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Tesina informatica umanistica Prof. Lariccia Stefano
Tipologia: Prove d'esame
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“Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism, open source journalism, street journalism, grassroots journalism, partecipatory journalism o democratic journalism) è il termine con cui si indica la forma di giornalismo che vede la "partecipazione attiva" dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da Internet” ( https://it.wikipedia.org/wiki/Giornalismo_partecipativo)
Grazie al web 2.0 e allo sviluppo delle tecnologie per la comunicazione ciascuno di noi è in grado di divulgare notizie e fatti attraverso Internet, ognuno di noi può registrare e condividere online informazioni di ogni genere.
Il citizen journalism è il giornalismo collaborativo dei singoli cittadini, di chi ha voglia, bisogno o semplice desiderio di comunicare con il mondo.
È un movimento nato a metà degli anni Novanta, fuori dalle redazioni, in continua espansione, creata da utenti e blogger. Dare una data presa alla nascita del giornalismo partecipativo è quasi impossibile. Si pensa sia nato negli Stati Uniti con Abraham Zapruder che filmò l’assassinio del presidente Kennedy nel 1963 , ma parliamo di un periodo in cui non c’era ancora l’ambizione di divulgare una notizia, e soprattutto non c’era il web a fare da cassa di risonanza.
Nel 2001 le cose iniziano a cambiare con l’ 11 settembre e l’attentato alle Twin Towers. Circolarono online e nei vari mass media le testimonianze dei sopravvissuti: video, foto e audio amatoriali che fecero il giro del mondo. Si era però di fronte ad un fatto così drammatico che parlare di vero e proprio giornalismo partecipativo è ancora presto. Di fatto fu giornalismo partecipativo, ma anche in questo caso con poca consapevolezza.
Maggior consapevolezza invece nella divulgazione dell’informazione nel 2004, durante la tragedia dello tsunami in Asia. Le informazioni furono veicolate grazie e soprattutto ai turisti e gente del posto sopravvissuta, tramite video amatoriali e post, in quanto proprio a causa della devastante tragedia molte zone risultavano irraggiungibili e isolate, e per i mass media e giornalisti locali e stranieri era molto difficile raggiungere le zone colpite.
Nella maggior parte dei casi tutto questo è reso possibile dal continuo avanzare delle tecnologie degli smartphone, oppure, soprattutto durante eventi prestabiliti, gli utenti si attrezzano con macchine fotografiche e videocamere amatoriali e semiprofessionali, che sempre di più entrano nelle case delle persone comuni.
Una delle caratteristiche principali del giornalismo partecipativo sta nella velocità con cui vengono pubblicate online le notizie, in modo dettagliato e reale, senza i tabù imposti dalla censura. Un altro fattore che ha permesso il successo di questo movimento, sta nei social network, servizi di rete sociali che consentono agli utenti di condividere contenuti testuali, immagini, video e audio e di interagire tra loro. Tra i principali network d’informazione troviamo Facebook e Twitter, seguiti da YouTube, Agoravox (primo sito di Citizen Journalism in Europa), YouReporter.it (principale piattaforma di Citizen Journalism in Italia) e Reporter di Repubblica.
Questi i principali siti di giornalismo partecipativo in Italia:
AgoraVox YouReporter Blasting News Kappaelle Diggita
Il potere quindi del nuovo fenomeno del web 2.0 è ampio e a volte più reale dei media stessi poiché la notizia circola in modo reale, veloce e dettagliata.
Proprio il mondo Wiki ci fornisce un ottimo punto di partenza per l'analisi di tutto ciò che è afferente al citizen journalism. Il Mondo Wiki: -pedia, -news, -leaks.
L’informazione Wiki, nella quale non esistono giornalisti professionisti ma solamente lettori i quali possono diventare a loro volta editori. Prende il nome dal portale Wikipedia, fondata nel gennaio 2001 da Jimmy Wales.
Non si può certamente affermare che Wikipedia sia una testata giornalistica, data anche una certa quantità d’informazioni inesatte. Certamente però è stata e rimane la pietra miliare nell'ambito del sapere collettivo open source diffuso tramite il Web.
Wikileaks è una piattaforma non censurabile per la pubblicazione di documenti segreti che ha conseguito un notevole successo. “To leak” vuol dire, infatti, rendere pubblica un’informazione senza autorizzazioni ufficiali. Wikileaks ha meccanismi simili a Wikipedia, usano la stessa interfaccia Wiki e hanno la stessa filosofia democratica che permette a tutti d’essere autori o redattori.
I cittadini si affidano a questo sito web per smascherare azioni di regimi oppressivi e svelare comportamenti non etici dei governi, con lo scopo di ridurre la corruzione, migliorare i governi e rafforzare la democrazia. Chiunque può inviare e–mail e scrivere articoli anche in forma anonima e non rintracciabile.
Per il momento, in Italia, il cartaceo batte ancora il web. La creazione di pagine web per giornali quali “La Gazzetta dello Sport”, “Corriere della sera”, “La Repubblica” e tanti altri, non ha superato il successo del cartaceo.
In ogni caso, però, si segnalano notevoli cambiamenti all’interno delle redazioni. Le testate nazionali hanno dovuto integrare il giornalismo online a quello cartaceo, apportando modifiche anche nell’organizzazione del personale, inserendo nuove figure professionali, come come graphic designer, web developer, audio – video – photo editor.
Audipress, società nata per raccogliere e pubblicare dati sulla diffusione della stampa italiana, ha pubblicato i dati dell’ultimo anno sui lettori dei giornali in Italia.
La ricerca conferma la penetrazione della lettura digitale, soprattutto nelle classi socio-
economiche superiori e medio-superiori.
Il numero degli italiani che scelgono il digitale come formato esclusivo è aumentato in particolare per i quotidiani: +6% rispetto all’indagine precedente.
La diffusione dei quotidiani è calata del 17% nel 2015, da 3,4 a 2,8 milioni di copie giornaliere. Aumentate del 23% le copie digitali.
L’abbonamento digitale ai giornali più importanti non ha avuto un grande successo; la gente, infatti, non è abituata a pagare l’informazione online, proprio perché il web è pieno di pagine e blog gratuiti su cui trovare notizie di ogni genere. Il successo delle testate online è dato anche dalla possibilità di condividere le notizie che più interessano la singola persona, sui propri social.
L’espandersi del giornalismo online, sia a livello amatoriale sia a livello professionale, probabilmente, ha anticipato una crisi dell’editoria che ci sarebbe stata comunque perché le fonti online riescono a dare, gratuitamente, molte più informazioni di quanto non facciano i giornali cartacei; la trasmissione delle informazioni online e la condivisione delle stesse sui social network è talmente veloce che la notizia cartacea è già divenuta vecchia ancor prima di uscire nelle edicole.
I vari complottismi trovano fertile terreno nella mente di molti internauti perché il nostro cervello si è evoluto per cercare spiegazioni dei fatti che accadono e trovarle anche quando non è possibile. Un esempio è il libro “Nati per credere” del 2008, dove un gruppo di studiosi hanno cercato di capire perché il nostro cervello sia predisposto a fraintendere la teoria di Darwin. La risposta è che sin dalla nascita siamo nati per credere.
La mente è poco propensa a credere che un evento accada per caso, per tale motivo credenze creazionistiche sono cognitivamente più accettare rispetto alla teoria darwiniana, come anche i vari complottismi, la presenza degli alieni e le multinazionali malvagie, solo per citarne alcune.