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Teoria e metodi della programmazione scolastica, Appunti di Psicologia Cognitiva

Teoria e metodi della programmazione scolastica

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 30/08/2022

marta-montoni
marta-montoni 🇮🇹

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14 documenti

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Approfondimenti Mod. I:
definizione degli obiettivi attività didattiche valutazione/verifica, organizzazione dei percorsi di
apprendimento in base a gli scopi da raggiungere, i mezzi per raggiungerli e la verifica del loro
raggiungimento.
a)La definizione degli obiettivi didattici all’interno dell’organizzazione scolastica
1)definire gli obiettivi (saper distinguere gli obiettivi didattici dalle finalità educative)
-finalità educative/obiettivi educativi
-obiettivi didattici
2)Teorie curriculari nella pratica didattica:
teorie del curriculo (curriculum, currere: procedere in un cammino) negli Stati Uniti:
precursori nella prima parte del XX secolo
-Dewey
-Bobbit
-Caswell
Contesto di riferimento: Pubblicazione di riferimento: R. Tyler, Basic principles of Curriculum and
Instruction, 1949, test fondamentale per la teorizzazione del curriculum e per le pratiche dei docenti nelle
scuole pubbliche americane. Nel libro individua quattro principi fondamentali per sviluppare qualsiasi
curriculo o piano educativo:
a)quali finalità educative la scuola deve mirare a raggiungere?
b)quali sono le esperienze di apprendimento utili a raggiungere questi obiettivi?
c)come organizzare le esperienze di apprendimento per un’istruzione efficace?
d)come si valuta l’efficacia dell’esperienza di apprendimento?
L’approccio anglosassone è molto più pragmatico, differente dall’approccio speculativo europeo incentrato
sul concetto di didattica. Tyler propone infatti dei suggerimenti operativi per formalizzare gli obiettivi in
modo da facilitare una selezione efficace delle esperienze di apprendimento.
3)Obiettivi didattici e verifica (impostazione della didattica per obiettivi e approccio alla loro verifica)
L’uso degli obiettivi didattici è legato alle teorie del curriculo, determinano e regolano
l’organizzazione didattica, si distinguono dalle finalità educative perché sono le conoscenze, le abilità,
le forme di comportamento da far raggiungere agli allievi al termine del segmento di istruzione.
-distinzione dagli obiettivi educativi o finalità educative: “riguardano la crescita dello studente come
persona” (Benvenuto, 2003); “indicano le forme di sviluppo della personalità degli allievi che la scuola è
chiamata a favorire” (Semeraro,2009)
-obiettivi didattici: sono riferibili all’organizzazione dell’insegnamento in sequenze didattiche
(programmazione didattica);
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Approfondimenti Mod. I: definizione degli obiettiviattività didattichevalutazione/verifica, organizzazione dei percorsi di apprendimento in base a gli scopi da raggiungere, i mezzi per raggiungerli e la verifica del loro raggiungimento. a)La definizione degli obiettivi didattici all’interno dell’organizzazione scolastica 1)definire gli obiettivi (saper distinguere gli obiettivi didattici dalle finalità educative) -finalità educative/obiettivi educativi -obiettivi didattici 2)Teorie curriculari nella pratica didattica :  teorie del curriculo (curriculum, currere: procedere in un cammino) negli Stati Uniti: precursori nella prima parte del XX secolo -Dewey -Bobbit -Caswell Contesto di riferimento: Pubblicazione di riferimento: R. Tyler, Basic principles of Curriculum and Instruction, 1949 , test fondamentale per la teorizzazione del curriculum e per le pratiche dei docenti nelle scuole pubbliche americane. Nel libro individua quattro principi fondamentali per sviluppare qualsiasi curriculo o piano educativo: a)quali finalità educative la scuola deve mirare a raggiungere? b)quali sono le esperienze di apprendimento utili a raggiungere questi obiettivi? c)come organizzare le esperienze di apprendimento per un’istruzione efficace? d)come si valuta l’efficacia dell’esperienza di apprendimento? L’approccio anglosassone è molto più pragmatico, differente dall’approccio speculativo europeo incentrato sul concetto di didattica. Tyler propone infatti dei suggerimenti operativi per formalizzare gli obiettivi in modo da facilitare una selezione efficace delle esperienze di apprendimento. 3)Obiettivi didattici e verifica (impostazione della didattica per obiettivi e approccio alla loro verifica) L’uso degli obiettivi didattici è legato alle teorie del curriculo, determinano e regolano l’organizzazione didattica, si distinguono dalle finalità educative perché sono le conoscenze, le abilità, le forme di comportamento da far raggiungere agli allievi al termine del segmento di istruzione. -distinzione dagli obiettivi educativi o finalità educative: “riguardano la crescita dello studente come persona” (Benvenuto, 2003); “indicano le forme di sviluppo della personalità degli allievi che la scuola è chiamata a favorire” (Semeraro,2009) -obiettivi didattici: sono riferibili all’organizzazione dell’insegnamento in sequenze didattiche (programmazione didattica);

