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tesi sullo stalking complet, con riferimenti, bibliografi, sitografia, identikit dello stalker e altro
Tipologia: Tesi di laurea
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“Pedinano la loro vittima, le scrivono, le telefonano in continuazione, cercando in ogni modo di far parte della sua vita. E anche quando non ricorrono alla violenza, a volte distruggono la persona che dicono di amare…”
Non riescono a pensare ad altro che alla persona che li ha lasciati o che vorrebbero possedere a ogni
costo.
Le scrivono lunghissime lettere, ma appena possono la seguono, cercano di sapere dove va e chi
incontra, tentano in ogni modo di stabilire un contatto diretto.
A volte sono travolti dalla rabbia o dalla brama di vendetta per l ’abbandono di cui si ritengono vittime.
Lacerati fra nostalgia e disperazione, percepiscono il loro desiderio quasi come un dolore fisico. Questi
comportamenti irrazionali non sono insoliti negli amanti delusi. E, in genere, passano abbastanza
presto.
Ma cosa succede se persistono, e i tentativi di allacciare o riallacciare un rapporto si trasformano in un
inseguimento angoscioso, una molestia intollerabile carica di minaccia che distrugge la vita di chi ne è
la vittima? Quand’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa
persecuzione?
Tale fenomeno, ha catturato l’attenzione solo negli ultimi vent’anni. Le fissazioni e le persecuzioni
amorose sono antiche quanto la storia dell’uomo.
Se ne trovano tracce nell’antica Grecia, dove un esempio ci viene dalle pagine di Metamorfosi di
Ovidio in cui si racconta l’inseguimento di Dafne da parte di Apollo. La drammatica conclusione della
storia, Dafne preferisce farsi trasformare in albero di alloro piuttosto che cedere. Ciò che più colpisce
in questa storia sono le parole rivolte dal dio alla ninfa in fuga, parole che riprendono un tema centrale
dello stalking: ” Io non sono un nemico, amor est mihi causa sequendi, è per amore che ti inseguo”.
Il concetto di stalking deriva dal linguaggio venatorio inglese, e descrive l’appostamento e
l’inseguimento della preda. Anche lo stalker tende continui agguati alla propria vittima. La pedina, e
tenta incessantemente di avvicinarla, per telefono, per lettera, o fermandola per strada.
Alcuni stalker inviano regali o oggetti bizzarri, spesso con intento di terrorizzare. Oppure diffondono
calunnie sul suo conto e cercano di renderle la vita difficile.
A volte, lo stalker passa all’azione: la violenza può essere rivolta direttamente contro la vittima, ma
anche contro i suoi parenti e conoscenti, e persino contro estranei, che il persecutore collega in qualche
modo alla vittima. Inoltre, non sono rari episodi di attacchi contro la sua macchina o il suo animale
domestico o tentativi di introdursi in casa.
Le motivazioni sentimentali non sono le uniche (gli stalker possono essere mossi da altre ragioni,
come il desiderio di vendetta), ma il gruppo più numeroso e diffuso è quello degli ex partner che non si
rassegnano alla fine della relazione.
Ma cosa spinge una persona a perseguirne un’altra che afferma di amare?
Dalle indagini sugli stalker emerge un quadro psicologico disturbato, anche se non sempre patologico.
La cosiddetta “paranoia da abbandono”, in cui l’amante lasciato non riesce a pensare ad altro cha
all’amore perduto, è un fenomeno comune, che tuttavia ha una durata limitata nel tempo e degenera in
comportamenti persecutori o addirittura violenti solo quando si innesta su problemi preesistenti.
Questa tesina prende in esame appunto il fenomeno dello stalking, inizialmente affronta il quadro
normativo riguardante il reato di atti persecutori, soffermandosi nello specifico sulla disciplina dettata
in materia della legge n.38 del 2009 che ha coniato per la prima volta a livello giuridico, questa
tipologia di reato nel nostro paese, con l’introduzione nel codice penale dell’art.612 bis.
