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Teorie dell'apprendimento e principali autori di riferimento. Comportamentismo, cognitivismo e costruttivismo dal punto di vista della didattica.
Tipologia: Appunti
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Metafora del giardiniere - > il giardiniere, esattamente come l’educatore, rispetta la natura di ogni seme, di ogni pianta; il giardiniere non interviene a modificare le caratteristiche del seme ma lo aiuta, lo protegge, lo sostiene e fa di tutto alfine che questo si sviluppi sano, rigoglioso e secondo la propria natura. In didattica vi è di base un’idea che l’apprendimento sia strettamente correlato, collegato con il comportamento. Quando parliamo di teorie dell’apprendimento ci riferiamo alle modalità con cui gli allievi/studenti apprendono; è necessario distinguere le teorie d’apprendimento dalle teorie d’insegnamento, dette anche strategie didattiche, le quali sono messe in atto dall’educatore. Teorie dell’apprendimento → modalità con cui le persone apprendono. Alcuni esperti, psicologi, pedagogisti, filosofi nel corso del 900 hanno messo in evidenza come avviene l’apprendimento. Andremo ad analizzare 3 macro-correnti, filoni al cui interno troviamo diversi autori, filosofi, psicologi, pedagogisti… Ricordiamo che quando parliamo di apprendimento, parliamo di una funzione cognitiva mentale delle persone che interessa diverse discipline, quindi ha un carattere interdisciplinare (investe la questione delle neuroscienze, biologia, fisiologia, filosofia, psicologia, pedagogia e didattica, etologia…). Queste 3 grandi teorie dell’apprendimento hanno origine nel corso del 900:
Si tratta di una corrente che pone l’attenzione sul comportamento: vi è una connessione stimolo- risposta. Si studia il comportamento senza chiamare in causa, il soggetto, la soggettività. La disciplina scientifica che si occupa di studiare il comportamentismo è la psicologia; è proprio la psicologia che inizia a voler fornire un determinato tipo di risposta. Il 1900 è la data di pubblicazione di un libro importantissimo “L’interpretazione dei sogni” di Freud, colui che dà origine a tutto il movimento della psicoanalisi, che si occupa di soggettività e non di comportamento. Tra alcuni psicologi, soprattutto tra coloro che non apprezzano la psicoanalisi, inizia a presentarsi un timore: tra l’800 e il 900, col Positivismo, emerge la ricerca di oggettività, la
ricerca del valore della scienza. Tanti psicologi di fronte al diffondersi della psicoanalisi, iniziarono a prendere le distanze da quest’ultima che ha finito per rappresentare un filone a sé, e volevano dare scientificità e oggettività alla psicologia che rischia di essere additata come “la scienza delle banalità”. Alcuni psicologi, per difendere l’oggettività della disciplina scientifica, hanno iniziato ad orientare le loro ricerche su elementi osservabili, su elementi che potessero essere ricondotti a indagini scientifiche, su elementi che non potevano essere messi in discussione. Il comportamento osservabile, soprattutto il comportamento frutto di uno stimolo, diventa il centro di un gruppo importante di una corrente di psicologi che inizia a mettere insieme le proprie ricerche nei primi decenni del 900. Autori del comportamentismo PAVLOV → (Russo) APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO Egli studia la fisiologia, in particolare studia una forma di apprendimento compiuto per associazione. Pavlov osserva e faceva degli esperimenti con i suoi cani: egli osservò che il cane emette saliva nel momento in cui mangia, si tratta di una risposta fisiologica, automatica. Pavlov inizia ad associare al momento del cibo il suono di una campanella: possiamo parlare di apprendimento associativo nel momento in cui il suono della campanella scatena la salivazione anche in assenza di cibo. Pavlov ci dice che il cane ha appreso per associazione a produrre la stessa risposta fisiologica (salivazione) anche in assenza dello stimolo originario: per emettere salivazione non è più necessario il cibo ma basta il suono della campanella. Noi, in quanto educatori, possiamo utilizzare quest’apprendimento associativo per produrre delle risposte anche in assenza dello stimolo originario: tutto questo tramite la ripetizione dell’associazione per un certo periodo di tempo. THORNDIKE → (statunitense) CONDIZIONAMENTO STRUMENTALE Egli ci parla di condizionamento strumentale, dell’apprendimento per prove ed errori e fa riferimento alla legge dell’effetto; per Thorndike si apprendono le risposte efficaci. Thorndike scopre che alcuni animali possono apprendere determinati comportamenti come risposta a di condizionamenti specifici. Thorndike mette a punto delle situazioni sperimentali in laboratorio con degli animali: mette degli animali in gabbia, i quali hanno bisogno di cibo; questo cibo non è immediatamente disponibile ma viene erogato successivamente al toccare una leva, o lo spingere un pulsante. Egli mette come esiste una legge dell’effetto, un apprendimento per prove ed errori: a volte l’animale tocca per sbaglio la leva e ottiene il cibo; l’effetto dell’ottenere il cibo è spinge l’animale a ripercorrere a ritroso le azioni compiute in precedenza fino a trovare quella che lo ha portato all’ottenere il cibo. Di conseguenza l’animale impara a toccare/spingere la leva quando ha fame per ottenere il cibo. Thorndike chiama tutto ciò condizionamento strumentale. Sulla base della legge dell’effetto, quindi sulla base della gratificazione per aver ottenuto il cibo, apprendo ad agire, a prendere la leva giusta quando ho fame. WATSON → (statunitense) Negli Stati Uniti nel 1921 si inizia a strutturare, ad opera di Watson, la pubblicazione del cosiddetto Manifesto del Comportamentismo firmato da Watson ed alcuni sui collaboratori. Watson è uno degli esponenti contrari alla soggettività, uno di coloro che vuole far riconoscere la psicologia come una vera scienza. Egli vuole che la psicologia si fondi sui fatti e riesce a fondare la psicologia come teoria scientifica che riesce a prevedere e fornire una strategia per regolare il comportamento umano. L’apprendimento associativo di Pavlov e il condizionamento strumentale di Thorndike sono due elementi che riescono a fornire strategie per regolare il comportamento umano.
dieci giorni i topi hanno appreso la struttura del labirinto anche senza il rinforzo e successivamente una volta introdotto il rinforzo, quest’ultimo ha assolto il ruolo di evento scatenante che ha fatto velocizzare il percorso che i topi avevano già assimilato → APPRENDIMENTO LATENTE Quindi Tolman ci fa capire che anche quando non mettiamo in atto uno stimolo per ottenere una risposta c’è comunque un apprendimento che si verifica. Quest’apprendimento latente implica e spinge a chiedersi se vi è qualcosa che agisce anche in assenza di stimolo. Questo significa iniziare il passaggio da comportamentismo a cognitivismo che è frutto dagli stessi comportamentisti che ad un certo punto si trovano ad osservare delle cose a cui non sanno dare una spiegazione. Kohler studia gli scimpanzé ed in particolare la risoluzione del problema per insight, ovvero per intuizione, da cui sono proseguiti tutti gli studi sul problem solving. Il famoso scimpanzé studiato da Kohler → lo scimpanzé si trovava in una gabbia e il cibo (le banane) era a sua disposizione, a volte però Kohler le poneva in posti non direttamente accessibili, per esempio appesi sul soffitto della gabbia. Molti scimpanzé reagiscono arrabbiandosi, urtando contro le sbarre della gabbia. Lo scimpanzé di Kohler sembra avere un’intuizione ad un certo punto: utilizza le casse, su cui normalmente dormiva o si riposava, sovrapponendole fino a creare una sorta di scala per raggiungere le banane appese al soffitto. A volte Kohler poneva le banane al di fuori della gabbia e lo scimpanzé ebbe l’intuizione quello di utilizzare un bastone che aveva all’interno della gabbia può diventare un prolungamento del suo braccio e riuscire a afferrare le banane. Insight = intuizione = ristrutturazione del contesto. Kohler si chiede come faccia lo scimpanzé a ristrutturare il contesto, come faccia a capire che le casse sulle quali dormiva potevano essere utilizzate in un altro modo, quindi sovrapporle per creare una scala e raggiungere le banane. Questo tipo di osservazione da origine un’ulteriore apertura della cosiddetta Black box. Lo scimpanzé, il soggetto in generale intuisce, ristruttura il campo d’azione abituale e lo riformula sulla base della risposta alle sue esigenze. Anche in questo caso intervengono altri studi che sono condotti sempre inizialmente in situazioni sperimentali, di laboratorio. Nell’ambito della teoria della Gestalt che studia la struttura, vengono intrapresi i primi studi sulla percezione, in questo caso una percezione di laboratorio. Wertheimer , di origine tedesca, mette in atto deli studi in cui vengono studiate le risposte soggettive dal punto di vista visivo. Egli mette in evidenza come l’individuo è capace di apprendere strutturando il proprio campo percettivo secondo una versione unitaria, secondo processi cognitivi complessi. Da qui hanno origine gli studi sugli stili di apprendimento: visivo, uditivo, sintetico, analitico, globale, etc. Wertheimer osserva e arriva a comprendere che dietro alla percezione che una persona ha in riferimento ad un certo campo visivo vi sono processi cognitivi complessi. Con questo tipo di studi parte la riflessione dal comportamentismo al cognitivismo. Sulla base degli studi di Tolman, Kohler e Wertheimer gli psicologi hanno abbandonato il comportamentismo e hanno iniziato a dedicarsi alle riflessioni sul cognitivismo. Ad oggi gli psicologi sono tutti cognitivisti. Il comportamentismo, oggi, è studiato solo come parte della storia della psicologia. In didattica e in pedagogia il comportamentismo, invece, non è stato abbandonato: in didattica e in pedagogica l’approccio comportamentista fondato sul rinforzo continua a correre di pari passo con il cognitivismo. Sicuramente oggi è necessaria un’unione dei due approcci: non si parla più semplicemente di rinforzo ma di meta-cognizione, la quale rappresenta l’apertura alla cognizione in ambito di apprendimento. In campo didattico non si vuole rinunciare totalmente al rinforzo positivo, negativo, al voto, all’approvazione che continua ad essere una parte strutturante dell’apprendimento. Un esempio è quello della didattica speciale e delle tecniche ABA, caratterizzate da una forte matrice comportamentista, sicuramente evoluta per fornire il supporto
necessario. In didattica il comportamentismo si unisce al cognitivismo in quanto non può essere autonomo e sufficiente da solo ma ha bisogno di un’attenzione verso i processi cognitivi.
Con il cognitivismo si comincia ad interessare su cosa ci sia all’interno della cosiddetta Black Box. Il chiedersi come si strutturino le risposte per processi cognitivi dà origine alla corrente del cognitivismo. Noi oggi con cognitivismo indichiamo la cognizione. Non abbiamo una data precisa da attribuire alla nascita del cognitivismo ma abbiamo un insieme di ricerche, di studi, un periodo che ha portato ad iniziare ad interessarsi alla scatola nera. Primi studi sulla cibernetica → scienza che ha dato il via allo sviluppo dell’informatica. La cibernetica è una scienza che si occupa di processi, della standardizzazione e della modellizzazione di questi processi da renderli eseguibili da delle macchine; in particolare quello che ci interessa per il punto di vista della didattica è il principio di retroazione (feedback). Il termine feedback che può essere tradotto in italiano con il termine retroazione nasce dalla cibernetica, dai primi studi degli anni 40/50 che si occupano della predisposizione delle macchine (calcolatori) che col tempo diventano sempre più autonome. Il feedback è funzionale per la cibernetica perché si tratta dell’informazione suggerisce alla macchina se proseguire in una direzione o in un’altra. Il feedback rappresenta un elemento funzionale anche per l’apprendimento: ci fa capire se stiamo andando nella direzione giusta oppure meno. Un esempio di feedback in chiave didattica è il voto, la verifica, in quanto si tratta di un’informazione di ritorno che ci restituisce qualcosa rispetto all’adeguatezza o meno della verifica svolta. Per l’essere umano l’informazione di ritorno, il feedback, a differenza della macchina, porta una serie di conseguenze, di sistemi complessi che sono ciò che sta all’interno della scatola nera. Vi sono tre autori Miller, Galanter e Pribram che vengono definiti “comportamentisti soggettivi”. Questi tre autori si occupano del “TOTE”, ovvero il Test Operate Test Exit: la possibilità di organizzare in senso di algoritmo una procedura standardizzata, rigorosa che va dal test iniziale all’operatività, all’attivazione messa in campo dal soggetto, successivamente un ulteriore test ed infine l’uscita, il termine. Con “TOTE”, quindi, intendiamo una verifica iniziale, un’attività operativa, una verifica intermedia e poi la possibilità di uscire oppure la possibilità di riprendere, riprovare. È necessario fare un riferimento a Dewey e la sua riflessione sull’arco riflesso, in quanto, sia il TOTE di Miller, Galanter e Pribram, sia la riflessione di Dewey vanno ad individuare quella componente di soggettività personale tipica della cognizione e dell’essere umano, anche se gli autori non si rendono conto di star modificando la prospettiva teorica, stanno semplicemente sviluppando le proprie ipotesi di ricerca. Con questi autori siamo intorno agli anni sessanta del 900. Sempre negli anni 60 del 900 troviamo Chomsky → un linguista statunitense, conosciuto a livello internazionale come il più importante linguista dl 900 perché si è occupato di competenze linguistiche. In particolare si è occupato di cercare di capire il funzionamento della mente rispetto all’elaborazione di una lingua. Egli ci dice che la nostra rappresentazione si fonda su sistemi di rappresentazione cognitiva che derivano dalla struttura della mente stessa e che non riflettono la forma del mondo esterno. Tutti noi abbiamo una nostra prospettiva ma la rappresentazione comune, quella che ci permette di dialogare insieme si fonda su una sorta di comunanza di analogie che esiste nella struttura cognitiva di tutti no esseri umani. Nel momento in cui analizziamo le lingue e la comunicazione linguistica degli uomini troviamo che gli esseri umani possono comunicare linguisticamente perché nella su struttura cognitiva operano delle regole e dei principi ricorrenti che rappresentano una struttura che Chomsky definisce “Grammatica generativa”.
può essere velocissima ma non avrà mai la creatività, l’intuizione, quel tipo di divergenza tipico dell’essere umano non potrà mai averlo, non si tratta di questioni che possono essere riprodotte. La SECONDA RIVOLUZIONE COGNITIVA Siamo attorno agli anni 70. Ricordiamo Ausbel che ci parla di apprendimento: egli ci dice che dal punto di vista di apprendimento non funziona più il condizionamento operante alla Skinner; l’apprendimento non procede in questo modo perché prima di tutto vi è un’intenzionalità educativa e perché il contenuto di apprendimento deve essere significativo per chi lo apprende. L’apprendimento significativo si contrappone all’apprendimento meccanico. L’apprendimento meccanico è legato alla memorizzazione, è quello che ci permette di ricordare nomi, date… Ausbel suggerisce agli insegnanti, al fine di rendere i contenuti da “trasmettere” significativi, di utilizzare gli organizzatori anticipati → modalità tipicamente statunitense che aiuta a far comprendere meglio una questione attraverso l’anticipazione del contenuto, dell’argomento di cui si tratterà. Prospettiva ecologica , messa a punto da Neisser → per Neisser prospettiva ecologia non significa priva di inquinamento ma vuol dire che abbracci tutto, è globale, vuole pendere in considerazione la totalità, la complessità. Nel suo testo “Cognizione e realtà” mette a punto una riflessione tra lo sviluppo e l’uso della cognizione nei processi cognitivi superiori e il rapporto con la realtà circostante in una prospettiva ecologia che rende protagonisti tutti gli elementi e che mette in evidenza i concetti di mappa e schema come strumenti regolativi dello sviluppo della cognizione. In campo didattico, in questa grande corrente del cognitivismo vediamo emergere una serie di studio che si rivolgono all’apprendimento, in particolare a come il soggetto apprende; questi studi mettono al centro il soggetto che apprende, il quale diventa l’artefice, il costruttore del proprio apprendimento. La metafora della costruzione del proprio apprendimento, della propria conoscenza rappresenta l’elemento chiave che caratterizza il costruttivismo. Anche al costruttivismo, a posteriori, vengono attribuiti gli autori che in anticipo hanno messo a punto delle riflessioni che poi sono state reinterpretate nella corrente del costruttivismo. Le riflessioni di diversi autori sono a cavallo tra una questione e l’altra, tra cognitivismo e costruttivismo, che ricordiamo rappresenta un filone, una corrente dello stesso cognitivismo.
Secondo Vygotskij si apprende attraverso l’interazione sociale, la quale inizia già nella primissima età: le prime interazioni sociali del bambino sono quelle con la figura genitoriale, tipicamente la madre, la quale rappresenta il primo esempio di riferimento di iterazione sociale. Zona di sviluppo prossimale: la zona di sviluppo prossimale rappresenta la zona che vi è tra ciò che il bambino/il soggetto riesce a fare da solo, in autonomia grazie alle competenze acquisite, e quello che riesce a fare grazie ad un aiuto, ad un sostegno. Scaffolding: l’adulto è colui che mette in atto l’azione di scaffolding, la quale si riferisce ad un ausilio temporaneo che successivamente va revocato per continuare a garantire l’abilità che si è raggiunta grazie a quell’ausilio e continuare a manifestare la stessa abilità in autonomia, ampliando così la zona di sviluppo prossimale.
Vygotskij, autore russo, nasce a Mosca a fine del 1800 e muore nel 1934. La sua attività di maggiore influenza, quindi, si colloca nei primi 3 decenni del 900 e si tratta di una serie di teorie, di studi che vengono condivise nell’ambito del gruppo e del dibattito di riferimento della psicologia in Russia, a Mosca in particolare. Di conseguenza osserviamo che quel tipo di elaborazioni compiute da Vygotskij rimangono un po’ chiuse e isolate nel contesto russo, e entreranno nel dibattito internazionale solo decenni dopo. Nel 1960, grazie a Bruner, il quale viene a conoscenza di alcuni manoscritti di Vygotskij e leggendoli si entusiasma a tal punto da sostenere anche economicamente l’acquisizione delle opere di Vygotskij: Bruner fa traduttore le opere di Vygotskij e sostiene la loro pubblicazione in lingua inglese, negli Stati Uniti. Vygotskij, quindi, pur essendo vissuto come psicologo in un contesto come quello russo negli anni di inizio di riflessione rispetto al comportamentismo, compie una riflessione e delle osservazioni totalmente diverse → egli si occupa delle cosiddette funzioni psichiche superiori , le quali secondo Vygotskij sono esattamente quelle che noi chiamiamo le forme superiori di apprendimento che sempre secondo lo stesso Vygotskij sono fondate sull’interiorizzazione di ciò che si manifesta nell’interazione sociale. Vygotskij sostiene che le persone apprendono e iniziano a farlo prestissimo attraverso l’interiorizzazione delle pratiche che scambiano con gli altri. Nei bambini piccolissimi i cosiddetti “altri” sono soprattutto le figure genitoriali, in particolare la figura materna; i bambini piccoli interiorizzano, per esempio, il sorriso, gli abbracci, le carezze che possono essere tra bambino piccolo e figura genitoriale. Vygotskij amplia la propria riflessione e ciò lo porta ad osservare come tutti i bambini, adolescenti, adulti apprendano attraverso l’interazione sociale, attraverso l’interiorizzazione, facendo quindi entrare ciò che è all’esterno. Nella didattica speciale merge la questione del soggetto più competente e quello meno competente; va sottolineato, però, che per Vygotskij non è una questione anagrafica, quindi il bambino è meno competente perché è più piccolo e figura materna più competente, in quanto più grande. Per Vygotskij si tratta di una questione di interazione con l’ambiente circostante, con ciò che è nella socialità. Il più competente e il meno competente possono essere rappresentati anche da due persone che abbiano la stessa età; questo rappresenta un elemento di elevata modernità del pensiero di Vygotskij che va ad individuare l’essere più o meno competenti in relazione alla questione e non all’età anagrafica. Vygotskij pone una proposta molto all’avanguardia per gli anni 30 e attualissima anche oggi, sottolineando come la funzione di soggetto competente e meno competente non è una questione anagrafica. L’accezione particolare di Vygotskij è quella del comprendere nell’interazione sociale, non solo la relazione tra individuo e individuo, tra bambino e mamma, tra soggetto più competente e meno competente; l’interazione sociale per Vygotskij è anche quella dell’individuo con il contesto, con il mondo sociale e culturale che lo circonda. Vygotskij nell’interazione sociale considera anche quel mondo che non si può toccare, fatto di cultura, valori, tradizioni, storia…aspetti tipici di una società ma aspetti che non sono raffigurabili, concretizzabili, tangibili. Bruner è uno degli esponenti più importanti del cognitivismo e nel corso del suo periodo di teorizzazione ha attraversato una serie di importanti riflessioni. Egli è un autore protagonista della prima e della seconda rivoluzione cognitiva. Negli anni 70 si è interessato anche di gioco. In uno dei suoi ultimi scritti chiamato “La cultura dell’educazione” Bruner mette in evidenza sull’onda di Vygotskij (considerato l’ispiratore del costruttivismo) l’aspetto del mondo culturale e sociale; mette in evidenza come la cultura agisce nei confronti dell’educazione che Bruner interpreta come riflessione, narrazione autobiografica, quindi come un ripercorrere le esperienze di interiorizzazione che si sono vissute e che hanno un’influenza culturale e sociale fortissima. Qual’ è il ruolo che Vygotskij riserva alle istituzioni educative?
approfondendo e complicando il percorso. Pensiamo all’insegnamento della storia: alla scuola elementare si inizia a studiare l’era antica; successivamente alle scuole medie non si passava subito all’era pre-moderna ma si ripartiva dall’era antica approfondendola e complicandola rispetto al lavoro fatto alla scuola elementare. Quindi il curricolo aspirale si basa sul ritornare su concetti già affrontati, in modo più approfondito. Questi aspetti, questi pensieri fanno riferimento ad un Bruner cognitivista (1955-1980). Negli ultimi due decenni nel 900 Bruner si orienta sempre più verso la teoria che va sotto al nome di costruttivismo e le sue teorie sono più orientate ad entrare nella scatola nera e di occuparsi di aspetti che finora non erano stati presi in considerazione, come le forme di pensiero che nell’ultima fase della sua vita distingue in pensiero paradigmatico e pensiero narrativo. In particolare si soffermò su quello narrativo, sottolineando l’importanza della storia, della narrazione come strumenti di apprendimento. L’approccio costruttivista, a questo punto, mette in evidenza la relazione tra mente, gli aspetti culturali, e contesto fino a diventare un vero e proprio approccio che vien definito storico-culturale. Oggi Bruner è considerato l’iniziatore di quest’approccio storico-culturale, che ovviamente vede come padre putativo, Vygotskij. Alla base del costruttivismo ci sono le riflessioni di Vigttskij e Bruner. Metafora della costruzione edilizia → vuole rappresentare la caratteristica essenziale del coinvolgimento di colui che diventano i protagonisti dell’apprendimento. Al centro della questione vi è colui che apprende; egli è l’artefice del proprio apprendimento, egli costruisce la propria conoscenza esattamente come se costruisse un edificio, mattone dopo mattone. Questi mattoni vengono disposti secondo il proprio disegno; questo, però, rappresenta e richiede un momento di riflessione importante perché in questo modo noi creiamo la nostra visione e la nostra conoscenza del mondo. Costruirsi la propria casa di conoscenza significa osservare la realtà esterna sulla base di come abbiamo costruito le nostre conoscenze, in funzione della formache le abbiamo dato. Von Glaserfeld → esponente del costruttivismo radicale: porta agli estremi questa metafora della costruzione edilizia; egli crede che ognuno di noi ha una propria conoscenza che è frutto di una costruzione mentale messa in atto e creata dall’individuo secondo la propria esperienza e quindi molto lontana dall’oggettività la puto tale da quasi annullare il senso di realtà vera e propria. Teoria dell’apprendimento costruttivista : 4 principali autori che possono convergere nel cognitivismo e nel costruttivismo: