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tesina sesso e genere sociologia processi culturali
Tipologia: Appunti
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Irene Gualdi Tesina Sociologia Tema: GENERE E SESSO
I termini Genere e sesso molto spesso sono erroneamente utilizzati come sinonimi. Mentre, in realtà la differenza tra sesso e genere è sostanziale Il SESSO è un fattore biologico che si riferisce in modo esclusivo all’anatomia di un individuo. Esso si basa su fattori dissimili come: organi genitali e livello di ormoni, patrimonio genetico e cromosomi diversi tra femmina e maschio. Un esempio riguarda i cromosomi: gli uomini hanno 46 cromosomi, tra cui una X e una Y, le donne hanno 46 cromosomi tra cui due X. La divisione fra i due sessi è molto spesso vista come binaria, ma non è completamente vero. Ci sono alcuni casi dove può succedere che un bambino alla nascita abbia cromosomi sessuali, genitali o caratteri che non possono essere definiti esclusivamente femminili o maschili. Questi talvolta vengono definiti INTERSESSUALI , e i genitori possono scegliere il genere da assegnare al bambino. L’essere intersessuale non è certamente una malattia. Malgrado ciò e nonostante queste variazioni biologiche non implichino problemi di salute fisica, le persone con tali caratteristiche subiscono alla nascita o nel corso della loro vita una pesante medicalizzazione volta all’adeguamento del sesso biologico a quello considerato socialmente più accettabile. Si tratta di procedure mediche molto invasive e irreversibili, che possono causare dolore e sofferenza, sia fisica che psicologica. Proprio per questo risulta un argomento di estrema delicatezza e anche la decisione degli interventi chirurgici deve essere effettuata con estrema consapevolezza. L’intersessualità non è un orientamento sessuale. Coloro che non possono essere definiti esclusivamente femmine o maschi possono essere eterosessuali, bisessuali, omosessuali, asessuali, queer o di qualsiasi altro orientamento sessuale. Come tutti anche loro possono essere cis-gender, ossia essere a proprio agio con il genere che gli è stato assegnato alla nascita o transgender ossia con un’identità di genere differente. Infatti, queste due possibilità come il proprio orientamento sessuale non possono essere fissate in automatico dalla genetica.
Il GENERE sessuale è qualcosa di artificioso, che la cultura ha definito negli anni, ha origine da tutte quelle interazioni che contribuiscono a differenziare gli uomini e le donne. La società ha ben definito le proprie idee su mascolinità e femminilità. Si tratta di valori relativi e non assoluti, infatti, le caratteristiche associate alle idee di mascolinità e femminilità non sono universali e fisse ma tendono ad essere differenti attraverso tradizioni culturali diverse e a cambiare nel tempo all’interno della stessa società. Fino a poco tempo fa genere e sesso venivano considerati la stessa cosa: secondo questa opinione chi nasceva biologicamente femmina o maschio avrebbe dovuto comportarsi, vestirsi, atteggiarsi in modo tale da dimostrare la sua appartenenza a tale genere a tutto il resto del mondo. La sfera biologica (rappresentata dal sesso ) e quella culturale (il genere ) si incontrano nella dimensione psicologica: attraverso questa ogni individuo costruisce la propria identità, la propria consapevolezza di sé. Anche se la natura ci attribuisce un determinato sesso e, di conseguenza, la società ci classifica in un genere piuttosto che un altro, ognuno di noi può costruirsi la propria identità di genere riconoscendosi come appartenente a uno o più generi. Alcuni si identifica in entrambi i generds, preferendo che le persone quando parlano con loro utilizzano entrambi i pronomi maschili e femminili queste persone si identificano come genderfluid cioè di genere fluido, ci sono anche casi dove non si identificano in nessuno dei genders e preferiscono che venga utilizzato il pronome “essi” questi individui si identificano come non binary cioè non binario. Nel 1975, il termine genere, inteso in senso moderno, fa la sua prima apparizione nel saggio dell’antropologa Gayle Rubin, chiamato The Traffic in Women. Note on the «Political Economy» of sex. Parlando di “sex gender sistem” ossia “sistema sesso/genere cerca di denaturalizzare la condizione di sottomissione delle donne, attribuendo e identificando particolari ruoli o aspettative nei confronti di donne e uomini. Riflettendo su queste differenziazioni: “ Gli uomini e le donne sono, è ovvio, diversi. Ma non sono così diversi come il giorno e la notte, la terra e il cielo, lo yin e lo yang, la vita e la morte. Dal punto di vista della natura gli uomini e le donne sono più simili gli uni alle altre che a qualsiasi altra cosa – alle montagne, ai canguri o alle palme da cocco. L’idea che siano diversi più di quanto ciascuno di essi lo è da qualsiasi altra cosa deve derivare da un motivo che non ha niente a che fare con la natura”. La differenziazione tra i sessi era un processo sociale, riconducibile a forme di discriminazione e potere di un sesso nei confronti dell’altro. Partendo da un’uguaglianza iniziale venivano evidenziate le differenze e irrigiditi i ruoli, per imporre forme di potere di un genere sull’altro.
