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TURISMO E TERRORISMO JIHADISTA, Sintesi del corso di Sociologia del Turismo

Riassunto capitolo per capitolo del libro 'TURISMO E TERRORISMO JIHADISTA' per l'esame di Sociologia del Turismo con il Professor Costa.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 08/06/2020

Shines99
Shines99 🇮🇹

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CAPITOLO UNO.
Le attività del tempo libero, i luoghi del divertimento e della socialità ricreativa delle
metropoli occidentali e delle località turistiche nei Paesi arabo-musulmani sono nel
mirino dei terroristi jihadisti.
Alcuni esempi di attacchi terroristici tratti dalla recente cronaca sono: le azioni
terroristiche in Tunisia, l’aereo russo decollato da Sharm-el-Sheik carico di turisti, il
massacro compiuto al teatro Bataclan, i vari attacchi a Parigi, gli attentati alla
maratona di Boston.
I furti, le molestie e gli stupri praticati durante il Capodanno del 2016 contro le donne
a Colonia e in altre città mentre si festeggiava il rito dell’anno nuovo viene considerato
come atto di ‘terrorismo sessuale’ ma anche di ‘disprezzo culturale’ per le tradizioni
occidentali come la festa del Capodanno.
Tutte queste azioni hanno in comune la centralità dei luoghi dell’Ott ovvero Ospitalità,
Turismo e Tempo Libero, che sono i contenitori in cui si celebrano i riti sociali della
socievolezza che vengono disprezzati dai fondamentalisti islamici e che i terroristi
jihadisti colpiscono con brutalità.
Viene dimostrata la centralità dei trasporti come un comune bersaglio dai terroristi
medio-orientali: si ricordino gli attentati a Madrid dove vennero colpiti i treni regionali,
a Londra dove fecero esplodere i treni della metropolitana e gli attentati negli Stati
Uniti dove dirottarono 4 aerei civili facendone schiantare 2 sul World Trade Center.
Ospitalità, tempo libero, turismo e mobilità geografica formano, per i jihadisti, un
insieme di attività da colpire; non esiste un documento di al-Qaeda o dell’Isis che
teorizzi i luoghi da colpire.
I luoghi ricreativi e turistici possono costituire uno strumento di incontro interculturale
con gli islamici disponibili a riformare la loro tradizione di chiusura alla società aperta.
I terroristi vengono analizzati all’interno di una teoria che mette al centro il binomio
ospitalità\mobilità in quanto sistema produttivo mediato dalle tecnologie
dell’informazione all’interno della quale operano i terroristi come infiltrati.
Le vite mobili costituiscono una nuova popolazione messa in atto dalla globalizzazione:
al loro interno si sono erosi i confini tra turisti, migranti, esuli, rifugiati, terroristi,
studenti, pellegrini, pensionati all’estero.
Si tratta di una popolazione dove vengono accelerati e intensificati i diritti\doveri dei
cittadini in città ad economie avanzate e interconnesse dai trasporti e dalle tecnologie
della comunicazione.
Ospitalità, mobilità e tecnologie dell’informazione creano un sistema che caratterizza il
capitalismo cognitivo-culturale post-industriale e del post-turismo di massa e un’arena
culturale dove si afferma la civiltà occidentale con i suoi valori, desideri che ci
permettono di individuare il soggetto sociale internazionale del nuovo ceto medio-alto
delle vite mobili.
Questo stile di vita è odiato dai fondamentalisti e violentato dai terroristi perchè
queste persone appaiono felici e in movimento quindi riversano su di loro invidia e
risentimento.
I terroristi sono degli infiltrati nelle vite mobili poiché la loro presenza viene vista come
assenza in quanto sono visibili-invisibili.
Le aziende dell’Ott, che gestiscono e ospitano con i loro servizi le vite mobili sono
chiamati ad assumersi responsabilità socio-culturali e a contrastare il terrorismo
jihadista; è stimolata ad abbandonare il suo ruolo passivo per contribuire alla crisi
indotta dagli attentati terroristici e a diventare uno strumento aggiuntivo per
contrastare l’offensiva jihadista.
Riprendendo un modello si fa la distinzione tra autoimmunità dell’ospitalità
condizionata e immunità dell’ospitalità incondizionata:
Autoimmunità dell’ospitalità condizionata: richiede limiti alle libertà dei locali
con possibili e indesiderate restrizioni alla libertà di movimento; i governi attuano
politiche di ‘ospitalità condizionata’ per i flussi considerati eccessivi o insostenibili
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CAPITOLO UNO.

