Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Thomas HARRISON - Sbobinatura, Sbobinature di Sociologia

Sociologia generale - Prof. Cevolini A. - Thomas Harrison Documento Pdf composto da 7 pagine, relative alla spiegazione della teoria sociologica di Thomas Harrison, introdotta dal Prof. Cevolini A.

Tipologia: Sbobinature

2020/2021

Caricato il 22/02/2022

mina.p99
mina.p99 🇮🇹

5

(6)

7 documenti

1 / 7

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
N.B: I presenti appunti sono stati sbobinati dalle lezioni tenute dal Prof. Cevolini A.
CONTINUO PARTE MONOGRAFICA del corso di Sociologia generale
Teoria sociologica di Thomas Harrison
Thomas Harrison è stato un teologo che ha ricevuto un’istruzione filosofica, letteraria e retorica
molto approfondita. Nasce alla fine del 1500 e morirà poco più che cinquantenne.
Ad un certo punto della sua vita, probabilmente per alcuni debiti non pagati, Harrison viene
imprigionato ed è proprio mentre è in carcere che riceve una visita da parte di Samuel Hartlib che
era a conoscenza della sua invenzione e sapeva anche che stava lavorando alla creazione di uno
schedario.
Hartlib capì che bisognava fare qualcosa per tirare il teologo fuori dalla prigionia ed ebbe un’idea
cioè quella di incoraggiarlo a scrivere un breve testo in cui Harrison presentava la propria
invenzione (The Ark of Studies), dunque una sorta di descrizione che doveva servire quasi come
un brevetto.
Hartlib facendo ciò sperava di ottenere una specie di borsa di studio e questa doveva servire poi a
tirare fuori Thomas Harrison dal carcere.
Il nome di questo testo è The Ark of Studies, un volume breve al cui interno sono state
disegnate delle magnifiche raffigurazioni dallo stesso Harrison, anche se queste non sono quelle si
trovano raffigurate sulla copertina del libro perché in realtà questi sono disegni che si trovano
all’interno del manuale l’Arte di fare estratti pubblicato nel 1689 da Vicent Placcius.
Perché in questo manuale di Placcius ci sono delle raffigurazioni dell’Ark of Studies?
Sappiamo che Harrison scrisse l’Arca degli Studi intorno al 1640-1641.
Come fa dunque un manoscritto che è rimasto tale ad arrivare fino ad Amburgo ed essere
addirittura ripubblicato all’interno di un manuale sull’Arte di fare annotazioni?
È sicuramente una vicenda storica complicata da spiegare, ma pare che Hartlib fosse in contatto
con molti altri uomini colti, soprattutto tedeschi tra cui Tassius, al quale Hartlib mandò una copia
del manoscritto di Harrison. Dopo la morte di Tassius tutti i suoi manoscritti vennero ereditati dal
nipote Vicent Placcius.
Placcius quando pubblicò il suo manuale The Art of Excerpting nel 1689 (all’interno del quale si
trovano tutti i diversi metodi di annotazione) affermò: “ho trovato nelle carte di mio zio questo
manoscritto anonimo”. Placcius dunque pubblicò il manoscritto dell’Ark of Studies di Harrison
come un capitolo a sé stante del suo manuale e la perfezionò, producendo anche delle immagini
suggestive su come era fatta l’Arca degli Studi, sia all’interno che all’esterno.
Dunque riguardo il manoscritto di Thomas Harrison attualmente esistono tre copie:
- la prima è l’originale, cioè quella che Harrison scrisse nel 1640 in prigione, ed è conservata alla
British Library di Londra;
- la seconda copia è quella che Hartlib produsse di suo pugno e che poi spedì a Tassius ad
Amburgo, ed è quella che Placcius trovò nella sua eredità. Questa copia si trova nella Biblioteca
Universitaria di Amburgo;
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Thomas HARRISON - Sbobinatura e più Sbobinature in PDF di Sociologia solo su Docsity!

N.B: I presenti appunti sono stati sbobinati dalle lezioni tenute dal Prof. Cevolini A. CONTINUO PARTE MONOGRAFICA del corso di Sociologia generale

Teoria sociologica di Thomas Harrison

Thomas Harrison è stato un teologo che ha ricevuto un’istruzione filosofica, letteraria e retorica molto approfondita. Nasce alla fine del 1500 e morirà poco più che cinquantenne. Ad un certo punto della sua vita, probabilmente per alcuni debiti non pagati, Harrison viene imprigionato ed è proprio mentre è in carcere che riceve una visita da parte di Samuel Hartlib che era a conoscenza della sua invenzione e sapeva anche che stava lavorando alla creazione di uno schedario. Hartlib capì che bisognava fare qualcosa per tirare il teologo fuori dalla prigionia ed ebbe un’idea cioè quella di incoraggiarlo a scrivere un breve testo in cui Harrison presentava la propria invenzione (The Ark of Studies), dunque una sorta di descrizione che doveva servire quasi come un brevetto. Hartlib facendo ciò sperava di ottenere una specie di borsa di studio e questa doveva servire poi a tirare fuori Thomas Harrison dal carcere.

