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Condizionamento operante e rinforzo, Appunti di Psicologia Dello Sviluppo E Dell'educazione

Una panoramica del condizionamento operante e del rinforzo, due principi fondamentali del processo di apprendimento. Il condizionamento operante è un processo in cui il comportamento è appreso agendo sull'ambiente, mentre il rinforzo è una conseguenza che può rafforzare o indebolire il comportamento. I due tipi di rinforzo positivo e negativo, e le due tipi di punizione basata sulla presentazione e sulla rimozione. Inoltre, il documento discute del programma di rinforzi intermittenti e dei suoi tipi, a intervallo temporale e a base numerica, e dei loro effetti sulla persistenza del comportamento. Il documento conclude con una discussione sulla valutazione funzionale del comportamento e sull'autovalutazione degli studenti.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 16/06/2024

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TEORIE COMPORTAMENTALI DELL’APPRENDIMENTO
L’apprendimento è un processo attraverso il quale si ottiene un cambiamento nella
conoscenza o nel comportamento di un individuo in seguito ad un’interazione con
l’ambiente. Questo cambiamento può essere consapevole o inconsapevole, tendente
al miglioramento o al peggioramento, ma per far che si parli di apprendimento è
fondamentale che derivi dall’esperienza. In seguito a questa definizione, alcuni
psicologi tendono ad enfatizzare i cambiamenti che avvengono a livello della
conoscenza, altri ad enfatizzare i cambiamenti che avvengono a livello
comportamentale. I cognitivisti parlano di potenziale di comportamento, che fa
riferimento ad un cambiamento che avviene, dunque il potenziale c’è, ma che non si
palesa in mancanza di una giusta situazione o motivazione. Inoltre, evidenziano
l’apprendimento come un cambiamento che avviene internamente e che si manifesta
con attività mentali non osservabili, ad esempio tramite il pensare o il risolvere
problemi. I comportamentisti, invece, pongono enfasi sugli effetti esterni all’individuo
in seguito ad un cambiamento nel comportamento.
Una delle prime spiegazioni dell’apprendimento fu data dal filosofo Aristotele, tra il
400 e il 300 a.C. Egli affermò che le persone tendono ad associare le cose secondo tre
principi: di somiglianza, di differenza e di contiguità. Quest’ultimo è risultato il
principio più importante perché il più ricorrente nei processi di apprendimento, e fa
riferimento alla tendenza dell’uomo di associare due eventi in seguito alla loro
ripetuta compresenza. Dunque, se uno di questi due eventi dovesse presentarsi
singolarmente, avremmo a che fare con uno “stimolo” che rievocherà l’altro evento
connesso, ovvero la “risposta”. Questo principio, inoltre, si presenta anche in un altro
processo di apprendimento conosciuto come “condizionamento classico”:
l’associazione a nuovi stimoli di risposte emotive o fisiologiche automatiche, come la
paura o la sudorazione, chiamate anche “rispondenti”. Il condizionamento classico fu
scoperto intorno al 1920 dal medico russo Pavlov, in seguito ad esperimenti sui
processi digestivi effettuati su cani. Tramite essi notò come degli stimoli, inizialmente
neutri, fossero capaci di provocare nel cane una risposta fisiologica. In altre parole,
questi esperimenti mostrarono come gli esseri umani e animali imparassero ad
associare uno stimolo con un altro. In questi casi, lo stimolo neutro corrisponde al
suono di un diapason (un campanello), la risposta corrisponde alla salivazione del
cane. Inizialmente, la salivazione è la risposta incondizionata alla visione del cibo,
ovvero dello stimolo incondizionato. Si tratta, ora, di riflessi, cioè di risposte
involontarie, non apprese, automatiche. Dopo svariate volte che lo sperimentatore
affianca la presenza del cibo al suono del diapason, anche il cane inizia ad associare
quel suono all’arrivo imminente del cibo. Pertanto, quello stimolo neutro quale il
suono del diapason diventa uno stimolo condizionato, perché diventato ora la causa
della salivazione del cane, ovvero di una risposta non più incondizionata bensì
condizionata. Pavlov si rese anche conto che, più breve era il tempo tra il suono e
l'arrivo del cibo, più rapido era l'apprendimento del riflesso.
Tuttavia, non tutto l’apprendimento umano è così automatico e involontario. Di fatto,
le persone operano in modo attivo sull’ambiente, dunque sono coinvolte in un
processo di apprendimento conosciuto come condizionamento operante, per cui il
comportamento è appreso agendo sull’ambiente. La definizione di condizionamento
operante risale alla metà del 1900 con Skinner, il quale parte dal condizionamento
classico di Pavlov dichiarandolo non sufficiente per spiegare i comportamenti appresi:
il condizionamento classico spiega solo in che modo le risposte esistenti possono
combinarsi con nuovi stimoli, ma non spiega in che modo si acquisiscono nuovi
comportamenti operanti. Il condizionamento operante vede il comportamento come
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TEORIE COMPORTAMENTALI DELL’APPRENDIMENTO