Le attività del tempo libero, i luoghi del divertimento e della socialità ricreativa delle metropoli occidentali e delle località turistiche nei Paesi arabo-musulmani sono nel mirino dei terroristi jihadisti. Alcuni esempi di attacchi terroristici tratti dalla recente cronaca sono: le azioni terroristiche in Tunisia, l’aereo russo decollato da Sharm-el-Sheik carico di turisti, il massacro compiuto al teatro Bataclan, i vari attacchi a Parigi, gli attentati alla maratona di Boston. I furti, le molestie e gli stupri praticati durante il Capodanno del 2016 contro le donne a Colonia e in altre città mentre si festeggiava il rito dell’anno nuovo viene considerato come atto di ‘terrorismo sessuale’ ma anche di ‘disprezzo culturale’ per le tradizioni occidentali come la festa del Capodanno. Tutte queste azioni hanno in comune la centralità dei luoghi dell’Ott ovvero Ospitalità, Turismo e Tempo Libero, che sono i contenitori in cui si celebrano i riti sociali della socievolezza che vengono disprezzati dai fondamentalisti islamici e che i terroristi jihadisti colpiscono con brutalità. Viene dimostrata la centralità dei trasporti come un comune bersaglio dai terroristi medio-orientali: si ricordino gli attentati a Madrid dove vennero colpiti i treni regionali, a Londra dove fecero esplodere i treni della metropolitana e gli attentati negli Stati Uniti dove dirottarono 4 aerei civili facendone schiantare 2 sul World Trade Center. Ospitalità, tempo libero, turismo e mobilità geografica formano, per i jihadisti, un insieme di attività da colpire; non esiste un documento di al-Qaeda o dell’Isis che teorizzi i luoghi da colpire. I luoghi ricreativi e turistici possono costituire uno strumento di incontro interculturale con gli islamici disponibili a riformare la loro tradizione di chiusura alla società aperta. I terroristi vengono analizzati all’interno di una teoria che mette al centro il binomio ospitalità\mobilità in quanto sistema produttivo mediato dalle tecnologie dell’informazione all’interno della quale operano i terroristi come infiltrati. Le vite mobili costituiscono una nuova popolazione messa in atto dalla globalizzazione: al loro interno si sono erosi i confini tra turisti, migranti, esuli, rifugiati, terroristi, studenti, pellegrini, pensionati all’estero. Si tratta di una popolazione dove vengono accelerati e intensificati i diritti\doveri dei cittadini in città ad economie avanzate e interconnesse dai trasporti e dalle tecnologie della comunicazione. Ospitalità, mobilità e tecnologie dell’informazione creano un sistema che caratterizza il capitalismo cognitivo-culturale post-industriale e del post-turismo di massa e un’arena culturale dove si afferma la civiltà occidentale con i suoi valori, desideri che ci permettono di individuare il soggetto sociale internazionale del nuovo ceto medio-alto delle vite mobili. Questo stile di vita è odiato dai fondamentalisti e violentato dai terroristi perchè queste persone appaiono felici e in movimento quindi riversano su di loro invidia e risentimento. I terroristi sono degli infiltrati nelle vite mobili poiché la loro presenza viene vista come assenza in quanto sono visibili-invisibili. Le aziende dell’Ott, che gestiscono e ospitano con i loro servizi le vite mobili sono chiamati ad assumersi responsabilità socio-culturali e a contrastare il terrorismo jihadista; è stimolata ad abbandonare il suo ruolo passivo per contribuire alla crisi indotta dagli attentati terroristici e a diventare uno strumento aggiuntivo per contrastare l’offensiva jihadista. Riprendendo un modello si fa la distinzione tra autoimmunità dell’ospitalità condizionata e immunità dell’ospitalità incondizionata :

• Autoimmunità dell’ospitalità condizionata: richiede limiti alle libertà dei locali

con possibili e indesiderate restrizioni alla libertà di movimento; i governi attuano politiche di ‘ospitalità condizionata’ per i flussi considerati eccessivi o insostenibili

per combattere più efficacemente il terrorismo; alcuni diritti sono limitati e anche le vite mobili lo sono; viene riconosciuta la sorveglianza dello Stato e la società è passiva.

• Immunità dell’ospitalità incondizionata: si basa sul decentramento del potere di