Il nome di questo testo è “ The Ark of Studies ”, un volume breve al cui interno sono state

disegnate delle magnifiche raffigurazioni dallo stesso Harrison, anche se queste non sono quelle si trovano raffigurate sulla copertina del libro perché in realtà questi sono disegni che si trovano all’interno del manuale l’Arte di fare estratti pubblicato nel 1689 da Vicent Placcius. Perché in questo manuale di Placcius ci sono delle raffigurazioni dell’Ark of Studies? Sappiamo che Harrison scrisse l’ Arca degli Studi intorno al 1640- 1641. Come fa dunque un manoscritto che è rimasto tale ad arrivare fino ad Amburgo ed essere addirittura ripubblicato all’interno di un manuale sull’ Arte di fare annotazioni? È sicuramente una vicenda storica complicata da spiegare, ma pare che Hartlib fosse in contatto con molti altri uomini colti, soprattutto tedeschi tra cui Tassius , al quale Hartlib mandò una copia del manoscritto di Harrison. Dopo la morte di Tassius tutti i suoi manoscritti vennero ereditati dal nipote Vicent Placcius. Placcius quando pubblicò il suo manuale The Art of Excerpting nel 1689 (all’interno del quale si trovano tutti i diversi metodi di annotazione) affermò: “ ho trovato nelle carte di mio zio questo manoscritto anonimo”. Placcius dunque pubblicò il manoscritto dell’ Ark of Studies di Harrison come un capitolo a sé stante del suo manuale e la perfezionò, producendo anche delle immagini suggestive su come era fatta l’Arca degli Studi, sia all’interno che all’esterno. Dunque riguardo il manoscritto di Thomas Harrison attualmente esistono tre copie:

  • la prima è l’originale, cioè quella che Harrison scrisse nel 1640 in prigione, ed è conservata alla British Library di Londra;
  • la seconda copia è quella che Hartlib produsse di suo pugno e che poi spedì a Tassius ad Amburgo, ed è quella che Placcius trovò nella sua eredità. Questa copia si trova nella Biblioteca Universitaria di Amburgo;
  • la terza copia è la versione che viene pubblicata da Vincent Placcius nel 1689 nel suo manuale The Art of Excerpting. L’invenzione di Thomas Harrison tuttavia alla fine del 1600 continuava a suscitare entusiasmo e addirittura sappiamo che Leibniz si fece fare un’ Arca degli Studi proprio come quella descritta da Placcius nel suo manuale e la utilizzò per le sue ricerche. Di questa Arca, che si presenta come una specie di armadio, si può notare prima di tutto la parte relativa “all’hardware” e poi successivamente quella relativa al “software”, cioè si vede prima la parte estetica e poi quella tecnica (funzione interna). La distinzione tra ‘ hardware ’ e ‘ software ’ è stata data da Malcom ed è abbastanza pertinente perché bisogna comunque ricordarsi che l’Arca stessa viene definita da Thomas Harrison come una MACCHINA. Quando Thomas Harrison parla del suo schedario come di una macchina possiamo dire che in questo senso stia veramente intendendo una macchina concepita per elaborare il sapere e la conoscenza per ottenere qualcosa di informativo → una macchina per elaborare informazioni. → Analizziamo prima di tutto la parte hardware e poi quella software dell’ Arca degli Studi : 1) HARDWARE : l’ Arca degli Studi, come abbiamo già accennato precedentemente, si presenta come un piccolo armadio che ha due ante. La struttura rigida (hardware) che si trova all’interno è costituita essenzialmente da dei travetti di legno che sono fissati in una specie di griglia (Tab.II.) Per aumentare addirittura la capacità di stoccaggio delle informazioni, Harrison suggerisce di agganciare queste griglie anche ad entrambe le ante dell’armadio. Da questo punto di vista la struttura è relativamente semplice e la domanda che possiamo porci è: che cosa sostenevano questi travetti orizzontali? I travetti orizzontali dovevano sorreggere delle piastrine che avevano una forma particolare perché la piastrina (come la descrive Harrison) deve avere una forma curvata in modo da poter essere appoggiata al travetto, ma essere anche sfilata all’occorrenza, quindi la piastrina veniva modellata per permettere ciò. A queste piastrine si fissava un chiodo che serviva per infilzare le schede (Tab.III.). Queste piastrine sono i LUOGHI COMUNI e ognuna di esse è un CONCETTO. Le schede sono delle strisce di carta sulle quali il lettore colto annotava i passaggi migliori che estrapolava dai libri altrui. Questo è