politica a dare inizio a un cambiamento profondo del sapere umano, un cambiamento che assume sempre più i caratteri di una vera e propria rivoluzione. Definire il genere Dal momento in cui è emersa una nuova consapevolezza delle problematiche di genere, è stato necessario trovare anche una nuova terminologia per definirle. Dopo anni di ricerche e varie definizioni si è arrivati a definire il genere come una struttura sociale: esso non è espressione della biologia, né rappresenta la dicotomia immutabile della vita umana, bensì una particolare configurazione della nostra organizzazione sociale e di tutte quelle attività e di quelle pratiche quotidiane che da essa sono governate. È altrettante vero che il genere è una struttura sociale particolare: implica una specifica relazione con il corpo; questo aspetto viene riconosciuto nella comune definizione del genere come espressione di una differenza naturale, ovvero la differenza tra corpo maschile e corpo femminile. Una definizione di genere che evita paradossi della “differenza”: il genere è quella struttura delle relazioni sociali che è incentrata sull’arena riproduttiva, e quell’insieme di pratiche che fanno rientrare le differenze riproduttive dei corpi nei processi sociali. Può succedere che un individuo non si riconosca nel sesso di appartenenza ovvero nel genere che la società gli ha dettato in base alle sue caratteristiche naturali. Pertanto, può capitare di uscire dai binari prestabiliti e imposti dalla società, in quanto ci si sente estranei al genere che ci viene attribuito alla nascita. Judith Butler, nel suo libro la disfatta del genere , affronta il tema di mascolinità e femminilità, scrivendo: “perché negare il fatto in cui la mascolinità si manifesti nella donna e che femminile e maschile non appartengano a corpi di sesso diverso?”. Secondo lei, è possibile che ci siano soggetti il cui senso di sé e la cui soggettività, non corrisponda o sia addirittura opposta a quella dei modelli codificati; esistono persone che nascono con un corpo codificato come femminile, ma che si sentono uomini, e viceversa essi si identificano nel termine transessuali (transgender).Sostiene che la soggettività sia frutto di pratiche cosiddette “performative”, che mirano a costruire in qualche modo un senso di sé di un tipo o dell’altro, per cui non si nasce maschi e femmine, ma sono le prassi sociali che costruiscono un modello di maschilità o femminilità. Motivo per cui nei movimenti queer si lavora sulle forme di travestimento, e sul vestirsi in un modo che non corrisponde all’aspettativa sociale di quel sesso. Negli ultimi anni questo femminismo, da una parte col movimento queer e dall’altra col movimento LGBTQ+, si è diffuso moltissimo. L’aspetto interessante è che per lei il punto non era tanto discutere su biologia e costruzione sociale, ma ridiscutere che ci fosse un punto di vista oggettivo anche dal punto di vista biologico. Molti alleati del movimento LGBTQ+ hanno iniziato a mettere nelle proprie bio dei social media il pronome da utilizzare, sperando che diventi prassi comune chiedere come si voglia essere appellati ovvero al maschile, al femminile o neutro per evitare il misgendering ossia riferirsi a una persona transgender, intenzionalmente o meno, usando termini che si riferiscono al sesso biologico e non all’identità di genere in cui questa persona si riconosce. Negli ultimi anni il movimento queer (lgbtq+) e la generazione Z, hanno iniziato a combattere sul fatto che i vestiti non hanno genere e sesso, ed ognuno possa scegliere di indossare quello che vuole.
