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Voce topica giuridica di Cavalla
Tipologia: Sintesi del corso
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(Francesco Cavalla)
Per topica si intende l’attività di un oratore, che non possa procedere deduttivamente da un assioma tenuto per vero da tutto l’uditorio, diretta a identificare dei punti (o loci, topoi) così da cominciare, con il loro esame, un procedimento discorsivo volto a far apparire convincenti (o più convincenti), per certi interlocutori, determinate conclusioni. I punti iniziali possono essere costituiti sia da proposizioni proferite in un contesto determinato di discorsi, sia da affermazioni reperite nell’ambito indeterminato dei discorsi possibili, sia da criteri che consentano un’esposizione ordinata di una certa opinione. Com’è facilmente intuibile, il concetto di topica si estende anche a comprendere lo studio e la formulazione dei criteri idonei a reperire i punti iniziali del discorso. Si considera giuridica la topica diretta a sostenere una tesi (una concezione del diritto, o di alcuni suoi elementi, o una loro interpretazione, prospettata per se stessa oppure per difendere una particolare pretesa soggettiva) affinchè un uditorio la accolga, a preferenza di altre, come la più conforme a ciò che è ritenuto il sapere giuridico. Lo scopo che la sorregge impone a questa parte della topica di svolgersi ritrovando sia, e prevalentemente, loci (brocardi, criteri per interpretare norme o conferire loro validità, massime giurisprudenziali e così via) che già l’uditori considera interni al sapere giuridico, sia, e complementarmente, loci externi, appartenenti ad un qualsiasi campo del sapere; perciò è lo scopo, non la qualità dei loci prescelti (sebbene certo questa è condizionata da quella)che definisce come giuridica un’attività topica rispetto alla topica in generale. Le definizioni sopra prodotte intendono riferirsi alle principali concezioni di topica comparse nella cultura occidentale le quali, peraltro, si differenziano per il diverso modo di pensare gli elementi cui si riferiscono le definizioni stesse: e cioè i criteri che rendono notevoli, vale a dire degni di essere assunti inizialmente, certi detti a preferenza di altri; i criteri per i quali i detti prescelti possono apparire difendibili o confutabili; la struttura dell’attività dell’oratore e la natura delle garanzie che sostengono le conclusioni raggiunte. Solo se concepita come attività informata a determinati principi, classici perché comunque innegabili, la topica appare necessaria nell’ambito delle procedure discorsive, e perciò tanto legittima quanto efficace per gli scopi che le si assegnano.
Elementi comuni a diverse concezioni della topica
Ogni idea della topica implica elementi comuni che possono formularsi nel modo che segue.
Momenti dell’attività topica
Nelle varie concezioni abbiamo tre indicazioni fondamentali riguardo i mezzi con cui lo scopo della topica può essere raggiunto.
Per capire la struttura e la funzione della topica … Perché la controversia sorge e si propone come momento necessario dell’esperienza? La controversia non è né un incidente né un ostacolo per un uomo che voglia per la sua affermazione la garanzia di verità. È incontrovertibile ciò che non ha opposti. La ricerca del fondamento del proprio detto passa inevitabilmente e incessantemente, attraverso l’indagine diretta a vedere se esso incontri opposizioni per determinare ciò che vi è di comune con le medesime. Così si trova, se non l’incontrovertibile, l’incontroverso: ciò che, finchè non incontri altre opposizioni, va tenuto per vero, avendo in sé almeno la possibilità di essere fondato, a differenza di quanto si palesa sicuramente falso. Se si evita la controversia e il perseguimento della sua soluzione, nessuna pretesa può apparire neppure ipoteticamente fondata. Il riconoscimento che una tesi è vera, in quanto nell’ambito di una controversia è rimasta priva di opposizioni, non toglie la necessità di cercare ulteriori garanzie a suo sostegno opponendola, ove sia il caso, ad altre tesi. La verità che assiste la soluzione di una controversia, pur apparendo in modo peculiare, non è né di grado inferiore o di minor rigore rispetto alle conclusioni “scientifiche”, essendo anche queste conclusioni necessarie solo provvisoriamente (finchè non si contesta l’assioma assunto come ipotesi) e limitatamente (nell’ambito dei discorsi che presuppongono come vero l’assioma iniziale). Non è precluso che, anche nella controversia, come nella sua soluzione, appaia la verità: si tratta di trovare e applicare il metodo adatto, individuare i criteri adatti per le operazioni mentali idonee a far apparire quanto ha da essere ritenuto per vero dagli interlocutori. Si tratta di individuare quale procedura logica è in grado di accertare che una determinata affermazione è priva di opposizioni.