I metodi erano: 1) metodo dei LUOGHI COMUNI → prevedeva o un ordine METODICO oppure ALFABETICO :

  • ordine METODICO : era l’ordine della struttura di una disciplina
  • Vantaggi: esisteva già un ordine prestabilito
  • Svantaggi: il problema era che si poteva lavorare solo su una materia prestabilita
  • ordine ALFABETICO : veniva utilizzato preventivamente per dividere le pagine dei luoghi comuni in ordine appunto alfabetico in attesa di riempire tutte le lettere con le annotazioni attribuite a queste entrate. 2) metodo degli ADVERSARIA → metodo che consisteva nel rinunciare alla sistematizzazione secondo l’ordine metodico o alfabetico e dove si scrivevano semplicemente le annotazioni una dopo l’altra senza badare all’ordine. Dunque si introducevano gli appunti laddove risultava esserci uno spazio libero sulla pagina, creando così un ordine caotico di informazioni.
  • Vantaggi: libera lo scrittore dalla necessità su dove posizionare determinate annotazioni, perché non esiste un ordine preciso
  • Svantaggi: il recupero delle annotazioni risulta più dispendioso Questi metodi di indicizzazione sono per noi importanti perché ci dicono che la memoria si sta impostando ormai sul modello dell’archivio e sta prendendo le distanze da quella retorica. Thomas Harrison organizza una vera e propria memoria esterna che serve non solo a conservare le schede, ma anche ad ordinarle all’interno dell’Arca seguendo un ordine alfabetico delle entrate e facendo sii che queste annotazioni conservate sulle schede potessero essere rielaborate all’occorrenza a seconda dell’argomento che si voleva affrontare, generando così un vero e proprio lavoro di tipo combinatorio. La conoscenza dunque viene prodotta per combinazioni. La macchina viene organizzata in modo tale da poter essere AUTONOMA rispetto anche allo stesso utente che l’ha creata. L’archivio raggiunge una sua autonomia attraverso la chiusura autoreferenziale. All’archivio si possono aggiungere sempre nuove annotazioni e questo quindi vuol dire che possiamo alimentare la nostra memoria esterna in continuazione, e tramite questa affermazione possiamo notare che qui c’è un altro principio classico della retorica che viene sovvertito e di cui avevamo parlato, e cioè il fatto per cui l’uomo colto non dovrebbe leggere troppo. Di sovversivo qui c’è proprio il fatto che la memoria nel momento in cui diventa indipendente dal suo stesso autore può essere ampliata all’infinito, perché si possono affidare ricordi ad una memoria esterna così da poterli poi dimenticare e riprenderli nel momento in cui ce ne sarà bisogno. Questo ampliamento potenzialmente infinito della capacità di stoccaggio dell’informazione è dovuto al fatto che la memoria si rende indipendente dal proprio utente. Questa estendibilità all’infinito ci dice che l’archivio si proietta verso il futuro. Gli archivi nel senso moderno del termine non hanno problemi nel conservare documenti del passato, ma più che altro quelli del futuro. L’ Arca degli Studi in questo senso quindi è incentrata sul futuro e su come accogliere l’imprevedibile. C’è anche un’altra novità: se si aumenta enormemente il materiale che si può aggiungere all’interno dell’Arca e poi si chiudono gli “sportelli” ci si può permettere il lusso di dimenticare.

