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teorie antropologiche, Appunti di Antropologia

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Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 06/06/2023

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TEORIE ANTROPOLOGICHE
I precedenti – per comprendere le teorie moderne è importante conoscere i predecessori
Le Storie di Erodoto l’etnografo anteliteram sono spesso definite come uno dei primi segni della curiosità
intellettuale riguardo la riflessione sull’uomo e la sua condizione in mezzo agli altri uomini. Era un greco che, fino a 250
anni fa, se ne anzava in giro fino ai confini del mondo allora noto per conoscere i modi di vita delle popolazioni lontane
e poi, tornato a casa, raccontava ciò che aveva visto e udito.
È a partire dal XVIII secolo in Europa – illuminismo che i modi di via degli uomini diventano oggetto di studio via via
più attento e sistematico. Uno dei predecessori fu Rousseau, che influenzato dai resoconti in terre lontane, propose
l’immagine del nobile selvaggio, incontaminato dalla civiltà. Nella sua critica alla società del tempo però, il selvaggio
era soltanto una figura mitizzata, espressione di qualcosa di perduto e non riconquistabile da chi viveva nell’Europa di
allora.
Anche Voltaire contrapponeva al concetto di natura un concetto di cultura inteso come tutto ciò che all’uomo da fatto
di vivere in società. Nella prospettiva illuminista, al selvaggio, nobile o schiavo che fosse nella sua naturalità, si
contrapponeva il nascente uomo moderno che godeva dei frutti che la ragione gli elargiva nella civiltà.
Il confronto con il diverso è uno dei più vivi stimoli della curiosità intellettuale illuminista. Un brillante spunto letterario
– in lettres persanes consentì a Montesquieu di rovesciare la prospettiva eurocentrica e di vedere noi con gli occhi
dell’altro.
I resoconti dei lunghi viaggi per mare, come quello dell’inglese James Cook nei mari del sud e del tedesco von
Humboldt in America portavano alla conoscenza degli europei altri mondi e altri modi di vivere che fecero sorgere
nuovi interrogativi e curiosità.
Evoluzionismo
L’orientamento evoluzionistainterpretazione antropologica dell’evoluzionismo naturale di Darwin – postula l’unità
psichica del genere umano – non vi è più quindi una distinzione tra stato di natura e stato civile, bensì, ora si ritiene
che vi siano diverse fasi di sviluppo progressivo, di progresso, comuni a tutta l’umanità, dando per scontato che ogni
popolo avesse stimoli simili a quelli che ebbero gli europei e che, di conseguenza, avrebbero dato risposte simili quindi
erano certi che, mentre gli europei avrebbero raggiunti gli stadi più elevati, altri popoli sarebbero fermi agli stadi
precedenti per ragioni ambientali o storiche. Gli evoluzionisti erano convinti che ci fosse una linea unica e ascendente
verso il progresso 🡪 evoluzionismo unilaterale. Quelli che un tempo erano chiamati selvaggi (uomini della selva
vicini alla natura), ora diventano i primitivi, ossia appartengono ad uno stato che viene “prima” di quello attuale.
Questa visione evoluzionista è molto etnocentrica, poiché ha una prospettiva in cui il mondo occidentale viene preso
come evoluzione massima della cultura, e quindi come singola cultura.
Punti di forza
Stimolò l’interesse per quei popoli.
Stimolò una crescita di interesse per le origini dell’uomo.
Aver riunito tutti i popoli sotto un comune processo progressivo ed aver ritenuto che l’evoluzione fosse
dovuta a uno sviluppo interno di ognuno di essi, esprime fiducia nella capacità di tutti gli uomini di
progredire.
Punti di debolezza
La concezione di una società occidentale quella vissuta dagli studiosi come in cima alla scala del
progresso, pone la stessa in una posizione definitiva di superiorità, la pone al di sopra delle altre. Questo
aspetto è la reinterpretazione etica, dal punto di vista dell’occidentale, del colonialismo. Il colonialismo viene
in questo modo giustificato, pur non essendo, questo, l’obiettivo degli evoluzionisti.
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TEORIE ANTROPOLOGICHE

