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Turismo Urbano - Armando Montanari (con appunti lezioni), Sintesi del corso di Geografia Del Turismo

Riassunto di "Turismo urbano" di Armando Montanari con incorporati gli appunti delle lezioni

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 08/01/2020

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Geografia Umana Barbara Staniscia
Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari)
1. Teoria e Metodo
Il turismo è un insieme di industri e servizi che misurato in termini di prodotto interno lordo, di valore
aggiunto, di investimenti di capitale finanziario, di flussi di denaro generati dalla tassazione e di
occupazione risulta la maggiore attività economica a livello mondiale. Il saldo del settore turistico è
positivo e in continua crescita in tutti i paesi del mondo dove ridotti sono i condizionamenti esogeni
come gli eventi bellici, le guerre civili, i problemi di ordine pubblico, e le calamità naturali. Anche nei
settori dove vi sono paesi in crisi economiche di carattere congiunturale il settore turistico ha
dimostrato di dovere soffrire solo temporaneamente per poi riprendere celermente il proprio ritmo di
sviluppo. Secondo la World Tourism Organization (UNWTO) nel 2007 gli arrivi di turisti internazionali
sono stati 898 milioni, il che ha comportato entrate elevatissime (2 miliardi al giorno).
Nonostante sia un’attività che interessa direttamente centinaia di milioni di persone il turismo non
riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica come riesce a fare per es. l’industria manifatturiera. La
grande importanza del turismo sul piano economico viene sottovalutata e le statistiche raccolgono dati
che riguardano esclusivamente gli arrivi, le partenze, le entrate e le uscite valutarie ma non
l’occupazione attivata, gli effetti degli spostamenti all’interno di un paese in rapporto alla
redistribuzione del reddito. In più, includono le attività considerate propriamente turistiche: esercizi
ricettivi e le agenzie ma escludono i servizi pubblici e privati come i servizi di trasporto, culturali e
commerciali.
Dopo 17 anni di conferenze il 1° marzo 2000 la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha approvato
il TSA, Tourism Satellite Account (conto satellite o conto consolidato del turismo) per valutare il reale
peso economico del comparto e il suo contributo alle economie nazionali in termini di PIL turistico,
occupazione prodotta e investimenti attivati.
Il turismo è un settore particolarmente dinamico, fortemente influenzato dai cambiamenti economici,
politici, sociali, ambientali e tecnologici, e soggetto alle crescenti interconnessioni dell’economica
internazionale. Meyer-Arendt e Lew facendo punto su un decennio di ricerche (1988-1998) nel campo
del turismo e dello sport (RTS) negli USA, confermano che la disciplina geografica ha storicamente
considerato questo settore “frivolo e non meritevole di studi accademici seri”. (La geografia americana
si è accorta con molto ritardo del crescente ruolo del turismo e numerosi sono stati i geografi che si
sono trasferiti in centri “non-di-geografia” per la ricerca e gli studi turistici. Si sta però facendo strada in
Inghilterra, un’ipotesi interpretativa che individua la tendenza a una divisione tra la geografia del
turismo e i geografi che studiano o lavorano nel settore turistico (“il silenzio dei geografi economici”).
La prima rivista è stata “Revue de Tourisme/The Tourist Review” 1946, seguita da Turizam” 1952 e da
“Cornel hotel & Restaurant Administration Quarterly” 1980-2000. Secondo Hall (2005), le discipline che
contribuiscono agli studi del turismo sono: l’antropologia, la sociologia, le scienze politiche, la
pianificazione urbana, la geografia, l’ecologia, gli studi de tempo libero, gli studi dei trasporti,
l’architettura e il design, l’economia aziendale, la finanza e la contabilità, il marketing, il diritto,
l’economia politica, la psicologia (quindi tutte le scienze sociali + ecologia, diritto, architettura e
trasporti. Ci si è quindi chiesti se la geografia turistica possa essere considerata una disciplina a sé,
risultato di un approccio interdisciplinare, risultato di collaborazione fra due o più discipline.
Hall e Page 1999, definiscono gli studi di geografia del turismo una sub-disciplina”. A partire dagli anni
’90 i risultati delle ricerche di geografia del turismo hanno cominciato a fornire un nucleo di riferimento
per le altre scienze sociali nel campo degli studi del turismo e delle attività ricreative. La letteratura
quindi si divide a quella fino agli anni Novanta e quella dopo quella data.
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Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari)

