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luna caratteristiche scientifiche. luna nella letteratura ed arte
Tipologia: Tesine universitarie
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(((((Perché la Luna è oggetto di accurate osservazioni fin dai primordi dell’astronomia? A parte le credenze religiose che la fecero da sempre rientrare (insieme al Sole) in molti dei miti e delle religioni antiche, la Luna, per la regolarità delle sue fasi, offriva un mezzo efficace per misurare lo scorrere del tempo. Oggi della Luna si conoscono molte più cose che nel passato, grazie alle numerose spedizioni che, dal 1969 in poi, hanno riportato sulla Terra campioni del suolo, ricchi di informazioni sul processo di formazione. La Luna ha avuto ed ha una grande influenza sulla Terra, particolarmente evidente quando si considerano sia la dinamica dei movimenti di rotazione e rivoluzione del nostro pianeta sia il fenomeno delle maree.))))
Caratteri Geo-morfologici La Luna è il solo satellite naturale della Terra. È un astro privo di luce propria, costituito da materiali allo stato solido. Il suo raggio è circa ¼ del raggio terrestre e la sua massa è 1/81 di quella terrestre. Il rapporto tra la massa della Luna e la massa della Terra è il più alto tra i rapporti pianeta- satellite all’interno del Sistema Solare. La Luna esercita, inoltre, un’attrazione gravitazionale non trascurabile su tutti i punti della superficie terrestre. Si può quindi affermare che Terra e Luna si muovono come un sistema unico , legate da reciproca attrazione gravitazionale e si possono considerare come un sistema planetario doppio che ruota attorno al baricentro comune. La Luna ha una forma debolmente ellissoidale, pressoché sferica. Inoltre, la Luna presenta un lieve rigonfiamento sulla faccia rivolta costantemente verso la Terra che viene interpretato come dovuto all’azione continua della forza di attrazione gravitazionale terrestre. Le osservazioni che da lungo tempo si eseguono dalla Terra e le esplorazioni dirette della superficie lunare hanno dimostrato che la Luna non ha un’atmosfera gassosa e neanche acque simili a quelle terrestri (oceani, laghi, fiumi). A causa della mancanza di atmosfera sulla Luna:
A causa dell’assenza di acqua e di atmosfera sulla Luna mancano quasi totalmente fenomeni erosivi e la superficie lunare non è stata modificata nel tempo, se non dall’impatto con meteoriti. Sulla Luna,infine, non si osservano vulcani attivi e l’attività sismica è molto ridotta.
Fu Galileo il primo a osservare la Luna con un telescopio e a darne una descrizione particolareggiata: fu il primo a scorgere le caratteristiche più evidenti del suolo lunare. Le strutture più caratteristiche del paesaggio lunare sono: mari, altopiani, rilievi e crateri. I mari lunari sono vaste aree pianeggianti di colore scuro ricoperte da uno spesso strato di regolite (una miscela di polveri finissime e detriti rocciosi) ed occupano circa il 20% della superficie lunare. Le rocce che costituiscono i mari sono basalti, rocce scure di origine vulcanica. La morfologia del suolo lunare è stata modificata nel corso degli anni in particolar modo dai meteoriti, ma hanno contribuito a tale processo anche altri fattori come il vento solare, i raggi cosmici, le escursioni termiche e la gravità. Gli altopiani sono aree elevate, di colore chiaro con una superficie craterizzata in cui si possono osservare profondi solchi sinuosi. Occupano circa l’80% della superficie lunare. I rilievi sono dei veri e propri monti, isolati o riuniti in sistemi. La cima più alta supera gli 11 000m. I crateri sono le forme più caratteristiche del paesaggio lunare. Hanno un diametro che può superare i 200 km e una profondità di 5 km. Alcuni probabilmente si sono formati in seguito a un’intensa attività vulcanica nelle prime fasi della storia della luna, ma la maggior parte si è formata in seguito all’impatto di meteoriti.
L’attività sismica sulla Luna non è paragonabile a quella della Terra; si registrano alcune scosse quando la Luna si trova più lontana o più vicina alla Terra a causa dell’attrazione terrestre che provoca piccole deformazioni. I dati sismici hanno permesso di stabilire che la Luna ha una struttura a gusci concentrici simile a quella della Terra. Oltre la sottile crosta (fino a 100 km), l’interno della Luna è costituito da un esteso mantello (fino a 1300 km), che comprende la litosfera rigida e una limitata porzione simile all’ astenosfera (lett. Sfera debole; ricca di materiali debolmente viscosi e plastici) terrestre, e da un nucleo, piuttosto piccolo e ricco di ferro. L’origine della Luna
Sull’origine della Luna sono state formulate quattro ipotesi.
I movimenti della Luna La Luna si muove di moto di rotazione attorno al proprio asse, di moto di rivoluzione intorno alla Terra e di moto di traslazione assieme alla Terra intorno al Sole. Il moto di rotazione : la Luna ruota intorno al proprio asse da ovest verso est in senso antiorario (se osservata dal polo nord celeste). Il periodo di rotazione ha una durata di 27 d 7 h 43 min 11 s, la stessa del moto di rivoluzione (è per questo che l’emisfero lunare visibile dalla Terra risulta essere sempre lo stesso). [La rotazione non è perfettamente uniforme a causa della sua forma ellissoidale: infatti l’attrazione che esercita la Terra sul rigonfiamento equatoriale è maggiore che sulle zone polari provocando delle oscillazioni di lieve entità nel moto dette librazioni a causa delle quali ci è visibile un po’ più di ½ della Luna in plenilunio].
Il moto di rivoluzione : la Luna compie una rivoluzione intorno alla Terra in senso antiorario, lungo un’orbita ellittica di cui la Terra occupa uno dei fuochi. Nel corso della rivoluzione, la Luna non si trova quindi sempre alla stessa distanza da noi: il punto più vicino, detto perigeo , è a 356000 km dalla Terra e quello più lontano, l’apogeo , a circa 407000 km. Nel suo moto di rivoluzione la Luna passa inoltre da una posizione in cui si trova in direzione opposta rispetto ai raggi solari oltre la Terra ( opposizione ) a una in cui si trova tra il Sole e la Terra ( congiunzione ). Inoltre, passando
Sole, ma anche dalle distanze variabili alle quali i due corpi si trovano rispetto al Sole. Se nelle posizioni di sizigie il Sole, la Terra e la Luna si trovassero realmente sulla stessa linea retta, durante ogni mese lunare nella fase di plenilunio il cono d’ombra della Terra oscurerebbe completamente il nostro satellite e si avrebbe perciò un’eclissi di Luna , mentre nella fase di novilunio l’ombra della Luna potrebbe oscurare una porzione della superficie terrestre impedendovi la vista del Sole, cioè provocando un’eclissi di Sole.
Le eclissi avvengono quindi quando un corpo celeste ne oscura un altro temporaneamente, transitandovi davanti. Ma i piani dell’orbita lunare e dell’orbita terrestre non sono coincidenti, bensì inclinati l’uno rispetto all’altro di 5°; quindi l’allineamento tra i tre pianeti si può attuare solo lungo la linea dei nodi ossia lungo la linea di intersezione fra questi due piani. Perciò le eclissi si verificano soltanto quando, oltre ad essere in fase di plenilunio o novilunio, la Luna viene a trovarsi in uno dei nodi o nelle vicinanze; nel primo caso si hanno le eclissi totali (il corpo celeste si oscura totalmente), nel secondo le eclissi parziali (il corpo celeste viene ricoperto solo in parte).
Le eclissi si verificano con una periodicità caratteristica e prevedibile (in un anno il numero di eclissi varia da 2 a 7). Si può inoltre dire che le eclissi di Sole sono più frequenti, perché il cono d’ombra prodotto dalla Terra è più piccolo del cono di luce che raggiunge il sistema Terra-Luna.
L a Luna non è però stata solo oggetto di accurati esperimenti scientifici, ma è stata considerata un modello di ispirazione all’interno dello scenario artistico e letterario.
