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traduzione de amicitia, Schemi e mappe concettuali di Letteratura latina

traduzione de amicizia di Cicerone

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 27/10/2023

virgi-minniti
virgi-minniti 🇮🇹

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16 FANNIO : Questo, Lelio, è necessario che sia così. Ma, dal momento che hai fatto menzione dell’amicizia e
siamo liberi da ogni occupazione, mi farai cosa molto gradita, spero anche a Scevola, se, allo stesso modo in
cui sei solito fare circa le altre cose, quando ti si fanno domande a riguardo, così discuterai sull’amicizia:
cosa ne pensi, quale credi sia la sua natura, che consigli dai.
SCEVOLA: Sarà certo cosa gradita per me e, mentre tentavo di far con te proprio questa cosa, Fannio mi ha
preceduto. Perciò farai cosa oltremodo gradita ad entrambi.
17 LELIO: In verità non mi dispiacerebbe, se avessi fiducia in me stesso: infatti l’argomento è bellissimo e,
come ha detto Fannio, siamo liberi da ogni impegno. Ma chi sono io? Che capacità ho? È questa
un’abitudine dei dotti, e di quelli Greci, che venga ad essi sottoposto ciò su cui discutere del tutto
all’improvviso: è un impegno gravoso e necessita di esercizio non piccolo. Perciò credo che le cose che si
possono trattare sull’amicizia le dobbiate chiedere a coloro che esercitano queste arti. Quanto a me, posso
solo consigliarvi di anteporre l’amicizia a tutti gli umani sentimenti; nulla è infatti tanto consono alla natura,
tanto adatto sia nella buona che nella cattiva sorte.
18 LELIO: Ma questo innanzitutto credo, che l’amicizia non vi può essere se non tra i buoni. E non intendo
l’espressione nel senso più rigoroso, come quelli che ne discutono più sottilmente, forse correttamente, ma
con poca utilità pratica. Dicono, infatti, che nessuno è buono se non il saggio. Sia pure. Ma per saggezza
intendono quella che finora nessun mortale ha mai raggiunto: noi invece dobbiamo guardare a quelle cose
che sono nella pratica e nel vivere comune, non quelle che si immaginano e si desiderano. Mai io potrei dire
che Caio Fabrizio, Manio Curio, Tiberio Coruncanio, che i nostri avi ritenevano saggi, siano stati saggi
secondo il metro di costoro. Perciò si tengano pure il loro concetto di saggezza, odioso ed incomprensibile,
ma ammettano che quelli sono stati virtuosi. Ma non faranno neppure questo, sosterranno che ciò non può
esser concesso se non al saggio.
19 Trattiamo dunque l'argomento, come si suol dire, con la 'grassa Minerva'. Quelli che si comportano,
vivono in modo tale che venga provata la loro lealtà, la loro integrità, la loro equità, la loro generosità e che
non vi sia in essi alcuna cupidigia, dissolutezza, imprudenza e vi sia invece grande fermezza, come l'ebbero
coloro che ora ho nominato, questi uomini, come sono stati ritenuti virtuosi, così crediamo che debbano
essere chiamati, perché seguono, per quanto possano gli uomini, la natura, la migliore guida del vivere
bene. Così infatti mi sembra di capire che siamo nati cosicché vi sia tra tutti una sorta di vincolo, maggiore
quanto più uno si trova vicino. Perciò i concittadini sono da preferirsi agli stranieri, i parenti agli estranei.
Con questi infatti la natura medesima genera l'amicizia, ma questa non ha abbastanza saldezza. Infatti in
questo l'amicizia è superiore alla parentela, perché dalla parentela si può togliere l'affetto, mentre
dall'amicizia no; infatti, tolto l'affetto, viene tolto all'amicizia il suo nome, mentre alla parentela rimane.
