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Torquato Tasso e componimenti, Dispense di Letteratura

Analisi sulla figura di Torquato Tasso e dei suoi componimenti maggiori e minoritari

Tipologia: Dispense

2023/2024

In vendita dal 24/01/2024

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Torquato Tasso
Uno dei più grandi della nostra tradizione, Torquato Tasso è riuscito a coniugare genio e sregolatezza scandite da una biografia intrisa di pazzia.
Visse nella seconda metà del 500, ovvero quando tramonta la parabola del Rinascimento. Si avvia sull’Europa la Controriforma, la reazione al
protestantesimo di Martin Lutero, e si sviluppò la Santa Inquisizione, un tribunale addetto a giudicare i peccati di eresia. Molti letterati
rimarranno influenzati da questa istituzione, Tasso in particolare. Il suo più grande componimento fu la Gerusalemme Liberata nel quale tentò
di unire il classicismo del Rinnovamento con questa ansia religiosa. La perfezione dei classici coniugati con i valori del cristianesimo.
Le generazioni successive, come quelle appartenenti al Romanticismo, vedranno in lui un genio incompreso. Un poeta maledetto perseguitato
da una società che non lo comprendeva. Tasso si affido tutta la vita a due istituzioni che potessero dare ordine, la corte di Ferrara, dentro la
quale Tasso cerco sempre di guadagnare onore, e dall'altra parte l’Accademia. Questi due pilastri nella vita di Tasso crollano. La corte di Ferrara
subisce una involuzione in quanto non è più capace di accettare quelle virtù eroiche che Gerusalemme Liberata le proponeva, dall’altra parte
l’Accademia si chiude sempre più in un riformismo che annichila ogni libertà creativa che porteranno l’autore ad un escapismo nella
dimensione cattolica.
Si rinchiuse in una gabbia di regole, divieti e tabù dentro la quale tentò più volte di evadere, una letteratura a favore della Controriforma
dentro la quale però si sviluppa una letteratura che è contro le regole.
La vita
Torquato nasce nel 1544 a Sorrento da madre napoletana e padre bergamasco, Bernardo Tasso fu molto importante perché è l’autore del
poema l'Amadigi che influenzerà Torquato. Ebbe una solida educazione cattolica attraverso i gesuiti e una infanzia felice fino ai 8 anni in
quanto il padre era ai servigi del signore di Salerno che venne esiliato dovette seguire le sorti del suo signore e Tasso abbandonerà la madre.
Nel 1552 la sorella che rimane a Sorrento rischia di essere rapita da un’incursione da parte degli ottomani, gli infedeli, una prima spia di ciò che
realizzerà nel suo poema.
Tasso iniziò una serie di peregrinazioni in giro per l’Italia a seguito del padre, nel 1557 c’è il primo contatto con la corte di Urbino. Si sposta a
Padova, poi a Venezia dove studia legge che abbandonerà per seguire la propria vocazione: lo studio della filosofia. Incontrerà Sperone
Speroni, letterato di spicco del cinquecento, che lo introdurrà nell’Accademia degli Eterei. Corte e accademia le due istituzioni più importanti
per Tasso.
Studiò la poetica di Aristotele, testo scoperto nel 500, nel 62 inizia la produzione di rime e del Rinaldo. Dal 65 al 75 sono gli anni più felici di
Tasso, viene assunto da Luigi d’Este nella sua corte a Ferrara che gli porta grande prestigio al punto da portarlo a produrre l’Aminta nel 1573.
Dal 73 al 75 compone il suo capolavoro Gerusalemme Liberata, atteso a Ferrara come un capolavoro già annunciato. Sono anni in cui mette
anima e corpo per le sue opere fino a portarlo nel 1575 in gravi squilibri psichici. Squilibri psichici dovuti all’ansia nella correzione del suo
capolavoro, affida Gerusalemme liberata a otto censori che gli muovono critiche minuziose che Tasso certe volte accetta e altre si ribella, si
aspettava un successo incontrastabile. Dall'altro canto si iniziano a manifestare quei ripensamenti religiosi, si sente di essere nel peccato per
non aver rispettato l’ortodossia cattolica, si fa analizzare dalla Santa Inquisizione prima a Bologna e poi a Ferrara con il medesimo esito:
assalto.
Nonostante il giudizio continuò a consumarsi nel dubbio. La sua malattia degenera, si manifestano vere e proprie manie di persecuzione.
Durante un dialogo con la principessa Lucrezia, credendo di essere spiato, scaglia un coltello ad un servo. In seguito inizia a vagare per l'Italia
fino ad arrivare dalla sorella a Sorrento dove annuncia ad un servo la sua morte soltanto per vedere la sincerità dell’affetto della sorella.
Nel 1579 torna a Ferrara. Nel mentre della celebrazione delle nozze tra il duca e Margherita Gonzaga si sente di esser messo di secondo piano
e prorompe in insulti che lo porteranno all’arresto. La reclusione nel manicomio di Sant'Anna dura 7 anni, un isolamento drastico per i metodi
del tempo ma gli consentono di scrivere. La psiche di Tasso peggiora, egli vede folletti, fantasmi e una volta anche la madonna che piange alla
quale dedicò un sonetto. Incubi e allucinazioni che combatte con l’intelligenza della sua poesia.
Supplico più volte Alfonso II di poter essere scarcerato ma gli venne sempre negata questa possibilità in quanto offeso dal fatto che Tasso
scrivesse ad altri signori e anche perché la corte di Ferrara aveva certe simpatie calviniste che Tasso avrebbe denunciato. Nel 1586 esce per
mano di Vincenzo Gonzaga e si recò a Mantova dove scrive il re Torrismondo. Nel 1587 fugge via improvvisamente e riprende a vagabondare
per l'Italia. Troverà un porto sicuro a Roma dove verrà protetto dai papi Sisto V e Clemente VIII. Nel 1593 decide di cancellare il suo poema
che gli generava tantissime ansie religiose e pubblico la Gerusalemme conquistata. La sua fame esplode in tutta Europa e il papa è pronto a
riconoscergli l’incoronazione a poeta in Campidoglio, tuttavia stremato si ripara nel monastero di Sant’Onofrio dove morì nel 1595.
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Torquato Tasso