L’arca diventa una macchina per dimenticare, una “Forgetting Machine”. Perché diventa una macchina per dimenticare e non per ricordare? Questo è proprio l’aspetto del modello dell’archivio, innanzitutto perché la memoria serve a dimenticare e anche perché nel corso dell’evoluzione si aumenta e non si diminuisce la capacità di dimenticare, perché aumentando la capacità di dimenticare aumenta anche la capacità di richiamare alla memoria la conoscenza che nel frattempo si è dimenticata. L’arte della retorica poneva l’accento sul richiamo alla memoria, mentre qui ci si concentra sulla possibilità di affidare i propri ricordi a delle memorie esterne. Uno studente nel 1684 scrisse un’esercitazione academica relativa ai quaderni dei luoghi comuni e si pose una domanda: i quaderni dei luoghi comuni sono un sussidio oppure un sostituto della memoria personale del lettore? Lo studente parlò propriamente di “memoria secondaria”, intendendo per secondaria una memoria che sostituisce quella primaria, e la memoria primaria è quella della coscienza, ed affermò che i quaderni dei luoghi comuni sono di per sé un sussidio alla memoria individuale del lettore, ma in modo accidentale invece possono diventare un sostituto della memoria individuale di chi legge. In che cosa consiste il vantaggio di questo approfittare del lato accidentale dei quaderni dei luoghi comuni utilizzati come sostituti alla memoria personale e individuale del lettore? Questa è una domanda che presuppone una teoria dell’evoluzione che si combini con una teoria della memoria sociale e anche con una teoria della società come sistema di comunicazione e tutto questo serve per spiegare l’ Arca degli Studi che in definitiva diventa un caso empirico. Perché l’evoluzione ha approfittato di questo? L’evoluzione favorisce le funzioni e quindi se la funzione della memoria è dimenticare si percepisce benissimo che l’evoluzione ha favorito la funzione della dimenticanza e che quindi l’Arca degli Studi è una macchina per dimenticare per eccellenza. Questa risposta però non è completa perché bisogna capire veramente qual è il vantaggio evolutivo sul piano della gestione, riproduzione e amministrazione del sapere. Da un lato quando aumenta la complessità del sapere (con l’invenzione della stampa) aumenta anche il bisogno di selezione, ma il vero vantaggio è che la selezione non serve a rendere semplice il sapere, ma serve a produrre complessità ulteriore. Si produce complessità riducendola, cioè si produce complessità attraverso la selezione. L’aumento della complessità però non è lo scopo dell’evoluzione, ma è proprio ciò che muove l’evoluzione.

RAPPORTO TRA RAGIONE E MEMORIA

Periodo storico: metà del 1600 (XVII sec) Durante questo periodo storico il filosofo Cartesio si lamentò soprattutto del fatto che secondo lui le discipline si potessero distinguere in discipline STORICHE e SCIENTIFICHE; quindi la distinzione era tra storia e scienza. Qual è la differenza tra chi si definisce storico e chi invece scienziato? La differenza è che:

  • gli STORICI sono impegnati soprattutto nella memoria;
  • gli SCIENZIATI invece sono impegnati a cercare qualcosa di nuovo, cioè a far progredire il sapere muovendosi dal moto all’ignoto. Ecco che da qui nasce l’opposizione tra storia e scienza. Cartesio diceva che non voleva sforzarsi nel memorizzare, perché questo gli faceva consumare energie e in particolare attenzione. Se ci si sforza di memorizzare si consuma inutilmente l’attenzione, e se la si consuma non si hanno risorse cognitive per rivolgersi ad altro ed elaborare nuove informazioni. Cartesio dunque preferiva “ esonerare la memoria ” riportando i suoi ricordi su carta. Se si esonera la propria memoria ovviamente resta molta più attenzione da dedicare ad altro. La distinzione tra scienza e memoria indica dunque la polemica degli eruditi tra:
  1. coloro che sono impegnati nel memorizzare e ripetere ciò che è già noto,
  2. e coloro che invece sono incentrati completamente sul futuro e quindi sono rivolti alla scoperta dell’ignoto (=obbiettivo dello scienziato moderno). Quindi come si può notare c’è una preferenza per la scienza, piuttosto che per la storia. L’opposizione fra storia – scienza e ragione – memoria è distorta, ma per quale motivo? Perché sarebbe difficile concepire tutta la storia del sapere prima dell’invenzione della stampa (quindi prima del 1600) come la storia del sapere fatta dagli uomini che non usavano la ragione e che erano semplicemente impegnati a ripetere quello che era già noto. Dunque queste opposizioni sono distorte perché evidentemente sono il risultato di un profondo mutamento culturale che è avvenuto all’inizio della modernità, dove ad un certo punto inizia a perdere senso quel primato della conservazione ( Thesaurus ) che però era stato indispensabile in una società che aveva concepito il sapere come qualcosa che doveva essere gestito sul piano orale. In ogni caso la distinzione scienza-storia, ovvero ragione-memoria per noi è interessante perché non sono due facoltà opposte dell’anima, ma si sorreggono a vicenda. FINE SBOBINATURA.