20 Inoltre, quanta sia la forza dell'amicizia, da ciò si può benissimo capire, che dall'infinito vincolo del
genere umano, che la stessa natura ha costituito, il legame diviene così stretto e così chiuso, che tutto
l'affetto si instaura tra due o tra poche persone. Infatti l'amicizia non è niente altro che un accordo su tutte
le cose divine ed umane, con benevolenza ed affetto; di questa certo non so se, eccettuata la sapienza, sia
stato dato nulla di meglio all'uomo da parte degli dei immortali. Alcuni danno maggior importanza alla
ricchezza, altri alla buona salute, altri al potere, altri agli onori, molti anche ai piaceri. Quest’ultima cosa è
propria delle bestie, poi le cose dette prima sono caduche ed incerte, poste non tanto nelle nostre volontà,
quanto nella volubilità del caso. Coloro invece che ripongono il sommo bene nella virtù, certo fanno
benissimo, ma questa stessa virtù e genera l'amicizia e la mantiene né senza la virtù ci può essere in alcun
modo amicizia
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16 FANNIO : Questo, Lelio, è necessario che sia così. Ma, dal momento che hai fatto menzione dell’amicizia e siamo liberi da ogni occupazione, mi farai cosa molto gradita, spero anche a Scevola, se, allo stesso modo in cui sei solito fare circa le altre cose, quando ti si fanno domande a riguardo, così discuterai sull’amicizia: cosa ne pensi, quale credi sia la sua natura, che consigli dai. SCEVOLA: Sarà certo cosa gradita per me e, mentre tentavo di far con te proprio questa cosa, Fannio mi ha preceduto. Perciò farai cosa oltremodo gradita ad entrambi. 17 LELIO: In verità non mi dispiacerebbe, se avessi fiducia in me stesso: infatti l’argomento è bellissimo e, come ha detto Fannio, siamo liberi da ogni impegno. Ma chi sono io? Che capacità ho? È questa un’abitudine dei dotti, e di quelli Greci, che venga ad essi sottoposto ciò su cui discutere del tutto all’improvviso: è un impegno gravoso e necessita di esercizio non piccolo. Perciò credo che le cose che si possono trattare sull’amicizia le dobbiate chiedere a coloro che esercitano queste arti. Quanto a me, posso solo consigliarvi di anteporre l’amicizia a tutti gli umani sentimenti; nulla è infatti tanto consono alla natura, tanto adatto sia nella buona che nella cattiva sorte. 18 LELIO: Ma questo innanzitutto credo, che l’amicizia non vi può essere se non tra i buoni. E non intendo l’espressione nel senso più rigoroso, come quelli che ne discutono più sottilmente, forse correttamente, ma con poca utilità pratica. Dicono, infatti, che nessuno è buono se non il saggio. Sia pure. Ma per saggezza intendono quella che finora nessun mortale ha mai raggiunto: noi invece dobbiamo guardare a quelle cose che sono nella pratica e nel vivere comune, non quelle che si immaginano e si desiderano. Mai io potrei dire che Caio Fabrizio, Manio Curio, Tiberio Coruncanio, che i nostri avi ritenevano saggi, siano stati saggi secondo il metro di costoro. Perciò si tengano pure il loro concetto di saggezza, odioso ed incomprensibile, ma ammettano che quelli sono stati virtuosi. Ma non faranno neppure questo, sosterranno che ciò non può esser concesso se non al saggio. 19 Trattiamo dunque l'argomento, come si suol dire, con la 'grassa Minerva'. Quelli che si comportano, vivono in modo tale che venga provata la loro lealtà, la loro integrità, la loro equità, la loro generosità e che non vi sia in essi alcuna cupidigia, dissolutezza, imprudenza e vi sia invece grande fermezza, come l'ebbero coloro che ora ho nominato, questi uomini, come sono stati ritenuti virtuosi, così crediamo che debbano essere chiamati, perché seguono, per quanto possano gli uomini, la natura, la migliore guida del vivere bene. Così infatti mi sembra di capire che siamo nati cosicché vi sia tra tutti una sorta di vincolo, maggiore quanto più uno si trova vicino. Perciò i concittadini sono da preferirsi agli stranieri, i parenti agli estranei. Con questi infatti la natura medesima genera l'amicizia, ma questa non ha abbastanza saldezza. Infatti in questo l'amicizia è superiore alla parentela, perché dalla parentela si può togliere l'affetto, mentre dall'amicizia no; infatti, tolto l'affetto, viene tolto all'amicizia il suo nome, mentre alla parentela rimane. 