazione persino nei compiti più banali. La psicologia culturale è lo studio del modo in cui le culture (valori, tradizioni e credenze condivise da un gruppo di persone) rispecchiano e plasmano i processi psicologici dei loro appartenenti. Gli psicologi culturali studiano un’ampia gamma di fenomeni, cercando di individuare quali fenomeni abbiano un carattere universale e quali invece presentino variazioni da luogo a luogo e da un’epoca all’altra. Due diversi approcci: ● assolutismo : cultura incide poco o nulla sui fenomeni psicologici. ● relativismo: fenomeni psicologici tendono a variare notevolmente da una cultura all’altra e che dovrebbero essere presi in considerazione solo nel contesto di una cultura specifica. Psicologia culturale e sociale espandono l’orizzonte psicologico al di là del singolo individuo, esaminando il comportamento umano all’interno delle interazioni.
Nel 1892 nacque l’American Psychological Association (APA) associazione americana che rappresenta la psicologia come professione, fondata da William James e altri 5 psicologi. Nel 1988 nacque l’Association for Psychological Science (APS) organizzazione specificamente dedicata alle esigenze degli psicologi impegnati alla ricerca. Nel corso degli anni grazie a nomi importanti come Mary Calkins, 1^ donna presidente dell’APA nel 1905, le donne sono giunte ad avere un ruolo sempre più importante nel campo della psicologia. Le minoranze hanno impiegato più tempo ad affermarsi in questo campo ma grazie all’impegno di molti si è arrivati a una crescita della loro partecipazione (Kenneth Clark fu il 1^ presidente APA appartenente ad una minoranza etnica nel 1970). La psicologia oggi è un’importante disciplina dal punto di vista accademico e scientifico, collegata a molte altre discipline. Gli psicologi si formano con una carriera di ricerca attraverso studi universitari di vario grado (laurea, dottorati) per poi trovare occupazione in vari contesti (scuola, sanità, industria).
bisogno del metodo empirico , che consiste in un insieme di regole e di tecniche per condurre le osservazioni. Il termine metodo fa riferimento a tecnologie che migliorano l’acuità dei nostri sensi. Le sfide empiriche che gli psicologi devono affrontare sono tra le più impegnative di tutta la scienza moderna, i metodi della psicologia sono tra i più sofisticati. Queste difficoltà insorgono per via di tre qualità che rendono le persone difficili da studiare: ● complessità : soprattutto del cervello umano. ● variabilità : le persone sono differenti tra loro, non esistono due esseri umani che esposti alle medesime circostanze facciano, dicano o sentano le medesime cose, il che significa che averne visto uno non vuol dire averli visti tutti. ● reattività : è frequente che le persone pensino, sentano e agiscano in un modo se sono servate e in un altro se non lo sono. Gli psicologi hanno sviluppato due tipi di metodi per affrontare lo studio degli esseri umani: ● metodi di osservazione che consentono di determinare ciò che le persone fanno. ● metodi di spiegazione che permettono di determinare perché lo fanno.
Osservare significa usare i propri sensi per comprendere le proprietà di un evento o di un oggetto. Le misurazioni sono una parte fondamentale non solo per la scienza, ma anche della stessa vita, la misurazione richiede: ● definire la proprietà che desideriamo misurare. ● trovare un modo per per rilevarla. Ogni unità di tempo ha una definizione operativa , che è la descrizione di una proprietà in termini concreti, misurabili. È necessario disporre di un particolare strumento di misura , ovvero un dispositivo in grado di rilevare la condizione a cui fa riferimento la definizione operativa. Disporre di una definizione operativa che specifica un evento misurabile e di uno strumento in grado di misurare quell’evento sono le due condizioni essenziali per la misurazione scientifica. La caratteristica più importante di una definizione operativa è la sua validità , ovvero la misura in cui un evento concreto definisce una data proprietà. La validità è nell'occhio di chi guarda. Le caratteristiche più importanti di un buono strumento di misura: ● un buono strumento è dotato di affidabilità , la tendenza di uno strumento a produrre lo stesso risultato ogni volta che lo si usa per misurare la stessa cosa. ● deve possedere sensibilità che è la capacità di uno strumento di cogliere la proprietà che deve misurare anche quando essa è presente in piccole quantità. Le caratteristiche della domanda sono gli aspetti di un setting osservazionale che inducono le persone a comportarsi nel modo in cui esse pensano che in qualcun altro desideri o si aspetti che si comportino. Si chiamano caratteristiche della domanda perché sembrano domandare o richiedere che le persone dicano e facciano certe cose.
Le caratteristiche della domanda rendono difficile misurare il comportamento nella sua normale manifestazione, gli psicologi hanno sviluppato vari metodi per evitare il problema. Uno dei metodi per evitare le caratteristiche della domanda consiste nell'osservare le persone senza che queste lo sappiano, l' osservazione naturalistica è una tecnica per ottenere dati scientifici osservando le persone nei loro ambienti naturali senza che se ne accorgano. Non sempre è possibile ricorrere all'osservazione naturalistica per aggirare il problema delle caratteristiche della domanda: ● alcune delle cose che gli psicologi vogliono osservare non avvengono spontaneamente. ● alcune delle cose che gli psicologi vogliono osservare si possono ottenere solo tramite l'interazione diretta con la persona. Quando il ricorso all'osservazione naturalistica non è possibile, vi sono altri metodi che consentono di evitare di incorrere nelle caratteristiche della domanda. ● è meno probabile che le persone siano influenzate dalle caratteristiche della domanda quando non possono essere identificate come le autrici delle loro azioni, gli psicologi approfittano di questo fatto consentendo alle persone di rispondere in forma privata oppure anonima. ● un’altra tecnica è misurare comportamenti che non sono sensibili alle caratteristiche della domanda. Il metodo migliore per evitare le caratteristiche della domanda consiste nel far sì che le persone sotto osservazione ignorino il vero scopo per cui sono osservate. Quando i partecipanti ignorano lo scopo dell'osservatore, non possono comportarsi nel modo in cui pensano che dovrebbero, per il semplice fatto che non sanno come dovrebbero comportarsi. Ma alcune persone quando gli sperimentatori non comunicano loro lo scopo dell'osservazione, cercano di scoprirlo da sole; questa è la ragione per cui gli psicologi a volte utilizzano storie di copertura, cioè spiegazioni fuorvianti appositamente create per impedire ai partecipanti di individuare il vero scopo dell'osservazione. Inoltre potrebbe usare degli item di riempimento o distruttori cioè misure inutili finalizzate a mascherare il vero scopo dell'osservazione. Le aspettative possono influenzare lo osservazioni e la realtà. Le aspettative degli osservatori possono avere un'influenza potente sia sulle loro osservazioni sia sul comportamento dei soggetti osservati, la tecnica che consente di evitare queste influenze è l' osservazione in doppio cieco , che è un’osservazione il cui vero scopo è ignoto sia all'osservatore sia al soggetto osservato. Oggi molti studi sono eseguiti dal computer, che presenta le informazioni ai partecipanti e ne misura le risposte libero dalla benché minima aspettativa. Gli psicologi rappresentano in forma grafica le misure che raccolgono, il tipo di rappresentazione più comune è la distribuzione di frequenza , una rappresentazione grafica delle misure ottenute, organizzate in base al numero di volte in cui ciascuna misura è stata osservata. Può assumere qualunque forma, ma molto comune è la curva gaussiana o distribuzione normale, una distribuzione in cui la frequenza delle misure è più alta
● si misura una coppia di variabili , che sono proprietà il cui valore può variare da un individuo all'altro o nel corso del tempo. ● si ripetono le misurazioni più volte, ovvero si effettuano una serie di misurazioni. ● si prova ad individuare un eventuale pattern nella serie di misure, se i valori crescono procedendo dall'alto verso il basso questa sincronia è nota come covariazione o correlazione , si dice che due variabili covariano o sono correlate quando le variazioni nel valore di una variabile sono sincronizzate con le variazioni del valore dell'altra. Tramite la ricerca di pattern di variazioni sincronizzati possiamo servirci delle misure per scoprire relazioni tra variabili. Gli statistici hanno sviluppato un metodo per stimare le probabilità che la previsione che abbiamo formulato sia accurata, misurando la direzione e la forza della correlazione su cui quella previsione è basata. La direzione di una correlazione è facile di misurare, può essere soltanto positiva o negativa. ● fra due variabili vi è una correlazione positiva quando al crescere dell'una cresce anche l'altra, o al diminuire dell'una diminuisce anche