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tesina sull'ermetismo , Dispense di Italiano

riassunto completo sull'ermetismo

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 20/10/2017

alf567
alf567 🇮🇹

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Il termine, coniato da Francesco Flora nel 1936, rimanda all'idea di una magia
della parola poetica. Alla base di questo movimento, che ebbe come modello i
grandi del decadentismo francese come Mallarmé, Rimbaud e Valéry, si trova
un gruppo di poeti, chiamati ermetici, che seguirono gli insegnamenti di
Giuseppe Ungaretti e di Eugenio Montale.
Il termine prende nome da Ermete Trismegisto, il quale nei suoi libri descrive
alcune pratiche intrise di mistero e magia e da ermes, considerato il dio del
mistero perché accompagnava le anime nell'aldilà. Con questo termine, nei
primi anni del '900 si vollero indicare sia l'oscurità, a volte enigmatica, della
nuova poesia, sia il suo carattere selettivo, cioè di messaggio riservato a poche
persone.
I poeti ermetici perseguono l'ideale di una “poesia libera pura” da ogni nalità
pratica, senza scopo educativo. Il tema centrale della poesia ermetica è il
senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che ha perduto fede negli
antichi valori, nei miti della civiltà romantica e positivistica e non ha più
certezze a cui ancorarsi saldamente. Egli vive in un mondo incomprensibile
sconvolto dalle guerre e oeso dalle dittature, per tanto il poeta ha una visione
della vita sduciata, priva d’illusioni. La poesia degli ermetici è una poesia di
stati d'animo, di ripiegamento interiore espresso in un tono raccolto e
sommesso, con un linguaggio ranato ed evocativo che sfuma ogni riferimento
diretto all'esperienza in un gioco di allusioni.
Nella seconda metà degli anni trenta maturarono a Firenze, intorno alla rivista Il
Frontespizio e Solaria, un vero gruppo di ermetici che, prendendo come
riferimento Ungaretti e Quasimodo si rifacevano direttamente al simbolismo
europeo e si aacciavano alle più recenti esperienze di quegli anni, come al
surrealismo e all'esistenzialismo.
Lo stile dicile e chiuso nella ricerca della forma analogica, insieme
all'approfondimento di una nascosta esperienza interiore, contraddistinse
questo gruppo che, riutando in modo diretto ogni impegno politico e sociale,
cercava di staccarsi dalla cultura fascista.

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Il termine, coniato da Francesco Flora nel 1936, rimanda all'idea di una magia della parola poetica. Alla base di questo movimento, che ebbe come modello i grandi del decadentismo francese come Mallarmé, Rimbaud e Valéry, si trova un gruppo di poeti, chiamati ermetici, che seguirono gli insegnamenti di Giuseppe Ungaretti e di Eugenio Montale.

Il termine prende nome da Ermete Trismegisto, il quale nei suoi libri descrive alcune pratiche intrise di mistero e magia e da ermes, considerato il dio del mistero perché accompagnava le anime nell'aldilà. Con questo termine, nei primi anni del '900 si vollero indicare sia l'oscurità, a volte enigmatica, della nuova poesia, sia il suo carattere selettivo, cioè di messaggio riservato a poche persone.

I poeti ermetici perseguono l'ideale di una “poesia libera pura” da ogni finalità pratica, senza scopo educativo. Il tema centrale della poesia ermetica è il senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che ha perduto fede negli antichi valori, nei miti della civiltà romantica e positivistica e non ha più certezze a cui ancorarsi saldamente. Egli vive in un mondo incomprensibile sconvolto dalle guerre e offeso dalle dittature, per tanto il poeta ha una visione della vita sfiduciata, priva d’illusioni. La poesia degli ermetici è una poesia di stati d'animo, di ripiegamento interiore espresso in un tono raccolto e sommesso, con un linguaggio raffinato ed evocativo che sfuma ogni riferimento diretto all'esperienza in un gioco di allusioni.

Nella seconda metà degli anni trenta maturarono a Firenze, intorno alla rivista Il Frontespizio e Solaria, un vero gruppo di ermetici che, prendendo come riferimento Ungaretti e Quasimodo si rifacevano direttamente al simbolismo europeo e si affacciavano alle più recenti esperienze di quegli anni, come al surrealismo e all'esistenzialismo.

Lo stile difficile e chiuso nella ricerca della forma analogica, insieme all'approfondimento di una nascosta esperienza interiore, contraddistinse questo gruppo che, rifiutando in modo diretto ogni impegno politico e sociale, cercava di staccarsi dalla cultura fascista.