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Tesi sullo stalking , Tesi di laurea di Sociologia Giuridica

tesi sullo stalking complet, con riferimenti, bibliografi, sitografia, identikit dello stalker e altro

Tipologia: Tesi di laurea

2016/2017

Caricato il 11/10/2017

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augusto_cara 🇮🇹

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INTRODUZIONE
“Pedinano la loro vittima, le scrivono, le telefonano in continuazione, cercando in ogni modo di far
parte della sua vita. E anche quando non ricorrono alla violenza, a volte distruggono la persona che
dicono di amare…”
Non riescono a pensare ad altro che alla persona che li ha lasciati o che vorrebbero possedere a ogni
costo.
Le scrivono lunghissime lettere, ma appena possono la seguono, cercano di sapere dove va e chi
incontra, tentano in ogni modo di stabilire un contatto diretto.
A volte sono travolti dalla rabbia o dalla brama di vendetta per l ’abbandono di cui si ritengono vittime.
Lacerati fra nostalgia e disperazione, percepiscono il loro desiderio quasi come un dolore fisico. Questi
comportamenti irrazionali non sono insoliti negli amanti delusi. E, in genere, passano abbastanza
presto.
Ma cosa succede se persistono, e i tentativi di allacciare o riallacciare un rapporto si trasformano in un
inseguimento angoscioso, una molestia intollerabile carica di minaccia che distrugge la vita di chi ne è
la vittima? Quand’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa
persecuzione?
Tale fenomeno, ha catturato l’attenzione solo negli ultimi vent’anni. Le fissazioni e le persecuzioni
amorose sono antiche quanto la storia dell’uomo.
Se ne trovano tracce nell’antica Grecia, dove un esempio ci viene dalle pagine di Metamorfosi di
Ovidio in cui si racconta l’inseguimento di Dafne da parte di Apollo. La drammatica conclusione della
storia, Dafne preferisce farsi trasformare in albero di alloro piuttosto che cedere. Ciò che più colpisce
in questa storia sono le parole rivolte dal dio alla ninfa in fuga, parole che riprendono un tema centrale
dello stalking: ” Io non sono un nemico, amor est mihi causa sequendi, è per amore che ti inseguo”.
Il concetto di stalking deriva dal linguaggio venatorio inglese, e descrive l’appostamento e
l’inseguimento della preda. Anche lo stalker tende continui agguati alla propria vittima. La pedina, e
tenta incessantemente di avvicinarla, per telefono, per lettera, o fermandola per strada.
Alcuni stalker inviano regali o oggetti bizzarri, spesso con intento di terrorizzare. Oppure diffondono
calunnie sul suo conto e cercano di renderle la vita difficile.
A volte, lo stalker passa all’azione: la violenza può essere rivolta direttamente contro la vittima, ma
anche contro i suoi parenti e conoscenti, e persino contro estranei, che il persecutore collega in qualche
modo alla vittima. Inoltre, non sono rari episodi di attacchi contro la sua macchina o il suo animale
domestico o tentativi di introdursi in casa.
Le motivazioni sentimentali non sono le uniche (gli stalker possono essere mossi da altre ragioni,
come il desiderio di vendetta), ma il gruppo più numeroso e diffuso è quello degli ex partner che non si
rassegnano alla fine della relazione.
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Anteprima parziale del testo

Scarica Tesi sullo stalking e più Tesi di laurea in PDF di Sociologia Giuridica solo su Docsity!

INTRODUZIONE

“Pedinano la loro vittima, le scrivono, le telefonano in continuazione, cercando in ogni modo di far parte della sua vita. E anche quando non ricorrono alla violenza, a volte distruggono la persona che dicono di amare…”

Non riescono a pensare ad altro che alla persona che li ha lasciati o che vorrebbero possedere a ogni

costo.

Le scrivono lunghissime lettere, ma appena possono la seguono, cercano di sapere dove va e chi

incontra, tentano in ogni modo di stabilire un contatto diretto.

A volte sono travolti dalla rabbia o dalla brama di vendetta per l ’abbandono di cui si ritengono vittime.

Lacerati fra nostalgia e disperazione, percepiscono il loro desiderio quasi come un dolore fisico. Questi

comportamenti irrazionali non sono insoliti negli amanti delusi. E, in genere, passano abbastanza

presto.

Ma cosa succede se persistono, e i tentativi di allacciare o riallacciare un rapporto si trasformano in un

inseguimento angoscioso, una molestia intollerabile carica di minaccia che distrugge la vita di chi ne è

la vittima? Quand’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa

persecuzione?

Tale fenomeno, ha catturato l’attenzione solo negli ultimi vent’anni. Le fissazioni e le persecuzioni

amorose sono antiche quanto la storia dell’uomo.

