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Una guida dettagliata sulle procedure infermieristiche per l'assistenza al paziente con tracheostomia e cateterismo vescicale. Include informazioni sulla raccolta dati, il materiale necessario, la tecnica di esecuzione e le istruzioni da dare al paziente. Utile per gli studenti di infermieristica e per gli operatori sanitari che si occupano di pazienti con queste condizioni.
Tipologia: Sintesi del corso
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1.Procedura d’accettazione e presa in carico della persona ad alta complessità assistenziale. Preparazione unità di degenza del paziente, esame obiettivo infermieristico, valutazione organi e apparati
2. Valutazione del grado di coscienza attraverso l’utilizzo di scale (es., G.C.S.) La scala detta "Glasgow Coma Score" (punteggio del coma di Glasgow) è punteggio che è assegnato al paziente in stato comatoso per definire in termini descrittivi il tipo di coma; è usato per esempio dagli anestesisti. Si basa su tre aspetti clinici fondamentali: apertura degli occhi, cioè in pratica ciò descrive la vigilanza del paziente; le migliori risposte verbali, cioè se il paziente riesce a relazionare, espressione questa di salute del suo encefalo; migliori risposte motorie, espressione di salute delle sue funzioni motorie. Per ognuno degli aspetti clinici si possono avere diversi tipi di risposte ad ognuna delle quali è stato attribuito un punteggio: APERTURA DEGLI OCCHI: 4 ->spontaneamente, cioè i meccanismi di risveglio sono presenti, non significa che è cosciente però. 3 ->alla parola, cioè se sente parlare, osserva. 2 ->al dolore, solo se viene per esempio pizzicato. 1 ->non apre gli occhi, brutto segno! Significa stato vegetativo! RISPOSTE VERBALI: Risposte verbali 5 ->orientata, cioè il paziente è "connesso", relaziona con l'ambiente, capisce e risponde, ma non vuol dire che un paziente con ictus nell'area della parola è in coma irreversibile! Occhio! 4 ->confusa, cioè dice stramberie! A me è successo che una donna collegava la puntura nel sedere con una violenza e gridava dicendo che la stavano violentando! 3 ->parole non appropriate, parole a casaccio, urla, bestemmie, cose insensate, anche se pronunciate bene! 2 ->suoni incomprensibili, per esempio farfuglia, grugnisce.. 1 -> nessuna RISPOSTE MOTORIE: 6 -> obbedisce ai comandi 5 ->localizza il dolore, se non vi è risposta ai comandi si applica uno stimolo doloroso che viene mantenuto finché non si abbia il massimo della risposta: inizialmente si applica la pressione al letto ungueale con il risultato di estensione o flessione del gomito; se vi è una di queste risposte allora lo stimolo viene effettuato al collo o al tronco per ricercare la “localizzazione” che si intende effettuata quando gli arti si muovono per tentare di rimuovere lo stimolo doloroso. 4 ->si ritrae, flette ma non localizza il dolore 3 -> in flessione anormalmente 2 ->in estensione al dolore, si ha quando la risposta è in adduzione delle braccia, rotazione interna e pronazione dell'avambraccio nel modello stereotipato della decerebrazione. 1 -> nessuna Questa scala è stata creata per monitorare il paziente ed intervenire, comunque, al più presto. Ad ognuna delle migliori risposte motorie, verbali e degli occhi è stato dato un punteggio variabile da un livello maggiore ad un livello minore in rapporto alla maggiore o minore responsività e la somma ottenibile varia da 15 (il massimo del punteggio) a 3 (il minimo del punteggio). Il punteggio (score) del coma si
correla strettamente alla prognosi e nell'intervallo tra 3 e 15 non vi è un punto che discrimina nettamente tra i pazienti in coma e quelli non in coma; in ogni caso i pazienti che totalizzano 9 punti o più sono sicuramente non in coma, i pazienti con 8 punti possono essere o non essere in coma, quelli che totalizzano 7 punti o meno sono sicuramente in coma. AREA RISPOSTA PUNTI APERTURA OCCHI Spontanea(il pz è sveglio e mantiene spontaneamente gli occhi aperti) 4 Alla voce(il pz ha gli occhi chiusi, e apre gli occhi ad una richiesta specifica del sanitario)
Al dolore(il pz ha gli occhi chiusi, e apre gli occhi come conseguenza ad uno stimolo doloroso)
Nessuna(stimolazioni ripetute non danno risposta) 1 RISPOSTA VERBALE Orientata(il pz ricorda i propri dati anagrafici, il luogo dove si trova, la data)
Confusa(il pz non è in grado di dare risposte esaustive, è disorientato nel tempo e nello spazio)
