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Tesina d'esame su Darwin, Tesine di Maturità di Scienze Umane

Tesina di maturità su Charles Darwin

Tipologia: Tesine di Maturità

2015/2016
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Caricato il 11/06/2016

PriscillaOrli95
PriscillaOrli95 🇮🇹

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La vita di Charles Darwin
Charles Darwin nacque in Inghilterra nel 1809 da una famiglia di liberali.
La teoria evoluzionistica, precedentemente formulata dal suo nonno
paterno Erasmus, lo influenzò (Erasmus Darwin nel 1794 aveva ipotizzato
che la causa dell'evoluzione fosse la facoltà dei viventi di acquistare nuove
parti e capacità, sotto l'influenza dell'ambiente). Charles fu indirizzato agli
studi di medicina ad Edimburgo, ma egli mostrò una propensione verso le
scienze naturali.
Nel 1827 si recò a Cambridge per studiare teologia, ma non riuscì a
completare un regolare indirizzo di studi. Nel 1831 gli fu proposto di
imbarcarsi come naturalista sul brigantino Beagle, che doveva compiere un
giro del mondo per effettuare rilevamenti nautici.
Darwin effettuò osservazioni geologiche, paleontologiche, zoologiche e
botaniche, che furono fondamentali per l'elaborazione della propria teoria
evoluzionistica, alla quale cominciò a lavorare nel 1836, dopo il ritorno in
patria. Tuttavia scelse di non renderla pubblica.
Finalmente nel 1856 cominciò a redigere “L'origine della specie” e nel
1859, su sollecitazione del naturalista Alfred Russel Wallace, la fece
pubblicare.
Dopo una ventina d'anni, nel 1871, venne pubblicata “L'origine dell'uomo
per selezione sessuale”, in cui lo scienziato inglese estendeva la teoria
sulla nostra specie.
Darwin morì nel 1882 ed ebbe l'onore della sepoltura nell'abbazia di
Westminster dove giacevano anche le spoglie di Newton.
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La vita di Charles Darwin

Charles Darwin nacque in Inghilterra nel 1809 da una famiglia di liberali. La teoria evoluzionistica, precedentemente formulata dal suo nonno paterno Erasmus, lo influenzò (Erasmus Darwin nel 1794 aveva ipotizzato che la causa dell'evoluzione fosse la facoltà dei viventi di acquistare nuove parti e capacità, sotto l'influenza dell'ambiente). Charles fu indirizzato agli studi di medicina ad Edimburgo, ma egli mostrò una propensione verso le scienze naturali. Nel 1827 si recò a Cambridge per studiare teologia, ma non riuscì a completare un regolare indirizzo di studi. Nel 1831 gli fu proposto di imbarcarsi come naturalista sul brigantino Beagle, che doveva compiere un giro del mondo per effettuare rilevamenti nautici. Darwin effettuò osservazioni geologiche, paleontologiche, zoologiche e botaniche, che furono fondamentali per l'elaborazione della propria teoria evoluzionistica, alla quale cominciò a lavorare nel 1836, dopo il ritorno in patria. Tuttavia scelse di non renderla pubblica. Finalmente nel 1856 cominciò a redigere “L'origine della specie” e nel 1859, su sollecitazione del naturalista Alfred Russel Wallace, la fece pubblicare. Dopo una ventina d'anni, nel 1871, venne pubblicata “L'origine dell'uomo per selezione sessuale”, in cui lo scienziato inglese estendeva la teoria sulla nostra specie. Darwin morì nel 1882 ed ebbe l'onore della sepoltura nell'abbazia di Westminster dove giacevano anche le spoglie di Newton.

Che cosa s'intende per evoluzione

Con il termine “ evoluzione” si indica una trasformazione, una metamorfosi graduale in un essere simile, ma contemporaneamente diverso. La conoscenza moderna del progresso può considerarsi come una determinazione dell'idea di evoluzione applicata alla storia umana. In un senso più specifico, la teoria dell'evoluzione, originariamente sviluppata nell'ambito delle scienze della vita nel corso dell'Ottocento, afferma che ogni organismo vivente deriva da una forma più semplice attraverso un processo di sviluppo, graduale ma continuo, che si realizza in tempi molto lunghi e che è sempre assoggettato a ulteriori trasformazioni. Il termine evoluzione fu introdotto dal filosofo Herbert Spencer (1820-

  1. nel 1857, ma esso assunse una rilevanza centrale nella cultura filosofica e scientifica solo dopo la diffusione, su larga scala, della teoria sull'origine delle specie viventi elaborata da Darwin, il quale mutò in modo radicale il concetto di essere vivente, prendendo spunto dalle ricerche di George Louis Buffon (1708-1788) e di Jean- Baptiste Lamarck (1744- 1829), effettuate a cavallo tra il '700 e l'800.

Lamarck: la prima teoria dell'evoluzione

Jean-Baptiste de Lamarck, botanico e zoologo, nella propria opera “Filosofia zoologica” (1809), fu tra i primi, oltre a Darwin, a proporre una compiuta teoria dell'evoluzione della specie. Per Lamarck l'origine e la trasformazione delle specie sono spiegate da tre principi: l'auto- organizzazione della materia, l'uso e il disuso degli organi, l'ereditarietà dei caratteri acquisiti. La vita, apparsa per generazione spontanea tende a produrre, per filiazione, le forme di organizzazione sempre più complesse, attraverso una spontanea tendenza all'organizzazione e le sfide prodotte dall'ambiente. L'organismo, per conservarsi di fronte alle intemperie, deve modificare la propria organizzazione, tende perciò a usare un organo o a non usarne un altro, così facendo ne determina lo sviluppo o l'atrofia. I caratteri nuovi acquisiti dall'individuo, nel corso della sua vita, vengono trasmessi ai discendenti e si stabilizzano come caratteri della specie. La teoria di Lamarck può essere riassunta in due leggi, collegate tra loro: la "Legge dell'uso e del non uso" (disuso), secondo cui un organo si sviluppa quanto più è utilizzato e regredisce quanto meno è sollecitato, e la "Legge dell'ereditarietà dei caratteri acquisiti", in quanto il carattere acquisito dall'animale durante la sua vita viene trasmesso alla progenie. Il lamarckismo influenzò pesantemente anche il pensiero filosofico e sociale della metà dell'Ottocento con Herbert Spencer ed Ernst Haeckel, che lo utilizzarono per affermare l'ereditarietà dei ruoli sociali tra gli uomini, dovuta ai caratteri acquisiti con il mestiere o con la posizione

sociale.

La selezione naturale

Darwin osservò altri fatti sorprendenti nelle isole Galàpagos nell'Oceano Pacifico: le isole presentavano condizioni ambientali simili, ma flora e fauna erano nettamente diversi l'una dall'altra. In riferimento alla competizione tra individui, Darwin descrisse il concetto di "lotta per l’esistenza", basata sull’osservazione degli organismi, che moltiplicandosi con un ritmo troppo elevato, producono una progenie quantitativamente superiore a quella che le limitate risorse naturali possono sostenere, e di conseguenza sono costretti ad una dura competizione per raggiungere lo stato adulto e riprodursi. Gli individui di una stessa specie si differenziano l'uno dall'altro per caratteristiche genetiche (genotipo) e fenotipiche (cioè morfologiche e funzionali, frutto dell'interazione del genotipo con l'ambiente). La teoria della selezione naturale prevede che all'interno di tale variabilità, derivante da mutazioni genetiche casuali, nel corso delle generazioni successive, al manifestarsi della mutazione, vengano favorite ("selezionate") quelle mutazioni che portano gli individui ad avere caratteristiche più vantaggiose in date condizioni ambientali, determinandone, un vantaggio adattativo (migliore adattamento), in termini di sopravvivenza e riproduzione. Gli individui meglio adattati ad un certo habitat si procureranno più facilmente il cibo e si accoppieranno maggiormente, rispetto ad altri individui della stessa specie che non presentano tali caratteristiche. In altre

parole, è l'ambiente a selezionare le mutazioni secondo un criterio di vantaggi: i geni portatori di un vantaggio adattativo potranno così essere trasmessi, attraverso la riproduzione, alle generazioni successive e con il susseguirsi delle generazioni si potrà avere una progressiva affermazione dei geni utili a discapito dei geni inutili o dannosi. La specie potrà evolversi progressivamente grazie allo sviluppo di caratteristiche che la renderanno meglio adattata all'ambiente, sino ad una situazione di equilibrio tra ambiente e popolazione che persisterà finché un cambiamento ambientale non innescherà un nuovo fenomeno evolutivo. A seconda della frequenza con cui si manifestano i diversi fenotipi in una popolazione, si distinguono: una selezione naturale direzionale, che agisce a favore dei fenotipi corrispondenti a una delle estremità dell'intervallo della curva di variazione fenotipica della popolazione stessa; una selezione naturale divergente, se sono favoriti gli individui che si trovano in prossimità di entrambi gli estremi; e una selezione naturale stabilizzante, quando gli individui favoriti sono quelli che presentano un fenotipo che riguarda la media della popolazione. Esiste anche una selezione sessuale, che si presenta al momento della selezione di un partner riproduttivo, operata in base alla idoneità dei caratteri sessuali secondari; analogamente, si ha selezione artificiale quando gli accoppiamenti selettivi sono operati dall'uomo in specie animali o vegetali, al fine di ottenere varietà che abbiano caratteristiche particolari, essenzialmente per una migliore utilizzazione economica e produttiva, o a fini estetici.

ossia la variabilità genetica nella popolazione. Il processo di selezione naturale può agire solo in presenza di variabilità genetica, cioè se nella popolazione, in conseguenza di mutazioni, sono presenti almeno due alleli diversi per un determinato gene. In questo modo, le frequenze dei fenotipi (cioè delle caratteristiche morfologiche e funzionali degli organismi), che compongono ciascuna popolazione, non permangono immutate nel corso delle generazioni, ma si modificano nel tempo; dunque tramite la selezione naturale si determina l'evoluzione intraspecifica delle popolazioni e, di conseguenza, quella delle specie.

L'origine dell'uomo

Si poneva però un ulteriore problema: che origine avesse l'essere umano. Nell'opera darwiniana del 1859 “L'origine della specie” era rimasto implicito che l'uomo avesse avuto un'origine per evoluzione da un'altra specie animale. Con questa concezione l'uomo perdeva la sua eccezionalità, perché anch'esso derivava, per processi biologici, da un essere naturale precedente. Questa conseguenza venne esplicitata inizialmente da Thomas Huxley (1825-1895), il quale rilevò le affinità tra l'uomo e i primati (es. il gorilla, il gibbone, ecc.), affermando che essi avessero in comune un antenato d'origine. Successivamente, Darwin ne ”L'Origine dell'uomo per selezione sessuale” del 1871 affronta la questione dell'origine delle facoltà intellettuali e morali della specie umana, ipotizzando che, tra le qualità psichiche degli animali superiori e quelle dell'uomo, vi sia una differenza di grado e non di essenza. Così che queste possono essere derivate da quelle a seguito di un continuo processo evolutivo. Il senso morale, però, sembra differenziare completamente l'uomo dall'animale, eppure si può trovare l'origine della coscienza morale nel senso di socievolezza e solidarietà di gruppo che tante specie animali manifestano.

bisogni di ciascuna specie. Quindi le capacità umane, superiori, sono dunque sorte prima che l'essere umano ne facesse uso o prima che ne avesse bisogno; di conseguenza esse non possono essere il prodotto della selezione naturali, ma il frutto (secondo l'attaccamento alle credenze religiose) di una potenza superiore, che ha costituito la mente umana.

Metodo scientifico darwiniano

Darwin è stato interpretato come un empirista-introduttivista, dato che la sua ricerca sarebbe iniziata da una scrupolosa osservazione dei fatti, passando a generalizzazioni prudenti, arrivando solo alla fine di questo processo ad enunciare la teoria dell'evoluzione. Questa interpretazione, però, venne contestata e già nell'Ottocento si accusò Darwin di essere, in realtà, un aprioritista e di aver fatto uso di congetture, senza aver fornito alcuna prova diretta della trasmutazione di una specie in un'altra. All'inizio delle sue ricerche, Darwin mancava di una teoria precostituita e furono i problemi posti dalla biogeografia a guidare le sue osservazioni. Queste poi, contraddicendo le teorie creazionistiche allora disponibili, lo spinsero a formulare un nuovo quesito sulla causa della variazione dei viventi. Per rispondere ai dubbi sorti dai fatti da lui stesso osservati, Darwin formulò alcune ipotesi, sulla base dell'analogia tra fenomeni noti, come per esempio l'allevamento e fenomeni ignoti, tra i quali, appunto, la selezione naturale. Queste ipotesi, che mancavano di una conferma osservativa, vennero accettate da Darwin in quanto, collegavano un gran numero di fatti provenienti da campi scientifici diversi (geologia, biologia, biogeografia), spiegavano i fatti noti del proprio campo e permettevano di scoprire fatti ancora ignoti. Negli ambiti in cui fu possibile Darwin organizzò esperimenti che avrebbero fornito prove sulla propria teoria.

Solo all'inizio del '900 la scoperta della radioattività come fonte di calore, permetterà di centuplicare la scala del tempo di formazione della Terra, rispetto alle stime di Kelvin.

L'evoluzionismo come principio universale

Solo nella seconda metà dell'Ottocento, con il filosofo Herbert Spencer, l'evoluzionismo si afferma come concezione generale e unificante del mondo, sia in senso sociale, sia naturale, che storico. Di fatti se si esamina la teoria darwiniana in senso spenceriano, si può notare che Darwin utilizza solo una volta il termine evoluzione, preferendo ad esso la definizione di “teoria della discendenza della specie con modificazioni”. Spencer, in sintonia con le concezioni lamarckiane e darwiniane, trasforma l'evoluzionismo da teoria biologica a principio interpretativo di ogni forma di realtà. Per Spencer, la legge dell'evoluzione governa non solo il mondo biologico (a cui si era limitato Darwin), ma l'intero universo. Egli osserva che, in natura, nulla si crea e nulla si distrugge. Ogni elemento si forma e si disgrega, il moto si trasmette da un corpo all'altro, la forza assume diverse forme (meccanica, termica, elettrica), ma la sua quantità permane costante. In particolare, si ha un evoluzione quando le parti di materia, che erano preesistenti in modo disordinato, si aggregano in un tutto. Si ha così una dissoluzione quando le parti tornano a muoversi ciascuna per sé, mentre il tutto, conseguentemente, si disgrega.

ecc. Dunque, tornando all'evoluzione biologica, gli organismi inferiori presentano una forma indefinita, mentre gli organismi superiori presentano attributi precisi, con contorni netti e proporzioni fisse, in più la loro struttura rimane relativamente costante sotto le condizioni più varie.

L'evoluzione in psicologia

Si giunge alla conclusione che la natura tende, a passare da un disordine omogeneo a un ordine eterogeneo. Nell'omogeneo esistono già le differenze, ma mescolate in modo disordinato. L'applicazione di una forza qualsiasi sull'omogeneo determina la sua differenziazione interna. Spencer sostiene che nell'universo si assiste contemporaneamente, sia all'aumento dell'ordine complessivo sia al moltiplicarsi di parti e forme differenziate fra loro. Questa crescita, non infinita, tende a un equilibrio dinamico, in grado di autoconservare il sistema e neutralizzare le perturbazioni. In campo biologico, secondo Spencer, la vita consiste nell'adattamento all'ambiente, attuato attraverso i processi evolutivi della specializzazione degli organi. In campo psicologico, le manifestazioni psichiche vengono anch'esse interpretate come forme di adattamento all'ambiente. Spencer, in questo ambito, ha una presa di posizione nel dibattito tra innatisti ed empiristi. Secondo il filosofo, l'individuo nasce già dotato di conoscenze che sono ontogeneticamente (dal punto di vista dello sviluppo dell'individuo) a priori, grazie alle quali può interpretare i dati della sua esperienza individuale. Le conoscenze non sono state apprese attraverso l'esperienza accumulata dalle generazioni nel corso dell'evoluzione della specie, ma sono filogeneticamente a posteriori e vengono trasmesse