20 Inoltre, quanta sia la forza dell'amicizia, da ciò si può benissimo capire, che dall'infinito vincolo del genere umano, che la stessa natura ha costituito, il legame diviene così stretto e così chiuso, che tutto l'affetto si instaura tra due o tra poche persone. Infatti l'amicizia non è niente altro che un accordo su tutte le cose divine ed umane, con benevolenza ed affetto; di questa certo non so se, eccettuata la sapienza, sia stato dato nulla di meglio all'uomo da parte degli dei immortali. Alcuni danno maggior importanza alla ricchezza, altri alla buona salute, altri al potere, altri agli onori, molti anche ai piaceri. Quest’ultima cosa è propria delle bestie, poi le cose dette prima sono caduche ed incerte, poste non tanto nelle nostre volontà, quanto nella volubilità del caso. Coloro invece che ripongono il sommo bene nella virtù, certo fanno benissimo, ma questa stessa virtù e genera l'amicizia e la mantiene né senza la virtù ci può essere in alcun modo amicizia

21 Allora interpretiamo la virtù secondo il senso comune della vita e del nostro linguaggio e non valutiamola, come certi sapienti, con ridondanza di parole e annoveriamo tra gli uomini virtuosi coloro che son ritenuti tali, i Paoli, i Catoni, i Gali, gli Scipioni, i Fili. Di costoro si contenta la vita comune; poi tralasciamo quelli che non si trovano assolutamente in nessun luogo. 22 La virtù, la virtù, dico, o Caio Fannio, e tu, o Quinto Mucio, concilia e conserva le amicizie. In essa infatti vi è l'armonia delle cose, in essa la stabilità, in essa la coerenza; quando essa si è levata ed ha mostrato la sua luce e ha vista e riconosciuta la stessa cosa in un altro, si avvicina ad esso e vicendevolmente riceve quello che è nell'altro; da ciò si accende sia l'amore che l'amicizia. Entrambi i termini infatti derivano da "amare"; amare poi non è altro se non voler bene a colui che ami, senza alcun bisogno, senza chiedere alcun vantaggio; questa tuttavia fiorisce da solo dall'amicizia, anche se tu non l'hai minimamente cercato. Di questo affetto noi giovanetti amammo quei vecchi, Lucio Paolo, Marco Catone, Caio Galo, Publio Nasica, Tiberio Gracco, suocero del nostro Scipione. Questo affetto rifulge ancor più tra coetanei, come tra me e Scipione, Lucio Furio, Publio Rupilio, Spurio Mummio. A nostra volta, ora, da vecchi troviamo conforto nell'affetto dei giovani, come nel vostro, come in quello di Quinto Tuberone; parimenti provo grande diletto nell'amicizia del giovane Publio Rutilio e di Aulo Verginio. E poiché la condizione della vita e della nostra natura è strutturata in modo che da una generazione ne sorga un'altra, bisogna massimamente perciò desiderare che tu possa con i coetanei, assieme ai quali sei stato fatto uscire dalle gabbie, giungere, come si dice, al traguardo. 23 E pur racchiudendo l’amicizia molti ed enormi vantaggi, tuttavia essa certamente è superiore a tutte le cose, poiché ci fa brillare innanzi una lieta speranza per l’avvenire e non permette che gli animi si scoraggino o si abbattano. Infatti, chi rimira un vero amico, in realtà rimira come un proprio ritratto. Perciò gli assenti sono presenti, i poveri ricchi, gli incapaci validi e, cosa più difficile a dirsi, i morti sono vivi, tanto li accompagna l’onore, il ricordo, il rimpianto degli amici. Perciò di quelli sembra beata la morte, di questi degna di lode la vita. E se poi toglierai alla natura delle cose il vincolo dell’affetto, non potrebbe esistere nessuna casa né alcuna città, e non sopravviverebbe neppure l’agricoltura. Se non si comprende ciò, quanto grande sia la forza dell’amicizia e della concordia, lo si può vedere dai dissidi e dalle discordie. Infatti quale casa è così stabile, quale città è così salda da non poter essere sconvolta dalle fondamenta dagli odi e dalle discordie? Da ciò si può giudicare quanto di buono ci sia nell’amicizia. 