Parole inappropriate(il pz pronuncia parole di senso compiuto che però non hanno relazione con le domande poste dal sanitario)
Suoni incompensabili(il pz emette gemiti e si lamenta, spontaneamente o sotto stimolazione)
Nessuna(stimolazioni ripetute non danno alcuna risposta) 1 RISPOSTA MOTORIA Ubbidisce al comando (esegue ordini semplici in modo corretto) 6 Localizza il dolore(identifica e cerca di allontanare la fonte del dolore) 5 Retrae al dolore (cerca di sottrarsi dalla fonte dolorosa, ma senza localizzarla)
Flette al dolore (postura in flessione non finalistica “decorticazione”) 3 Estende al dolore(estensione degli arti con movimento di intra- rotazione “decerebrazione”)
Nessuna (stimolazioni ripetute non danno alcuna risposta) 1 Quindi la GCS permette:
infermieri possono essere le prime persone ad accorgersi della disfagia e a proporre al medico ulteriori indagini, applicare tecniche di alimentazioni e diete specifiche, nonché collaborare con pazienti, familiari ed altri operatori sanitari per sviluppare piani di assistenza per i pazienti con difficoltà. Se le condizioni del paziente suggeriscono la presenza di disfagia, l’infermiere dovrebbe riesaminare in dettaglio l’anamnesi, interrogare il paziente o i familiari, effettuare una valutazione di bocca, gola e torace, nonché osservare il paziente mentre deglutisce. La presenza del riflesso faringeo, spesso ritenuta un indicatore del fatto che il paziente può deglutire in sicurezza, non si è rivelato un indicatore affidabile. La conferma della tendenza del cibo a deviare verso la trachea si ottiene con la massima accuratezza attraverso una radiografia. Un gruppo multidisciplinare ha elaborato la NatinalDysphagyDiet (NDD), che delinea gli standard della composizione dei cibi. I quattro livelli di alimenti liquidi sono diluiti, simili al nettare, simili al miele e densi. I quattro livelli di alimenti semi/solidi sono purea, alterati meccanicamente, avanzati/morbidi meccanicamente, e regolari/generali. Nelle consulenze con dietologo e logopedista, tali livelli possono essere utilizzati por determinale un approccio coerente alla disfagia di un determinato paziente. Ad esempio, una dita meccanicamente morbida potrebbe abbassare i tassi di incidenza della polmonite rispetto ad una dieta purea nei pazienti reduci da un ictus con anamnesi di polmonite da aspirazione. La diagnosi e l’interventi precoci possono prevenire gli effetti indesiderati della disfagia nella maggior parte dei pazienti. Tutte le istruzioni alimentari devono essere personalizzate per andare incontro a capacità intellettive, livello di motivazione, stile di vita, cultura e condizioni economiche del pz. Sia i nutrizionisti che i dietologi distribuiscono ad adattare le diete alle specifiche esigenze dei pz. È necessario fornire semplici istruzioni verbali e rafforzarle con materiale scritto. I familiari e le persone di supporto devono essere resi partecipi delle istruzioni alimentari. PROMOZIONE DELLA SICUREZZA NEI PAZIENTI AFFETTI DA DISFAGIA: Valutare il livello di allerta e di orientamento. Creare un ambiente tranquillo, rilassante e privo di distrazioni. Far sedere il pz quanto il più sollevato possibile sul letto o sulla sedia. Far mangiare al pz piccole quantità per volta. Dire al pz di masticare a lungo. Aspettare che il pz abbia ingoiato tutto il boccone prima di offrirgliene un altro. Estrarre il cibo dalla bocca del pz se comincia a tossire o ha conati di vomito. Controllare la bocca del pz per la presenza di cibo non deglutito prima di terminare il pasto e, eventualmente rimuoverlo. Far restare il pz in posizione eretta per 20-30 minuti dopo aver mangiato. Ipotizzare la presenza di disfagia se il paziente esibisce i seguenti comportamenti: tossisce, soffoca o vomita mentre mangia; lamenta dolore associato alla deglutizione; ha una voce gorgogliante; richiede una frequente aspirazione orale. INSEGNARE COME DEGLUTIRE AL PZ CON DISFALGIA MATERIALE OCCORRENTE: dispositivi per aspirazione ossigeno maschere facciali cibi particolari bicchieri e cannuccia PREPARAZIONE:
molto spesso si verificano in questi pazienti. In base alla letteratura internazionale, le patologie di più frequente osservazione che hanno necessitato di NIV sono:
Scegliere l’interfaccia più adatta secondo le caratteristiche del paziente e l’esperienza personale acquisita APPLICAZIONE Accendere il ventilatore e far impostare i parametri di ventilazione Appoggiare la maschera collegata al circuito sul volto del paziente per alcuni minuti in modo che possa adattarsi Fissarla con le apposite cuffie e controllare eventuali perdite di aria per garantire una corretta ventilazione Valutare l’indicazione al sondino nasogastrico Considerare la necessità di una blanda sedazione Utilizzare fogli di idrocolloidi o altri ausili sui punti di pressione per la prevenzione delle ulcere La durata del trattamento e le variazioni dei parametri di ventilazione vengono stabiliti, in base ai risultati dell’emogasanalisi e alle condizioni del paziente ASSISTENZA DURANTE LA NIV La ventilazione può essere interrotta durante l’alimentazione, l’espettorazione e le manovre di nursing, garantendo l’apporto di O2 attraverso gli occhialini nasali ed i parametri respiratori Controllare le fughe aeree e stringere il reggi-maschera se necessario Controllare i punti di pressione dell’interfaccia Controllare EGA dopo un’ora, poi a intervalli richiesti VALUTIAMO L’EFFICACIA DELLA NIV A 15 minuti valutiamo: incremento della PO2 del 15-20% (es. dal 84% al 96%) diminuzione della FR del 60% (es. da 36 a 22 att/min) A 60 minuti valutiamo: PaO2 migliorata del 200% (es. da 60mm/Hg a 200mm/Hg) PaCO2 ridotta del 20% (es. da 54mm/Hg a 43mm/Hg) PH migliorato del 25% (es. da 7.25 a 7.35) INTERFACCE
In ambito geriatrico la sindrome ipocinetica è spesso la conseguenza di una prolungata immobilizzazione a letto, alla quale sono costretti pazienti anziani particolarmente “fragili”. Se non adeguatamente contrastata, essa porta inesorabilmente l’anziano ad uno stato di disabilità ingravescente fino anche alla morte. Per immobilità si definisce una condizione caratterizzata da una ridotta o assente capacità di compiere movimenti, ad insorgenza acuta o cronicamente progressiva, cui consegue un complesso di alterazioni multisistemiche che nel loro insieme configurano la sindrome da immobilizzazione, la cui espressione clinica varia a seconda del grado di immobilità del paziente e raggiunge il suo apice nel confinamento a letto. Seppure non esclusiva dell'età avanzata, nell'anziano essa rappresenta un evento sempre incombente per la facilità con cui può realizzarsi e la velocità con cui può progredire fino alle più estreme conseguenze, tanto da configurare una delle "5 grandi sindromi geriatriche". Ciò in rapporto al fatto che l’anziano è un soggetto nel quale vengono a coesistere una serie di fattori che predispongono alla sua insorgenza e ne ostacolano il recupero: basti pensare che il riposo a letto è spesso il primo rimedio che l’anziano adotta quando compare uno stato di malattia e che purtroppo il medico avvalla o comunque si trova costretto ad accettare anche quando sia consapevole delle sue conseguenze. Non bisogna dimenticare inoltre che l'invecchiamento fisiologico si accompagna alla riduzione della funzionalità di vari organi importanti per il movimento: la riduzione della forza muscolare, la riduzione del potere aerobico, l'attenuazione della risposta dei barocettori, il rallentamento dei riflessi, ecc. Esso raramente provoca di per sé immobilità, ma comporta una riduzione del livello massimo di capacità, per cui si giunge spesso molto vicino alla soglia minima al di sotto della quale si instaura la disabilità; di conseguenza anche piccole riduzioni della riserva funzionale determinate da malattie o da altre cause possono rendere difficoltose o impossibili da compiere attività motorie anche semplici. In particolare si parla di immobilità quando l'anziano presenta difficoltà o incapacità a svolgere le attività della vita quotidiana che richiedono lo spostamento nell'ambiente, quali il salire o scendere le scale, il camminare autonomamente, i passaggi posturali, i cambi di decubito, indispensabili per la vita autonoma. La loro importanza è documentata dal fatto che esse vengono prese in considerazione da tutti gli strumenti che valutano lo stato funzionale dell’anziano. Essa è valutata sia nell'ambito di scale che esplorano lo stato funzionale globale e l'autosufficienza (ADL, IADL,Indice di Barthel), sia da scale specifiche (scala di Tinetti, ecc.). La funzione motoria implica l'integrità di funzioni complesse, tra loro interrelate, che chiamano in causa i sistemi effettori del movimento (SNC e SNP, apparato muscolare ed osteoarticolare) e di quelli che lo rendono possibile fornendo l'energia necessaria (apparato cardiovascolare, respiratorio, endocrino). Ovviamente la prevalenza di tale sindrome varia a seconda del parametro che viene preso come riferimento, delle classi di età considerate e del sesso, essendo più elevata per le attività che richiedono maggiore sforzo, nelle fasce di età più avanzate e nel sesso femminile. Cause di immobilizzazione Le principali cause di immobilizzazione nell'anziano comprendono fattori biologici (facilitanti), psicologici e socio-ambientali (aggravanti). Tra i fattori biologici sono compresi:
(soprattutto a carico del piede). Queste condizioni inducono immobilità provocando dolore, ridotta ampiezza di movimento, debolezza muscolare, decondizionamento;
I tempi di transito gastrointestinale sono notevolmente prolungati e la velocità di propulsione colica della massa fecale è sensibilmente ridotta dall’immobilità, onde stipsi ostinata e fecalomi. La stasi di materiale fecale e le modificazioni della flora batterica locale possono causare fenomeni fermentativi e putrefattivi, con conseguente meteorismo ed incontinenza fecale. Quest’ultima è una frequente complicanza dell’ ipocinesia prolungata e può manifestarsi come una immediata ed involontaria emissione di feci non appena pervenute in ampolla rettale (incontinenza vera), oppure con l’espulsione di scarsa quantità di materiale fecale maleodorante e di consistenza liquida che simula un alvo diarroico (incontinenza falsa o pseudodiarrea). Si tratta in realtà di una conseguenza della prolungata stasi intestinale fino alla formazione di fecalomi che distendono le pareti dell’ampolla, riducendone la sensibilità e quindi lo stimolo alla defecazione, con conseguenti putrefazione batterica ed ipersecrezione mucosa. Particolarmente importante è il riconoscimento della pseudodiarrea mediante esplorazione rettale, per evitare l’impropria somministrazione di antidiarroici che peggiorerebbero la stipsi e le sue conseguenze. Apparato genito - urinario Una delle manifestazioni più frequenti della sindrome da immobilizzazione è l’incontinenza urinaria, in quanto la posizione supina rende più difficile il controllo volontario della minzione. Questa evenienza è spesso favorita dalla coesistente presenza di molteplici fattori: biologici (disfunzioni del pavimento pelvico, patologie prostatiche), neuropsicologici (mancanza di privacy nei luoghi di degenza, ridotto controllo centrale da alterato stato mentale), assistenziali (insufficiente personale di assistenza, inadeguato accesso ai servizi) ed interferenze iatrogene sulla motilità ureterale e vescicale (spasmolitici, sedativi, ipnotici ecc.). L’immobilità in posizione orizzontale modifica la configurazione anatomica delle vie urinarie, ostacolando il normale deflusso dell’urina e predisponendo così alla stasi ed alle infezioni, specie se in presenza di ridotte difese immunitarie o di improprio ricorso al cateterismo vescicale a permanenza. Un ulteriore fattore predisponente alle infezioni urinarie è rappresentato dalla formazione di calcoli (favorita dalla ipercalciuria secondaria alla mobilizzazione di calcio nello schele-tro) e dalla ritenzione vescicale indotta dalla immobilità. Sistema nervoso e psiche Frequenti sono gli episodi confusionali a patogenesi complessa e non sempre identificabile (ridotta perfusione cerebrale, sofferenza metabolica indotta da sostanze tossiche di origine intestina-le, infezioni ecc). L’immobilizzazione forzata riduce inoltre la possibilità di relazione con il mondo esterno: gli stimoli sensoriali diminuiscono, i processi mentali subiscono un rallentamento e così anche la capacità di orientamento. Essendo necessaria una continua stimolazione per il normale funzionamento del cervello, la deprivazione sensoriale indotta dall’immobilizzazione può aggravare ed accelerare i fenomeni involutivi cerebrali, favorendo il deterioramento cognitivo. Frequente la comparsa di una sindrome depressiva. Peggiora infatti la qualità delle relazioni interpersonali ed il soggetto si percepisce dipendente, passivo, bisognoso di cure ed assistenza. Questi sentimenti di designificazione e di passività emozionale possono facilmente attivare un circolo vizioso fino alla comparsa dei sintomi conclamati di depressione. Apparato tegumentario L'evento più temuto della sindrome da immobilizzazione, assai facile da instaurarsi nell'anziano in rapporto alla particolare fragilità della sua cute, ma anche tra i più suscettibili di prevenzione e trattamento efficaci, è la comparsa di lesioni da decubito (piaghe o ulcere).