l'altra. ● una correlazione è negativa quando al crescere di una variabile il valore dell'altra diminuisce, o quando al diminuire dell'una l'altra cresce. Misurare la forza di una correlazione è più complicato. Il coefficiente di correlazione è una misura della direzione e della forza di una correlazione, ed è simboleggiato dalla lettera r. Ha un intervallo di variazione limitato. Qual è il significato dei numeri all'interno di questo intervallo? ● se ogni volta che il valore di una variante aumenta anche il valore dell'altra variabile aumenta, allora si dice che tra le due variabili esiste una correlazione positiva perfetta e r = 1. Sono estremamente rare. ● se ogni volta che il valore di una variante aumenta, il valore dell'altra variante diminuisce, allora si dice che tra le due variabili esiste una c orrelazione negativa perfetta e r = -1. ● se ogni volta che il valore di una variabile aumenta, il valore dell'altra non aumenta né diminuisce in maniera sistematica, allora fra le due variabili non vi è alcuna relazione ed esse vengono dette non correlate e r = 0. Il numero delle eccezioni influisce notevolmente sul valore di r, due variabili possono avere una correlazione positiva perfetta, una correlazione forte, una correlazione moderata oppure una correlazione debole. Il coefficiente di correlazione è quindi una misura sia della direzione che della forza della relazione fra le due variabili, il segno di r indica la direzione della relazione, mentre il valore assoluto di r indica il numero di eccezioni e quindi con quanta sicurezza possiamo trarre previsioni in base a quella correlazione. Le correlazioni naturali sono le correlazioni che osserviamo nel mondo intorno a noi, e benché tali osservazioni possano dirci se tra due variabili esiste una relazione, non ci possono però dire di quale tipo sia tale relazione.
Una possibile spiegazione di questa correlazione è che l'esposizione mediatica alla violenza (X) sia la causa dell'aggressività (Y) o che sia l’aggressività (Y) a causare l’esposizione mediatica alla violenza (X); una terza possibilità è che una terza variabile (Z, come la mancanza di supervisione da parte di adulti) causi sia l'aggressività dei bambini (Y) sia la loro esposizione alla violenza sui media (X), senza che tra X e Y esista una relazione causale diretta. Il rapporto tra aggressività ed esposizione a spettacoli violenti potrebbe essere un caso di correlazione spuria , significa che due variabili sono correlate solo perché ciascuna di esse è causata da una terza variabile. Quando osserviamo una correlazione naturale, la possibilità di una correlazione spuria non può mai essere scontata. Proviamo eliminare la possibilità di una correlazione spuria: ● il modo più semplice per scartare la possibilità che sia stata una terza variabile (Z) a causare sia l'esposizione dei bambini a spettacoli violenti (X) sia il loro comportamento aggressivo (Y) sarebbe quello di misurare i bambini eliminando le differenze nella supervisione da parte degli adulti, per poi vedere se ciò elimina anche la correlazione tra esposizione mediatica alla violenza e aggressività. Si potrebbero osservare i bambini mediante la tecnica dei campioni abbinati , una tecnica che fa sì che due gruppi di partecipanti siano identici rispetto una terza variabile; si potrebbero osservare solo bambini che sono sotto la supervisione di un adulto per un determinato tempo, così da essere certi che ogni bambino esposto alla violenza riceva esattamente la stessa quantità di supervisione ricevuta anche da ogni bambino non esposto. ● si potrebbero osservare i bambini con la tecnica delle coppie abbinate , una tecnica in cui ogni partecipante è identico a un altro partecipante rispetto a una terza variabile. Potremmo osservare bambini sottoposti a quantità diverse di supervisione degli adulti, a condizione che per ogni bambino esposto a spettacoli violenti e sottoposto alla supervisione di un adulto per un determinato tempo, ne osserviamo anche uno non esposto e soggetto per un identico tempo alla supervisione di un adulto. Garantisce che sia i bambini esposti sia quelli non esposti a spettacoli violenti ricevano in media la stessa quantità di supervisione da parte degli adulti. La due tecniche possono essere entrambe utili, ma nessuna delle due risolutiva, dato che nessuna elimina del tutto la possibilità che entri in gioco una correlazione spuria. Anche se usiamo le tecniche dei campioni abbinati o delle coppie abbinate per eliminare una particolare terza variante non potremo mai eliminarle tutte. Le terze variabili possibili sono innumerevoli, quindi vi sono innumerevoli ragioni per cui X e Y potrebbero essere correlate, non possiamo mai avere la certezza che la correlazione naturale tra X e Y sia la prova di una relazione causale tra le due variabili. Il problema della terza variabile indica il fatto che non è possibile inferire una relazione causale tra le due variabili sulla base della correlazione naturale esistente tra di esse, data la possibilità sempre presente, non eliminabile, di una correlazione spuria. Se quello che ci preme scoprire è una relazione causa-effetto, allora le correlazioni naturali non ci diranno mai ciò che vogliamo sapere.
Come possiamo sapere quando l'assegnazione casuale non è riuscita? Possiamo calcolare le probabilità che la randomizzazione sia fallita ogni volta che la utilizziamo, quando vi è meno del 5% di probabilità che un certo risultato sarebbe emerso nonostante il fallimento della randomizzazione, quel risultato sperimentale è detto statisticamente significativo. Altri parametri statistici detti statistiche inferenziali dicono agli scienziati quali tipi di conclusioni o inferenze essi sono autorizzati a trarre dalle differenze osservate tra il gruppo sperimentale e quello di controllo. Applicando tutte le tecniche descritte potremmo ideare un esperimento che avrebbe buone probabilità di identificare un'eventuale relazione casuale tra due variabili, sarebbe dotato di validità interna , cioè la proprietà di un esperimento che consente di individuare relazioni causali; si intende che ogni cosa all'interno dell'esperimento funziona esattamente come dovrebbe per consentirci di trarre conclusioni sulle relazioni causali. Il risultato di un esperimento dipende, in parte, da come definiamo la variabile indipendente e la variabile dipendente, il modo in cui definiamo le variabili può avere una profonda influenza su ciò che troviamo, qual è il modo giusto? Dovremmo definire le variabili del nostro esperimento così come esse sono definite nel mondo reale, la validità esterna è una proprietà di un esperimento in cui le variabili sono definite in modo normale, tipico o realistico. Quando le variabili di un esperimento sono definite per come esse sono nel mondo reale, allora si dice che sono rappresentative del mondo reale. La maggior parte degli esperimenti di psicologia manca di validità esterna perché raramente gli psicologi cercano di capire le cose del mondo reale ricreandone minuscole repliche nei loro laboratori, piuttosto cercano di comprendere sempre nuove cose del mondo reale usando gli esperimenti per sottoporre a verifica ipotesi derivate da teorie. Le teorie ci consentono di generare ipotesi su ciò che può o deve accadere, o che accadrà in particolari circostanze, gli esperimenti sono tipicamente volti a creare quelle circostanze, verificare le ipotesi e fornire evidenze pro o contro le ipotesi che le hanno generate. Gli esperimenti non intendono essere versioni della vita quotidiana, e pertanto la validità esterna non costituisce un problema. Chi sono solitamente le persone che vengono osservate dagli psicologi? Raramente si tratta di un'intera popolazione, ovvero un insieme completo di persone, osservano invece un campione , ovvero un insieme parziale di persone, estratto da una popolazione; la grandezza della popolazione generale è indicata da N, la grandezza del campione è indicato da n, per cui si ha 0 < n < N. A volte singoli individui presentano caratteristiche così interessanti da meritare uno studio approfondito, si dice allora che lo psicologo svolge uno studio su caso singolo , definito come una procedura per ottenere informazioni scientifiche studiando un singolo individuo. In che modo gli psicologi decidono quali persone includere nel campione da studiare? Uno dei modi consiste nel campionamento casuale , o randomizzato, che è una tecnica per scegliere i partecipanti a uno studio tale da garantire che ogni membro di una popolazione abbia le stesse probabilità di essere incluso nel campione.