controllo con il potenziamento di attività informative; essa richiede politiche di ‘ospitalità incondizionata’ perchè ha fiducia negli islamici moderati e il ruolo della società è accentuato. Le imprese dell’Ott possono contribuire a contrastare il terrorismo sviluppando conoscenze e competenze professionali nella gestione dei rischi e della paura. Si parla di topofilia liberale e topofobia illiberale : la topofilia liberale alimenta la sicurezza per le diversità e la libertà di scelta e di movimento, riconoscono l’erotismo del corpo e la vita mentre la topofobia illiberale impone regole immobili e conformismo, disprezzano il corpo e la morte. Il commercio, lo sviluppo industriale, lo Stato sociale applicato all’ospitalità e alle mobilità hanno modellato un’esperienza topofilica dei luoghi tipica della società industriale: vengono eliminati gli stereotipi e i pregiudizi tradizionali contro il cambiamento e l’innovazione per favorire una socialità ricca di valori sociali, politici e culturali. Si tratta di valori che la civiltà cristiana ha alimentato per adeguarsi alla modernità e ai suoi valori; il terrorismo jihadista considera tali valori contrari al suo progetto di vita e di egemonia. Viene evidenziato il fatto che l’Ott usa conoscenze e competenze per migliorare la società e per continuare il progetto di emancipazione culturale dall’oscurantismo religioso e contribuire a una spiritualità razionale:sarà, perciò, evidenziato il ruolo di una teoria sociale liberale. Si va così a delineare una nuova visione stategica in cui le conoscenze e le vite mobili sono gli assetti immateriali creati dall’Occidente e che sono minacciati da terroristi e fondamentalisti perchè considerati il ‘centrale’ comparto economico, sociale e culturale che seduce il mondo e che deve essere distrutto; il binomio ospitalità
mobilità che è considerato come il contesto generale in cui inserire azioni efficaci al terrorismo e al fondamentalismo che sono le due facce di una rivoluzione islamica in atto, in cui si combattono vecchie elitè come gli sciiti e i sunniti e nuove elitè come al- Qaeda e Isis per il dominio interno. CAPITOLO DUE. Molta letteratura ha enfatizzato gli impatti negativi del turismo internazionale sia sul piano economico che ambientale e culturale; nello stesso tempo però mostra empatia per per chiunque si ribelli contro le ingiustizie sociali e le diseconomie esterne generate dalle localizzazioni turistiche come alberghi, villaggi vacanze ecc. Si va a minimizzare il ruolo di elitè come quelle arabo-musulmane, sciite e sunnite, protagoniste di una nuova epoca storica in cui ci sono guerre islamiste per il dominio assoluto sui fedeli e poi per continuare ciò che i terroristi già fanno ovvero annientare l’Occidente e imporre l’Islam ovunque. Si evidenzia che le teorie tendono a demoralizzare chi vuole difendersi poiché ci si deve attenere al codice politicamente corretto. Gli intellettuali si sono attribuiti il compito di smascherare gli inganni del potere; quello degli intellettuali sarebbe l’unico ceto sociale in grado di avere una visione generale disinteressata:gli unici a moralizzare i cattivi comportamenti e a indicarci una giusta direzione. Gli intellettuali hanno la missione di smascherare la falsità del potere, andare a fondo in modo critico e sarebbero gli unici a poterlo fare perchè immuni da pregiudizi e moralmente superiori a chi non ha strumenti di comprensione. Nei consumi c’e’ la colpa dei falsi piaceri indotti e manipolati a discapito dei veri bisogni dei poveri e dei marginali che vengono trascurati e abbandonati: infatti è diffusa l’idea di poter distinguere i falsi desideri identificati in automobili lussuose,

Molti studi hanno sottolineato il potere degli investitori esterni sulle comunità locali e sottovalutato le capacità di alcune aree come la Cina, la Corea del Sud che divengono protagoniste della loro crescita turistica. Said è il promotore di un nuovo filone di studi; egli denuncia la manipolazione delle arti e dei riti etnici da parte dei turisti con i loro souvenir che utilizzano per arredare le proprie abitazioni senza comprendere il vero significato culturale. Ad oggi la chiusura delle popolazioni arabe nei confronti dei turisti è motivata da rappresentazioni offensive dell’islamismo da parte di turisti volgari e superficiali che non rispettano usi e costumi della loro cultura; da qui la convinzione che il turista è un ottuso colonialista da disprezzare e che dovrebbe restarsene a casa senza andare in giro per il mondo; perciò il turista, nel discorso pubblico, viene visto come una macchina ‘spendi denaro’ poiché se si pensa al turista viene associato al denaro e che spende. I critici hanno diffuso l’idea che non si possono giudicare le culture altrui perciò viene promossa una strategia ovvero quello del multiculturalismo che consiste nell’ospitare comunità straniere in luoghi ben definiti in modo tale che esse conservino le proprie tradizioni. Di conseguenza l’Ott viene svalutato dagli intellettuali poiché l’ospitalità è soggetta a critiche perchè vi è una tradizione di studi che militano contro il consumismo capitalistico in quanto civiltà che distrugge valori autentici e quindi non c’e’ nulla da difendere; inoltre gli intellettuali hanno contribuito a diversificare il mercato turistico poiché cercano il successo attraverso il prestigio a differenza, invece, di chi per mostrare potere e ricchezza sceglie beni di lusso, alberghi a cinque stelle, yacht. In un contesto dove viene colpevolizzato l’Occidente il turismo, l’ospitalità, il tempo libero diventano i demoni degli intellettuali. Capita di mettere sullo stesso piano terrorismo e anti-terrorismo e si diffondono idee che alimentano un risentimento anti-occidentale e anti-turistico. I terroristi restituiscono, uccidendo, l’umiliazione che i popoli islamici hanno ricevuto imponendo nei loro territori la costruzione di alberghi e villaggi vacanze estranei alla storia locale violentando così l’autenticità della tradizione. L’umiliazione dell’Occidente passa attraverso la distruzione dei turisti e delle attività turistiche che vengono considerati come simboli da colpire. Vi è una connessione tra l’odio degli intellettuali per il consumismo e confusione analitica nel distinguere movimenti sociali anti-capitalistici che esercitano il dissenso e la speranza di un futuro migliore e movimenti politico-religiosi di matrice islamica che esprimono, in forme violente, una volontà di potenza che alimenta una rivoluzione islamica. La prima conseguenza dell’anti-turismo è l’eterogenesi dei fini: gli studi alimentano il lassismo del politicamente corretto. Facendo l’esempio delle violenze commesse a Colonia sulle donne durante il Capodanno 2016 hanno sottolineato un fenomeno cioè una minoranza, composta da migranti e richiedenti asilo,ha colpito un’altra minoranza, quella delle donne, e non la maggioranza,composta dai maschi tedeschi; sembra, infatti, che la polizia di Colonia ha minimizzato i fatti per non dover constatare le critiche del politicamente corretto che considera gli stranieri ‘buoni’. La seconda conseguenza è che i critici alimentano il razzismo anti-islamico perchè pensano che i musulmani debbano conservare la loro autenticità religiosa considerata una tradizione immobile e non cambiare mai. Facendo l’esempio di una gita scolastica che viene annullata perchè prevedeva una visita artistica che includeva un Cristo nel timore che ciò potesse offendere gli allievi di religione musulmana. Si ipotizzi che un dirigente scolastico, fondamentalista cristiano, decidi di non portare in gita gli allievi perchè la visita prevista potrebbe offendere la sensibilità degli alunni