1. Teoria e Metodo

Il turismo è un insieme di industri e servizi che – misurato in termini di prodotto interno lordo, di valore aggiunto, di investimenti di capitale finanziario, di flussi di denaro generati dalla tassazione e di occupazione – risulta la maggiore attività economica a livello mondiale. Il saldo del settore turistico è positivo e in continua crescita in tutti i paesi del mondo dove ridotti sono i condizionamenti esogeni come gli eventi bellici, le guerre civili, i problemi di ordine pubblico, e le calamità naturali. Anche nei settori dove vi sono paesi in crisi economiche di carattere congiunturale il settore turistico ha dimostrato di dovere soffrire solo temporaneamente per poi riprendere celermente il proprio ritmo di sviluppo. Secondo la World Tourism Organization ( UNWTO ) nel 2007 gli arrivi di turisti internazionali sono stati 898 milioni, il che ha comportato entrate elevatissime (2 miliardi al giorno). Nonostante sia un’attività che interessa direttamente centinaia di milioni di persone il turismo non riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica come riesce a fare per es. l’industria manifatturiera. La grande importanza del turismo sul piano economico viene sottovalutata e le statistiche raccolgono dati che riguardano esclusivamente gli arrivi, le partenze, le entrate e le uscite valutarie ma non l’occupazione attivata, gli effetti degli spostamenti all’interno di un paese in rapporto alla redistribuzione del reddito. In più, includono le attività considerate propriamente turistiche: esercizi ricettivi e le agenzie ma escludono i servizi pubblici e privati come i servizi di trasporto, culturali e commerciali. Dopo 17 anni di conferenze il 1° marzo 2000 la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha approvato il TSA, Tourism Satellite Account (conto satellite o conto consolidato del turismo) per valutare il reale peso economico del comparto e il suo contributo alle economie nazionali in termini di PIL turistico, occupazione prodotta e investimenti attivati. Il turismo è un settore particolarmente dinamico, fortemente influenzato dai cambiamenti economici, politici, sociali, ambientali e tecnologici, e soggetto alle crescenti interconnessioni dell’economica internazionale. Meyer-Arendt e Lew facendo punto su un decennio di ricerche (1988-1998) nel campo del turismo e dello sport (RTS) negli USA, confermano che la disciplina geografica ha storicamente considerato questo settore “frivolo e non meritevole di studi accademici seri”. (La geografia americana si è accorta con molto ritardo del crescente ruolo del turismo e numerosi sono stati i geografi che si sono trasferiti in centri “non-di-geografia” per la ricerca e gli studi turistici. Si sta però facendo strada in Inghilterra, un’ipotesi interpretativa che individua la tendenza a una divisione tra la geografia del turismo e i geografi che studiano o lavorano nel settore turistico (“il silenzio dei geografi economici”). La prima rivista è stata “Revue de Tourisme/The Tourist Review” 1946, seguita da “Turizam” 1952 e da “Cornel hotel & Restaurant Administration Quarterly” 1980-2000. Secondo Hall (2005), le discipline che contribuiscono agli studi del turismo sono: l’antropologia, la sociologia, le scienze politiche, la pianificazione urbana, la geografia, l’ecologia, gli studi de tempo libero, gli studi dei trasporti, l’architettura e il design, l’economia aziendale, la finanza e la contabilità, il marketing, il diritto, l’economia politica, la psicologia (quindi tutte le scienze sociali + ecologia, diritto, architettura e trasporti. Ci si è quindi chiesti se la geografia turistica possa essere considerata una disciplina a sé, risultato di un approccio interdisciplinare, risultato di collaborazione fra due o più discipline. Hall e Page 1999, definiscono gli studi di geografia del turismo una “sub-disciplina”. A partire dagli anni ’90 i risultati delle ricerche di geografia del turismo hanno cominciato a fornire un nucleo di riferimento per le altre scienze sociali nel campo degli studi del turismo e delle attività ricreative. La letteratura quindi si divide a quella fino agli anni Novanta e quella dopo quella data.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) {Volumi sul turismo urbano 1999- 2008 Law, 2002 – è il manuale che ha avuto più successo nelle università che usano la lingua inglese: testo introduttivo che cerca di spiegare la relazione tra turismo e le grandi città. Page e Hall, 2003 – analogo al volume di Law Smith, 2003 – completa un rigoroso studio teorico con numerosi casi di studio. Il tema di riferimento è quello del turismo culturale che spesso esonda nel campo del turismo urbano. Selby, 2004 – coniuga il turismo urbano con i temi del consumo dei luoghi e dell’esperienza turistica. Orbasli, 2000 – considera l’impatto del turismo nelle città storiche facendo riferimento a numerosi casi di studio come quelli di Granada, York, Mdina, Antalya e Quedlingburg. Zulaika , 2003 analizza il caso del Guggenheim Museum a Bilbao per affrontare il tema di come l’arte, l’architettura, i musei e in generale l’industria culturale possono svolgere un ruolo positivo per la rigenerazione dei centri urbani.} Il dibattito teorico sul turismo urbano dagli anni ’50 agli anni ’ 90. Aurousseau 1921 indica 4 funzioni, amministrazione, cultura, comunicazione e ricreazione, su un totale di 6 che identificano la città, come quelle che possono risultare di riferimento per le attività che oggi si definirebbero turistiche e del tempo libero. Il turismo urbano è stato un tema a lungo trascurato dagli studiosi (iniziano solo negli anni ‘80). Pearce 1987, afferma che il turismo urbano è un’attività d ricerca relativamente recente, che finora ha prodotto un numero scarso di lavori. Ashworth (1990) sottolinea la mancanza di collaborazione tra gli studiosi del turismo e quelli della geografia urbana, giustificandola con l’obiettiva difficoltà di estrapolare i flussi turistici dalle altre attività urbane attinenti al tempo libero e alla ricreazione. Sulla stessa carenza si sofferma Squire 1994 che analizza le nuove tendenze del turismo per rilevarne possibili itinerari di ricerca per la geografia culturale e sociale. Shaw e Williams 2002 sostengono che la situazione è cambiata e che ormai il mondo accademico dedica maggiore attenzione al turismo perché si è rivelato con il tempo uno degli strumenti più efficaci per il rilancio economico e ambientale delle aree urbane in declino. L’inadeguatezza dell’impegno dei ricercatori in questo campo risulta anche in una bibliografia specifica per il turismo urbano realizzata dalla Società Geografica e dall’Università di Trier. Vi è un’obiettiva carenza di lavori pubblicati sul tema. Kemper 1978, avendo rilevato un’intensa crescita di pubblicazioni aventi per oggetto la geografia del tempo libero, della ricreazione e del turismo, ha deciso di esaminarle per identificare possibili stimoli: l’autore lamenta la carenza di studi riguardanti le implicazioni spaziali del turismo urbano ed elenca le poche ma significative ricerche realizzate sul turismo in alcune grandi città europee (Nizza, Venezia, Cracovia, Firenze, Monaco e Metz). [Il lavoro di Charrier 1971, evidenzia sia le spese dei turisti che le relazioni attivate e attivabili tra il turismo e l’economia locale, con riferimento alle imprese artigiane, alle esportazioni verso il mercato nordamericano ed europeo, alla produzione di articoli di abbigliamento e di pellame in una città come Firenze] Un’ulteriore verifica sulla quantità delle ricerche può essere fatta confrontando in modo più ampio quanto le scienze abbiano prodotto sul turismo in termini più generali: ancor meno sono state le relazioni tra il turismo urbano e l’ambiente. La OECD (Organization for Economic Co-operation and Development / L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) 1981 ha sollecitato una maggiore attenzione alla tematica.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari)