Uno dei più grandi della nostra tradizione, Torquato Tasso è riuscito a coniugare genio e sregolatezza scandite da una biografia intrisa di pazzia. Visse nella seconda metà del 500, ovvero quando tramonta la parabola del Rinascimento. Si avvia sull’Europa la Controriforma , la reazione al protestantesimo di Martin Lutero, e si sviluppò la Santa Inquisizione, un tribunale addetto a giudicare i peccati di eresia. Molti letterati rimarranno influenzati da questa istituzione, Tasso in particolare. Il suo più grande componimento fu la Gerusalemme Liberata nel quale tentò di unire il classicismo del Rinnovamento con questa ansia religiosa. La perfezione dei classici coniugati con i valori del cristianesimo. Le generazioni successive, come quelle appartenenti al Romanticismo, vedranno in lui un genio incompreso. Un poeta maledetto perseguitato da una società che non lo comprendeva. Tasso si affido tutta la vita a due istituzioni che potessero dare ordine, la corte di Ferrara, dentro la quale Tasso cerco sempre di guadagnare onore, e dall'altra parte l’Accademia. Questi due pilastri nella vita di Tasso crollano. La corte di Ferrara subisce una involuzione in quanto non è più capace di accettare quelle virtù eroiche che Gerusalemme Liberata le proponeva, dall’altra parte l’Accademia si chiude sempre più in un riformismo che annichila ogni libertà creativa che porteranno l’autore ad un escapismo nella dimensione cattolica. Si rinchiuse in una gabbia di regole, divieti e tabù dentro la quale tentò più volte di evadere, una letteratura a favore della Controriforma dentro la quale però si sviluppa una letteratura che è contro le regole. La vita Torquato nasce nel 1544 a Sorrento da madre napoletana e padre bergamasco, Bernardo Tasso fu molto importante perché è l’autore del poema l'Amadigi che influenzerà Torquato. Ebbe una solida educazione cattolica attraverso i gesuiti e una infanzia felice fino ai 8 anni in quanto il padre era ai servigi del signore di Salerno che venne esiliato dovette seguire le sorti del suo signore e Tasso abbandonerà la madre. Nel 1552 la sorella che rimane a Sorrento rischia di essere rapita da un’incursione da parte degli ottomani, gli infedeli, una prima spia di ciò che realizzerà nel suo poema. Tasso iniziò una serie di peregrinazioni in giro per l’Italia a seguito del padre, nel 1557 c’è il primo contatto con la corte di Urbino. Si sposta a Padova, poi a Venezia dove studia legge che abbandonerà per seguire la propria vocazione: lo studio della filosofia. Incontrerà Sperone Speroni, letterato di spicco del cinquecento, che lo introdurrà nell’Accademia degli Eterei. Corte e accademia le due istituzioni più importanti per Tasso. Studiò la poetica di Aristotele, testo scoperto nel 500, nel 62 inizia la produzione di rime e del Rinaldo. Dal 65 al 75 sono gli anni più felici di Tasso, viene assunto da Luigi d’Este nella sua corte a Ferrara che gli porta grande prestigio al punto da portarlo a produrre l’Aminta nel 1573. Dal 73 al 75 compone il suo capolavoro Gerusalemme Liberata, atteso a Ferrara come un capolavoro già annunciato. Sono anni in cui mette anima e corpo per le sue opere fino a portarlo nel 1575 in gravi squilibri psichici. Squilibri psichici dovuti all’ansia nella correzione del suo capolavoro, affida Gerusalemme liberata a otto censori che gli muovono critiche minuziose che Tasso certe volte accetta e altre si ribella, si aspettava un successo incontrastabile. Dall'altro canto si iniziano a manifestare quei ripensamenti religiosi, si sente di essere nel peccato per non aver rispettato l’ortodossia cattolica, si fa analizzare dalla Santa Inquisizione prima a Bologna e poi a Ferrara con il medesimo esito: assalto. Nonostante il giudizio continuò a consumarsi nel dubbio. La sua malattia degenera, si manifestano vere e proprie manie di persecuzione. Durante un dialogo con la principessa Lucrezia, credendo di essere spiato, scaglia un coltello ad un servo. In seguito inizia a vagare per l'Italia fino ad arrivare dalla sorella a Sorrento dove annuncia ad un servo la sua morte soltanto per vedere la sincerità dell’affetto della sorella. Nel 1579 torna a Ferrara. Nel mentre della celebrazione delle nozze tra il duca e Margherita Gonzaga si sente di esser messo di secondo piano e prorompe in insulti che lo porteranno all’arresto. La reclusione nel manicomio di Sant'Anna dura 7 anni, un isolamento drastico per i metodi del tempo ma gli consentono di scrivere. La psiche di Tasso peggiora, egli vede folletti, fantasmi e una volta anche la madonna che piange alla quale dedicò un sonetto. Incubi e allucinazioni che combatte con l’intelligenza della sua poesia. Supplico più volte Alfonso II di poter essere scarcerato ma gli venne sempre negata questa possibilità in quanto offeso dal fatto che Tasso scrivesse ad altri signori e anche perché la corte di Ferrara aveva certe simpatie calviniste che Tasso avrebbe denunciato. Nel 1586 esce per mano di Vincenzo Gonzaga e si recò a Mantova dove scrive il re Torrismondo. Nel 1587 fugge via improvvisamente e riprende a vagabondare per l'Italia. Troverà un porto sicuro a Roma dove verrà protetto dai papi Sisto V e Clemente VIII. Nel 1593 decide di cancellare il suo poema che gli generava tantissime ansie religiose e pubblico la Gerusalemme conquistata. La sua fame esplode in tutta Europa e il papa è pronto a riconoscergli l’incoronazione a poeta in Campidoglio, tuttavia stremato si ripara nel monastero di Sant’Onofrio dove morì nel 1595.