In seguito analizza la figura dello stalker cercando di descriverne i tratti generali e prendendo in
considerazione le varie classificazioni di questo argomento.
Successivamente l’attenzione si sposta sulla vittima dello stalking e alle ripercussioni che subisce a
causa dell’opera persecutoria del molestatore, valutando anche le misure che sono state approntate per
sostenerla.
“Stalking”è una parola che purtroppo è diventata sempre più presente nel linguaggio comune di tutti i
giorni, un fenomeno ben conosciuto nella cronaca nera.
Comportamenti che sono ritenuti come delle normali manifestazioni d’affetto possono trasformarsi in
vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà individuale di un soggetto e di
violare la sua privacy e in certi casi di spaventare chi ne è destinatario, suo malgrado.
Si possono inquadrare le Molestie Assillanti come un insieme di comportamenti di sorveglianza e di
controllo, ripetuti, intrusivi, volti a ricercare un contatto con la “vittima”: questa ne risulta infastidita,
preoccupata, spaventata, può essere costretta a modificare il proprio stile di vita, fino a giungere in
alcuni casi a manifestare una sofferenza psichica conclamata.
Lo stalking comprende una serie di attività che sfumano in comportamenti accettati socialmente e
considerati normali, quali sono i tentativi di ristabilire una relazione interrotta, ma che possono
diventare oggetto di attenzione clinica oltre che di quella legale, per pervasività, coerenza e persistenza
nel tempo, effetti psicologici sul destinatario e rischio di violenza associato.
Con lo stalking sono violati i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla Costituzione italiana
all’art. 2 ed è per questo che bisogna pervenire a una qualificazione giuridica del fenomeno che
permetta di punire, attraverso un’analisi della gravità e dell’idoneità offensiva dei fatti addebitati, il
soggetto che li ha posti in essere, alla luce dei diritti inviolabili della persona come il diritto all
´uguaglianza (articolo 3 della Costituzione), il diritto alla libertà personale (articolo 13 della
Costituzione) e il diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione).
La scienza criminologica ha studiato a fondo il fenomeno sia dal punto di vista psicologico che sociale
ed è arrivata a fornire un quadro di quelle che sono le motivazioni, le problematiche e i diversi profili
dei “molestatori”.
Il termine “stalking” è una parola anglosassone che deriva dal verbo “to stalk” che tradotto significa “fare la posta”.
Lo stalker in molti casi si apposta ed insegue la propria vittima in maniera palese, in modo da far pesare la propria presenza; una presenza che è destinata a diventare una vera e reale intromissione nella
vita privata della vittima.
L’atteggiamento del persecutore si traduce nella messa in atto di comportamenti che apparentemente
sono tipici di un corteggiamento o di normali manifestazioni d’affetto ma che, per il loro carattere sempre più maniacale e ossessivo, generano nella vittima un disagio che può portare a uno stato d’ansia e di paura che le impedisce di vivere normalmente la propria quotidianità.
Lo stalker adotta una condotta che attraverso azioni sempre più invasive e assillanti gli permetta di
acquisire un potere e un controllo nei confronti della vittima designata, la quale diviene l’oggetto di un desiderio di possessione di cui il molestatore non può fare a meno.
Nel 2001 Paolo Curci e Gian Maria Galeazzi, due psichiatri italiani, introdussero il concetto di “sindrome delle molestie assillanti”, costituita da “un insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o allarmata da tali attenzioni e comportamenti ”. Da questa definizione emergono tre elementi che costituiscono la sindrome:
In base quindi a questa definizione diventa fondamentale per lo studio del fenomeno incentrare l’attenzione sul rapporto tra la vittima e il molestatore.
Ad oggi il reato di stalking viene riconosciuto con la legge n.38 del 2009, precedentemente ricondotto al “Reato di molestia o disturbo alle persone” previsto dall’art. 660 c.p il quale sancisce che
“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a € 516”.
