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Tertulliano power point esame, Slide di Storia Della Pedagogia

Power point esame su Tertulliano, storia della pedagogia

Tipologia: Slide

2020/2021

Caricato il 08/04/2021

Sapienza_sapienza
Sapienza_sapienza 🇮🇹

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(82)

14 documenti

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TERTULLIANO
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TERTULLIANO

Tertulliano e le donne

 (^) Agli occhi dell’apologeta le donne sono un pericolo pubblico, creature vanitose presuntuose, sensuali, frivole, avide ma anche molto astute. In De virginibus velandis, stigmatizzerà le donne e le imponendo loro il velo.  (^) Nel De pallio (IV, 2) evidenzierà l’attività di Achille nel travestirsi da donna che consisterebbe nel “render appariscenti le sue vesti, acconciarsi i capelli, curarsi la pelle, guardarsi allo specchio, abbellire il collo, effeminare persino gli orecchi perforandoli”.  (^) Nell’Ad uxorem (II, 8, 3) ricompare il tema della vanità (ambitio, muliebris gloria) già aspramente condannata nel De cultu feminarum (I, 2, 1) assieme all’avidità che spinge la donna a distruggere ogni sentimento umano.  (^) Un esempio è quello di rimanere in atteggiamento insofferente per le sofferenze dei minatori che estraggono i metalli preziosi per i suoi monili (I, 5).  (^) Inoltre decorandosi con la gemma che si trova sulla fronte dei draghi, essa non esita a prendere in prestito un ornamento di quel Tentatore di cui dovrebbe essere al contrario nemica ereditaria (I, 6: qui Tertulliano assimila il Serpente della Genesi ai draghi favolosi di Plinio il Vecchio).

De cultu feminarum

 De cultu feminarum è un trattato di due volumi su abbigliamento, trucco,

accessori e sul comportamento delle donne

 Fa parte delle opere etico-dogmatiche, ed è indirizzato sia alla donne pagane

che a quelle cristiane.

 Insieme alle opere De virginibus velandis, Ad uxorem, De exhortatione

castitatis, De monogamia, l’apologeta non perde occasione nel criticare in

maniera aspra la natura della donna, considerata inferiore all’uomo e dedita a

cedere alle tentazioni.

 Tema centrale dell’opera: La donna discende da Eva, ella avendo sedotto gli

angeli disertori ha acquisito l’arte demoniaca del lusso, prostituzione e

ambizione

 Rimedi per porre fine a tutti questi peccati secondo Tertulliano sono: pudicizia,

castità e abbigliamento umile.

 (^) Secondo Tertulliano il lavoro nelle miniere ha dato alla donna la possibilità di soddisfare la vanità femminile, attraverso pietre preziose, polvere nera per il trucco degli occhi e gioielli per adornare il corpo  (^) La miniera è legata alla terra, quindi è molto lontana dal regno di Dio. La miniera regala pietre preziose che non sono in grado di mantenere un muro e la loro bellezza è data solo dal loro fascino esotico  (^) Tertulliano ammonisce le donne ricordando che dall’avere nasce il peccato del possedere in maniera smodata e da questa maniera smodata nasce l’ambizione.  (^) Tertulliano afferma che anche i pagani hanno una loro castità, ma sono guidati dal vizio degli abiti spregiudicati e dal trucco abbondante. Così facendo, ammonisce Tertulliano, le donne non cadranno solo loro in tentazione ma porteranno con loro tutti gli uomini che cederanno alla loro vanità.  (^) Infine Tertulliano afferma che la donna deve piacere solo al marito, ergo non ha bisogno di ornamenti per compiacerlo

 (^) Tertulliano dice che il più grande pericolo del trucco e della cura del corpo è indurre l’uomo in tentazione. Infatti nell’opera De resurrectione mortuorum (ego me scio neque alia carne adulteria commisisse neque nunc alia carne ad continentiam eniti, LIX, 3), lo stesso Tertulliano potrebbe esser caduto in qualche tranello muliebre.  (^) Secondo l’apologeta l’unico mezzo per resistere alla bellezza femminile, capace di sedurre gli angeli è quello di mantenere a ruolo subordinato la donna.  (^) Le epistole di San Paolo, che appassionarono particolarmente l’apologeta, trattano della donna in diversi passaggi (ad es. che deve essere sottomessa a suo marito e in chiesa portare il velo e stare in silenzio), consigli che il Tertulliano sposerà in pieno.

De virginibus velandis

 (^) Il tema centrale dell’opera di Tertulliano è l’obbligo delle donne di indossare il velo quando entrano nell’età adulta.  (^) Tertulliano espone la questione di come alcune donne adulte, non ancora maritate (virgines) rifiutano di portare il velo durante il culto.  (^) In primo piano si evidenzia la consuetudine di una società che guarda il modo di vivere la sessualità femminile.  (^) Subito dopo nell’opera si evince il discorso sulle indicazioni da rispettare sull’abbigliamento, come il velo.  (^) Ricorda Tertulliano in maniera mnemonica che le donne sono dirette discendenti di Eva, ed è necessario che la condanna della prima donna prosegua in tutta la discendenza del mondo femminile, poiché a causa dell’azione della progenitrice la donna è maledetta dal dio e dagli uomini come tentatrice perenne.

Ad uxorem

 (^) Il libro si apre con una testimonianza di affetto da parte di Tertulliano alla moglie, la quale è legata a lui non solo dal giuramento fedele in quanto sua sposa ma anche perché entrambi sono al servizio della religione.  (^) Negli scritti dell’autore si trova la parola servus, per indicare che gli uomini e le donne e in questo scritto gli sposi, sono legati dal comune vincolo di essere servi della religione, poiché liberati dalla schiavitù del peccato sono divenuti servi di Dio.  (^) La fedeltà coniugale è una prerogativa del matrimonio essendo qualità dell’amore coniugale. Il dono della propria vita, secondo Tertulliano ad un’altra persona (sposo/a) per essere tale deve essere inviolabile, anche dopo la morte del coniuge.  (^) Tertulliano chiede alla moglie, dopo la sua morte, di rimanere vedova e di non risposarsi, la esorta alla continenza, come anticipo dei beni futuri che erediterà nel paradiso.  (^) La continenza frena gli impulsi sessuali e quindi anche alla rinuncia di seconde nozze dopo la morte del coniuge. E ciò riprende l’aspetto positivo della virtù e della castità, poiché la vita cristiana richiama alla santità e pertanto il matrimonio ha come fine la santità dei coniugi.

 (^) Come nel primo capitolo della Genesi, Tertulliano riconosce il matrimonio come un realtà santa, benedetta da dio, destinata alla moltiplicazione del genere umano.  (^) Tertulliano ammette anche poiché il matrimonio è benedetto e voluto da Dio, non può essere condannato e dichiarato illecito, dunque è legale, affinché si celebri una sola volta in tutta la vita.  (^) A differenza degli eretici che criticavano l’aspra diversità tra Antico e Nuovo Testamento, Tertulliano afferma una continuità con le sue discrepanze.  (^) Alla poligamia simultanea dei patriarchi dell’Antico Testamento, in seguito alla venuta di Cristo si è evoluta in una solida monogamia, abrogando da parte dell’uomo di ripudiare la propria moglie.  (^) Infine Tertulliano, appoggiando le indicazioni apostoliche paoline, vieta categoricamente la celebrazione di matrimoni misti, ciò tra persone di culti differenti.

 (^) Da questa polemica Tertulliano è completamente immerso nella sua lotta contro il presunto lassismo di coloro che si dicono cattolici.  (^) Chi fosse caduto in un peccato grave deve supplicare Dio per le proprie colpe, riconciliarsi ed ottenere la remissione dai supplizi eterni mediante un’afflizione temporale.  (^) È necessario che tale penitenza sia pubblica ed ecclesiale perché deve ottenere l’intercessione orante della Chiesa.  (^) Penitenza ecclesiale e personale devono rimanere unite per ottenere gli effetti della riconciliazione: la pax con la Chiesa e la riconciliazione con Dio.  (^) Mentre il primo effetto risulta l’evidente opposto della scomunica comminata all‘inizio della penitenza, il secondo si deduce dal parallelismo con il battesimo, perché umanamente non può essere certificato da nessuno

 (^) È interessante considerare il valore che Tertulliano attribuisce al processo penitenziale in vista di tale riconciliazione: esso è decisamente orientato ad ottenere la remissione dei peccati.  (^) Tertulliano nel periodo riconosce la possibilità del perdono per qualsiasi colpa o peccato. Nel periodo montanista non ammetta neanche che i peccatori più gravi possano essere ammessi alla penitenza.  (^) Per Tertulliano montanista l‘ammissione alla vera penitenza pubblica è così intimamente legata alla possibilità del perdono della Chiesa, che essa deve essere negata qualora il perdono non può essere concesso.  (^) La penitenza rende sensibile e pubblico il perdono di Dio ed è tanto intimamente connessa con l‘assoluzione ecclesiale che non è giusto concederla se dovesse venire meno la condizione per questo atto di riconciliazione con la Chiesa.