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Teorie complottiste e la teoria del complotto, Guide, Progetti e Ricerche di Storia Culturale dell'Europa

Tutto quello che sai sulle teorie complottiste

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2017/2018

Caricato il 11/07/2018

Clairec93
Clairec93 🇮🇹

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Tutto quello che sai è vero Il libro "La teoria del complotto" smonta la fondamenta delle teorie complottistiche
Scritto da Stefano Magni
Tempi duri per chi ha una visione limpida del mondo, vuole spiegazioni semplici e crede in
quello che vede. Le teorie del complotto stanno occupando i media e il dibattito pubblico. Prima
con l'uscita nelle sale de Il codice Da Vinci e poi con il rilancio delle tesi complottiste sull'11
settembre, si diffonde ancora la convinzione che «tutto quello che sappiamo è falso» e che
«qualcuno vuole che noi non sappiamo». Una piccola risposta proviene dal saggio La teoria del
complotto del giovanissimo Guido Brescia (classe 1983) pubblicato da una casa editrice liberale
altrettanto giovane, Comitati per le Libertà ([email protected]), emanazione editoriale
dell'omonimo movimento culturale.
La teoria del complotto non è uno strumento pratico per confutare, con le controprove, le teorie
alternative dell'11 settembre o la storia altrettanto alternativa della Chiesa, bensì uno strumento
filosofico per smontare il metodo usato dai complottisti di ogni epoca per formulare le loro
teorie. Come sostiene Zefiro Ciuffoletti (autore di La retorica del complotto, citato ampiamente
in questo piccolo saggio), diventa difficile attaccare una teoria cospiratoria portando
contro-prove o dimostrando l'assenza di prove sufficienti, perché anche queste ragionevoli
mosse verrebbero interpretate come parte del complotto. «Per poter confutare le teorie
cospiratorie, bisogna quindi uscire dal loro meccanismo logico». Il saggio di Brescia si divide in
tre capitoli: un'introduzione filosofica e due capitoli storici. L'introduzione mostra come il miglior
antidoto al complottismo sia l'individualismo metodologico elaborato dagli economisti austriaci
Menger, Mises e Hayek e dal filosofo della scienza Karl Popper. L'individualismo metodologico
mina alle fondamenta tutte le teorie del complotto, per due motivi: gli uomini sono dotati di
conoscenza limitata e fallibile e azioni intenzionali conducono molto spesso a effetti non
intenzionali. Grandi istituzioni dell'umanità, come il mercato, la moneta, il linguaggio, sono sorte
spontaneamente, non sono il frutto di un piano o di un complotto. Non è umanamente pensabile
che esista una cospirazione condotta da uomini talmente eccezionali da manipolare le
conoscenze e la percezione di tutti gli altri.
Gli esempi storici riportati nel saggio e tratti da alcuni casi classici della storia (il complotto
contro Giulio Cesare e la Congiura dei Pazzi) dimostrano come le cospirazioni possano
facilmente fallire e ritorcersi contro gli stessi cospiratori. Eppure le teorie cospirative su
complotti, peraltro mai esistiti, continuano ad avere successo. Poniamoci anche noi, allora, la
domanda dei cospirazionisti: a chi servono le teorie della cospirazione? Secondo Karl Popper:
«Persone che credono sinceramente di sapere come si realizza il cielo in terra sono facili
quant'altre mai ad adottare la teoria della cospirazione e a impegnarsi in una
contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori. Infatti la sola spiegazione del fallimento del
loro tentativo di realizzare il cielo in terra è l'intenzione malvagia del Demonio che ha tutto
l'interesse a mantenere vivo l'inferno». Gli altri tre esempi portati da Brescia sono molto
significativi: le teorie sulla cospirazione degli eretici ai tempi dell'Inquisizione, sul complotto degli
aristocratici ai tempi della Rivoluzione Francese e sulla Cospirazione dei Savi di Sion nel
Ventesimo secolo sono servite a giustificare alcune tra le più grandi carneficine della storia.
Articolo pubblicato su Ideazione, N° 4 / 2006
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Tutto quello che sai è vero Il libro "La teoria del complotto" smonta la fondamenta delle teorie complottist

Scritto da Stefano Magni

Tempi duri per chi ha una visione limpida del mondo, vuole spiegazioni semplici e crede in quello che vede. Le teorie del complotto stanno occupando i media e il dibattito pubblico. Prima con l'uscita nelle sale de Il codice Da Vinci e poi con il rilancio delle tesi complottiste sull' settembre, si diffonde ancora la convinzione che «tutto quello che sappiamo è falso» e che «qualcuno vuole che noi non sappiamo». Una piccola risposta proviene dal saggio La teoria del complotto del giovanissimo Guido Brescia (classe 1983) pubblicato da una casa editrice liberale altrettanto giovane, Comitati per le Libertà ([email protected]), emanazione editoriale dell'omonimo movimento culturale.

La teoria del complotto non è uno strumento pratico per confutare, con le controprove, le teorie alternative dell'11 settembre o la storia altrettanto alternativa della Chiesa, bensì uno strumento filosofico per smontare il metodo usato dai complottisti di ogni epoca per formulare le loro teorie. Come sostiene Zefiro Ciuffoletti (autore di La retorica del complotto, citato ampiamente in questo piccolo saggio), diventa difficile attaccare una teoria cospiratoria portando contro-prove o dimostrando l'assenza di prove sufficienti, perché anche queste ragionevoli mosse verrebbero interpretate come parte del complotto. «Per poter confutare le teorie cospiratorie, bisogna quindi uscire dal loro meccanismo logico». Il saggio di Brescia si divide in tre capitoli: un'introduzione filosofica e due capitoli storici. L'introduzione mostra come il miglior antidoto al complottismo sia l'individualismo metodologico elaborato dagli economisti austriaci Menger, Mises e Hayek e dal filosofo della scienza Karl Popper. L'individualismo metodologico mina alle fondamenta tutte le teorie del complotto, per due motivi: gli uomini sono dotati di conoscenza limitata e fallibile e azioni intenzionali conducono molto spesso a effetti non intenzionali. Grandi istituzioni dell'umanità, come il mercato, la moneta, il linguaggio, sono sorte spontaneamente, non sono il frutto di un piano o di un complotto. Non è umanamente pensabile che esista una cospirazione condotta da uomini talmente eccezionali da manipolare le conoscenze e la percezione di tutti gli altri.

Gli esempi storici riportati nel saggio e tratti da alcuni casi classici della storia (il complotto contro Giulio Cesare e la Congiura dei Pazzi) dimostrano come le cospirazioni possano facilmente fallire e ritorcersi contro gli stessi cospiratori. Eppure le teorie cospirative su complotti, peraltro mai esistiti, continuano ad avere successo. Poniamoci anche noi, allora, la domanda dei cospirazionisti: a chi servono le teorie della cospirazione? Secondo Karl Popper: «Persone che credono sinceramente di sapere come si realizza il cielo in terra sono facili quant'altre mai ad adottare la teoria della cospirazione e a impegnarsi in una contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori. Infatti la sola spiegazione del fallimento del loro tentativo di realizzare il cielo in terra è l'intenzione malvagia del Demonio che ha tutto l'interesse a mantenere vivo l'inferno». Gli altri tre esempi portati da Brescia sono molto significativi: le teorie sulla cospirazione degli eretici ai tempi dell'Inquisizione, sul complotto degli aristocratici ai tempi della Rivoluzione Francese e sulla Cospirazione dei Savi di Sion nel Ventesimo secolo sono servite a giustificare alcune tra le più grandi carneficine della storia.

Articolo pubblicato su Ideazione, N° 4 / 2006

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