Topica e sillogismo dialettico nel pensiero aristotelico
Nell’ambito della topica, dove non si effettuano dimostrazioni e non è dato un principio proprio da assumersi come assioma, tutte le affermazioni giacciono su un piano iniziale di indifferenza: bisogna risolvere il problema: --- quale proposizione va discussa per prima? L’arte della topica consiste, in primis, nel riconoscere quali luoghi tra i tanti sono “notevoli”, idonei a venire discussi.
Il criterio per il quale un detto appare notevole è strettamente correlato al metodo con il quale si intende discuterlo. provare la verità o la falsità di un’affermazione rinunciando a usare il criterio della coerenza o meno ad un principio vero, giacché la proposizione in esame va presa per sé.
In più luoghi, e soprattutto nella Metafisica, Aristotele enuncia il principio (quello che produce le certezze più salde) per il quale ci si può accorgere con piena sicurezza, che un’affermazione, indipendentemente dai legami logici con le altre, è del tutto falsa, perché dice ciò che è assolutamente impossibile che sia = principio di non contraddizione
Il primo ragionamento cui è finalizzato il ritrovamento topico è il ragionamento che consiste nell’accertare la possibilità o l’impossibilità di un determinato enunciato. Secondo Aristotele tale risultato si raggiunge mediante il --- sillogismo dialettico. Mentre quello scientifico procede scomponendo un principio proprio e mostrandone le conseguenze, il sillogismo dialettico si svolge scomponendo e traendo conseguenze ma assume come oggetto di analisi un’affermazione che non è organizzata in una scienza particolare. La qualificazione “dialettico” dice soprattutto la diversità dello scopo: non è quello di accertare che una proposizione ha lo stesso valore di un’altra accertata precedentemente, ma è quello di accertare se una proposizione non inserita in un contesto coerente di enunciati, può venir approvata. Qualora si mostri che da una proposizione qualsiasi si possano inferire conseguenze diverse e tra loro contraddittorie, in forza del principio di non contraddizione, la proposizione in esame va respinta come insignificante, incapace di dire alcunché di possibile e di costituire una valida opposizione ad altro enunciato. una funzione fondamentale del sillogismo dialettico (direttamente capace di contribuire alla soluzione della controversia) è la --- funzione confutatoria. Quindi, la topica è finalizzata all’esercizio della confutazione ed è impegnata a ritrovare luoghi notevoli perché passibili di demolizione.
Topica, dialettica e conoscenza
Aristotele dice che la dialettica non serve alla conoscenza: finchè esercita la funzione confutatoria non incrementa i contenuti del sapere, limitandosi ad appurare che in certi detti non si manifesta alcun sapere.
Verisimile = proposizione le cui opposizioni apparse nella controversia sono confutate. Il termine simile non indica né che l’accoglimento della proposizione difesa sia gratuito o indifferente rispetto alla sua negazione, né che tale accoglimento implichi il rifiuto o la contraffazione di un sapere diversamente accessibile e più garantito, né che l’accoglimento dipenda da un atteggiamento emotivo. 1----Il verisimile è assistito dalle medesime garanzie del vero. Esso necessariamente si presenta in una proposizione particolare, relativa a un contesto particolare di discorsi. Il verisimile non è in alcun modo apparenza ingannatrice del vero, ma è il vero stesso che assomiglia a se stesso, pur nella molteplicità dei modi in cui si presenta (l’essere si dice in molti modi).
2----la proposizione difesa dalle opposizioni, in quanto verisimile, è nell’ordine suo cogente: la proposizione difesa va approvata in una certa discussione proprio perché in quel momento non si concretizzano ragioni di dubbio diverse da eventuali e irrilevanti difficoltà emotive.
