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tesina sul tema del lavoro
Tipologia: Tesine universitarie
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Ho scelto di improntare la mia tesina sul tema del lavoro poiché ritengo che esso sia l’elemento alla base di qualsiasi società civile. Ne è un esempio il nostro Paese che è fondato proprio sul principio lavorista,infatti il primo articolo della Costituzione italiana recita: <<L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro>> e ,ancora,il quarto articolo recita : <
Per lavoro in generale s’intende un’attività produttiva esplicata con l’esercizio di un mestiere, una professione e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e co6llettivi.
L’etimologia del termine lavoro riporta al latino labor con il significato di fatica. Ancora oggi in alcuni dialetti si utilizzano termini come “faticare” per intendere “lavorare” o anche “travagliare” dal francese “travail”.
Lavorare significa occupare il tempo nel fare qualcosa, traendone un vantaggio generalmente economico. Il lavoro può essere quindi considerato lo strumento per la realizzazione dell’uomo, ma anche semplice mezzo per guadagnarsi da vivere. In entrambi i casi si tratta di una necessità che però assume una diversa connotazione tant’è che si contrappone la necessità del lavoro (per la realizzazione personale) alla necessità di lavorare (e
dunque la necessità del salario per soddisfare i propri bisogni).
In termini pragmatici e nell’accezione marxiana, il lavoro è merce che il singolo offre in cambio di un salario determinato dalle leggi di mercato. L’uomo che lavora è parte di una “classe” di soggetti privi di poteri decisionali, possessori della sola capacità lavorativa e della propria prole,essi sono i proletariati. Per Marx il lavoro è un momento necessario per la realizzazione dell’uomo che si appropria consapevolmente della natura lavorandola. Secondo Marx ,tuttavia,nell’analisi del lavoro non è possibile non prendere in considerazione le condizioni storiche in cui l’attività lavorista si svolge. Egli scrive nei Manoscritti economico-filosofici (1844) : La realtà storica attuale è caratterizzata dalla proprietà privata dei mezzi di produzione. Per questo,nel capitalismo,l’alienazione- da realizzazione di sé attraverso il lavoro-diviene sfruttamento e privazione. Nella società capitalistica l’operaio si vede infatti espropriato del prodotto del lavoro (che non gli appartiene,ma appartiene al capitalista). Inoltre, glie è espropriata la stessa attività lavorativa,che non è compiuta sulla base di un libero progetto,ma è comandata dalla necessità di guadagnare il pane,accumulando profitto per il capitalista. Nel processo produttivo dunque il lavoratore è espropriato anche della sua essenza
classe. Tale lotta ha come protagonisti borghesia e proletariato. Marx afferma che la borghesia ha una funzione storica-rivoluzionaria poiché non solo ha unificato il mercato mondiale ma ha soprattutto sviluppato le forze produttive ossia quella classe a essa antagonista,il proletariato,che si è ingrandito tanto da creare una classe sempre più unita e in grado di lottare per la conquista del potere.
Il Capitale (1885) parte dalla definizione di merce in quanto forma elementare del capitalismo. La merce ha una sua duplicità: ha un valore d’uso e un valore di scambio. Marx osserva che lo scambio fra due merci deve far riferimento ad una terza cosa che è in comune alle altre due. Ogni merce ha in comune il lavoro umano che,a sua volta si distingue in: lavoro concreto(dal punto di vista del lavo
valore di scambio) e lavoro astratto (in quanto fonte di valore). Il valore di una merce è dato dal lavoro in essa contenuto misurato con il tempo che riguarda la durata del lavoro socialmente necessario.
Siccome tutto il valore proviene dal lavoro,il capitale non è che lavoro morto. La funzione del lavoro vivo è quella di valorizzare il capitale. Tuttavia è il lavoro morto che comanda il lavoro vivo. Questo rovesciamento si esprime nel feticismo delle merci che appaiono come cose che hanno in se stesse il loro valore,mentre restano nascosti i processi reali della loro valorizzazione.
Il capitale si valorizza attraverso il lavoro;poiché ci sono delle merci sul mercato che realizzano un valore di scambio superiore al valore dei mezzi di produzione necessari a produrle si ha quindi un plus valore. Si può quindi immaginare che il capitalista può ottenere il plus valore vendendo merce a un prezzo superiore al suo valore. Nella produzione avviene che il capitalista compra mezzi di produzione e forza-lavoro sotto forma di pagamento anticipato di salari. Con i salari però il capitalista non acquista l’operaio ma la sua forza-lavoro che ha un valore d’uso e di scambio. Poiché il valore si misura in tempo di lavoro,si può dire che la forza lavoro viene utilizzata per un valore superiore a quello del salario. Quindi all’origine del plus valore vi è un plus lavoro. Grazie a questo concetto Marx dimostra che il profitto non deriva tutto dal capitale,ma soprattutto dallo sfruttamento della forza-lavoro.
ITALIANO:
Un esempio di lavoro alienato lo ritroviamo nelle opere di Giovanni Verga,in particolare nei romanzi “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo” egli presenta il lavoro inteso come mezzo necessario al sostentamento quotidiano e mezzo atto a progredire nella scala sociale.
