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Tesina che tratta dell'inettitudine, con collegamenti con le seguenti materie: italiano,greco,filosofia,inglese.
Tipologia: Prove d'esame
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Indice -Greco: 1 F0 0μηχανία di Giasone nelle Argonautiche di Apollonio Rodio……………….pg. 3 -Italiano: L’inetto nei romanzi di Italo Svevo………………………………………pg. 5 -Filosofia: Freud e la psicanalisi………………………………………………...…pg. 10 -Inglese: L’ Ulisse di Joyce………………………………………………………….pg. 13
L’antichissima leggenda degli Argonauti, narra l’impresa di Giasone e dei suoi compagni, che avevano raggiunto la barbara contrada della Colchide, sulla riva orientale del ponte Eusino (odierno Mar Nero) con la nave Argo, la prima costruita da mani umane. Il loro scopo era quello di recuperare il vello aureo dal montone su cui Frisso era volato dalla Grecia al lontano Oriente, che allora si trovava in possesso del re dei Colchi, Eeta. Lì il re dopo averlo accolto benevolmente gli diede in sposa la figlia, Calciope, in cambio Frisso sacrificò il montone a Zeus e offrì il vello a un re che lo consacrò ad Ares e lo inchiodò ad una quercia in un bosco sacro caro al dio mettendovi a guardia un drago che non dormiva mai. La pericolosa spedizione era stata imposta a Giasone da Pelia, re di Iolco in Tessaglia, da cui l’eroe pretendeva la restituzione del
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Da questi versi è possibile cogliere la non volontà di Giasone nel portare a termine le imprese: esso infatti soltanto grazie all’amore di Medea riuscirà a riconquistare il vello. Nell’incipit del libro terzo, il poeta, invocando Erato, musa della poesia d’amore, le chiede di cantare come Giasone riuscì a riportare il vello d’oro a Iolco da quelle terre lontane, grazie all’amore di Medea: III, 3, Μηδείης 1 F5 1π 1 FB D1 F1 4ρωτι. Vengono a consiglio Era ed Atena che decidono di chiedere aiuto a Cipride dicendole di parlare a suo figlio, e di persuaderlo a colpire con le sue frecce la figlia di Eeta, la maga, e ammaliarla d’amore per Giasone. Quando Giasone: III, vv. 409-421, a colloquio con Eeta apprese la prova che avrebbe dovuto superare: III, vv. 422-425, ..... 1 F4 1δέ σίγα ποδ 1 FF 6ν πάρος 1 F4 4μματα πήξας 1 F2 6στ 1 FB Dα 1 F5 4τως 1 F0 4φθογγος, 1 F0 0μηχανέων κακόντι. Βοθλ 1 F7 4ν δ 1 FB D1 F0 0μφι πολ 1 F7 Aν στρώφα χρόνον, ο 1 F5 0δε πη ε 1 F3 6χε θαρσαλέως 1 F5 1ποδέχθαι, 1 F1 0πε 1 F7 6μέγα φαίνετο 1 F1 4ργον. “……fissò gli occhi a terra rimanendo muto e disperato di fronte alla sua disgrazia e per lungo tempo rivoltava dentro di sé la decisione da prendere e non riusciva ad affrontare arditamente l’impresa che gli sembrava grandissima.” Giasone rappresenta quindi per Apollonio l’anti-eroe, la sua passività lungo tutto lo svolgersi dell’azione è il sogno di una debolezza che ha ormai sottratto al campione dell’epos tradizionale le certezze che gli derivano da un sistema di valori che ormai non esiste più. In questo senso il protagonista è l’immagine dell’uomo nuovo, smarrito in un mondo che ignora ogni comunanza di ideali e impone all’individuo l’arduo compito di inventare i compromessi inevitabili nella condizione umana, e di risolvere con le sue deboli
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forze il problematico rapporto tra l’atteggiamento morale e le necessità della sopravvivenza. Giasone non riuscirà a portare a termine l’impresa se non con l’aiuto di Medea.