In Pink is the New Black, viene mostrato come I colori, black, pink, orange, blue possono veicolare processi di categorizzazione trasformandosi in stereotipi e pregiudizi che sembrano innocui come quel bel Pink, “di quel bel vestitino regalato per la nascita di una bambina”. Ecco che in quel colore gentile e rassicurante, si cela un processo dove avviene la categorizzazione del genere, implicito, invasivo e totalizzante con un forte impatto sugli stili di vita, le scelte, le aspettative, i vincoli e le opportunità delle bambine e dei bambini. Inoltre, il libro ci mostra le differenze di genere nell’infanzia. Nell’infanzia vi sono moltissimi oggetti, presenti nella vita quotidiana che sono stati genderizzati, ovvero dove gli è stato assegnato o un attributo maschile o uno femminile; degli esempi possono essere, giocattoli, i vestiti, i colori e la cancelleria. Per quanto riguarda i colori, vi è una grossa differenza tra il passato e il presente, infatti fino agli anni 40, il rosa era un colore riservato all’abbigliamento maschile, mentre invece l’azzurro era riservato alle femmine, perché ritenuto un colore chiaro e tenue. Mentre oggi vi è un’assegnazione diversa dei colori: fiocco rosa per la nascita di una femmina e fiocco azzurro per i maschi Questo lo si può notare all’interno del libro, in un dialogo tra la maestra e uno studente, quando la maestra chiede: “Di che colore facciamo la cartellina? Rosa va bene?”, a cui il bambino risponde tranquillamente “Sì”. La sua risposta viene contestata da un altro bambino, che dice: “ NO, IL ROSA È DA FEMMINE !”. Questo è un passaggio molto importante per farci comprendere come il processo della genderizzazione si era diffusa nelle scuole dell’infanzia, anche tra i bambini, che riproducono i valori degli adulti che li circondano, interiorizzando tutto ciò come l’unico mondo e l’unica visione esistente.
I temi cari alle femministe sono nuovi e spesso scandalosi per l’epoca. Infatti, si parla di sessualità, di stupro e violenza domestica, di diritti riproduttivi, ma anche di parità di genere sul posto di lavoro.
femminile. Così facendo poniamo i due modi dell’essere umano l’uno lontano dall’altro e incomparabili, ma tale divisione risulta essere sempre più stretta. L’essere femmina e l’essere maschio costituiscono i due estremi, ma tra di essi si posizionano una varietà di modi intermedi di essere. Io, personalmente, credo che se si vuole realmente distruggere gli stereotipi di genere , che sono alimentati dagli squilibri storici e culturali che esistono tra uomo e donna, bisogna prima di tutto essere informati sull’argomento. Solo sapendo la differenza tra sesso e genere si avrà modo di comprendere a pieno i comportamenti e gli atteggiamenti di chi noi giudichiamo diverso, il suo modo di essere inizierà e smetterà immediatamente di apparire ai nostri occhi come innaturale o sbagliato. L’informazione e l’apertura mentale sono quindi indispensabili per difendere la libertà di espressione di ognuno di noi. Ci vorrebbe, come dice Judith Butler, “un impegno di uguaglianza e di giustizia”, per affrontare a ogni livello istituzionale l’esposizione differenziale alla morte e alla mortalità che attualmente caratterizza le vite delle persone precarie e subordinate, spesso anche a causa del razzismo. Libri di riferimenti: -Raewyn Connell- Questioni di genere -Abbatecola Emanuela, Stagi Luisa- Pink is the new black: stereotipi di genere nella scuola dell’infanzia