  1. nelle città capitali e nelle città culturali
  2. nei centri metropolitani e nelle città storiche fortificate, sia grandi che piccole (come Canterbury e York)
  3. nelle grandi città storiche
  4. nelle inner city areas
  5. nei waterfront rigenerati
  6. nelle città con un passato industriale
  7. nelle località balneari e nelle stazioni di sport invernali
  8. nelle località turistiche integrate
  9. nei complessi turistici per l’entertainment
  10. nei centri turistici specializzati, come le località termali e per il wellness, le mete di pellegrinaggi
  11. nelle città culturali e nelle città d’arte Quella urbana è quindi una delle forme più antiche e diffuse di turismo. Il pregiudizio e l’avversione verso il turismo urbano sono dipesi in larga parte dalla difficoltà di definirne l’oggetto e di stabilirne i confini. es: un viaggio effettuato da un professionista milanese che si reca a Roma per ragioni legate alla sua attività lavorativa, in un ministero e che pernotta (è un turista secondo la definizione statistica) genera comportamenti e spese che sono molto difficili da classificare ma fanno comunque parte dei flussi che alimentano l’industria turistica urbana. Il turismo nelle aree urbane ha caratteristiche peculiari per:
  12. la natura multifunzionale della città
  13. il carattere multidimensionale di questo tipo di turismo dovuto alla molteplicità di attrazioni
  14. le motivazioni multiscopo dei viaggi orientati verso le città Il turismo nelle aree urbane è molto più complesso di quello in località come montane e costiere. Nel contesto italiano si possono ridurre le tipologie sopraindicate a tre fondamentali:
  15. città d’arte, centri culturali, città storiche, che hanno avuto uno sviluppo turistico storicamente determinato e che si devono oggi porre il problema della gestione e del controllo dei flussi
  16. città di tradizione industriale, che sono entrate in crisi, che vogliono / debbono riconvertirsi in senso turistico attraverso operazioni di rigenerazione urbana
  17. centri storici minori che hanno bisogno del turismo come volano di sviluppo Le attività del turista urbano:
  18. attività legate alle attrazioni turistiche, quali visite a musei, gallerie d’arte, fabbriche dismesse ed edifici storici aperti al pubblico, parchi tematici
  19. attività legate a conferenze, fiere, convention. Queste potrebbero svolgersi anche in aree rurali, ma le grandi città hanno certamente dei vantaggi competitivi in termini di accessibilità, accommodation , attrattività del contesto
  20. attività legate a eventi artistici, quali spettacoli teatrali e musicali
  21. attività legate a eventi sportivi
  22. attività legate a “eventi speciali” e a “grandi eventi” Schema concettuale proposto da Pearce 2001: si propone di analizzare il fenomeno turistico a diverse scale territoriali (partendo da quella internazionale per arrivare a uno specifico sito ) e avendo riguardo a diversi temi ( domanda e offerta, impatti, sviluppo, marketing, pianificazione, organizzazione, operazioni ). Le analisi, oltre che per le città andrebbero condotte anche per i diversi distretti/quartieri.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) Attrattività delle città: a) l’idea della “divisione globale del turismo”: in età postmoderna i luoghi turistici debbono specializzarsi per rispondere a domande sempre più precise ed esigenti. Le città si rivelano per natura luoghi molto distintivi e presentano una molteplicità di interessi per i turisti. b) L’idea di “nuovo turismo”: il passaggio dal turismo di massa al turismo postmoderno, da una forma omogenea, standardizzata e rigida a una forma basata sulla flessibilità, sulla segmentazione e sull’integrazione diagonale. Nella città postmoderna troviamo un core , una inner core e una outer city costellate di edges cities → frutto di un processo di deconcentration sia residenziale sia economica. Nel core troviamo spesso un’area dedicata ai servizi (caffè, ristoranti, pub) e un entertainment district con i suoi hotel e le attrazioni culturali. Nel core troviamo anche, nel caso di città fluviali, i waterfront rigenerati con le adiacenti aree residenziali “gentrificate” come avviene per esempio a Londra o Baltimora. Queste aree sono meta obbligata per i turisti. La inner city svolge una funzione di cuscinetto tra il core e l’ outer city. È l’area delle periferie, dei suburbs dove sono segregate minoranze etniche. Spesso è oggetto di attrazione turistica laddove i turisti esprimano un interesse per il risvolto “entico”. L’ outer city è meta di turismo urbano, luogo di intrattenimento e di piacere: con i suoi malls, i cinema multisala, i centri sportivi e di congressi, le sale da concerto. È una tipologia diversa di turisti e di visitatori, quella che si rivolge ai suoi parchi tematici, ai IMAX, ai parchi divertimento. Sono turisti che amano la “Fantasy City” – in cui l’irreale e l’immateriale prendono il sopravvento sulla realtà. Prendendo in considerazione il central business district (CBD ) – quella parte del core nella quale sono concentrate le principali attrazione e i principali servizi turistici. Nel TBD ( tourism business district ) si concentrano anche i servizi pubblici e privati non per il turismo e le accommodation nonché i ristoranti. All’interno della città Pearce, 2001, indentifica sei tipi di distretti urbani:

  1. Distretti storici, che comprendono la parte antica della città e gli antichi nuclei
  2. Distretti etnici, come le Little Italy e Chinatown
  3. Distretti sacri, religiosi, come a Gerusalemme e a Roma
  4. Zone di nuovo sviluppo, come i waterfront (Amsterdam e Baltimora o Londra)
  5. Distretti del piacere (entertainment district)
  6. Distretti turistici funzionali (tourism business districts) Secondo van der Borg e van der Meer (1995) le condizioni per lo sviluppo di un turismo urbano sono: a. Una natura accattivante b. Un’immagine attrattiva c. Un’offerta composita d. Una buona accessibilità interna ed esterna Dal loro studio su 8 città europee emerge che: a. Il vero fattore competitivo è il patrimonio storico e culturale b. Un’immagine attrattiva si rivela un fattore cruciale c. Esiste un’esigenza di collaborazione tra l’attore pubblico e l’attore privato d. La politica di sviluppo turistico dovrebbe essere parte della generale strategia di sviluppo urbano

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) Caratteristiche di un’area marginale dal punto di vista turistico:

  • Ha uno scarso numero di visitatori e turisti, se valutati in termini di produzione di ricchezza economica
  • Ha un’immagine non positiva e presenta dei fattori socioeconomici negativi
  • Necessita di un miglioramento infrastrutturale Turismo : leva di sviluppo economico e strumento di rigenerazione che può essere usato per sviluppare la comunità locale, l’ambiente, aspetti della vita sociale come l’arte, la cultura, la religione. Sarebbe opportuno adottare politiche diverse nelle grandi città e nei piccoli borghi. I piccoli borghi debbono puntare sulla costruzione di una posizione nell’immaginario collettivo per entrare nella fantasia dei turisti – rafforzare l’approccio bottom-up. Per le grandi città: approccio top-down (al top le élite locali e nazionali). Risorse e attrazioni urbane: il patrimonio culturale e industriale I luoghi naturali sono le città, in particolare le città capitali. (Secondo una ricerca del 1992 del ATLAS in Europa le principali concentrazioni di attrazioni culturali si trovano in 36 città europee, di cui 9 italiane, che ebbero una particolare vitalità in epoca medievale e rinascimentale. In tali luoghi spesso vivono i turisti culturali, il cui consumo turistico, “ è in parte uno stile di vita nel quale i confini tra piacere e lavoro, tra produzione e consumo stanno diventando più sfocati ” Richards, 1996. Deconcentration e turismo. Nelle economie postmoderne le attività primarie industriali si sono spostate verso le periferie, per lasciare posto nei centri alle attività terziarie. Sono le attività che restano – che non possono essere oggetto di deconcentration – a costruire la base per il turismo. Nelle città storiche una risorsa di grande importanza per il settore turistico sono il patrimonio culturale, monumentale e ambientale. Le politiche turistiche hanno trasformato tale patrimonio in un bene ( commodification ) con un valore economico tangibile. Il turismo legato al patrimonio culturale , che ha assunto una grande importanza nella società odierna, è utilizzato come leva di sviluppo dei territori; la sua forza è dovuta alla crescita della “ nuova classe media ” – consumatore principale di turismo culturale. Il ruolo di tale consumatore è così forte da determinare perfino le modalità di produzione dei beni culturali. Nella società attuale domanda e offerta sono espresse da individui con la stessa sensibilità culturale ma con diversa capacità economica. Il turismo del patrimonio industriale : è un particolare tipo di turismo culturale. Preferito per via dell’estetica della deindustrializzazione. Aspetti positivi :
  1. Il patrimonio industriale aiuta a diversificare il prodotto turistico e l’offerta di un dato territorio
  2. Il suo uso a fini turistici contribuisce allo sviluppo economico e occupazione di una certa area
  3. Il suo utilizzo rende turisticamente attrattive aree che altrimenti non lo sarebbero
  4. Il suo uso dà ai visitatori la possibilità di percepire in modo diverso l’estetica del paesaggio, di cambiare idea su quello che tradizionalmente è considerato come bello Fattori che aumentano la popolarità del turismo legato al patrimonio industriale : a. Il crescente processo di deindustrializzazione della società b. I legami sempre più deboli con i tradizionali metodi e saperi produttivi c. L’aumento delle tecniche di produzione automatizzate e computerizzate Il declino dell’industria tradizionale induce il turista a provare un senso di nostalgia ed esperienze emotive nuove.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) La ridefinizione dell’immagine è necessaria per riappropriarsi del proprio orgoglio e rilanciare la propria immagine. Turismo industriale può essere considerato anche quello legato ai musei che mostrano prodotti dell’industria tradizionale di una data regione. Sei caratteristiche necessarie per il successo di un progetto legato allo sviluppo del turismo industriale in una data area (Xie 2006):