-fanno riferimento all’ambito disciplinare: corrispondo alle abilità, alle forme di costruzione della conoscenza e alle tipologie di comportamento che si intende far raggiungere agli allievi tramite la proposta di discipline di studio, di metodologie di lavoro, di esperienze relazionali (Semeraro)  più che mete a cui tendere sono i comportamenti attesi al termine di un periodo istituzionale, non il metodo didattico ma il risultato che l’istruzione di prefigge. All’interno della ricerca psicologico-didattica il termine obiettivo non è sinonimo di scopo ma indica ciò che si osserva dell’apprendimento , il risultato della mediazione che l’allevio compie per manifestare all’esterno le abilità e le conoscenze che ha acquisito (Vertecchi, 2003), la prestazione fornita dall’allievo per manifestare all’esterno ciò che ha acquisito , informazione di ritorno sull’apprendimento sia al termine di procedure didattiche sia in fasi intermedie. Esempio (forse) Mastery learning: metodica didattica che valorizza la componente motivazionale dell’appredimento, apprendimento per padronanza teorizzato dallo psicologo dell’educazione Benjamin Bloom. Egli parte dal presupposto che tutti gli studenti possono imparare una materia se l’insegnate fornisce loro: -tempo necessario -adeguata motivazione -valorizzazione del vissuto di ciascun individuo -attenzione alla dimensione affettiva ed emozionale pari a quella cognitiva -stimolare la curiosità l’obiettivo didattico orienta l’attività didattica e indirizza le modalità di verifica del suo raggiungimento ed eventuali azioni di recupero: disporre di una tavola di obiettivi ben organizzata rende sistematica la valutazione e non trascura aspetti importanti dell’apprendimento Approfondimento II: definizione obiettivi didattici (parte seconda) a)la definizione degli obiettivi didattici è importante nella comprensione delle tematiche docimologiche : -guidano l’organizzazione dei processi educativi includendo la valutazione formativa -se ben formulati contengono indicazioni sulle modalità di una loro verifica b)modello di Tyler nell’ambito delle teorie del curriculo : nel 1949 T. fornisce il primo modello per la determinazione degli obiettivi didattici, la loro formulazione deve essere utile a selezionare le esperienze di apprendimento e guidare l’insegnamento; definire gli obiettivi con chiarezza significa illustrare il genere di comportamento che lo studente deve acquisire. Il modello di T. ha due dimensioni (tabella a doppia entrata): 1)genere di comportamento o capacità che lo studente deve acquisire 2)l’area di contenuto nel quale essere deve essere esplicato c)tassonomia di Bloom degli obiettivi didattici : come classificare gli obiettivi? Nasce dall’analisi di pratiche educative e non da riflessioni teoriche

