











Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
appunti delle testimonianze di sistemi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
1 / 19
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!












N26 è una banca completamente digitale nata nel 2013 con l’obiettivo di innovare un settore percepito dai clienti più giovani come lento, complesso e poco user-friendly. La sua missione è offrire alle persone la libertà di gestire banca, pagamenti e risparmio direttamente dal telefono, in modo semplice, intuitivo e immediato. Tra i suoi elementi distintivi rientrano l’apertura del conto in pochi minuti senza documentazione cartacea, l’utilizzo immediato tramite carta virtuale, la piena integrazione con Apple Pay e Google Pay e una gestione in tempo reale di tutte le operazioni. Nel tempo il servizio si è arricchito con strumenti per organizzare il denaro, come gli “Spaces”, pensati per pianificare spese e obiettivi. Oggi N26 conta oltre 4,5 milioni di clienti distribuiti in 24 mercati, opera con una licenza bancaria europea completa e impiega più di 1.300 persone in sei sedi internazionali. Il suo modello è volutamente “leggero”: nessuna filiale fisica, infrastruttura in cloud e prodotti progettati per essere facilmente scalabili su più Paesi. I ricavi provengono soprattutto dalla gestione della liquidità dei clienti (la componente di treasury), dagli abbonamenti ai conti premium, dalle commissioni sulle transazioni con carta e da altre fee operative. L’attenzione alla user experience e la capacità di scalare il servizio in molti mercati con una struttura snella rappresentano i principali vantaggi competitivi. N26 lavora su alcune personas fondamentali: studenti che aprono il primo conto, giovani professionisti urbani con esigenze di gestione quotidiana, expats che si spostano all’estero e autonomi che richiedono flessibilità. Tutto il lavoro di prodotto, marketing e sviluppo strategico ruota intorno alla comprensione profonda dei bisogni di questi gruppi. All’interno di N26, il Business Development rappresenta il processo attraverso cui l’azienda identifica e sviluppa nuove opportunità per crescere, differenziarsi e migliorare la propria efficienza. Il percorso tipico di un progetto comincia con la definizione dei bisogni, sia del mercato sia interni all’organizzazione. Seguono l’analisi dei trend, l’ascolto dei clienti, lo studio dei competitor e il confronto con i team che ogni giorno raccolgono segnali dal business. A valle di questa fase viene definita la strategia: si costruisce un business case, si valutano potenzialità e rischi, si chiarisce il modello di business, si fissano gli obiettivi e si scelgono persone, budget e tecnologia da mettere in campo. Una parte rilevante del lavoro consiste anche nello scouting e nella selezione dei partner, che vengono valutati per qualità tecnica, sostenibilità economica, flessibilità e reputazione. Solo dopo si passa alla fase di implementazione, in cui si traduce la strategia in un piano operativo, si coordinano i team coinvolti, si sviluppano i flussi tecnici e si testa la soluzione. Infine si entra nel monitoring: si misurano i risultati rispetto agli obiettivi iniziali, si osserva il comportamento dei clienti, si raccolgono feedback interni ed esterni e si pongono le basi per miglioramenti futuri. Il primo caso presentato riguarda la partnership con Apple TV+ per offrire un cashback agli utenti premium. Il bisogno iniziale era chiaro: molti clienti dei piani a pagamento non percepivano appieno il valore del loro abbonamento, mentre sia i prospect sia gli utenti già acquisiti mostravano interesse verso ricompense concrete come il cashback. Il lavoro è iniziato con l’analisi dei dati relativi ai comportamenti degli utenti, della propensione all’ingaggio e dello spazio di miglioramento in termini di retention. Dopo un confronto con diversi potenziali partner del mondo entertainment, è stato scelto Apple TV+ ed è stata costruita una meccanica promozionale che prevedeva un cashback mensile per chi avesse attivato l’offerta e pagato l’abbonamento con carta N26. L’iniziativa ha generato risultati significativi, come un tasso di upgrade via email più che raddoppiato rispetto ai gruppi di controllo e un alto livello di visibilità nella sezione “Explore” dell’app. D’altro canto, l’attivazione dell’offerta è rimasta limitata a una parte relativamente piccola degli utenti eleggibili e l’interesse tendeva a calare nei mesi successivi. L’esperienza ha mostrato anche un aspetto interessante: molti partner preferiscono investire su acquisizione di nuovi utenti piuttosto che su iniziative per gli utenti già esistenti. Un ulteriore insegnamento è che i processi interni necessari per attivare singole offerte sono più lenti e complessi del valore prodotto da ciascuna iniziativa: per questo diventa necessario rendere il modello scalabile, idealmente attraverso collaborazioni esterne che permettano di replicare velocemente nuove opportunità. Il secondo caso riguarda la campagna sviluppata con Google Play. Qui il problema iniziale era la difficoltà di ottenere visibilità sulle piattaforme di Google, sia per la natura regolamentata dei