I precedenti – per comprendere le teorie moderne è importante conoscere i predecessori Le Storie di Erodoto – l’etnografo anteliteram – sono spesso definite come uno dei primi segni della curiosità intellettuale riguardo la riflessione sull’uomo e la sua condizione in mezzo agli altri uomini. Era un greco che, fino a 250 anni fa, se ne anzava in giro fino ai confini del mondo allora noto per conoscere i modi di vita delle popolazioni lontane e poi, tornato a casa, raccontava ciò che aveva visto e udito. È a partire dal XVIII secolo in Europa – illuminismo – che i modi di via degli uomini diventano oggetto di studio via via più attento e sistematico. Uno dei predecessori fu Rousseau , che influenzato dai resoconti in terre lontane, propose l’immagine del nobile selvaggio , incontaminato dalla civiltà. Nella sua critica alla società del tempo però, il selvaggio era soltanto una figura mitizzata, espressione di qualcosa di perduto e non riconquistabile da chi viveva nell’Europa di allora. Anche Voltaire contrapponeva al concetto di natura un concetto di cultura inteso come tutto ciò che all’uomo da fatto di vivere in società. Nella prospettiva illuminista, al selvaggio, nobile o schiavo che fosse nella sua naturalità, si contrapponeva il nascente uomo moderno che godeva dei frutti che la ragione gli elargiva nella civiltà. Il confronto con il diverso è uno dei più vivi stimoli della curiosità intellettuale illuminista. Un brillante spunto letterario

  • in lettres persanes – consentì a Montesquieu di rovesciare la prospettiva eurocentrica e di vedere noi con gli occhi dell’altro. I resoconti dei lunghi viaggi per mare, come quello dell’inglese James Cook nei mari del sud e del tedesco von Humboldt in America portavano alla conoscenza degli europei altri mondi e altri modi di vivere che fecero sorgere nuovi interrogativi e curiosità. Evoluzionismo L’orientamento evoluzionista – interpretazione antropologica dell’evoluzionismo naturale di Darwin – postula l’unità psichica del genere umano – non vi è più quindi una distinzione tra stato di natura e stato civile, bensì, ora si ritiene che vi siano diverse fasi di sviluppo progressivo, di progresso, comuni a tutta l’umanità, dando per scontato che ogni popolo avesse stimoli simili a quelli che ebbero gli europei e che, di conseguenza, avrebbero dato risposte simili quindi erano certi che, mentre gli europei avrebbero raggiunti gli stadi più elevati, altri popoli sarebbero fermi agli stadi precedenti per ragioni ambientali o storiche. Gli evoluzionisti erano convinti che ci fosse una linea unica e ascendente verso il progresso 🡪 evoluzionismo unilaterale. Quelli che un tempo erano chiamati selvaggi (uomini della selva – vicini alla natura), ora diventano i primitivi , ossia appartengono ad uno stato che viene “prima” di quello attuale. Questa visione evoluzionista è molto etnocentrica , poiché ha una prospettiva in cui il mondo occidentale viene preso come evoluzione massima della cultura, e quindi come singola cultura. Punti di forza ● Stimolò l’interesse per quei popoli. ● Stimolò una crescita di interesse per le origini dell’uomo. ● Aver riunito tutti i popoli sotto un comune processo progressivo ed aver ritenuto che l’evoluzione fosse dovuta a uno sviluppo interno di ognuno di essi, esprime fiducia nella capacità di tutti gli uomini di progredire. Punti di debolezza ● La concezione di una società occidentale – quella vissuta dagli studiosi – come in cima alla scala del progresso, pone la stessa in una posizione definitiva di superiorità, la pone al di sopra delle altre. Questo aspetto è la reinterpretazione etica, dal punto di vista dell’occidentale, del colonialismo. Il colonialismo viene in questo modo giustificato, pur non essendo, questo, l’obiettivo degli evoluzionisti.