Il reato previsto dall’art. 660 c.p., punisce quindi “la condotta, insistente e petulante, idonea a turbare in modo apprezzabile le normali condizioni nelle quali si svolge la vita della persona molestata.
Contrariamente all’attualità, l’art. 660 c.p. , riguardante il reato di molestia , non tutelava la psiche
dell’individuo vittima di stalking ma poneva maggiore rilievo sull’ordine e la tranquillità pubblica.
Un limite della norma è il fatto che le azioni moleste o di disturbo sono punite unicamente se
avvengono in “ luogo pubblico (vie, piazze, giardini pubblici, ecc.) o aperto al pubblico (musei, chiese, teatri, negozi, ecc.)”.
Ricordiamo, però, che moltissimi casi di stalking e di violenza sono consumati all’interno delle mura domestiche.
È dunque lampante come questa soluzione di ricondurre lo stalking al “reato di molestie o disturbo alla persona” non risulta sufficiente per contrastare un fenomeno così complesso.
A seconda dei comportamenti esercitati dal molestatore, questi diventano oggetto di ulteriori sanzioni, quali ad esempio:
Si è iniziato a parlare di stalking negli anni 80 riferito solamente alle persecuzioni che ricevevano le persone celebri del mondo dello spettacolo e dello sport, vittime dei loro stessi fans.
Gli organi pubblici in seguito ad avvenimenti più o meno gravi i cui i protagonisti erano vip e celebrità vittime di molestie, avvertirono la necessità di introdurre nei sistemi giuridici strumenti di tutela per prevenire ulteriori situazioni di disagio.
Nel nostro ordinamento, solo in data 23 febbraio 2009, il governo decise di emanare il decreto legge n. 11, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in
tema di atti persecutori”, detto “Decreto legge Anti‐violenze”, che ha introdotto il reato di “Atti persecutori”.
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Numerosi studi traggono riferimento dalle diverse tipologie di relazioni che collegano il persecutore
con la sua vittima, e hanno evidenziato che circa il 77 per cento delle vittime aveva una relazione di qualche tipo (ex partner, colleghi di lavoro, vicini di casa) con chi le molestava, solo circa il 20 per cento degli stalkers risulta essere un estraneo.
Lo stalking, a lungo è rimasto un fenomeno di scarsa notorietà a causa dei sentimenti di vergogna e paura che provoca nelle vittime, ancora oggi è un tipo di reato fortemente nascosto perché non viene sempre denunciato; questa diffusione potrebbe essere dovuta all’aumento di relazioni affettive che gli individui intraprendono per sperimentare nuove forme di amore presenti in epoca moderna.
Recenti ricerche condotte dall’Osservatorio nazionale stalking, hanno preso in considerazione un campione di 9600 persone composto per metà di uomini e per metà di donne dai 17 agli 80 anni, ha evidenziato che circa una persona su cinque (il 20 per cento della popolazione) ha subito atti persecutori.
Uno studio dimostra che, nella quasi totalità dei casi, il persecutore è il partner della vittima, un ex, un amico o un conoscente che inoltre è recidivo nel 30% dei casi di conseguenza un uomo su tre si ostina a continuare anche dopo una denuncia a perseguitare la vittima che nel 70 per cento dei casi, accusa un successivo disagio psico-relazionale grave.
Nel 1993 viene elaborato il primo sistema di classificazione degli stalker sulla base dell’analisi di 74 casi, a cui se ne aggiunsero altri 126 provenienti dal Dipartimento di polizia di Los Angeles.
Lo studio sintetizzo il caso con la descrizione di tre specifiche categorie:
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soggetti con cui hanno avuto precedentemente dei contatti o una relazione; le vittime sono, spesso, ex- partner ma possono essere anche vicini, amici, conoscenti, colleghi di lavoro. La persecuzione inizia nel momento in cui la relazione che unisce l’individuo disturbato con la vittima volge al termine per volere di quest’ultima.