-derivazione di un insieme di rilevazioni astratte f)valutazione: capacità di esprimere giudizi qualitativi e quantitativi -giudizi in termini di evidenza interna (criteri interni: coerenza logica) -giudizi in termini di evidenza esterna (criteri esterni: rispondenza a un modello) c.1)ruolo delle tassonomie nell’organizzazione del processo educativo e nella predisposizione delle prove di verifica d)modello semplificato  proposto da G. Domenici nel 2003 facilita le prove di classe. Individua cinque livelli: -conoscenza dei termini -conoscenza dei fatti -conoscenza delle regole e principi -capacità di effettuare trasformazioni e adattamenti (capacità di estendere la validità di leggi generali a casi particolari e viceversa) -capacità di compiere applicazioni in contesti nuovi (simulati o reali) Approfondimento III) Dalle definizione degli obiettivi alla predisposizione degli strumenti di rilevazione (prove) (prima parte) a)cosa, quando e come valutare? quando: -valutazione diagnostica o di ingresso (analisi dei prerequisiti); valutazione intermedia o in itinere (formativa); valutazione finale o sommativa (certificativa o prognostica) -valutazione continua vs valutazione discreta cosa: -profitto scolastico: progresso studente rispetto al punto di partenza e rispetto al raggiungimento di obiettivi -valutazione di padronanza e competenza rispetto ai contenuti disciplinari -i risultati delle prove devono poter essere comparati -valutazione incentrata sul raggiungimento di un livello di soglia di accettabilità (standard), attraverso prove graduate, sul misurare il grado di raggiungimento (progresso) come: -valutazione oggettiva -valutazine indiretta: quando ha bisogno di stimolare prestazioni volte a manifestare il raggiungimento degli obiettivi

b)validità e attendibilità di una prova : ad ogni funzione/obiettivo corrisponde adeguato strumento di valutazione (regola aurea della docimologia). Cosa occorre fare? -definizione degli obiettivi: stabilire con esattezza cosa sottoporre a verifica

  • validità di una prova: apprendimentomediazione dell’allievo (cosa deve fare l’allievo, come deve tradurre verso l’esterno il suo apprendimento)prestazione è la capacità di uno strumento di misurazione di misurare ciò che si propone di misurare, è una proprietà che deve avere ogni strumento di misurazione; in docimologia la validità è legata alla capacità di uno stimolo (tipicamente una domanda) di favorire la manifestazione della performance più opportuna per consentire al valutatore di apprezzare il grado di grado di raggiungimento degli obiettivi prova di valutazione: situazione artificiale nella quale l’abilità degli allievi si manifesta e può venire osservata, scopo della prova è provocare negli allievi questa rilevazione delle proprie abilità. Lo stimolo deve essere adeguato (la domanda deve essere facilmente decodificabile), la mediazione che si richiede all’allievo per manifestare ciò che sa deve essere il meno elaborata possibile  la qualità di una prova dipende dal modo in cui viene colmato lo spazio che intercorre tra l’apprendimento e la sua manifestazione esterna
  • attendibilità di una prova: prestazionemediazione dell’insegnate (come rileva l’insegnate quanto emerge dalla prestazione dell’allievo? Dispone di un criterio predefinito? È in grado di effetturare misurazioni?)valutazione ottenere informazioni il più possibile non ambigue, indipendenti dalla soggettività del correttore e con criteri stabiliti nel tempo; in docimologia è la capacità dell’insegnate di attribuire un punteggio alla prova in maniera costante e fedele; attendibilità: predisposizione dei criteri che consentono alla mediazione dell’insegnante di rilevare quanto emerge dalla prestazione dell’allievo apprendimento – mediazione dell’allievo – prestazione – mediazione dell’insegnate – valutazione -rilevazione in chiave valutativa c)limiti (nella validità e nell’attendibilità della rilevazione) nelle prove tradizionali prove verbali orali e prove scritte tradizionali: caratterizzate da una risposta aperta -problemi di validità: non tutte le conoscenze e le abilità considerate negli obiettivi di apprendimento vengono prese in considerazione -problemi di affidabilità: è difficile predeterminare il grado di accettabilità delle risposte aperte Approfondimento IV) Dalle definizione degli obiettivi alla predisposizione degli strumenti di rilevazione (prove) (seconda parte): -per ogni funzione/obiettivo specifico della valutazione va impiegato uno strumento di verifica omologo o congruente con quella funzione o quell’obiettivo (regola della docimologia di Domenici)