Con l’approvazione della tesi rimasta senza opposizioni deve risolversi la controversia, perché finalmente, attraverso un procedimento logico, si accerta che la stessa, nei termini in cui era stata proposta, non aveva alcun motivo di sorgere.
La funzione dei predicabili nella topica aristotelica
Riassumendo: il sillogismo dialettico serve a discutere per risolvere la controversia, confutando tesi infondate e difendendo altre tesi attraverso la confutazione delle opposizioni presenti.
Ma proprio perché la confutazione non si svolge sul piano dell’emotività, ma intende denunciare autentici errori logici, bisogna che sia ben chiaro cosa si dice nella proposizione aggredita.
Nei Topici, Aristotele cataloga i diversi modi con cui si connette un predicato a un soggetto. Tali modi sono fondamentalmente 4:
Questi 4 tipi di relazione formale vengono designati con il termine “predicabili”.
Topica ed “endoxa”
È indispensabile per i fini della topica che il dialettico eserciti la sua attività esaminando convinzioni che non siano estranee al sapere degli interlocutori: altrimenti demolizione e difesa di una tesi risulterebbero indifferenti per colui che, ascoltando, non si sentirebbe in alcun modo obbligato a togliere la sua eventuale opposizione.
Il dialettico inizia procedendo interrogativamente: per farsi confermare dall’interlocutore e rendere evidenti le premesse del discorso da esaminare. Quindi, un luogo è notevole per la topica se vi è un nesso tra soggetto e predicato e che appartenga al sapere di coloro con cui si discute.
---All’interno dei discorsi altrui va identificato “ciò che non può rifiutare chi pretende di sapere”: premesse fra le quali alcune sono dotate di peculiare carattere che le rende notevoli. Quindi…
ENDOXA= Sono opinioni degne di stima, professate dai più e dai più autorevoli e le più diffuse. Sono luoghi comuni, tesi che hanno raccolto un comprovato consenso. Premesse che sono “il contesto storico o culturale o linguistico in cui tutti si muovono e che condiziona ogni argomentazione”.
Nessuno degli endoxa è immediatamente garantito come sapere universale o necessario, però fra le premessa di cui bisogna domandare conto ad ogni interlocutore vi sono certamente degli endoxa, assunti spesso come la ragione ultima della tesi professata nella discussione.
l’endoxon costituisce il punto iniziale ideale per l’esame dialettico: il reperimento topico degli endoxa è indispensabile per gli sviluppo che essi consentono. Gli endoxa non si possono ignorare, altrimenti si rischia di fare un discorso che nessuno comprende o che non interessa a nessuno. ---iniziando a demolire o difendere l’endoxon trovato si traggono conseguenze non indifferenti per chi ascolta.
di rigore logico, da premesse delle quali non si può discutere in termini di vero e falso. Possiamo ricavare una chiara distinzione tra dialettica autentica (che si svolge rispettando i criteri logici che le son propri) e dialettica scorretta, logicamente erronea, che occulta il vero. Abbiamo poi la distinzione tra dialettica e retorica.
All’inizio dei Topici, è marcata la distinzione tra la dialettica e la sua controllabilità logica e la sua generazione che è l’”eristica”, dove i sillogismi sono solo apparenti, e in quanto tale non dimostrano in senso proprio (al contrario di quanto avviene nella dialettica), o perché non assumono come premesse gli endoxa effettivamente presupposti nella discussione, o perché argomentano senza rispettare il principio di non contraddizione: sicchè tocca ancora al dialettico, che è un esperto di logica criticare e mostrare la mancanza di fondamento delle conclusioni eristiche.