Torquato Tasso, le opere minori e “Aminta” Le rime sono un’opera che Tasso scrisse durante tutta la vita, una raccolta composta di quasi duemila testi. Riconducibile a tre macro argomenti: le liriche d’amore, le liriche encomiastiche, le liriche sacre. Per Tasso la lirica deve essere la fusione degli opposti, collegamento ad Anassimandro, ricercata ma che appare naturale, sublime musicare ma al tempo stesso idonea ad un colloquio. Molto importante è la funzione che Tasso alla metrica, in quanto, Tasso definisce la musica l’anima della poesia. Il madrigale è una poesia tendenzialmente breve e semplice, descritta apposta per essere musicata. I suoi madrigali avranno grande successo anche nei secoli successivi. I dialoghi , scritti dal 1578 a fino alla morte dell’autore, 26 dialoghi ispirandosi al modello di Platone ovvero l’autore presenta posizioni diverse per riuscire a giungere ad una verità più autentica. Gli argomenti principali sono due: i dialoghi filosofici in cui si tratta del tema della virtù, arte, amore e altri più mondani. Con quest’opera Tasso vuole unire la filosofia platonica aristotelica alla spiritualità cristiana, una sorta di ecclettismo. I discorsi sono il centro della meditazione critica di Tasso , una sorta di manifesto di arte poetica. I discorsi possono essere divisi in due: i discorsi dell’arte poetica composti quasi parallelamente all’arte della Gerusalemme Liberata e i discorsi del poema eroico , un ampliamento del primo e verranno pubblicati nel 1594. Diverso è il fine della poesia tra i primi e i secondi, nei discorsi dell’arte poetica la poesia viene vista come vista come meraviglia con la funzione di diletto nel il poema eroico la funzione del diletto viene sottomessa al fine morale. Il Re Torrismondo è una tragedia, sul modello dell’Edipo re di Sofocle. La tragedia, in 5 atti, intende presentare un ambiente nordico, dove la crudeltà e la barbarie dei personaggi trovano una corrispondenza nell’orrore della natura selvaggia e infida. Il re di Svezia Germondo si innamora di Alvida, che il re di Norvegia ha cresciuto come una figlia. Quest’ultimo non acconsente alle nozze e allora Germondo si rivolge all’amico Torrismondo, principe dei Goti, perché chieda in sposa la fanciulla col patto di passarla a lui. Ottenuta la mano di Alvida, Torrismondo, s’imbarca con lei per la Gotia, deciso a rispettare la parola data all’amico. Ma i due giovani, gettati da una tempesta su un’isola deserta, cedono alla passione. Torrismondo viene a sapere che Alvida è sua sorella e che, pertanto, egli ha commesso un incesto. Alvida non regge la rivelazione della verità e si uccide, seguita dall’amato. Un epistolario composto da 1700 lettere, adotta vari stili nelle sue lettere a seconda del destinatario a cui si rivolge. Tra le tante opere minori spicca una favola boschereccia : l’Aminta. Dramma pastorale che viene rappresentato nella corte di Ferrara nel 1573. È diviso in cinque atti più un prologo, un epilogo e degli intramezzi. Il metro utilizzato da Tasso alterna endecasillabi per le parti narrative e settenari per le parti liriche. La trama di Aminta Nel prologo Amore fugge da sua madre Venere e si rifugia tra i pastori e colpisce il cuore di una ninfa, Silvia non corrisponde il