



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Un'analisi di alcune novelle del decameron di giovanni boccaccio, esplorando i temi principali, i personaggi e le loro relazioni. Le novelle analizzate offrono uno spaccato della società medievale e delle sue contraddizioni, attraverso storie di amore, inganno, vendetta e redenzione. Utile per comprendere la complessità del decameron e il suo valore letterario.
Tipologia: Appunti
1 / 6
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




NOVELLA 1 Filostrato – Masetto di Lamporecchio e il monastero. NOVELLA 4 Panfilo – Frate Puccio e Don Felice. NOVELLA 6 Fiammetta – Ricciardo Minutolo innamorato di Catella. NOVELLA 9 Neifile – Giletta di Narbona e Beltramo. NOVELLA 10 Dioneo – Rimettere il diavolo all’inferno. Nell’ingresso della terza giornata si compie un esorcismo del caos tramite la perfezione architettonica del giardino, questa perfezione va interpretata come capacità divina. Il giardino è rappresentazione della natura modificata dall’impeto della cultura, la brigata crea e si trasporta in un nuovo eden. Un posto libero dai condizionamenti di chiesa e politica. Neifile è la regina della terza giornata e propone come tema l’industria, ovvero l’ingegno e l’intelligenza.
Filostrato inizia il racconto considerando che è da stolti credere che, solo perché delle donne portano l’abito (suore), non sentano più gli appetiti femminili. Come è da stolti credere che la dura vita dei contadini li renda indifferenti al desiderio. Nelle campagne toscane era locato un monastero molto famoso, in esso vivevano otto donne con una badessa e un uomo che coltivava il giardino. Quest’ultimo decise però di abbandonare il monastero e tornare nel suo paese per via della scarsa paga. Fra coloro che lo accolsero calorosamente vi era un giovane uomo forte e di bell’aspetto chiama Masetto che chiese al giardiniere in cosa consistesse il suo lavoro al convento. L’uomo rispose elencando normali mansioni ma aggiunse che la paga era talmente scarsa da non potersi neanche comperare un paio di scarpe, inoltre le monache erano tutte molto giovani e sembrava avessero il diavolo in corpo: non le andava bene nulla; proprio per queste ragioni si era licenziato. Masetto fu colto dall’improvviso desiderio di andare a lavorare in convento ma era preoccupato di non essere accettato perché troppo giovane e appariscente. Decise quindi di fingersi muto, tanto lì nessuno lo conosceva. Si presentò al convento come un pover’uomo, con la scure al collo. Facendo dei gesti per farsi capire chiese da mangiare e si offrì di tagliare la legna. Nei giorni successivi Masetto continuò a darsi da fare al servizio dell’amministratore del convento. Un giorno la badessa lo vide e domandò chi fosse e l’amministratore rispose che era un pover’uomo sordomuto ma molto capace che sarebbe stato adatto a lavorare il giardino del monastero. La badessa fu subito d’accordo e Masetto, che sentì tutto da lontano, ne fu molto contento. I giorni passavano e le monachelle cominciarono a stuzzicarlo e a prenderlo in giro. Un dì una di loro confessò all’amica di aver avuto pensieri peccaminosi e che aveva saputo che non c’è dolcezza più grande al mondo di quella che la femmina prova quando giaceva con un uomo. Non avendo nessuno a disposizione era determinata a scoprirlo
con Masetto; lui era l’uomo più adatto perchè anche volendo non avrebbe potuto dirlo a nessuno. Le due misero a punto un piano: alle tre di pomeriggio, quando le altre riposavano, sarebbero andate da Masetto e l’avrebbero condotto in una capanna non molto lontano. Così mentre una giaceva con lui l’altra avrebbe fatto la guardia. Proprio così fecero, prima una e poi l’altra, e scoprirono che tutto ciò che si diceva era vero. Le altre monache iniziarono ad accorgersi degli strani movimenti e convennero che non l’avrebbero detto alla badessa ma che avrebbero fatto visita a turno al povero giardiniere. Un giorno la badessa trovò Masetto a dormire all’ombra di un albero, esausto dalle sue vicende notturne, e provò un gran desiderio. Decise allora di condurlo nelle sue stanze e di tenerselo per sé alcuni giorni. Il giovane, non potendo soddisfare tante donne si rende conto che il suo essere muto lo poteva danneggiare e una sera, mentre era con la badessa parla: dice che ha sentito dire che un gallo basta a dieci galline, ma dieci uomini possono a fatica soddisfare una donna. Lui che ne deve soddisfare nove non può durare a lungo quindi, o lo devono lasciar perdere o trovare una soluzione. La donna, che lo credeva muto si sorprese molto e Masetto gli spiegò che era diventato muto a seguito di un incidente, non lo era di natura, e quella era la prima notte che gli era tornata la voce. La badessa, non volendolo lasciar andare, riesce a trovare la soluzione. Essendo morto l’amministratore diffusero la voce che Masetto aveva riacquistato la parola, per i meriti del santo da cui il monastero prendeva nome. Tutti credettero alla storia e il giovane fu nominato amministratore e potè gestire le sue fatiche come meglio pensava. Negli anni successivi nel convento nacquero molti monachini, ma la cosa fu gestita con molta discrezione. Così Masetto ormai vecchio e ricco, avendo speso bene la sua gioventù se ne tornò da dove era partito.