Se ne trovano tracce nell’antica Grecia, dove un esempio ci viene dalle pagine di Metamorfosi di

Ovidio in cui si racconta l’inseguimento di Dafne da parte di Apollo. La drammatica conclusione della

storia, Dafne preferisce farsi trasformare in albero di alloro piuttosto che cedere. Ciò che più colpisce

in questa storia sono le parole rivolte dal dio alla ninfa in fuga, parole che riprendono un tema centrale

dello stalking: ” Io non sono un nemico, amor est mihi causa sequendi, è per amore che ti inseguo”.

Il concetto di stalking deriva dal linguaggio venatorio inglese, e descrive l’appostamento e

l’inseguimento della preda. Anche lo stalker tende continui agguati alla propria vittima. La pedina, e

tenta incessantemente di avvicinarla, per telefono, per lettera, o fermandola per strada.

Alcuni stalker inviano regali o oggetti bizzarri, spesso con intento di terrorizzare. Oppure diffondono

calunnie sul suo conto e cercano di renderle la vita difficile.

A volte, lo stalker passa all’azione: la violenza può essere rivolta direttamente contro la vittima, ma

anche contro i suoi parenti e conoscenti, e persino contro estranei, che il persecutore collega in qualche

modo alla vittima. Inoltre, non sono rari episodi di attacchi contro la sua macchina o il suo animale

domestico o tentativi di introdursi in casa.

Le motivazioni sentimentali non sono le uniche (gli stalker possono essere mossi da altre ragioni,

come il desiderio di vendetta), ma il gruppo più numeroso e diffuso è quello degli ex partner che non si

rassegnano alla fine della relazione.

Ma cosa spinge una persona a perseguirne un’altra che afferma di amare?

Dalle indagini sugli stalker emerge un quadro psicologico disturbato, anche se non sempre patologico.

La cosiddetta “paranoia da abbandono”, in cui l’amante lasciato non riesce a pensare ad altro cha

all’amore perduto, è un fenomeno comune, che tuttavia ha una durata limitata nel tempo e degenera in

comportamenti persecutori o addirittura violenti solo quando si innesta su problemi preesistenti.

Questa tesina prende in esame appunto il fenomeno dello stalking, inizialmente affronta il quadro

normativo riguardante il reato di atti persecutori, soffermandosi nello specifico sulla disciplina dettata

in materia della legge n.38 del 2009 che ha coniato per la prima volta a livello giuridico, questa

tipologia di reato nel nostro paese, con l’introduzione nel codice penale dell’art.612 bis.

In seguito analizza la figura dello stalker cercando di descriverne i tratti generali e prendendo in

considerazione le varie classificazioni di questo argomento.

Successivamente l’attenzione si sposta sulla vittima dello stalking e alle ripercussioni che subisce a

causa dell’opera persecutoria del molestatore, valutando anche le misure che sono state approntate per

sostenerla.

“Stalking”è una parola che purtroppo è diventata sempre più presente nel linguaggio comune di tutti i

giorni, un fenomeno ben conosciuto nella cronaca nera.

Comportamenti che sono ritenuti come delle normali manifestazioni d’affetto possono trasformarsi in

vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà individuale di un soggetto e di

violare la sua privacy e in certi casi di spaventare chi ne è destinatario, suo malgrado.

Si possono inquadrare le Molestie Assillanti come un insieme di comportamenti di sorveglianza e di

controllo, ripetuti, intrusivi, volti a ricercare un contatto con la “vittima”: questa ne risulta infastidita,

preoccupata, spaventata, può essere costretta a modificare il proprio stile di vita, fino a giungere in

alcuni casi a manifestare una sofferenza psichica conclamata.

Lo stalking comprende una serie di attività che sfumano in comportamenti accettati socialmente e

considerati normali, quali sono i tentativi di ristabilire una relazione interrotta, ma che possono

diventare oggetto di attenzione clinica oltre che di quella legale, per pervasività, coerenza e persistenza

nel tempo, effetti psicologici sul destinatario e rischio di violenza associato.

Con lo stalking sono violati i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla Costituzione italiana

all’art. 2 ed è per questo che bisogna pervenire a una qualificazione giuridica del fenomeno che

permetta di punire, attraverso un’analisi della gravità e dell’idoneità offensiva dei fatti addebitati, il

soggetto che li ha posti in essere, alla luce dei diritti inviolabili della persona come il diritto all

´uguaglianza (articolo 3 della Costituzione), il diritto alla libertà personale (articolo 13 della

Costituzione) e il diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione).

La scienza criminologica ha studiato a fondo il fenomeno sia dal punto di vista psicologico che sociale

ed è arrivata a fornire un quadro di quelle che sono le motivazioni, le problematiche e i diversi profili

dei “molestatori”.