Dialettica ≠ retorica La retorica è descritta da Aristotele come il discorso lungo, dove uno parla e l’uditorio ascolta. Le due sono però, sicuramente integrabili. La retorica si caratterizza perché è mirata a uno scopo specifico che è la produzione del persuasivo. Il discorso retorico va comunque tenuto distinto dal sillogismo, compreso quello dialettico, poiché possiede una struttura specifica funzionale al suo scopo. La retorica, per produrre la persuasione, aggiunge alle argomentazioni dialettiche, a volte abbreviandole, la conoscenza delle passioni umane, delle convinzioni e della psicologia dell’uditorio, del suo livello culturale … La funzione della retorica rimane complementare e sussidiaria rispetto a quella della dialettica. Ciò di cui il retore è chiamato a persuadere è pur sempre il vero, una persuasione che non sia persuasione della verità non può neppure dirsi autentica persuasione. La retorica resta un procedimento che tende a rendere cogenti (anche sotto il profilo psicologico) certe verità, seppur non tutte, per certe persone. la retorica non coincide alla dialettica ne la sostituisce (quasi a voler occupare lo spazio del discorso lasciato libero dalle procedure analitiche), ma persegue uno scopo sussidiario e complementare a quello della dialettica: persuadere del vero chi non sia in grado di comprendere la dimostrazione o di convincersi davanti a essa. Si può pensare che tocchi alla retorica favorire l’unità di posizione tra contendenti quando le confutazioni dialettiche e l’identificazione di ciò che è comune fra le opposizioni, non bastino a togliere il conflitto fra le
parti. Il retore, cerca con arte (evitando una controversia violenta o irrisolta) di persuadere le parti a mutare la posizione iniziale per accettare qualcos’altro o qualcosa di comune. Anche in questo caso la retorica rimane al servizio dell’apparire del vero: sia perché non nasconde quanto di vero è comparso dialetticamente nella controversia, sia perché non presume un sapere che non possiede, sia perché l’opinione di cui si propone l’accoglimento comune deve apparire come quella che per la sua strutture può venire accolta da tutti senza che l’assenso nasconda virtuali opposizioni in atto. La conclusione retorica non può essere né contraddittoria in sé ne con endoxa concessi e non confutati, deve risultare comprensibile nel suo significato e nella sua conseguenza: il prestarvi assenso non è mai moto dell’animo inconsapevole.
Anche la retorica ha una sua degenerazione nella sofistica. Il sofista si distingue dal buon dialettico e dal buon retore per una scelta di vita cattiva, consistente nell’ignorare e occultare deliberatamente il vero sostituendo ad esso la cattura e la riduzione in proprio potere della volontà dell’altro, impedendo che le opposizioni si manifestino piuttosto che cercare se possano venire approvate o meno. Anche la persuasione prodotta dalla sofistica è apparente, nel senso che non ha ragion d’essere, fondandosi su tesi di cui non si sa la fondatezza, la consistenza, le implicazioni. Sottomissione agli animi e alla forza del retore piuttosto che coinvolgimento di tutte le facoltà dell’ascoltatore con la potenza del suo comprendere.
Considerazioni conclusive sulla dialettica aristotelica
La topica si caratterizza come l’arte di trovare le premesse per l’esercizio della dialetti cale cui conclusioni, ove sia il caso, vengono diffuse persuasivamente dalla retorica. La topica appare come l’arte di trovare in una discussione (che non verta sul fondamento di una proposizione appartenente a una scienza particolate), un’affermazione notevole, perché capace con le sue caratteristiche (vi è stabilito un nesso tra un predicato e un soggetto e deve venir concessa dall’interlocutore, essendo costituita in genere da un’opinione professata dai più) di formare la premessa di un ragionamento, il sillogismo dialettico, anch’esso fondato sul principio di ogni discorso logico e cioè sul principio di non contraddizione, con il quale, attraverso la difesa di certe tesi dalle loro negazioni e la confutazione di altre, si prova la presenza di un’affermazione vera nel
Il concetto di locus riceve qui un’accezione ampia e tipica: locus indica un criterio per trovare gli argomenti e per organizzarli. Il continuo riferimento ai loci consente la produzione di argomentazioni che, progressivamente, contribuiscono a illuminare il problema dibattuto da vari punti di vista, a eliminare equivoci o superficialità, ad aggiustare l’interpretazione della legge.