● Cosa posizionare prima e cosa posizionare dopo nella scala del progresso era un’operazione arbitraria fondata sui giudizi di questo o quello studioso. ● Nulla legittimava ritenere i primitivi come simili ai nostri progenitori. I primitivi potevano apparire tali solo dal punto di vista degli occidentali. Studiosi

● Spencer 🡪 con la pubblicazione dei First Principles dell’evoluzionismo sociologico, è il primo ad applicare la

teoria dell’evoluzionismo naturale darwiniana alla società.

● Tylor 🡪 dà una precisa definizione di cultura: “la cultura è un insieme complesso di conoscenze, credenze,

arte, morale, diritto, costume e qualsiasi altra capacità acquisita dall’uomo in quanto membro di una società”. Non definisce quindi l’uomo utilizzando il concetto di razza, bensì, lo studia con la consapevolezza che sia influenzato dalla sua esistenza in uno spazio e in un tempo ben precisi. In Primitive Culture , Tylor affrontò il problema della religione colta nelle sue diverse fasi di comprensione e manifestazione esteriore per rispondere alle esigenze di comprendere le diverse forme di vita e di pensiero come espressione comune delle capacità umane: dapprima la postula come percezione di un’indistinta percezione di uuna presenza spirituale, poi via via con un’individuazione sempre più precisa fino al monoteismo.

● Morgan 🡪 in La Società Antica , afferma che l’umanità attraversa tre epoche principali, tre tassonomie

culturali : lo stato selvaggio, la barbarie e la civiltà – queste tre epoche vengono a loro volta suddivise da Morgan in tre stadi, quello inferiore, quello medio e quello superiore. A queste epoche corrisponderebbero i diversi stadi di sviluppo della famiglia e dell’economia, ma anche della tecnologia. o Famiglia ▪ Stadio inferiore: promiscuità sessuale ▪ Stadio intermedio: matrimonio di gruppo – poligamia ▪ Stadio superiore: monogamia o Economia ▪ Stadio inferiore: caccia ▪ Stadio intermedio: raccolta e agricoltura ▪ Stadio superiore: industria Diffusionismo I diffusionisti superano il limite evoluzionista di concepire unilinearmente il progresso, ritenendo che lo sviluppo delle culture avvenga parallelamente in aree distinte. Le somiglianze tra le culture derivano dai contatti tra queste, dalla diffusione di un artefatto culturale da una cultura generatrice alle altre. QUINDI: le “civiltà primitive” non sono indicative di come eravamo un tempo - l’evoluzione delle culture è plurilaterale e avviene in zone geografiche diverse. Punti di forza

“Quanto e come la psiche di un individuo determina il suo comportamento nella comunità?” Uno dei maggiori sostenitori del relativismo culturale fu Hersekovitzl , che propose una distinzione tra valori assoluti, che non subirebbero variazioni e non differirebbero da una cultura all’altra e valori universali, che sono derogabili alle varie forme culturali in cui si configurano. È opportuno distinguere nel relativismo tra aspetti morali e aspetti di metodo legati alla ricerca. Il relativismo morale afferma la pari dignità di ogni cultura, in una posizione di apertura verso l’altro. Ogni cultura va interpretata nei termini che le sono propri, adottando il sistema dei valori che le appartiene, quindi può essere compresa solo se osservata dall’interno. I critici accusano il relativismo morale di portare al nihilismo e alla negazione di qualsiasi valore universale. Secondo l’osservatore esterno i tratti culturali che non sono compatibili con i suoi sono “ingiusti” poiché non compresi, ma sarebbe scorretto e non morale servirsi dei propri parametri di giudizio per valutare modi di comportamento e di pensiero altrui. Esempio: Boas studia il Pothlach , un rituale di ostentazione dei Kuakiutl , nativi americani della costa nord-ovest del pacifico. Durante l’anno i componenti della comunità accumulano una serie di beni che durante il rituale vengono ostentati: si mostra chi ha accumulato di più e chi ha accumulato di meno. La particolarità di questo rituale sta nel fatto che tutti i beni in eccesso venivano bruciati, gli individui che possedevano dei beni “in più” degli altri bruciavano i beni in eccesso per mantenere quello che Boas definisce equilibrio del sistema , tipico dei sistemi naturali. Questo rituale si basa sul mito fondativo della cultura, che aveva come concezione il fatto che quella civiltà fosse parte integrante della natura, era infatti un sistema naturale che manteneva un equilibrio nei possedimenti degli individui, rendendoli tutti uguali. La fonte dei dati di Boas era il racconto delle persone interne alla cultura, in virtù del mantenimento della fedeltà etnografica alla narrazione. Nella società moderna occidentale, il rito del pothlac non è compreso, non è capito poiché il mito fondativo è differente: il mito fondativo della società moderna occidentale ha alla base il fatto che l’uomo sia superiore alla natura

