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Teoria dell'attaccamento di John Bowlby: sviluppo, pattern e MOI, Appunti di Psicologia Infantile

La teoria dell'attaccamento di john bowlby sostiene che gli esseri umani hanno una tendenza innata a cercare la vicinanza e il contatto con uno o più individui, utilizzando la figura di attaccamento come base sicura per l'esplorazione. Bowlby ha evidenziato l'importanza delle cure materne nello sviluppo della personalità e ha identificato diversi pattern di attaccamento. I modelli operativi interni (moi) rappresentano le rappresentazioni mentali delle prime relazioni di attaccamento, che influenzano quelle successive e la serenità e la sicurezza di una persona.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 06/01/2024

Rory-uluiu
Rory-uluiu 🇮🇹

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LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO
Al centro della teoria sullo sviluppo dei legami affettivi dello psichiatra John Bowlby vi è l'idea che
gli esseri umani, assieme agli altri mammiferi e a diverse specie di uccelli, hanno una tendenza
innata a cercare la vicinanza e il contatto con uno o più individui. Bowlby ed Ainsworth sostengono
che il bambino sia dotato di una predisposizione biologica innata a costruire legami di
attaccamento e contatto fisico con i suoi caregivers, con il fine di ottenere conforto e protezione a
livello fisico ed emotivo. Questa tendenza consente il raggiungimento di una certa sicurezza,
utilizzando la figura di attaccamento come base sicura per l'esplorazione che costituirà la base
delle competenze relazionali ed emotive che svilupperà durante il ciclo di vita. Alcuni ricercatori
quali Anna Freud, Spitz, Robertson e Goldfarb hanno evidenziato gli effetti negativi della
separazione precoce dalla madre e dalle sue cure sulla salute mentale del bambino -> sulla base di
tali contributi Bowlby evidenzia come la carenza di cure materne possono avere conseguenze
relative allo sviluppo della personalità e sull'insorgenza di gravi disturbi ed ipotizza che alla base di
comportamenti delinquenziali degli adolescenti ci fossero esperienze di deprivazione affettiva
nell'infanzia, con conseguente sviluppo di ritiro emotivo e anaffettività.
Bowlby ha avuto una formazione di tipo psicoanalitico ma ha cominciato molto presto a sentirsi
insoddisfatto di molti aspetti della psicoanalisi, egli dissentiva con la spiegazione che questa
forniva sull'origine dei legami affettivi l'idea che il bisogno di vicinanza con la madre sia una
conseguenza dell'essere stati nutriti da lei contrasta con il fatto che anche molti piccoli che già
subito dopo la nascita sono in grado di nutrirsi da sé (es. anatroccoli Lorenz) seguono le loro
madri. Gli studi sulle scimmiette diretti da Harlow (vedi esperimento) hanno messo in evidenza in
questi animali (piuttosto vicini a noi nella scala zoologica) una tendenza a cercare il contatto con
un oggetto morbido piuttosto che con quello che fornisce il cibo; Bowlby ha perciò cercato di
riformulare la tesi psicanalitica richiamandosi in particolar modo all’etologia.
Bowlby ha proposto una differente chiave di lettura della natura umana la teoria
dell’attaccamento considera la propensione a stringere le relazioni emotive intime con particolari
individui come una componente di base della natura umana, già presente in forma germinale nel
neonato. La relazione esiste di per sé e svolge una funzione chiave per la sopravvivenza, cioè una
funzione di protezione. All'inizio gli unici mezzi di comunicazione tra il neonato e la madre sono
l'espressione emotiva e il comportamento che l'accompagna. Sebbene sia poi più tardi sostenuta
dal linguaggio, la comunicazione trasmessa tramite le emozioni rimane la caratteristica principale
delle relazioni intime per tutto il corso della vita. Nella teoria dell'attaccamento perciò i legami
emotivi intimi non vengono considerati né subordinati né derivati dal cibo e dal sesso, nè si ritiene
che sia infantile desiderare conforto e sostegno nelle avversità. Invece, la capacità di stringere
legami emotivi con le altre persone è considerata una delle caratteristiche principali di un
funzionamento efficace della personalità e della salute mentale.
B. ipotizza che il bambino sia in grado di creare legame di attaccamento essendo dotato sin dai
primi mesi di vita di modalità di comunicazione quali pianto, sorriso e vocalizzazioni che attivano
l'intervento dei caregivers, ottenendo la loro protezione. Queste modalità nei mesi successivi, con
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LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