  1. Le potenzialità del luogo: devono essere reali, legate al passato industriale ma significative
  2. Gli stakeholder: la presenza di tutti gli attori della comunità è importante; la loro collaborazione è indispensabile per la creazione di consenso intorno a una strategia condivisa
  3. Un riuso adattivo: i tradizionali spazi industriali devono essere reinventati per funzioni industriali
  4. Una rilevanza economica: un progetto si regge solo se è remunerativo, anche se non è in grado di fornire un reddito così alto come quello in passato proveniente dalle funzioni industriali
  5. L’autenticità: vi dev’essere il genius loci che pervade di sé l’esperienza turistica
  6. La percezione: dev’essere condivisa da parte della comunità locale e dei turisti e deve attribuire valore alla visita e ai luoghi della visita Pianificazione, promozione, marketing, processi di partnership Nella realtà italiana la pianificazione è identificata con la regolazione dell’uso del suolo, con l’urbanistica e quindi contempla il turismo. Di turismo si comincia a parlare dagli anni ’ 70 in un documento di pianificazione del 1977. Il piano fissa 5 obiettivi: (il turismo non è presente nei punti)
    1. Proteggere la funzione residenziale della città
    2. Limitare il numero di posti di lavoro localizzati in città
    3. Evitare una frammentazione troppo marcata da un punto di vista territoriale delle funzioni urbane
    4. Migliorare la qualità della vita dei residenti e le strutture di servizio
    5. Conservare il carattere urbano e affermare la sua influenza di città capitale Il primo piano di sviluppo turistico fu realizzato da Paris Promotions nel 1991 e sempre da loro nel 1995 il primo di marketing turistico per la città. Oltre a una buona partnership il successo di politiche di sviluppo nel settore turistico è dovuto a buone strategie di marketing. Le città europee si trovano in un ambiente nuove e competitivo per via della globalizzazione dell’economia che comporta facilità di spostamento, della diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e per via della crescente tendenza a spostarsi a distanze sempre maggiori per i propri viaggi. Ogni città deve avere un appealing per i turisti e una maggiore self confidence nella popolazione – l’immagine percepita dai turisti non necessariamente coincide con quella proiettata dalla città, volontariamente o non. Alcuni esperti di marketing suggeriscono azioni di city-branding: ogni città deve rafforzare la sua unicità e distinzione attraverso la creazione di un brand a essa associato, fino a creare uno status della città che attragga. Impatti del turismo urbano Esempio: Venezia. La capacità di carico di Venezia è superata dal numero di turisti e visitatori i quali esercitano una pressione sul centro insostenibile. Spesso le visite sono effettuate da escursionisti i quali portano vantaggi economici alle aree circostanti e svantaggi sociali e ambientali a Venezia. Impatti sulle città: standardizzazione dello spazio urbano , mercificazione di tale spazio (città trasformate in centri commerciali all’aperto), distorsione della storia locale (la Lapponia si è autodefinita la terra di Babbo Natale), gentrificazione (trasformazione di uno spazio da “popolare” a “residenziale” = aumento prezzi immobili ed espulsione dei vecchi residenti).

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari)