prodotti finanziari sia per la frammentazione normativa dei vari mercati europei. La soluzione è stata costruire una campagna di cashback dedicata ai nuovi clienti che avrebbero utilizzato N26 per effettuare spese su Google Play. È stato un progetto molto complesso, che ha richiesto tre anni dal primo contatto al lancio, ma che ha generato un valore distribuito tra le parti: Google ha incrementato gli acquisti sulla propria piattaforma, N26 ha acquisito nuovi utenti elevando il valore percepito del conto e i clienti hanno beneficiato di un incentivo economico sulle loro spese digitali. Oggi il progetto è in fase di monitoraggio continuo, con un’analisi giornaliera delle performance e un dialogo costante con il partner per ottimizzare la campagna. Nel complesso, la testimonianza mette in luce tre aspetti centrali: il valore della comprensione profonda dei bisogni dei clienti, il ruolo del business development come ponte tra strategia e operatività e l’importanza di partnership esterne per accelerare l’innovazione. Mostra anche come il banking digitale non si limiti a offrire un conto corrente “comodo”, ma costruisca un ecosistema di servizi, offerte, contenuti e collaborazioni che rispondono al modo in cui le persone vivono, spendono e risparmiano quotidianamente. TESTIMONIANZA TECNOLOGIE E FINANCIAL SERVICES: La testimonianza parte da una riflessione fondamentale: nel mondo finanziario la tecnologia non è più un supporto, ma la sostanza stessa dei servizi. La maggior parte del denaro che utilizziamo non esiste fisicamente; è un insieme di dati che viaggiano attraverso sistemi informatici, reti e algoritmi. Di conseguenza, la fiducia – un tempo riposta nelle persone e nelle filiali – oggi si trasferisce ai sistemi digitali, alla loro sicurezza e all’esperienza che offrono agli utenti. Digitalizzazione e trasformazione del settore finanziario La digitalizzazione ha rivoluzionato il settore finanziario più di qualsiasi altra innovazione del passato. Ha ampliato l’inclusione finanziaria, accelerato l’accesso al credito e aumentato l’efficienza dei mercati. Il caso di M-Pesa, nato in Kenya, mostra come una tecnologia semplice possa trasformare un’intera economia, permettendo transazioni via SMS anche a chi non ha un conto bancario. Tuttavia, la digitalizzazione può anche generare nuove disuguaglianze, soprattutto per chi non ha competenze digitali o accesso alle tecnologie. L’accesso al credito è diventato più rapido grazie ai sistemi di valutazione automatizzati, basati su centinaia di variabili. Questo ha favorito categorie tradizionalmente escluse, pur introducendo rischi di bias algoritmici. Anche Revolut rappresenta un esempio di come una banca possa nascere e crescere senza filiali fisiche, ponendo al centro l’esperienza digitale. La velocità dei mercati finanziari è aumentata enormemente: oggi miliardi di transazioni vengono processate in una frazione di secondo. Questo porta efficienza, ma anche vulnerabilità, come dimostrano gli episodi di “flash crash”, dove algoritmi che interagiscono tra loro generano crolli improvvisi. Architetture bancarie e assicurative tradizionali Nonostante la spinta all’innovazione, gran parte del sistema finanziario si basa ancora su architetture legacy, spesso scritte in COBOL. Il Core Banking System rimane il cuore tecnologico delle banche, costruito per essere stabile e resistente, ma difficile da modificare. La strategia più diffusa oggi è integrare questi sistemi tramite API e microservizi, evitando riscritture complete ma introducendo una modernizzazione graduale. Nel settore assicurativo la frammentazione è ancora maggiore: i sistemi dei rami Vita e Danni sono spesso separati e molti processi vengono gestiti in modalità batch notturna. Alcune compagnie, come Generali, stanno investendo in piattaforme integrate per modernizzare la gestione dei sinistri. Rimane aperta la questione se il settore assicurativo potrà recuperare il ritardo rispetto alle banche e se la presenza degli agenti come intermediari rallenti la trasformazione digitale. Le nuove tecnologie Le tecnologie che stanno definendo la nuova frontiera della finanza sono cloud computing, intelligenza artificiale, blockchain, open banking, cybersecurity e RegTech. Il cloud permette scalabilità, velocità nei rilasci e una maggiore capacità di personalizzazione dei servizi, come dimostra BBVA. La blockchain introduce un nuovo modo di costruire fiducia, distribuita nella rete anziché affidata a un intermediario centrale, e permette applicazioni che vanno dalle valute digitali alla certificazione dei documenti.