Al centro della teoria sullo sviluppo dei legami affettivi dello psichiatra John Bowlby vi è l'idea che gli esseri umani, assieme agli altri mammiferi e a diverse specie di uccelli, hanno una tendenza innata a cercare la vicinanza e il contatto con uno o più individui. Bowlby ed Ainsworth sostengono che il bambino sia dotato di una predisposizione biologica innata a costruire legami di attaccamento e contatto fisico con i suoi caregivers, con il fine di ottenere conforto e protezione a livello fisico ed emotivo. Questa tendenza consente il raggiungimento di una certa sicurezza, utilizzando la figura di attaccamento come base sicura per l'esplorazione che costituirà la base delle competenze relazionali ed emotive che svilupperà durante il ciclo di vita. Alcuni ricercatori quali Anna Freud, Spitz, Robertson e Goldfarb hanno evidenziato gli effetti negativi della separazione precoce dalla madre e dalle sue cure sulla salute mentale del bambino -> sulla base di tali contributi Bowlby evidenzia come la carenza di cure materne possono avere conseguenze relative allo sviluppo della personalità e sull'insorgenza di gravi disturbi ed ipotizza che alla base di comportamenti delinquenziali degli adolescenti ci fossero esperienze di deprivazione affettiva nell'infanzia, con conseguente sviluppo di ritiro emotivo e anaffettività. Bowlby ha avuto una formazione di tipo psicoanalitico ma ha cominciato molto presto a sentirsi insoddisfatto di molti aspetti della psicoanalisi, egli dissentiva con la spiegazione che questa forniva sull'origine dei legami affettivi  l'idea che il bisogno di vicinanza con la madre sia una conseguenza dell'essere stati nutriti da lei contrasta con il fatto che anche molti piccoli che già subito dopo la nascita sono in grado di nutrirsi da sé (es. anatroccoli  Lorenz ) seguono le loro madri. Gli studi sulle scimmiette diretti da Harlow (vedi esperimento) hanno messo in evidenza in questi animali (piuttosto vicini a noi nella scala zoologica) una tendenza a cercare il contatto con un oggetto morbido piuttosto che con quello che fornisce il cibo; Bowlby ha perciò cercato di riformulare la tesi psicanalitica richiamandosi in particolar modo all’etologia. Bowlby ha proposto una differente chiave di lettura della natura umana  la teoria dell’attaccamento considera la propensione a stringere le relazioni emotive intime con particolari individui come una componente di base della natura umana, già presente in forma germinale nel neonato. La relazione esiste di per sé e svolge una funzione chiave per la sopravvivenza, cioè una funzione di protezione. All'inizio gli unici mezzi di comunicazione tra il neonato e la madre sono l'espressione emotiva e il comportamento che l'accompagna. Sebbene sia poi più tardi sostenuta dal linguaggio, la comunicazione trasmessa tramite le emozioni rimane la caratteristica principale delle relazioni intime per tutto il corso della vita. Nella teoria dell'attaccamento perciò i legami emotivi intimi non vengono considerati né subordinati né derivati dal cibo e dal sesso, nè si ritiene che sia infantile desiderare conforto e sostegno nelle avversità. Invece, la capacità di stringere legami emotivi con le altre persone è considerata una delle caratteristiche principali di un funzionamento efficace della personalità e della salute mentale. B. ipotizza che il bambino sia in grado di creare legame di attaccamento essendo dotato sin dai primi mesi di vita di modalità di comunicazione quali pianto, sorriso e vocalizzazioni che attivano l'intervento dei caregivers, ottenendo la loro protezione. Queste modalità nei mesi successivi, con

