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La teoria dell'attaccamento di john bowlby sostiene che gli esseri umani hanno una tendenza innata a cercare la vicinanza e il contatto con uno o più individui, utilizzando la figura di attaccamento come base sicura per l'esplorazione. Bowlby ha evidenziato l'importanza delle cure materne nello sviluppo della personalità e ha identificato diversi pattern di attaccamento. I modelli operativi interni (moi) rappresentano le rappresentazioni mentali delle prime relazioni di attaccamento, che influenzano quelle successive e la serenità e la sicurezza di una persona.
Tipologia: Appunti
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Al centro della teoria sullo sviluppo dei legami affettivi dello psichiatra John Bowlby vi è l'idea che gli esseri umani, assieme agli altri mammiferi e a diverse specie di uccelli, hanno una tendenza innata a cercare la vicinanza e il contatto con uno o più individui. Bowlby ed Ainsworth sostengono che il bambino sia dotato di una predisposizione biologica innata a costruire legami di attaccamento e contatto fisico con i suoi caregivers, con il fine di ottenere conforto e protezione a livello fisico ed emotivo. Questa tendenza consente il raggiungimento di una certa sicurezza, utilizzando la figura di attaccamento come base sicura per l'esplorazione che costituirà la base delle competenze relazionali ed emotive che svilupperà durante il ciclo di vita. Alcuni ricercatori quali Anna Freud, Spitz, Robertson e Goldfarb hanno evidenziato gli effetti negativi della separazione precoce dalla madre e dalle sue cure sulla salute mentale del bambino -> sulla base di tali contributi Bowlby evidenzia come la carenza di cure materne possono avere conseguenze relative allo sviluppo della personalità e sull'insorgenza di gravi disturbi ed ipotizza che alla base di comportamenti delinquenziali degli adolescenti ci fossero esperienze di deprivazione affettiva nell'infanzia, con conseguente sviluppo di ritiro emotivo e anaffettività. Bowlby ha avuto una formazione di tipo psicoanalitico ma ha cominciato molto presto a sentirsi insoddisfatto di molti aspetti della psicoanalisi, egli dissentiva con la spiegazione che questa forniva sull'origine dei legami affettivi l'idea che il bisogno di vicinanza con la madre sia una conseguenza dell'essere stati nutriti da lei contrasta con il fatto che anche molti piccoli che già subito dopo la nascita sono in grado di nutrirsi da sé (es. anatroccoli Lorenz ) seguono le loro madri. Gli studi sulle scimmiette diretti da Harlow (vedi esperimento) hanno messo in evidenza in questi animali (piuttosto vicini a noi nella scala zoologica) una tendenza a cercare il contatto con un oggetto morbido piuttosto che con quello che fornisce il cibo; Bowlby ha perciò cercato di riformulare la tesi psicanalitica richiamandosi in particolar modo all’etologia. Bowlby ha proposto una differente chiave di lettura della natura umana la teoria dell’attaccamento considera la propensione a stringere le relazioni emotive intime con particolari individui come una componente di base della natura umana, già presente in forma germinale nel neonato. La relazione esiste di per sé e svolge una funzione chiave per la sopravvivenza, cioè una funzione di protezione. All'inizio gli unici mezzi di comunicazione tra il neonato e la madre sono l'espressione emotiva e il comportamento che l'accompagna. Sebbene sia poi più tardi sostenuta dal linguaggio, la comunicazione trasmessa tramite le emozioni rimane la caratteristica principale delle relazioni intime per tutto il corso della vita. Nella teoria dell'attaccamento perciò i legami emotivi intimi non vengono considerati né subordinati né derivati dal cibo e dal sesso, nè si ritiene che sia infantile desiderare conforto e sostegno nelle avversità. Invece, la capacità di stringere legami emotivi con le altre persone è considerata una delle caratteristiche principali di un funzionamento efficace della personalità e della salute mentale. B. ipotizza che il bambino sia in grado di creare legame di attaccamento essendo dotato sin dai primi mesi di vita di modalità di comunicazione quali pianto, sorriso e vocalizzazioni che attivano l'intervento dei caregivers, ottenendo la loro protezione. Queste modalità nei mesi successivi, con
lo sviluppo delle capacità locomotorie, si potenzieranno in comportamenti quali l'andare incontro, il seguire, l’aggrapparsi per ottenere la prossimità con i caregivers. Questi comportamenti sono volti a conseguire protezione in condizioni di stress ma anche a far sì che il bambino sviluppi un approccio esplorativo verso l'ambiente che lo circonda, reso possibile dal fatto che il bimbo sa di disporre di una figura da usare come base sicura per l'esplorazione in situazioni di tranquillità. Si sviluppa dunque un sistema di attaccamento che si costituisce come un equilibrio tra protezione ed esplorazione, il bambino infatti in situazioni di stress o pericolo ricerca e riceve protezione mentre in assenza di stress è spinto all'esplorazione anche a distanza dal caregivers. B. e A. studiano l'evoluzione dello sviluppo del legame di attaccamento, il quale si instaura gradualmente attraverso diverse fasi denominate da vari studiosi, tra cui Schaffer. Egli distingue:
seconda uscita ma al suo ritorno egli si avvicina e la saluta con dei vocalizzi oppure si lascia consolare da lei se sta piangendo. Riprende in breve tempo l'attività di gioco e la relazione con l'estraneo è percepita moderatamente stressante
Ansia da estranei un bambino di 8 mesi seduto sul seggiolone sta giocando, entra un estraneo e si ferma in piedi davanti a lui, egli esamina per 5-10 secondi l'estraneo e poi nella maggior parte dei casi contrae il volto e inizia a piangere. Risulta chiaro che il pianto è stato provocato dallo sconosciuto, perché se questo esce il bambino torna di nuovo contento (Spitz, angoscia dell'ottavo mese), la vicinanza a un oggetto di attaccamento inibisce la paura come se vicino alla madre il bambino si sentisse più sicuro. Ansia da separazione è la paura di essere abbandonato, può comparire a 8 mesi, si manifesta quando la figura di riferimento più importante per lui, che di solito è la mamma, si allontana. Il bambino si sente in pericolo perché teme che la madre non faccia più ritorno, ha imparato a distinguere i volti umani ma non ha ancora piena consapevolezza delle dimensioni di spazio e tempo, quindi se la madre non è fisicamente presente per lui è come se fosse sparita per sempre. E’ più probabile che il bambino pianga quando viene lasciato in un posto che non conosce rispetto a quando viene accade in un posto a lui più familiare, oppure se è presente un’altra persona a lui familiare, la paura è più controllata e a volte neppure si verifica.