Cos’è Allianz Trade e cosa assicura Allianz Trade è la business unit del gruppo Allianz specializzata nelle assicurazioni B2B sul credito commerciale (credit insurance).
cliente del cliente):
Gli esperti umani (underwriter, analisti credito) restano centrali, ma sono supportati da strumenti di data science che aumentano velocità, coerenza e capacità predittiva. Da regole deterministiche al machine learning Storicamente si usavano sistemi deterministici :
In sintesi: tecnologia e AI sono potenti acceleratori, ma la vera differenza la fa la combinazione tra dati di qualità, modelli ben progettati e giudizio umano consapevole. TESTIMONIANZA KPMG: Chi è KPMG e dove lavora KPMG è un network globale di servizi professionali (audit, tax, advisory) presente in oltre 140 paesi, con centinaia di migliaia di professionisti nel mondo. In Italia:
o Una metodologia chiara. o Una scomposizione in fasi, deliverable, responsabilità. KPMG porta: o Roadmap strutturate, con fasi, milestone, deliverable, criteri di successo. o Metodologie (Agile, Waterfall, PMO, governance ibrida). o Gestione del rischio, allineamento stakeholder, comitati di progetto. Management Consulting & F&PM: cosa fanno Management Consulting si occupa di:
Strato EPM (pianificazione, consolidamento, profittabilità). Strato BI / data visualization.
sistemi ad alto rischio , che richiedono trasparenza, sicurezza e supervisione umana sistemi vietati Questa normativa ha un impatto diretto sulle aziende europee, che devono adattarsi a obblighi molto stringenti. Non sorprende che alcune imprese tecnologiche stiano investendo anche fuori dall’Europa, dove i vincoli sono minori. L’importanza dei dati Secondo i relatori, tutto parte dal dato : il dato interno racconta il passato; quello esterno spiega il contesto e spesso non è strutturato (articoli, immagini, social, eventi, ecc.). L’AI serve anche a estrarre informazioni utili dai dati esterni non strutturati, integrandole con i dati storici. Il vero valore è quando questi modelli non si limitano a descrivere ciò che accade, ma suggeriscono decisioni supportando attività come investimenti, pianificazione, pricing e gestione del rischio. Casi d’uso – Retail & Enterprise In un’azienda industriale tipica troviamo diversi livelli di pianificazione: la pianificazione strategica e tattica, poi l’esecuzione, e infine la distribuzione del prodotto finito. Deda.AI interviene in tutte queste fasi attraverso algoritmi che imparano dal passato e producono output ottimizzati. Il valore fondamentale dell’AI è che migliora la qualità delle decisioni di business, con effetti diretti su ricavi, costi, tempi e sostenibilità. Le aziende adottano questi sistemi perché hanno un impatto concreto e misurabile. Caso d’uso: previsione della domanda nel lusso Un caso citato riguarda un grande luxury retailer , che vende prodotti con volumi molto variabili e spesso bassi in ogni punto vendita. Questo rende difficile fare previsioni accurate. Inoltre molti prodotti sono nuovi e non hanno uno storico: i modelli tradizionali di machine learning farebbero fatica a prevederne la domanda. Qui entra in gioco il deep learning , che attraverso reti neurali profonde riesce a cogliere correlazioni e similarità tra prodotti nuovi e prodotti storici. Per esempio, vengono analizzate le immagini dei prodotti : il modello individua attributi come forma, materiale, colore, stile e li confronta con quelli dei prodotti passati per stimare la possibile domanda. Un elemento chiave è l’ accuratezza della previsione , ossia quanto la stima è vicina alla realtà. Maggiore accuratezza → decisioni migliori su acquisti, produzione, distribuzione. Machine Learning e Deep Learning Sono stati chiariti alcuni concetti: Machine learning : categoria generale dei modelli che apprendono correlazioni dai dati. Deep learning : sottoinsieme con architetture più profonde e stratificate (layers), capace di cogliere pattern più complessi. È particolarmente utile quando i dati sono tanti oppure quando bisogna estrarre informazione da immagini, testi, audio, ecc. In sintesi, si usa il deep learning quando bisogna capire perché certi prodotti vendono e usare quelle caratteristiche per prevedere la performance di prodotti nuovi. PRESENTAZIONE CREDEM