2. Turisti, visitatori, migranti, transumanti e nuovi nomadi

Il turista, un soggetto poco conosciuto Panzini, 1905, definisce il turismo come “far gite, escursioni, viaggi, per svago o per scopo istruttivo”. Zingarelli, 2008, conferma “attività consistente nel fare gite, escursioni, viaggi, per svago o a scopo istruttivo”. Il termine “turismo” è figlio dell’industrializzazione e delle culture europee che per prima l’hanno sperimentata. È stato introdotto nella lingua italiana nel XXI secolo, derivando dalla lingua francese, e in forma minore dalla lingua inglese ( tourist / touriste , dal latino tornu(m) = voler tornare). Diverso è il significato di peregrinatio che indica il viaggio fuori dalla città, peregrinus indica uno straniere, un forestiero indipendentemente dalla sua volontà di voler tornare nel luogo di residenza abituale. L’Organizzazione mondiale per il turismo fa invece riferimento a coloro che viaggiano e soggiornano in luoghi diversi dal proprio ambiente abituale per almeno una notte e per un periodo non superiore a un anno consecutivo, per svago, lavoro e motivi diversi dall’esercizio di un’attività remunerativa all’interno dell’ambiente visitato. Un individuo che si trova al di fuori del proprio domicilio abituale potrà essere definito turista se il periodo del suo soggiorno è compreso tra 24 ore e un anno, mentre invece si tratterà di un migrante se il periodo è superiore ad un anno. Nel 1987 Chadwick introduce il concetto di attività primarie e attività secondarie secondo le tipologie di motivazioni che l’autore individua in 4 categorie: gli affari, la visita ad amici e parenti, altre attività personali, il diporto. ES: partecipazione ad una conferenza – attività primaria- può comportare anche attività secondarie (cene, ricreazione, shopping, visite culturali e l’andare a trovare parenti e amici). Claval, 2002, nella sua riflessione metodologica sulla mobilità fa rifermento agli studi sulla distanza, sul valore economico dei luoghi, sulle reti sociali e sulle traiettorie di vita. Nella loro evoluzione metodologica queste scienze si sono prevalentemente riferite al concetto “push-pull”, che si basa sulle evidenze empiriche delle migrazioni interne e internazionali nelle società industriali e rurali. Secondo questo concetto, gli individui migrano in quanto attratti da aree che offrono maggiori possibilità di lavoro rispetto a quelle di residenza. La Commissione della International Geographical Union on “Global Change and Human Mobility” ha ritenuto questo approccio troppo semplice per interpretare un fenomeno che non fa più riferimento ai problemi economico-monetari. Da alcuni anni la mobilità trae origine anche dai consumi e si può osservare una grande varietà di flussi che hanno come causa primaria la ricreazione e il turismo, e nuovi stili di vita. La mobilità è lo specchio dei cambiamenti strutturali della società postindustriale in cui le differenze tra le diverse attività sono meno definite così come più sfumate risultano le differenze tra luoghi di lavoro, leisure, educazione e formazione. I cambiamenti nella natura della mobilità sono avvenuti tra la fine del XX e inizio XXI secolo. La globalizzazione ha contribuito all’insorgere di flussi materiali e immateriali di carattere internazionale, alla riduzione delle barriere doganali e alla creazione di nuove entità macroeconomiche regionali. Flussi “legali”: finanziari e commerciali a cui si aggiungono quelli umani. Presupposti e auspicati per la costituzione e il funzionamento delle regioni economiche. Temporanei o di lunga durato o permanenti. Flussi “illegali”: non previsti o auspicati, provenienti da aree esterne a minore sviluppo economico. Favoriti dalla necessità di un mercato del lavoro che presenta ampie carenze in alcuni settori. Temporanei o permanenti. In termini tecnologici la globalizzazione ha avuto effetto positivo sulla mobilità umana per la maggiore offerta di mezzi di trasporto rapidi, efficienti e a buon mercato. La mobilità umana, grazie alle innovazioni è parte di un sistema a rete di cui il luogo di origine e il luogo di arrivo costituiscono solo i nodi di un sistema più complesso, forme articolate di una transumanza regolata dal fluire delle stagioni economiche e sociali.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) Non vi è definitiva separazione con la società di provenienza. Quasi de-integrazione. I cambiamenti economici che derivano dalla globalizzazione e che hanno un effetto sulla mobilità umana sono soprattutto quelli legati alla nascita e alla crescita delle transnational corporation e allo sviluppo del settore dei servizi → accresciuta mobilità internazionale sia all’interno delle imprese sia come fenomeno indotto. I media svolgono un ruolo determinante sulle scelte di chi decide di modificare la propria residenza. L’internazionalizzazione dei media è uno strumento fondamentale per sostenere la mobilità a rete. La mobilità umana negli anni a venire può essere ulteriormente sostenuta dall’aumento del divario nel tasso di crescita tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Il volume Human Mobility in a Borderless World? Di Montanari, pone il problema di un mondo che vede una riduzione della rigidità dei confini tra i paesi. Ma ciò non si può dire per i flussi umani che trovano poderosi ostacoli nell’attraversare il confine tra paesi, anche nell’UE. Jacques Attali ne “ L’uomo nomade ” rilegge la storia dell’umanità come la storia di una carovana che anima il deserto e che si muove da un’oasi all’altra. Le nazioni tendono a essere oasi sempre più in competizione tra di loro per attrarre carovane di passaggio, ma saranno abitate soprattutto da stanziali che non possono essere nomadi perché troppo fragili, troppo giovani, vecchi o poveri. Per sfuggire al caos, secondo Attali, l’umanità dovrà vivere sia nella stanzialità, sia nel nomadismo. La discussione scientifica sulla mobilità umana è stata condotta essenzialmente nell’ultimo decennio, principalmente grazie a Hall e Williams (2002). I due lavorano insieme al tema dei flussi turistici e migratori. i processi socioeconomici e politici legati alla globalizzazione e alla deregulation hanno avuto per tutti gli anni ’ 90 una notevole incidenza sulle regioni marginali e sulle nuove forme di mobilità e della circolazione umana. Vi sono tre temi: le migrazioni legate alla produzione turistica, quelle dovute ai consumi turistici, la mobilità umana che fa riferimento alle visite ai parenti e agli amici. ES: Ungheria. Il turismo ha attratto manodopera proveniente da altri settori produttivi in crisi lasciando, aperto il quesito aperto circa il fatto se questo fenomeno è permanente o esclusivamente momentaneo. ES: Nuova Zelanda. Un numero consistente di giovani (18-30 anni) si muovono per un periodo che varia da alcuni mesi a uno o due anni per fare esperienza all’estero, in UK. Flusso qualitativamente nuovo e originale rispetto al turismo e alle migrazioni; non esclude le motivazioni tipiche della teoria push and pull, che prevede la visita a parenti e amici. Urry, 2006, cinque tipologie di mobilità he formano e riformano le geografie delle reti e del viaggio nel mondo contemporaneo: viaggi fisici delle persone, delle merci e delle cose, quelli dell’immaginazione che di basano sulla memoria, quelli virtuali tramite internet e quelli che presuppongono una comunicazione diretta tra le persone, tramite posta, telefono… Relph, 1976, “non è importante dove si va ma come si va”. Cresswell, 2004, identifica tre diversi approcci al concetto di luogo: descrittivo, costruzionista sociale, fenomenologico. L’autore intende la mobilità umana come una realtà empirica, potenzialmente osservabile, e come una realtà ideologica della libertà, la trasgressione, la creatività. A partire dagli anni ’70 è divento sempre meno agevole quantificare il fenomeno migratorio basato sugli accordi bilaterali tra gli stati. Da anni le migrazioni internazionali sono divenute fenomeni spontanei. I flussi migratori e turistici sono distinti e quindi registrati sulla base di alcuni parametri arbitri che fanno riferimento all’attraversamento di un confine, al periodo di permanenza, nel nuovo luogo di residenza e al pagamento delle tasse. Oggi questi parametri risultano inadeguati.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) manager e i tecnici specializzati. Dato che non vi è ancora un mercato delle abitazioni il personale trova sistemazione in modo precario, all’interno o all’esterno dell’area interessata, contribuendo a un flusso pendolare]. “Fase 2”messa in opera del progetto , avvio dell’attuazione del programma e il consolidamento di quelle aspettative che ne risultano stimolate e trainate. Richiesta di manodopera sia per la realizzazione dei manufatti che delle infrastrutture sia per l’avvio dei processi di lavorazione. L’ente pubblico favorisce l’insediamento e fa valere i suoi diritti per il reperimento in via prioritaria di manodopera locale (lavoratori provenienti dal settore agricolo senza alcuna esperienza + manodopera dal territorio a livello nazionale). La creazione di posti di lavoro mette in atto il rientro dei lavoratori che in precedenza erano emigrati. Iniziano ad attivarsi forme di mobilità temporanea. Inizia un flusso di quadri e manager provenienti da altri sedi degli stessi gruppi. Sono quindi realizzate residenze e strutture alberghiere o adeguate quelle preesistenti. Reddito più elevato anche se l’area non è sufficientemente attrezzata. “Fase 3”sviluppo del progetto , nuove fasi produttive e la sostituzione di manodopera specializzata e di manager che si erano trasferiti in zona. Cominciano a emergere le prime istanze di regolamentazione da parte della comunità locale che richiede maggiore coinvolgimento. Divengono più forti le richieste di assunzione di manodopera locale, ormai disoccupata. Nell’area si è avviato un processo di adeguamento dei servizi e delle infrastrutture e sempre minore è l’esigenza di utilizzare quelli delle aree limitrofe. “Fase 4” – rafforzamento del progetto , potenziamento del settore produttivo e contemporaneamente, l’avvio di una politica di mediazione con le amministrazioni locali per uno sviluppo partecipato. Allo sviluppo esogeno di alcune realtà produttive segue una fase di adeguamento alle esigenze dello sviluppo locale, sociale, culturale ed economico con strumenti tipici dell’approccio bottom-up. Non si trova più manodopera sul posto e si fa ricorso a personale specializzato reclutato a livello nazionale o internazionale. Arriva il primo flusso di lavoratori provenienti da paesi in via di sviluppo, sia immigrati regolari (impiegati nelle aziende) che non (nei servizi e nel sommerso); permanenti o temporanei. La zona si è ormai evoluta: livelli di qualità nelle strutture ricettive, nelle residenze, nei servizi. Si inverte il segno del pendolarismo che era in uscita mentre ora è in entrata. L’area diviene attrazione turistica. Inizio flusso turistico soprattutto per la tipologia Visiting Friends and Relatives. “Fase 5” – ristrutturazione e rilancio del progetto , presuppone il superamento di un periodo di stagnazione e di crisi dovuta sia a fattori locali sia a una fase recessiva internazionale. Gli obiettivi di questa fase sono la politica di partnership, il decentramento produttivo, il passaggio dalla produzione alla pianificazione creativa, l’introduzione di processi e politiche innovative, la riduzione dell’impatto sull’ambiente, le politiche di recupero ambientale e delle risorse culturali, il miglioramento della qualità della vita. Sono quindi messe in atto politiche innovative per la ristrutturazione della produzione che cominciano a prendere atto delle caratteristiche della società e del territorio. È promosso l’orgoglio del territorio tramite una stretta collaborazione tra pubblico e privato → si promuove il territorio non solo come capitale di produzione ma anche come bene di consumo tramite il turismo. È probabile che vi sia una perdita dei posti di lavoro che però andranno ad incidere nel settore della manodopera poco specializzata. Vi è una sostituzione di quadri, di dirigenti, di manager con flussi che risultano sia in entrata che in uscita. Si affermano flussi turistici nazionali e internazionali legati alle attività lavorative e di consulenza di medio e breve periodo. L’area si afferma a livello locale e diventa centro di attrazione per i flussi di pendolari. “Fase 6” – innovazione tecnologica, si riferisce a un’area che ha consolidato la sua maturità produttiva e in cui dominano l’alta tecnologia e i servizi alle imprese. Molto è stato investito nella ricerca e lo sviluppo ma è anche stato avviato un processo di coinvolgimento dei principali attori e gruppi sociali tramite politiche di governance sostenute da un’intensa attività di informazione, formazione ed educazione permanente. L’area diventa motivo di interesse e di attrazioni per nuove imprese, attività, flussi di beni e servizi. Rimane