cattolici; ciò evidenzia che il dirigente non è in grado di fare il suo mestiere in quanto le sue azioni rivelano un disprezzo razzista ossia la negazione delle pari opportunità. CAPITOLO TRE. Il significato politico e culturale dell’Ott come scrigno di valori liberali può essere compreso analizzando quella che è una delle invenzioni caratteristiche della società: la vacanza estiva. Si rileva sul piano storico-sociologico che la vacanza estiva viene considerato come una festa; perciò si vanno a descrivere le caratteristiche della vacanza estiva e della festa in generale. La radice della vacanza estiva è economica: lo Stato con le ferie pagate, con un nucleo famigliare di ceto medio e un tipo di società definita società dei consumi hanno formato un mix che poi si è diffuso ed ha avuto effetti sulle feste religiose come il Natale che è stato indebolito come festa centrale della tradizione cristiana perché viene spostata la ricerca della felicità nelle vacanze estive che viene vista come il nuovo centro. La vacanza estiva è caratterizzata anche da weekend prolungati o da short break che vengono visti come riti di celebrazione della bella vita fondata sullo svago. La vacanza estiva è l’inversione rituale della società come hanno sostenuto studiosi come Ryan, Graburn e Urry che sostengono che il turista si allontana da tutto e intraprende un viaggio verso la meta del desiderio per poi tornare a casa e al lavoro. Secondo Graburn questo movimento costituisce un’inversione perchè tra la partenza e il ritorno c’e’ il capovolgimento nel ritmo di vita e nelle abitudini. La vacanza viene vista con la funzione di ‘ricaricare le batterie’ poiché il turista parte per tornare in forma e riprendere a lavorare. Durante l’inversione il turista innalza lo sguardo in un luogo pieno di servizi dedicati come il treno, l’aereo, l’hotel, l’azienda agrituristica. L’inversione può essere definita rito di intensificazione nel senso che il cambiamento è ciclico e ha come compito quello di rafforzare i valori nella società. L’intensificazione è presente sopratutto nei riti di passaggio che hanno un tempo lineare e irreversibile, riguardano il vissuto individuale.I riti di passaggio sono ad esempio il compleanno, la maggior età, la laurea, il matrimonio, il ritiro dal lavoro. Si pensi al viaggio di nozze che prevede un itinerario turistico nelle città romantiche: molte coppie di sposi hanno fatto la loro luna di miele intraprendendo questo viaggio; ad oggi viene considerato come esperienza libera pur considerato un must e praticato. Anche il ritiro dal lavoro è celebrato come una fuga dalla città e dall’ufficio in cui si sono trascorsi molti anni: il pensionamento apre una nuova fase della vita dominata dal tempo libero.Oggi molti anziani trascorrono gran parte del tempo all’estero. In sintesi si può dire che nella società di oggi ogni rito di passaggio costituisce un’occasione per intraprendere un viaggio turistico. La vacanza estiva, con la festa, ha in comune alcune caratteristiche:

• Ricorre in speciali momenti nel corso dell’anno

• Favorisce la propensione a dissipare le risorse accumulate con il lavoro

• Costituisce uno spazio libero

• Svolge una funzione rigenerativa

In questo contesto le canzoni sono il valore culturale che viene utilizzato per le feste: la canzone esprime l’emozione della vita privata; va ad interpretare l’esigenza della popolazione. Attraverso di esse vengono facilitate le relazioni interpersonali e sono la colonna musicale della celebrazione. Ci si chiede a quale tipo di valori o di società la vacanza estiva è funzionale?Il carnevale è funzionale alla società agricola; le feste nazionali allo Stato; le feste di Pasqua o di Natale alla civiltà cristiana mentre la vacanza estiva appartiene ai riti che celebrano il potere dell’economia.