1-DEFINIZIONE DEL FENOMENO

Il termine “stalking” è una parola anglosassone che deriva dal verbo “to stalk” che tradotto significa “fare la posta”.

Lo stalker in molti casi si apposta ed insegue la propria vittima in maniera palese, in modo da far pesare la propria presenza; una presenza che è destinata a diventare una vera e reale intromissione nella

vita privata della vittima.

L’atteggiamento del persecutore si traduce nella messa in atto di comportamenti che apparentemente

sono tipici di un corteggiamento o di normali manifestazioni d’affetto ma che, per il loro carattere sempre più maniacale e ossessivo, generano nella vittima un disagio che può portare a uno stato d’ansia e di paura che le impedisce di vivere normalmente la propria quotidianità.

Lo stalker adotta una condotta che attraverso azioni sempre più invasive e assillanti gli permetta di

acquisire un potere e un controllo nei confronti della vittima designata, la quale diviene l’oggetto di un desiderio di possessione di cui il molestatore non può fare a meno.

Nel 2001 Paolo Curci e Gian Maria Galeazzi, due psichiatri italiani, introdussero il concetto di “sindrome delle molestie assillanti”, costituita da “un insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o allarmata da tali attenzioni e comportamenti ”. Da questa definizione emergono tre elementi che costituiscono la sindrome:

  • un soggetto attivo, lo stalker, che sviluppa una profondo affetto nei confronti della vittima;
  • una serie di comportamenti volti alla sorveglianza e alla comunicazione;
  • un soggetto passivo, la vittima, che avverte i comportamenti dello stalker associati a paura e minaccia.

In base quindi a questa definizione diventa fondamentale per lo studio del fenomeno incentrare l’attenzione sul rapporto tra la vittima e il molestatore.

2-LO STALKING PRIMA DELLA LEGGE N°38 DEL 2009

Ad oggi il reato di stalking viene riconosciuto con la legge n.38 del 2009, precedentemente ricondotto al “Reato di molestia o disturbo alle persone” previsto dall’art. 660 c.p il quale sancisce che

“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a € 516”.

Il reato previsto dall’art. 660 c.p., punisce quindi “la condotta, insistente e petulante, idonea a turbare in modo apprezzabile le normali condizioni nelle quali si svolge la vita della persona molestata.

Contrariamente all’attualità, l’art. 660 c.p. , riguardante il reato di molestia , non tutelava la psiche

dell’individuo vittima di stalking ma poneva maggiore rilievo sull’ordine e la tranquillità pubblica.

Un limite della norma è il fatto che le azioni moleste o di disturbo sono punite unicamente se

avvengono in “ luogo pubblico (vie, piazze, giardini pubblici, ecc.) o aperto al pubblico (musei, chiese, teatri, negozi, ecc.)”.

Ricordiamo, però, che moltissimi casi di stalking e di violenza sono consumati all’interno delle mura domestiche.

È dunque lampante come questa soluzione di ricondurre lo stalking al “reato di molestie o disturbo alla persona” non risulta sufficiente per contrastare un fenomeno così complesso.

A seconda dei comportamenti esercitati dal molestatore, questi diventano oggetto di ulteriori sanzioni, quali ad esempio:

  • l’omicidio (art 575 c.p.),
  • le lesioni personali (582 c.p.),
  • l’ingiuria (art. 594 c.p.),
  • la diffamazione (art. 595c.p.),
  • la violenza privata (art. 610 c.p.),
  • la minaccia (art. 612c.p.),
  • la violazione di domicilio (art. 614 c.p.)
  • il danneggiamento (635 c.p.).

3-LA LEGGE N° 38 DEL 23 APRILE 2009

Si è iniziato a parlare di stalking negli anni 80 riferito solamente alle persecuzioni che ricevevano le persone celebri del mondo dello spettacolo e dello sport, vittime dei loro stessi fans.

Gli organi pubblici in seguito ad avvenimenti più o meno gravi i cui i protagonisti erano vip e celebrità vittime di molestie, avvertirono la necessità di introdurre nei sistemi giuridici strumenti di tutela per prevenire ulteriori situazioni di disagio.

Nel nostro ordinamento, solo in data 23 febbraio 2009, il governo decise di emanare il decreto legge n. 11, “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in

tema di atti persecutori”, detto “Decreto legge Anti‐violenze”, che ha introdotto il reato di “Atti persecutori”.

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Numerosi studi traggono riferimento dalle diverse tipologie di relazioni che collegano il persecutore

con la sua vittima, e hanno evidenziato che circa il 77 per cento delle vittime aveva una relazione di qualche tipo (ex partner, colleghi di lavoro, vicini di casa) con chi le molestava, solo circa il 20 per cento degli stalkers risulta essere un estraneo.

Lo stalking, a lungo è rimasto un fenomeno di scarsa notorietà a causa dei sentimenti di vergogna e paura che provoca nelle vittime, ancora oggi è un tipo di reato fortemente nascosto perché non viene sempre denunciato; questa diffusione potrebbe essere dovuta all’aumento di relazioni affettive che gli individui intraprendono per sperimentare nuove forme di amore presenti in epoca moderna.

Recenti ricerche condotte dall’Osservatorio nazionale stalking, hanno preso in considerazione un campione di 9600 persone composto per metà di uomini e per metà di donne dai 17 agli 80 anni, ha evidenziato che circa una persona su cinque (il 20 per cento della popolazione) ha subito atti persecutori.

Uno studio dimostra che, nella quasi totalità dei casi, il persecutore è il partner della vittima, un ex, un amico o un conoscente che inoltre è recidivo nel 30% dei casi di conseguenza un uomo su tre si ostina a continuare anche dopo una denuncia a perseguitare la vittima che nel 70 per cento dei casi, accusa un successivo disagio psico-relazionale grave.

SECONDO CAPITOLO

LO STALKER

1- L’IDENTIKIT DELLO STALKER

Nel 1993 viene elaborato il primo sistema di classificazione degli stalker sulla base dell’analisi di 74 casi, a cui se ne aggiunsero altri 126 provenienti dal Dipartimento di polizia di Los Angeles.

Lo studio sintetizzo il caso con la descrizione di tre specifiche categorie:

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  • erotomani : soggetti affetti da un disturbo mentale che causa in loro la convinzione infondata e ossessiva che gli individui da questi molestati, provino amore o attrazione sessuale nei loro confronti; queste persone non hanno mai avuto una relazione con le vittime ma ciò nonostante credono di essere il centro del loro desiderio. L’erotomania è riconosciuta tra i deliri di tipo passionale, insieme a quellindi rivendicazione e gelosia, all’interno del disturbo delirante. La caratteristica essenziale del Disturbo Delirante è la presenza di uno o più deliri non bizzarri che persistono per almeno un mese. In alcuni casi l’erotomania può nascere da un rapporto sessuale avvenuto precedentemente tra il persecutore e l’oggetto della patologia;
  • Amanti ossessivi : anche questi soggetti ritengono d’essere amati dalla loro vittima, rifiutandosi però che i loro sentimenti siano ricambiati; come nel gruppo precedente anche in questo, la vittima (in prevalenza personaggi dello spettacolo), non ha mai avuto relazioni con il molestatore. Gli amanti ossessivi, a differenza degli erotomani, soffrono spesso di disturbo bipolare o di schizofrenia.
  • Semplici ossessivi : individui che mettono in atto comportamenti ossessivi nei confronti di

soggetti con cui hanno avuto precedentemente dei contatti o una relazione; le vittime sono, spesso, ex- partner ma possono essere anche vicini, amici, conoscenti, colleghi di lavoro. La persecuzione inizia nel momento in cui la relazione che unisce l’individuo disturbato con la vittima volge al termine per volere di quest’ultima.

2-LA CLASSIFICAZIONE DEI MOLESTATORI

Per una comprensione globale del fenomeno dello stalking è stata fatta una distinzione di cinque diverse tipologie di persecutore ognuna delle quali è in grado di far conoscere nel dettaglio i diversi comportamenti, pensieri, atteggiamenti e desideri del molestatore. Tale classificazione è stata riportata dai celebri studiosi Mullen, Pathè e Purcell in funzione della motivazione predominante del molestatore, della relazione preesistente con la vittima e della diagnosi psichiatrica.

Le categorie sono:

- Il rifiutato: la vittima e lo stalker hanno avuto in passato una relazione sentimentale che è giunta al termine, la fine del rapporto diventa la causa scatenante che genera lo stalking. Il molestatore non è in grado di accettare la conclusione della relazione e spinto dal desiderio di continuare ad avere rapporti con l’ex partener. Lo stalker è quindi, un soggetto incapace di accettare l’abbandono della persona amata o di altre figure significative. Il comportamento può durare a lungo nel corso del tempo nel quale comportamenti e reazioni provenienti dalla vittima vengono interpretati a vantaggio dello stalker. Questa categoria è tra le più pericolose per la vittima poiché il rifiutato, pur di continuare a esercitare il controllo sulla vita dell’ex partner può arrivare ad ucciderlo. Il rischio per la vita della vittima aumenta se la precedente relazione era caratterizzata da violenza e gelosia. - Il ricercatore di intimità: lo stalker pur non conoscendo la vittima, per instaurare una relazione intima con essa inizia a perseguitarla. In questo caso il molestatore ricerca affetto, contatto e vicinanza

Sosta davanti alla porta di casa 24

Attesa fuori di casa o del lavoro 21

Pedinamento con l’auto 21

Pedinamento fino al posto di lavoro 14

Invio di fax 6

Intrusioni in casa 4

2.1Tabella raffigurante in percentuale le tipologie di stalking

3-LE MOTIVAZIONI CHE SPINGONO LO STALKER

Gli studiosi sostengono che la maggioranza degli stalker attui comportamenti devianti spinti da due diverse motivazioni : l’amore e il potere.

Si ritiene che i molestatori, siano mossi inconsciamente dalla volontà di ottenere il controllo sulle proprie vittime.

Emblematico del desiderio di controllo e manipolazione dell’oggetto della molestia è il fatto che quest’ultima sia sempre caratterizzata da intimidazione e minaccia: “nella mente degli stalkers ricorrono continuamente pensieri ossessivi, che per loro stessa natura incorporano desideri di possesso; il controllo è una forma di possesso e la sensazione d’avere il controllo sulla relazione, la soddisfazione derivante da ciò, rappresentano una base molto forte dalla quale possono avere origine le molestie (badcock, 2002); quel che fondamentalmente guida lo stalker è la sensazione di avere il controllo su un’altra persona.”

Gli stalker spinti da infatuazione o amore possono sviluppare una relazione di tipo maniacale, erotica, dipendente o di convivenza. Coloro che studiano il fenomeno hanno aggiunto ai fattori di rischio sopra elencati un ulteriore tipo di amore: l’amore non corrisposto. Quest’ultimo provoca nel persecutore sentimenti negativi quali la rabbia, la collera e il dolore; se il soggetto deviante sviluppa in se questo tipo di emozioni è portato a dare la colpa a qualcuno trasformandolo successivamente in un bersaglio. E’ importante considerare come i fattori di rischio possono non essere presenti nella vita di uno stalker che, in tal caso, mette in atto molestie semplicemente a causa di un carattere di natura aggressiva scaturito da storie di violenza, detenzione e crimini precedenti.

In conclusione possono essere identificate quattro ulteriori categorie di motivazioni :

  • Espressiva : incentrata su preferenze relazionali , emozioni, sentimenti e desideri;
  • Strumentale : dettata dal desiderio di controllare la vita degli altri, di avere potere decisionale e di introdursi in maniera prepotente nella vita quotidiana altrui;
  • Personologica : si caratterizza per l’incapacità, difetti caratteriali e la non autosufficienza;
  • Contestuale : si manifesta in seguito ad eventi di vita stressanti o traumatici che generano, per il bisogno di intimità e di supporto , lo stalking.

Le prime due categorie di motivazioni vengono attuate in maniera volontaria e diretta verso uno specifico obiettivo, la terza categoria riguarda da vicino le caratteristiche personali dello stalker, il suo modo di essere, di comportarsi e di pensare. L’ultima tipologia, invece, si basa sul contesto esterno al persecutore e sui vari fattori in cui egli vive ogni giorno; tali situazioni, nella maggior parte dei casi, possono essere considerate i fattori scatenanti dello stalking.

TERZO CAPITOLO

LA VITTIMA DI STALKING

1-PROFILO DELLA VITTIMA

E’ fondamentale, trattando il fenomeno dello stalking, inquadrare in maniera chiara il profilo della vittima di persecuzioni che, sul piano statistico risulta essere per l’80% di sesso femminile con un’età compresa tra i 18 e i 45 anni, anche se le vittime maggiormente molestate hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni.

Gli studiosi,inoltre, hanno mostrato come le donne vittime di stalking attuano strategie di coping * che

le rende ancor più deboli e vulnerabili di quanto già non siano.

2-LE CONSEGUENZE SULLA VITTIMA

Gli studi clinici hanno mostrato come l’effetto di una condotta persecutoria su una persona possa essere di tipo traumatico su quest’ultima. La condizione della vittima può essere sintetizzata con l’espressione “vivere un incubo”. A tal proposito gli studiosi Mullen e Pathè, nel 1997, presero in considerazione un campione di vittime australiane analizzandone le rispettive esperienze di stalking e riscontrando notevoli ripercussioni in ogni singola vita di queste persone: il 94% delle persone esaminate cambiò totalmente il proprio stile di vita o le proprie attività giornaliere dentro e fuori le mura domestiche, il 70% interruppe molte attività sociali, il 50% lasciò l’impiego lavorativo, il 40% cambiò luogo di residenza, l’80% soffriva di ansia,

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Molteplici sono le strategie da adottare per combattere il fenomeno dello stalking; esse si differenziano a seconda dei diversi casi perciò non vi può essere una soluzione in grado di risolvere contemporaneamente disagi tra loro molto diversi.

Oltre a questo si può cercare di adottare delle precauzioni in caso di molestie poiché se non si può cambiare i comportamenti del persecutore, possiamo almeno modificare le nostre azioni per prevenire alcune situazioni di rischio.

E’ importante che la vittima acquisisca coscienza della propria condizione, in modo che questa abbia la consapevolezza che ciò che sta subendo è ingiusto e immotivato, così da poter superare il senso di impotenza e insicurezza che prova e innescare una reazione immediata per difendersi.

Gestire i tentativi di persecuzione dello stalker

  • Per prima cosa è bene è fondamentale chiarire allo stalker che non si ha alcun interesse ad aver

una relazione o qualsiasi altro tipo di rapporto con lui/lei.

  • Un unico rifiuto fermo e deciso, con il quale si esprima il totale disinteresse verso lo stalker affermando con sicurezza che non si desidera alcun tipo di relazione con lui. La comunicazione non deve essere aggressiva o colma di minacce ed inoltre non si deve cercare di convincere il molestatore o cercare di farlo ragionare, ma se possibile non lasciare la possibilità di replicare per non dover succesivamente ribadire ulteriormente il proprio pensiero.
  • In seguito, la vittima dovrebbe cercare di ignorare lo stalker ed evitare ogni tipo di contatto con essi; ogni azione e comunicazione viene percepita dallo stalker come un incoraggiamento a continuare le molestie, un segnale che la sua perseveranza potrebbe essere in futuro ripagata con una relazione da parte della vittima. Tale situazione non deve presentarsi mai altrimenti le persecuzioni rischiano di diventare ancor più frequenti ed assillanti.
  • Si dovrebbe anche evitare di rispondere alle telefonate o sms e sfruttare la possibilità di utilizzare il caller ID per identificare il numero di chi sta effettuando la chiamata.
  • Inoltre nel caso in cui si incontri, anche casualmente, lo stalker si dovrebbe cercare di mantenere la calma, cambiare strada o comunque cercare di allontanarsi il più possibile senza dare nell'occhio e non dare inizio ad alcun tipo di comunicazione verbale.
  • Se ci si rende conto di essere seguiti,la prima cosa da fare è cercare di raggiungere un luogo frequentato e abbastanza affollato o meglio ancora un posto di polizia.
  • Se il molestatore è un ex-partner con cui si ha dei figli, egli ha il diritto,nonostante tutto, di vederli. In questo caso specifico è bene far accompagnare i propri figli nel luogo dell’incontro da una terza persona.
  • Evitare di minacciare a propria volta lo stalker o far minacciare il molestatore da un ulteriore persona per farlo cessare di perseguitare.

Aumentare la propria sicurezza

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Lo stalker attraverso le molestie esercita un controllo sulla propria vittima che va ad infierire notevolmente sul suo senso di sicurezza nella vita quotidiana.

Un aiuto per nulla indefferente può essere fornito dalla presenza della propria famiglia in grado di fornire aiuto emotivo e quindi in grado risollevare l'umore scoraggiato della vittima.

Ecco alcune semplici azioni da mettere in atto:

  • Informare le persone che ci sono vicine della situazione in cui ci si trova e inserire i loro numeri nella lista di contatti telefonici per poterli chiamare in qualunque momento. Descrivere il molestatore ai familiari, ai vicini di casa, colleghi di lavoro, insegnanti dei propri figli, e alla polizia. Ancora meglio se si hanno delle foto del soggetto e si è in grado di descrivere segni particolari del molestare o il veicolo che egli guida.
  • Pianificare con le persone vicine come dovrebbero comportarsi nel caso in cui venissero contattate dallo stalker stesso.
  • Cambiare il più possibile i percorsi effettuati maggiormente prima dell'inizio delle persecuzioni (tragitto per andare a lavora,a casa o da persone a noi particolarmente vicine).
  • Non sostare in luoghi isolati o con scarsa illuminazione. Se possibile, non viaggiare mai soli.
  • Tenere sempre a portata di mano un telefono cellulare per chiamare in caso di emergenza impostando,inoltre, la funzionalità di chiamata rapida.
    • Accompagnare sempre i propri figli a scuola se se ne ha l'occassione.

Inoltre, per far si che la vittima di stalking si senta al sicuro nella propria casa è importante seguire semplici passaggi:

  • Assicurarsi che porte e finestre siano sempre chiuse e non facilmente apribili.
  • Cambiare le serrature se si ha il sospetto che qualcuno si sia impossessato della chiave o nel caso in cui lo stalker sia un ex inquilino di quell'abitazione e quindi in possesso delle chiavi di casa.
  • Installare un impianto di allarme e/o di videosorveglianza.
  • Assicurarsi che l’abitazione sia ben illuminata esternamente e facilmente controllabile dall’interno della casa
  • Evitare di accettare pacchi eccetto quelli ordinati direttamente. Non inserire indirizzo e numero di telefono in elenchi pubblici.

5-LE MISURE A SOSTEGNO DELLE VITTIME

L’art. 11 della legge n. 38 del 2009 stabilisce, quali misure a sostegno alle vittime del reato di atti persecutori, che “Le forze dell'ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima la notizia del reato di atti persecutori, di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto

Tale pensiero è il risultato di avvenimenti passati, a discapito delle donne, tra i quali è importante

ricordare il Delitto d'onore.

Il Delitto d'onore è quella particolare forma di delitto che si presenta solitamente in ambito coniugale,o

comunque familiare, volta alla salvaguardia di una particolare forma di onore o reputazione venuta

meno in seguito ad un atto ritenuto illecito da parte di una moglie o una compagna.

In Italia, sino alla fine del XX secolo, la commissione di un delitto perpetrato al fine di salvaguardare

l'onore (ad esempio l'uccisione della coniuge adultera o dell'amante di questa o di entrambi) non era

punito con pene particolarmente severe poiché si riconosceva che l'offesa all'onore arrecata da una

condotta "disonorevole" valeva di gravissima provocazione, e la riparazione dell'onore non causava

riprovazione sociale.

Di seguito il dettato della norma a tal proposito :

Codice Penale, art. 587

Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la

illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della

famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette

circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la

figlia o con la sorella.

L'art. 587 del codice penale consentiva quindi che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie (o il

marito, nel caso ad esser tradita fosse stata la donna), la figlia o la sorella al fine di difendere l'onore

della propria famiglia.

Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e

dopo il referendum sull'aborto, dunque davvero molto tempo dopo le dette sentenze, le disposizioni sul

delitto d'onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.

Ciò nonostante in Italia si sta vivendo un periodo di forte regressione per quanto riguarda le questioni

di genere che porta ad una resistenza nell'accoglimento delle norme non applicate nella semplice

quotidianità soprattutto da chi di dovere ,un esempio è la figura dell'avvocato il quale non avendo totale

chiarezza della situazione globale di chi si presenta ad esso non è in grado di attuare la normativa a

sostegno di chi,in questo caso, è vittima del reato di stalking.

Per quanto riguarda il reato di stalking,all'interno del centro antiviolenza,in passato erano stati aperti

alcuni sportelli dove era possibile effettuare un colloquio ed in cui vi si poteva parlare delle proprie

problematiche.

Attualmente,invece, gli sportelli sono diventati parte integrante del progetto dell'associazione violenza

donna correlati all'unica istituzione di genere femminile in Italia che prende il nome di ''SOLIDEA''

''SOLIDEA'' è :

-Prevista nel programma di governo del Presidente della Provincia di Roma

  • Basata sul principio di solidarietà fra donne
  • Nata per volontà dell’Amministrazione provinciale
  • Impegnata a contrastare il fenomeno della violenza contro le donne

-Pronta ad intervenire sui disagi femminili

  • Attenta a promuovere la cultura di genere

-Presente nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro

-Determinata a mettere in rete tutte le realtà di donne del territorio

  • Sensibile alle problematiche delle immigrate

-Proiettata verso relazioni internazionali

-Valutazione del rischio

In relazione alla valutazione del rischio,uno strumento per valutare e chiarire la situazione di una

determinata vittima di stalking è il ''S.A.R.A'' (Spousal Assault Risk Assessment).

Si tratta di un questionario di circa 30 domande messe a punto in Canada da un gruppo di esperti per

individuare se e quanto un uomo, che ha agito violenza nei confronti della propria partner (moglie,

fidanzata, convivente) o ex-partner, è a rischio nel breve o nel lungo termine di usare nuovamente

violenza.

Il questionario,somministrato principalmente da un/una criminologo/a, viene compilato da una donna

che in seguito potrà utilizzarlo anche come testimonianza durante un processo contro chi ha commesso

violenza su di essa.

E' doveroso,a questo punto, qui riportare una chiara distinzione tra il reato di stalking ed il

maltrattamento su una donna. nota 1

Una aspetto comune presente sia nello stalking che nel maltrattamento è l'indentificazione di

quest'ultimi come reati.

Il reato di maltrattamento,a differenza dello stalking, si ravvisa nel momento in cui una donna subisce

una violenza che può essere psicologica e verbale,menifestata nel corso del tempo in maniera lenta e

graduale, che porta di conseguenza ad una svalorizzazione nel quotidiano e ad un isolamento della

stessa.

Al contrario lo stalking si manifesta tramite persecuzione,presenza invadente e non gradita nella vita di

chi ne è vittima, continue attenzioni non desiderate causate da un stalker precedentemente rifiutato o

lasciato.

Qui il ruolo dei Centri antiviolenza diventa essenziale in quanto forniscono sostegno alle donne che si

presentano in stato confusionale,impaurite e spesso in stato di shock.

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  • emettere il decreto di ammonimento : se le prove di un determinato reato portano alla veridicità del

caso, il Questore può agire di conseguenza in modo pratico.

Con l'effettivo ammonimento orale il Questore scoraggia lo stalker a continuare la persecuzione di una

determinata persona per non andare incontro a sentenze penali.

Per quanto rigurda la tutela e la protezione di allontanamento, quest'ultimo, emanato da un giudice,

prevede un allontanamento tramite la messa in atto di determinati confini che variano a seconda

dell'illecito preso in questione.

L'allontamento ha validità base di sei mesi, che una volta giunti al termini, possono rinnovarsi o essere

sostituiti da una misura maggiore se sono stati commessi ulteriori reati.

Inoltre,il giudice può vietare che l'indagato comunichi con la vittima stabilendo determinate limitazioni

nella comunicazione fatta eccezione nel caso in cui stalker e vittima si trovino insieme nell'ambito

lavorativo : in tal caso il giudice prescriverà le modalità di comportamento.

Le informazioni sopra riportate sono state fornite dal Centro antiviolenza di Roma che , in conclusione,

ha ritenuto doveroso ricordare che per combattere una violenza di genere bisogna riuscire a leggere le

proprie emozioni e capire che un amore con violenza non è amore.

Per completare al meglio l'excurcus di informazioni riguardanti il reato di stalking, notevoli ed

importanti informazioni ci sono state fornite tramite un colloquio in un secondo Centro Antiviolenza

del comune di Roma ''Donatella Colasanti e Rosaria Lopez''

VIA DI TORRE SPACCATA 157, ROMA

ASSISTENTE SOCIALE E GIORNALISTA ROSA MARIA

Dopo una serie di informazioni basilari inerenti al reato di stalking come ad esempio la definizione del

termine stesso,come prevenirlo e come difendersi da questo, un argomento trattato di rilevante

importanza rigurda la donna trattenuta all'uomo, che esercita violenza domestica su di essa, a causa di

una situazione economicamente svantaggiata della donna.

Spesso si parla di violenza fisica, psicologica o sessuale non attribuendo la giusta importanza ad un

altro tipo di violenza altrettando diffusa quale la violenza economica.

La violenza economica è una violenza domestica che comprende una serie di atteggiamenti il cui fine

è quelo di impedire che il partner diventi o possa diventare economicamente indipendente per poter al

fine di poter esercitare su di esso un controllo particolarmente efficace.

Questi atteggiamenti comprendono, ad esempio, l’impedire la ricerca di un eventuale lavoro che sia in

grado di fornire un adeguato mantenimento, la privazione ed il controllo dello stipendio percepito o la

limitazione d'accesso alle finanze familiari.

Molteplici sono i gradi di violenza economica esercitati.

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Di seguito un grafico che riporta i 4 gradi di violenza economica dalla quale si evince una percentuale

significativa in primis per la violenza limitante (45,7%) seguita dalla delinquenziale (33,7%) e infine

dalla controllante (30,9%).

La percentuale della voce delinquenziale piuttosto alta è spiegabile dal fatto che gli items* riferiti a tale tipologia sono più numerosi e le donne più facilmente si sono riconosciute come vittime di tale tipo di violenza.

In seguito all' analisi del fenomeno di violenza economica,è stato inevitabile trattare di un' ulteriore forma di aggressione costituita dal mobbing.

Il termine mobbing deriva dall’inglese. In origine veniva utilizzato per indicare un’aggressione collettiva ai danni di qualcuno, dal verbo inglese to mob , nel senso che la folla, ( il mob), si coalizza per sopraffare la vittima con il solo scopo di eliminarla.

Di solito, infatti, la vittima del mobbing viene presa di mira da più persone che tentano di instaurare un clima di terrore nella vita di chi ne è vittima, che subisce non soltanto ripercussioni psichiche e fisiche, ma viene danneggiato anche nella sfera di vita privata (in famiglia,al lavoro e in generale nella vita sociale..).

In sintesi, le caratteristiche primarie del mobbing :

-Il conflitto deve svolgersi sul posto di lavoro

-Le azioni moleste devono accadere almeno alcune volte al mese

-Il conflitto deve essere in corso da almeno 6 mesi

-La vittima è in una posizione costante di inferiorità

Ad oggi, differentemente dallo stalking,il mobbing non è ancora disciplinato a livello normativo.

Inoltre lo stalking è associato al Disturbo Borderline di Personalità, in cui il problema della separazione e dell’abbandono rappresenta l’elemento centrale. Le persone borderline provano difficoltà a stabilire delle relazioni interpersonali stabili; rispetto alle persone a loro più vicine passano dalla più completa idealizzazione alla svalutazione assoluta. Sul piano emotivo manca u equilibrio e si alternano atteggiamenti rabbiosi ad altri del tutto remissivi e accomodanti. Queste persone manifestano anche