L’ordinarsi del discorso secondo il sistema dei loci diviene per Cicerone la condizione per l’esercizio di ogni successivo efficace processo logico: in questo senso la conoscenza dei loci contribuisce largamente all’inquisitio rerum.
Funzione e natura dei loci ciceroniani
Le fonti della dottrina ciceroniana sono certamente composite (origine aristotelica, stoica, personale esperienza forense dell’autore …).
Qual è il fondamento logico che garantisce la presenza dei loci e quali garanzia possono offrire per le conclusione dagli stessi prodotte? I principi classici della topica vengono mantenuti o alterati?
I loci ciceroniani appaiono dello stesso genere dei predicabili aristotelici dei quali rappresentano probabilmente, almeno in parte, una rielaborazione. Tuttavia, oltre che i modi in cui si può connettere un soggetto a un predicato, indicano il modo corretto con cui i diversi nessi e le proposizioni che li contengono devono rapportarsi e ordinarsi reciprocamente. Cicerone dice che, a seconda dei casi, tutti o solo alcuni dei loci vanno impiegati dall’oratore. Nel complesso i loci sono trattati come schemi logici che possono sempre venir rivisti, integrati ed eventualmente modificati per esigenze puntuali.
Ciò che garantisce la funzione dei loci è il fatto che la loro validità e la loro idoneità effettiva a rendere più credibile il discorso sia accolta dalla comunità e ritenuta esistente dai più. la garanzia della validità dei loci ciceroniani è della stessa natura di quella di cui godono gli endoxa aristotelici.
Topica e discorso ordinato. Classicità della visione ciceroniana.
Sicuramente, la disposizione del discorso secondo i criteri topici non basta a garantire la verità. Lo scopo dell’oratore è di mostrare il vero e non di produrre una persuasione eristica. La verità nella sua forma originaria si dà come sapere garantito dall’incontrovertibilità. Essa però appare alla ragione dell’uomo come non ancora svelata, tale che deve essere scoperta mediante un costante impegno di ricerca. Ciò che rende plausibile un discorso, secondo Cicerone, è di disporre gli argomenti secondo uno schema logico generalmente accettato come tale dall’uditorio. In questo modo si dissolve quell’opposizione che si presenta incomunicabile perché disordinata, ambigua e confusa; si potrebbe anche dire che si segue un endoxon ben radicato nel pensiero comune, per il quale un discorso che sembra coerente e ordinato appare più credibile perché di fatto è più difficile confutarlo o muovergli obiezioni. Si tratta comunque di un primo e non definitivo risultato. La plausibilità di una conclusione non equivale alla verità di quest’ultima. Nel suo complesso, la topica ciceroniana non attesta semplicemente la possibilità di un positivo che appare tale perché in sé logicamente coerente, ma attesta anche la natura di ciò che è solo tale e abbisogna di venire verificato con l’esame dialettico. La verità si guadagna con l’effettuale dissoluzione delle opposizioni, attraverso l’esercizio della dialettica che mostri come una certa conclusione sia priva di alternative fondate.
I principi della concezione classica della topica non sono abbandonati da Cicerone: egli produce una visione dell’attività topica arricchita di nuovi e specifici elementi rispetto all’esposizione aristotelica: viene ampliata la funzione e l’importanza del secondo momento. --- si delinea una prospettiva che diverrà dominante nei secoli a venire.
Per Cicerone un discorso non è mai solo vero perché dedotto da un dogma sottratto alla discussione, anche nell’ambito forense Cicerone non considera mai la legge come una premessa da cui derivare conseguenze ma
Permane nella scolastica l’uso di chiamare “loci” anche le opinioni diffuse: ma quando si intende per loci un insieme di concetti logico- formali, essi non sono considerati come endoxa, ma come proposizioni universali ed assiomatiche, determinazioni di principi universali, necessari e immutabili. Durante la scolastica, la dialettica non regola ogni tipo di discorso, ma solo alcuni, e più precisamente quelli che non devono esporre una verità universale ma devono chiarire un dubbio sull’effettiva consistenza di una verità sicuramente presente in un testo o in una definizione, la cui validità è considerata incontestabile. In questo contesto, il dubbio da dissolvere non è radicato, fra i dialoganti, nell’impossibilità di partire da una premessa comune, ma è semplicemente generato dal fatto di non averla scoperta. La discussione non procede mediante il sillogismo dialettico e l’uso dialettico del principio di non contraddizione, ma si struttura come confronto tra esposizioni diverse per analizzare qual è la più ordinata e la pi completa: la conclusione non è semplicemente garantita dalla provvisoria mancanza di opposizioni, ma dalla coerenza a una premessa non discutibile, sicché la conclusione stessa è presentata come vera anche indipendentemente dal contesto controversiale in cui è stata proposta. Si attribuisce alla topica la funzione dell’ inventio: scoperta di un materiale ordinato, già implicito nell’oggetto di cui si parla e di un ordine universale preesistente all’attività di un oratore. L’attività topica, più che percorrere uno spazio indeterminato per riconoscervi luoghi degni di nota e disegnare l’itinerario effettuato, si configura per la scolastica come un seguire un cammino fissato da una mappa sulla quale sono segnati in ordine giusto i luoghi in cui scavare per portare alla luce un’architettura già strutturata prima che si iniziasse la ricerca. la topica dialettica medievale trovò applicazione di preferenza nel campo della teologia e del diritto, dove si trattava di interpretare testi la cui validità era ritenuta indiscutibile. Alcuni giuristi fra cui Baldo degli Ubaldi, produssero una trattazione teorica delle forme logiche usate nel campo del diritto che si svilupparono e precisarono contestualmente alla formazione dell’ampia trattatistica dovuta ai commentatori del Corpus iuris.
l’idea medievale della topica non assume, nell’ambito delle procedure destinate ad organizzare i discorsi, caratteri autonomi e peculiari, quali invece assume nella concezione classica.
Topica e discorso sistematico nella cultura umanistica
Continua sostanzialmente inalterata rispetto agli scolastici, la concezione di quella che veniva chiamate indifferentemente topica o dialectica: studio e discussioni intorno ai loci classici e alle loro elaborazioni medievali. La topica rimane un sistema di concetti volti alla produzione di un discorso sistematico e autosufficiente.
nella visione degli umanisti vi è una serie di mutamenti dipendenti dalle profonde novità che caratterizzano la cultura rinascimentale nei confronti di quella precedente.
Gli umanisti ripropongono l’ideale classico per il quale l’orator ha una funzione civile, ha il compito di istruire e diffondere il suo sapere. Alla topica si assegna anche il compito di rendere persuasivo il discorso, sebbene venga sempre tenuta distinta dalla retorica vera e propria, intesa come insieme di espedienti miranti solo a garantire l’accettazione emotiva di certe tesi da parte dell’uditorio. Gli esponenti dell’umanistica assunsero un atteggiamento polemico nei confronti della macchinosità e dell’astrattezza dei sistemi di loci adottati dai pensatori scolastici. Si voleva un sistema semplificato e facilmente apprendibile.
La libertà intellettuale che gli umanisti si avocavano impediva loro di considerare un determinato testo come dotato di autorità indiscutibile. Mediante l’analisi condotta con criteri topici, non si proponevano più di esporre una verità che si presupponeva esistente in un certo testo, ma si proponevano piuttosto di verificare la razionalità del testo stesso. Il che però implicava che lo studioso fosse dotato di una premessa (proposizione principale) costituita da una verità (o una conoscenza probabile) conquistata dalla ragione o attraverso la discussione e il contradditorio. Dimostrare è definire: sciogliere la definizione nei suoi elementi impliciti.
Veniva sempre più chiaramente presupposta dalla ragione la capacità di conoscere autonomamente e con certezza una realtà temporale ad essa esterna: si presupponeva una corrispondenza fra linguaggio e realtà.
dimostrare la verità, per tutti e per ogni campo del sapere, costituirono i motivi per far apparire superfluo lo studio dei modelli topico dialettici classici, almeno nei limiti in cui si intendeva inidoneo a produrre il vero.
Le Institutiones Oratoriae di Vico costituiscono un originale ripensamento della tradizione classica, al quale si torna a guardare con interesse.