24 Si narra poi che un certo filosofo di Agrigento profetizzava in versi greci che l’amicizia riunisce tutte le cose che in natura e in tutto l’universo sono ferme e quelle che si muovono, mentre la discordia le disunisce. E certo questo fatto tutti i mortali lo capiscono e lo sperimentano nella realtà. Perciò, se mai esiste qualche dovere dell’amico nell’affrontare o nel condividere i pericoli, chi c’è che non esalti ciò con le più grandi lodi? Che applausi per tutto il teatro poco fa per il nuovo dramma del mio ospite ed amico Marco Pacuvio, quando, ignorando il re chi dei due fosse Oreste, Pilade diceva che egli era Oreste per essere ucciso al posto suo, mentre Oreste, così come era, si ostinava ad affermare di essere Oreste! In piedi applaudivano ad una finzione; cosa pensiamo avrebbero fatto dinanzi ad un fatto vero? Certo la stessa natura rivelava la propria forza, dal momento che quegli uomini riconoscevano che in un altro accadeva in modo giusto ciò che essi stessi erano incapaci di fare. Fin qui mi sembra di aver potuto dire ciò che penso dell’amicizia; se vi sono alcune cose in più (e credo ve ne siano molte), chiedetele, se vi parrà, a quelli che discutono di queste cose. 27 27 Perciò mi sembra che l’amicizia sia sorta dalla natura piuttosto che dal bisogno, da un’inclinazione dell’animo, unita a un certo sentimento di amore, piuttosto che da una riflessione su quanta utilità essa avrebbe avuto. E di che natura ciò sia fatto, lo si può ben vedere anche in alcuni animali, i quali fino ad una certa età amano i loro nati e sono da essi amati a tal punto che il loro sentimento si manifesta in modo evidente. E questo è molto più palese nell’uomo, innanzitutto da quell’affetto che c’è tra figli e genitori, che

manifestano che essi farebbero ogni cosa per un amico. Dalla loro lamentela sono solite non solo esser spente inveterate amicizie ma anche sorgere rancori perenni. Queste, per così dire, molte fatalità sovrastano alle amicizie, così che diceva che lo sfuggire a tutte gli sembrava proprio non solo della saggezza, ma anche della fortuna. 44 44 Dunque sia sancita questa come prima legge dell'amicizia, che agli amici chiediamo cose oneste, che per causa degli amici facciamo cose oneste senza neppure aspettare di esserne richiesti, vi sia sempre sollecitudine, non vi sia esitazione, anzi osiamo dare un consiglio apertamente. Moltissimo valga nell'amicizia l'autorità degli amici che ci incitano al bene ed essa sia venga utilizzata per ammonire non solo apertamente, ma anche severamente se la circostanza lo richiederà, sia si ubbidisca a tale autorità. 45 Infatti ad alcuni, che sento dire essere stati ritenuti in Grecia sapienti, credo che siano piaciute certe cose stupefacenti; ma non vi è nulla che quelli non trattino con sottigliezza: una parte sostiene che si debbano evitare amicizie troppo strette, affinché non sia necessario che uno solo si preoccupi per più persone; che a ciascuno bastino ed avanzino le sue proprie cose e che è gravoso interessarsi troppo di quelle altrui; che la cosa migliore sia tenere quanto più allentate possibile le redini dell'amicizia, sì da tirarle o lasciarle andare quando vuoi; che infatti l'essenziale per viver bene sia la tranquillità, di cui non può godere l'animo se uno solo per così dire partorisse per molti. 46 Altri, poi, dicono che affermino una cosa molto più contraria alla natura umana, punto che ho sintetizzato brevemente poco fa, che le amicizie si devono cercare per aiuto e difesa, non per stima ed affetto; così, quanto uno meno ha di sicurezza e di forze, tanto più cerca amicizie: per questo succede che le donnicciole più degli uomini cerchino le difese delle amicizie e i più poveri più dei ricchi e i più disgraziati più di quelli che si reputano felici. 47 Oh, la famosissima sapienza! Infatti sembra che tolgano il sole dall'universo coloro che tolgono dalla vita l'amicizia, della quale nulla di meglio riceviamo dagli dei immortali, niente di più piacevole. Cosa è infatti questa tranquillità, in apparenza certo appetibile, ma in realtà da esecrare per molti aspetti? E infatti non è ragionevole non intraprendere alcuna cosa od azione onesta o, una volta intrapresa, abbandonarla, per non essere inquieto. Se poi rifuggiamo dalle preoccupazioni, dobbiamo rifuggire dalla virtù, la quale è necessario che con un certo affanno disprezzi ed odi le cose ad essa contrarie, come fa la bontà con la malizia, la moderazione con la libidine, il coraggio con l'ignavia; e così puoi vedere i giusti dolersi enormemente per le cose ingiuste, i forti per le viltà, i moderati per le azioni vergognose. Dunque questo è proprio di un animo ben formato: allietarsi delle cose buone e dolersi di quelle contrarie.