lo sviluppo delle capacità locomotorie, si potenzieranno in comportamenti quali l'andare incontro, il seguire, l’aggrapparsi per ottenere la prossimità con i caregivers. Questi comportamenti sono volti a conseguire protezione in condizioni di stress ma anche a far sì che il bambino sviluppi un approccio esplorativo verso l'ambiente che lo circonda, reso possibile dal fatto che il bimbo sa di disporre di una figura da usare come base sicura per l'esplorazione in situazioni di tranquillità. Si sviluppa dunque un sistema di attaccamento che si costituisce come un equilibrio tra protezione ed esplorazione, il bambino infatti in situazioni di stress o pericolo ricerca e riceve protezione mentre in assenza di stress è spinto all'esplorazione anche a distanza dal caregivers. B. e A. studiano l'evoluzione dello sviluppo del legame di attaccamento, il quale si instaura gradualmente attraverso diverse fasi denominate da vari studiosi, tra cui Schaffer. Egli distingue:

  • Fase 1. PREATTACCAMENTO (0-3 mesi)  l'infante manifesta un interesse per la voce e per il volto umani, senza però distinguere ancora una persona dall'altra. Mette in atto una serie di comportamenti di richiamo che provocano l'avvicinamento delle persone (come il pianto) e mantengono la vicinanza (come sorriso e vocalizzi)
  • Fase 2. ATTACCAMENTO IN FORMAZIONE (3-8 mesi)  il bambino continua a manifestare interesse per le persone e piacere nelle interagire con esse ma ora queste reazioni sono piu intense nei confronti della madre e di altre persone familiari, alla loro vista sorridono più spesso e più intensamente, smettono di piangere se a coccolarli è la madre piuttosto che una persona estranea, seguono con gli occhi i suoi spostamenti, si protendono verso di lei e continuano a guardarla se vengono tenuti in braccio da un'altra persona. Tuttavia, a differenza della fase successiva, quando la madre si allontana i bambini non protestano né mostrano segni di sofferenza
  • Fase 3. ATTACCAMENTO VERO E PROPRIO (8 mesi-2/3 anni)  con l'inizio della locomozione i bambini cominciano a esplorare l'ambiente e hanno dei mezzi più efficaci per mantenere la vicinanza con la madre. Quando essa è presente il bambino la usa come una base sicura per le proprie esplorazioni: muovendosi a gattoni non si allontanano mai oltre una distanza di pochi metri, controllano con lo sguardo che essa sia sempre lì, tornano accanto a lei periodicamente. Se invece la madre si allontana il bambino smette di esplorare l'ambiente o di giocare per chiamarla o partire alla sua ricerca e mostra segni di sofferenza ( ansia da separazione ). A quest'età anche la reazione verso gli estranei è diversa: al gioioso interesse dei mesi precedenti subentra una diffidenza che può rapidamente trasformarsi in un pianto a dirotto e una resistenza disperata ( angoscia o paura dell'estraneo ) se una persona sconosciuta o poco familiare si avvicina troppo o cerca di prenderli in braccio.
  • Fase 4. FORMAZIONE DI UN RAPPORTO RECIPROCO (da 3 anni in poi)  I progressi nella sfera cognitiva e linguistica consentono ai bambini di arricchire la propria rappresentazione delle figure di attaccamento con delle idee sempre più elaborate sui loro pensieri e i loro desideri.* Questi progressi offrono nuovi mezzi per mantenere la vicinanza: richieste verbali, minacce, negoziazioni, tentativi di persuasione; azioni cioè volte a influire sugli stati mentali della figura di attaccamento. Ad esempio, se la madre sta per uscire il bambino può cercare di trattenerla con suppliche, broncio, lusinghe oppure cercare di convincerla a portarlo con sé anziché aggrapparsi a lei come quando era più piccolo  *COLLEGARE TOM

seconda uscita ma al suo ritorno egli si avvicina e la saluta con dei vocalizzi oppure si lascia consolare da lei se sta piangendo. Riprende in breve tempo l'attività di gioco e la relazione con l'estraneo è percepita moderatamente stressante