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) alta la propensione alla formazione di flussi temporanei per apprendere e scambiare informazioni. Si affermano offerte culturali e altre forme di attrazione. In questa fase i flussi non sono facilmente prevedibili e giustificabili. Nella tradizione delle scienze sociali il riferimento è alla vacanza, a quel periodo di interruzione delle normali attività lavorative che permette di avere tempo libero (in inglese il termine holiday si riferisce più a un periodo dedicato alla religione). McIntosh, Goeldner e Brent Ritchie (1995) spiegano le motivazioni e le necessità dell’uomo che possono essere alla base della mobilità umana. Nel lavoro di A. Maslow, 1954 è identificata una gerarchia di necessità conosciuta come “la priamide di Maslow”, in cui sono indicati i vari stadi, la cui progressiva realizzazione permette all’individuo di realizzarsi.  AutorealizzazioneNecessità del proprio io (prestigio, autostima)  Necessità sociali (amore, affetto, amicizia)  Necessità di sicurezza (difesa e protezione)  Necessità di base (alla base della piramide vi sono bisogni basilari e fisiologici: cibo, acqua, aria) Mitchell, 1983, ha sviluppato per gli USA 9 tipologie gerarchiche strutturate secondo tre categorie. Gli individui spinti dalle necessità di base, needs-driven, esprimono necessità di base, quelli spinti dalle esteriorità, outer-directed , badano alla stima e alla condizione sociale; quelli attratti dalle sensazioni intime, inner-directed , ricercano soprattutto esperienze stimolanti. Nella maggior parte dei paesi economicamente sviluppati la maggioranza della popolazione rientra nelle ultime due categorie. Raccomandazioni di Plog, 1974, per incrementare la domanda degli incassi delle linee aeree:

  1. Introduzione di sconti per i periodi di bassa stagione e di bassa frequenza
  2. Introduzione di programmi fly and drive
  3. Diffusione di viaggi organizzati, per facilitare i turisti “timidi” e senza iniziativa
  4. Realizzazione di pacchetti vacanze a prezzi convenienti
  5. Redazione di un programma educativo e promozionale per informare dei benefici dei viaggi di piacere Turista allocentrico, venturer : preferisce cercare nuove località da scoprire e nuove esperienze Turista psicocentrico, dependable : preferisce tornare nei luoghi familiari e stare con persone che conosce Per ogni località turistica vi è una soglia massima di visitatori ammissibili, se si va oltre, la località perde i suoi valori e qualità intrinseche. Plog rileva però che il numero di visitatori continua a crescere anche quando la qualità dell’esperienza declina (i dependable hanno bisogno di più tempo per capire la nuova situazione). Pearce, 1933, ritiene che il modello di Plog sia di difficile interpretazione perché non distingue tra motivazioni esterne e intrinseche e non incorpora elementi dinamici. Pearce ha realizzato un’indagine che articola in due fasi le motivazioni di viaggio: modelli e combinazioni che variano in funzione dell’età e delle precedenti esperienze ( evasione-riposo, novità, rapporti umani, autosviluppo ). Secondo l’UNWTO i turisti che hanno varcato i confini internazionali sono stati 25 milioni nel 1950, 166 milioni nel 1970, con una crescita annua del 8%. L’anno 2001 è stato il primo con un declino (11/09 + crisi economica in Germania, Giappone e Usa). Nel 2007 si sono avuti 900 milioni di turisti a livello internazionale. Ei paesi che generano i flussi di turisti è in corso un’evoluzione dei processi sociodemografici che avrà impatto positivo. La UNTWO aggiunge anche gli ethnic travels come elemento che fa riferimento a quelle tipologie di mobilità da consumo che vengono attivate dai flussi di mobilità per produzione.