L’apprendimento è un processo attraverso il quale si ottiene un cambiamento nella conoscenza o nel comportamento di un individuo in seguito ad un’interazione con l’ambiente. Questo cambiamento può essere consapevole o inconsapevole, tendente al miglioramento o al peggioramento, ma per far sì che si parli di apprendimento è fondamentale che derivi dall’esperienza. In seguito a questa definizione, alcuni psicologi tendono ad enfatizzare i cambiamenti che avvengono a livello della conoscenza, altri ad enfatizzare i cambiamenti che avvengono a livello comportamentale. I cognitivisti parlano di potenziale di comportamento, che fa riferimento ad un cambiamento che avviene, dunque il potenziale c’è, ma che non si palesa in mancanza di una giusta situazione o motivazione. Inoltre, evidenziano l’apprendimento come un cambiamento che avviene internamente e che si manifesta con attività mentali non osservabili, ad esempio tramite il pensare o il risolvere problemi. I comportamentisti, invece, pongono enfasi sugli effetti esterni all’individuo in seguito ad un cambiamento nel comportamento. Una delle prime spiegazioni dell’apprendimento fu data dal filosofo Aristotele, tra il 400 e il 300 a.C. Egli affermò che le persone tendono ad associare le cose secondo tre principi: di somiglianza, di differenza e di contiguità. Quest’ultimo è risultato il principio più importante perché il più ricorrente nei processi di apprendimento, e fa riferimento alla tendenza dell’uomo di associare due eventi in seguito alla loro ripetuta compresenza. Dunque, se uno di questi due eventi dovesse presentarsi singolarmente, avremmo a che fare con uno “stimolo” che rievocherà l’altro evento connesso, ovvero la “risposta”. Questo principio, inoltre, si presenta anche in un altro processo di apprendimento conosciuto come “condizionamento classico”: l’associazione a nuovi stimoli di risposte emotive o fisiologiche automatiche, come la paura o la sudorazione, chiamate anche “rispondenti”. Il condizionamento classico fu scoperto intorno al 1920 dal medico russo Pavlov, in seguito ad esperimenti sui processi digestivi effettuati su cani. Tramite essi notò come degli stimoli, inizialmente neutri, fossero capaci di provocare nel cane una risposta fisiologica. In altre parole, questi esperimenti mostrarono come gli esseri umani e animali imparassero ad associare uno stimolo con un altro. In questi casi, lo stimolo neutro corrisponde al suono di un diapason (un campanello), la risposta corrisponde alla salivazione del cane. Inizialmente, la salivazione è la risposta incondizionata alla visione del cibo, ovvero dello stimolo incondizionato. Si tratta, ora, di riflessi, cioè di risposte involontarie, non apprese, automatiche. Dopo svariate volte che lo sperimentatore affianca la presenza del cibo al suono del diapason, anche il cane inizia ad associare quel suono all’arrivo imminente del cibo. Pertanto, quello stimolo neutro quale il suono del diapason diventa uno stimolo condizionato, perché diventato ora la causa della salivazione del cane, ovvero di una risposta non più incondizionata bensì condizionata. Pavlov si rese anche conto che, più breve era il tempo tra il suono e l'arrivo del cibo, più rapido era l'apprendimento del riflesso. Tuttavia, non tutto l’apprendimento umano è così automatico e involontario. Di fatto, le persone operano in modo attivo sull’ambiente, dunque sono coinvolte in un processo di apprendimento conosciuto come condizionamento operante, per cui il comportamento è appreso agendo sull’ambiente. La definizione di condizionamento operante risale alla metà del 1900 con Skinner, il quale parte dal condizionamento classico di Pavlov dichiarandolo non sufficiente per spiegare i comportamenti appresi: il condizionamento classico spiega solo in che modo le risposte esistenti possono combinarsi con nuovi stimoli, ma non spiega in che modo si acquisiscono nuovi comportamenti operanti. Il condizionamento operante vede il comportamento come

un elemento intermedio tra due tipologie di influenze ambientali: da una parte quelle influenze che lo precedono dette “antecedenti”, dall’altra parte quelle influenze che lo seguono dette “conseguenze”, dunque rispettando una sequenza “antecedente- comportamento-conseguenza”. Il comportamento operante può essere modificato da cambiamenti avvenuti nell’antecedente, nella conseguenza o in entrambi, e la conseguenza di un comportamento in atto è, allo stesso tempo, l’antecedente di una sequenza successiva. Le CONSEGUENZE determinano, in larga parte, se il comportamento dal quale derivano verrà in futuro ripetuto o no: se le conseguenze evidenziano la funzione di rafforzare il comportamento, abbiamo a che fare con un “rinforzo” che porterà quel comportamento a ripetersi in futuro, dunque ad aumentare la sua frequenza e la sua durata; se le conseguenze evidenziano la funzione di indebolimento del comportamento dal quale derivano, abbiamo a che fare con una “punizione” che tenderà a sopprimere in futuro quel comportamento. RINFORZO: comportamento - rinforzo (conseguenza) - ripetizione del comportamento (effetto). Le conseguenze di un comportamento possono assumere la funzione di rinforzo solo in relazione alla percezione dell’evento da parte dell’individuo coinvolto e dal significato che egli stesso attribuisce. Se, ad esempio, un alunno viene continuamento mandato in presidenza a causa della sua sgradevole condotta, può significare che tale evento funga per lui da rinforzo, con effetto la ripetizione di tale comportamento. Esistono due tipi di rinforzo:

  1. Rinforzo positivo: rafforzamento di un comportamento attraverso la presentazione di uno stimolo desiderato che fa seguito al comportamento stesso (il compito è andato bene, il rinforzo positivo corrisponde al voto alto);
  2. Rinforzo negativo: rafforzamento di un comportamento attraverso la rimozione di uno stimolo repulsivo, cioè fastidioso e sgradevole, quando si mette in atto il comportamento stesso (ti sei comportato bene, allora per questa volta farò io i lavori domestici al posto tuo). L’accezione del termine “negativo” non sempre fa riferimento a qualcosa di sbagliato, ma in questo caso fa riferimento piuttosto al “sottrarre”, all’“eliminare”. PUNIZIONE: comportamento - punizione (conseguenza) - indebolimento o diminuzione del comportamento (effetto). Così come il rinforzo, anche un evento punitivo può essere considerato tale o meno a seconda della percezione che l’individuo in questione ha di esso. Inoltre, è semplice spesso confondere il rinforzo negativo dalla punizione: c’è da sottolineare che il rinforzo, sia che esso sia positivo o negativo, ha sempre lo scopo di condurre un comportamento a ripetersi in futuro, al contrario scopo della punizione è quello di diminuirne durata e frequenza. Esistono due tipi:
  3. Punizione basata sulla presentazione: chiamata anche “punizione di tipo I”, serve a ridurre le probabilità che un comportamento venga ripetuto presentando uno stimolo repulsivo dopo il comportamento stesso (l’alunno si è comportato male in classe, riceverà una mole di compiti maggiore rispetto ai suoi compagni);
  4. Punizione basata sulla rimozione: chiamata anche “punizione di tipo II”, serve a ridurre le probabilità che un comportamento venga ripetuto rimuovendo uno stimolo positivo dopo il comportamento stesso (il bambino ha risposto male ai genitori, non potrà vedere la televisione per una settimana).

di apprendimento efficaci consistono nella stimolazione degli alunni, con contenuti che partono dai loro interessi, e da prompt, cioè aiuti che rendono più probabile il verificarsi del comportamento desiderato. Affinché il prompt sia efficace è fondamentale che prima di esso si inneschi lo stimolo ambientale a cui l’alunno deve rispondere, e che si verifichi una riduzione graduale del ricorso al prompt per sollecitare la risposta autonoma allo stimolo e per favorire l’inserimento definitivo dell’abilità nel repertorio comportamentale della persona. Esistono molti modi per incoraggiare comportamenti corretti esistenti e per inserirne nuovi:

  • Rinforzo tramite le attenzioni e le lodi da parte dell’insegnante. Correlato ad esso vi è il cosiddetto “rinforzo differenziale” che si basa su un approccio di tipo “elogia e ignora”: ovvero lodare e premiare il comportamento corretto di un alunno, e ignorare il comportamento sbagliato affinché cessi di ripeterlo. Alcuni studiosi, però, hanno notato come un comportamento di indifferenza da parte dell’insegnante in questi casi non sia molto efficace, perché quel comportamento seppur sbagliato potrebbe continuare ad essere rinforzato dall’attenzione dei compagni. Né tantomeno le mere lodi dell’insegnante possono evidenziare l’efficacia di questo metodo. Pertanto, è fondamentale che queste lodi vengano calibrate a seconda dei casi e che siano credibili e contingenti al comportamento da rinforzare, il quale deve essere chiaramente specificato.
  • Selezionare i rinforzi tramite il principio di Premack. Si tratta di un principio secondo cui, per incoraggiare un alunno a compiere un’attività meno gradita, si può usare come rinforzo un’attività preferita. Per fare ciò, pertanto, è fondamentale gettare un occhio anche al tempo libero dell’alunno e cercare di capire quali siano, effettivamente, le sue attività preferite. Perdipiù, per far si che questo principio abbia effetto, è fondamentale far realizzare per primo l’attività meno gradita (a bassa frequenza) e successivamente l’attività ad alta frequenza.
  • La strategia del modellamento. Potrebbe capitare che un alunno si scoraggi e finisca per odiare la materia, l’insegnante o persino la scuola in seguito al ripetuto fallimento nell’ottenimento di un rinforzo solo perché non si riesce a padroneggiare un’abilità. Questa strategia adottata, dunque, dall’insegnante mira a rinforzare e a lodare ogni piccolo progresso dell’alunno in vista del progressivo raggiungimento di uno scopo.
  • Attuare una pratica positiva, ovvero il riconoscimento da parte dell’alunno del comportamento sbagliato o dell’errore e il sostituirlo subito con la risposta corretta.
  • Sancire un contratto di corresponsabilità tra l’alunno e l’insegnante, in cui vengono stabiliti obiettivi da raggiungere, ricompense per la realizzazione di essi e conseguenze in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.
  • Sistemi di rinforzo basati sui token. Questi sistemi consistono nel premiare gli studenti per un comportamento positivo o per un successo scolastico attraverso dei token, ovvero premi come voti, simboli, giudizi o qualsiasi altra cosa si ritenga opportuno per un determinato studente. Il rinforzo basato sui token è un rinforzo particolare che, in quanto tale, deve essere utilizzato solo in alcuni casi: quando si ha a che fare con bambini con disabilità intellettive, con classi difficili da gestire, con alunni che non hanno alcuna intenzione di applicarsi nelle proprie attività da studente e sui quali non ha funzionato nessun altro approccio educativo.
  • Coinvolgere l’intero gruppo classe nelle conseguenze dei comportamenti positivi o negativi dei singoli studenti, i quali, preoccupandosi dell’approvazione dei loro pari, risentiranno della pressione di quest’ultimi come forma di supporto e incoraggiamento. Dinanzi a comportamenti disadattivi e disfunzionali degli allievi, è necessario che l’insegnante sia in grado di percepirne le cause affinché possa escogitare dei modi per supportare i comportamenti positivi e sopprimere quelli scorretti. Per scoprire queste cause viene messo in atto un processo conosciuto come “valutazione funzionale del comportamento”, attraverso cui si stabiliscono le caratteristiche degli antecedenti, del comportamento operante stesso e delle conseguenze. Queste procedure consistevano, ad esempio, nell’intervistare degli studenti dalla cattiva condotta chiedendo loro di descrivere cosa li mettesse nei guai a scuola, cosa succedesse prima di questi eventi e cosa accadesse subito dopo. Sembrava che gli studenti stessi traessero dei benefici nel dialogare così apertamente con un adulto che ascoltasse tali argomenti senza giudicare o rimproverare, ma ciò non è sufficiente. È importante, infatti, che vengano intervistati anche i genitori degli studenti e gli insegnanti. Una volta ottenute le informazioni desiderate, gli insegnanti potevano usufruirne per sviluppare una serie di interventi, incluso il supporto al comportamento positivo, per sostituire il comportamento sbagliato con azioni nuove che assolvono allo stesso scopo per lo studente. Diverse ricerche concordano, inoltre, sul fatto che gli studenti devono essere attivi e responsabili del proprio apprendimento. In questo contesto, riveste un ruolo importante l’autoregolazione, ovvero la capacità del soggetto di riuscire a monitorare pensieri, emozioni e comportamenti e rispondere efficacemente alle richieste ambientali al fine di rispondere ai propri obiettivi e adattarsi alle specifiche situazioni. L’autoregolazione cammina di pari passo con l’autovalutazione, e l’eventuale autocorrezione. L’autovalutazione implica una progressiva dimestichezza da parte degli studenti nel formulare giudizi qualitativi sulla base di criteri validi, nonché un aumento di abilità di metacognizione. Qui il ruolo degli insegnanti consiste nell’aiutare gli studenti a porsi degli obiettivi elevati, rinforzandoli e monitorandoli nel tempo, perché porsi standard più elevati porta a padroneggiare prestazioni più elevate. L’ultima fase dell’autoregolazione è l’autorinforzo, il quale consiste nella selezione, nella somministrazione e nel controllo dei propri rinforzi, consiste nel ricompensare sé stessi per un lavoro ben svolto. Bandura considerava l’autoregolazione come il processo che consente di dirigere e motivare sé stessi mediante obiettivi, restando autonomi: teoria dell’apprendimento sociale, in cui indicò la distinzione tra apprendimento costruttivo (apprendere facendo e sperimentando le conseguenze delle proprie azioni) e apprendimento di osservazione (apprendere osservando e imitando), e tra apprendimento (acquisizione della conoscenza) e prestazione (il comportamento, l’azione basata sulla conoscenza acquisita). Ipotizzò che, anche ad apprendimento avvenuto, esso non si può dimostrare finché la situazione non è appropriata.