  • per questo, l’uomo occidentale da continuità al suo sistema attraverso l’aumento della produzione e un continuo accumulo di beni da parte dei pochi, a discapito del molti. Funzionalismo La teoria funzionalista mira alla spiegazione dei fatti antropologici per mezzo della loro funzione (cioè della parte che svolgono nel sistema). La “funzione” è il contributo che un’attività parziale dà all’attività sociale di cui fa parte. Ogni elemento del comportamento sociale viene esaminato all’interno del sistema sociale, e di esso si osserva la posizione che ricopre e il ruolo che ha rispetto a tutti gli altri elementi. Da questa relazione è possibile, intuibile soltanto attraverso l’ osservazione partecipante , è possibile capire la trama di relazioni e il posto occupato da ogni singolo fatto sociale all’interno di essa – dall’osservazione di queste interazioni si arriva all’analisi delle singole parti e dell’intero sistema. L’osservazione partecipante è possibile solo nascondendo l’antropologo, che non inquina la naturalezza della cultura in analisi. Punti di forza ● Avviene l’osservazione sul campo. ● Vengono analizzati gli elementi nel loro insieme. Punti di debolezza ● È impossibile nascondere l’antropologo quindi vi sarà sempre un’influenza da parte sua.

Studiosi

● Radcliffe-Brown 🡪 considera la cultura un astrattismo ed è per questo che non si riferisce mai ad essa, bensì

parla di società, un’organizzazione tangibile. Considerava le società dinamiche e invitava a studiare le funzioni dei vari aspetti sociali in relazione alla società come parte di un processo.

● Malinowski 🡪 introduce un nuovo metodo di ricerca – per Malinowski la ricerca va svolta sul campo;

attraverso l’osservazione partecipante e il nascondimento dell’antropologo. Dai suoi diari postumi si notarono una serie di punti deboli e incongruenze in questo metodo di ricerca; in particolare, le critiche all’osservazione partecipante di Malinowski si basano sul fatto che lui stesso non fosse mai veramente diventato parte della cultura che studiava: partecipare significa “prendere parte”, non mimetizzarsi. Esempio: In particolare, studiò il kula , un rituale che consiste nello scambio di collane e di braccialetti fra diverse isole, constatando che esse non facevano parte di uno scambio di tipo economico (come il pensiero occidentale potrebbe far pensare), ma di un tipo di scambio atto a rinsaldare e a mantenere i legami di alleanza e le relazioni fra le diverse popolazioni delle isole. Elabora la teoria dei bisogni , secondo cui vi sarebbero due tipi di bisogni

o Bisogni primari 🡪 è necessario soddisfarli in tutte le società e le modalità di risoluzione sono

risposte culturali, quindi diverse da società a società.

o Bisogni derivati 🡪 sono dettati dal vivere in società, necessitano di essere soddisfatti attraverso