Per una comprensione globale del fenomeno dello stalking è stata fatta una distinzione di cinque diverse tipologie di persecutore ognuna delle quali è in grado di far conoscere nel dettaglio i diversi comportamenti, pensieri, atteggiamenti e desideri del molestatore. Tale classificazione è stata riportata dai celebri studiosi Mullen, Pathè e Purcell in funzione della motivazione predominante del molestatore, della relazione preesistente con la vittima e della diagnosi psichiatrica.
Le categorie sono:
- Il rifiutato: la vittima e lo stalker hanno avuto in passato una relazione sentimentale che è giunta al termine, la fine del rapporto diventa la causa scatenante che genera lo stalking. Il molestatore non è in grado di accettare la conclusione della relazione e spinto dal desiderio di continuare ad avere rapporti con l’ex partener. Lo stalker è quindi, un soggetto incapace di accettare l’abbandono della persona amata o di altre figure significative. Il comportamento può durare a lungo nel corso del tempo nel quale comportamenti e reazioni provenienti dalla vittima vengono interpretati a vantaggio dello stalker. Questa categoria è tra le più pericolose per la vittima poiché il rifiutato, pur di continuare a esercitare il controllo sulla vita dell’ex partner può arrivare ad ucciderlo. Il rischio per la vita della vittima aumenta se la precedente relazione era caratterizzata da violenza e gelosia. - Il ricercatore di intimità: lo stalker pur non conoscendo la vittima, per instaurare una relazione intima con essa inizia a perseguitarla. In questo caso il molestatore ricerca affetto, contatto e vicinanza
2.1Tabella raffigurante in percentuale le tipologie di stalking
Gli studiosi sostengono che la maggioranza degli stalker attui comportamenti devianti spinti da due diverse motivazioni : l’amore e il potere.
Si ritiene che i molestatori, siano mossi inconsciamente dalla volontà di ottenere il controllo sulle proprie vittime.
Emblematico del desiderio di controllo e manipolazione dell’oggetto della molestia è il fatto che quest’ultima sia sempre caratterizzata da intimidazione e minaccia: “nella mente degli stalkers ricorrono continuamente pensieri ossessivi, che per loro stessa natura incorporano desideri di possesso; il controllo è una forma di possesso e la sensazione d’avere il controllo sulla relazione, la soddisfazione derivante da ciò, rappresentano una base molto forte dalla quale possono avere origine le molestie (badcock, 2002); quel che fondamentalmente guida lo stalker è la sensazione di avere il controllo su un’altra persona.”
Gli stalker spinti da infatuazione o amore possono sviluppare una relazione di tipo maniacale, erotica, dipendente o di convivenza. Coloro che studiano il fenomeno hanno aggiunto ai fattori di rischio sopra elencati un ulteriore tipo di amore: l’amore non corrisposto. Quest’ultimo provoca nel persecutore sentimenti negativi quali la rabbia, la collera e il dolore; se il soggetto deviante sviluppa in se questo tipo di emozioni è portato a dare la colpa a qualcuno trasformandolo successivamente in un bersaglio. E’ importante considerare come i fattori di rischio possono non essere presenti nella vita di uno stalker che, in tal caso, mette in atto molestie semplicemente a causa di un carattere di natura aggressiva scaturito da storie di violenza, detenzione e crimini precedenti.
In conclusione possono essere identificate quattro ulteriori categorie di motivazioni :
Le prime due categorie di motivazioni vengono attuate in maniera volontaria e diretta verso uno specifico obiettivo, la terza categoria riguarda da vicino le caratteristiche personali dello stalker, il suo modo di essere, di comportarsi e di pensare. L’ultima tipologia, invece, si basa sul contesto esterno al persecutore e sui vari fattori in cui egli vive ogni giorno; tali situazioni, nella maggior parte dei casi, possono essere considerate i fattori scatenanti dello stalking.