La figura dell’inetto riemerge con la letteratura decadente e si configura come l’inetto a vivere ; questa figura era stata inaugurata dal protagonista delle Memorie del sottosuolo di Dostoievskij nel 1865 e ritorna sotto varie vesti nelle pagine di Fogazzano, con Corrado Silla, in Malombra e di D’Annunzio, con Giorgio Aurispa nel Trionfo della morte , ma è soprattutto con Svevo che la figura dell’inetto si propone come una nuova idea di uomo, aperto a tutte le possibilità. L’inetto è escluso dalla vita che pulsa intorno a lui, a cui egli non sa partecipare per mancanza di energie vitali, per una sottile malattia che corrode la sua volontà. Può solo rifugiarsi nelle sue fantasie, compensatrici di una realtà frustrante, vagheggiando nei sogni l’azione da cui è escluso. Vorrebbe provare forti passioni, ma si sente inardito, insterilito, impotente. Più che vivere si osserva vivere. Ed è proprio la sua qualità di intellettuale con l’eccesso di pensiero, il continuo osservarsi e studiarsi a raggelare i suoi sentimenti, a bloccare l’azione, a isolarlo dalla vita che scorre fuori e lontano, irraggiungibile. L’ipertrofia della vita interiore diventa una forma di ossessione, viene a costruire una forma alternativa, parallela alla realtà vera, nella quale l’eroe si chiude interamente perdendo i contatti con il mondo esterno, talora sprofondando in una lucida follia. Svevo infatti è riuscito a cogliere alcuni dei problemi centrali della modernità e li ha affrontati in forme narrative profondamente innovatrici; esso infatti fornisce un lucido quadro di tutta una
pratica. Alfonso è dolorosamente afflitto, quasi paralizzato dalla sua diversità che è sentita come inferiorità. L’impotenza sociale diventa impotenza psicologica: il giovane non riesce più a coincidere con un’immagine virile piena, forte e sicura, quale quella imposta dalla società borghese ottocentesca, che ha il culto dell’individuo energico e dominatore. Ma pur sentendo la sua inferiorità Alfonso si crea una realtà compensatoria; infatti la cultura umanistica e la vocazione spirituale rendono così il grigio impiegatuccio, goffo, scontroso, chiuso nella sua solitudine, incapace di stabilire relazioni con gli altri, nei suoi sogni si costruisce una maschera fittizia, un’immagine di sè consolatoria che lo risarcisce delle sue frustrazioni reali. Questi aspetti caratteristici dell’inetto sveviano saranno proposti in tutti i romanzi successivi. Dal momento che Alfonso non rappresenta più un’immagine virile forte, ecco che dinanzi a lui si ergono figure di antagonisti: Maller vera incarnazione della figura del padre e Macario, il rivale, che possiede tutte quelle doti che al protagonista mancano: è infatti brillante, disinvolto, perfettamente adatto alla vita; tutto ciò di cui Alfonso è incapace. Il secondo romanzo di Svevo Senilità viene pubblicato nel 1898. Il protagonista, Emilio Brentani, un trentacinquenne che ha un modesto impiego presso una società di assicurazioni triestina e gode di una certa reputazione in ambito cittadino per un romanzo pubblicato anni prima, dopo il quale non ha scritto più nulla. Egli vive la vita con prudenza, evita anche i piaceri appoggiandosi alla sorella Amalia, con cui vive, e all’amico Stefano Balli, uomo dalla forte personalità. L’insoddisfazione per la propria esistenza vuota e mediocre spinge Emilio a cercare il godimento nell’avventura con una ragazza del popolo, Angiolina.
Emilio, attraverso questo rapporto, maschera la sua immaturità psicologica, recitando un ruolo paterno nei confronti di Angiolina; in realtà l’immaturità messa in luce da questo rapporto è la denuncia del fatto che quella di Emilio non è un’immagine virile, di un uomo forte capace di dominare la realtà. Il protagonista incarna la crisi del modello di un uomo proposto dalla società borghese dell’ 800. In lui c’è l’impotenza sociale del piccolo borghese declassato, frustrato da una condizione alienante e spersonalizzata che si traduce in un’impotenza psicologica nell’affrontare la realtà esterna. Emilio rappresenta quindi il chiudersi vittimistico nella sconfitta e nell’impotenza. Il senso di senilità a cui allude il titolo si configura come paura di affrontare la vita, che appare piena di pericoli e come rinuncia a vivere chiudendosi nel nido familiare come in un guscio collettivo. Attraverso questo personaggio Svevo, ancora una volta, produce con ammirabile acutezza la struttura psicologica dell’intellettuale piccolo borghese di un periodo di crisi e proietta nel suo personaggio le componenti essenziali della sua stessa cultura. Con la Coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923, l’inettitudine non appare più come un marchio di inferiorità, ma come una sorta di ambiguo privilegio: l’inetto propone una nuova idea di uomo, è un abbozzo in divenire aperto a tutte le possibilità, contro gli individui che hanno già raggiunto l’ultimo stadio dell’evoluzione e sono fissati, necrotizzati in una figura definitiva. L’inetto, Zeno, mette in crisi tutte le incrollabili certezze del mondo borghese: è uno straordinario personaggio, negativo per tanti aspetti, bugiardo, mosso da inconsci impulsi aggressivi verso tutti quelli che lo circondano, ma è anche un uomo dotato di una visione acuta e di un umorismo corrosivo, nella sua imperfezione di inetto è inquieto 2
Senza dubbio se la terapia di Zeno non è freudiana, il discorso freudiano è presente ad altri livelli: a livello contenutistico nei sogni e negli “atti mancati”, materiali freudiani inseriti deliberatamente da Svevo in una terapia diversa e l’organizzazione formale dei contenuti segue i processi inconsci freudiani procedendo per libera associazione di idee, salti temporali, lapsus di scrittura e dimenticanze ed inoltre il principio fondamentale della psicanalisi che nessun fatto psichico è mai casuale ma procede sempre da cause inconsce e ben precise, è il codice implicito che permette di spiegare moltissimi particolari della vicenda altrimenti incomprensibili. Dunque nella Coscienza di Zeno la psicanalisi è presente nel discorso dell’autore, non in quello di Zeno, è nella struttura implicita del romanzo. Svevo fa seguire al personaggio una terapia non propriamente psicoanalitica ma interpreta i suoi atti in termini freudiani. Numerosi elementi del romanzo infatti rivelano un’attenta conoscenza di Freud e un uso accorto dei suoi concetti, specie nel montaggio dei sogni, nel rivelare l’inconscio come sottofondo sessuale del vizio del fumo, nel descrivere le ambivalenze di Zeno verso altri personaggi, soprattutto Guido, nel mettere in evidenza i sensi di colpa per la morte del padre e i tentativi di rimuoverli.
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Sigmund Freud formula l’ipotesi che esistano materiali psichici non direttamente accessibili alla coscienza che possono riaffiorare durante le sedute ipnotiche o nel sogno. Freud intuisce che l’attività psichica inconscia deriva dallo studio dei fenomeni della rimozione e della resistenza; infatti alcuni ricordi non sono accessibili al paziente ma è possibile richiamarli alla memoria e quando un paziente è sollecitato a farlo si manifesta una forma di difesa che Freud chiama resistenza. Infatti anche se il ricordo è stato rimosso, cioè non è più a livello di coscienza, esiste ancora a livello inconscio e a volte attiva anche forti reazioni senza che se ne conoscano le cause. Questo giustifica il fatto che esistono dinamiche che hanno una vita indipendente dalla coscienza; si