Viveva vicino al convento francescano di San Pancrazio un uomo buono e ricco Puccio di Rinieri, talmente dedito alle cose di spirito tanto da farsi terziario con il nome di Frate Puccio. Seguendo la via dello spirito trascurò totalmente la moglie, Elisabetta, una giovane fresca e bella. Lei per la santità del marito era sempre a dieta e quando voleva dormire con Puccio lui gli raccontava la vita di Cristo o il lamento di Maddalena. In quel periodo torna da Parigi un monaco conventuale di San Pancrazio, chiamato don Felice. Si tratta di un uomo bello, giovane ed estremamente colto. Divenuto amico di frate Puccio spesso si recava a casa sua per pranzo e cena; Elisabetta, per compiacere il marito, li accudiva volentieri. Il monaco, vedendo Elisabetta così bella ma sofferente pensò di sottrare a frate Puccio la fatica di soddisfarla; incontrarsi però era assai difficile perché il marito non usciva mai di casa. Pensando e ripensando, don Felice escogitò un piano; un giorno mentre era con il frate gli disse che poteva insegnargli una via per raggiungere la santità velocemente, un metodo tanto segreto che i papi e gli altri prelati non volevano che si conoscesse.
La dama, accecata dalla gelosia, credette a tutto e rispose che l’avrebbe certamente fatto. La mattina seguente Ricciardo si recò al bagno e diede istruzioni alla padrona, che lo conosceva bene. Costei nella casa, accanto al bagno, aveva una camera molto buia e priva di finestre, vi mise un letto sul quale il giovane attese l’arrivo di Catella. Alle tre precise la donna arrivò alla stanza e chiese dove fosse Filippello, la padrona di casa gli indicò la stanza dove in realtà la aspettava Ricciardo. Appena entrata nella stanza fu travolta dai baci e l’affetto dell’uomo e si guardò bene dal dire una parola. Solo dopo aver consumato la donna lasciò uscire tutto il suo sdegno, in un discorso durissimo. Sentendo quelle parole Ricciardo si rammaricò molto e decise di svelare l’inganno per evitare ulteriori complicazioni. La prese in braccio e le disse di non urlare perché se li avessero trovati lì insieme sarebbero potute succedere due cose:
Neifile inizia il suo racconto dicendo Di Francia visse un gentiluomo, chiamato Isnardo, Conte di Rossiglione. Questi era malato e aveva sempre con sé un medico chiamato Gerardo di Nerbona. Il Conte aveva un figlio chiamato Beltramo, bellissimo e simpatico. Assieme a lui venivano allevati altri fanciulli della sua età, tra cui Giletta, figlia del medico. Ehi, quando il Conte morì, affidò suo figlio al re che andò a Parigi con grande dolore della fanciulla. Morto il padre, anche Giletta, rimasta sola, voleva andare a Parigi per rivedere Beltramo che non aveva mai potuto dimenticare. Per caso udì, re di Francia, a causa di un tumore era rimasta una fistola che gli dava gran fastidio e preoccupazione. Ti medici consultati non avevano saputo guarirlo, ma Giletta. Penso di poterlo fare e di avere un valido motivo per andare a Parigi. Preparata una polvere con certe erbe per curare la fistola. Montò a cavallo e se ne andò. Giunta a Parigi, rivide Beltramo e poi si recò dal re per chiedergli di mostrarle la ferita. Assicuro che poteva curarla entro otto giorni e anche se il re si dimostrò incredulo, così fu. Al re, guarito, Giletta chiese come sposo Beltramo di Rossiglione, che amava immensamente fin da bambina. Il re Acconsentì, e a Beltramo toccò sposare Giletta, anche se mal volentieri. Subito dopo le nozze Beltramo si allontanò dalla Francia e se ne andò in Toscana, dove divenne capitano di Ventura e combatte per lungo periodo al servizio dei fiorentini