E’ fondamentale, trattando il fenomeno dello stalking, inquadrare in maniera chiara il profilo della vittima di persecuzioni che, sul piano statistico risulta essere per l’80% di sesso femminile con un’età compresa tra i 18 e i 45 anni, anche se le vittime maggiormente molestate hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni.
Gli studiosi,inoltre, hanno mostrato come le donne vittime di stalking attuano strategie di coping * che
le rende ancor più deboli e vulnerabili di quanto già non siano.
Gli studi clinici hanno mostrato come l’effetto di una condotta persecutoria su una persona possa essere di tipo traumatico su quest’ultima. La condizione della vittima può essere sintetizzata con l’espressione “vivere un incubo”. A tal proposito gli studiosi Mullen e Pathè, nel 1997, presero in considerazione un campione di vittime australiane analizzandone le rispettive esperienze di stalking e riscontrando notevoli ripercussioni in ogni singola vita di queste persone: il 94% delle persone esaminate cambiò totalmente il proprio stile di vita o le proprie attività giornaliere dentro e fuori le mura domestiche, il 70% interruppe molte attività sociali, il 50% lasciò l’impiego lavorativo, il 40% cambiò luogo di residenza, l’80% soffriva di ansia,
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Molteplici sono le strategie da adottare per combattere il fenomeno dello stalking; esse si differenziano a seconda dei diversi casi perciò non vi può essere una soluzione in grado di risolvere contemporaneamente disagi tra loro molto diversi.
Oltre a questo si può cercare di adottare delle precauzioni in caso di molestie poiché se non si può cambiare i comportamenti del persecutore, possiamo almeno modificare le nostre azioni per prevenire alcune situazioni di rischio.
E’ importante che la vittima acquisisca coscienza della propria condizione, in modo che questa abbia la consapevolezza che ciò che sta subendo è ingiusto e immotivato, così da poter superare il senso di impotenza e insicurezza che prova e innescare una reazione immediata per difendersi.
Gestire i tentativi di persecuzione dello stalker
una relazione o qualsiasi altro tipo di rapporto con lui/lei.
Aumentare la propria sicurezza
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Lo stalker attraverso le molestie esercita un controllo sulla propria vittima che va ad infierire notevolmente sul suo senso di sicurezza nella vita quotidiana.
Un aiuto per nulla indefferente può essere fornito dalla presenza della propria famiglia in grado di fornire aiuto emotivo e quindi in grado risollevare l'umore scoraggiato della vittima.
Ecco alcune semplici azioni da mettere in atto:
Inoltre, per far si che la vittima di stalking si senta al sicuro nella propria casa è importante seguire semplici passaggi:
L’art. 11 della legge n. 38 del 2009 stabilisce, quali misure a sostegno alle vittime del reato di atti persecutori, che “Le forze dell'ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima la notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto
Tale pensiero è il risultato di avvenimenti passati, a discapito delle donne, tra i quali è importante
ricordare il Delitto d'onore.
Il Delitto d'onore è quella particolare forma di delitto che si presenta solitamente in ambito coniugale,o
comunque familiare, volta alla salvaguardia di una particolare forma di onore o reputazione venuta
meno in seguito ad un atto ritenuto illecito da parte di una moglie o una compagna.
In Italia, sino alla fine del XX secolo, la commissione di un delitto perpetrato al fine di salvaguardare
l'onore (ad esempio l'uccisione della coniuge adultera o dell'amante di questa o di entrambi) non era
punito con pene particolarmente severe poiché si riconosceva che l'offesa all'onore arrecata da una
condotta "disonorevole" valeva di gravissima provocazione, e la riparazione dell'onore non causava
riprovazione sociale.
Di seguito il dettato della norma a tal proposito :
Codice Penale, art. 587
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la
illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della
famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette
circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la
figlia o con la sorella.
L'art. 587 del codice penale consentiva quindi che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie (o il
marito, nel caso ad esser tradita fosse stata la donna), la figlia o la sorella al fine di difendere l'onore
della propria famiglia.
Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e
dopo il referendum sull'aborto, dunque davvero molto tempo dopo le dette sentenze, le disposizioni sul
delitto d'onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.
Ciò nonostante in Italia si sta vivendo un periodo di forte regressione per quanto riguarda le questioni
di genere che porta ad una resistenza nell'accoglimento delle norme non applicate nella semplice
quotidianità soprattutto da chi di dovere ,un esempio è la figura dell'avvocato il quale non avendo totale
chiarezza della situazione globale di chi si presenta ad esso non è in grado di attuare la normativa a
sostegno di chi,in questo caso, è vittima del reato di stalking.
Per quanto riguarda il reato di stalking,all'interno del centro antiviolenza,in passato erano stati aperti
alcuni sportelli dove era possibile effettuare un colloquio ed in cui vi si poteva parlare delle proprie
problematiche.
Attualmente,invece, gli sportelli sono diventati parte integrante del progetto dell'associazione violenza
donna correlati all'unica istituzione di genere femminile in Italia che prende il nome di ''SOLIDEA''
''SOLIDEA'' è :
-Prevista nel programma di governo del Presidente della Provincia di Roma
-Pronta ad intervenire sui disagi femminili
-Presente nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro
-Determinata a mettere in rete tutte le realtà di donne del territorio
-Proiettata verso relazioni internazionali
-Valutazione del rischio
In relazione alla valutazione del rischio,uno strumento per valutare e chiarire la situazione di una
determinata vittima di stalking è il ''S.A.R.A'' (Spousal Assault Risk Assessment).
Si tratta di un questionario di circa 30 domande messe a punto in Canada da un gruppo di esperti per
individuare se e quanto un uomo, che ha agito violenza nei confronti della propria partner (moglie,
fidanzata, convivente) o ex-partner, è a rischio nel breve o nel lungo termine di usare nuovamente
violenza.
Il questionario,somministrato principalmente da un/una criminologo/a, viene compilato da una donna
che in seguito potrà utilizzarlo anche come testimonianza durante un processo contro chi ha commesso
violenza su di essa.
E' doveroso,a questo punto, qui riportare una chiara distinzione tra il reato di stalking ed il
maltrattamento su una donna. nota 1
Una aspetto comune presente sia nello stalking che nel maltrattamento è l'indentificazione di
quest'ultimi come reati.
Il reato di maltrattamento,a differenza dello stalking, si ravvisa nel momento in cui una donna subisce
una violenza che può essere psicologica e verbale,menifestata nel corso del tempo in maniera lenta e
graduale, che porta di conseguenza ad una svalorizzazione nel quotidiano e ad un isolamento della
stessa.
Al contrario lo stalking si manifesta tramite persecuzione,presenza invadente e non gradita nella vita di
chi ne è vittima, continue attenzioni non desiderate causate da un stalker precedentemente rifiutato o
lasciato.
Qui il ruolo dei Centri antiviolenza diventa essenziale in quanto forniscono sostegno alle donne che si
presentano in stato confusionale,impaurite e spesso in stato di shock.
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caso, il Questore può agire di conseguenza in modo pratico.
Con l'effettivo ammonimento orale il Questore scoraggia lo stalker a continuare la persecuzione di una
determinata persona per non andare incontro a sentenze penali.
Per quanto rigurda la tutela e la protezione di allontanamento, quest'ultimo, emanato da un giudice,
prevede un allontanamento tramite la messa in atto di determinati confini che variano a seconda
dell'illecito preso in questione.
L'allontamento ha validità base di sei mesi, che una volta giunti al termini, possono rinnovarsi o essere
sostituiti da una misura maggiore se sono stati commessi ulteriori reati.
Inoltre,il giudice può vietare che l'indagato comunichi con la vittima stabilendo determinate limitazioni
nella comunicazione fatta eccezione nel caso in cui stalker e vittima si trovino insieme nell'ambito
lavorativo : in tal caso il giudice prescriverà le modalità di comportamento.