prospettiva di una buona società e di una bella vita. Alcuni Paesi europei hanno incoraggiato il flusso di nuovi inurbati: molti familiari hanno comunicato ai nuovi migranti tramite smartphone che il benessere visto in televisione è vero e che anche loro possono partecipare perchè nelle città occidentali vi sono facilitazioni e opportunità. Il benessere della bella vita e della buona società è incardinato sulla generosità dello Stato, è la faccia della seduzione dell’Occidente che è un attrattore per i migranti e che i terroristi considerano, invece, demoniaca. Ma è cosi potente per entrambi al punto da far compiere azioni straordinarie come lunghi e disperati viaggi (migranti) e attentati terroristici (terroristi). CAPITOLO QUATTRO. Al-Qaeda e Isis hanno una loro specificità religiosa che non può essere affrontata solo con gli strumenti della diplomazia e della geopolitica ma anche con quelli del confronto culturale marcando le diversità. Sebbene il terrorismo non sia un fenomeno nuovo, l’attacco del 2001 alle Torri Gemelle lo ha reso una priorità per la sicurezza delle città occidentali. Hall, Timothy, Duval e Ritchie hanno tentato di elaborare una teoria generale degli eventi catastrofici che generano anti-turismo.Questa impostazione ha mescolato vari tipi di paure: dalle malattie infettive ai terremoti agli attentati terroristici per analizzarne i suoi effetti e i suoi impatti. E’ esagerato dire che non c’e’ differenza tra una malattia contagiosa, un terremoto e un attentato in quanto vengono considerati fenomeni topofobici. Si comincia, in questo momento, a riconoscere la specificità del terrorismo islamico per il coinvolgimento planetario delle sue azioni e per la radicalità della sua sfida alle categorie fondanti della civiltà cristiana dell’Occidente incentrata su una tradizione liberal-democratica. Il terrorismo è guidato da una visione apocalittica che si mescola al nichilismo moderno come il terrorismo jihadista; è stata dichiarata guerra all’Occidente in quanto civiltà e non soltanto per soggiogare gli islamici, molti dei quali fondamentalisti, che non vogliono seguire le direttive dell’Isis o di al-Qaeda: profetismo e nichilismo sono il materiale ideologico del terrorismo che ha come compito quello di reclutare martiri e non combattenti perchè le loro azioni non hanno fini negoziabili. Occorre studiare il retroterra sociale, culturale e religioso per conoscere meglio il contesto sociale e religioso e le relazioni con le élite politiche da cui nasce il fenomeno e non per questa indagine tutti gli islamici devono essere considerati terroristi. Sono state inserite delle tecniche come l’accerchiamento e l’infiltrazione che costituiscono il contesto in cui operare la difesa e la repressione; il fatto che la questione sia sul tavolo degli esperti militari rafforza un’idea della specificità jihadista come un’organizzazione a rete che recluta terroristi auto-esplodenti dentro i Paesi occidentali. E’ da poco che si sta studiando il terrorismo in un contesto di pericolo permanente e soltanto da pochissimi anni gli studi compiuti sul terrorismo islamico sono stati separati da quelli sul terrorismo in generale. Gli atti terroristici jihadisti hanno caratteristiche tipiche del fenomeno: vi è una motivazione ideologica; il target è composto da non combattenti (turisti o consumatori del tempo libero) e ha un obiettivo psicologico ovvero quello di creare confusione mentale e di generare paura. La definizione di organizzazione terroristica si adatta ad al-Qaeda che non ha uno Stato (un territorio, un popolo e un governo).Non si adatta al Califfato che si estende dalla Siria all’Iraq; il Califfato non è un gruppo non identificabile ma è il nemico a cui si fa la guerra. Gli effetti degli attentati nelle città europee sono uguali a quelli di una guerra tradizionale mentre gli attentati agli occidentali, nei Paesi arabi o fuori, non sono simili a quelli del Medio Oriente praticati nei confronti di altri arabo-musulmani che rientrano nelle guerre nazionalistiche, tribali e religiose interne alle fazioni in lotta come quella

tra sciiti e sunniti. Queste ultime vanno considerate azioni di guerra attuate da combattenti-suicidi che uccidono anche le popolazioni civili: tant’e’ che gli attentati di arabo-musulmani contro arabo-musulmani non hanno un eco mediatica. Vengono considerati dei normali atti di guerra e non c’e’ motivo per cui i media debbano riprenderle come notizie da enfatizzare. I terroristi islamici sono definiti ‘kamikaze’ quando si suicidano con un’autobomba. Le origini della parola ‘kamikaze’ proviene dal Giappone: i kamikaze infatti erano piloti provenienti dalla Marina Imperiale Giapponese che con aerei carichi di esplosivo si gettavano contro la flotta nemica durante la Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone non adotta, perciò, la parola ‘kamikaze’ e preferisce definire gli attentati compiuti dai jihadisti ‘terroristi auto-esplodenti’ per non profanare la memoria dei loro militari. Secondo i terroristi una forma fondamentale di religiosità è il sacrificio compiuto in onore di Allah. Secondo Alberoni è esploso, con la rivoluzione sciita in Iran, un movimento di espansionismo islamico: in tutto il mondo islamico è in atto una rivoluzione che vuole spazzare via gli occidentali, le vecchie elitè, le monarchie e gli emiri per prendere tutto il potere e tutte le risorse. Il jihadismo ha elaborato una strategia volta a purificare gli islamici che non sono considerati sufficientemente puri e prendere il loro posto per poi avviare la purificazione del mondo. L’analisi di Alberoni spiega perchè gli studiosi hanno difficoltà nel definire se al-Qaeda abbia un’organizzazione formale, se ha un movimento sociale: in realtà è tutte queste cose perchè è una delle tante sorgenti della rivoluzione islamica. Alla tesi di Alberoni si aggiunge l’aspetto dell’infelicità per i beni posseduti dagli occidentali: i terroristi sono il prodotto di una mancata modernizzazione, usano il linguaggio dell’Islam più tradizionale e più autentico per imporre la propria infelicità dovuta alla mancanza di desideri per la vita materiale di cui invece l’Occidente abbonda. In sintesi, possiamo definire gli attentatori terroristi autoesplodenti appartenenti ad un movimento di fondamentalisti islamici guidati da due organizzazioni, al-Qaeda e Isis, che combattono contro l’Occidente. L’equipaggiamento ideologico del fondamentalismo include difesa della tradizione, scelta selettiva nella dottrina, doppia moralità, assolutismo e messianesimo. L’atteggiamento si trasferisce nei comportamenti: selezione di membri eletti, confini definiti, leader gerarchici e cosi via. Quando il fondamentalismo incontra la volontà di dominio totalitario viene accelerato il passaggio al terrorismo.La biografia di Bin Laden lo dimostra: adottata la filosofia di colui che attribuisce all’Islam il compito di convertire tutta l’umanità ma non riesce nell’intento poiché dominata da potenze straniere e pensa che sia giunto il momento di una guerra contro l’Occidente, Israele e ai musulmani che si oppongono alla teocrazia jihadista ma quando il risentimento è proiettato contro i fondamentalisti ecco che si passa al terrorismo. La pressione a cambiare è presente anche in Asia ma nei Paesi arabi ha generato una forte resistenza: il velo, che non ha radici islamiche, è diventato un simbolo; perciò è sbagliato parlare di ‘terrorismo religioso’ ma di terrorismo jihadista, che è la fase estrema che può portare il fondamentalismo islamico che agisce, qui, da acceleratore. C’e’, quindi, un collegamento non automatico tra fondamentalismo e terrorismo jihadista: chi è chiuso di mente, chi legge a memoria i versi del Corano, chi non vuole le libertà occidentali al contatto con esse ne sente tutto il fascino e per reprimere la tentazione la punizione del proprio desiderio viene proiettata in modo paranoico sugli