risposte culturali. Strutturalismo Dall’analisi dei fatti sociali e delle varie espressioni culturali, Levi-Strauss cerca di risalire ai principi ordinatori del pensiero dell’uomo – i mitemi , che si organizzerebbero intorno ad alcune regole fondamentali. Egli osserva l’opposizione tra la dimensione della natura e quella della cultura: le regole della natura non sono modificabili dell’uomo, restano identiche a sé stesse, mentre, le regole culturali sono create dall’uomo, espressione delle sue scelte che prescindono dalle regole della natura e sono diverse dalla cultura a cultura. Dietro questa diversità culturale, vi sarebbe un processo mentale comune, che agisce negli uomini a livello inconscio, che diventa visibile nella struttura e ha alla base il principio dell’opposizione tra natura e cultura. Alla struttura sociale, definita come un sistema simbolico di relazioni costanti tra i fatti, corrisponderebbe una struttura di pensiero che attribuisce una struttura e un ordine a quei fatti. La logica alla base di questo ragionamento è fondata sul principio di opposizione : distinguendo tra due o più elementi si verrebbe ad attribuire un senso a ognuna delle parti e ad assegnare ad esse un posto nelle forme di pensiero e nella struttura sociale – la distinzione metterebbe quindi in moto quell’attività di scambio tra le parti che Levi-Strauss individua come il motore primo della cultura e dell’organizzazione sociale. I sistemi di parentela è il primo dei temi trattati da Levi-Strauss in chiave strutturalista. Qui l’opposizione prenderebbe l’avvio da una regola universale: in tutte le società è vietato l’incesto. Il rispetto di questo divieto obbligherebbe i membri di un gruppo a cercare fuori dalla famiglia il proprio partner. Su questa regola si basa l’esogamia prescrittiva e il tabu dell’incesto , tabu in quanto regola prescrittiva e non interpretazione dell’incesto. I sistemi di parentela risultano essere sistemi di comunicazione e scambio fra gruppi che rafforzano le società e le aiuta a non estinguersi Ciò metterebbe in moto una serie di scambi, regolate da norme sociali diverse da gruppo a gruppo. Sarebbero proprio gli scambi ad assicurare la vita delle società: scambi di persone, realizzati secondo le regole matrimoniali; scambi di cose, regolati dalle leggi economiche e del mercato; scambi di conoscenze, per mezzo del linguaggio. Senza queste comunicazioni, le società sarebbero destinate ad estinguersi. Punti deboli

dell’antropologo una qualche importanza nei confronti di quella realtà locale e inoltre nei confronti della vita sociale come tale. Occorre, secondo Geetz, osservare le dimensioni simboliche dell’azione sociale, immergersi in mezzo ad esse non al fine di rispondere alle nostre domande più profonde, ma di mettere a disposizione risposte che altri hanno dato e includere così nell’archivio consultabile di ciò che l’uomo ha detto. Tre sono le caratteristiche della descrizione etnografica: ● È interpretativa ● Quello che interpreta è il flusso del discorso sociale ● L’interpretazione ad essa inerente consiste nel tentativo di preservare il detto di questo discorso dalle possibilità che esso svanisca e di fissarlo in termini che ne consentono la lettura Le interpretazioni riportate negli scritti antropologici sono quindi fittizie, nel senso che sono qualcosa di fabbricato, di modellato; non sono false o irreali, ma modellate: sono il prodotto del tentativo di comprendere una realtà complessa e di rappresentarla, da parte dell’antropologo, senza ridurla all’interno di schemi o modelli. Non si ritiene più, quindi, come era il dogma dell’antropologia positivista, che compito del ricercatore sia quello di descrivere ciò che osserva fornendo un quadro di quella cultura. Un attacco radicale a questo processo di reificazione si è avuto introducendo il concetto di invenzione della cultura. La cultura, intesa in questo senso, è un processo simbolico creativo a livello locale e compito dell’antropologo è di reinventarla per comunicarla all’esterno, in una sorta di metamorfosi. I filosofi che gettano le basi per l’antropologia interpretativa sono questi:

● Heidegger 🡪 mette l’ ermeneutica al centro dell’esistenza – all’ermeneutica corrisponde il concetto di

conoscere la realtà solo ed esclusivamente attraverso la propria interpretazione di essa. Per Heidegger non c’è quindi obiettività: questa è un’enorme novità per la scienza perché si esclude l’empirismo da essa.

● Gadamer 🡪 apporta l’ermeneutica alla ricerca. Per Gadamer ogni verità è interpretazione: la verità è tale solo

nella misura in cui si è consapevoli del fatto che sia interpretazione – la verità esiste di per sé, ma il modo in cui la conosciamo dipende dalla nostra interpretazione. C’è quindi una realtà indipendente da noi e ciò che conosciamo della realtà è la nostra interpretazione della realtà esistente.