Il campione che otteniamo è detto rappresentativo della popolazione stessa, questa procedura ci autorizza a generalizzare i risultati del campione alla popolazione, ovvero a concludere che ciò che abbiamo osservato nel nostro esperimento lo avremmo osservato anche misurando l'intera popolazione. La maggior parte degli esperimenti di psicologia è condotta su campioni non casuali, perché gli psicologi si servono di campioni non casuali? Perché sono costretti a studiare le persone che si presentano come volontarie. L'impossibilità pratica di ottenere campioni davvero casuali non è un difetto che inficia i nostri esperimenti: ● vi sono casi in cui la somiglianza tra campione e popolazione non ha importanza. ● quando la possibilità di generalizzare il risultato di un esperimento è un fatto importante, allora si esegue una replica diretta , ovvero un esperimento in cui si applicano le stesse procedure di un precedente esperimento, ma su un nuovo campione. ● a volte la somiglianza tra campione e popolazione generale potrebbe essere solo un ragionevole assunto di partenza.
Nel 1620, Francis Bacon (1561-1626) pubblicò un libro intitolato Novum Organum, in cui descriveva un nuovo metodo per scoprire i fatti del mondo reale. Oggi il suo metodo è noto come metodo scientifico e la sua applicazione ha consentito agli esseri umani di scoprire più cose sul mondo degli negli ultimi quattro secoli di quante non ne fossero mai state scoperte prima. Il poter utilizzare le prove empiriche richiede una capacità di pensiero critico che implica di porre a noi stessi domande difficili, la maggior parte delle persone ha difficoltà a porsi questi tipi di domande. Balcon se ne rese conto, nello stesso libro in cui presentava il metodo scientifico, egli sostenne che due tendenze antiche, la tendenza a vedere solo quello che vogliamo o ci aspettiamo di vedere e la tendenza a ignorare quello che non possiamo vedere, sono le caratteristiche distintive del pensiero naturale o intuitivo e perciò nemiche del pensiero critico. Quando si presentano le stesse prove a due persone diverse, esse ne traggono conclusioni differenti, le nostre convinzioni preesistenti colorano di sé il nostro modo di vedere le nuove evidenze, facendo si che vediamo quello che ci aspettiamo di vedere. Le evidenze spesso sembrano confermare quello che già sapevamo. Le nostre convinzioni non sono le uniche influenze a colorare la nostra visione delle evidenze, a colorarle intervengono anche le nostre preferenze e i pregiudizi, le nostre ambizioni e le avversioni, le speranze e i bisogni, i desideri e i sogni. Le evidenze lasciano ampio spazio per le interpretazioni, ed è in quello spazio che si creano le nostre opinioni e i nostri desideri, poiché è per noi facile vedere quello che vogliamo vedere o quello che ci aspettiamo di vedere, la prima regola del pensiero critico è dubitare sempre delle nostre conclusioni.