Se si confronta la concezione razionalistica del sapere con la visione, ad esempio ramista, della topica, il rapporto non appare radicale. I principi del matematismo sostituiscono i loci della dialettica per sopperire alle stessa esigenze cui venivano piegati questi ultimi nella cultura tardo rinascimentale. Sembra rilevabile una linea di continuità fra il pensiero scolastico medievale e quello moderno razionalista, mentre entrambi sembrano in opposizione con i principi aristotelici.
Malgrado l’idea per la quale alla topica compete anche lo sviluppo di premesse opinabili sia infondata, è un’idea degna di nota nella storia della topica: rappresenta pur sempre una prospettiva per identificare nella topica una funzione diversa da quella svolta dal linguaggio scientifico. Ciò risulterà molto utile quando si avvertirà l’esigenza di pensare al modo di organizzare razionalmente il discorso in quei campi dell’esperienza dove non si producono verità scientifiche e si perseguono interessi profondi e diffusi.
La topica nella cultura contemporanea
Nel ‘900, con il tramonto di molte pretese razionalistiche e scientistiche, si torna a guardare alla topica come un metodo capace di organizzare il discorso nei campi dell’esperienza, riguardo problemi che il sapere scientifico non è in grado di risolvere.
Nella cultura del XX secolo sono largamente accettate posizioni per le quali appare chiara la struttura ipotetica delle conclusioni sillogistiche (sospese a una premessa sottratta alla discussione) e della verità delle scienza particolari: come si rinuncia a trovare nelle scienze empiriche la riproduzione indeformabile della realtà fenomenica, in genere si rinuncia a trovare nella coerenza formale la garanzia di una verità incontestabile.
Nell’ambito del diritto perde credito la visione razionalistica della giurisprudenza: si riconosce la difficoltà di determinare premesse
indiscutibili (fornite da norme, concetti giuridici, istituti, valori primi di giustizia) da cui sia possibile derivare conclusioni necessarie. Perde credito anche la concezione positivistica, per la quale l’applicazione corretta del diritto può e deve seguire e regole del sillogismo pratico (premessa maggiore = norma del sistema, premessa minore = proposizione fattuale relativa all’oggetto della controversia, la conclusione, logicamente necessaria, è la norma concreta): la premessa maggiore non è mai univoca, restando sempre passibile di molte interpretazioni e oggetto di controversia.
---- appare legittima la ricerca di altri metodi, diversi da quello analitico- deduttivo, quando ci sia da affrontare un problema che non può risolversi con l’assunzione di una premessa univoca, quando il problema sia costituito proprio dalla presenza di una controversia dove le parti non dispongono di un principio comune, dove il discorso non va organizzato per procedere da un assioma accolto da tutti, ma per ritrovare un’unità nel dire che inizialmente appare assente.
Topica, endoxa e pregiudizio razionalistico nelle visioni contemporanee
L’abbandono del dogmatismo razionalistico non ha implicato affatto, per molta parte della cultura contemporanea, il superamento di un profondo pregiudizio di matrice ancora razionalistica: per il quale, solo attraverso il metodo analitico- deduttivo compare alla ragione la verità, seppur parziale, rivedibile, contestuale, che dipende dall’assunzione di ipotesi. La funzione dell’inventio della topica viene apprezzata in quanto diretta a reperire luoghi notevoli perché empiricamente condivisi, la cui persuasività è nota, e quindi possono venire adotti come premesse per un discorso che vuol essere comune. Si concepisce la topica in modo da ritenere che i suoi scopi si raggiungano soprattutto attraverso lo sviluppo del terzo momento, e cioè il reperimento di endoxa: che non servono a dimostrare qualcosa, ma a convincere l’interlocutore di una tesi. Prevarrà l’opinione per la quale gli argomenti più efficaci sono quelli che appaiono più simili alle dimostrazioni scientifiche (pur non possedendone lo stesso rigore), ai procedimenti governati dalla logica deduttiva. Nell’ambito di tali idee, la dialettica viene assimilata alla retorica; e nella topica, piegata a servirne gli scopi. Gli endoxa sono utili perché idonei a produrre persuasione.