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tirocinio propedeutico, Appunti di Pedagogia

appunti di tirocinio propedeutico sulla cooperativa comin, convenziona con l'università bicocca di milano

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 27/10/2021

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venerdì 9 aprile 2021
COOPERATIVA SOCIALE COMIN
Sandro Mandrini, coordinatore. Nasce nel 1975 come idea di un’associazione di
liberi cittadini con il fine di orire un’alternativa ai minori in dicoltà. I minori
all’epoca erano appannaggio quasi completo delle istituzioni (es. esperienza laica o
religiosa). Infanzia: concetto che nel tempo ha avuto diverse modalità di risposta.
L’infanzia non è sempre stato un periodo della vita dell’uomo riconosciuto (concetto
moderno). Bambini era forza lavoro per l’agricoltura e carne da macello per le
guerre. Negli anni 70’ si assiste alla nascita di molti servizi e realtà riguardanti
l’infanzia (Dichiarazione Universale dei Diritti dei bambini). Nascono le comunità
ospitanti minori. Negli anni 2000 viene varata la legge con la quale gli istituti non
vengono definiti adeguati per i bisogni dei minori. Gli istituti hanno cambiato la
maschera, il trucco ma esistono ancora. #
La prima contrapposizione tra istituto e comunità è la forma. Negli istituti le risposte
sono generali. Vi erano grandi camerate, un refettorio, grande cucina e lavanderia,
grande spazio all’aperto, all’interno di un recinto che separava i ragazzi dall’esterno.
I contatti con l’esterno erano minimi se non inesistenti. La mentalità non è cosi
evoluta nonostante siano cambiati i tempi. Questa organizzazione viene messa in
discussione dalle comunità, piccole case in cui i minori accolti vivono in un contesto
famigliare, in una struttura dimensionate e ricavata all’interno di un tessuto cittadino
normale. Appartamento all’interno di un condominio, scelta pedagogica e non solo
di politica sociale. Inserirli all’interno del tessuto sociale e cittadino. Vengono accolti
8 minori di età varia e quattro, cinque educatori che si occupano di loro. La loro vita
si svolge all’interno della comunità e nel territorio che li circonda (es. scuola e
campo da calcio). La comunità è parte di un territorio più grande con cui entra in
relazione. #
Chi sono questi 8 ragazzi che vivono in comunità? Minori tra i 5 e i 18 anni, tutelati
dal giudice del tribunale dei minori e allontanati dalle loro famiglie per gravi motivi
(es. maltrattamento, abuso, violenza, abbandono dovuto a dipendenze o malattie
mentali dei genitori, separazione conflittuale). Servizio sociale del suo comune si
occupa di collocarlo in un’idonea struttura. Le persone che si prenderanno cura di
loro quotidianamente sono gli educatori, adulti di riferimento. Modello pedagogico:
comunità più possibile simile ad una famiglia. Vi sono comunità che accolgono
bambini da 0 a 5 anni, organizzate per questo tipo di accoglienza. Le richieste e i
bisogni sono molto diversi. La tutela può essere allungata fino ai 21 anni attraverso
il proseguo amministrativo. #
Organizzazione della comunità e del lavoro degli educatori? All’inizio le comunità
erano case in cui viveva un educatore professionale e un obiettore di coscienza. I
ragazzi in buona salute dovevano prestare un servizio militare obbligatorio.
L’obiettore di coscienza non voleva servire lo stato con un’arma. All’inizio venivano
incarcerati, in seguito potevano svolgere un servizio civile. Gli obiettori di coscienza
erano parte integrante nella gestione della comunità. Vi erano due educatori che
vivevano stabilmente nella comunità. In seguito vi erano 4 o 5 educatori che
lavoravano su turni, la professione dell’educatore diventa più riconosciuta. #
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COOPERATIVA SOCIALE COMIN