Questa presentazione si colloca nel contesto del settore bancario e finanziario e nasce dall’esperienza di una grande banca come il Gruppo CREDEM, che opera in un ambiente fortemente regolamentato e sottoposto alla vigilanza delle autorità nazionali ed europee. In questo scenario, il punto di partenza è il ruolo della funzione di Compliance, che rappresenta uno dei presìdi fondamentali per garantire la solidità, la reputazione e la sostenibilità dell’istituto nel tempo. La funzione di Compliance è una funzione di controllo di secondo livello, posta a supporto degli organi aziendali, con il compito di presidiare il rischio di non conformità, cioè il rischio di sanzioni, perdite economiche o danni reputazionali derivanti dalla violazione di leggi, regolamenti, disposizioni delle autorità di vigilanza o norme interne. In concreto, la Compliance non si limita a “controllare il rispetto delle regole”, ma governa le novità normative, interpreta le disposizioni, supporta il business nella progettazione di prodotti e processi, fornisce pareri su iniziative e progetti, svolge controlli ex post e promuove una cultura aziendale orientata alla correttezza e alla responsabilità. Su queste basi si innesta il tema del perché esistano le norme. La presentazione richiama il contesto storico e gli effetti della crisi finanziaria del 2008, che hanno evidenziato come l’assenza di controlli adeguati e di una gestione consapevole dei rischi possa produrre effetti sistemici molto gravi. Le norme, quindi, non sono viste come un ostacolo all’operatività, ma come uno strumento di tutela per i clienti, per il mercato e per la stabilità dell’intero sistema finanziario. All’interno di questo quadro regolamentato entra in gioco l’Intelligenza Artificiale. Prima ancora di affrontarne gli utilizzi, la presentazione chiarisce che cosa si intenda realmente per IA e, soprattutto, che cosa non lo sia. Non tutte le automazioni sono Intelligenza Artificiale: l’IA è un sistema che apprende dai dati, riconosce schemi e modelli e genera output sulla base di probabilità, ma non “comprende” il contesto come un essere umano e non agisce in modo responsabile o consapevole. Questo chiarimento è essenziale per evitare approcci ingenui o eccessivamente fiduciosi verso la tecnologia. Il passaggio successivo riguarda il quadro normativo, dominato dall’Artificial Intelligence Act, la prima disciplina organica sull’Intelligenza Artificiale a livello europeo. L’AI Act introduce un approccio basato sul rischio, imponendo requisiti sempre più stringenti per i sistemi di IA man mano che aumenta il loro impatto sui diritti delle persone e sui processi decisionali. Governance, qualità dei dati, trasparenza, tracciabilità, supervisione umana e gestione dei rischi diventano elementi centrali, e chiamano direttamente in causa la funzione di Compliance. È qui che emerge con forza il doppio ruolo della Compliance rispetto all’Intelligenza Artificiale. Da un lato, la Compliance agisce come controllore: valida ex ante le soluzioni di IA adottate in azienda, verificandone la conformità all’AI Act, alla normativa privacy, alle regole IT e ai principi etici e di non discriminazione, e svolge controlli ex post sull’effettivo funzionamento dei sistemi. Dall’altro lato, però, la Compliance è anche utilizzatrice della tecnologia e sperimenta direttamente l’uso dell’IA per migliorare l’efficienza e la qualità dei propri processi interni. La presentazione porta esempi concreti di questi utilizzi: dall’intercettazione e analisi delle novità normative, alla sintesi dei report per gli organi aziendali, dal supporto al brainstorming per il Compliance Risk Assessment fino all’analisi di reclami o al supporto a decisioni strategiche. Non mancano, volutamente, esempi di sperimentazioni non riuscite, che mettono in evidenza come l’IA richieda dati di qualità, tempo per l’addestramento e competenze adeguate per essere realmente efficace. Il messaggio che emerge è chiaro: l’Intelligenza Artificiale può rappresentare un alleato prezioso per la funzione di Compliance, ma non può sostituirne il giudizio professionale. La competenza umana, la conoscenza del contesto normativo e la capacità di interpretazione restano centrali. La tecnologia evolve rapidamente, gli agenti di IA rappresentano una nuova frontiera, ma il vero cambiamento richiesto è culturale: imparare a usare questi strumenti in modo consapevole, governato e responsabile, senza delegare alla macchina decisioni che restano, in ultima istanza, una responsabilità dell’uomo