Giacomo Leopardi
Tutta la produzione Leopardiana si fonda su un sistema di idee continuamente meditate, il cui processo di sviluppo si può seguire attraverso le migliaia di pagine del suo Zibaldone. Quest ’ ultimo (lett. ‘mescolanza confusa e senza criterio ’) è una sorta di diario intellettuale, scritto giorno per giorno, a cui Leopardi affida appunti, pensieri filosofici, letterari, linguistici. Al centro della riflessione leopardiana si pone fin da subito un motivo pessimistico: l’infelicità umana. È così che l’autore recanatese concentra l'attenzione sulla dimensione soggettiva e interiore, e sugli aspetti quotidiani dell'esistenza, espressi mediante uno stile spesso venato di toni nostalgici. L’uomo aspira naturalmente ad un piacere infinito, ma il piacere desiderato sarà sempre maggiore del piacere realmente raggiungibile e, pertanto, ma nessuno dei piaceri esistenti può soddisfare la sua volontà. Da questo nasce la sua infelicità, il senso della nullità di tutte le cose. Si chiude quindi in una sconsolata meditazione di fronte ad una realtà dalla quale non ci si può sottrarre. Qualsiasi tentativo di evasione o ribellione è vano, e l’uomo è destinato a cedere di fronte al suo destino di infelicità. In questa prima fase la natura è considerata come colei capace di rendere l’uomo felice : ha voluto a lui offrire l’immaginazione e le illusioni grazie alle quali ha velato gli occhi dell’uomo di fronte
alle sue effettive condizioni. È però poi la stessa civiltà, tramite la ragione, ad aver allontanato l’uomo da questa condizione privilegiata, facendo dominare in lui maggiore consapevolezza della realtà, ponendolo di fronte al vero, ma rendendolo infelice. È quindi inevitabile il riferimento agli antichi che, nutriti di generose illusioni, svolgevano una vita attiva ed intensa, attraverso azioni rischiose ed eroiche. Soltanto imitandoli l’uomo moderno potrà recuperare le proprie illusioni. È questa la fase del pessimismo storico: la condizione negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di un allontanamento progressivo da una condizione originaria di felicità. La storia stessa sarà quindi considerata come degenerazione. Leopardi si rende però conto che è la natura ad aver diffuso nell’uomo il desiderio di felicità infinita, senza dargli i mezzi per poterlo soddisfare. La natura è quindi ora vista come la responsabile dell’infelicità umana e fa della vita dell’individuo un insieme di delusioni, noia e sofferenze. Sono quindi le comuni condizioni esistenziali che portano all’infelicità. Subentra a questo punto il “pessimismo cosmico” leopardiano per cui tutti gli uomini sono necessariamente infelici ed accumunati dal dolore. La vita è ora intesa come male. Il rapporto leopardiano con la natura è quindi un elemento costante nelle sue composizioni e lo si può notare in particolar modo nei suoi Idilli. Il termine Idillio, desunto da Mosco, era adoperato nel senso greco di “quadretto”; viene ora a perdere ogni legame con il modello ellenistico e bucolico e diventa un genere in cui si esprime la propria interiorità traendo spunto da una contemplazione del mondo naturale.
Inoltre, Leopardi accetta la proposta di Madame de Stael di leggere gli autori stranieri, ma non di imitarli: arriverà così a sottolineare il sentimento. L'idillio è per lui l'espressione dei moti del suo animo e ci sarà perciò il rifiuto della mitologia e della bella immagine. Una condizione della poesia leopardiana è la rimembranza, perché il ricordo sfuma i contorni, dilata i termini reali e concreti. La poesia non deve essere trascrizione esatta della realtà, ma deve esprimere il senso del vago, dell'indeterminato, dell'infinito.
Tra gli idilli più conosciuti di Leopardi ritroviamo ad esempio quello intitolato “Alla Luna”. Composto a Recanati nel luglio del 1820 questo idillio fu pubblicato per la prima volta sul “Nuovo Ricoglitore” di Milano nel 1825 con il titolo “La Ricordanza”. Siamo sul colle Tabor, il colle dell’infinito, ora il poeta non si lascia andare “nel gran mar dell’essere”, si concentra in se stesso, in ricordi di dolore che si trasformano in dolce malinconia. Il canto è un colloquio con la Luna, tenero sfogo alla dolce confidente della sua vita. Il riferimento alla Luna non appare soltanto in tale composizione.
Ancora possiamo vedere tale corpo celeste come uno dei protagonisti de il “ canto notturno di un pastore errante dell’Asia ”. Qui la “silenziosa Luna che sorge la sera, e va, contemplando i deserti” assume il ruolo di interlocutrice : il pastore errante passa la notte a guardarla e la interroga sul significato dell’esistenza. La Luna assume così una condizione elevata e rappresenta il perfetto sapere; non essendo umana, non può comprendere, però, le sofferenze ed i sospiri degli uomini.
Molte volte Leopardi si rivolge alla luna come ad una persona cara, una tenera confidente, sua compagna di solitudine. Come detto, questo elemento naturale sarà un motivo ricorrente nella sua produzione poetica: alla vigilia della sua morte, nel ’36 il suo ultimo canto sarà Il tramonto della luna****.
Come la luna tramonta, dopo che è giunta all’orizzonte del cielo o è giunta dietro l’Appennino o dietro le Alpi, o nel gran golfo del Tirreno, e splende in una notte solitaria sopra campagne argentee e sopra le acque, là dove zefiro aleggia e dove le ombre lontane formano incantevoli riflessi tra le onde lontane e tra rami e tra siepi e tra collinette e villette; quando la luna scompare dietro l’orizzonte e il mondo perde il suo chiarore definitivamente, le ombre della notte spariscono e un buio totale e fitto, imbruna le valli e i monti; la notte resta orba e il carrettiere, cantando con triste melodia, saluta dalla sua strada l’ultimo chiarore della luna che se ne va, che fino a poco prima gli aveva fatto da guida.
II° Strofa
Alla stesso modo la giovinezza si dilegua e lascia la vita degli uomini in una condizione desolante. Le desiderate e false illusioni vanno via e le ingannevoli speranze, sulle quali la natura mortale si appoggia, vengono meno. La vita resta oscura e abbandonata. Il viaggiatore, stordito e frastornato, cerca invano, nella vecchiaia, lo scopo e il termine del suo lungo cammino; e l’uomo si accorge che la terra, durante la vecchiaia, gli si fa estranea e lui diventa estraneo alla terra.
III° Strofa
La nostra esistenza parve agli dei troppo felice e lieta se, la giovinezza nella quale ogni piacere è frutto di mille dolori, durasse per tutta la vita. Il decreto che sentenzia che ogni animale è destinato a morire è parso un mite decreto agli dei, se gli dei, durante la vita degli uomini non avessero dato loro una età che è più terribile della morte stessa. Gli dei escogitarono la vecchiaia, che è un degno ritrovato di intelletti immortali ed il peggiore di tutti i mali, nella quale il desiderio è ancora incolume, immutato e forte, le speranze sono
sparite, le fonti del piacere sono secche, le pene sono sempre maggiori e il bene non è più dato. IV° Strofa Voi collinette e spiagge dopo che la luce della luna, che rendeva il cielo argenteo, è tramontata all’Occidente, non resterete ancora prive di luce perché subito dopo vedrete il cielo all’oriente che imbianca e vedrete di nuovo il sorgere dell’alba; all’alba segue il sole, che, con i suoi raggi possenti, folgora la terra e il cielo. Ma la vita mortale, dopo che la bella giovinezza è sparita, non si colora più né di luce né di altre aurore. La vita rimane triste e infelice fino alla fine; e gli Dei posero fine alla vecchiaia, che travolge e chiude tutte le altre età precedenti, con la morte.
Il canto “Il tramonto della Luna” è composto da quattro strofe di uguale lunghezza. Leopardi apre la prima strofa con una similitudine; la luna, alzandosi nel cielo notturno, splende sopra le campagne argentate e sopra le acque del mare; tramontando, lascia la terra al buio. Il carrettiere saluta il tramonto della luna con un canto triste e malinconico. La seconda strofa inizia completando l’analogia del notturno marino; la giovinezza lascia al vita umana al buio in quanto nella vecchiaia spariscono le illusioni e le speranze che la rendevano l’età più bella. L’uomo adulto ed ormai maturo sente che la terra gli diventa estranea, e lui estraneo ad essa. Leopardi inizia la terza strofa con un “pluralis modestiae” e coinvolge direttamente gli dei che hanno dato all’uomo non solo la giovinezza ma anche la vecchiaia che rende la vita insopportabile.