● debriefing : se un partecipante viene in qualche modo ingannato prima o durante uno studio, lo psicologo è tenuto a fornire un debriefing cioè una descrizione verbale della vera natura e del vero scopo dello studio; se il partecipante ha subito un qualunque tipo di modificazione, lo psicologo deve cercare di cancellare quel cambiamento e di ripristinare lo stato in cui il partecipante si trovava prima dello studio. ● diritto alla riservatezza : gli psicologi sono tenuti a mantenere confidenziale qualsiasi informazione di natura privata e personale ottenuta durante lo studio riguardante il partecipante. In che modo vengono fatte rispettare? Quasi tutti gli studi di psicologia sono condotti in college e università, queste istituzioni sono dotate di comitati etici. Se la ricerca è finanziata con fondi pubblici, la legge richiede che il comitato etico comprenda anche una persona estranea all'ambiente scientifico e una persona non affiliata ad alcuna istituzione. Uno psicologo può condurre uno studio solo dopo che un comitato etico abbia esaminato e approvato il suo progetto di ricerca. Il codice etico dell’American Psychological Association delinea i diritti di cui godono i partecipanti non umani a una ricerca: ● tutte le procedure che coinvolgono animali devono essere sottoposte alla supervisione di psicologi con una specifica formazione nei metodi di ricerca ed esperienza nella cura degli animali da laboratorio , hanno la responsabilità di assicurare la necessaria attenzione al benessere e alla salute degli animali, e di garantire loro un trattamento umanitario. ● gli psicologi devono fare ogni ragionevole sforzo per ridurre al minimo le possibilità che gli animali debbano soffrire. ● gli psicologi possono ricorrere a procedure che implicano di far subire gli animali dolori, stress o privazioni solo quando non sia disponibile una procedura alternativa , e quando il ricorso a tale procedura sia giustificato dal valore scientifico, educativo o applicativo dell'esperimento. ● gli psicologi sono tenuti a eseguire le eventuali procedure chirurgiche mentre l'animale è sotto l'effetto di anestesia, sono tenuti a ridurre al minimo i dolori dell'animale durante e dopo gli interventi chirurgici. Peter Singer (1946) ha sostenuto che tutte le creature capaci di provare dolore hanno gli stessi diritti fondamentali, e che trattare gli animali in modo diverso dagli umani è una forma di specismo. Solo una piccola parte degli studi di psicologia si serve di animali e solo una piccola percentuale di questi studi provoca gli animali dolori e danni, gli psicologi studiano principalmente le persone, quando studiano gli animali studiano soprattutto il loro comportamento. Il lavoro degli Internal Review Board garantisce che i dati delle ricerche siano acquisiti rispettando i principi etici , una volta che i dati sono stati raccolti chi garantisce che siano esaminati e registrati nel rispetto di quei principi? La psicologia funziona in base alla fiducia e a un codice d'onore.
Che cosa devono fare gli psicologi per attenersi al codice d'onore della loro categoria? ● quando scrivono lavori sui loro studi e li pubblicano su riviste scientifiche, sono tenuti a riportare in modo veritiero tutto quello che hanno fatto e che hanno trovato. ● hanno l'obbligo morale di condividere il merito del lavoro con gli altri che vi hanno contribuito includendoli come co-autori e di menzionare nel proprio lavoro gli altri scienziati che hanno fatto studi simili. ● hanno l'obbligo morale di condividere i loro dati , il fatto che chiunque possa controllare chiunque altro è un elemento importante per spiegare perché questo sistema funzioni.
I pensieri, sentimenti e comportamenti hanno origine da cellule del cervello che acquisiscono informazioni e producono un tipo di risultato, queste cellule sono i neuroni ovvero le cellule del sistema nervoso che comunicano tra loro per elaborare le informazioni. Santiago Ramon y Cajal (1852-1934) scoprì una nuova tecnica per colorare i neuroni del cervello scoprendo che le cellule interne erano di forme e dimensioni diverse. Scoprì che i neuroni sono strutture complesse composte di tre parti: ● corpo cellulare : la componente più grande del neurone che coordina i compiti di elaborazione delle informazioni e mantiene in vita la cellula. Qui hanno luogo funzioni come la sintesi proteica, la produzione di energia e il metabolismo e contiene il nucleo che ospita i cromosomi che contengono il nostro DNA. E’ circondato da una membrana porosa che permette ad alcune molecole di fluire verso l’interno e verso l’esterno della cellula. ● dendriti : ricevono informazioni dagli altri neuroni e le ritrasmettono al corpo cellulare. ● assone : trasmette informazioni ad altri neuroni, muscoli o ghiandole, ogni neurone ha un unico assone che può essere molto lungo. E’ rivestito da una guaina di mielina , uno strato isolante di sostanza grassa che è formata da cellule della glia che sono cellule di supporto presenti nel sistema nervoso. Le cellule gliali si differenziano: