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tesina esame di ragioneria _aspetti di economia aziendale
Tipologia: Tesine di Maturità
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In seguito all’uccisione a Sarajevo dell’arciduca erede al trono austriaco Francesco Ferdinando e della moglie Sofia (28 giugno 1914), l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, dopo averle inviato un ultimatum nel quale pretendeva una resa senza condizioni. Il sistema delle alleanze, allargò immediatamente il conflitto: in nome della Triplice Alleanza, la Germania entrò in guerra a fianco dell’Austria ( imperi centrali ) contro la Russia e la Francia, schieratisi con la Serbia. Successivamente la Germania proclamò guerra allo zar russo, a questo punto osservando i patti dell’intesa la Francia ricevette la dichiarazione di guerra da parte di Berlino lo stesso giorno in cui l’Italia si dichiarò neutrale. Le truppe tedesche mossero prima contro la Francia attraverso il Belgio, ciò provoco però contrariamente alle speranze l’intervento degli inglesi. Il conflitto assunse rapidamente una dimensione mondiale: la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Russia, della Serbia al Germania, del Giappone al Germania. La resistenza dei belgi infranse l’illusione di una guerra-lampo e dette ai francesi il tempo per organizzare una valida difesa sul fiume Marna e, dopo una sanguinosa battaglia, spinse i tedeschi sul fiume Asine, dove si stabilizzò il fronte occidentale. Da una guerra di movimento si passò ad una guerra di posizione, combattuta lungo le trincee protette da enormi sbarramenti di filo spinato. L’Italia coté proclamare la neutralità interpretando alla lettera la Triplice Alleanza che era un patto a carattere difensivo, nel paese il dibattito sull’opportunità di un intervento fu subito molto vivace: da una parte i Neutralisti consapevoli della scarsa preparazione militare e della debole struttura economica, dall’altra in minor numero gli Intervenisti che riuscirono a portare il paese in guerra con l’appoggio della corona, del governo e della piazza. Il 24 maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa dichiarando guerra all’Austria. L’Italia prese parte al conflitto, quando la situazione non era favorevole per l’Intesa. Intanto, apertosi il fronte italiano, il generale Cadorna occupò tra il 24 e il 25 maggio una serie di postazioni sull’Isonzo e in Trentino. L’avanzamento però, costato enormi perdite soprattutto nel corso delle quattro battaglie sull’Isonzo (giugno-dicembre 1915), si bloccò per il sopraggiungere dell’inverno, segnando anche per Italia l’inizio della guerra di posizione. In Francia all’inizio del 1916 l’esercito tedesco sferrò a Verdun un duro attacco che causò migliaia di morti. Nel maggio 1916 gli Austriaci, a causa del tradimento dell’Italia, decisero una spedizione punitiva contro l’esercito italiano, il quale dovette arretrare, ma riuscì poco dopo a riconquistare le posizioni perdute, grazie anche all’intervento dei Russi che un’offensiva a sorpresa su Vienna portandola sull’orlo della capitolazione (evitata all’ultimo dall’intervento della Germania). Intanto era l’Italia il nuovo fronte caldo della battaglia, il 24 ottobre ci fu il contrattacco degli Austro-ungarici che sconfissero duramente gli italiani costringendoli ad arretrare sulla linea del Piave. La Russia dopo la rivoluzione d’ottobre, che portò alla formazione di un governo rivoluzionario di operai e soldati, chiese la cessazione della guerra,si ritirò dal conflitto stipulando con l’intesa la pace di Gres Litovsk ( 2 marzo 1918) con cui rinunciava ad alcuni dei suoi territori come la Polonia orientale e riconosceva l’indipendenza dell'Ucraina. Nel frattempo gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania a causa dei molteplici attacchi da parte dei sommergibili tedeschi alle navi che portavano rifornimenti all’America.
L’intervento americano fornì all’Intesa un notevole apporto di viveri, mezzi e uomini, mettendo in crisi Germania ed Austria, che scatenarono due offensive: la prima contro gli Anglo-Francesi, nella quale riuscirono a far arretrare il fronte nemico fino alla Marna ma, furono poi battuti da una potente controffensiva nella seconda battaglia della Marna (luglio 1918); dopo la battaglia di Amiens indusse i tedeschi alla resa definitiva; la seconda combattuta contro gli italiani, seguita da una controffensiva attuata da Diaz e terminata con la disfatta austriaca di Vittorio Veneto (24 ottobre 1918) e la firma dell’armistizio. Nella Conferenza di pace di Parigi (1919) le 4 potenze vincitrici (Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Italia) si riunirono per dare un nuovo assetto all’Europa. Con il trattato di Versailles , (giugno 1919)la Germania dovette: rinunciare ai suoi territori coloniali, poi spartiti tra i vincitori; cedere alla Francia l’Alsazia-Lorena; Ridurre il proprio esercito e la flotta militare; ma soprattutto pagare i danni della guerra con cifre altissime e ciò scatenò sentimenti di rivincita nel popolo tedesco. La situazione italiana venne regolata dal trattato di Saint-Germain (10 settembre 1919), in base al quale l’Austria cedeva il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e l’alto bacino dell’Isonzo fino allo spartiacque alpino.
Luigi Pirandello è il più grande autore di teatro del Novecento italiano: per la consapevolezza della crisi di identità dell'uomo nella società moderna, per la novità della sua opera che sconvolge le tradizionali tecniche espressive nel teatro. La sua visione tragica della vita deriva dalla percezione che nella società borghese si è consumata la definitiva frattura tra l'io e la realtà, fra individuo e
-La vita- Pirandello nacque il 28 Giugno del 1867 ad Agrigento da famiglia agiata (il padre era proprietario di una miniera di zolfo) e di cultura laica. Trascorse infanzia e adolescenza in Sicilia. Dopo aver frequentato l'università a Palermo e a Roma, si laureò nel 1891 in Germania, a Bonn, in filologia romanza con una tesi sul dialetto di Girgenti. Tornato a Roma nel 1893, si dedicò alla narrativa, incoraggiato da Capuana. Nel 1894 sposò Antonietta Portulano dalla quale ebbe 3 figli Stefano, Lietta e Fausto. Il 1897 segnò per Pirandello l'inizio di una profonda crisi familiare, a causa del fallimento della miniera del padre che rovinò il patrimonio suo e quello della moglie. La donna, che già aveva dato segni di fragilità nervosa, ebbe da quest'ultima vicenda un trauma che la portò alla pazzia. Pirandello si diede dunque all’insegnamento presso l'Istituto Superiore di Magistero di Roma, dove insegno’ fino al 1922. Continuò intanto la sua produzione di saggi, romanzi, novelle e nel 1910 esordì come autore teatrale dialettale (riducendo per il teatro la sua novella “Lumìe di Sicilia”).
caso gli offre dunque l’occasione per rifarsi una nuova vita, muta così il proprio nome in Adriano Meis e va a vivere a Roma. Tuttavia il senso di liberazione dura poco.”uomo inventato”, privo di stato anagrafico, cioè di forma, il Meis non riuscirà a ricostruirsi una vita. Gli ostacoli gli si presentano ovunque: viene derubato e non può denunciare il furto, non può possedere un cane perché dovrebbe pagare l’apposita tassa, ama una ragazza e non può sposarla. Non gli rimane che inscenare il suicidio di Adriano Meis e di ritornare alla vita precedente e anche questo gli sarà impossibile: la moglie si è risposata. Confinato ad una condizione di morto vivente non gli rimane che essere il fu Mattia Pascal e recarsi ogni tanto a pregare sulla tomba dello sconosciuto che porta il suo nome.
L’organizzazione e il sistema informativo L o scopo di qualsiasi impresa è di raggiungere i propri obbiettivi utilizzando la migliore combinazione possibile dei fattori produttivi. L’organizzazione delle risorse materiali, immateriali e della forza lavoro, quindi dei fattori produttivi, è in quest’ottica di fondamentale importanza per la realizzazione di tali obbiettivi. L’organizzazione può essere suddivisa in due aree: l’organizzazione tecnica, la quale si occupa della gestione delle risorse materiali dell’impresa, come l’organizzazione degli impianti, dei macchinari, delle attrezzature, ecc… l’organizzazione umana, che concerne i rapporti che si creano tra gli individui in ambito aziendale, il sistema di comunicazione e di circolazione delle informazioni in essa istituite. A seconda delle dimensioni dell’impresa i problemi che si possono presentare sono differenti. Ponendo come esempio il confronto fra una multinazionale e un‘impresa individuale, si noterà che i problemi presenti nella prima sono notevolmente maggiori rispetto alla seconda. A questo punto la loro soluzione viene delegata a più organi dei quali è necessario stabilirne le funzioni e fissarne le relazioni di autorità e potere. Il potere e l’autorità determinano le relazioni di gerarchia in base alle quali una o più persone sono subordinate ad altre ad esse preposte. In ogni impresa oltre ai poteri formali di autorità e di responsabilità attribuiti alle varie persone, assumono rilevanza anche i poteri informali, per cui persone che si occupano di posizioni meno elevate possono di fatto influenzare le decisioni di chi è gerarchicamente superiore. Nelle relazioni di gerarchia possiamo rintracciare le origini della comunicazione nell’ambito aziendale. Gli organi aziendali con i loro relativi compiti e responsabilità si suddividono in: Organi dirigenziali divisi a loro volta in Vertice strategico, il quale stabilisce le strategie aziendali, coordina l’attività d’impresa e gestisce gli eventuali conflitti d’interesse; Dirigenti della linea intermedia, i quali traducono le linee strategiche definite dal vertice aziendale in programmi concreti d’azione nei limiti della delega conferita dal vertice strategico;
Organi esecutivi consistenti nel Nucleo operativo, il quale è dotato di una scarsa autonomia decisionale ed attua le decisioni degli organi direttivi eseguendo materialmente le operazioni aziendali; Organi consultivi consistenti negli Organi di staff, i quali sono formati da esperti altamente qualificati con funzioni di consulenza nei confronti degli organi dirigenziali, tali figure coadiuvano questi ultimi nell’analisi dei problemi, proponendo soluzioni e prospettando risultati. Quando l’impresa ha stabilito i ruoli dei singoli individui che operano al proprio interno decide, successivamente ad un’analisi, quale sia il modello organizzativo più idoneo ad essa. I modelli organizzativi più noti nella letteratura aziendale sono: struttura elementare ; organizzazione multifunzionale; organizzazione divisionale ; organizzazione a matrice. Caratteristiche e struttura di ogni singola forma organizzativa: La struttura elementare è il modello generalmente rintracciabile dalle imprese di piccolissime dimensioni. Esse operano in un solo tipo di mercato o producono un solo tipo di prodotto o di servizio come per esempio le imprese artigianali quali potrebbero essere un parrucchiere o un idraulico. In questo modello organizzativo tutte le funzioni principali del vertice strategico sono affidate al titolare dell’impresa. Egli può avvalersi della collaborazione di uno stretto numero di dipendenti ai quali sono affidati compiti a carattere prevalentemente esecutivo e ricoprono il ruolo di nucleo operativo. In realtà lavorative così piccole come gli esempi su scritti, assumono particolare rilevanza le relazioni informali. La comunicazione fra il titolare dell’impresa e i suoi dipendenti avviene spesso direttamente e verbalmente. Questo permette sia di mantenere costantemente aggiornato il nucleo operativo delle scelte del vertice strategico, sia un’influenza maggiore da parte del dipendente nei confronti del proprio titolare. Negli anni la pressione concorrenziale ha spinto le imprese verso formule organizzative più efficienti nell’intento di ottimizzare i tempi, ridurre i costi e/o fornire prodotti differenziati; ciò ha indotto a nuove forme di divisione del lavoro che hanno portato alla scomposizione del sistema azienda in aree funzionali dotate di una propria autonomia decisionale. L’organizzazione multifunzionale è il modello generalmente rintracciabile nelle imprese di medie dimensioni che attuano una produzione sostanzialmente standardizzata. Diversamente dalla precedente in questa struttura organizzativa compaiono i dirigenti della linea intermedia ai quali il proprietario o i soci affidano determinate responsabilità direttive. Il potere decisionale segue una scala gerarchica che può essere più o meno lunga e viene suddiviso tra i vari responsabili di funzione aventi lo stesso grado e dipendenti dallo stesso vertice strategico. I principi di tale modello organizzativo sono la divisione del lavoro e la specializzazione. Grazie a questi principi si sviluppa una via di comunicazione più formale ma che è in grado di soddisfare le esigenze aziendali. Il dirigente di linea intermedia attraverso i propri compiti funge da tramite nella comunicazione fra il vertice strategico e il nucleo operativo e viceversa e proprio grazie alla propria specializzazione ha la capacità di sostenere il ruolo assegnatogli. In una realtà lavorativa maggiore rispetto ad un’impresa artigiana, la comunicazione diretta fra vertice strategico e nucleo operativo genererebbe confusione, incertezza, inesattezza che causerebbero ritardi nella realizzazione di un prodotto o di un servizio. La scala gerarchica di questa organizzazione è così strutturata in tre livelli. Al primo livello in qualità di vertice strategico vi è la Direzione generale seguita da suoi uffici (servizio segreteria, servizio legale, pubbliche relazioni, pianificazione strategica, servizio organizzazione e sistema informativo); al secondo livello in qualità di dirigenti di linea intermedia si trovano le funzioni aziendali come la direzione del personale, direzione di ricerca e sviluppo, direzione produzione, direzione logistica, direzione marketing e
La sub-fornitura consiste nell’acquisto di un prodotto o di un servizio concepito ed ordinato dal committente, ma realizzato dall’impresa sub-fornitrice secondo le indicazioni ricevute. Più nello specifico essa può essere: Sub-fornitura di capacità: nel caso in cui l’impresa committente non sia in grado di fronteggiare all’incremento produttivo, si rivolge in via occasionale ad un’impresa esterna; Sub-fornitura di specialità: nel caso in cui l’impresa committente si rivolge all’impresa sub- fornitrice perché specializzata e tecnologicamente adeguata alla realizzazione del prodotto. In questo caso i rapporti sono spesso permanenti. Fino al 1980 ed in parte ancora oggi la sub-fornitura veniva utilizzata per commesse di modesto contenuto tecnologico ed ottenute a basso costo. Questo ha dato luogo al fenomeno dell’indotto, dove imprese di piccole dimensioni diventano fortemente dipendenti per la loro sopravvivenza ad imprese di grandi dimensioni. Negli anni successivi invece il rapporto di sub-fornitura è stato realizzato con sistemi di alleanze strategiche basate sulla fiducia, sui rapporti permanenti e sul continuo scambio di informazioni con imprese sub-fornitrici altamente specializzate. In conclusione tutti i modelli organizzativi, indipendentemente dalla loro complessità e dalle loro diversità ed il decentramento produttivo, sono aspetti di comunicazione aziendale che permettono ai vari tipi di imprese di raggiungere i propri obbiettivi assecondando le proprie esigenze. Naturalmente nella realtà delle imprese si rintracciano modelli organizzativi “ideali” composti da un misto delle forme organizzative precedentemente elencate e descritte. Questo avviene in quanto non nasce il modello organizzativo ed intorno ad esso l’azienda, ma sono invece le forme d’ organizzazione che vengono di volta in volta cucite alla realtà aziendale. Pertanto alla presa di coscienza dell’importanza del miglioramento della comunicazione tra livelli aziendali al fine di ottenere obbiettivi di efficacia, di efficienza e di eccellenza, segue la scelta e lo sviluppo del sistema organizzativo
L o Stato può essere unitario, regionale o federale a seconda della propria struttura, cioè in base al profilo di distribuzione dei poteri statali fra il centro e la periferia. Lo Stato unitario è costituito da un popolo stanziato su un territorio sottoposto ad un unico potere di imperio o di sovranità. Uno Stato di questo tipo presenta un’unica autorità di governo, che si avvale della collaborazione di organi centrali e periferici. In riferimento alla propria organizzazione interna, uno Stato unitario può essere: accentrato quando è costituito dall’amministrazione centrale e dall’amministrazione periferica strettamente dipendente da quella centrale; decentrato quando accanto al potere centrale esistono anche enti locali o territoriali, ai quali viene riconosciuta un’ampia autonomia non solo a livello amministrativo ma anche di natura politica e legislativa. A seguito di ciò gli enti locali possono emanare vere e proprie norme giuridiche per disciplinare le loro comunità territoriali, ma è di fondamentale importanza ricordarsi che essi non sono titolari di sovranità bensì di un potere derivato dallo Stato stesso. Tale decentramento se soltanto amministrativo di distingue a sua volta fra: decentramento gerarchico, quando vengono trasferiti ad organi periferici dello Stato alcune funzioni amministrative; decentramento autarchico quando vengono trasferiti ad enti locali le funzioni
suddette. Decentramento politico o legislativo quando la funzione legislativa di interesse locale viene attribuita ad enti autonomi, pertanto hanno il potere di emanare atti normativi in alcune materie di interesse locale. Solitamente lo Stato unitario è un Stato uninazionale nel senso che il suo popolo appartiene ad un’unica nazionalità oppure è presente un gruppo etnico-linguistico prevalente. Lo Stato regionale è un Stato unitario che riconosce un’ampia autonomia alle Regioni o altri enti territoriali minori nei quali risulta suddiviso il suo territorio. Come indicato nella definizione lo Stato regionale è una particolare forma di Stato unitario che riconosce un’ampia autonomia a livello amministrativo e legislativo. Sono pertanto presenti il decentramento autarchico ed il decentramento legislativo. Anche in questo punto è fondamentale ricordare che gli enti locali situati sul territorio dello Stato non sono caratterizzati da una podestà originaria ed illimitata, in quanto il loro potere è derivato dallo Stato ed è limitato dalla costituzione e dalle leggi dello Stato. Lo Stato federale è formato da un insieme di più Stati federati, ciascuno con un proprio popolo, un proprio territorio ed una propria sovranità. La più complessa fra le tre forme di Stato, essa è caratterizzata dalla coesistenza di uno Stato centrale ed un certo numero di Stati uniti che sono fra loro autonomi ed indipendenti. Sul piano internazionale lo Stato Federale acquisisce un maggior peso a livello economico e politico, mentre nei singoli Stati federati permette una migliore conoscenza delle problematiche locali ed un controllo diretto dai governanti ai governati. A differenza delle precedenti forme dove vi era un solo Governo centrale, questa è costituita da un Governo centrale che coordina l’attività dei Governi locali dei singoli Stati federati. Gli Stati federati sono dotati di una propria sovranità autonoma ed originaria sono quindi Stati sovrani. Essi si associano rinunciando ad una parte della loro sovranità ed attribuendola ad un specie di “ superstato” a cui tutte fanno capo per alcune funzioni fondamentali d’interesse comune. Allo Stato federale, infatti, vengono riservate funzioni riguardanti l’ordine pubblico, la difesa militare e politica estera, mentre le altre materie come l’istruzione, la sanità e la cultura sono attribuite ai singoli Stati federati. Coesistono pertanto la forma legislativa federale che si applica in modo uniforme in tutti gli Stati membri ed una legislazione statale che si applica soltanto all’interno dei singoli territori degli Stati federati e che può essere anche sensibilmente differente fra uno Stato e l’altro. E’ quindi di fondamentale importanza fare una distinzione fra la sovranità dello Stato federale e quella dei singoli Stati federati. Mentre la prima ha una sovranità interna ed esterna ( internazionale), la seconda ha una sovranità interna, ma non una internazionale. Pertanto soltanto lo Stato federale è considerato un soggetto del diritto internazionale e la sua attività giuridica è vincolante anche per gli Stati federati che sono privi di personalità giuridica internazionale. Gli Stati di tipo federale spesso sono Stati plurinazionali, nel senso che il loro popolo appartiene a vari gruppi etnici, linguistici e culturali esistenti all’interno dello stesso Paese. Verranno ora indicate le forme di governo che si riferiscono al modo in cui sono regolati i rapporti fra gli organi costituzionali. In altri termini queste forme individuano le modalità concrete di esercizio del potere politico. Si noti che in questo contesto il termine governo non sta ad indicare, in senso stretto, l’organo dello Stato che esercita potere esecutivo, ma in senso più ampio l’insieme di organi posti al vertice dello Stato ed incaricati della sua direzione suprema. Le forme di governo sono caratterizzate dall’esistenza di una pluralità di organi costituzionali, cioè organi che possiedono il potere supremo di comando dello Stato. In relazione ai rapporti fra Governo e Parlamento (organi costituzionali), le forme di governo vengono suddivise in pure e miste:
principio di separazione dei poteri dove ogni organo costituzionale nell’esercizio delle proprie funzioni è un potere indipendente ed autonomo rispetto agli altri poteri dello Stato. Pertanto non esiste un rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento. Quest’ultimo funge da contrappeso rispetto ai poteri del Presidente in quanto può approvare o respingere le proposte di legge presentate dal Governo e può mettere in stato d’accusa il Presidente in caso di reati gravi. Nella repubblica semipresidenziale il Capo dello Stato nomina il capo del Governo o primo ministro, che deve avere la fiducia del Parlamento ed è titolare del potere esecutivo insieme al Primo Ministro. In tale sistema: Il Capo dello Stato viene eletto direttamente dal popolo; Il Capo del Governo è nominato dal Capo dello Stato; I ministri sono nominati e revocati dal Capo dello Stato; Il Governo in carica deve avere la fiducia della maggioranza parlamentare.Questa forma di governo è caratterizzata dalla coabitazione del Presidente con il Primo Ministro. Pertanto il funzionamento concreto dell’esecutivo dipende dall’omogeneità politica di questi due organi.
BENI PUBBLICI e IMPRESE PUBBLICHE PATRIMONIO DEGLI ENTI PUBBLICI
La gestione dei beni patrimoniali comporta notevoli problemi per l’insufficienza delle strutture amministrative, gli intralci dovuti a procedure burocratiche lente e antiquate, l’inadeguatezza dei mezzi finanziari disponibili. Solo da qualche anno si è cominciata a prospettare l’esigenza di rendere più razionale e produttiva la gestione dei beni patrimoniali, o, altrimenti, procedere alla loro alienazione. Si è dato avvio, così ad un programma di dismissione, che tuttavia stenta a decollare per una serie di obbiettive difficoltà : la preoccupazione che le operazioni di vendita diano luogo ad un massiccio aumento dell’offerta dei beni immobili, con il conseguente pericolo di un crollo di prezzi, il rischio che l’alienazione dei beni si traduca in una “svendita” dei beni. IMPRESE PUBBLICHE
Gli enti pubblici economici sono enti distinti dallo Stato, costituiti con lo specifico scopo di provvedere direttamente all’esercizio di un’attività imprenditoriale. Gli enti pubblici economici, hanno propria personalità giuridica che garantisce una più netta separazione dall’Amministrazione statale, libertà d’azione e una struttura organizzativa più adeguata all’esercizio di attività economica; gli organi di vertice sono nominati dal Governo. L’esercizio in concessione si ha quando l’impresa pur appartenendo allo Stato o ad un altro ente pubblico, è esercitato da un privato in base ad un provvedimento amministrativo di concessione. Il concessionario è tenuto a corrispondere allo Stato un canone fisso o una quota degli utili. Le imprese a partecipazione pubblica sono società per azioni nelle quali il pacchetto azionario che assicura il controllo delle assemblea è posseduto dallo Stato, da un apposito ente pubblico(ente di gestione), oppure da una società per azione a capitale pubblico. L’ente o la società di gestione detiene i pacchetti azionari di apposite società finanziarie, ciascuna delle quali è capogruppo in un determinato settore economico; le società finanziarie a loro volta detengono i pacchetti azionari delle società direttamente operative, che svolgono le attività di produzione nei rispettivi settori. GLI OBBIETTIVI DELL’IMPRESA PUBBLICA. L’esercizio di un impresa da parte dello Stato può avere diverse giustificazioni. Una prima ragione può essere la necessità di evitare il sorgere di dannosi monopoli privati. Tale produzione deve essere evitata nella produzione di beni e servizi essenziali, che, riferendosi ai bisogni primari o bisogni di “merito” , devono essere estesi a larghi strati della popolazione. La pubblica impresa consente di attuare questo interesse sociale mediante l’applicazione di prezzi pubblici (il prezzo è uguale al costo di produzione) o di prezzi politici (il prezzo è inferiore al costo di produzione). Altra giustificazione è la necessità di evitare cause di contrasto fra interesse privato e interesse pubblico. A queste ragioni, altre se ne sono aggiunte in tempi più recenti, nei quali l’impresa pubblica tende ad essere concepita come strumento per promuovere lo sviluppo economico e il benessere sociale.
numero di società, lo Stato si assicurò il controllo di amplissimi settori della produzione. Le società a partecipazione statale fanno capo a due holding, l’Iri (istituto per la costituzione industriale) e l’Eni (ente nazionale idrocarburi), che in precedenza avevano la veste giuridica di enti di diritto pubblico e nel 1992 sono state trasformate in società per azioni.
In the United Kingdom, banks can be divided into two groups: Merchant banks and Commercial or Clearing banks. They are all supervised by The Bank of England , the central bank of the United Kingdom and occupies a key role in the management of money. Merchant Banks offer a wide range of financial facilities and services to clients. They are specialized in areas of international trade and finance. Their traditional activity is “accepting” they guarantee the payment of Bills of Exchange issued by less well-known traders. Commercial Banks or Clearing Banks accept deposits of money from persons and businesses, make loans and manage their customers’ accounts. The big four commercial banks in the United Kingdom are Barclays, Lloyds, Midland and National Westminster. In the united states Commercial Banks are the heart of the financial system. National Banks belong to the Federal Reserve System and they represent about a third of all commercial banks. State banks are usually smaller than national banks; they do not belong to the Federal Reserve System and are less regulated than national banks. The Federal Reserve is the central bank in the United States. It is chartered by the government , but it is not controlled by it. The Federal Reserve controls the money supply, acts as banker to other banks and supervises all banking services.