sentimento provato da giovane pastore Aminta. Nel primo atto, i due protagonisti dialogano con i loro diretti confidenti, Silvia dialoga con Dafne e Aminta con Tirsi. Dafne esorta Silvia a lasciarsi andare alle gioie dell’amore, parallelamente Aminta confessa a Tirsi di essere innamorato sin dall’infanzia senza successo della ragazza. L'atto si chiude con un coro che esalta l’amore e ricorda con nostalgia l’età dell’oro , quella in cui non c’era una vera e propria morale che vincolava il libero esprimersi dei sentimenti dell’amore. Il secondo atto si apre con il monologo di un satiro, un personaggio mitologico rappresentato da metà capra e metà uomo che vuole rapire e possedere con la forza Silvia. Parallelamente abbiamo il dialogo tra i due confidenti dei ragazzi Dafne e Tirsi che vogliono che i due si amino e organizzano un modo per farli incontrare. Aminta dovrà farsi trovare in una fonte nella quale al giovane Silvia si sta facendo il bagno. Terzo atto, Tirsi ci racconta che Aminta giunto alla fonte trova la ragazza nuda legata ad un albero e dopo essere liberata scappa per la paura. Aminta torna e viene a sapere da dei confidenti che Silvia è stata sbranata da dei lupi, a prova di questo viene mostrato un velo insanguinato. Aminta disperato e pensa al suicidio. Il quarto atto, Silvia appare e racconta a Dafne di essersi salvata ma di aver perso il velo. Dafne rivela a Silvia che Aminta potrebbe suicidarsi a breve, ecco che Tasso descrive il cambiamento psicologico in Silvia che prova una profonda pietà per il giovane che si tramuta via via in amore e in seguito in angoscia. Un pastore racconta che Aminta si è gettato da una rupe. Quinto atto, un altro pastore ci viene ad informare che Aminta si è salvato grazie ad una siepe che ha attutito la sua caduta. I due possono finalmente amarsi, l'atto si conclude con l‘inno all’amore. L'epilogo, ritorna in scena Venere che è in cerca di suo figlio Amore che lo cerca in mezzo al pubblico, Tasso esce dalla finizione scenica e vuole entrare nella corte Ferrarese e nelle sue mille storie d’amore.

Le differenze tra l’Orlando il furioso e La Gerusalemme liberata Ariosto deve seguire un compito linguistico consigliato da Pietro Bembo, Tasso invece ha già un italiano letterario dove poter ricavare il proprio stile. La Gerusalemme presenta una ferrea unità d’azione a differenza del furioso che annoda nel suo gomitolo centinaia di storie. Il principio di verosimiglianza, Tasso rifiuta la pura dimensione fantastica e la magia è sempre alla lotta morale tra bene e male puntando maggiormente sulla storia. Ariosto invece si dedica ad un mondo di pura fantasia, una letteratura che si rifà ad altra letteratura. Profondamente diverso è anche il modo di raccontare la storia, Ariosto utilizza un narratore per tutto il racconto con ironia mentre Tasso un narratore che non interviene. Tasso si rivolge ad un pubblico religioso mentre Ariosto ad un pubblico laico. La netta contrapposizione che vi è tra i crociati e gli infedeli nella Gerusalemme liberata che non è presente nell’Orlando il furioso in quanto l’ideale cavalleresco unisce sia i cristiani che i pagani. Nella Gerusalemme liberata il tema principale è la guerra santa mentre nell’Orlando il furioso è l’amore.