“I Malavoglia” rappresenta la prima tappa del “ciclo dei vinti”,evidente nel romanzo è la mentalità del capofamiglia che guida figli e nipoti alla
determina lo sviluppo ma travolge molti nel suo cammino,per cui egli ritiene pericoloso staccarsi dallo scoglio per gettarsi nelle acque,dunque ritiene sia saggio rimanere attaccati alla propria realtà proprio come un’ostrica lo è al suo scoglio!
Seconda tappa del Ciclo dei vinti è rappresentata da Mastro don-Gesualdo emblema del lavoro visto in funzione della roba a cui dedica tutta la vita. Ha guadagnato la sua fortuna a prezzo di immani sacrifici,ossessionato dalla roba non si ferma un attimo continuando a lavorare anche quando gli altri si riposano.
La mentalità lavoratrice di Gesualdo è l’esempio convinto della fatica che si fonda sull’etica del sacrificio,indispensabile per il raggiungimento della roba. Non vi è spazio per i sentimenti,non vi può essere amore,tutto viene ricondotto al guadagno. Tant’è che alla fine,quando Gesualdo muore i familiari affermano “è roba di famiglia”,questo sta a significare che avevano interesse solo nei suoi averi.
Il Mastro don Gesualdo vuole essere un esame globale della società dal punto di vista lavorativo. Verga fa subito emergere come l’umile grazie al lavoro onesto e incessante riesca a sollevarsi economicamente,anche se ciò sarà causa della sua rovina,in contrapposizione alla nobiltà contemporanea che ,inattiva,sperpera il denaro
riducendosi in povertà,orgogliosa dell’unica cosa rimastagli: il titolo nobiliare.
Dunque,il cammino della civiltà si realizza attraverso lo sfruttamento dei deboli da parte dei più forti,ossia,come ho prima affermato lo sfruttamento della forza-lavoro da parte dei capitalisti.
INGLESE: A proposito di distinzione tra umili e nobili, sfruttamento della forza-lavoro al di sopra del valore del salario e lavoro come realizzazione di sé ,voglio prendere come esempio l’opera di Charles Dickens : “Hard Times”.
This novel is set in an imaginary industrial town named Coketown. Thomas Gradgrind,an educator who believes in fact and statistics, has founded a school where his theories are taught,and he brings up his two children,Louisa and Tom,in the same way, repressing their imagination and feelings. He marries his daughter to Josiah Bounderby, a rich banker of the city,30 years older than she is; the girl consents because she wishes to help her brother, who is given a job in Bounderby’s bank, but the marriage proves to be unhappy. Tom, who is lazy and selfish, robs the employer. But at the end he was discover and obliged to leave the country.
Hard Times focuses on the difference existing at Dickens’s time between the rich and poor, or factory owners and workers, who were forced to work long
aufzeigen. In jener Zeit stand Heine in engem Kontakt mit K. Marx. Ihre Ideen beeinflußten seine Lyrik. Dieses Gedicht wurde sofort als Flugblatt gedrückt und in ausländischen Zeitungen veröffentlicht. In Deutschland war es aber polizeilich verboten.
Questa poesia nacque in seguito alla rivolta dei tessitori nel
Ich lese den Vers für mich am wichtigsten.
“I tessitori della Slesia”
Heinrich Heine - Die schlesischen Weber
Im düstern Auge keine Träne Sie sitzen am Webstuhl und fletschen die Zähne: Deutschland, wir weben dein
Non han ne gli sbarrati occhi una lacrima, Ma digrignano i denti e a' telai stanno. Tessiam, Germania, il tuo
Leichentuch, Wir weben hinein den dreifachen Fluch - Wir weben, wir weben!
Ein Fluch dem Gotte, zu dem wir gebeten In Winterskälte und Hungersnöten; Wir haben vergebens gehofft und geharrt, Er hat uns geäfft, gefoppt und genarrt - Wir weben, wir weben!
Ein Fluch dem König, dem König der Reichen, Den unser Elend nicht konnte erweichen Der den letzten Groschen von uns erpreßt Und uns wie Hunde erschiessen läßt - Wir weben, wir weben!
Ein Fluch dem falschen Vaterlande, Wo nur gedeihen Schmach und Schande, Wo jede Blume früh geknickt, Wo Fäulnis und Moder den Wurm erquickt - Wir weben, wir weben!
Das Schiffchen fliegt, der Webstuhl kracht,
lenzuolo funebre, E tre maledizion l'ordito fanno
Tessiam, tessiam, tessiamo!
Maledetto il buon Dio! Noi lo pregammo Ne le misere fami, a i freddi inverni: Lo pregammo, e sperammo, ed aspettammo: Egli, il buon Dio, ci saziò di scherni. Tessiam, tessiam, tessiamo!
E maledetto il re! de i gentiluomini, De i ricchi il re, che viscere non ha: Ei ci ha spremuto infin l'ultimo picciolo, Or come cani mitragliar ci fa. Tessiam, tessiam, tessiamo!
Maledetta la patria, ove alta solo Cresce l'infamia e l'abominazione! Ovo ogni gentil fiore è pesto al suolo, E i vermi ingrassa la corruzione. Tessiam, tessiam, tessiamo!