Sandro Mandrini, coordinatore. Nasce nel 1975 come idea di un’associazione di liberi cittadini con il fine di offrire un’alternativa ai minori in difficoltà. I minori all’epoca erano appannaggio quasi completo delle istituzioni (es. esperienza laica o religiosa). Infanzia: concetto che nel tempo ha avuto diverse modalità di risposta. L’infanzia non è sempre stato un periodo della vita dell’uomo riconosciuto (concetto moderno). Bambini era forza lavoro per l’agricoltura e carne da macello per le guerre. Negli anni 70’ si assiste alla nascita di molti servizi e realtà riguardanti l’infanzia (Dichiarazione Universale dei Diritti dei bambini). Nascono le comunità ospitanti minori. Negli anni 2000 viene varata la legge con la quale gli istituti non vengono definiti adeguati per i bisogni dei minori. Gli istituti hanno cambiato la maschera, il trucco ma esistono ancora. La prima contrapposizione tra istituto e comunità è la forma. Negli istituti le risposte sono generali. Vi erano grandi camerate, un refettorio, grande cucina e lavanderia, grande spazio all’aperto, all’interno di un recinto che separava i ragazzi dall’esterno. I contatti con l’esterno erano minimi se non inesistenti. La mentalità non è cosi evoluta nonostante siano cambiati i tempi. Questa organizzazione viene messa in discussione dalle comunità, piccole case in cui i minori accolti vivono in un contesto famigliare, in una struttura dimensionate e ricavata all’interno di un tessuto cittadino normale. Appartamento all’interno di un condominio, scelta pedagogica e non solo di politica sociale. Inserirli all’interno del tessuto sociale e cittadino. Vengono accolti 8 minori di età varia e quattro, cinque educatori che si occupano di loro. La loro vita si svolge all’interno della comunità e nel territorio che li circonda (es. scuola e campo da calcio). La comunità è parte di un territorio più grande con cui entra in relazione. Chi sono questi 8 ragazzi che vivono in comunità? Minori tra i 5 e i 18 anni, tutelati dal giudice del tribunale dei minori e allontanati dalle loro famiglie per gravi motivi (es. maltrattamento, abuso, violenza, abbandono dovuto a dipendenze o malattie mentali dei genitori, separazione conflittuale). Servizio sociale del suo comune si occupa di collocarlo in un’idonea struttura. Le persone che si prenderanno cura di loro quotidianamente sono gli educatori, adulti di riferimento. Modello pedagogico: comunità più possibile simile ad una famiglia. Vi sono comunità che accolgono bambini da 0 a 5 anni, organizzate per questo tipo di accoglienza. Le richieste e i bisogni sono molto diversi. La tutela può essere allungata fino ai 21 anni attraverso il proseguo amministrativo. Organizzazione della comunità e del lavoro degli educatori? All’inizio le comunità erano case in cui viveva un educatore professionale e un obiettore di coscienza. I ragazzi in buona salute dovevano prestare un servizio militare obbligatorio. L’obiettore di coscienza non voleva servire lo stato con un’arma. All’inizio venivano incarcerati, in seguito potevano svolgere un servizio civile. Gli obiettori di coscienza erano parte integrante nella gestione della comunità. Vi erano due educatori che vivevano stabilmente nella comunità. In seguito vi erano 4 o 5 educatori che lavoravano su turni, la professione dell’educatore diventa più riconosciuta.

Cosa fanno gli educatori in comunità? Si occupano della gestione e cura della casa e dei minori. Concetto culturale e pedagogica in contrapposizione alla pratica degli istituti. Questione pedagogica: prendersi cura di una persona significa prendersi cura delle sue cose e del suo ambiente. Progetto educativo è uno strumento di lavoro, riflessione pedagogica ed educativa. Il periodo di tempo che i minori trascorrono in comunità è definito dalle possibilità di intervento, agire per modificare le disfunzionalità della famiglia. Il fine :

  1. ritorno a casa dalla famiglia di origine
  2. affido etero famigliare, famiglia affidataria che si occuperà di loro in attesa che la famiglia di origine possa migliorare
  3. adozione se le difficoltà famigliare non sono risolvibili
  4. avvio all’autonomia dei ragazzi Avvio all’autonomia, pratica sempre più diffusa e richiesta. Le situazioni di origini sono sempre più complicate e non si risolvono facilmente. L’arrivo tardivo dei ragazzi in comunità favorisce l’avvio all’autonomia. L’accesso alle liste delle case popolari è difficilissimo, non vi è una lista preferenziale per i ragazzi delle comunità. La nostra società non è orientata verso la tutela dei neo maggiorenni con problematicità. Adesso si sperimenta l’affido dei neo maggiorenni, metodo proficuo. Mancano famiglie affidatarie. Cosa fa l’educatore in comunità? Si occupa dei ragazzi sul piano educativo, concreto. Vi è un progetto pedagogico i cui fondamenti sono:
  5. l’equipe educativa, riunione settimanale in cui si progetta e si riflette sul passato e futuro. Strumento di lavoro per vivere la comunità. Cardine fondamentale del lavoro di comunità. Fino al 2008 l’equipe educativa era l’unico strumento di coordinazione delle comunità. Il primo coordinatore del Comin è stato Sandro Mandrini, organizza il lavoro educativa con l’equipe (momento temporale in cui si ragiona sul lavoro educativo).
  6. la supervisione, la possibilità e la libertà di portare a qualcuno tutta la nostra frustrazione e permettere a questa persona di ridarcela in forma di stimolo, sapere, energia e strumenti. Si individua nel supervisore una persona competente che si occupa in modo teorico e pratico delle diverse situazioni. Le soluzione pratiche sono appannaggio dell’educatore. Il supervisore ci deve allargare la mente, aiutarci nella possibilità di pensiero, aiutarci a fare fatiche utili, ridarci la legittimità della nostra fatica. Il supervisore deve stare fuori dalle logiche di lavoro della cooperativa.
  7. la formazione, intesa come permanente e costante. Lavoro non sempre uguale a se stesso. La professione educativa dei servizi sociali è molto diversa dal passato. Costante ricerca e formazione per le continue sollecitazioni che ci vengono richieste. A chi è affidato il progetto educativo?