Le informazioni sopra riportate sono state fornite dal Centro antiviolenza di Roma che , in conclusione,
ha ritenuto doveroso ricordare che per combattere una violenza di genere bisogna riuscire a leggere le
proprie emozioni e capire che un amore con violenza non è amore.
Per completare al meglio l'excurcus di informazioni riguardanti il reato di stalking, notevoli ed
importanti informazioni ci sono state fornite tramite un colloquio in un secondo Centro Antiviolenza
del comune di Roma ''Donatella Colasanti e Rosaria Lopez''
VIA DI TORRE SPACCATA 157, ROMA
ASSISTENTE SOCIALE E GIORNALISTA ROSA MARIA
Dopo una serie di informazioni basilari inerenti al reato di stalking come ad esempio la definizione del
termine stesso,come prevenirlo e come difendersi da questo, un argomento trattato di rilevante
importanza rigurda la donna trattenuta all'uomo, che esercita violenza domestica su di essa, a causa di
una situazione economicamente svantaggiata della donna.
Spesso si parla di violenza fisica, psicologica o sessuale non attribuendo la giusta importanza ad un
altro tipo di violenza altrettando diffusa quale la violenza economica.
La violenza economica è una violenza domestica che comprende una serie di atteggiamenti il cui fine
è quelo di impedire che il partner diventi o possa diventare economicamente indipendente per poter al
fine di poter esercitare su di esso un controllo particolarmente efficace.
Questi atteggiamenti comprendono, ad esempio, l’impedire la ricerca di un eventuale lavoro che sia in
grado di fornire un adeguato mantenimento, la privazione ed il controllo dello stipendio percepito o la
limitazione d'accesso alle finanze familiari.
Molteplici sono i gradi di violenza economica esercitati.
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Di seguito un grafico che riporta i 4 gradi di violenza economica dalla quale si evince una percentuale
significativa in primis per la violenza limitante (45,7%) seguita dalla delinquenziale (33,7%) e infine
dalla controllante (30,9%).
La percentuale della voce delinquenziale piuttosto alta è spiegabile dal fatto che gli items* riferiti a tale tipologia sono più numerosi e le donne più facilmente si sono riconosciute come vittime di tale tipo di violenza.
In seguito all' analisi del fenomeno di violenza economica,è stato inevitabile trattare di un' ulteriore forma di aggressione costituita dal mobbing.
Il termine mobbing deriva dall’inglese. In origine veniva utilizzato per indicare un’aggressione collettiva ai danni di qualcuno, dal verbo inglese to mob , nel senso che la folla, ( il mob), si coalizza per sopraffare la vittima con il solo scopo di eliminarla.
Di solito, infatti, la vittima del mobbing viene presa di mira da più persone che tentano di instaurare un clima di terrore nella vita di chi ne è vittima, che subisce non soltanto ripercussioni psichiche e fisiche, ma viene danneggiato anche nella sfera di vita privata (in famiglia,al lavoro e in generale nella vita sociale..).
In sintesi, le caratteristiche primarie del mobbing :
-Il conflitto deve svolgersi sul posto di lavoro
-Le azioni moleste devono accadere almeno alcune volte al mese
-Il conflitto deve essere in corso da almeno 6 mesi
-La vittima è in una posizione costante di inferiorità
Ad oggi, differentemente dallo stalking,il mobbing non è ancora disciplinato a livello normativo.
Inoltre lo stalking è associato al Disturbo Borderline di Personalità, in cui il problema della separazione e dell’abbandono rappresenta l’elemento centrale. Le persone borderline provano difficoltà a stabilire delle relazioni interpersonali stabili; rispetto alle persone a loro più vicine passano dalla più completa idealizzazione alla svalutazione assoluta. Sul piano emotivo manca u equilibrio e si alternano atteggiamenti rabbiosi ad altri del tutto remissivi e accomodanti. Queste persone manifestano anche