musulmani è proibita e si collega alla disuguaglianza tra i sessi mediante la separazione tra i due gruppi. Il valore dell’Ott si manifesta per perdita nel momento in cui piazze, alberghi e ristoranti sono vuoti di turisti per paura di uscire e acquistano il loro valore cosmopolita: nel momento della perdita questi luoghi diventano i simboli di un Occidente popolare che seduce il mondo senza armi e che promette quel benessere ricercato dai migranti e dai profughi. In parallelo le pratiche sociali e le proibizioni dei fondamentalisti islamici sono degli indicatori dinamici degli ambienti sociali e culturali che predispongono, facilitano e incoraggiano il terrorismo proprio perchè i piaceri della vita mobile in cui domina la libertà di scelta e di essere felici utilizzando le merci culturali del turismo, del divertimento e dello svago sono considerate una delle peggiori e diaboliche tentazioni: infatti molti uomini d’affari e turisti arabi pensano che le donne non musulmane, quindi occidentali o asiatiche, siano di facili costumi, delle potenziali prostitute poichè libere e non controllate a casa. CAPITOLO CINQUE. Si è formato un nuovo ceto medio-alto di vite mobili caratterizzato da valori liberali.Si tratta di professionisti con competenze tecnologiche e culturali, che hanno i requisiti per guidare le città e le nazioni verso una società smart. Il ceto medio-alto dei professionisti che utilizzano le conoscenze come vantaggio competitivo applicato al manifatturiero e ai servizi è stato identificato da Richard Florida che ha coniato la definizione di ‘classe ricreativa’ caratterizzata dalle tre T: talento, tolleranza e tecnologia. In realtà non è una classe ma si è parlato, in passato, di classe lavoratrice, di aristocrazia e di borghesia; si tratta, invece, di ceti sociali disorganizzati espressi dal terziario avanzato e ormai diventati rilevanti nella stratificazione sociale. I creativi operano nel terziario avanzato e fanno della cultura visiva e della capacità di muoversi in network globali un tratto distintivo del proprio stile di vita; il creativo è collaborativo e competitivo. Il nuovo ceto sociale non è organizzato ed è difficile da organizzare per attivare un coerente gruppo di pressione e di interesse; esso è la conseguenza del capitalismo disorganizzato formatosi sopratutto all’estero in paesi come Gran Bretagna, Olanda, India, Brasile, Italia e altri paesi a partire dagli anni Ottanta. Il ceto medio-alto potrebbe essere inserito in un nuovo trend, nel billgatismo, da Bill Gates che mette al centro l’azienda della conoscenza gestendo una fondazione filantropica pur amando il consumo vistoso, trasferendo i diritti al management, distribuendo quote dell’eredità ai figli. Gates ha dichiarato che per lui la vita è un tutt’uno e la tecnologia deve rendere piacevole tutti i suoi aspetti: tale trend può essere definito capitalismo cognitivo- culturale se mette al centro il mix dell’informazione e dei valori post-materialistici dell’autorealizzazione soggettiva. L’imprenditore utilizza l’organizzazione a rete per collaborazioni pur esercitando coordinamento strategico e leadership basata sul riconoscimento del suo talento di innovatore. Dagli anni Ottanta in avanti si è venuto definendo un ceto sociale medio-alto, formato da imprenditori e professionisti, che fanno delle loro competenze un nuovo stile di vita. Uno stile di vita attivo e intraprendente sia sul lavoro, che svolgono in modo desincronizzato e ricco di contenuti e di esperienze sia nel tempo libero e nel turismo, riempito di hobby praticati con rigore ed impegno. E’ un ceto sociale molto ampio che coinvolge ingegneri e biotecnologici, informatici e medici, avvocati e sportivi professionisti, operatori della finanza e imprenditori, cuochi stellati e gastronomi, designer e architetti e cosi via. Le persone che viaggiano inducono accelerazione e innovazione rendendo ospitali le