Tra i pazienti ospedalizzati per malattie acute la prevalenza di lesioni da decubito in stadio II o più avanzato varia dal 3% all'11%, mentre l'incidenza durante il periodo di degenza ospedaliera è dell'1-3%;queste percentuali salgono rispettivamente al 28% ed al 7,7% se si considerano solo i pazienti costretti a letto o alla sedia rispettivamente per almeno 1 e 3 settimane. Tra i pazienti ammessi nelle RSA la prevalenza di tali lesioni è del 20-33%, mentre l'incidenza per coloro che vi rimangono per almeno tre mesi è del 5%. L'ulcera da decubito è un'area localizzata di danno tissutale causato da forze di pressione e/o di frizione. Il principale meccanismo patogenetico è la compressione esercitata sui tessuti molli da parte di una superficie rigida (prominenze ossee) per un tempo sufficiente ad indurre ischemia e, successivamente, necrosi; è quanto accade per gli anziani costretti in posizione supina o seduta e che non vengano mobilizzati per più di due ore. Pertanto le aree cutanee maggiormente interessate sono quelle che ricoprono il sacro, il grande trocantere, le tuberosità ischiatiche, il calcagno, i malleoli, le ginocchia, le scapole, le spalle, il padiglione auricolare, la regione occipitale del cranio. Fattori favorenti sono le sollecitazioni di taglio, la frizione, l'umidità della cute, la disidratazione cutanea e la riduzione del tessuto sottocutaneo;a ciò si aggiungono le condizioni che ostacolano l'efficienza del trasporto di ossigeno o rendono difficile la cicatrizzazione. Per tali motivi i fattori di rischio per lo sviluppo delle ulcere da decubito, oltre all'immobilizzazione, comprendono l'incontinenza uro-fecale, la malnutrizione, la disidratazione, l'anemia, i disturbi cognitivi e la riduzione della sensibilità periferica. Ai fini della prevenzione e del recupero della sindrome da immobilizzazione non sono necessari provvedimenti speciali, quanto piuttosto semplici regole di comportamento e di assistenza In particolare:
Gli anziani sono soggetti a rapidi cambiamenti di condiziono. Controllare regolarmente che le apparecchiature di supporto siano le più appropriate e adatte al pz. Rinforzare gli insegnamenti sul corretto uso degli ausili meccanici. Il pz può facilmente incorrere in cattive abitudini, come ad esempio inclinare le ascelle sulle stampelle.