Il tema della poesia è quindi la somiglianza tra io tramonto della luna e quello della giovinezza. Come il tramonto della luna lascia la terra al buio e rende incerta la guida al carrettiere che va per le strade, così il tramonto della giovinezza lascia la vita degli uomini all’oscuro e rende infelice l’età che rimane a loro da vivere. È così che l’uomo cerca di dare, seppur vanamente, una ragione alla propria vita. Inoltre, la tesi del canto è sicuramente quella di affermare che la vita termina con la morte e quindi che non c’è niente dopo la morte. Questa idea afferma che, mentre la natura segue il suo ciclo naturale, un ciclo eterno e sempre uguale, la vita degli uomini invece segue un andamento irreversibile, che non può più ritornare indietro, quindi passata la giovinezza, la vita si inoltra nella vecchiaia e da lì alla morte. Dal punto di vista più strettamente stilistico, si può affermare che la poesia è di genere romantico in quanto nel canto Leopardi esprime tutti i suoi sentimenti di fronte allo spettacolo naturale e alla vita. Il linguaggio poetico del canto è raffinatissimo ed aulico e ricco di figure retoriche.
« Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale» ; così , nel primo Manifesto surrealista del 1924, viene definito da Breton il surrealismo.
a assai complessa per i diversi piani che si sovrappongono uno all’altro e per la singolare illuminazione lunare che colpisce la vegetazione e si riflette sull’acqua. L’idea di un’opera così straordinaria, dove particolarmente misteriosa e seduttiva risulta la figura nera dell’incantatrice, deriva da una commissione della madre del pittore Robert Delaunay, amico dell’artista, la quale, durante l’estate del 1907 aveva raccontato a Rousseau dei suoi viaggi in India, decidendo poi di ordinare un dipinto che rievocasse quei ricordi esotici. Il personaggio scuro, come in pochi altri casi, non è ridotto a una minuscola figura e vive in armonia con gli animali che lo circondano; le piante che costeggiano il fiume o lo stagno hanno delle dimensioni plausibili e proporzionate. Tuttavia, ogni elemento, è nuovo: il soggetto in primo luogo: una Eva nera, in un giardino inquietante, mentre incanta un serpente così spaventoso come quello della Genesi era adulatore.
La Zingara Addormentata 1897 olio su tela; 129,5 x 200, New York, Museum of Modern Art
Nonostante la firma ben leggibile e la data 1897 segnata in basso e a destra, per molto tempo si è dubitato che si trattasse di un’opera autografa. Rousseau espose la grande tela al Salon des Indépedants del 1897 insieme ad altre sue otto opere. Dopo questa mostra il dipinto scomparve e fu identificato nel 1935 dal critico Louis Vauxcelles, grazie a una lettera datata 1898, indirizza ta al sindaco di Laval con la quale il pittore cercava di convince rlo ad acquistar e il quadro: «Una negra girovaga, suonatrice di mandoli no, con la giara a fianco, dorme profonda mente, spossata
dalle fatiche. Un leone passa per caso, l’annusa, ma non la divora. È un effetto di luna molto poetico. La scena si ambienta in un deserto del tutto arido. La zingara indossa vesti orientali». Le parole di Rousseau, prive di qualsiasi intento intellettuale e filosofico, sembrano racchiudere la vera essenza della sua arte, ossia la creazione di uno spazio immaginato, irreale, quasi magico attraverso una figurazione spontanea, lineare e “ingenua”. Il fascino di questo quadro risiede, appunto, nell’incontro suggestivo di due componenti, quella esotica e fiabesca con quella formale semplice e sintetica, caratterizzata da purezza di linee e contorni. Non a caso il quadro meritò gli apprezzamenti di de Chirico, Dalí e soprattutto dal maestro del surrealismo Jean Cocteau che lo recensì con parole che ne restituiscono poeticamente l’essenza profonda: «Da dove viene una cosa simile? Dalla luna… Del resto, esiste forse un motivo se il pittore, che non dimenticava mai un solo dettaglio, non ha tracciato sulla sabbia neppure un’impronta attorno ai piedi addormentati. Nel posto in cui si trova, la zingara non ci è venuta: è là, non è là. Non è in un luogo dalle caratteristiche umane».