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3. Territorio e risorse

La letteratura sul turismo risulta carente di quei riferimenti metodologici tipici delle scienze sociali. Le risorse turistiche sono state ordinate da Jansen-Verbeke, 1988, in tre categorie:

  • elementi primari : (primary elements) occasioni culturali (teatri, cinema, mostre) e scenari per la ricreazione (ambiente, edifici e monumenti storici, parchi e spazi verdi) e le peculiarità socioculturali (animazione, lingua, abitudini e costumi locali).
  • elementi secondari: (secondary elements) infrastrutture turistiche, centri commerciali e mercati.
  • elementi aggiuntivi: (additional elements) accessibilità dei luoghi, possibilità di parcheggio per le automobili e l’organizzazione dell’informazione turistica. Sulla base di questa offerta sono identificate alcune aree funzionali della città turistica: città storica, città della cultura, la città degli intrattenimenti notturni e la città commerciale. Facendo riferimento alle attività di stress generate dal turismo, la OECD, 1981, propone di individuare il tipo di stress, le risposte ambientali primarie e le reazioni sociali secondarie. Il turismo urbano è anche causa di congestione che può risultare causa della distruzione della struttura urbana , di radicali cambiamenti delle destinazioni d’uso, dello stravolgimento delle attività economiche e sociali. → conflitti d’interesse fra turisti e residenti (in competizione per l’uso di servizi e di infrastrutture). La città può rischiare di adattarsi troppo alla funzione turistica in termini di arredamento urbano. Nel turismo il sistema a rete non è basato su imprese locali ma su un processo di collaborazione tra competitori a livello globale come sono i grandi operatori turistici. Il principale oggetto del turismo, ciò che Urry definisce la contemplazione visiva, è possibile unicamente in un determinato numero di luoghi particolari. La località turistica è per definizione un’entità dinamica che si adegua di continuo alle esigenze qualitative e quantitative della domanda. Questa situazione si può verificare anche nel caso del turismo urbano. Le “materie prime” del turismo devono essere differenziate tra prodotti che possono definirsi commerciabili, come le strutture ricettive, i servizi di trasporto e prodotti non commerciabili, come il paesaggio, la natura. I TO (tour operator) possono essere considerati alla stregua delle imprese di produzione, le agenzie di viaggio ( AV ) sono quelle di distribuzione, e i consumatori sono i clienti-turisti. Essenziali per il funzionamento della filiera turistica classica sono i mezzi di trasporto, l’accessibilità ai luoghi e l’informazione ( TRA ) e gli esercizi ricettivi ( HOT ). Nella filiera vi è una netta distinzione tra l’offerta di beni e servizi, la produzione dei pacchetti turistici da parte dei TO e la loro distribuzione assicurata dalle AV. L’attuale fase di sviluppo è regolata da una filiera dominata dall’integrazione delle funzioni e degli strumenti. Questo processo si è avviato in Italia con ritardo ed è poco diffuso (eccezione Alpitour, primo TO in Italia e decimo in UE, e i Viaggi del Ventaglio, chiuso nel 2010). L’introduzione del marchio europeo di qualità ambientale per il turismo permetterà una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei TO anche nei confronti dell’offerta di beni naturali e culturali. Vi è poi la possibilità che le attrazioni naturali e culturali vengano sostituite da “attrazioni artificiali” in grado di riprodurre l’offerta turistica in un ambiente simulato per il quale non sussiste la rilevanza della “localizzazione” (Disneyland). I grandi TO multinazionali per rimanere competitivi attuano politiche di contenimento dei prezzi trasferendone l’onere sugli operatori locali che sono obbligati ad accettare tale imposizione pena il rischio di caduta della domanda → riducono gli investimenti e le spese di gestione, risparmiano sulla gestione e la manutenzione delle strutture abbassando la qualità dell’offerta e dei servizi.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) Il turista postmoderno è un cliente-consumatore che tende all’individualismo e richiede forme di vacanza sempre più adeguate alle proprie necessità familiari, disponibilità di tempo e di risorse. Ciò ha permesso l’affermarsi di nicchie, di “turismi” qualitativi favoriti dall’unicità dell’offerta. Il TO investe in comunicazione e informazione: la qualità della brochure, le immagini, il riferimento alle caratteristiche specifiche del luogo contribuiscono a confermare la qualità del prodotto. (AV e TO devono tener conto dell’ambiente). Un’analisi del materiale informativo prodotto negli ultimi anni per le principali città storiche europee mette in evidenza come l’attenzione si sia spostata dai singoli edifici al complesso della struttura urbana. La presenza dei Global Distribution System (GDS) e l’uso crescente della tecnologia dell’informazione, di Internet, ha contribuito alla trasformazione della gerarchia delle relazioni all’interno della filiera in funzione della distribuzione globale delle informazioni, delle forniture dei servizi, della produzione dei pacchetti, della loro distribuzione e commercializzazione e infine del loro consumo. Attualmente i GDS distribuiscono le stesse informazioni e capacità di riservare servizi turistici alle agenzie situate in tutto il mondo. (I GDS a differenza dei Computerized Reservation Systems (CRS) operano nell’ambito di una sola compagnia) Viviamo in un periodo di transizione fra l’uso di un intermedio umano che ci garantisca un servizio e la completa digitalizzazione → disintermediation. Via telefono una stessa prenotazione costa 10$, via AV e GDS 3.5$ e via internet solo 0.25$ In termini definitori il tempo libero è considerato residuale rispetto a quello dedicato al lavoro, alle necessità biologiche e ad altre attività. Il riferimento tra leisure e tempo libero non è univoco in quanto deriva dal contesto sociale e culturale in cui si applica. In alcune culture il termine “ricreazione” è compreso nel concetto di leisure. Risulta problematica la definizione di turismo che include, secondo la World Tourism Organization (Madrid), tutti i viaggi, per qualsiasi scopo intrapresi, che prevedono la presenza in una località diversa dalla propria residenza abituale per un periodo compreso tra una notte e un anno. Nel futuro della società postindustriale ci sarà sempre meno lavoro disponibile nelle attività produttive tradizionali e sempre più in quelle legate al leisure anche come conseguenza della riduzione delle ore lavorative, dell’aumento delle ferie, della disoccupazione e dell’aumento del numero dei disoccupati. Pearce, 1981, identifica per i residenti un movimento centrifugo verso una corona escursionistica, una corona di soggiorno per il fine settimana e una corona per le vacanze di più lunga durata. A queste si sovrappone un movimento centripeto di quanti si muovono dal resto del paese o da paesi esteri. Per i primi la città costituisce il centro di irradiamento regionale o locale, per i secondi si aggiungono anche quelle funzioni di punto di accesso del paese e quindi di centro di irradiamento nazionale. Fasi di localizzazione degli alberghi in rapporto al centro storico e al business district (CBD) in relazione alla presenza delle principali infrastrutture di accesso. Sono identificate 6 tipologie localizzative:

  • H1: quella più antica si trova nel centro storico in prossimità delle antiche porte che permettevano l’accesso alle aree del mercato
  • H2: con la realizzazione delle linee ferroviarie una seconda tipologia trova localizzazione in prossimità delle stazioni, comprese tra queste e il centro storico
  • H3: i processi di suburbanizzazione e il crescente uso dell’automobile trovano una terza localizzazione per gli alberghi lungo le principali arterie stradali
  • H4: una città che si sviluppa e si articola in molteplici funzioni lascia aree di nicchia per alberghi medio- piccoli di qualità

