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appunti di tirocinio propedeutico sulla cooperativa comin, convenziona con l'università bicocca di milano
Tipologia: Appunti
Caricato il 27/10/2021
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Sandro Mandrini, coordinatore. Nasce nel 1975 come idea di un’associazione di liberi cittadini con il fine di offrire un’alternativa ai minori in difficoltà. I minori all’epoca erano appannaggio quasi completo delle istituzioni (es. esperienza laica o religiosa). Infanzia: concetto che nel tempo ha avuto diverse modalità di risposta. L’infanzia non è sempre stato un periodo della vita dell’uomo riconosciuto (concetto moderno). Bambini era forza lavoro per l’agricoltura e carne da macello per le guerre. Negli anni 70’ si assiste alla nascita di molti servizi e realtà riguardanti l’infanzia (Dichiarazione Universale dei Diritti dei bambini). Nascono le comunità ospitanti minori. Negli anni 2000 viene varata la legge con la quale gli istituti non vengono definiti adeguati per i bisogni dei minori. Gli istituti hanno cambiato la maschera, il trucco ma esistono ancora. La prima contrapposizione tra istituto e comunità è la forma. Negli istituti le risposte sono generali. Vi erano grandi camerate, un refettorio, grande cucina e lavanderia, grande spazio all’aperto, all’interno di un recinto che separava i ragazzi dall’esterno. I contatti con l’esterno erano minimi se non inesistenti. La mentalità non è cosi evoluta nonostante siano cambiati i tempi. Questa organizzazione viene messa in discussione dalle comunità, piccole case in cui i minori accolti vivono in un contesto famigliare, in una struttura dimensionate e ricavata all’interno di un tessuto cittadino normale. Appartamento all’interno di un condominio, scelta pedagogica e non solo di politica sociale. Inserirli all’interno del tessuto sociale e cittadino. Vengono accolti 8 minori di età varia e quattro, cinque educatori che si occupano di loro. La loro vita si svolge all’interno della comunità e nel territorio che li circonda (es. scuola e campo da calcio). La comunità è parte di un territorio più grande con cui entra in relazione. Chi sono questi 8 ragazzi che vivono in comunità? Minori tra i 5 e i 18 anni, tutelati dal giudice del tribunale dei minori e allontanati dalle loro famiglie per gravi motivi (es. maltrattamento, abuso, violenza, abbandono dovuto a dipendenze o malattie mentali dei genitori, separazione conflittuale). Servizio sociale del suo comune si occupa di collocarlo in un’idonea struttura. Le persone che si prenderanno cura di loro quotidianamente sono gli educatori, adulti di riferimento. Modello pedagogico: comunità più possibile simile ad una famiglia. Vi sono comunità che accolgono bambini da 0 a 5 anni, organizzate per questo tipo di accoglienza. Le richieste e i bisogni sono molto diversi. La tutela può essere allungata fino ai 21 anni attraverso il proseguo amministrativo. Organizzazione della comunità e del lavoro degli educatori? All’inizio le comunità erano case in cui viveva un educatore professionale e un obiettore di coscienza. I ragazzi in buona salute dovevano prestare un servizio militare obbligatorio. L’obiettore di coscienza non voleva servire lo stato con un’arma. All’inizio venivano incarcerati, in seguito potevano svolgere un servizio civile. Gli obiettori di coscienza erano parte integrante nella gestione della comunità. Vi erano due educatori che vivevano stabilmente nella comunità. In seguito vi erano 4 o 5 educatori che lavoravano su turni, la professione dell’educatore diventa più riconosciuta.
Cosa fanno gli educatori in comunità? Si occupano della gestione e cura della casa e dei minori. Concetto culturale e pedagogica in contrapposizione alla pratica degli istituti. Questione pedagogica: prendersi cura di una persona significa prendersi cura delle sue cose e del suo ambiente. Progetto educativo è uno strumento di lavoro, riflessione pedagogica ed educativa. Il periodo di tempo che i minori trascorrono in comunità è definito dalle possibilità di intervento, agire per modificare le disfunzionalità della famiglia. Il fine :