  • Attaccamento insicuro evitante  Il bambino non condivide la propria attività di gioco o esplorazione con il genitore presente, egli sembra essere interamente assorbito dall'esplorazione, ignora la madre e i suoi spostamenti e al suo ritorno continua a giocare evitando di guardarla. Il bambino evita quegli stimoli, come la vista della madre, da cui non si aspetta niente di buono e non appare turbato da solo con l'estraneo
  • Attaccamento insicuro resistente o ambivalente  il bambino tende a rimanere vicino alla madre anziché giocare o esplorare, mostra timore o rabbia nei confronti dell’estraneo, quando la madre si allontana il bambino si dispera e al suo ritorno continua a piangere sconsolato oppure alterna la ricerca del contatto con comportamenti rabbiosi. Egli sembra dubitare della disponibilità della sua figura di attaccamento, nutre nei suoi confronti scarsa fiducia e ambivalenza e la sua preoccupazione si riflette in uno scarso interesse per il nuovo ambiente e poca disponibilità ad allontanarsi dalla madre per esplorarlo.
  • Attaccamento disorganizzato o disorientato  successivamente identificato da altri studiosi, Main e Solomon. Questa tipologia si riscontra in bambini sottoposti a seri abusi e maltrattamenti, il bambino adotta strategie incoerenti verso il genitore, durante la ss manifesta comportamenti contraddittori, ricerca il contatto del genitore anche mostrando evitamento verso di lui, distoglie lo sguardo mentre la madre lo prende in braccio, oppure appare disorientato, con immobilità a livello mimico e motorio, assume posture bizzarre e ha un'espressione depressa. Emerge la mancanza di una strategia di attaccamento coerente, alla base di questo pattern ci sono interazioni con il genitore che inducono paura, quando il bambino è a disagio si rivolge al genitore come fonte di consolazioni, ma esso è anche fonte di paura -> da qui la disorganizzazione delle sue strategie di attaccamento ANSIA/ANGOSCIA DA ESTRANEI  verso il terzo mese di vita il bambino accetta volentieri di essere accudito dalla madre, che lo nutre e lo protegge, dunque manifesta un atteggiamento di accettazione piacevole della stessa. Successivamente, quando inizierà il processo di discriminazione, il bambino tenderà a fare una vera e propria scissione tra quella che è la figura che si prende cura di lui e le altre persone e cercherà di manifestare una differenziazione di atteggiamenti. Questa primaria accettazione fu definita da Spitz “sorriso del terzo mese” -> il bambino accetta volentieri la presenza di colui che se ne prende cura perché interpreta la forma del viso o le forme del viso come rimandanti a colui colei con cui ha stabilito un attaccamento. All'ottavo mese invece il b. riesce a distinguere meglio all'interno di queste forme e riconosce colei/colui che si prende cura del bambino stesso rispetto agli altri e questo provoca quella che Spitz definisce “angoscia dell'ottavo mese”. La continua interazione con oggetti determinati porta alla costituzione di schemi relativi agli oggetti stessi, il bambino diventa suscettibile alla paura nel momento in cui si trova di fronte un evento diverso, nuovo e difforme rispetto a quelli che sono i suoi schemi che si è precedentemente formato. Egli è soggetto quindi a molti casi di paura ma le due categorie principali dell'ansia si sviluppano parallelamente alla crescita dell'attaccamento, ovvero ansia degli strani e ansia della separazione.

Ansia da estranei  un bambino di 8 mesi seduto sul seggiolone sta giocando, entra un estraneo e si ferma in piedi davanti a lui, egli esamina per 5-10 secondi l'estraneo e poi nella maggior parte dei casi contrae il volto e inizia a piangere. Risulta chiaro che il pianto è stato provocato dallo sconosciuto, perché se questo esce il bambino torna di nuovo contento (Spitz, angoscia dell'ottavo mese), la vicinanza a un oggetto di attaccamento inibisce la paura come se vicino alla madre il bambino si sentisse più sicuro. Ansia da separazione  è la paura di essere abbandonato, può comparire a 8 mesi, si manifesta quando la figura di riferimento più importante per lui, che di solito è la mamma, si allontana. Il bambino si sente in pericolo perché teme che la madre non faccia più ritorno, ha imparato a distinguere i volti umani ma non ha ancora piena consapevolezza delle dimensioni di spazio e tempo, quindi se la madre non è fisicamente presente per lui è come se fosse sparita per sempre. E’ più probabile che il bambino pianga quando viene lasciato in un posto che non conosce rispetto a quando viene accade in un posto a lui più familiare, oppure se è presente un’altra persona a lui familiare, la paura è più controllata e a volte neppure si verifica.