contro i senesi. La sua novella sposa, invece, si occupò delle sue terre e mise in ordine tutti gli affari del marito. Anca di Aspettarlo inutilmente mando a lui due cavalieri dicendogli che se non fosse tornato immediatamente lei sarebbe andata via. Beltramo rispose con grande durezza, dicendogli di fare ciò che voleva; e che sarebbe ritornato a casa solo se lei gli avesse portato un anello che lui non si toglieva mai e gli avesse dato un figlio. Tutta la notizia dei due cavalieri Giletta decise di partire per un pellegrinaggio in cui compiere opere di misericordia per la salvezza della sua anima. Si fermò finché non giunse a Firenze, dove alloggiò in un alberghetto tenuto da una vedova. Tina seguente vide passare di fronte alberghetto Beltramo a cavallo e chiese alla vedova chi fosse costui. La Vedova rispose che era il Conte Beltramo, un gentiluomo che si era innamorato di una sua vicina, una donna gentile ma povera che viveva ancora con sua madre. Giletta decide di recarsi subito a casa loro e di parlare con la madre questa donna, raccontatagli tutta la storia essa si decise ad aiutarla e misero su un piano: Ella avrebbe mandato a dire a Beltramo che la figlia era pronta ad accontentarlo, ma che voleva come pegno d'amore l'anello che portava al dito. Successivamente gli avrebbe riferito che la figlia era disposta a fare i suoi piaceri ma che al posto della giovane ragazza si sarebbe fatta trovare lei, con un po’ di fortuna sarebbe rimasta incinta. Proprio così andò e dopo numerosi incontri Giletta si accorse di essere gravida. Interruppe così gli incontri con il marito e pagò la donna che l'aveva aiutata con cinquecento denari e molti gioielli. Giletta rimase a Firenze, dove partorì due figli maschi, li fece crescere un po' e poi si mise in cammino e raggiunse il marito a Rossiglione. Giunto a palazzo con i figlioletti in braccio, si gettò ai piedi del conte e gli disse che lei era la sua sposa ed era tornata nella sua terra con due figli e il suo anello; ora stava a lui mantenere la sua promessa. il Conte Beltramo fu molto colpito dalla perseveranza della donna e vedendo i due figlioletti, depose la sua ostinazione. Accolse la donna tra le sue braccia, la riconobbe come legittima moglie, l’amò e la tenne sommamente cara.
La giovane Alibech, una ragazza ingenua di quattordici anni proveniente da Capsa (in Barberia), si incuriosisce sulla fede cristiana e su come servire Dio. Le viene detto che per farlo deve ritirarsi nel deserto e dedicarsi alla vita ascetica. Spinta da un impulso giovanile, Alibech lascia segretamente casa e si addentra nel deserto egiziano, alla ricerca di un maestro spirituale. Dopo essere stata rifiutata da due eremiti, spaventati dalla sua bellezza e temendo la tentazione, giunge alla cella di Rustico, un giovane eremita che, vedendola innocente e desiderabile, decide di trattenerla con sé. Rustico, sopraffatto dalle tentazioni, architetta un piano per soddisfare i suoi desideri carnali senza rivelare apertamente le sue intenzioni. Con un ingegnoso stratagemma, le racconta che il suo "Diavolo" (un’allusione all’organo genitale maschile) può essere rimesso nell'"Inferno" di lei (un’allusione all’organo genitale femminile), e che questa pratica è un modo per servire Dio e