preadolescenziale. Quando il complesso edipico viene risolto, ossia superato, si ha uno sviluppo della personalità ordinato ed equilibrato; al contrario, una mancata risoluzione è all’origine di disturbi e squilibri che possono assumere anche forme gravi. Lo studio del materiale psichico rimosso diventa fondamentale nell’individuare la struttura della personalità, denominata in un primo momento semplicemente inconscio, e poi successivamente ES. L’ES possiede una propria organizzazione dinamica e una logica che è funzionale, in condizioni normali, all’equilibrio di una persona. La struttura della psiche adulta è quindi caratterizzata da EGO o IO, cioè la parte cosciente della personalità, tutte le dinamiche di cui un soggetto è consapevole; l’ES, l’inconscio animato da pulsioni sessuali e distruttive, non compatibili con la morale e con la vita sociale; il SUPER-EGO o SUPER-IO, per lo più inconscio, è l’interiorizzazione delle norme morali che ha la funzione di controllo. L’ES è separato dall’IO, infatti in condizioni normali non c’è una comunicazione diretta, gli scambi avvengono attraverso il SUPER- IO che agisce come censura nei confronti dell’inconscio. Questo può giungere alla coscienza soltanto per i contenuti accettabili dal SUPER-IO. I contenuti inconsci assumono una forma simbolica che ne impedisce un immediato riconoscimento, come avviene nei sogni. L’ES contiene, oltre alle pulsioni sessuali, anche le esperienze coscienti ritenute negative e rimosse dal soggetto. Il rimosso, insieme agli elementi inconsci crea dinamiche che si manifestano attraverso le nevrosi. La struttura della personalità: IO cosciente, ES, e SUPER-IO si costituisce durante l’infanzia, partendo da una condizione in cui IO
ed ES non si distinguono e il SUPER-IO non esiste. La formazione dell’IO avviene in seguito all’adattamento della parte superficiale dell’ES al mondo esterno. L’IO non è originario, il bambino nei primi mesi agisce soltanto seguendo il principio di piacere. L’IO si forma come adattamento di una parte dell’ES al mondo esterno che limita e condiziona il soddisfacimento delle pulsioni e si struttura seguendo il principio di realtà. Il SUPER-IO si forma mediante il rapporto con i genitori, verso i quali, dopo la repressione del rapporto edipico si instaura un processo di identificazione. Il SUPER-IO è l’interiorizzazione delle proibizioni che provengono dai genitori, dai modelli e dalla società; questa si compie a seguito della rimozione del complesso edipico, durante la seconda infanzia nella fase di latenza sessuale. L’ES è una forza istintuale e impersonale, il SUPER-IO è una costruzione storica legata ad una determinata società. Le pulsioni sessuali per esempio sono simili in tutti gli individui, diverso è il modo di controllarli culturalmente. Ciò apre anche una strada all’analisi in chiave psicoanalitica della società e della dinamica culturale. La società svolge quindi una funzione educativa in quanto porta all’interiorizzazione di norme, divieti, inibizioni.
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represents Penelope while Stephen, though not Bloom’s real son, represents Telemachus. The formal aspect of fiction was very important for Joyce. Particularly important was the problem of the point of view. In order to ensure that his works carried no “massages” from himself, he adopted different points of view, different narrative techniques (from third-person narration to the stream of consciousness ) and interior monologue and different linguistic styles appropiate to different characters and situations. The stream of consciousness means that consciousness is like a continuous flow of movement of the inner life of the subject. this is held together by the unifying force of memory, which ties together the ideas, images, memories, as well as feelings. This is the same technique used by Italo Svevo in the realization of its three most important novels. in Joyce's Ulysses, however, the stream of consciousness does not bring any truth to light but merely expresses a rentless and inexhautible variety of voices. So the fragments in which it breaks down the relata are therefore not reassembled.
Bibliografia Del Corno D., Letteratura Greca , Edizione Principato, Milano, 1988 Paduano G. Fusillo M. , Apollonio Rodio, le Argonautiche, BUR, Milano, 1993 Rossi L.E., Letteratura Greca , Le Monnier, Milano, 1994 Baldi G. Giusso S., L’attualità della letteratura , vol. 3.1, Paravia, Milano, 2012 Bologna C. Rocchi P., Rosa fresca aulentissima , vol. 6, Loescher, Torino, 2010 Abbagnano N. Fornero G., Il nuovo protagonisti e testi della filosofia , vol. 3a, Paravia, Milano, 2007 De Luca B. Ellis D.J., Words that speak , vol. 2, Loescher, Torino, 2006 2