6. Procedura di rilevazione dei parametri vitali in condizioni di emergenza: sedi di rilevazioni e caratteristiche prese in esame. Sono quei valori che rappresentano la funzionalità dell’organismo e quindi esprimono le condizioni generali della persona. Le funzioni vitali dell’organismo, di cui possiamo valutarne i parametri sono: Stato di coscienza Funzionalità respiratoria Funzionalità cardiocircolatoria Glicemia Temperatura corporea La rilevazione dei parametri vitali è un’abilità indispensabile, che l’operatore socio-sanitario deve possedere, al fine di individuare ed evitare situazioni a rischio. STATO DI COSCIENZA Lo stato di coscienza è la capacità di una persona di rendersi conto di se stesso e dell’ambiente che lo circonda, dello spazio temporale, di percepire e rispondere agli stimoli esterni, è variabile dallo stato di veglia allo stato di coma. La diminuzione di coscienza è accompagnata anche da altri deficit, come la diminuzione del riflesso della tosse e della deglutizione, del tono muscolare (base della lingua), dell'attività cardiaca e respiratoria fino alla loro scomparsa. Si intende, quindi, la capacità di reagire con gli stimoli interni ed esterni dimostrando con il comportamento e con il linguaggio di avere piena consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda. Valutazione dello stato di coscienza: Per valutare lo stato di coscienza, si chiama la vittima a voce alta scuotendola leggermente per le spalle (non nelle situazioni traumatiche), se risponde è cosciente, se non risponde è incosciente. Dal punto di vista neurologico è caratterizzata da due componenti: la vigilanza e la consapevolezza. COME VALUTARE LO STATO DI COSCIENZA Chiamando e scuotendo il paziente sulle spalle. Il metodo A.V.P.U. aiuta a riconoscere lo stato di coscienza: A alert: sveglio cosciente e reattivo; V verbal: risponde agli stimoli verbali; P pain: risponde agli stimoli dolorosi; U unresponsive: non risponde. LE ALTERAZIONI DELLO STATO DI COSCIENZA In varie condizioni di progressiva sofferenza cerebrale la coscienza può essere: ridotta (coscienza obnubilata o obnubilamento): il paziente si mostra più o meno stordito, ma è in grado di rispondere alle domande, anche se in modo succinto o confuso, e di eseguire ordini semplici, come aprire gli occhi, mostrare la lingua, stringere la mano; assente (coma): la persona non risponde, non esegue gli ordini e non può essere risvegliata nemmeno da stimolazioni intense; per gradi estremi di sofferenza cerebrale il coma culmina nell’arresto respiratorio. Queste alterazioni della coscienza, a seconda della causa che le ha provocate, possono manifestarsi gradualmente o all’improvviso e possono essere di durata breve oppure protrarsi a lungo. Cosciente: Vigile, Orientato nel tempo e nello spazio = Orientato Vigile, Non orientato = Confuso Vigile, non risponde, Non in contatto con la realtà = Stato Vegetativo
Risvegliabile con la chiamata o con il dolore (ma tende a riaddormentarsi): esegue ordini semplici = Stato Soporoso Non Cosciente (mai vigile): Gemiti, parole incomprensibili: non risvegliabile Reagisce agli stimoli dolorosi: con una smorfia/lamento, con movimenti Nessuna reazione = COMA G.C.S. (Glasgow Coma Scale) Questa è una scala ormai adottata a livello di tutti i dipartimenti di emergenza per valutare il livello di coma di un soggetto in caso di trauma. Da considerare che risulta essere di scarsa attendibilità in caso di coma per causa tossica (coma metabolico, intossicazioni, over-dose etc.). Essa è basata sulla valutazione della risposta verbale, motoria ed oculare. Punteggio Apertura degli OCCHI Spontanea 4 Agli stimoli verbali 3 Solo al dolore 2 Assente 1 Risposta VERBALE Orientata ed appropriata 5 Confusa 4 Parola inappropriate 3 Suoni incomprensibili 2 Assente 1 Risposta MOTORIA Obbedisce al comando 5 Localizza gli stimoli al dolore 4 Flette in risposta al dolore 3 Estende in risposta al dolore 2 Solo al dolore 1 Valutazione del punteggio : Il punteggio totale è dato dalla sommatoria delle 3 risposte: (15 = punteggio max., 3 = punteggio min.) = > 13 Paziente SVEGLIO = < 11 Paziente in COMA = > 9 Coma LEGGERO = < 7 Coma GRAVE FUNZIONALITA’ RESPIRATORIA Il respiro avviene automaticamente per azione involontaria dell’apparato nervoso; in parte e solo momentaneamente può essere modificato dalla volontà. Gli atti respiratori si susseguono regolarmente, uno dopo l’altro. La frequenza respiratoria indica il numero di atti respiratori compiuti in un minuto. Oltre alla frequenza respiratoria, è importante valutare anche il tipo di respiro per individuare eventuali patologie che, anche se non causate da un evento traumatico, necessitano dell’intervento di mezzi di soccorso. (respiro affannoso, superficiale, russante, agonico, gorgogliante ecc.). Il carattere della respirazione comprende: Ritmo: è il modo in cui la persona respira (viene detto regolare quando l’intervallo tra gli atti respiratori è costante e irregolare quando varia) Profondità: è in relazione alla quantità d’aria inspirata ed espirata. Per notare la differenza tra respirazione profonda e superficiale è di fondamentale importanza osservare persone che respirano a riposo. Facilità respiratoria: si divide in affannoso, difficoltoso e doloroso.