città che si programmano come smart e sostenibili per soddisfare l’esigenze. Si tratta di un’elitè consapevole di esserlo e di meritarlo che si sottopone a controlli e valutazioni con obiettivi specifici volti a diffondere le risorse per conseguire il successo. Le vite mobili ( ingegneri, medici, biotecnologici, informatici, professionisti ecc.) sono il nuovo target e sono i protagonisti della ‘società in rete’. La combinazione di flussi informativi, scambi commerciali e viaggi ha generato vite mobili che rifiutano ogni forma di immobilismo e apprezzano le esperienze veloci e accelerate; si tratta di persone che si sfidano per necessità o per libera scelta. Le vite mobili chiedono uguaglianza nelle opportunità per poter intraprendere la mobilità sociale e accedere con pieno merito alle carriere direttive. Il reddito delle vite mobili proviene dal mercato nazionale e internazionale ed è uno stile di vita caratterizzato da accelerati flussi informativi, da intensi movimenti spaziali, è orientato all’innovazione e alla valorizzazione delle diversità ed è disponibile ad assumersi le responsabilità e a correre il rischio delle decisioni. Alla sua formazione ha contribuito anche l’Erasmus che ha coinvolto milioni di studenti a visitare università straniere e incontrato colleghi con cultura e lingua diversa dalla loro: il risultato è stato che molti di loro hanno avuto più chance degli immobili, rimasti a casa. Questi studenti hanno formato dei legami di amicizia a connessione intermittente perchè le nuove tecnologie permettono loro di stabilire una rete di rapporti che verranno utili al momento opportuno.L’Erasmus è servito anche a formare delle coppie composte da cittadini provenienti da diversi Paesi che non si sarebbero incontrati se non fosse per questo programma europeo. Le vite mobili praticano l’arte del saper viaggiare, caratterizzata dalla capacità di tessere rapporti di fiducia tra persone; le vite mobili credono nei valori liberali del merito e vogliono poter avere le opportunità di realizzare le loro aspirazioni; chiedono inoltre che i trasporti siano veloci. Un elemento che contraddistingue le vite mobili è il fatto che esse sono molte professionalizzate; sono vite regolate che cercano certezze per potersi muovere con libertà e non ricevere ostacoli; pensano che gli immigrati illegali costituiscano un pericolo da combattere per quello che fanno. Le vite mobili vogliono migliorare l’emigrazione facendola emergere dall’illegalità e pagare le tassa, espellendo chi ha commesso reati. La legalizzazione serve a dare la possibilità agli immigrati di potersi fare una famiglia e dare in modo responsabile il loro contributo alla crescita dell’Italia. Collegata alla legalità come strumento di regolazione delle relazioni interpersonali vi è una caratteristica distintiva delle vite mobili: il rispetto delle diversità.Esso consiste nell’apertura a varie tipologie di persone senza problemi per il genere, la razza, la nazionalità. La presenza di omosessuali nelle città rappresenta un indicatore di una più ampia apertura mentale e delle risorse umane su cui puntare per l’innovazione e la crescita. Il nuovo ceto sociale medio-alto è un interprete di cultura ed è quello che, dalla seconda metà degli anni Ottanta, ha alimentato le ondate innovative e hanno proposto modelli originali di amicizia tra persone che vivono in città diverse e si incontrano in luoghi liberamente scelti da loro perchè essi si adattano a loro; si tratta di amicizie a connessione intermittente che si distinguono dalle amicizie per la vita che caratterizza la formazione degli adolescenti con l’amico o l’amica del cuore, destinata a durare per sempre. Le nuove amicizie intensificano alcuni periodi della vita e danno un’energia speciale. La struttura sociale contemporanea è cambiata, non vi sono più i blocchi immobili della società e c’e’ un nuovo ceto medio attivo, intraprendente, dinamico chiamato a supportare la nuova politica in tutti i campi. Ma le difficoltà sono tante perciò si evidenzia una fragilità che è data da leader confusi e impreparati nel comprendere come funziona la rivoluzione islamica.

In questo contesto tutte le imprese dell’Ott dovrebbero sviluppare una pubblica diplomazia con strumenti di comunicazione diretta alle audience straniere: ciò significa che le aziende dell’Ott dovrebbero agire come gruppo di pressione sui media per ridurre gli effetti negativi quali la perdita di migliaia di posti di lavoro indotta sopratutto nei Paesi arabi dall’enfasi giornalistica.

• Terza asimmetria: la dipendenza dalla propaganda jihadista.