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4. Megaeventi come strumenti di sviluppo

La globalizzazione ha creato le condizioni per favorire la competitività tra città nel loro tentativo di attrarre flussi turistici. La città si identifica per un tempo determinato con un grande evento. Es: il Giubileo romano (2000) o l’EXPO (2000) ad Hannover. – si identifica un continuum turista-pellegrino con un passaggio della stessa persona dall’una all’altra figura. Nel 2000 anche le olimpiadi a Sydney. Città mondiale o globale, presenta: infrastrutture fisiche, come centri per uffici di primo livello, buone comunicazioni, aeroporti internazionali, stazioni per treni ad alta velocità, e una vasta gamma di infrastrutture sociali e culturali. Secondo Peter Hall, 1993, le forze che hanno maggiore impatto sulla geografia urbana sono:

  1. La globalizzazione e la formazione di aree economiche continentali di libero scambio
  2. Le trasformazioni nei paesi dell’ex blocco sovietico
  3. Il passaggio all’economia dell’informazione
  4. L’impatto delle tecnologie dei trasporti e dell’informazione
  5. La promozione e il rilancio delle aree urbane
  6. L’impatto dei cambiamenti demografici e sociali Dinamica del declino urbano: diventano rapidamente repulsive, cominciano a perdere la componente dinamica della popolazione e delle imprese. Tutte le città sono in difficoltà, ma alcune lo sono di più secondo questa gerarchia (Haider e Rein, 1993): Livello 1 – le città in una fase di declino cronico che hanno poca speranza di uscire dalla crisi Livello 2 – le città che sono depresse in modo acuto e che potranno uscire dalla crisi solo con una politica e una leadership accorta Livello 3 – le città che passano rapidamente da fasi di crescita a fasi di declino poiché molto sensibili ai ciel settore produttivo Livello 4 – le città dove avvengono positive trasformazioni e dove sono stati realizzati intensi investimenti per creare le nuove condizioni per migliorare la propria capacità di attrazione Livello 5 – le poche città favorite che, nonostante tutto, continuano ad attrarre turisti, nuovi residenti e nuovi investitori (Venezia, Firenze, Parigi, Vienna, Santa Fe, Santa Barbara, San Francisco, San Diego) La necessità di uscire dalla crisi e di muovere all’era dell’informazione ha spinto le città a liberarsi dei sistemi produttivi tradizionali a favore di nuove funzioni meno legate alle caratteristiche del territorio → una città come Glasgow, annerita dall’inquinamento atmosferico decide di investire tutto sul patrimonio culturale e viene designata città europea della cultura nel 1990. Vi è un rapporto tra l’importanza intrinseca della città e la dimensione dell’evento e le problematiche di ciascuna città. Il marketing urbano presenta profonde analogie con le politiche di marketing attuate dalle imprese private, basandosi sui seguenti principi: 1. Gratificazione dei produttori / 2. Interazione tra fornitori, clienti e amministratori / 3. L’organizzazione della società in associazioni e singoli cittadini / 4. la sovranità del consumatore Gli strumenti del marketing urbano possono essere di due tipologie: una politica del prodotto città, quindi differenziazione del prodotto, della sua localizzazione, caratteristiche e qualità, benefici e servizi in natura; una politica della comunicazione, per rendere utilizzabile all’interno e all’esterno il prodotto offerto, i messaggi della pubblicità per influenzare i consumatori e per stabilire pubbliche relazioni e forme articolate di partnership.

Turismo Urbano. Tra identità locale e cultura globale (A. Montanari) Mentre il turismo di massa fa rifermento ai modelli di produzione e del consumo di massa e quindi non è necessariamente legato a un’offerta specifica di beni, il turismo nelle città d’arte è strettamente legato alle specificità e all’unicità dei luoghi. Definizione ETC di città d’arte: incrocia i riferimenti relativi al prodotto (patrimonio culturale, artistico e delle industri creative) e quelli relativi al luogo (distinto in villages, towns, cities, metropolis ). Il movimento all’interno delle città d’arte e quello tra queste e il resto del territorio il panorama di riferimento si articola lungo 4 principali tipologie; quelle che fanno riferimento alle grandi innovazioni, agli investimenti nelle risorse turistiche secondarie e terziarie, all’organizzazione sociale che permette la diffusione delle innovazioni, alle emozioni che permettono l’immaginazione del viaggio piuttosto che alla destinazione. Nell’ambito della mobilità il turismo si differenzia soprattutto per la temporalità dei flussi. McKercher e du Cros, 2002, producono una semplificazione del turista culturale sulla base di 5 motivazioni di base: il turista motivato , che ritorna per approfondire, il turista della visita turistica , interessato nella cultura ma in modo superficiale, il turista casuale, in cui l’attrazione cultura gioca un ruolo limitato, il turista accidentale , che incorre nel bene culturale suo malgrado, ed il turista che trova un’attrazione non cercata e imprevista cercandone un’altra. La definizione del grande evento comprende una grande varietà di iniziative che richiedono importanti investimenti, l’adozione di tecniche di marketing sul mercato internazionale, la grande partecipazione dei mass-media di tutto il mondo. Non è sufficiente organizzare una grande manifestazione, ma questa deve avere un impatto positivo sul comparto dei consumi turistici, deve contribuire ad aumentare la domanda nel settore dei trasporti, del commercio, delle attività produttive. Hall introduce l’unicità come elemento discriminante. Un evento può essere definito “ mega ” per la sua ampia diffusione internazionale tramite stampa, radio, TV e internet. Gli eventi devono avere come caratteristiche, dinamicità e irripetibilità, unicità, e devono proporre un’offerta prevalentemente effimera che sia complementare e compatibile con quella preesistente e duratura costituita da insediamenti, patrimoni naturali e beni immobili. Le due tipologie di grandi eventi a localizzazione variabile, che si sono svolti con maggiore continuità storica sono i Giochi olimpici estivi, 1896 e le Esposizioni Universali, 1851. Processo di programmazione di un grande evento: Ideazione : Piano fattibilità → Progettazione : Piano operativo → Piano esecutivo → Realizzazione : Piano di monitoraggio → Analisi Ex Post : Piano di valutazione → Future applicazioni Clark, 2008. Dieci fasi per la gestione di un grande evento:

  1. Selezione tipologia evento, localizzazione, concepimento
  2. Preparazione offerta
  3. Condivisione dell’offerta a livello interno
  4. Verifica offerta a livello internazionale
  5. Risultato della proposta e sua gestione
  6. Realizzazione del progetto
  7. Gestione dell’evento
  8. Smontaggio delle strutture e riuso dei servizi
  9. Piano di sviluppo a lungo termine
  10. Verifica dei risultati e loro valutazione.