La crescente abilità dei terroristi islamici nell’uso dei social media ha posto la questione di analizzare il fenomeno dal punto di vista del reclutamento a rete dei militanti. Dopo l’11 settembre, l’offensiva terroristica comunica attraverso le videocassette con i proclami di Bin Laden e al-Zawahiri che vengono consegnate.I corrieri erano persone fidate che rispondevano direttamente alla leadership cioè erano personalmente conosciuti da Bin Laden. Si tratta di una comunicazione direttiva e imperativa ed erano sermoni rivolti alle popolazioni arabo-musulmane poichè non erano registrate in lingua inglese. Ci si chiese per quale motivo Bin Laden ce l’avesse così tanto con le politiche americane. Da alcuni studi condotti sui messaggi inviati da al-Qaeda emerge che la comunicazione dimostrava che l’organizzazione era un’organizzazione verticistica e che le minacce erano legate ad azioni belliche in Afghanistan: era evidente inoltre l’incapacità di al-Qaeda di comunicare con i musulmani europei, con i giovani annoiati e desiderosi di intraprendere azioni eroiche. Nel 2004 il leader del gruppo aderente di al-Qaeda mostra online il video dell’omicidio di un ostaggio con lo scopo di attirare l’ammirazione globale attraverso il clamore mediatico per reclutare nuovi combattenti. L’anno successivo, un teologo insiste sulla necessità di creare una comunità virtuale sul web dove si possono riunire islamici di origine araba, musulmani e cristiani convertiti: da allora Youtube è pieno di messaggi e di azioni veicolate dai terroristi di matrice islamica. Anche l’Isis partecipa alla network society, fa uso dei social media, e le minacce di attentati di qua e di la sono dei depistaggi consapevoli per generare paura ma anche per indicare che vi sono altri luoghi da colpire. I terroristi nei messaggi narrano situazioni violente in cui gli atti compiuti non possono essere commessi dagli occidentali come decapitazioni, suicidi, cattura di ostaggi, bagni di sangue. In questo modo portano lo stronzo in una dimensione apocalittica poichè chi si arruola non è un combattente che può vivere o morire in battaglia ma è un martire votato alla morte sicura perché la sua felicità è nel paradiso di Allah. L’obiettivo dei terroristi è quello di spingere le popolazioni colpite a chiudersi in sé stesse, ad eleggere governi xenofobi e praticare repressioni indiscriminate contro i musulmani: questa reazione si collega all’obiettivo dei jihadisti di poter reclutare nuovi combattenti; al-Qaeda e Isis cercano martiri, cioè terroristi autoesplodenti. Turismo e terrorismo riflettono filosofie molto diverse ma agiscono all’interno di un’area comune: l’uso delle tecnologie, la gestione dei media e le relazioni per influenzare percezioni e atteggiamenti. I giovani che sbarcano sono il segmento più basso di una categoria molto ampia, quello delle vite mobili, che possono coltivare in base alle condizioni economiche e politiche in cui si trovano un’identità esterna al Paese in cui sono nati. Diviene una priorità avere libertà di scelta e al principio di reciprocità: ciò che è consentito a Milano o a Londra deve essere consentito anche in altre parti. Vengono elaborati nuovi strumenti di diagnosi delle vite mobili che analizza le intersezioni tra i vari tipi di viaggiatori.Nel nostro caso le intersezioni riguardano migranti, turisti e terroristi. Il metodo mette al centro il contrasto al terrorismo e la comune età ospitante come

attore attivo. I migranti arabo-musulmani scelgono le città europee, sopratutto per la liberà di movimento. Il metodo evidenzia che la comunità occidentale ospitante può interagire con i migranti purché essi si territorializzino abbandonando i legami con il passato e contribuiscano a rendere più sicura la città. Anche gli islamici più tradizionalisti o più ottusi possono cambiare e integrarsi: il cambiamento, verificato e controllato, è l’adeguamento a regole valide per tutti. I terroristi sono degli infiltrati tra le vite mobili perchè pensano che siamo imbelli e decadenti e che le donne occidentali delle prostitute. Non hanno alcuna visione del futuro, è l’Occidente, al contrario, che ha una visione del futuro: perciò essi verrano sconfitti appena si utilizzeranno nuove categorie di analisi e conseguenti comportamenti organizzativi, sociali e culturali, politici e militari. Occorre la consapevolezza di vivere nella società e non è necessario chiudersi in sé perché è una sconfitta data dalla paura. Gli attentati terroristici generano effetti topofobici di lunga durata: rendono repulsive le destinazioni mentre la ricostruzione dei luoghi non permette di raggiungere in breve tempo il flusso turistico. Perciò l’Ott deve abbandonare l’immagine consolatoria ed errata di una pace perpetua: il turismo non è un fattore di pace ma è un intensificatore di pace e come tale va praticato con iniziative libere e autonome. Il turismo può essere un fattore di sviluppo locale tramite una rete o network di imprese che operano in modo orizzontale abbandonando il modello dell’integrazione verticale. Le imprese dell’Ott possono fare poco ma quel poco è molto se fatto bene. Si richiede intelligenza connettiva, guidata e illuminata da valori liberali della responsabilità politica per rafforzare l’ospitalità, il turismo, la libera scelta su come divertirsi e su quale Dio pregare. Le culture si giudicano, si valutano, si apprezzano e si rifiutano e si corre il rischio del proprio o dell’altrui cambiamento; non esistono invarianti ma variabili che alimentano la libertà di scelta e l’interpretazione della tradizione. La tradizione non è immobile, non è staticità ma è soltanto un’innovazione riuscita.